Sito gemellato:

lunedì 31 agosto 2009

Successo fin troppo semplice dell’Aston Villa contro un Fulham anonimo

I Villans aprono subito il match con l’autogol di Pantsil e a quel punto i Cottagers non riescono più a rientrare



Abbiamo ammirato weekend di Premier League decisamente più divertenti di quello appena concluso: il ritmo e il bel gioco delle prime tre giornate è svanito in una due giorni di partite mediamente poco spettacolari ed eccessivamente chiuse, con ritmi generalmente non da calcio inglese. Mai quanto adesso la pausa è doverosa, nella speranza che questa sosta per le Nazionali riordini le idee a qualche manager. Tra i match che rimangono su questa linea c’è anche quello del Villa Park, che pure si apre immediatamente con l’autogol di John Pantsil a regalare il vantaggio iniziale all’Aston Villa ma che nonostante tutto non riesce a regalare grandi cose, con i padroni di casa che comandano ma pungono poco, mentre il Fulham non riesce proprio ad abbozzare una reazione e conferma una certa sofferenza a centrocampo vista già domenica scorsa. Di fatto, negli ultimi 7 giorni i Cottagers hanno incassato tre sconfitte in fila in match ufficiali: tra queste c’è anche il ko subito in Europa League che però ha portato comunque la squadra di Hodgson alla fase a gironi, ma è comunque un dato su cui ragionare perché l’impressione è che il Fulham inizi a fare fatica ad affrontare il doppio impegno e il maggior numero di infortuni che ne consegue, segno che la rosa è ancora un po’ corta. L’anno scorso nei primi mesi si era visto un Fulham specializzato nella fase difensiva nei match esterni e quindi poco brillante in attacco, ma difficilmente si vedeva una mancanza di idee così totale: certo, le assenze di elementi fondamentali come Danny Murphy, Simon Davies, Andrew Johnson e Bobby Zamora influiscono, ma questa squadra deve abituarsi anche ad affrontare alcune mancanze perché se dovesse (come spera) andare avanti in Europa League sarà poi costretta a ruotare i vari uomini. La vittoria dell’Aston Villa è fin troppo facile, anche se la grande mole di gioco prodotta dall’undici di Martin O’Neill avrebbe dovuto portare qualche occasione da rete in più: anche i 9 tiri totali rispecchiano una superiorità spesso poco redditizia. Per O’Neill è importante però che arrivino i tre punti per cancellare anche l’eliminazione dalla Europa League e riappacificarsi totalmente con i propri tifosi, che dopo la sconfitta interna contro il Wigan della prima giornata avevano espresso il loro disappunto in maniera abbastanza evidente.

L’Aston Villa rinuncia alla punta pesante con sia Carew che Heskey che rimangono in panchina e di fatto ripropone l’assetto tattico visto contro il Liverpool nello scorso Monday Night, con Agbonlahor unica punta e con Sidwell e Reo-Coker a rinforzare la mediana al fianco di Petrov, mentre in Europa League si era visto un 4-4-2 ma con Delph in mediana a discapito sia di Sidwell che di Reo-Coker. Non ce la fa Davies che potrebbe anche operarsi e al suo posto gioca a sorpresa il 19enne Ciaran Clark al suo esordio in prima squadra, mentre il neoacquisto Warnock va in panchina. Il Fulham risponde in controtendenza, giocando infatti con il 4-4-2 nonostante l’assenza di Bobby Zamora: in avanti trovano spazio sia Nevland che Kamara, mentre Duff è preferito a Gera sulla corsia. Novità a centrocampo con Jonathan Greening che gioca la sua prima con la maglia dei Cottagers e affianca Etuhu.

Il Fulham regala un corner con un brutto retropassaggio di Hughes che inganna Schwarzer e come spesso capita questi errori vengono pagati cari: Ashley Young infatti batte destro, Pantsil si preoccupa unicamente di fermare Agbonlahor e non si accorge del pallone che gli colpisce la testa e così finisce per battere involontariamente Schwarzer per l’autogol dell’1-0. E’ il secondo autogol consecutivo in favore dell’Aston Villa, dopo quello di Lucas Leiva di lunedì sera: in entrambi i casi è un autogol fondamentale perché è la rete che sblocca il match.

Greening ed Etuhu fanno parecchia fatica contro un centrocampo dell’Aston Villa parecchio dinamico, che recupera palla e subito porta avanti l’azione di spinta in velocità, facendo così soffrire i Cottagers nonostante lo schieramento ad una punta: il 4-5-1 permette ai Villans di avere una superiorità evidente a centrocampo, ma allo stesso tempo impedisce alla squadra di O’Neill di essere efficace in fase di finalizzazione, visto che Ashley Young e Milner vanno parecchie volte al cross ma a centro area Agbonlahor non ha certo le caratteristiche fisiche per mettere in difficoltà sul gioco aereo un marcatore come Brede Hangeland. E’ un difetto non da poco, perché la superiorità del Villa a centrocampo è troppo evidente per non creare altre occasioni da rete, come invece accade in questo primo tempo: è questo limite di questa squadra quando applica il 4-5-1 in match in cui non può essere usato il contropiede come arma principale. A centrocampo continua l’ottimo momento di Reo-Coker, ma il migliore è Steve Sidwell, che guadagna un numero impressionante di palloni e li gestisce sempre bene per aprire continuamente il gioco sulle corsie. Chi non riesce invece a fare gioco è il Fulham, che convince davvero poco: i Cottagers non riescono a guadagnare metri e perdono troppo facilmente il possesso del pallone, non riuscendo mai a proporsi in avanti.

Il Fulham inizia la ripresa in maniera più propositiva ma gioca ad un ritmo parecchio basso, con riuscendo a servire le due punte che girano parecchio a vuoto: Nevland soprattutto corre senza riuscire a toccare tanti palloni, ma anche le giocate di Kamara appaiono parecchio sporadiche.

Il Villa sembra un po’ in calo a centrocampo ma al 59’ trova il colpo che chiude il match e conseguentemente anche le ultime speranze del Fulham: ottimo spunto di Agbonlahor ad anticipare Greening su un pallone vagante a centrocampo, la punta avanza palla al piede, punta Hughes che gli lascia lo spazio per il tiro e il nazionale inglese ne approfitta con un sinistro devastante, una fucilata dritto per dritto che si infila all’angolino alla sinistra di Schwarzer senza che l’australiano possa farci molto per il 2-0. Ecco il vero Agbonlahor: da centravanti puro non può essere particolarmente insidioso, quando può svariare invece mostra il meglio di sé.

L’Aston Villa adesso prova ad addormentare la partita, riuscendoci bene anche perché il match non era certo a ritmi folli anche prima. Il Fulham non sembra proprio avere le armi per colpire, faticando in maniera enorme per avvicinarsi all’area di rigore. E’ davvero inesistente il rendimento dei due esterni, con Dempsey che si vede davvero poco e appare stranamente spento, mentre Duff sembra quello di Newcastle, ovvero tanta corsa ma pochissima incisività. Incredibile come l’irlandese si sia perso dopo aver lasciato il Chelsea, diventando una copia davvero sbiaditissima di quel giocatore entusiasmante che vestiva la maglia del Blackburn.

I cambi di Martin O’Neill sono sempre parecchio strani: al 73’ il nordirlandese toglie Reo-Coker per inserire sul 2-0 il centravanti vero come Carew, per far salire la squadra con il gioco di sponda del norvegese. Agbonlahor va a fare l’ala destra e il duttile Milner stringe a fare l’interno. La scelta sorprendente di O’Neill era nella formazione titolare con l’esordio di Clark, che però al centro della difesa se la cava davvero molto bene, con una sicurezza imprevista.

Con altrettanta sicurezza l’Aston Villa manda in porto il match, guadagnando tre punti mai messi realmente in dubbio. Adesso si aprono due giorni davvero importanti, visto che Martin O’Neill dovrà mettere a segno un paio di colpi prima della deadline di fine mercato estivo: servono soprattutto rinforzi in difesa, con obiettivi importanti come Robert Huth o Sylvain Distin che sono sfumati. I tifosi dei Villans sono già in subbuglio per il match di domenica 13, visto che andrà in scena il caldissimo Second City derby (chiamato così perché Birmingham è la seconda città più popolosa d’Inghilterra, dietro naturalmente Londra) in casa del Birmingham City.

Il Fulham può approfittare di questa pausa per riflettere e risistemare qualcosina: ci sta perdere due partite contro Chelsea e Aston Villa, meno giocare così male. I Cottagers giocheranno il prossimo match con l’altra squadra inglese rimasta in corsa in Europea League, ovvero l’Everton.


Aston Villa-Fulham 2-0

Aston Villa (4-5-1): Friedel 6 – Beye 6,5 Clark 7,5 Cuellar 6,5 Shorey 7 – Milner 6,5 Reo-Coker 7 (72’ Carew sv) Petrov 6,5 Sidwell 7,5 Ashley Young 6,5 – Agbonlahor 6,5

In panchina: Guzan, Albrighton, Delph, Heskey, Warnock, Gardner
Manager: Martin O’Neill 6,5

Fulham (4-4-2): Schwarzer 6 – Pantsil 5,5 Hughes 4,5 Hangeland 6 Konchesky 6 – Dempsey 4 Etuhu 5 Greening 5 Duff 4,5 – Kamara 4,5 Nevland 4 (75’ Eddie Johnson sv)

In panchina: Zuberbuhler, Kelly, Baird, Gera, Riise, Smalling
Manager: Roy Hodgson 4,5

Arbitro: Steve Bennett 7

Gol: 3’ autogol Pantsil (F), 59’ Agbonlahor (AV)
Ammoniti: Sidwell (AV), Etuhu, Greening (F)

Migliore in campo: Steve Sidwell (Aston Villa)


Condividi il post su:
Condividi su Facebook Condividi su Twitter Pubblica su Google Buzz

Il Manchester City giochicchia troppo e rischia contro un Portsmouth con poche idee

I Citizens danno l’impressione di essere tre spanne sopra i Pompeys ma non chiudono il match e come sabato scorso rischiano di subire il pareggio nel finale



Sulaiman Al Fahim, nuovo proprietario del Portsmouth, deve aprire parecchio il proprio portafogli se vuole vedere la squadra indirizzarsi verso la salvezza: il “derby arabo” (viste le due proprietà) evidenzia ulteriormente come sia difficile identificare i Pompeys come reale squadra di Premier League, nonostante gli ultimi movimenti di mercato che comunque sono stati più pesanti in uscita (vedi la partenza di Distin) piuttosto che in entrata. Il Manchester City parecchio impreciso sottoporta è incapace di chiudere la partita nonostante una superiorità evidente e tiene fino all’ultimo i Pompeys in partita, che sognano e sfiorare con due grandissime occasioni il pareggio e che comunque escono dal campo con un passivo accettabile, nonostante una prestazione davvero pessima. Servono acquisti in questi due giorni di mercato per poter almeno entrare nella lotta per salvezza, acquisti che possano cambiare gli equilibri all’interno della squadra e magari aggiungere qualità di gioco. Nel frattempo, nelle ultime ore sono tre i nuovi arrivi (oltre a Tommy Smith e Michael Brown già scesi in campo in questo match), ovvero Kevin-Prince Boateng che dopo il fallimento totale con il Tottenham prova a rinforzare la mediana dei Pompeys e acquistato per 4 milioni di pounds, Jamie O’Hara centrocampista duttile arrivato in prestito soprattutto dagli Spurs e soprattutto Aruna Dindane, seconda punta molto dinamica arrivata dal Lens. Difficile però pensare che da soli bastino. Così come è difficile capire se da soli potranno bastare tutti i fiumi di milioni spesi dal Manchester City per vedere una squadra già competitiva ad alti livelli: le prime tre giornate di campionato hanno regalato tre vittorie ed è importantissimo partire con il piede giusto per assumere subito la giusta sicurezza per affrontare una stagione tra mille pressioni, ma tutto sommato la squadra non ha mai pienamente perché non appare solida difensivamente e si affida unicamente alle giocate individuali senza un gioco ben preciso, dando a qualcuno l’impressione che i prossimi test più probanti possano anche non essere superati. Eppure, in una stagione in cui gli equilibri al vertice sembrano quanto mai instabili e piuttosto livellati, proprio questa Premier League può essere l’occasione per le inseguitrici per inserirsi seriamente nelle zone alte di classifica.

Il Portsmouth scende in campo con il 4-5-1 che vede i due neoacquisti nella formazione titolare, con Tommy Smith a fare l’ala destra e con Michael Brown in mediana. Aaron Mokoena abbandona il ruolo di mediano che in Inghilterra gli è stato ritagliato e torna al ruolo più naturale di difensore centrale. Il Manchester City risponde con un solo cambio di formazione, con Craig Bellamy che a sorpresa fa l’ala sinistra con Robinho in panchina. Esordio in Premier League con la maglia del City per Joleon Lescott, che aveva però già giocato giovedì sera in Carling Cup.

Il Portsmouth non ha certo brillantezza, ma inizia mettendoci grande agonismo e perlomeno provando a tenere testa agli avversari a centrocampo, anche se ogni tentativo di azione offensiva sembra casuale e piuttosto forzata: l’impegno è apprezzabile, ma alla fine si fa gioco solo con i lanci lunghi a cercare l’isolatissimo Piquionne e il problema è che giocando così alla lunga si fa fatica a guadagnare campo con continuità e allora dopo un quarto d’ora è il Manchester City a comandare piuttosto agevolmente a centrocampo. Rispetto a giovedì sera, gli esterni del City assumono una posizione larga e il modulo torna ad essere un vero 4-4-2 (a Selhurst Park sembrava un 4-2-2-2 alla brasiliana) ma il movimento senza palla rimane piuttosto insoddisfacente, specialmente da parte di colui che ti aspetteresti come elemento più mobile e più indiavolato, ovvero Carlos Tevez che è troppo immobile nella sua posizione e finisce quasi per chiudere gli spazi ai compagni.

La manovra del City è molto lenta e di gioco organizzato se ne vede pochino e allora per sbloccare il match ci vuole un calcio piazzato al 30’: corner da sinistra, Mokoena è imbarazzante nella marcatura e Adebayor incorna facilmente per la rete dello 0-1, per il suo terzo gol in tre partite di Premier League. Il sudafricano però fa una figura barbina e mostra di non essere un disastro quando gioca fuori ruolo in mediana, ma di esserlo in generale.

