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lunedì 30 novembre 2009

Simply not good enough: l’Arsenal arena sul Chelsea

I Gunners fanno la partita ma sono impalpabili in attacco e vengono severamente condannati dagli episodi



Same old story, Arsenal play the football, Chelsea have the goal: questa frase proclamata da Jon Champion in telecronaca al momento del gol che sblocca e di fatto indirizza il match dell’Emirates Stadium sintetizza più di qualsiasi altra quanto successo nell’ultimo lustro nelle gerarchie londinesi e probabilmente è l’unica a dare un senso al risultato finale del big match domenicale. Finisce infatti con uno 0-3 che lancia in maniera enfatica un Chelsea che comunque continua a non convincere del tutto, ma che soprattutto rappresenta un colpo durissimo e probabilmente già definitivo per le ambizioni di alta classifica dell’Arsenal, che dopo la pausa per le Nazionali e l’infortunio di Van Persie ha perso totalmente la forma realizzativa (erano 36 i gol realizzati nelle prime 11 partite di campionato), andando a secco in due partite consecutive di Premier League e scivolando quindi dal secondo al quarto posto in classifica: di fatto, finiscono qui le ambizioni da titolo dei Gunners. Nell’andamento, il match è la fotocopia del match di campionato della scorsa stagione, quando l’Arsenal giocò decisamente meglio del Chelsea ma si fece infilare più volte in contropiede e finì per perdere anche lì in modo pesante, un 1-4 che rappresentava fino a questo match l’ultima mancata vittoria interna della squadra di Wenger in match ufficiali. Qualche differenza c’è stata, con la squadra che ha lottato decisamente di più e meglio a centrocampo, tenendo anche il controllo delle operazioni per gran parte del primo tempo (poi nella ripresa la situazione di svantaggio ha un po’ costretto i Gunners ad essere aggressivi), tanto da lasciare a fine match la sensazione di un Arsenal all’altezza se non addirittura migliore del Chelsea nella zona cruciale del campo, nonostante il risultato netto, enfatico: i Gunners sono mancati nelle altre due zone del campo, in difesa dove già sullo 0-0 si era vista qualche amnesia che non bisogna concedere contro un Chelsea che in questo momento ha nella cinicità la qualità migliore, in attacco dove la squadra non ha mai punto davvero nonostante gli spazi creati e le occasioni potenziali siano state parecchie. E qui torna di moda l’assenza di Robin Van Persie, visto soprattutto che per il secondo match di Premier League consecutivo il sostituto Eduardo Da Silva lo ha rimpiazzato in modo disastroso, apparendo davvero inadatto al ruolo e forse anche di non avere le qualità tecniche e fisiche per competere a certi livelli, uscendo quindi totalmente ridimensionato da questi 180 minuti giocati in maniera pessima: questo vuol dire che è obbligatorio un innesto dal mercato invernale per portare all’Arsenal un centravanti di manovra, visto che il nazionale croato non è all’altezza del compito, visto che Bendtner (peraltro infortunato) ha altre caratteristiche e visto che le altre alternative (Vela e Walcott) non hanno il fisico adatto per giocare al centro dell’attacco, soprattutto considerando che l’infortunio di Van Persie è stato mal diagnosticato dall’Olanda e che l’attaccante deve ricorrere all’operazione, il che lo porterà ad addirittura cinque mesi di stop, un vero dramma sportivo per i Gunners. Negli ultimi giorni qualcuno aveva paragonato il Chelsea attuale a quello della prima stagione di Mourinho, paragone che magari ci sta per i risultati ottenuti ma che non ci sta per la sensazione data da quel Chelsea e quello odierno: il Chelsea della prima stagione di Mourinho era ostico da affrontare fisicamente e sapeva “menare” come quello attuale, ma giocava meglio, aveva schemi di attacco più lineari dettati dal tridente che permetteva alla squadra di allargare il fronte offensivo e in quel modo grazie alla velocità delle ali creare i break decisivi. Finora con Ancelotti è difficile trovare un’identità di gioco reale al Chelsea, che vorrebbe trovare un gioco più tecnico ma tende a ricordarsene soltanto quando i match sono in discesa, quando i match sono stati aperti con azioni episodiche e di puro sfondamento, non certo i fondamentali che entrano nelle caratteristiche della definizione di “gioco di qualità”. Oltretutto, è ancora molto diversa e non paragonabile la sensazione che quel Chelsea dava sul terreno di gioco, visto che era un Chelsea che concedeva il nulla o quasi all’avversario e che usciva dal campo dopo aver dato quasi sempre una prestazione di forza in ogni zona del campo, capace anche di ottenere vittorie grazie a gol “di rimpallo” ma di apparire così superiore che poi in fin dei conti a ben vedere nulla poteva intaccare la limpidezza delle vittorie ottenute: in questo pomeriggio invece i Blues hanno dato la sensazione di aver sofferto in difesa, di aver sofferto a centrocampo ma di aver sfruttato tutti gli episodi, tanto che vince largo ma vince senza aver dominato in qualcosa l’avversario, una limpidezza che volendo è mancata anche negli altri big match (il Manchester United fu sconfitto in maniera del tutto immeritata e con un gol da annullare, il Liverpool in un match da 0-0 e equilibratissimo a centrocampo, lo stesso Tottenham dopo aver fatto benissimo nel primo tempo). Infine, non meno importante è una ulteriore considerazione: il primo Chelsea di Mourinho era talmente invalicabile che perse in tutta la Premier League (contro il Manchester City e per giunta su rigore, dando via i tre punti dopo aver fatto patire le pene dell’inferno ai Citizens), mentre quello di quest’anno ha già perso due volte, contro un Aston Villa bravo a sfruttare i piazzati ma poco più (non fu certo un grande Villa quello di quel match) e contro il Wigan, ovvero una squadra che le altre “top four” della classifica attuale hanno abbattuto con un totale di 18 gol. I risultati portano momentaneamente il Chelsea a volare in classifica, ma bisogna dare tempo al tempo prima di avventurarsi in paragoni azzardati, perché questo Chelsea non è ancora dominante come quello di Mourinho né tantomeno quello espresso dai Blues è un calcio lontanamente spettacolare (purtroppo molte volte ci si esprime per luoghi comuni, magari senza neanche aver visto i match): finora è stato un calcio estremamente pratico, ma prima di rompere certe riserve ci vogliono dimostrazioni tangibili, non basta la previsione di esse.