La reazione del Portsmouth è poca cosa, nonostante sia immensa la mole di lavoro che svolge Piquionne, che si muove su tutto il campo, macina chilometri e chilometri dannandosi per far salire la squadra e per creare spazi offensivi, un lavoro da applausi ma che finisce per essere inutile perché con una mediana di boscaioli (ovvero di elementi più adatti a far legna) è difficile creare qualcosa di razionale, specialmente se Kranjcar in questo bosco finisce per fare la figura del bello addormentato. Smith prova qualche spunto sulla corsia, ma non può certo essere il fuoriclasse che cambia gli equilibri in Premier League come invece faceva in Championship.

Il Manchester City non brilla e (nonostante davanti abbia Mokoena) non affonda con continuità, anche se al 40’ si vede negato un limpidissimo gol del raddoppio: Bellamy affonda sulla sinistra dell’area, cross basso su cui si avventa Richards a segnare ma il guardalinee in maniera allucinante sbandiera un fuorigioco quando il difensore del City si trova dietro a quattro avversari e per giunta dietro anche al pallone. In posizione avanzata c’è Barry, che però è sfacciatamente in posizione passiva. Non è accettabile un errore del genere da parte del guardalinee.

Nella ripresa si ha l’impressione triste (per il Portsmouth) di vedere una partita senza storia, nonostante il Manchester City non faccia davvero nulla di particolare, anzi nonostante comandi evidentemente a centrocampo non riesce proprio ad esprimere un gioco brillante né a creare problemi continui alla difesa del Portsmouth, tanto che nella ripresa non si ricordano reali occasioni da rete per i Citizens, il che è decisamente grave soprattutto quando schieri in avanti gente pagata tantissimo. E’ un difetto non da poco che impedisce di chiudere la partita. Su tutti, il peggiore appare Tevez, che nella ripresa sparisce totalmente dal campo e tocca pochissimi palloni. Bellamy come ala sinistra non convince, mentre Wright-Phillips anche in una giornata non brillantissima dà l’impressione di poter tirare fuori uno spunto importante, pregio non da poco.

Tra i migliori (se non il migliore) c’è decisamente Richards, che però al 60’ si fa male al ginocchio e deve uscire per un problema che non sembra non di poco conto: entra al suo posto Zabaleta e non è un bene.

Il City non dà la sensazione di chiudere il match nonostante per mezz’ora della ripresa sia in totale controllo e così lascia in vita il Portsmouth, che dopo esser stato del tutto inefficace e mai pericoloso comincia a credere al pareggio e lo sfiora al 78’: azione personale di Utaka dal vertice destro dell’area, si porta palla sul sinistro e calcia benissimo verso l’angolo lontano ed è una fucilata che impaurisce il Manchester City perché esce di pochissimo.

All’88’ Nugent, entrato da 10 secondi, ha un’occasione clamorosa per il pari: gran traversone dal centro di Brown a scavalcare la difesa, Nugent controlla e ha spazio enorme ma calcia tremendamente male e troppo centrale e in qualche modo Given si salva. Occasione clamorosa che avrebbe potuto regalare l’improbabile pareggio.

Sempre grande fatica per il Manchester City, che porta a casa i tre punti ma rischiando in maniera davvero eccessiva. Incredibilmente, i Citizens fino a questo momento non hanno subito alcun gol in Premier League, anche se la difesa non dà mai sensazione di particolare sicurezza: fino a questo momento però la squadra di Mark Hughes con squadre che hanno problemi offensivi lampanti (Portsmouth e Blackburn) e con un’altra che crea molto ma proprio non riesce a segnare (Wolverhampton), squadre che infatti hanno segnato appena un gol in questo inizio di campionato con le quali per i Citizens ha sempre rischiato di pareggiare, nel primo tempo contro i Rovers alla prima giornata, con un calo di schianto negli ultimi venti minuti contro Wolves e Pompeys. Tra due settimane ne capiremo di più, visto che il Manchester City ospiterà una squadra che ha segnato fin qui 11 gol in campionato, ovvero l’Arsenal.

Davvero male il Portsmouth, che rimane a zero punti e non dà alcuna sensazione di crescita. La prossima giornata i Pompeys sono già attesi ad un match da non sbagliare, quello interno contro il Bolton, ovvero l’altra squadra rimasta a zero punti.


Portsmouth-Manchester City 0-1

Portsmouth (4-5-1): Begovic 6 – Vanden Borre 6 Kaboul 5,5 Mokoena 3 Belhadj 5 – Smith 5,5 (68’ Utaka 6) Brown 6 Richards Hughes 5 (87’ Nugent 4) Mullins 5 Kranjcar 3 – Piquionne 6,5 (73’ Kanu 6,5)

In panchina: Ashdown, Basinas, Ward, Hreidarsson
Manager: Paul Hart 3

Manchester City (4-4-2): Given 6 – Richards 7,5 (60’ Zabaleta 6) Tourè 6 Lescott 6 Bridge 5,5 – Wright-Phillips 6 Ireland 6 (76’ De Jong sv) Barry 6 Bellamy 5 – Adebayor 7 Tevez 3

In panchina: Taylor, Onuoha, Robinho, Petrov, Weiss
Manager: Mark Hughes 5

Arbitro: Howard Webb 6

Gol: 30’ Adebayor
Ammoniti: Richard Hughes, Mokoena (P), Zabaleta (MC)

Migliore in campo: Micah Richards (Manchester City)


Condividi il post su:
Condividi su Facebook Condividi su Twitter Pubblica su Google Buzz

L’Everton manca di brillantezza ma strappa al 93’ la vittoria

Nell’altra partita della giornata, il Wigan spreca due grandi occasioni per vincere ma le sciupa e viene rimontato dai Toffees



Everton-Wigan 2-1: Everton e Wigan arrivano a questo match in un momento di discreta difficoltà e questa situazione viene confermata del tutto da un primo tempo davvero brutto e molto confusionario. I Toffees spingono forte con la volontà di sbloccarsi in questo campionato dopo la sconfitta contro il Burnley e soprattutto quella larghissima contro l’Arsenal ma, a parte le belle giocate di Pienaar, la brillantezza non è proprio esaltante. Il Wigan d’altro canto ha perso le ultime due partite di campionato dopo il brillante avvio del Villa Park e sembra essere entrato in un tunnel piuttosto buio, considerando anche il pesante 4-1 subito dal Blackpool in Carling Cup. Rispetto a quanto fatto al Villa Park, i Latics assumono una posizione più bassa in campo e cercano solo le ripartenze, finendo per influire sulla bruttezza del primo tempo. I Toffees perlomeno ci provano e vanno vicini al vantaggio nell’azione meglio congeniata che parte da Rodwell e Osman, vede il cross di Cahill per Saha che però non è preciso e spara addosso a Pollitt. Bruttina la prestazione di Saha. Ad arbitrare è Lee Probert, ovvero il quarto uomo di Manchester United-Arsenal (l’uomo che ha espulso Wenger, tanto che il presidente della Federazione degli arbitri si sta addirittura scusando con il manager francese) che evidentemente impara da Dean come ammonire a destra e a manca, visto che il Wigan chiude con sei gialli sul groppone: i Latics in realtà puntano parecchio sul gioco duro e uno dei tackle finisce addirittura per travolgere Moyes, visto che Thomas per salvare una rimessa laterale finisce per andare addosso al manager dei Toffees, per una scena che però è simpatica e vede entrambi i protagonisti uscirne con il giusto spirito. Nella ripresa il match diventa più interessante. Spinge forte l’Everton, ma sblocca il Wigan: cross da destra di N’Zogbia che scorre sul secondo palo dove Scharner in tuffo batte Howard, per lo 0-1. L’austriaco vuole giocare a centrocampo e non in difesa e in questo caso si capisce il perché. Subito il Wigan sfiora l’immediato raddoppio, con il cross di Melchiot che pesca libero Jordi Gomez, ma il suo tiro sbatte sul palo. Un minuto dopo i Latics vengono puniti con il pareggio: corner di Baines verso il mucchio dove il Wigan perde qualche marcatura e Saha finisce per staccare meglio di tutti e incornare in rete, rifacendosi dei suoi errori precedenti. Adesso il match è davvero intenso, con l’Everton che continua a spingere maggiormente e sfiora il vantaggio con Yobo che viene negato da un salvataggio sulla linea di Thomas. In pieno recupero i Toffees si fanno trovare colpevolmente sbilanciati, il Wigan riparte in cinque contro due ma la situazione favorevolissima non viene sfruttata dal pessimo Scott Sinclair che cerca la soluzione personale e regala il facile intervento ad Howard. Ancora una volta, il Wigan viene immediatamente punito, perché al 93’ Jo affonda dalla destra dell’area e viene nettamente steso da dietro da un intervento sgraziato di Boyce: giusto rigore che l’ex di giornata Baines realizza con la botta centrale, regalando all’Everton una soffertissima vittoria. I Toffees hanno giocato leggermente meglio, ma il Wigan ha avuto due grandi occasioni per portare a casa il match e deve auto flagellarsi per quanto sciupato.
Migliore in campo: Steven Pienaar (Everton)


Risultati 4a giornata Premier League:

Sabato 29 Agosto:

Blackburn-West Ham 0-0
Bolton-Liverpool 2-3: 33’ Kevin Davies (B), 41’ Johnson (L), 47’ Cohen (B), 56’ Fernando Torres (L), 83’ Gerrard (L)
Chelsea-Burnley 3-0: 45’+2 Anelka, 47’ Ballack, 52’ Ashley Cole
Manchester United-Arsenal 2-1: 40’ Arshavin (A), 59’ rigore Rooney (MU), 64’ autogol Diaby (A)
Stoke City-Sunderland 1-0: 43’ Kitson
Tottenham-Birmingham City 2-1: 72’ Crouch (T), 75’ Bowyer (BC), 95’ Lennon (T)
Wolverhampton-Hull City 1-1: 3’ Geovanni (HC), 46’ Stearman (W)

Domenica 30 Agosto:

Aston Villa-Fulham 2-0: 3’ autogol Pantsil (F), Agbonlahor (AV)
Everton-Wigan 2-1: 57’ Scharner (W), 62’ Saha (E), 94’ rigore Baines (E)
Portsmouth-Manchester City 0-1: 30’ Adebayor


Classifica Premier League (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):

1 Chelsea 12 (4; +8)
-----------------------------------------------------------------
2 Tottenham 12 (4; +7)
3 Manchester United 9 (4; +6)
-----------------------------------------------------------------
4 Manchester City 9 (3; +4)
-----------------------------------------------------------------
5 Stoke City 7 (4; -1)
-----------------------------------------------------------------
6 Arsenal 6 (3; +7)
7 Liverpool 6 (4; +2)
8 Aston Villa 6 (3; +2)
9 Sunderland 6 (4; -1)
10 Burnley 6 (4; -3)
11 West Ham 4 (3; +1)
12 Birmingham City 4 (4; -1)
13 Wolverhampton 4 (4; -2)
14 Hull City 4 (4; -4)
15 Fulham 3 (3; -3)
16 Everton 3 (3; -5)
17 Wigan 3 (4; -5)
-----------------------------------------------------------------
18 Blackburn 1 (3; -3)
19 Bolton 0 (3; -3)
20 Portsmouth 0 (4; -6)


Queste sono le formazioni con i migliori e i peggiori della settimana (con quest’ultima che da adesso sarà dedicata ad un elemento che tante soddisfazioni ci ha dato ma che purtroppo non è più eleggibile perché retrocesso in Championship e destinato a partire per il Qatar, lasciando un vuoto indelebile):

TOP 11 (4-2-3-1):

Brian Jensen (Burnley);
Micah Richards (Manchester City), William Gallas (Arsenal), Ciaran Clark (Aston Villa), Richard Stearman (Wolverhampton);
Michael Essien (Chelsea), Tom Huddlestone (Tottenham);
Michael Ballack (Chelsea), David Dunn (Blackburn), Luka Modric (Tottenham);
Peter Crouch (Tottenham)

Manager: Tony Pulis (Stoke City)


FLOP 11 (a.k.a. Afonso Alves 11) (4-4-2):

Manuel Almunia (Arsenal);
Alan Hutton (Tottenham), Aaron Mokoena (Portsmouth), Andre Bikey (Burnley), Stephen Carr (Birmingham City);
Luis Deco (Chelsea), Lucas Leiva (Liverpool), Abou Diaby (Arsenal), Niko Kranjcar (Portsmouth);
Caleb Folan (Hull City), Carlos Tevez (Manchester City)

Manager: Paul Hart (Portsmouth)


La prossima settimana la Premier League non scenderà in campo per dare spazio agli impegni delle Nazionali. L’Inghilterra scenderà in campo sabato prossimo per un’amichevole:

Sabato 5 Settembre:

ore 18.30
Inghilterra-Slovenia


Sarà però soprattutto una pausa dedicata ai match di qualificazione ai Mondiali 2010 e questi sono i prossimi match del Gruppo Sei, nel quale l’Inghilterra scenderà in campo tra 10 giorni:

Sabato 5 Settembre:

ore 16.00
Ucraina-Andorra

ore 20.30
Croazia-Bielorussia

Mercoledì 9 Settembre:

ore 19.00
Bielorussia-Ucraina

ore 20.00
Andorra-Kazakistan

ore 21.00
Inghilterra-Croazia


Questa è invece la prossima giornata di Premier League, che tornerà tra due settimane:

Sabato 12 Settembre:

ore 16.00
Blackburn-Wolverhampton
Liverpool-Burnley
Manchester City-Arsenal
Portsmouth-Bolton
Stoke City-Chelsea
Sunderland-Hull City
Wigan-West Ham

ore 18.30
Tottenham-Manchester United

Domenica 13 Settembre:

ore 13.00
Birmingham City-Aston Villa

ore 17.15
Fulham-Everton


Condividi il post su:
Condividi su Facebook Condividi su Twitter Pubblica su Google Buzz

Il Manchester United riparte ospitando il Wolverhampton

Effettuati i sorteggi del terzo turno di Carling Cup: di grandissimo fascino è Leeds-Liverpool, mentre il Chelsea ospita i cugini del QPR



Nel primo pomeriggio di sabato è stato effettuato il sorteggio del terzo turno di Carling Cup, che ha regalato abbinamenti interessanti. Il Manchester United detentore del trofeo ospita il Wolverhampton, in un match che vede di fronte i vincitori delle prime due divisioni del calcio inglese, ovvero i Campioni d’Inghilterra e i primi classificati in Championship nella scorsa stagione.

Di grande fascino però il match di Elland Road, dove il Leeds nobile decaduto ospita il Liverpool in una trasferta non certo facile per i Reds. Il Chelsea è impegnato nel derby contro il QPR, mentre il Tottenham deve far visita ad un’altra squadra di Championship come il Preston. Il West Bromwich Albion farà visita all’Arsenal, che come sempre schiererà parecchi ragazzini. Il Burnley semifinalista della scorsa edizione fa visita al Barnsley, mentre il Manchester City ospiterà il Fulham.