L’Arsenal recupera all’ultimo momento uno degli ex di giornata Gallas e schiera il 4-3-3 con Eduardo che vince il ballottaggio a tre con Vela e Walcott per giocare al centro dell’attacco. L’altro dubbio riguardava il ruolo di terzino sinistro dove Traorè ha la meglio di Silvestre. Il Chelsea risponde con il 4-3-1-2 in cui un po’ a sorpresa non figura Ballack a cui viene preferito Obi Mikel. Nel ruolo di trequartista Joe Cole viene preferito a Deco, ma questo era più prevedibile.

L’Arsenal inizia forte, giocando con aggressività e mostrando la voglia di combattere anche corpo a corpo il centrocampo, ben sapendo che le partite contro il Chelsea vanno affrontate anche ricordandosi di dover tenere sul “gioco sporco”, quello dei contatti fisici. L’atteggiamento è positivo e l’Arsenal tiene meglio rispetto al solito in seconda linea, facendo molto possesso e riuscendo ad aprirsi buoni spazi. Il problema è che negli ultimi metri manca sempre un centesimo per fare un dollaro, visto che al momento di pungere arriva sempre un’imprecisione nel controllo o nel cross: manca decisamente il lavoro di sponda e di appoggio di Van Persie, cosa che Eduardo non fa in nessun modo. Tra i colpevoli di questa mancanza di incisività c’è proprio il croato, apparso anonimo, lento e molle, davvero inguardabile: i compagni gli creano nel primo tempo tre o quattro chance di attaccare profondo con i due centrali aperti dalla manovra, ma il croato fallisce sempre non facendosi trovare pronto, mostrando scarsa velocità (eppure questo dovrebbe essere un suo punto di forza: rubbish) o sbagliando il controllo, un vero disastro. La differenza tra lui e Van Persie è imbarazzante. Non fa bene neanche Arshavin a cui manca sempre lo spunto, ma in questa stagione non è una novità e l’Arsenal ha segnato maree di gol anche con il russo non al massimo. Il Chelsea combina poco, rischia negli spazi centrali concessi ma non sfruttati da Eduardo, a centrocampo sembra in difficoltà con Lampard che non riesce a far ripartire l’azione e Joe Cole che non riesce proprio a trovare la posizione giusta tra le due linee. Serve allora qualche rimpallo favorevole e qualche azione tutta fisica per portare i Blues in avanti, creando una chance potenziale non sfruttata al 18’ da Anelka, il quale però viene tenuto da Sagna per quello che poteva essere un calcio di rigore. L’Arsenal però si concede qualche amnesia in difesa, cosa che non deve permettersi: capita in qualche disimpegno troppo disinvolto, ma anche al 23’ quando viene concesso a Drogba di saltare in solitaria in area, tanto l’ivoriano non è uno che ama fare male ai Gunners.

E l’ivoriano colpisce al 41’, alla prima vera azione dei Blues: Terry avanza e verticalizza sulla sinistra dove Arshavin non segue il taglio di Ashley Cole, cross immediato basso che taglia fuori Gallas e viene colpito benissimo col piatto destro da Drogba che manda proprio all’incrocio dei pali e dopo una sponda sui due legni vede il pallone finire in rete per lo 0-1. Drogba è sempre particolarmente indigesto per l’Arsenal e il Chelsea colpisce trovando l’episodio giusto.

Episodio bissato in maniera ancor più isolata al 45’, non tanto per l’azione simile ma per il modo fortunosissimo con cui arriva il gol: altro cross di Ashley Cole verso l’area piccola ma decisamente meno insidioso, è un pallone che deve essere dominato dal portiere ma Almunia esce non chiamando né il pallone né l’assenza di avversari e Vermaelen svirgola l’intervento mandando il pallone in rete per un autogol devastante per l’Arsenal, che dopo esser stato per larghi momenti superiore al Chelsea si trova sotto sullo 0-2. La figuraccia la fa il belga, ma l’errore qui è di Almunia perché un portiere serio dovrebbe dominare l’area di rigore e lo spagnolo si conferma ulteriormente inadatto a ricoprire il ruolo. Ancelotti esulta con il suo strano cappello e il Chelsea senza particolari meriti e senza aver fatto granché si trova a chiudere di fatto la partita.

Wenger cambia modulo nella ripresa, togliendo a sorpresa Song e inserendo Walcott a fare l’ala destra, con Nasri trequartista nel 4-2-3-1: non si capisce perché la scelta cada sul camerunense, l’unico elemento puro di interdizione (qualità che serve anche quando si deve spingere per recuperare subito il pallone a centrocampo e avere continuità di spinta). Walcott crea subito grossi problemi ad Ashley Cole e l’Arsenal inizia a grandissimo ritmo, ma Eduardo torna a mangiarsi grandi chance potenziali.