Questi sono gli abbinamenti del terzo turno di Carling Cup:

Arsenal-West Bromwich
Aston Villa-Cardiff City
Barnsley-Burnley
Bolton-West Ham
Carlisle-Portsmouth
Chelsea-QPR
Hull City-Everton
Leeds-Liverpool
Manchester City-Fulham
Manchester United-Wolverhampton
Nottingham Forest-Blackburn
Peterborough-Newcastle
Preston-Tottenham
Scunthorpe-Port Vale
Stoke City-Blackpool
Sunderland-Birmingham City


Condividi il post su:
Condividi su Facebook Condividi su Twitter Pubblica su Google Buzz

domenica 30 agosto 2009

Grande Arsenal, grande anche nei regali: i tre punti vanno al Manchester United

Ottima prestazione dei Gunners che si dimostrano all’altezza ma perdono in maniera incredibile un match quasi vinto



In casa Arsenal non è ancora finita l’aria di dejà vu con la stagione 2004/05, quella dell’ultimo trofeo vinto: quella stagione iniziò a suon di gol sul difficile campo di Goodison Park, con un 4-0 in un certo senso ripetuto alla prima giornata con l’ancor più roboante 6-1. Quello era l’Arsenal degli Invincibili e vide la propria serie di imbattibilità in Premier League fermarsi contro il Manchester United ad Old Trafford, dove è arrivata anche quest’anno la prima sconfitta stagionale: punto comune di entrambe le partite è un calcio di rigore piuttosto controverso concesso per fallo su Wayne Rooney. Quello di cinque anni fa più che un rigore controverso era un tuffo solare, con l’ex Everton ad evidenziare un contatto davvero inesistente con Sol Campbell e l’arbitro Riley ad abboccarci. Quella recente è invece più una furbizia, visto che Rooney ha approfittato dell’eccessiva fiscalità del pessimo Mike Dean (36 falli fischiati e 9 ammonizioni in una partita di Premier League sono davvero troppi), lasciandosi andare in anticipo sull’uscita in ritardo di Almunia e guadagnando il rigore che cambia il verso alla partita: la situazione non è clamorosa come quella di cinque anni fa e tutto sommato per molti occhi il rigore può apparire fischiabile (e forse ci sta), ma evidente in molte immagini (e anche in qualche foto che si può trovare in qualche blog inglese come questa) che l’attaccante lasci andare il piede un paio di metri prima dell’arrivo di Almunia, tendendo di fatto una trappola all’arbitro in una situazione che nel calcio moderno (e purtroppo anche in quello inglese, ormai da anni non più “al di sopra” in questo tipo di situazione, sia per gli stranieri alla Cristiano Ronaldo che soprattutto per colpa di qualche autoctono, Ashley Young su tutti) si ripete più volte, la stessa situazione per cui i media stanno crocifiggendo Eduardo Da Silva dopo il tuffo di mercoledì sera, tanto da rendere più che probabile la squalifica per due giornate in Champions League per il croato. Qui invece i media inglesi non crocifiggono ma in generale parlano di “harsh decision”, segno che comunque si sono abituati anche loro a queste furbizie e che il calcio inglese non ha più quella lealtà di una volta, quando in campo si ci picchiava sul serio ma la simulazione era considerata disonorevole. Il big match di Old Trafford fa anche capire che il Manchester United al momento non la qualità degli ultimi due-tre anni (anche se le partenze lente e poco brillanti sono un po’ una costante nelle ultime stagioni dell’undici di Ferguson) ma riesce ad ottenere il risultato anche quando sembra entrato in un lungo tunnel buio. Fa anche capire che l’Arsenal quest’anno è squadra vera, decisamente più dell’anno scorso: per i Gunners questo doveva essere un esame di maturità che è stato pienamente superato e non solo perché il risultato li punisce eccessivamente, ma soprattutto perché la prestazione è stata matura e molto fisica. Per lunghi frangenti l’undici di Wenger ha comandato il gioco sul campo dei campioni di Inghilterra e avrebbe meritato di uscire con i tre punti in tasca, segno di una mentalità più forte delle ultime stagioni, segno che molti giovani sono davvero cresciuti e pronti a diventare grandi. Da Old Trafford sarà anche arrivata una sconfitta, ma per Wenger deve arrivare anche la convinzione che questa squadra non deve porre limite alle proprie ambizioni visto che continuando con queste prestazioni l’Arsenal può anche essere ottimo protagonista nell’alta classifica.

Il Manchester United scende in campo un po’ a sorpresa con il 4-4-1-1, con Ferguson che opta per rinforzare il centrocampo inserendo anche Giggs e lasciando Rooney come unica punta. Evans non ce la fa e gioca Brown, mentre sulle ali vengono scelti Valencia e Nani. Anche l’Arsenal opta per una sorpresa nella formazione, visto che come ala destra Ebouè viene preferito a Nicklas Bendtner, per un atteggiamento più coperto. Wenger schiera la squadra in campo con un 4-2-3-1, con Diaby in posizione di trequartista e Denilson in posizione di holding midfielder.

Come prevedibile dalle formazioni, il big match tra Manchester United e Arsenal è molto più chiuso e bloccato rispetto al solito, giocato anche molto sul piano tattico. Le due squadre fanno fatica ad esprimersi al massimo, soprattutto i Red Devils che hanno un buon possesso palla nei primi 15 minuti ma non riescono a pungere in avanti, una situazione che ripete per tutto il primo tempo, nonostante la posizione tra le linee di Ryan Giggs dia fastidio ai Gunners: il gallese è spesso libero ma altrettanto spesso è impreciso e non sfrutta gli spazi che gli si aprono davanti. Strepitoso il primo tempo di William Gallas, che guida la difesa con un’autorità che non si vedeva dai tempi del Chelsea. L’Arsenal tiene bene il campo e riesce a far parecchio soffrire proprio sul piano muscolare due elementi come Carrick e Giggs, situazione non certo usuale nella scorsa stagione quando troppo spesso il centrocampo dei Gunners era apparso docile. In alcuni casi manca la brillantezza nella fase offensiva e d’altronde il primo tempo è parecchio bloccato sul piano del gioco, ma tutto sommato sembra quella di Wenger la squadra più insidiosa.

Al 25’ allora la prima grande occasione è per l’Arsenal: corner da destra con Foster che in uscita non riesce a trattenere il pallone, riprende Arshavin e prova ad approfittarne con il destro ma la palla sfiora il palo. E’ il primo segnale del russo che era partito maluccio, perdendo qualche pallone banale.

La prima insidia da parte dello United arriva solo su palla ferma, peraltro con una punizione dal limite decentrata sulla sinistra per fallo parecchio soft di Gallas su Evra costato addirittura un esageratissimo cartellino giallo: Dean arbitra parecchio male, perché è troppo permissivo con lo United mentre è incredibilmente punitivo con l’Arsenal, tanto che i Gunners subiscono ben 21 falli ma tornano a casa con sei gialli sul groppone contro i soli tre dello United. Alla battuta va Rooney che cerca la battuta morbida e la palla termina larga di poco.

Al 40’ altra decisione del tutto controversa di Dean: Arshavin è solissimo in area, Fletcher prova a chiuderlo ma lo travolge totalmente toccando forse anche con il braccio, per un rigore solare non concesso. L’azione però continua e Arshavin prende palla al limite, si trova in una posizione simile a quella da cui segnò ad Anfield lo scorso anno ma è senza ritmo e senza andare al tiro in maniera forzata, il russo però riesce a dare una gran forza al pallone e una traiettoria velenosa, Foster ci mette del suo intervenendo non bene e la palla termina in rete per lo 0-1. Grande soddisfazione per Arshavin, che lo scorso anno aveva in qualche modo aiutato la vittoria del titolo del Manchester United con la splendida quaterna di Anfield ma che mostra di saper segnare anche ai Red Devils.

Non è stato un buon primo tempo per il Manchester United e la ripresa sembra iniziare in maniera peggiore, perché la squadra di Ferguson sembra molle e del tutto in difficoltà contro un Arsenal che gestisce palla con estrema sicurezza e che sembra tale confidenza da poter realizzare il secondo gol. I Gunners ci vanno vicini parecchie volte, soprattutto al 49’: grande spunto di Arshavin sulla sinistra dell’area con scatto a bruciare O’Shea, cross basso per la spaccata ravvicinata di Van Persie a colpo sicuro ma è clamoroso il riflesso di Foster ad evitare un gol certo.

L’Arsenal sembra in grado di segnare il secondo gol, ma al 59’ a sorpresa si ritrova in parità: verticalizzazione di Giggs, Rooney scatta in area, allontana il pallone mandandolo in tribuna e getta l’esca, Almunia abbocca con un’uscita forse evitabile, Dean abbocca egualmente non accorgendosi che il contatto è cercatissimo dall’attaccante e fischia un rigore controverso. Lo stesso Rooney realizza spiazzando Almunia per l’1-1.

L’Arsenal ammortizza il colpo e sfiora nuovamente il vantaggio al 63’: punizione dal lato corto dell’area sulla destra, Van Persie calcia direttamente verso la porta e scavalca Foster ma incoccia in pieno la traversa.

Un minuto colpo arriva l’altro durissimo colpo per i Gunners: punizione dalla destra di Giggs battuta con un traversone, Diaby è solissimo in area senza attaccanti vicino ma compie una follia totale mandando il pallone alle spalle di Almunia con un colpo di testa insensato per l’autogol del 2-1. Il Manchester United è parecchio impreciso sottoporta ma è in vantaggio per due regali enormi.

Un minuto dopo Diaby prova a rifarsi, sfonda nella difesa ed entra in area ma spreca lo spazio con un brutto sinistro e manda largo.

Il secondo colpo è comprensibilmente troppo duro per i Gunners, che non riescono a reagire con convinzione e attaccano con confusione, perdendo la brillantezza mostrata nella prima ora. Il finale però è concitato: il Manchester United dimostra che in questo pomeriggio segna solo con i regali degli avversari e sciupa due contropiedi a campo aperto con Berbatov e Nani, con l’Arsenal tutto in avanti per l’assalto in stile hockeistico. Poi con l’ultimo pallone del match a recupero già concluso Van Persie va a segno, l’Arsenal crede di aver strappato almeno il pareggio ma il guardalinee annulla giustamente per un precedente fuorigioco di Gallas. Wenger allora sfoga la frustrazione dando un calcetto ad una bottiglietta d’acqua e questo a Mike Dean basta per espellere l’alsaziano, con l’ennesima decisione tragicomica in un arbitraggio davvero poco equilibrato: oltretutto, l’arbitro dà il via ad una sceneggiata esilarante per i tifosi del Manchester United, tragica per quelli dell’Arsenal, quasi come se volesse mettere il dito nella piaga. Protagonista, come non dovrebbe essere un arbitro serio.

E’ però una bella prestazione quella mostrata dall’Arsenal, che ha tenuto testa al Manchester United e ha molto da recriminare: senza elementi chiave come Fabregas e Nasri, la squadra è apparsa unita e pericolosa, con una maturità da grande. Continuando così, i Gunners potrebbero lottare per qualcosa di importante. Questa deve essere la convinzione nei londinesi, che dopo la sosta avranno da affrontare un’altra trasferta fondamentale, quella contro il Manchester City.

Il Manchester United esce dal campo con i tre punti ottenuti fortunosamente ma con la sensazione di esser stato “second best” in campo: Ferguson ha molto da migliorare per portare a casa il quarto titolo consecutivo, ma ha comunque una squadra che può vincere le partite anche quando gioca male. Adesso i Red Devils affronteranno i cugini dell’Arsenal, ovvero quel Tottenham che è partito alla grande e comanda la classifica.


Manchester United-Arsenal 2-1

Manchester United (4-4-1-1): Foster 6 – O’Shea 6 Vidic 7 Brown 5,5 Evra 5,5 – Valencia 4,5 (63’ Park Ji-Sung 5) Fletcher 6 Carrick 4,5 Nani 6 – Giggs 5 (85’ Berbatov sv) – Rooney 5

In panchina: Kuszczak, Neville, Owen, Anderson, Scholes
Manager: Alex Ferguson 5,5

Arsenal (4-2-3-1): Almunia 6 – Sagna 6,5 Gallas 7,5 Vermaelen 7 Clichy 6,5 – Denilson 6 (79’ Eduardo sv) Song 6,5 – Ebouè 5 (71’ Bendtner 6) Diaby 4 Arshavin 6 (81’ Ramsey sv) – Van Persie 6

In panchina: Mannone, Silvestre, Wilshere, Gibbs
Manager: Arsene Wenger 6,5

Arbitro: Mike Dean 2

Gol: 40’ Arshavin (A), 59’ rigore Rooney (MU), 64’ autogol Diaby (A)
Ammoniti: Evra, Brown, Rooney (MU), Song, Gallas, Van Persie, Almunia, Ebouè, Sagna (A)

Migliore in campo: William Gallas (Arsenal)


Condividi il post su:
Condividi su Facebook Condividi su Twitter Pubblica su Google Buzz

Le verticalizzazioni del Chelsea mandano all’aria la catena difensiva del Burnley

I Blues fanno fatica nel primo tempo ma una volta sbloccato il match riescono a dilagare, contro i Clarets che forse hanno speso troppo nel primo tempo



Stavolta il Burnley ammazza grandi deve inchinarsi dopo 45 minuti di strenua difesa perché al momento l’autostima nel Chelsea è massimale: i Blues malediranno probabilmente la sosta per le Nazionali, visto che avevano intrapreso la marcia giusta e in questi casi squadre in forma potrebbero temere una rottura del ritmo intrapreso. L’uscita dei blocchi è la migliore possibile, con la squadra di Ancelotti che dopo 4 giornate è l’unica delle Big Four a non aver subito almeno una sconfitta, un vantaggio non certo decisivo ma comunque dei punti di vantaggio che potrebbero essere importanti, anche se fino a questo momento il Chelsea ha avuto un calendario sulla carta meno complicato delle avversarie dirette, visto che Manchester United e Arsenal hanno dovuto affrontarsi nello scontro diretto (con i Gunners che hanno superato anche la dura trasferta contro l’Everton) mentre il Liverpool ha affrontato squadre parecchio insidiose come Aston Villa e Tottenham. Quella contro il Burnley sembra fin qui la prestazione migliore del Chelsea nei match ufficiali, anche se sul piano della manovra qualcosa va cambiata decisamente: spesso i Blues tendono a palleggiare eccessivamente sullo stretto e quando lo fanno non danno mai l’impressione di poter essere efficaci e spesso perdono palla, mentre al momento appaiono decisamente meno facili da controllare quando impongono verticalizzazioni profonde, tipo di gioco sofferto molto dal Burnley anche per la non eccessiva mobilità dei due difensori centrali Carlisle e soprattutto Bikey. Ad analizzare il match, stupisce come nonostante un 3-0 (che poteva anche essere più largo senza gli ottimi interventi dello “Schmeichel del Lancashire” Brian Jensen) la prova dei due attaccanti non sia stata esaltante, mentre molto meglio è apparso il trio di centrocampo, con Lampard ancora un po’ ad alti e bassi ma presente nelle azioni che contano, con Essien che è sempre di massima affidabilità e con Ballack che sembra sempre più a suo agio in un lavoro di quantità che gli era già stato assegnato da Hiddink e che continua con Ancelotti nel ruolo di interno destro che vede nel tedesco un punto di buon equilibro. Il Burnley è chiaramente apparso più debole del Chelsea ma anche in giornata no, visto che è mancata quella sfacciataggine che i Clarets avevano sempre dimostrato nelle ultime due stagioni tra campionato e coppa: dopo due grandi vittorie come quelle contro Manchester United ed Everton, un calo di tensione ci può anche stare ma dopo la sosta la squadra di Coyle dovrà ritrovare la giusta convinzione.

Il Chelsea scende in campo con l’annunciato (per una volta la rotazione di Ancelotti era “leggibile” alla vigilia anche per i pronostici delle varie formazioni) 4-3-1-2, con Deco trequartista alle spalle di Drogba e Anelka, preferito ancora a Kalou. Neanche in panchina Shevchenko, destinato al ritorno alla Dinamo Kiev. Il Burnley risponde confermando la formazione che ha battuto Manchester United ed Everton, con Fletcher a fare ancora l’ala destra e Paterson unica punta: in panchina Eagles, esterno talentuoso ma che dagli ultimi mesi della scorsa stagione sembra aver perso la maglia da titolare.

Al 6’ il Chelsea dovrebbe aprire le marcature ma manca un’enorme chance: il solito Bikey si produce in un errore in disimpegno che manda Anelka in solitaria a campo aperto per puntare la porta, il francese però è orribile appena entra in area perché si allunga il pallone e si fa chiudere dall’uscita bassa di Jensen senza riuscire nemmeno a tirare, per un grosso spreco.

Al 9’ Lampard si addormenta incredibilmente sulla trequarti ed è il Chelsea a rischiare perché Mears gli soffia palla e punta l’area, cross basso per il libero Paterson che non riesce a sfruttare la grande occasione e manda il pallone fuori di poco sull’uscita disperata di Cech. Davvero un’enorme occasione per passare in vantaggio.

Il Burnley punta ad una partita di grande contenimento ma le ripartenze non funzionano come al solito, anche perché Paterson è meno pungente rispetto al solito (oltre che molto isolato) e non dà fastidio ai difensori avversari. Lo stesso Elliott fatica a superare i centrocampisti avversari con le sue solite serpentine e soffre molto Essien. McCann assume una posizione più bassa rispetto al solito mettendosi spesso sulla stessa linea di Alexander, mentre Blake fa un lavoro dispendiosissimo visto che segue sempre Bosingwa e di fatto funge da terzino aggiunto. E’ un buon inizio di partita con il Burnley che tiene botta.

I Clarets però ogni tanto si concedono qualche licenza di troppo, come al 21’ quando perdono banalmente palla sulla propria trequarti, ne prova ad approfittare Ballack in area di rigore, il tedesco si porta palla sul sinistro mandando fuori causa Bikey ma a quel punto si trova davanti l’uscita del muro Jensen e finisce per calciargli addosso. La seconda metà del primo tempo è decisamente meno divertente, con il Chelsea che gioca a ritmi parecchio bassi e non riesce a trovare qualità, anche perché Deco si vede poco e sbaglia quasi tutto: davvero pessima la prova del portoghese, soprattutto considerando che alle sue spalle i centrocampisti giocano tutti bene, il che rende ancora più evidenti le pecche dell’ex Porto e Barcellona. Il Burnley però abbassa troppo la posizione, non riesce più a distendersi in avanti e fatica.

I Clarets capitolano nel secondo minuto di recupero del primo tempo: verticalizzazione profonda di un superbo Essien per Drogba, che prende alle spalle Jordan e affonda in area dalla destra, dal fondo crossa basso potente superando Jensen, da due passi Carlisle prova ad anticipare Anelka ma il suo intervento crea una carambola con il francese che finisce per mandare il pallone in rete per l’1-0.

Si ci aspetto un cambio di piano per il Burnley per guadagnare qualche metro, ma i Clarets non hanno tempo per reagire perché al 48’ arriva già il secondo gol: Anelka serve la verticalizzazione di Lampard che crossa morbido, McCann non riesce ad intercettare e Ballack in tuffo di testa batte Jensen per il 2-0.

Il Burnley è in una fase di rottura prolungata: al 52’ c’è la combinazione tra Ashley Cole e Lampard con il tocco di prima del centrocampista che permette l’inserimento in area del terzino, che colpisce al volo con il sinistro e manda sotto la traversa per il 3-0.

Il Chelsea potrebbe sfondare ancora al 55’: verticalizzazione di Ballack, Bikey è già lento di suo ma Anelka in questo caso approfitta di un fuorigioco non segnalato, il francese si defila con il controllo e poi sull’uscita di Jensen colpisce la parte alta della traversa. Ormai i Clarets hanno perso totalmente l’intensità nel pressing: l’impressione è che la squadra abbia speso troppo nella strenua difesa del primo tempo.

Al 59’ Coyle decide saggiamente di limitare i danni togliendo l’opaco Paterson per Gudjonsson, che va a fare l’interno con Elliott ala destra e Fletcher centravanti. Ci vogliono però un paio di ottimi interventi di Jensen per tenere il passivo accettabile.

Come sempre, quando ricama il Chelsea fa poco mentre quando verticalizza affonda: accade anche all’88’ con il tocco profondo del subentrato Belletti per lo scatto dell’altro subentrato Kalou, che supera Jensen con la conclusione bassa ma è provvidenziale il salvataggio sulla linea di Mears.

Non arrivano gli altri gol che avrebbero fatto comodo per la differenza reti anche in ottica futura (si sa che avere un’ottima differenza reti è come avere un punto di vantaggio sulle avversarie), ma il Chelsea opera comunque il sorpasso sul Tottenham e si appropria del primo posto proprio per la differenza reti: i Blues sono molto solidi e in questo momento sembrano anche in ottima forma. Bisognerà però aspettare 14 giorni per tornare in campo e ad attendere il Chelsea è una trasferta complessa su un campo caldissimo come il Britannia Stadium, tana dello Stoke City.

Il Burnley esce con una sconfitta pesante ma arriva a fine Agosto con un saldo interessante, visto che le vittorie contro Manchester United ed Everton valgono i sei punti in classifica e una certa convinzione morale per gli uomini di Coyle. Adesso i Clarets sono attesi ad un altro match contro una delle Big Four, visto che sabato 12 saranno ad Anfield per affrontare il Liverpool.


Chelsea-Burnley 3-0

Chelsea (4-3-1-2): Cech sv – Bosingwa 6 (66’ Belletti 6) Ricardo Carvalho 6,5 Terry 7 Ashley Cole 6,5 – Ballack 7,5 (83’ Obi Mikel sv) Essien 8 Lampard 7 – Deco 4 – Drogba 6 (75’ Kalou sv) Anelka 6

In panchina: Hilario, Ivanovic, Malouda, Sturridge
Manager: Carlo Ancelotti 6,5

Burnley (4-1-4-1): Jensen 7 – Mears 6 Carlisle 6 Bikey 4 Jordan 5 – Alexander 6 (74’ McDonald sv) – Fletcher 4 Elliott 5 McCann 5,5 Blake 6 (78’ Guerrero sv) – Paterson 4,5

In panchina: Diego Penny, Kalvenes, Thompson, Eagles
Manager: Owen Coyle 5

Arbitro: Mark Clattenburg 6,5

Gol: 45’+2 Anelka, 47’ Ballack, 52’ Ashley Cole
Ammonito: Mears (B)

Migliore in campo: Michael Essien (Chelsea)


Condividi il post su:
Condividi su Facebook Condividi su Twitter Pubblica su Google Buzz

Alan Wiley salva Benitez dalla crisi: il Liverpool vince in rimonta ma il Bolton recrimina

Nelle altre partite della giornata, Lennon decide ancora e il Tottenham continua a volare altissimo



Bolton-Liverpool 2-3: Soliti affanni e solite preoccupazioni per il Liverpool, che non riesce ad uscire dai propri problemi e continua a fare una grandissima fatica. Nonostante qualche accorgimento tattico, Benitez continua a non dare un minimo gioco razionale alla propria squadra che vince con quel cuore e quell’anima che è totalmente presente nel dna del Liverpool e che nemmeno lo spagnolo può cancellare. Arrivano tre punti importanti per non vedere il Chelsea allontanarsi già dopo quattro giornate (in caso di pareggio i Blues si sarebbero portato addirittura a +8), ma i Reds non convincono e anzi devono ringraziare sentitamente la topica di Alan Wiley, che cambia totalmente il match bloccando il momento migliore del Bolton con l’assurda espulsione di Sean Davis. La partita ha il trend prevedibile con il Liverpool a tenere ampiamente in mano il gioco e il Bolton a coprirsi a pieno organico per poi provare a sfruttare nel migliore dei modi le palle inattive. Benitez propone una leggera variante tattica arretrando Gerrard sulla linea di Lucas Leiva con Mascherano alle loro spalle per un 4-1-4-1 che però non restituisce ai Reds un regista: quando il pallone è tra i piedi nel brasiliano non si vede nulla di nuovo e non si capisce perché questo giocatore sia ancora titolare. I Reds fanno fatica a rendersi pericolosi e quando il Bolton guadagna un calcio d’angolo vanno puntualmente sotto: si crea una mischia e sulla sponda di Elmander c’è Kevin Davies solo soletto che da due passi può deviare in rete. Incredibile come tutti i difensori del Liverpool siano fermi. La reazione del Liverpool manda in affanno il Bolton, Fernando Torres con la sua rapidità mette in difficoltà i centrali avversari e il pareggio arriva dopo un corner: la palla finisce al limite per Johnson, nessuno va a chiudere e l’ex Portsmouth calcia con il sinistro trovando un ottimo angolo che è impossibile anche per Jaaskelainen. In avvio di ripresa però il Liverpool rivede i fantasmi: punizione da centrocampo con Kevin Davies che sovrasta Kyrgiakos, la sponda è ottima per Tamir Cohen che può sparare in rete con facilità e andare a segno contro la squadra nella quale giocò suo padre Avi. Stavolta la reazione non arriva ma ad arrivare è la mano santa del pessimo Wiley: Lucas Leiva incespica sulla trequarti e l’arbitro concede una punizione già dubbia di suo, il brasiliano poi è scorretto nel chiedere l’ammonizione del già ammonito Sean Davis e l’arbitro invece di richiamarlo va a chinare il capo ed eseguire una sentenza assurda, mandando negli spogliatoi l’ex regista del Portsmouth. Difficile vedere espulsioni più fasulle. Megson ci mette del suo perché non toglie subito l’inutile Elmander per rinforzare il centrocampo e lo fa solo dopo che il Liverpool ne ha già approfittato per pareggiare: assist di Kuyt per Fernando Torres che controlla e non lascia scampo a Jaaskelainen con la conclusione a mezz’altezza. In precedenza i Trotters avevano rischiato anche su una cannonata di Gerrard stampatasi sulla traversa. Si ci aspetta un Liverpool arrembante ma i Reds finiscono per fare tanto possesso ma creando poco, nonostante un Bolton in evidente difficoltà. Ci vuole allora la solita giocata splendida del capitano Gerrard per strappare i tre punti per i capelli: corner battuto corto con cross di Johnson, nel mucchio svetta la testa di Fernando Torres che fa arrivare palla a Gerrard che si coordina con busto e scarica la fucilata verso l’incrocio dei pali. Su Gerrard è impossibile dubitare, su altri in panchina sì.
Migliore in campo: Matthew Taylor (Bolton)

Tottenham-Birmingham City 2-1: Nonostante debba sudare molto più del dovuto, il Tottenham riesce ad ottenere la quarta vittoria in quattro partite e continua a volare a punteggio pieno, vincendo ancora una volta con merito anche se per il prosieguo della stagione sarebbe più consigliato evitare i patemi d’animo visti in questo match. La partita è stata decisamente dominata dal Tottenham, che ha comandato a centrocampo e fatto gioco per quasi tutto il match contro un Birmingham City come sempre molto chiuso e speculativo, che riesce a resistere con grande combattività e anche con un pizzico di fortuna. Barry Ferguson è un’aggiunta clamorosa per un centrocampo che troppo spesso si disunisce come quello dei Brummies, con lo scozzese che combatte per tre e lavora un infinito numero di palloni ed è grazie a lui che la supremazia del Tottenham in mediana non diventa schiacciante: discreta la prova di Palacios, eccezionale quella di Huddlestone, che mette in mostra qualità tecniche di prim’ordine e che finalmente sembra aver convinto anche Redknapp, per troppi mesi restio a puntare su di lui con continuità nonostante giocasse meglio di Jenas (adesso l’ex Newcastle è infortunato, ma sarebbe folle e patetico riproporlo da titolare con questo Huddlestone). Spettacolare anche il primo tempo di Modric che con i suoi movimenti fa impazzire Parnaby. E’ un Tottenham che crea molto ma rischia di subire il gol a metà primo tempo: una sponda di O’Connor permette a Larsson di incunearsi tra le maglie della difesa e il destro incrociato esce sfiorando il palo. Larsson però sbaglia malamente a centrocampo, Huddlestone verticalizza subito trovando la difesa aperta, è un due contro uno con Defoe che però ignora Keane e sbaglia tutto calciando male sul fondo, sprecando un’ottima occasione: male l’ex West Ham e Portsmouth, che invece aveva iniziato benissimo il campionato. Gli Spurs hanno grande sicurezza ma devono cambiare subito in avvio di ripresa: all’intervallo esce King per un problema agli adduttori ed entra Hutton, mentre subito dopo l’inizio del secondo tempo si fa male anche Modric al polpaccio ed entra Crouch. Poco male, perché l’arma principale diventano le palle alte per il lungagnone ex Liverpool, palle che la difesa del Birmingham City soffre terribilmente. Sulla sinistra va Keane che crossa morbido, Crouch riesce ad incornare ma la palla sbatte sulla traversa ad Hart immobile. Un minuto dopo su un corner a liberarsi è ancora Crouch che supera ancora Hart con il colpo di testa ma Carsley salva provvidenzialmente sulla linea. Third time lucky però: punizione da destra di Huddlestone verso il secondo palo, l’angolo non è facilissimo ma Crouch incorna bene verso il secondo palo e stavolta niente e nessuno gli impedisce di sbloccare il match. Match sbloccato meritatamente e tutti pensano ad una partita in discesa, ma un raccapricciante pasticcio di Hutton riporta in partita i Brummies: su un pallone di O’Connor, infatti, lo scozzese di addormenta e fa scorrere eccessivamente il pallone, Cudicini non riesce a salvare e il rimpallo regala un pallone comodo per Bowyer che a porta sguarnita firma l’1-1. Il gol cambia incredibilmente il trend del match, perché il Tottenham perde campo e finisce per rischiare, con Roger Johnson e O’Connor che sprecano ottime occasioni per portare addirittura la vittoria al Birmingham City. Incredibilmente però al 95’ Carr scivola sul pallone e parte il contropiede di un Tottenham che sembrava in ginocchio, il pallone di Pavlyuchenko arriva a Lennon che dalla sinistra si porta palla sul destro e calcia potente e basso, Hart non è perfetto e viene superato per il gol della vittoria degli Spurs. Sono tre punti decisamente meritati ma ottenuti in modo sofferto e quando ormai il sogno di rimanere a punteggio pieno sembrava svanire.
Migliore in campo: Tom Huddlestone (Tottenham)