La grandissima occasione arriva al 49’: retropassaggio terribile di Drogba che accende Eduardo che ancora una volta è lento ad accendersi e viene chiuso dall’uscita bassa di Cech, Arshavin riprende ma il controllo è difettoso e non riesce a calciare a porta sguarnite, il pallone finisce allora su Nasri che crossa, Eduardo tocca e Cech perde il pallone in uscita, Arshavin in girata realizza a porta vuota ma l’arbitro annulla tutto. Marriner vede un fallo di Eduardo al momento in cui Cech perde il pallone, decisione molto controversa che fa irretire Wenger, anche a ragione: il croato in questa azione agisce per quello che ha fatto in tutta la partita, ovvero combinando nulla. Cech perde il pallone da solo e se proprio qualcuno lo contrasta quello è Ivanovic. Decisione disastrosa di Marriner: il gol era buonissimo e la partita si sarebbe riaperta pienamente, con l’Arsenal che avrebbe ritrovato morale (dopo averlo perso per l’autogol). Il Chelsea soffre in questa fase e risponde iniziando a commettere tanti falli, naturalmente senza che Marriner punisca con cartellini. Questa “tattica” non limpida funziona, perché concede solo piazzati all’Arsenal (che ha meno centimetri e non li sfrutta) fino a quando i Gunners finiscono per spegnersi e non riescono più a dare continuità alla propria azione, faticando anche a recuperare subito palla visto che manca proprio un mediano che possa far pressione ai portatori di palla avversari.

Dopo l’autogol dello 0-2, il Chelsea sfiora il gol su altra carambola clamorosa (non è una rarità nell’ultimo lustro) al 64’: tentativo a giro di Drogba che sbatte sulla testa di Gallas e poi su quella di Lampard con una carambola che è pericolosa perché il pallone è diretto all’angolino e Almunia deve compiere un difficile intervento per mandare in corner. Gli attacchi dell’Arsenal si fanno nervosi e confusi: in tutto il match nonostante una buonissima tenuta a centrocampo i Gunners creano solo una chiara occasione da rete, segno che l’attacco è stato pessimo. E’ lì che Wenger perde la partita.

All’86’ arriva anche il terzo gol che rende il passivo esagerato per quanto visto in campo: punizione leggermente decentrata sulla sinistra che Drogba batte a giro verso il palo del portiere, Almunia naturalmente dorme e si fa battere (il gol sul suo palo un classico per lui) per la rete dello 0-3.

Il Chelsea allora si lancia al vertice della classifica, creando tra sé e una potenziale avversaria diretta un margine già molto importante, giocando con la solita fisicità e sfruttando tutti gli episodi: adesso il Chelsea è atteso da una trasferta contro il Manchester City abbonato ai pareggi, ma prima dovrà far visita al Blackburn in Carling Cup.

Ko devastante per l’Arsenal, che esce probabilmente dalla lotta per il titolo e che mostra come l’attacco non abbia gli elementi per rimpiazzare adeguatamente un Van Persie che si era rivelato perfetto nel ruolo di centravanti in questo 4-3-3: il fatto che l’olandese mancherà quasi fino a fine stagione lascia nei guai Wenger, rovinando di fatto una stagione che sembrava poter essere soddisfacente per la sua squadra. Anche i Gunners dovranno affrontare il Manchester City in settimana visto che torneranno al City Of Manchester Stadium in Carling Cup dopo le polemiche e gli scontri del match di campionato, mentre il prossimo match di campionato sarà in casa contro lo Stoke City.


Arsenal-Chelsea 0-3

Arsenal (4-3-3): Almunia 4 – Sagna 5,5 Gallas 6 Vermaelen 5 Traorè 5 – Fabregas 5 Song 6 (46’ Walcott 6) Denilson 6 – Nasri 6 (65’ Rosicky 5,5) Eduardo 3 (57’ Vela 5) Arshavin 5

In panchina: Fabianski, Ramsey, Silvestre, Ebouè
Manager: Arsene Wenger 5

Chelsea (4-3-1-2): Cech 5 – Ivanovic 5,5 Ricardo Carvalho 7 Terry 6,5 Ashley Cole 6 (72’ Paulo Ferreira sv) – Essien 6,5 Obi Mikel 5,5 Lampard 5,5 – Joe Cole 5 (68’ Deco sv) – Drogba 7 (87’ Malouda sv) Anelka 5

In panchina: Hilario, Ballack, Zhirkov, Kalou
Manager: Carlo Ancelotti 6

Arbitro: Andre Marriner 4,5

Gol: 41’ Drogba (C), 45’ autogol Vermaelen (A), 86’ Drogba (C)
Ammoniti: Traorè, Fabregas (A), Drogba, Obi Mikel (C)

Migliore in campo: Didier Drogba (Chelsea)


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Agonia per l’Everton: non basta un match d’assalto per superare Reina e arriva la sconfitta

Il Merseyside derby vede i Toffees comandare le operazioni a lungo ma il Liverpool riesce in qualche modo a portare a casa i tre punti