Stoke City-Sunderland 1-0: Continua a funzionare in maniera estremamente positiva l’effetto Britannia Stadium per lo Stoke City, che ancora una volta ottiene una vittoria interna grazie allo stile battagliero e ai tanti palloni alti, uno stile magari non apprezzato dai puristi ma che alla lunga serve per lavorare ai fianchi le difese, finendo poi per trovare il giusto spiraglio. Oltretutto, da qualche mese a questa parte la difesa dei Potters appare piuttosto solida tra le mura amiche e questo fa sì che alla squadra di Pulis basti anche un solo gol per portare a casa i tre punti, come in questo match contro un Sunderland in buona forma. I primi minuti non regalano certo grande spettacolo, ma poi col passare dei minuti il match si accende, con lo Stoke City che crea i primi pericoli con le solite rimesse laterali lunghe di Delap, che mettono a dura prova una difesa del Sunderland che sabato scorso aveva parecchio sofferto le palle ferme contro il Blackburn: la terza linea però sarà rinforzata presto con l’arrivo di John Mensah, ingaggiato in prestito dal Lione, mentre sembra molto vicino anche l’acquisto di Turner dall’Hull City. I Black Cats rispondono con le combinazioni insistite tra Jones e Bent, il quale si crea un’ottima occasione da rete girandosi benissimo e cercando il tiro a giro dal limite, mandando il pallone fuori di poco. Lo Stoke City però colpisce poco prima dell’intervallo: un corner viene respinto ma Higginbotham ributta palla in area, si crea una mischia che il Sunderland non riesce a risolve e che vede Kitson avere la meglio con un tiro sporco sul quale però Gordon non riesce nemmeno a tuffarsi e che vale per l’irlandese il primo gol in campionato per i Potters, pochi giorni dopo aver realizzato il primo gol ufficiale in Carling Cup. In avvio di ripresa un altro corner potrebbe chiudere il match, con la bella conclusione dal limite di Lawrence (uno dei tanti ex Sunderland che indossano la maglia dello Stoke City) che viene ben salvata sulla linea da Bardsley. Il match rimane aperto ma solo sulla carta, perché di fatto gli attacchi del Sunderland sono poco convinti e nemmeno l’ingresso in campo di Campbell e Reid regalano maggiore fantasia. Lo Stoke City invece riesce a coprirsi con calma e di tanto in tanto sfiora il raddoppio che avrebbe anche meritato. E’ un altro buonissimo successo per lo Stoke City, il cui rendimento interno continua ad apparire parecchio affidabile.
Migliore in campo: Liam Lawrence (Stoke City)

Wolverhampton-Hull City 1-1: Un secondo tempo d’assalto non basta a Mick McCarthy per cancellare un’incredibile macchia nella sua carriera da manager: l’irlandese, infatti, tra Sunderland e Wolverhampton non ha ancora vinto un match interno in Premier League in 19 tentativi, una statistica davvero crudele che i Wolves dovranno sbloccare in fretta se vogliono rimanere in Premier League. Di certo, non è giocando come nel primo tempo contro l’Hull City che si vincono le partite: i Wolves infatti giocano parecchio male i primi 45 minuti e vengono subito colpiti da un azione insistita che vede poi Hunt trovare il fondo e crossare morbido a scavalcare Hennessey, nessuno riesce a tenere Geovanni che da due passi incorna facilmente in rete e porta in vantaggio i Tigers. Il pessimo primo tempo dei padroni di casa dovrebbe consentire agli ospiti di aumentare il proprio vantaggio e mettere al sicuro la vittoria, ma Folan è un peso parecchio inutile in avanti e l’Hull City finisce per non creare più alcuna occasione da rete, nonostante un certo controllo nelle operazioni. Giustamente, i Tigers vengono puniti dopo appena 44 secondi nella ripresa, tempo necessario per il Wolverhampton per creare già molto di più rispetto a quanto fatto nei primi 45 minuti: l’Hull City fa fallo cinque secondi dopo aver battuto il calcio d’avvio (incredibile), Mancienne batte lungo, sponda aerea di Craddock che trova Stearman libero in area per colpire bene d’esterno e non lasciare scampo a Myhill per l’1-1. E’ il preludio di un secondo tempo decisamente di altro livello per il Wolverhampton, che gioca bene e crea tantissimo ma finisce per sprecare anche molto: Doyle e Keogh si muovono moltissimo, ma mostrano scarsa intesa e anche poca precisione. L’attacco sembra mancare di concretezza e in questo pesa l’assenza dell’infortunato Ebanks-Blake, che però dopo la sosta dovrebbe rientrare. La fascia sinistra del Wolverhampton è messa a ferro e fuoco dalla velocissima ala sinistra Jarvis ma alle sue spalle è buona anche la spinta di Elokobi: il tandem fa impazzire Ghilas e soprattutto Zayatte, sempre fuori posizione. I Wolves però sprecano di tutto: ottima verticalizzazione di Elokobi che trova spaccata la difesa avversaria, Keogh può puntare la porta ma conclude malissimo, mandando parecchio largo un tiro assolutamente da segnare. Sono due punti persi per i Wolves, che sono anche sfortunati quando una mischia dopo una punizione sta per essere risolta da Doyle, ma il tiro trova un provvidenziale salvataggio di Turner a salvare un Hull City davvero pessimo. Non si capisce dove voglia arrivare Phil Brown giocando così.
Migliore in campo: Matthew Jarvis (Wolverhampton)

Blackburn-West Ham 0-0: 90 minuti di nulla assoluto si abbattono tristemente ad Ewood Park, per quella che si candida per essere una delle partite più brutte della stagione tra quelle non giocate al St Andrew’s di Birmingham (troppo difficile superare il non gioco del Birmingham City di McLeish). La partita ha un unico trend per tutti i 90 minuti, con il West Ham a fare una fatica immane a centrocampo e a rinculare sempre in difesa, con Cole lasciato isolatissimo in avanti e con la presenza di Jimenez che serve giusto per la statistica. Il Blackburn attacca come può ma è evidente che a questa squadra manchi la qualità, visto che si trova sempre a lanciare lungo e a cercare delle mischie, che però non riescono neppure ad essere efficaci visto che creano confusione in area di rigore ma non reali occasioni da rete. La frustrazione dei tifosi è naturali, visto che la squadra di sarà pure schiodata da quella quota zero punti ma non lascia intravedere nulla di buono sul piano del gioco, con Roberts che deve sbattersi da solo con la difesa avversaria: in molti rimpiangono il non vedere ancora Samba schierato in avanti ed è tutto dire. Gli unici sprazzi di qualità del match arrivano da David Dunn, davvero l’unico capace di creare qualcosa in questo grigiore totale. Dopo qualche tentativo di Cole, infatti, il primo spunto interessante arriva dal 29enne che lotta in area e viene sbilanciato da un calcetto sgraziato di Parker che probabilmente era da punire con il calcio di rigore. La grande occasione da rete del match arriva proprio da un gran pallone di esterno di Dunn che libera il subentrato Hoilett in contropiede, il giovane canadese vede Green molto avanzato e prova a superarlo con un pallonetto che però non scende abbastanza e si spegne sopra la traversa. Finisce 0-0 e solo un pazzo può dire che non sia il risultato giusto.
Migliore in campo: David Dunn (Blackburn)


Risultati 4a giornata Premier League:

Sabato 29 Agosto:

Blackburn-West Ham 0-0
Bolton-Liverpool 2-3: 33’ Kevin Davies (B), 41’ Johnson (L), 47’ Cohen (B), 56’ Fernando Torres (L), 83’ Gerrard (L)
Chelsea-Burnley 3-0: 45’+2 Anelka, 47’ Ballack, 52’ Ashley Cole
Manchester United-Arsenal 2-1: 40’ Arshavin (A), 59’ rigore Rooney (MU), 64’ autogol Diaby (A)
Stoke City-Sunderland 1-0: 43’ Kitson
Tottenham-Birmingham City 2-1: 72’ Crouch (T), 75’ Bowyer (BC), 95’ Lennon (T)
Wolverhampton-Hull City 1-1: 3’ Geovanni (HC), 46’ Stearman (W)

Domenica 30 Agosto:

ore 14.30
Portsmouth-Manchester City

ore 16.00
Everton-Wigan

ore 17.00
Aston Villa-Fulham


Classifica Premier League (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):

1 Chelsea 12 (4; +8)
-----------------------------------------------------------------
2 Tottenham 12 (4; +7)
3 Manchester United 9 (4; +6)
-----------------------------------------------------------------
4 Stoke City 7 (4; -1)
-----------------------------------------------------------------
5 Arsenal 6 (3; +7)
-----------------------------------------------------------------
6 Manchester City 6 (2; +3)
7 Liverpool 6 (4; +2)
8 Sunderland 6 (4; -1)
9 Burnley 6 (4; -3)
10 West Ham 4 (3; +1)
11 Birmingham City 4 (4; -1)
12 Wolverhampton 4 (4; -2)
13 Hull City 4 (4; -4)
14 Aston Villa 3 (2; =)
15 Fulham 3 (2; -1)
16 Wigan 3 (3; -4)
17 Blackburn 1 (3; -3)
-----------------------------------------------------------------
18 Bolton 0 (3; -3)
19 Portsmouth 0 (3; -5)
20 Everton 0 (2; -6)


Condividi il post su:
Condividi su Facebook Condividi su Twitter Pubblica su Google Buzz

venerdì 28 agosto 2009

Gironi impegnativi ma fattibili per Everton e Fulham

Effettuati i sorteggi della fase a gironi di Europa League: i Toffees se la vedranno contro il Benfica, mentre per i Cottagers impegno interessante contro la Roma



La nuova formula della Europa League che divide 48 squadre in 12 gironi (qualcuno dica a Platini che le lettere sono 26 in totale, altrimenti diventa un casino dare un nome ai raggruppamenti) è quanto di più caotico possa esserci e finisce per creare una fase a gironi che sulla carta è tutt’altro che esaltante: prima o poi capiranno che la seconda coppa europea (e magari in futuro anche la prima) deve essere solo ad eliminazione diretta? Per le due squadre inglesi arrivate a questo scoglio arrivano due gironi con impegni interessanti.

L’Everton è finito nel Gruppo I e sulla carta si giocherà la qualificazione soprattutto con l’AEK Atene, contro cui esordirà nel girone a Goodison Park: la squadra di Dusan Bajevic è finita al terzo posto della scorsa Super League greca e può contare in rosa sul talento di diversi elementi sudamericani, oltre al giovane ungherese Krisztian Nemeth appena arrivato in prestito dal Liverpool. Il match più affascinante è quello con i portoghesi del Benfica, che dopo una stagione parecchio opaca ha tagliato il contratto allo spagnolo Quique Sanchez Flores e adesso si affida a Jorge Jesus: è una sicuramente una squadra dal grandissimo blasone ma parecchio appannata negli ultimi anni, visto che non riesce più ad ottenere risultati buoni con continuità. L’Everton dovrà stare attento al talento degli argentino Angel Di Maria e Pablo Aimar (un tempo vicino proprio ai Toffees), all’esperienza del capitano Nuno Gomes e (se capita in una delle ormai rare giornate di vena) a Javier Saviola, promessa mai del tutto mantenuta. Chiude il girone il Bate Borisov, squadra bielorussa che lo scorso anno fece davvero una signora figura in Champions League grazie ai tanti giovani interessanti presenti nella rosa a disposizione di un tecnico altrettanto giovane come Viktor Goncharenko, classe ’77: l’ex difensore proprio del Bate Borisov lo scorso 17 Settembre nella trasferta contro il Real Madrid divenne il tecnico più giovane a sedersi su una panchina in un match di Champions League. Con questo spirito, il Bate Borisov ha vinto la Belarusian Premier League negli ultimi tre anni e sta dominando abbastanza facilmente anche il campionato di quest’anno.

Girone E invece per il Fulham che farà una gita anche in Italia per affrontare la Roma, squadra reduce da una stagione non all’altezza e che per questo non è riuscita a qualificarsi per la Champions League. Spalletti sembra però voler affrontare questa competizione con grande serietà (non è sempre scontato con le squadre italiane), anche se i tifosi non stanno seguendo particolarmente questa avventura, visto che lo stadio Olimpico è stato semivuoto nei primi due match interni in questa competizione. Non sono molte le novità rispetto alla Roma che lo scorso anno venne eliminata dall’Arsenal ai rigori agli ottavi di finale di Champions League: sono sempre in rosa due ex del calcio inglese come John Arne Riise e Julio Baptista, mentre è stato ceduto l’ex Chelsea Christian Panucci. Il Fulham dovrebbe giocarsi la qualificazione con le altre due squadre (ponendo la Roma come favorita per il primo posto). Il Basilea di Thorsten Fink (ex mediano del Bayern Monaco) non ha iniziato bene la stagione in campo interno ma è riuscito ad eliminare con estrema facilità il Baku nel primo turno. Spicca decisamente nella rosa il nome di Alexander Frei, buonissimo attaccante ex Rennes e Borussia Dortmund tornato in estate in Svizzera. Da non sottovalutare i bulgari del CSKA Sofia, che contro pronostico hanno eliminato nel primo turno i russi della Dinamo Mosca. Il recente passato del CSKA Sofia è stato piuttosto problematico, ma nonostante tutto Lyuboslav Penev ha approntato una squadra parecchio giovane che può dire la sua anche in Europa.


Questo è quindi il quadro dei gironi sorteggiati dal sorteggio per la prima fase di Europa League:

Girone A:
Ajax (Olanda)
Anderlecht (Belgio)
Dinamo Zagabria (Croazia)
FC Timisoara (Romania)

Girone B:
Valencia (Spagna)
Lille (Francia)
Slavia Praga (Repubblica Ceca)
Genoa (Italia)

Girone C:
Amburgo (Germania)
Celtic (Scozia)
Hapoel Tel Aviv (Israele)
Rapid Vienna (Austria)

Girone D:
Sporting Lisbona (Portogallo)
Heerenveen (Olanda)
Herta Berlino (Germania)
Ventspils (Lettonia)

Girone E:
Roma (Italia)
Basilea (Svizzera)
Fulham (Inghilterra)
CSKA Sofia (Bulgaria)

Girone F:
Panathinaikos (Grecia)
Galatasaray (Turchia)
Dinamo Bucarest (Romania)
Sturm Graz (Austria)

Girone G:
Villarreal (Spagna)
Lazio (Italia)
Levski Sofia (Bulgaria)
Red Bull Salisburgo (Austria)

Girone H:
Steaua Bucarest (Romania)
Fenerbahce (Turchia)
Twente (Olanda)
Sheriff Tiraspol (Moldova)

Girone I:
Benfica (Portogallo)
Everton (Inghilterra)
AEK Atene (Grecia)
Bate Borisov (Bielorussia)

Girone J:
Shakhtar Donetsk (Ucraina)
Club Bruges (Belgio)
Partizan Belgrado (Serbia)
Tolosa (Francia)

Girone K:
PSV Eindhoven (Olanda)
FC Copenaghen (Danimarca)
Sparta Praga (Repubblica Ceca)
CFR Cluj (Romania)

Girone L:
Werder Brema (Germania)
Austria Vienna (Austria)
Athletic Bilbao (Spagna)
Nacional (Portogallo)


Questo è quindi il calendario della fase a gironi di Europa League per le due squadre inglesi (tra parentesi: “H” indica un match casalingo, “A” un match esterno).

Fulham (Girone E):
Giovedì 17 Settembre: CSKA Sofia (A)
Giovedì 1 Ottobre: Basilea (H)
Giovedì 22 Ottobre: Roma (H)
Giovedì 5 Novembre: Roma (A)
Giovedì 3 Dicembre: CSKA Sofia (H)
Mercoledì 16 Dicembre: Basilea (A)


Everton (Girone I)
Giovedì 17 Settembre: AEK Atene (H)
Giovedì 1 Ottobre: Bate Borisov (A)
Giovedì 22 Ottobre: Benfica (A)
Giovedì 5 Novembre: Benfica (H)
Mercoledì 2 Dicembre: AEK Atene (A)
Giovedì 17 Dicembre: Bate Borisov (H)


Condividi il post su:
Condividi su Facebook Condividi su Twitter Pubblica su Google Buzz

Match della verità per l’Arsenal contro il Manchester United

Preview della giornata di Premier League: il Burnley cerca una nuova impresa contro il Chelsea, il Liverpool prova ad uscire dalle polemiche contro il Bolton



Nella 4a giornata di Premier League arriva anche il primo grande big match come quello tra Manchester United e Arsenal:


Manchester United-Arsenal: Quello di Old Trafford è decisamente il match della verità per l’Arsenal, partito a razzo in questa stagione a suon di vittorie e soprattutto con convincenti prestazioni sul piano fisico (le prime due contro Everton e al Celtic Park) e su quello di gioco (le ultime due contro il derelitto Portsmouth e contro il Celtic in casa), dando la sensazione di una squadra decisamente più competitiva rispetto all’anno scorso e più esplosiva anche sul piano realizzativo: il nuovo 4-3-3 impostato di Wenger non ha portato tanti gol da parte degli attaccanti, ma complessivamente ha regalato ben 15 gol di squadra nelle prime quattro partite ufficiali, con ben 10 centri nelle prime due giornate di campionato. L’impressione è che i Gunners siano saldamente da avvalorare tra le Big Four anche in questa stagione nonostante i pessimismi e le critiche estive, ma nel big match contro il Manchester United si capirà quali sono realmente le ambizioni questa squadra, se ovvero dovrà accontentarsi del solito piazzamento da zona Champions League o se magari quest’anno il gruppo ha trovato una nuova solidità e maturità per puntare a lottare anche per qualcosa di più importante in campo interno. Per capire quindi dove può arrivare questo Arsenal non può che essere probante uno scontro al vertice di questo tipo, contro un Manchester United che dal canto suo punta ad una dimostrazione di forza per allontanare qualche ombra derivata da un mercato estivo non soddisfacente e poi dalla sconfitta esterna contro il Burnley alla seconda giornata: i Red Devils si sono riscattati con il 5-0 in casa del Wigan ma il big match contro i Gunners sembra essere l’occasione migliore per lanciare un segnale anche alle avversarie dirette, per annunciare che quest’anno la squadra di Ferguson è seriamente intenzionata a mettere le mani sul quarto titolo consecutivo. Come sempre per un Manchester United-Arsenal gli spunti di interesse sono tantissimi nonostante non sia più quella sfida accesissima e a continuo rischio di risse in campo, come quando giocavano elementi di temperamento massimo come i “rivali” Roy Keane e Patrick Vieira: adesso è una sfida più “giocata” sul piano tecnico ma non meno calda e sentita. Lo scorso anno per l’Arsenal ci furono poche soddisfazioni contro i Red Devils: si giocarono infatti quattro match ufficiali, con i due di Champions League vinti abbastanza nettamente dal Manchester United, mentre i due di campionato finirono con una vittoria dei Gunners e un pareggio, ma lo 0-0 di Old Trafford servì per regalare alla squadra di Ferguson la conquista matematica del titolo. Il Manchester United dovrà fare a meno di due elementi chiave come Edwin Van der Sar e Ferdinand: il difensore centrale difficilmente rientrerà per la prossima giornata di Premier League, nonostante la sosta per le Nazionali. Ci sarà invece Nemanja Vidic, che ha visto scongiurato il pericolo di squalifica dopo il colpo deliberato inflitto a Rodallega nel corso del match contro il Wigan: al suo fianco dovrebbe giocare Evans, che però continua ad avere tantissimi problemi fisici e quindi non è da escludere la presenza di Wes Brown. In attacco appare pressoché certa la conferma della coppia Berbatov-Rooney, mentre a centrocampo potrebbero esserci parecchie novità, visto che Ferguson pare intenzionato a continuare la propria rotazione: Carrick, Giggs e Anderson potrebbero guadagnarsi la maglia da titolare, anche se difficilmente lo scozzese rinuncerà a Fletcher per un match di questo tipo. Sono minori i dubbi di formazione per l’Arsenal e tutti concentrati sul capitano Cesc Fabregas, che era dato in dubbio alla vigilia ma che sembra ormai destinato a saltare questa importantissima trasferta. Sarà un’assenza pesante per i Gunners, anche perché si apre un certo buco al fianco di Denilson e Song, considerando anche che lo stesso Wenger ha dichiarato i propri dubbi sulla tenuta di Abou Diaby nel giocare tre partite in una settimana. Non dovrebbe essere neanche in panchina un’altra opzione come Ramsey, che è stato azzoppato da Scott Brown nel corso del match contro il Celtic. Certa la formazione della linea difensiva, quasi quella dell’attacco, con Wenger che dovrebbe confermare il trio titolare con Bendtner largo a destra a completare il tridente con Van Persie e Arshavin, entrambi tenuti a riposo nel match di mercoledì sera.
Manchester United (4-4-2): Foster; O’Shea, Vidic, Evans, Evra; Nani, Fletcher, Carrick, Giggs; Berbatov, Rooney
Arsenal (4-3-3): Almunia; Sagna, Gallas, Vermaelen, Clichy; Denilson, Song, Diaby; Bendtner, Van Persie, Arshavin

Chelsea-Burnley: Il Burnley delle meraviglie torna nel terreno di gioco dove lo scorso anno probabilmente la squadra di Coyle ha iniziato a prendere grande fiducia e ha iniziato a capire che nessun risultato era impossibile con quell’attitudine e con quel gioco: nel quarto turno della Carling Cup, infatti, i Clarets riuscirono a tenere testa alla grande con un Chelsea pieno di titolari, strappando il pareggio con l’esperto Ade Akinbiyi (adesso in America agli Houston Dynamo) e riuscendo ad imporsi ai calci di rigore. Il cammino in Carling Cup si fermò poi in semifinale, ma probabilmente quel successo fece nascere una fiducia che ha spinto la squadra fino alla grande promozione in Premier League e che continua ancora a pervadere il gruppo, che ha iniziano altrettanto bene la stagione visto che, dopo aver perso in casa dello Stoke City, nei due match interni consecutivi sono arrivate due vittorie prestigiose contro Manchester United ed Everton, ovvero prima e quinta della scorsa stagione, tanto per confermare il grande impatto avuto dai Clarets in massima serie. Bissare il risultato dell’anno scorso non sarà facile, anche perché nel frattempo il Chelsea ha cambiato parecchio, non tanto negli uomini (che grossomodo sono gli stessi) ma quanto nel manico, passando da Scolari ad Ancelotti dopo l’interregno di Hiddink. I Blues sono partiti bene sul piano dei risultati, ottenendo anche vittorie non banali come quella di domenica scorsa al Craven Cottage, ma non ha ancora impresso quel reale cambiamento di gioco che era stato promesso. Il passo recente del Chelsea in campionato è però quasi da record perché, comprendendo anche il finale della scorsa stagione, i Blues puntano alla nona vittoria consecutiva: il record della storia del club è di 10 vittorie consecutive in campionato ed è anche recente, visto che risale alla stagione 2005/06. In settimana il Chelsea ha applaudito le buone notizie del ritorno in allenamento di tre elementi come Paulo Ferreira e soprattutto Yuri Zhirkov e Joe Cole, tutti e tre ancora non pronti per la sfida contro il Burnley ma che potrebbero anche ritrovare il campo dopo la sosta per le Nazionali: sarà curioso capire come Ancelotti proverà ad integrare Zhirkov e Joe Cole nel suo modulo. I Blues non hanno problemi di formazione e le novità riguarderanno la continua rotazione che Ancelotti sta provando ad attuare, sia di uomini che di modulo. Probabilmente Essien ritroverà la maglia da titolare, così come Deco spera di ritrovare spazio dal primo minuto, magari come trequartista con Lampard interno sinistro. In attacco sembra difficile rinunciare a Didier Drogba, che nella tormentata stagione scorsa toccò probabilmente il fondo (o meglio, “uno dei fondi” visto che è epocale la sfuriata rivolta al vergognoso arbitro Ovrebo dopo Chelsea-Barcellona) proprio nel citato match di Carling Cup contro il Burnley: l’ivoriano sbloccò il match ma poi nell’esultanza si rese protagonista di un gesto poco nobile (per non dire di peggio), “rilanciando” tra i tifosi del Burnley una monetina che qualche buontempone aveva buttato in campo, gesto che costò anche una squalifica pesante. Il Burnley dovrebbe confermare l’undici titolare che tanto bene ha fatto nelle prime partite: l’unica nuova assenza è quella di Eckersley, squalificato per una giornata dopo l’espulsione subita martedì sera in Carling Cup ma che non aveva ancora trovato posto da titolare in campionato. Michael Duff recupera dall’infortunio ma dovrebbe andare al massimo in panchina, mentre Caldwell rimane out per un problema all’inguine. Sarà confermato il 4-1-4-1, con Paterson unica punta e Fletcher e Blake sulle corsie.
Chelsea (4-3-1-2): Cech; Bosingwa, Ricardo Carvalho, Terry, Ashley Cole; Ballack, Essien, Lampard; Deco; Drogba, Anelka
Burnley (4-1-4-1): Jensen; Mears, Carlisle, Bikey, Jordan; Alexander; Fletcher, Elliott, McCann, Blake; Paterson

Bolton-Liverpool: “They miss Xabi Alonso” sta diventando una sorta di tormentone di fine estate ed è diventato abbastanza di moda dopo il brutto avvio di stagione del Liverpool, già incappato in due sconfitte nelle prime tre giornate di Premier League, lo stesso numero di ko subiti in tutto lo scorso campionato. “They miss Xabi Alonso” è la frase che un po’ tutti gli appassionati di calcio inglese in tutte le lingue del mondo hanno espresso o pensato alla luce di queste prime prestazioni stagionali, non soltanto per l’assenza di un elemento così importante, ma soprattutto per la mancanza di un regista di qualità in mezzo al campo. Rafa Benitez si trova già con le spalle al muro a fine Agosto, non certo la situazione migliore all’inizio della stagione che per tutti i tifosi dei Reds è “quella giusta”, quella giusta per riportare ad Anfield quel titolo che manca dal 1990: lo spagnolo è davvero sotto torchio, per le scelte di mercato, di uomini e di formazione, gran parte delle quali appaiono sbagliate. Probabilmente però il Liverpool affronta la stagione giusta per provare ad allontanare momentaneamente le critiche, operazione che era riuscita anche nel turno infrasettimanale contro lo Stoke City: questo perché i Reds affrontano una squadra partita in maniera ancora peggiore come il Bolton, che non solo ha fallito il cambio di stile promesso da Megson, ma ha anche subito due sconfitte nelle prime due partite, giocando parecchio male. Proprio come Benitez, anche Megson ha bisogno di una prestazione importante per allontanare le critiche, ma i risultati recenti contro il Liverpool non fanno ben sperare, visto che i Reds hanno vinto le ultime cinque partite di campionato contro i Trotters. Oltretutto, il Bolton non ha vinto nelle ultime nove uscite di Premier League, considerando anche il finale della scorsa stagione. L’insofferenza dei tifosi potrebbe anche essere un’arma in meno per i Trotters, che proveranno a dare maggiore qualità inserendo Mark Davies in mediana: l’ex Wolverhampton è stato il match winner in settimana in Carling Cup, ma è in dubbio per un problema agli adduttori. Megson dovrebbe confermare il 4-5-1 con Elmander come centravanti e Kevin Davies a partire in posizione più esterna. In difesa c’è l’ormai solito ballottaggio per il ruolo di terzino destro: finora ha sempre giocato Ricketts, ma Steinsson (il migliore dei Trotters nella scorsa stagione) sembra ormai recuperato e punta alla maglia da titolare. Si attendono novità importanti nella formazione del Liverpool, soprattutto a centrocampo: sembra infatti che Benitez si sia reso conto che con il criticatissimo Lucas Leiva in regia non può andare avanti e allora dovrebbe rivedere il suo schema di gioco. L’unico elemento con attitudine di regista (ruolo che ricopre in modo diverso ma non con meno qualità di Xabi Alonso) presente nella rosa è sicuramente Steven Gerrard, che allora dovrebbe essere arretrato al fianco di Javier Mascherano, con l’innesto di Riera sulla fascia sinistra. Dovrebbe essere confermato però il 4-2-3-1, con Kuyt e Benayoun che si alterneranno tra il ruolo di ala destra e quello di trequartista. Probabile anche una novità per la difesa, dove i problemi alla mandibola di Skrtel non sembrano totalmente risolti, tanto che Kyrgiakos potrebbe esordire in Premier League al fianco di Carragher.
Bolton (4-5-1): Jaaskelainen; Ricketts, Cahill, Knight, Samuel; Kevin Davies, Muamba, Davis, Mark Davies, Taylor; Elmander
Liverpool (4-2-3-1): Reina; Johnson, Carragher, Kyrgiakos, Insua; Gerrard, Mascherano; Kuyt, Benayoun, Riera; Fernando Torres