Ci vogliono le sfide più sentite per far ricordare al Liverpool il sapore della vittoria: nelle precedenti sei partite di Premier League i Reds avevano ottenuto solo un successo ed era arrivato in casa contro il Manchester United e allora per tornare alla vittoria l’occasione giusta era quella contro un’altra grande rivale come l’Everton, nel Merseyside derby del Goodison Park. In entrambi i casi la vittoria è arrivata dopo prestazioni non del tutto convincente sul piano tecnico e della brillantezza di gioco, ma se contro il Manchester United c’era stato almeno un agonismo e una volontà pazzesca che aveva portato la squadra di Benitez a comandare per larghi tratti, al Goodison Park invece i Reds hanno fatto fatica venendo di fatto attaccati dall’inizio alla fine da un Everton d’assalto, riuscendo però a resistere e a regalare a Pepe Reina un raro clean sheet stagionale, lui che invece era abituato bene visto che ha vinto per tre volte consecutive dal 2005-06 al 2007-08 il Golden Glove, premio che viene conquistato dal portiere capace di portare a casa più clean sheet nel corso della Premier League: quest’anno le cose non stanno funzionando allo stesso modo e per Reina è il quarto clean sheet, il secondo nelle ultime nove partite (l’altro era arrivato proprio contro il Manchester United). E’ una vittoria che da sola non risolve i problemi del Liverpool, ma che è importantissima per alzare il morale della squadra e tornare in quota in classifica, guadagnando punti su tutte le nuove rivali dirette, quelle che al momento si trovano dal terzo posto in giù della classifica: il fatto di aver toccato livelli bassissimi di crisi ma di vedere ancora lì vicino un posto per la prossima Champions League è decisamente positivo, perché se i Reds dovessero riuscire a trovare il bandolo della matassa e una certa qualità di gioco (con o senza Benitez in panchina) allora per le avversarie ci sarebbe soltanto da recriminare per non aver sfruttato questi mesi di campionato per staccare una squadra come il Liverpool. Se i problemi non si allontanano da casa Liverpool, figurarsi se lo fanno da casa Everton dopo una nuova sconfitta: la prestazione dei Toffees è stata decisamente sul piano dell’agonismo e della pressione attuata, ma tutto questo gioco non ha portato gol né tantomeno punti e per Moyes si apre una situazione preoccupante e decisamente inattesa, perché la classifica vede ora l’Everton pericolosamente vicino alla zona retrocessione. C’è bisogno di trovare subito il colpo di coda per tornare in situazione tranquilla, altrimenti la stagione rischia di farsi preoccupante, soprattutto per una squadra come l’Everton non certo attesa a queste posizioni di classifica e non certo abituata ad un’eventuale lotta per la salvezza.

L’Everton presenta una novità nel modulo scelto, visto che opta per un 4-1-4-1 in cui Fellaini e Cahill partono sulla stessa per poi provare ad inserirsi in avanti, mentre Heitinga fa il mediano davanti alla difesa. Pienaar viene confermato sull’ala, mentre Hibbert è preferito a Neill nel ruolo di terzino destro. Il Liverpool non riesce a recuperare Fernando Torres e scende in campo con il 4-2-3-1 con il terzino Fabio Aurelio avanzato a fare l’ala sinistra, mentre Johnson torna a fare il terzino destro.

Il match inizia con una battaglia concentrata quasi unicamente a centrocampo, con agonismo a livelli altissimi e tanti scontri fisici. L’Everton sembra più disposto ad affondare, ma il Liverpool al primo tiro trova il gol: Insua scarica dietro per Mascherano che ha spazio per il tiro e lo spara, Yobo si trova sulla traiettoria e devia spiazzando Howard che non riesce più a riprendere la posizione e subisce beffardamente lo 0-1. Molto fortunoso il gol e anche casuale, con esultanza parecchio sentita di Mascherano, che va anche a baciare il crest: sembra un gesto sincero e non una Adeba-thing. Ci sono dubbi sull’assegnazione del gol, visto che può anche esser considerato come autogol di Yobo, ma l’argentino comunque con il suo tentativo intendeva centrare lo specchio della porta e quindi il gol potrebbe esser assegnato a lui.

La risposta dell’Everton è forte e causa una enorme occasione al 17’: rimessa laterale lunga prolungata da Fellaini, da Cahill e poi anche da Carragher, il tocco del difensore diventa un assist sul secondo palo per Bilyaletdinov che da posizione ravvicinata con grande libertà colpisce incredibilmente male con il destro mandando largo. Era un’occasione enorme e stavolta l’ex Lokomotiv Mosca non riesce ad essere concreto, come invece si era mostrato fin qui in Inghilterra: sarebbe stato un nuovo russo amaro per il Liverpool, che lo scorso anno accusò una delle due sconfitte in campionato con il gol decisivo di Pavlyuchenko e soprattutto subì la devastante quaterna da parte di Andrey Arshavin. L’Everton non è ordinato nella manovra ma reagisce bene di nervi e riesce a creare in mischia qualche buona chance: il ritmo ora è buonissimo, soprattutto per gli attacchi veloci e diretti dell’Everton, che punta sull’estremo dinamismo degli elementi offensivi cercando l’immediata verticalizzazione senza andare molto per il sottile. La difesa del Liverpool soffre questo dinamismo dei Toffees, ma soprattutto in questa fase non riesce a contrastare la fisicità di Fellaini, che si trova sempre in avanti a ricevere i palloni alti creando buone cose con le sue sponde: la difesa ospite non riesce proprio a trovare contromisure, nonostante abbia un ottimo saltatore come Agger. Jo e Cahill si muovono moltissimo ma non riescono ad essere concreti, Bilyaletdinov dopo l’errore finisce per essere confusionario e per questo motivo i Toffees non trovano un pareggio che sembrerebbe logico. Ottimo invece è Pienaar, che scambia spesso posizione con Cahill e appare quello con maggiori idee e spunti più importanti: il sudafricano però non è ancora in grande condizione e alla lunga cala fisicamente.

I Reds di fatto non hanno creato nulla e si trovano avanti. La prima occasione vera arriva finalmente al 41’: Johnson punta Baines e crossa bene morbido, sul secondo palo sbuca l’altro terzino Insua che incorna di potenza per mandare sotto la traversa ma trova un ottimo riflesso di Howard, che è bravissimo a respingere e tenere in vita l’Everton. Dopo aver sofferto dannatamente per tutto il primo tempo, il Liverpool sfiora un raddoppio che sarebbe stato letale.

Nella ripresa Moyes avanza Cahill come seconda punta e l’Everton passa al 4-4-2, faticando inizialmente a ritrovare il ritmo del primo tempo. Dopo una decina di minuti l’Everton torna a fare grande pressione sul Liverpool, ma stavolta ci sono meno impennate importanti e soprattutto i Toffees sono meno continui nel creare problemi alla difesa avversaria: di fatto, i padroni di casa faticano a prendersi dei tiri realmente pericolosi, permettendo ai Reds di respirare maggiormente. Moyes si aspetta decisamente un altro impatto dal subentrato Saha, che di fatto combina meno ancora di Jo, mostrando imprecisione e pasticciando molto. Non si capisce perché aspetti tanto per far entrare Aiyegbeni Yakubu, visto che il tempo passa con grande difficoltà per rendersi realmente pericolosi. Il Liverpool continua a faticare, non riuscendo a riprendere campo con Lucas Leiva come sempre inutile a centrocampo, ben affiancato in questo “lavoro” da Fabio Aurelio.

Al 71’ arriva la grande chance per l’Everton: punizione dalla trequarti di Heitinga su cui la difesa del Liverpool si addormenta, Cahill si trova libero per schiacciare e lo fa molto bene ma è straordinaria la reattività di Reina a respingere il tentativo ben angolato, poi lo spagnolo è addirittura superbo a rialzarsi velocemente e andare a chiudere con il corpo sul tentativo di tap-in di Fellaini, salvando da solo i Reds. Meraviglioso il portiere spagnolo in questo doppio intervento, ma black-out clamoroso della sua difesa, ferma sia sul tentativo di Cahill che sulla respinta.

All’80’ c’è confusione sulla panchina dell’Everton per fare entrare finalmente Yakubu, visto che il designato ad uscire è Pienaar ma proprio in quel momento l’acciaccato Cahill chiede di uscire, per un’incomprensione che in qualche modo porta ad un pasticcio anche in campo: Yobo infatti liscia male sulla sponda di Kuyt, Hibbert va a chiudere su Gerrard ma il subentrato Riera riprende e tira incrociato, Howard ci arriva con l’intervento a terra ma Kuyt è lì pronto per il tap-in facile che vale la rete dello 0-2. Il gol arriva dallo spostamento di Kuyt in attacco : dopo aver fatto vacanza contro N’Gog, la difesa dei Toffees deve trovarsi a faticare contro l’olandese che è fastidiosissimo e contende ogni pallone, anche quelli più improbabili, con un lavoro sporco di grande sacrificio ma eccellente. L’ingresso di Yakubu arriva solo ora ma ormai è troppo tardi, con l’Everton che accusa il colpo e ora rischia di affondare.

Subire altri gol però sarebbe stata una beffa atroce per l’Everton, che già non merita la sconfitta, figurarsi se poi sarebbe arrivata pure in maniera larga: i Toffees hanno giocato con abnegazione e agonismo eccellente, da tipica squadra inglese, ma questa era proprio una giornata no e nonostante buone occasioni la rete non è arrivata. Il fatto che poi il gol che ha sbloccato il match sia stato parecchio fortunoso non può che lasciare ulteriormente l’amaro in bocca a Moyes, che aveva preparato bene la partita e nel primo tempo la squadra si era espressa davvero bene, per poi calare anche fisicamente alla lunga nella ripresa. La classifica inizia a farsi bruttina per i Toffees, che la prossima giornata dovranno ospitare un avversario non comodo come il Tottenham, ma prima ci sarà l’impegno chiave in Europa League in casa dell’AEK Atene.

Grande sollievo per il Liverpool dopo l’eliminazione subita in Champions League e tre punti strappati in qualche modo, nonostante una prestazione non certo esaltante né convincente. I Reds tornano a farsi sotto e riavvicinare le prime quattro posizioni e proveranno a dare continuità a questo risultato ad Ewood Park contro il Blackburn.


Everton-Liverpool 0-2

Everton (4-1-4-1): Howard 6,5 – Hibbert 6 Yobo 5 (86’ Neill sv) Distin 6,5 Baines 6 – Heitinga 5,5 – Pienaar 7 Cahill 5,5 (82’ Yakubu sv) Fellaini 6 Bilyaletdinov 5 – Jo 5,5 (66’ Saha 4,5)

In panchina: Nash, Gosling, Coleman, Baxter
Manager: David Moyes 6

Liverpool (4-2-3-1): Reina 7 – Johnson 6,5 Carragher 6,5 Agger 5 Insua 6 – Mascherano 6,5 Lucas Leiva 5 – Kuyt 6,5 Gerrard 5 Fabio Aurelio 4,5 (78’ Riera sv) – N’Gog 5 (75’ Benayoun sv)

In panchina: Diego Cavalieri, Aquilani, Kyrgiakos, El Zhar, Skrtel
Manager: Rafa Benitez 5,5

Arbitro: Alan Wiley 5,5

Gol: 12’ Mascherano, 80’ Kuyt
Ammonito: Heitinga (E)

Migliore in campo: Steven Pienaar (Everton)


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Bowyer non smette di segnare: un Wolverhampton preoccupante finisce ancora ko

Nell’altro match della domenica, il Birmingham City sblocca subito il match e controlla agevolmente, vincendo con merito il derby delle Midlands