Aston Villa-Fulham: Al Villa Park si affrontano due squadre reduci da una settimana del tutto contrastante nella quale hanno dovuto affrontare una grande del calcio inglese e poi l’impegno in Europa League: paradossalmente, sul piano psicologico sembra stare meglio il Fulham che ha perso le due partite rispetto all’Aston Villa che invece le due partite di questa settimana le ha vinte, per il semplice motivo che i Cottagers comunque hanno ottenuto l’ottima qualificazione alla fase a gironi di Europa League, mentre i Villans sono stati eliminati davvero precocemente. Quella del Villa Park è storicamente una trasferta dura per il Fulham, che non vince su questo terreno di gioco in campionato dal Marzo del 1973, con un 3-2 valido per la vecchia Second Division: in mezzo c’è anche un 2-0 nel quarto turno di FA Cup nel 1999. I Cottagers sono reduci da una deludente prestazione in casa contro il Chelsea, nella quale hanno mostrato poca brillantezza fisica e pericolosità nulla: in settimana è arrivata la qualificazione ai gironi di Europa League grazie ad una prestazione buona in contenimento contro l’Amkar Perm, ma questa trasferta contro l’Aston Villa è particolarmente importante per capirne di più sulla tenuta fisica della squadra quando deve affrontare il doppio impegno. Qualcuno infatti pensa che Hodgson debba ampliare la propria rosa se vuole affrontare nel migliore dei modi sia Premier League che Europa League. Dopo essersi presentato in Russia con una formazione abbastanza rimaneggiata, Hodgson dovrebbe ritrovare quasi tutti i titolari, tranne Andy Johnson che ne avrà ancora per molto per il suo problema alla spalla. Bisognerà capire se Hodgson confermerà Dempsey nel ruolo di seconda punta come domenica scorsa o se affiancherà una punta vera come Nevland a Zamora, per un 4-4-2 più puro. In mediana è importante il probabile rientro di Danny Murphy, uscito anzitempo dal match contro il Chelsea per un problema al polpaccio ma che appare recuperabile. Si va anche per una conferma di Duff sulla fascia sinistra, con l’irlandese che ha guadagnato immediatamente la maglia da titolare nella nuova squadra. Non ci sarà invece il nuovo acquisto Dikgacoi, visto che il transfer internazionale non arriverà in tempo per domenica pomeriggio. Settimana davvero particolare per l’Aston Villa, che sembrava essersi sbloccato nella grande vittoria ottenuta lunedì sera in casa del Liverpool, una vittoria che può rilanciare le ambizioni dell’undici di Martin O’Neill ma solo per il campionato, visto che giovedì sera è arrivata l’inattesa eliminazione dall’Europa League, causata da un Rapid Vienna parecchio convincente e bravo a mettere in mostra le lacune difensive dei Villans più di quanto avesse fatto il Liverpool nello scorso Monday Night. I Villans cercheranno il riscatto in campionato in un match non certo semplice, anche perché potrebbe essere affrontato senza Curtis Davies: l’ex WBA ha ancora problemi alla spalla ed è nuovamente in dubbio. Qualora stavolta non dovesse davvero farcela, giocherebbe il giovane Lowry, che potrebbe fare il difensore centrale al fianco di Cuellar o il terzino destro con l’accentramento di Beye. C’è invece una novità piacevole nel ruolo di terzino sinistro, visto che Stephen Warnock dovrebbe esordire immediatamente, prendendo il posto di Nicky Shorey. Reo-Coker e Sidwell si giocano un posto in mediana per affiancare Petrov, così come in attacco c’è ballottaggio tra Carew ed Heskey, mentre sembra certa la presenza di Agbonlahor.
Aston Villa (4-4-2): Friedel; Lowry, Beye, Cuellar, Warnock; Milner, Reo-Coker, Petrov, Ashley Young; Carew, Agbonlahor
Fulham (4-4-2): Schwarzer; Pantsil, Hughes, Hangeland, Konchesky; Dempsey, Murphy, Etuhu, Duff; Zamora, Nevland

Everton-Wigan: Quella di Goodison Park è una partita parecchio delicata tra due squadre reduci da diverse delusioni. Il Wigan aveva iniziato benissimo la stagione andando a vincere in casa dell’Aston Villa con una splendida prestazione e tutto lasciava presagire ad un ottimo impatto di Roberto Martinez con la Premier League, ma la squadra non ha saputo dar seguito a quel risultato e sembra essersi bloccata: alle sconfitte interne contro Wolverhampton e Manchester United ha fatto seguito l’incredibile crollo in Carling Cup in casa del Blackpool, un risultato che ha lasciato sussultare tutto l’ambiente. Serve allora una risposta per i Latics, che però non hanno ottimo ricordi recenti di Goodison Park, considerando che su questo campo la scorsa stagione persero per 4-0. D’altro canto, l’Everton è reduce dalla qualificazione alla fase a gironi di Europa League dopo aver rischiato di complicarsi la vita in Repubblica Ceca contro il Sigma Olomouc (espulsione di Hibbert dopo appena 7 minuti), ma in campionato ha subito due cocenti delusioni, come la sconfitta di domenica scorsa sul campo del Burnley e come soprattutto il ko interno contro l’Arsenal, uno scioccante 1-6 che ha finito per troncare ogni rapporto con il ”traditore” Joleon Lescott. Va da sé che né Moyes né Martinez possono sbagliare, in un match che vuol dire già moltissimo e che rischia di mandare all’interno di una sorta di crisi prematura la squadra sconfitta. I più grossi problemi in questo inizio stagione per l’Everton riguardavano decisamente la difesa, con l’assenza per infortunio di Phil Jagielka e la scarsa professionalità di Lescott che ha costretto Moyes a riciclare Phil Neville al centro della difesa, non una mossa entusiasmante. Il manager dei Toffees però ha acquistato in giornata Sylvain Distin dal Portsmouth e il francese dovrebbe immediatamente guadagnare un posto da titolare al fianco di Yobo, per formare una difesa più logica e probabilmente più solida: quello di Distin è un buon acquisto anche per aumentare il tasso di esperienza in questa retroguardia, anche se i tifosi attendono un altro colpo per la terza linea. Phil Neville tornerà allora in mediana ad affiancare Cahill, prendendo il posto del giovane Rodwell. Steven Pienaar è uscito acciaccato dal match di giovedì ma dovrebbe recuperare facilmente in tempo, mentre l’altro recente acquisto Diniyar Bilyaletdinov non è ancora arrivato in Inghilterra e allora lo vedremo all’opera dopo la sosta per le Nazionali. Dubbio importante in attacco, con Jo e Saha che si contendono il posto da titolare, mentre in panchina ci sarà anche Aiyegbeni Yakubu, entrato dalla panchina contro il Sigma Olomouc e rivisto per la prima volta dopo il grave infortunio al tendine d’Achille dello scorso 30 Novembre. Il ko subito dal Wigan contro il Blackpool in Carling Cup ha fatto infuriare totalmente Martinez, che aveva dato spazio a parecchi elementi che erano rimasti in panchina in questo inizio di stagione, ma la pessima prestazione finirà per impedire a tutti questi giocatori di guadagnare immediatamente una maglia da titolare per il campionato: gli unici confermati rispetto a mercoledì sera saranno Mohamed Diamè e Paul Scharner, non a caso gli unici elementi presenti anche nella formazione titolare di sabato scorso contro il Manchester United. Fuori allora il nuovo acquisto Amaya e anche Jason Scotland, atteso ad un impatto migliore in Premier League. Si tornerà allora al 4-2-3-1 con Rodallega unica punta, Jordi Gomez trequartista, N’Zogbia ala destra e Koumas sulla sinistra. In mediana spazio ancora per Thomas, che ha conquistato Martinez tanto che lo spagnolo sta ha ceduto Michael Brown al Portsmouth.
Everton (4-4-1-1): Howard; Jacobsen, Yobo, Distin, Baines; Osman, Neville, Cahill, Pienaar; Fellaini; Saha
Wigan (4-2-3-1): Kirkland; Melchiot, Scharner, Bramble, Figueroa; Diamè, Thomas; N’Zogbia, Jordi Gomez, Koumas; Rodallega

Stoke City-Sunderland: Le due vittorie ottenute nelle prime tre giornate di campionato rappresentano la migliore partenza del Sunderland in Premier League ma adesso la squadra di Bruce che ha così bene impressionato in questo inizio di stagione (a parte probabilmente il secondo tempo contro il Chelsea, quando s’è fatta schiacciare un po’ eccessivamente) deve affrontare una delle trasferte più difficili, come quella del Britannia Stadium. Lo Stoke City infatti vuole costruire anche quest’anno sul proprio campo gran parte delle proprie ambizioni di salvezza e può farlo grazie al grande calore del proprio pubblico, che finisce anche per rendere più efficiente il gioco puramente fisico voluto da Pulis: nell’anno solare 2009, infatti, soltanto il West Ham è riuscito ad uscire dal Britannia Stadium con i tre punti in tasca. I Potters sono stati protagonisti di una partenza altalenante, con la vittoria interna contro il Burnley, la sconfitta pesante ad Anfield contro il Liverpool e il pareggio a reti inviolate in casa del Birmingham City, che tra l’altro è l’unico pareggio visto nelle 26 partite della Premier League giocate fin qui. Nello Stoke City è atteso l’esordio del tedesco Robert Huth, difensore centrale appena acquistato dal Middlesbrough per aumentare le opzioni difensive, anche se qualcuno vede in questo arrivo i presupposti di una partenza di Ryan Shawcross, giocatore richiesto da parecchie squadre in Premier League e che farebbe gola anche a squadre in lotta per una qualificazione europea ma anche allo stesso Sunderland (che ha rinforzato molto centrocampo e attacco ma ancora non lo ha fatto con la difesa). Huth potrebbe giocare proprio al fianco di Shawcross, ma più probabilmente farà coppia con Abdoulaye Faye. Gran colpo quello di Tuncay Sanli, attaccante turco arrivato anche lui dal Middlesbrough per aumentare le opzioni di qualità in attacco ma che probabilmente non farà a tempo ad essere della partita: in questo modo, Pulis si troverà costretto a testare le condizioni di James Beattie, che si era fatto male ai legamenti del ginocchio sabato scorso ma che ha compiuto un miracoloso recupero. Bisognerà capire se Pulis vorrà rischiare l’ex Southampton e Sheffield United. A centrocampo c’è ballottaggio tra Whelan e l’ex di giornata Whitehead, mentre Tonge dovrebbe andare in panchina dopo aver messo alle spalle un attacco influenzale. Il Sunderland può presentarsi al Britannia Stadium senza particolari problemi di infortuni, tanto che Steve Bruce potrà benissimo confermare l’undici titolare che ha battuto il Blackburn, con Bent a tornare a fare coppia d’attacco con Jones. In mediana dovrebbe tornare la coppia di grande quantità formata da Cana e Cattermole con Richardson sulla fascia sinistra, nonostante lunedì sera in Carling Cup contro il Norwich sia stata davvero bella la prestazione di Andy Reid. L’unico dubbio riguarda il ruolo del portiere, visto che Gordon ha giocato bene contro i Canaries e punta a superare nuovamente Fulop nelle gerarchie di Bruce. Sembra probabile anche una novità in difesa: Collins sembra vicino al passaggio proprio allo Stoke City e al suo posto dovrebbe giocare Nosworthy.
Stoke City (4-4-2): Sorensen; Wilkinson, Huth, Abdoulaye Faye, Higginbotham; Lawrence, Whitehead, Delap, Etherington; Beattie, Fuller
Sunderland (4-4-2): Fulop; Bardsley, Ferdinand, Nosworthy, McCartney; Malbranque, Cattermole, Cana, Richardson; Jones, Bent