Wolverhampton-Birmingham City 0-1: McCarthy pretendeva una grande reazione dal suo Wolverhampton in questo derby delle Midlands tra due neopromosse dalla Championship, ma al termine dei 90 minuti appare devastato davanti ai microfoni delle tv inglesi, per quello che è un durissimo colpo nella stagione dei Wolves: sia il risultato negativo che la prestazione decisamente mediocre non fanno ben sperare per il futuro immediato di una squadra che ora si allontana pericolosamente dalla zona salvezza, che non riesce più ad esprimere quel potenziale offensivo che l’anno scorso in Championship era stato a tratti esaltante e in difesa continua a barcollare pesantemente. Adesso attorno all’ambiente del Wolverhampton si teme una retrocessione che di questo passo diventa parecchio probabile e qualcuno inizia a pensare che ci vuole una scossa nell’ambiente e che probabilmente sarebbe utile anche un esonero di Mick McCarthy, manager che appare parecchio limitato arrivato ai livelli della Premier League: la squadra è allo sbando e già la situazione sembra disperata. Al contrario il Birmingham City è in un periodo positivi e dopo un pessimo inizio di stagione sembra sulla via della ripresa, tanto che la tranquillità con cui è stato tenuto e gestito il vantaggio del Molineux è tipico da squadra in grande confidenza, convinta al massimo di poter ottenere il risultato positivo e oltretutto con a disposizione una difesa parecchio difficile da superare: ottima soprattutto la coppia centrale approntata in questa stagione, con Scott Dann e soprattutto Roger Johnson che appaiono parecchio solidi e concedono il minimo sindacale all’avversario. Per il resto ci pensa Lee Bowyer, che sta giocando una stagione clamorosa e segna immediatamente il suo quinto gol in questa Premier League: l’ex Leeds e West Ham si sta dimostrando l’elemento chiave della stagione dei Brummies e realizza con un incosciente ma straordinario pallonetto dal limite dell’area che si infila perfettamente all’incrocio senza che Hahnemann (preferito ad Hennessey, reduce da una prestazione disastrosa a Stamford Bridge). La reazione dei Wolves è poca cosa e anzi è il Birmingham City a giocare meglio, tenendo facilmente il controllo della partita e creando le occasioni per andare al raddoppio: McCarthy è disperato e al 32’ decide di togliere Halford (che esce decisamente arrabbiato) per inserire l’ala Kightly per cambiare le cose, ma nel finale di tempo se possibile la pressione degli ospiti aumenta. Il Birmingham City meriterebbe anche un penalty quando Jarvis sbaglia in disimpegno dopo una mischia facendosi soffiare il pallone da Dann per poi andare a stenderlo, ma Clattenburg non concede il rigore. Nella ripresa il Wolverhampton sembra iniziare in modo più promettente, con Doyle che dopo pochi secondi va ad un tentativo interessante, ma proprio i Wolves non vanno e non sono nemmeno fortunati visto che il subentrato Kightly si fa male al polpaccio ed è costretto ad uscire. La squadra di McCarthy come al solito spinge con grande volontà e agonismo, ma tutta questa spinta porta a poco visto che tolto il fumo si ci accorge che di arrosto non c’è nulla: Hart deve respingere solo un tiro in porta, con i Wolves davvero poco incisivi e mai capaci di mettere in seria difficoltà la difesa del Birmingham City. Nel secondo tempo i Brummies hanno perso un po’ di possesso, ma in fin dei conti la vittoria arriva anche in modo facile e questa è la fotografia migliore del disastro attuale dei Wolves.
Migliore in campo: Roger Johnson (Birmingham City)


Risultati 14a giornata Premier League:

Sabato 28 Novembre:

Aston Villa-Tottenham 1-1: 10’ Agbonlahor (AV), 77’ Dawson (T)
Blackburn-Stoke City 0-0
Fulham-Bolton 1-1: 35’ Klasnic (B), 75’ Duff (F)
Manchester City-Hull City 1-1: 45’+1 Wright-Phillips (MC), 82’ Bullard (HC)
Portsmouth-Manchester United 1-4: 25’ rigore Rooney (MU), 32’ rigore Boateng (P), 48’ Rooney (MU), 54’ rigore Rooney (MU), 87’ Giggs (MU)
West Ham-Burnley 5-3: 18’ Collison (WH), 33’ Stanislas (WH), 43’ rigore Cole (WH), 51’ Franco (WH), 64’ rigore Jimenez (WH), 68’ Fletcher (B), 74’ Fletcher (B), 95’ Eagles (B)
Wigan-Sunderland 1-0: 76’ Rodallega

Domenica 29 Novembre:

Arsenal-Chelsea 0-3: 41’ Drogba (C), 45’ autogol Vermaelen (A), 86’ Drogba (C)
Everton-Liverpool 0-2: 12’ Mascherano, 80’ Kuyt
Wolverhampton-Birmingham City 0-1: 3’ Bowyer


Classifica Premier League (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):

1 Chelsea 36 (14; +28)
------------------------------------------------------------------------------
2 Manchester United 31 (14; +17)
3 Tottenham 26 (14; +14)
------------------------------------------------------------------------------
4 Arsenal 25 (13; +18)
------------------------------------------------------------------------------
5 Liverpool 23 (14; +11)
------------------------------------------------------------------------------
6 Aston Villa 23 (14; +8)
7 Manchester City 22 (13; +7)
8 Sunderland 20 (14; +1)
9 Stoke City 20 (14; -2)
10 Fulham 19 (14; +2)
11 Birmingham City 18 (14; -2)
12 Burnley 17 (14; -12)
13 Blackburn 17 (14; -12)
14 Wigan 17 (14; -16)
15 Hull City 16 (15; -14)
16 Everton 15 (14; -8)
17 West Ham 14 (14; -2)
------------------------------------------------------------------------------
18 Bolton 12 (13; -11)
19 Wolverhampton 10 (14; -15)
20 Portsmouth 7 (14; -12)


Queste sono le formazioni con i migliori e i peggiori della giornata:

TOP 11 (4-3-3):

Tomasz Kuszczak (Manchester United);
Carlos Cuellar (Aston Villa), Roger Johnson (Birmingham City), Michael Dawson (Tottenham), Luke Young (Aston Villa);
Jimmy Bullard (Hull City), Scott Parker (West Ham), Lee Bowyer (Birmingham City);
Hugo Rodallega (Wigan), Wayne Rooney (Manchester United), Ryan Giggs (Manchester United)

Manager: Alex McLeish (Birmingham City)


FLOP 11 (a.k.a. Afonso Alves 11) (4-4-2):

Manuel Almunia (Arsenal);
Greg Halford (Wolverhampton), Steven Caldwell (Burnley), Paulo Da Silva (Sunderland), Stephen Jordan (Burnley);
Aaron Lennon (Tottenham), Tamir Cohen (Bolton), Kieran Richardson (Sunderland), Eduardo Da Silva (Arsenal);
Emmanuel Adebayor (Manchester City), Aruna Dindane (Portsmouth)

Manager: Mick McCarthy (Wolverhampton)


In settimana si giocheranno i quarti di finale di Carling Cup:

Martedì 1 Dicembre:

ore 20.45
Portsmouth-Aston Villa

ore 21.00
Manchester United-Tottenham

Mercoledì 2 Dicembre:

ore 20.45
Manchester City-Arsenal

ore 21.00
Blackburn-Chelsea


In settimana si giocherà anche la quinta giornata dei gironi di Europa League con impegnati Everton e Fulham:

Mercoledì 2 Dicembre:

Girone I:

ore 19.00
AEK Atene-Everton
Bate Borisov-Benfica


Classifica Girone I (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):

1 Benfica 9 (4; +8)
2 Everton 6 (4; -2)
-------------------------------------------------------------------
3 Bate Borisov 4 (4; -2)
4 AEK Atene 4 (4; -4)


Giovedì 3 Dicembre:

Girone E:

ore 21.05
Fulham-CSKA Sofia
Roma-Basilea


Classifica Girone E (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):

1 Basilea 9 (4; +5)
2 Roma 7 (4; +1)
-------------------------------------------------------------------
3 Fulham 5 (4; =)
4 CSKA Sofia 1 (4; -5)


Prossima giornata Premier League:

Sabato 5 Dicembre:

ore 13.45
Portsmouth-Burnley

ore 16.00
Arsenal-Stoke City
Aston Villa-Hull City
Blackburn-Liverpool
West Ham-Manchester United
Wigan-Birmingham City
Wolverhampton-Bolton

ore 18.30
Manchester City-Chelsea

Domenica 6 Dicembre:

ore 16.00
Fulham-Sunderland

ore 17.00
Everton-Tottenham


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domenica 29 novembre 2009

La perla numero 100 di Giggs e l’hat-trick di Rooney lanciano il Manchester United

Nelle altre partite del sabato, stavolta il Wigan non concede nulla e ottiene i tre punti contro il Sunderland grazie al solito Rodallega