Tottenham-Birmingham City: Duello tra “stili” quello del White Hart Lane, visto che il Tottenham che ha realizzato ben 9 gol nelle prime tre giornate (secondo miglior attacco, dietro solo ai cugini dell’Arsenal che ha segnato 10 volte in due partite) se la vedrà contro la squadra meno divertente di questo inizio di stagione: le partite del Birmingham City hanno infatti prodotto appena due gol, visto lo 0-1 subito ad Old Trafford contro il Manchester United, l’1-0 fortunoso (con rigore inesistente al 90’) inflitto al Portsmouth e lo 0-0 interno contro lo Stoke City, il che lascia parecchio intendere le difficoltà di gioco dei Brummies, difficoltà che peraltro si ripetono ad un anno e mezzo a questa parte. Se da una parte il Birmingham City ha segnato solo su rigore in questo inizio di stagione, è impressionante invece il dato delle realizzazioni del Tottenham, che nei primi quattro match ufficiali (comprendendo anche il 5-1 inflitto al Doncaster in Carling Cup) ha mandato a segno addirittura 11 giocatori, una qualità non da poco. In maniera non molto usuale per le squadre di Redknapp, però, gli Spurs hanno subito sempre un gol nelle prime uscite stagionali, ma sono gol da analizzare perché due sono arrivati su rigore (contro Liverpool e Doncaster), uno in maniera del tutto fortunosa (quello dell’Hull City) e l’altro per una splendida giocata individuale (quella di Carlton Cole del West Ham), quindi non sono reti che evidenziano sbavature nella fase difensiva. Il Tottenham allora fa bene ad essere del tutto fiducioso in vista di questo match casalingo che potrebbe permettere agli Spurs di rimanere a punteggio pieno dopo le prime quattro giornate di campionato. Redknapp dovrebbe confermare in toto l’undici titolare che ha schierato nel derby contro il West Ham, dando ancora fiducia alla coppia d’attacco Defoe-Keane, nonostante Crouch abbia giocato molto bene in Carling Cup e prema per un posto da titolare. Preme anche David Bentley, anche lui messosi in buona mostra contro il Doncaster ma chiuso sulle corsie da Lennon e Modric. In mediana Jenas potrebbe tornare a disposizione, ma l’ottimo inizio di stagione di Huddlestone dovrebbe impedire all’ex Newcastle di guadagnare subito una maglia da titolare. Il Birmingham City recupera Vignal e può così dare una prima sistemata in difesa, anche se da centrale dovrà continuare a giostrare Queudrue visto che Dann e Ridgewell continuano ad essere infortunati, mentre Espinoza non sembra piacere per nulla a McLeish, quasi a confermare le voci uscite un mesetto fa che volevano lo scozzese arrabbiatissimo per questo acquisto effettuato dalla società senza il suo assenso. Si preannuncia nuovamente una linea a 5 a centrocampo con Carsley, Bowyer e Larsson a giocarsi due maglie da titolare e con McFadden ancora ala sinistra. In avanti con Jerome infortunato e O’Connor opaco nelle prestazioni, potrebbe arrivare l’ora della prima da titolare per Benitez, il quale però ha un fisico abbastanza minuto e potrebbe non adattarsi al ruolo di unica punta.
Tottenham (4-4-2): Cudicini; Corluka, King, Bassong, Assou-Ekotto; Lennon, Huddlestone, Palacios, Modric; Defoe, Keane
Birmingham City (4-5-1): Hart; Carr, Roger Johnson, Queudrue, Vignal; Larsson, Ferguson, Carsley, Bowyer, McFadden; Benitez

Blackburn-West Ham: Il West Ham arriva ad Ewood Park anche per mettere alle spalle un periodo davvero duro a livello societario e soprattutto personale per i componenti della squadra, dato che negli ultimi giorni è successo di tutto, dall’accoltellamento assurdo a Calum Davenport da parte di alcuni “amici” della sorella (una storia ancora tutta da chiarire ma che sembra avere retroscena assurdi) alle voci di un possibile ritiro di Dean Ashton per i continui problemi alla caviglia, dal dramma familiare di Jack Collison (il padre ha perso la vita in un incidente motociclistico quando si stava recando ad Upton Park per vedere il figlio all’opera contro il Tottenham domenica scorsa) al tribolatissimo derby contro il Millwall in Carling Cup che ha portato parecchi incidenti. Gli Hammers dovranno vedersela contro una squadra vogliosa di riscatto come il Blackburn, che ha subito due sconfitte nelle prime due uscite stagionali e cerca quindi i primi punti in questa Premier League: in realtà, le prestazioni dei Rovers non sono stata male fino a questo momento, considerando che la squadra di Allardyce ha messo sotto sia Manchester City che Sunderland, ma ha il tremendo difetto di mancare di qualità sia negli ultimi metri che in manovra e sembra solo capace di andare a segno in mischia, un difetto piuttosto importante in una lega competitiva come la Premier League. Oltretutto, il Blackburn arriva a questa partita con parecchi problemi difensivi dovuti ai continui infortuni che colpiscono il capitano Ryan Nelsen e alla cessione di Stephen Warnock all’Aston Villa, un addio che toglie molto alla terza linea dei Rovers. E’ arrivato nella giornata di giovedì Pascal Chimbonda dal Tottenham ad aumentare le opzioni in difesa e il francese sembra pronto a debuttare subito contro il West Ham: bisognerà capire in che ruolo, visto che l’impressione è che Allardyce voglia utilizzarlo come una sorta di jolly difensivo e quindi potrebbe farlo partire come terzino sinistro, non proprio il ruolo ideale per l’ex Wigan. Continuano ad essere infortunati Reid ed Emerton, così come Michel Salgado non ha ancora la condizione adatta per scendere in campo. In mediana Dunn dovrebbe andare in panchina nonostante il gol realizzato al Gillingham in Carling Cup, con Andrews e N’Zonzi confermati dal primo minuto. Dubbi in attacco, dove mancherà Di Santo per un problema agli adduttori ma dove sembra pienamente recuperato Benni McCarthy, che potrebbe essere preferito ad un Kalinic che ha iniziato in maniera piuttosto imbarazzante la sua esperienza inglese. Chi proverà ad iniziare la sua esperienza inglese in maniera decisamente migliore è un altro elemento offensivo acquistato in giornata dal West Ham, ovvero la seconda punta/trequartista Alessandro Diamanti, 26enne acquistato dal Livorno con il quale giocò parecchio bene la scorsa stagione nella seconda serie italiana: potrebbe essere un discreto colpo, ma a molti non va già che il direttore tecnico Nani acquisti solo dall’Italia, per giunta spesso neanche dalla massima serie italiana (ancora misteriosi i circa 10 milioni di pounds buttati per Savio Nsereko). Diamanti dovrà probabilmente aspettare per debuttare in Premier League e il West Ham dovrebbe confermare ad Ewood Park l’undici sceso in campo contro il Tottenham domenica scorsa, con Spector che dovrebbe continuare a fare il terzino sinistro visto che Ilunga è ancora in dubbio. E’ rientrato James Tomkins dal problema al piede ma dovrà contendersi la maglia da titolare con Collins.
Blackburn (4-4-2): Robinson; Jacobsen, Samba, Givet, Chimbonda; Diouf, Andrews, N’Zonzi, Pedersen; Roberts, McCarthy
West Ham (4-3-3): Green; Faubert, Collins, Upson, Spector; Noble, Parker, Collison; Jimenez, Cole, Stanislas

Wolverhampton-Hull City: Dopo essersi finalmente sbloccato e aver ritrovato la vittoria interna che mancava addirittura dalla fine del 2008, l’Hull City vuole creare un trend positivo e cominciare a portare a casa risultati positivi, allontanando quell’aria di crisi che era nata dopo l’1-5 interno subito dal Tottenham, ricordando soprattutto i pessimi risultati con cui i Tigers avevano chiuso la stagione scorsa: il giocattolo dell’Hull City dà l’impressione di essersi rotto, ma Phil Brown spera che gli innesti di Jozy Altidore e di Kamel Ghilas possano riuscire in qualche modo a ricomporlo e a permettere alla squadra di affrontare nel migliore dei modi la stagione. I Tigers fanno visita al Wolverhampton, che vuole regalare ai propri tifosi una prestazione importante, dopo due match interni non soddisfacenti, lo 0-2 subito dal West Ham nella prima giornata di campionato e lo 0-0 opaco contro lo Swindon in Carling Cup, per una qualificazione che l’undici di McCarthy ha strappato soltanto ai calci di rigore. I Wolves vogliono quindi portare a casa i tre punti contro una formazione che potrebbe anche essere una rivale in una eventuale lotta per la salvezza. I padroni di casa affronteranno questo match con qualche recupero importante, soprattutto quelli di Halford e Ward, usciti dal campo acciaccati dal match contro il Manchester City ma pienamente recuperati. McCarthy dovrebbe riproporre il 4-4-2, con Milijas a tornare in una più congeniale posizione di interno di centrocampo dopo esser stato avanzato nelle ultime partite come trequartista alle spalle dell’unica punta. In avanti appare improbabile il recupero del bomber Sylvan Ebanks-Blake, che dovrebbe tornare in campo dopo la sosta. McCarthy però ha ormai pienamente recuperato l’irlandese Kevin Doyle, che dopo aver giocato titolare contro lo Swindon dovrebbe essere confermato anche per questo weekend, affiancando Andy Keogh. L’Hull City ha tenuto a riposo parecchi titolari nel match infrasettimanale di Carling Cup contro il Southend, ma allo stesso tempo ha regalato a Jozy Altidore la prima maglia da titolare in un match inglese: l’americano ha confermato le buone cose viste dal momento del suo ingresso in campo contro il Bolton (il suo impatto fu decisivo per la vittoria dei Tigers), giocando ancora bene contro il Southend e andando anche a segno. Altidore allora dovrebbe essere confermato per guidare l’attacco, con Brown che appare intenzionato a schierare un 4-4-2, con Ghilas seconda punta e Mendy e Hunt a fare gli esterni. In mediana rientrerà Olofinjana mentre Boateng dovrebbe andare ancora in panchina. In difesa invece rimane irrisolto il problema del terzino destro (anche se sembra vicinissimo l’acquisto di McShane dal Sunderland, con l’irlandese che giocò titolare in questo ruolo per tutto l’inizio della scorsa stagione), posizione nella quale Mouyokolo non ha certo entusiasmato e dove dovrebbe esser confermato Zayatte.
Wolverhampton (4-4-2): Hennessey; Stearman, Craddock, Mancienne, Ward; Halford, Henry, Milijas, Jarvis; Doyle, Keogh
Hull City (4-4-2): Myhill; Zayatte, Turner, Gardner, Dawson; Mendy, Olofinjana, Kilbane, Hunt; Altidore, Ghilas

Portsmouth-Manchester City: Domenica Fratton Park sarà un po’ il simbolo dei tempi che cambiano anche nel calcio, visto che andrà in scena quello che si può ribattezzare come un “derby arabo”, considerando che sarà la prima del Portsmouth dopo che il takeover che ha portato al comando della società Sulaiman Al Fahim è stato finalmente completato, almeno stando a quando riferiscono fonti vicino al milionario arabo e a quanto riporta il sito ufficiale della società (che però già una volta aveva annunciato questo takeover, quando ancora invece non era stato completato). Questa prima sarà proprio con i “cugini di proprietà” del Manchester City, in una sorta di cerchio dei petrodollari che si chiude in modo piuttosto bizzarro: Sulaiman Al Fahim aveva infatti partecipato anche al takeover che portò Khaldoon Al Mubarak al comando del Manchester City. Tanto per rendere tutto ancora più bizzarro, lo scorso anno la prima apparizione ufficiale della nuova proprietà (escludendo quindi il match contro il Chelsea, che fu giocato a takeover completato ma senza i proprietari in tribuna) dei Citizens fu proprio contro il Portsmouth, in un match che finì con uno scoppiettante 6-0 per la seconda squadra di Manchester. Giri parecchio strani che giustamente fanno storcere il naso a puristi e non ma al momento la Premier League è anche questo. Sulla carta è questo l’unico elemento di interesse del match, visto che il Portsmouth sembra davvero in enorme difficoltà tecnica e continua a perdere pezzi, vedi la cessione di Distin all’Everton: in attesa di capire chi sostituirà il francese (si parla di Mike Williamson dal Watford), al centro della difesa dovrebbe giocare Wilson, con Vanden Borre terzino destro. Hart dovrebbe schierare il 4-5-1 che potrebbe vedere a centrocampo due acquisti freschi freschi: sulla fascia destra dovrebbe esordire Tommy Smith, jolly offensivo acquistato dal Watford ma abbastanza da verificare in Premier League, mentre Hart spera di fare in tempo per schierare in mediana anche Michael Brown, appena ingaggiato dal Wigan. L’impressione è che ancora molto succederà in questi ultimissimi giorni di mercato, ma che difficilmente i Pompeys riusciranno ad allestire un organico all’altezza: nelle ultime ore è arrivato un accordo (sulla base di 4 milioni di pounds!) con il Tottenham per Kevin-Prince Boateng, mediano che ha totalmente fallito con la maglia degli Spurs, mentre sembra probabile anche l’acquisto di una buona seconda punta come Aruna Dindane dal Lens. Il Manchester City dovrebbe scendere in campo con l’undici da “200 milioni di pounds spesi negli ultimi 12 mesi”, ovvero lo stesso visto in campo giovedì sera contro il Crystal Palace: a parte Richards e Ireland elementi usciti dal vivaio, tutti gli altri elementi sono stati acquistati proprio negli ultimi mesi per quel totale folle. E dire che nel 1994/95 qualcuno criticava il Blackburn di vincere il titolo solo con i soldi, quando le cifre spese allora da Jack Walker fanno parecchio sorridere se paragonate a queste, basti pensare alle feroci critiche per i 3,3 milioni di pounds spesi per Alan Shearer dal Southampton e i 5 milioni di pounds spesi per Chris Sutton dal Norwich, cifre con cui la proprietà araba del Manchester City acquista al massimo un massaggiatore.
Portsmouth (4-5-1): James; Vanden Borre, Wilson, Kaboul, Belhadj; Smith, Brown, Mokoena, Mullins, Kranjcar; Piquionne
Manchester City (4-2-2-2): Given; Richards, Tourè, Lescott, Bridge; Ireland, Barry; Wright-Phillips, Robinho; Adebayor, Tevez


4a giornata Premier League:

Sabato 29 Agosto:

ore 13.45
Chelsea-Burnley

ore 16.00
Blackburn-West Ham
Bolton-Liverpool
Stoke City-Sunderland
Tottenham-Birmingham City
Wolverhampton-Hull City

ore 18.15
Manchester United-Arsenal

Domenica 30 Agosto:

ore 14.30
Portsmouth-Manchester City

ore 16.00
Everton-Wigan

ore 17.00
Aston Villa-Fulham


Classifica Premier League (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):

1 Tottenham 9 (3; +6)
----------------------------------------------------------
2 Chelsea 9 (3; +5)
3 Arsenal 6 (2; +8)
----------------------------------------------------------
4 Manchester United 6 (3; +5)
----------------------------------------------------------
5 Manchester City 6 (2; +3)
----------------------------------------------------------
6 Sunderland 6 (3; =)
7 Burnley 6 (3; =)
8 Birmingham City 4 (3; =)
9 Stoke City 4 (3; -2)
10 Liverpool 3 (3; +1)
11 West Ham 3 (2; +1)
12 Aston Villa 3 (2; =)
13 Fulham 3 (2; -1)
14 Wolverhampton 3 (3; -2)
15 Hull City 3 (3; -4)
16 Wigan 3 (3; -4)
17 Bolton 0 (2; -2)
----------------------------------------------------------
18 Blackburn 0 (2; -3)
19 Portsmouth 0 (3; -5)
20 Everton 0 (2; -6)


Condividi il post su:
Condividi su Facebook Condividi su Twitter Pubblica su Google Buzz