Portsmouth-Manchester United 1-4: Quando Avram Grant affronta il Manchester United si finisce sempre ai rigori: l’ultimo match da manager dell’israeliano era stata la famosa finale di Mosca, con il Chelsea a scivolare sul rigore di Terry e perdere sul filo di lana la Champions League contro i Red Devils. Il suo ritorno in panchina arriva proprio contro il Manchester United e in un match pieno di rigori a causa di un Mike Dean capace di fischiare anche i sospiri (citazione di Marco Foroni di Sky che ci sta tutta: ci mancano davvero solo gli arbitri all’europea in Premier League), match che il Portsmouth prova a giocare con coraggio e volontà ma che alla distanza il Manchester United vince brillantemente, non giocando particolarmente bene ma esprimendo la qualità dei propri uomini offensivi. Da Hart a Grant il Portsmouth cambia poco: cambia il modulo con Boateng che passa dal ruolo di trequartista a quello di ala sinistra (dal 4-3-1-2 al 4-4-2 allora), ma il modo di giocare resta quello, con la squadra che ci mette grande agonismo, grande caparbietà e riesce anche a crearsi le sue occasioni, solo che come successo spesso fin qui le spreca male e finisce per pagare gli errori difensivi ed uscire dal campo con un pugno di mosche. Il match è inizialmente dominato dal Portsmouth a centrocampo, visto che l’agonismo imposto dai padroni di casa nella zona centrale del campo permette loro una notevole continuità di spinta che porta anche ad ottime occasioni da rete, ma Aruna Dindane è in giornata no e un po’ come era successo in casa contro il Tottenham inizia a sbagliare tutto: gli errori dell’ivoriano non sono evidenti e assurdi come in quel match, ma quando si hanno tre occasioni per tirare con chiara libertà contro il Manchester United bisogna punire e l’ex Lens non lo ha fatto. Lo fa meglio O’Hara su sponda di petto di Piquionne andando ad un grandissimo tiro dal limite dell’area che sembra diretto all’incrocio dei pali ma Kuszczak è bravissimo ad alzarlo in corner con un intervento eccezionale: in assenza di Van der Sar, Ferguson fa bene a preferire il polacco ad un Foster in crisi e proprio il portiere è decisivo nelle fasi di sofferenza dei Red Devils. Sono tante le occasioni sprecate dal Portsmouth che inizia a temere la beffa, come si vede anche dall’espressione di Avram Grant (sempre la stessa, la solita unica inimitabile). E allora il Manchester United colpisce: la velocità di Valencia che scambia con Rooney e gli ritorna palla in area, Michael Brown arriva da dietro e lo tocca leggermente e l’arbitro Dean concede un rigore tutto sommato soft che lo stesso attaccante realizza dal dischetto per aprire il match. Dean si esalta però nell’altra area di rigore: la punizione di O’Hara viene respinta da Kuszczak di pugno e si sente un fischio dell’arbitro. Hreidarsson lo manda a quel paese credendo fosse un fischio a favorire la difesa ma incredibilmente l’arbitro assegna il rigore al Portsmouth: al replay numero 842 si vede finalmente qualcosa di vagamente scorretto, con Vidic che si appende alla maglietta di Piquionne. Alla fine, non è un rigore folle perché è evidente come il serbo mostri le difficoltà odierne della difesa dei Red Devils tirando la maglietta dell’avversario (una foto immortala perfettamente il momento), cosa che non si può fare: dal dischetto va Boateng che si riscatta dell’errore dell’altra settimana e realizza l’1-1. Ottimo primo tempo del Portsmouth, ma nella ripresa sale in cattedra Ryan Giggs e gli altri non possono che guardare ammirati: il gallese è un mancino ma ha un destro che farebbe scuola a tanti “destri puri” che si vedono sui massimi campionati europei (e che vengono anche considerati giocatori di qualità) e con un tocco delizioso serve Rooney oltre la difesa permettendo al’ex Everton la conclusione vincente per l’1-2. Lo stesso Giggs poi mostra grande determinazione andando a sfruttare l’erroraccio di Piquionne in disimpegno, strappandogli palla e guadagnando il rigore per la cintura dell’attaccante avversario, rigore stavolta netto che Rooney realizza ancora con freddezza completando l’hat-trick: altrove l’arbitraggio di Dean avrebbe riempito ore e ore di trasmissioni televisive, ma a Match Of The Day non hanno dedicato un secondo che uno all’arbitro ed è questo che differenzia ancora il calcio inglese da tutti. Per fortuna i moviolisti non esistono e gli ex arbitri si devono limitare a scrivere sulle colonne dei giornali “illustrando” il regolamento (anche quando Graham Poll in campo se ne dimenticava spesso, vedi i Mondiali 2006: questo per citare uno dei peggiori “scrittori” che si possono trovare sui giornali inglesi). La ripresa di Ryan Giggs è maestosa e non può che essere sigillata con una rete, che arriva su punizione leggermente decentrata sulla sinistra ma battuta molto bene a giro verso il primo palo: è la perla numero 100 del gallese in Premier League, per un giocatore di qualità assoluta che festeggia alla grande i suoi 36 anni (li compie proprio questa domenica, anche se qualcuno vorrebbe controllare l’età perché in campo sembra avere otto o nove anni di meno). Il Portsmouth continua a creare occasioni ma davanti ha super Kuszczak: cross da destra di Smith, Utaka gira benissimo in acrobazia ma il polacco ci mette una mano e alza il pallone sulla traversa. 1-4 severissimo per i Pompeys, ma la classe dei giocatori dello United crea il danno e il margine.
Migliore in campo: Ryan Giggs (Manchester United)

Wigan-Sunderland 1-0: Non è un ritorno felice quello di Steve Bruce a Wigan, con il nuovo manager del Sunderland che può decisamente infuriarsi per la prestazione della sua squadra, ancora una volta mostratasi incapace di bissare prestazioni di altissimo livello, quasi come se per i Black Cats odierni sia più facile affrontare Liverpool e Arsenal piuttosto che un Wigan, questo perché sul piano mentale è più facile trovare stimoli affrontando le grandi piuttosto che in un match “normale”: oltretutto, il rendimento esterno non può essere soddisfacente e Bruce lo sa bene visto che il Sunderland ha vinto appena una volta nelle ultime 17 trasferte di campionato, davvero pochissimo per una squadra che è arrivata a secondi dall’espugnare Old Trafford (e qui si torna al discorso precedente). In settimana lo chairman del Wigan Whelan aveva in maniera indecorosa accusato Bruce di aver lasciato i Latics con qualche acquisto subdolo: ebbene, proprio uno degli acquisti messi a segno da questo ottimo manager diventa decisivo, ovvero Hugo Rodallega, un altro gran colpo, altro che acquisto subdolo. Era un match molto importante per il Wigan, che dopo il 9-1 subito del Tottenham doveva dare delle risposte: bisognava capire se i Latics erano destinati al crollo oppure se si sarebbero ripresi, riprendendo la striscia assolutamente discontinua vista finora. La prestazione in realtà questa volta non è esaltante, ma arrivano tre punti importanti che permettono a Martinez di continuare a lavorare con una certa tranquillità, sperando che la bufera sia passata. La squadra mostra volontà e gioca abbastanza bene il primo tempo, prendendo il controllo del gioco, non rischiando mai nulla dietro (anche se qui influisce la cattiva prestazione degli ospiti) e aprendosi bene in avanti, creando parecchi pericoli per Fulop: il più grande lo crea il vivace N’Zogbia del primo tempo, con il francese che mostra grande determinazione per soffiare il pallone a Da Silva (prestazione pessima del difensore) e lo tocca basso al centro per Scotland che calcia a colpo sicuro ma trova il palo pieno a negargli il primo gol in Premier League. Il Sunderland rischia anche di farsi male da solo: punizione da sinistra di Rodallega e nel mucchio stacca Turner che però colpisce all’indietro, il pallone è diretto all’angolino e l’autogol sembra vicinissimo ma è bravissimo Fulop ad arrivarci in tuffo, compiendo davvero un intervento eccellente. Bruce passa al 4-4-2 nella ripresa togliendo l’anonimo Malbranque e il Sunderland sembra beneficiarne, ma solo nei primi minuti perché poi i Black Cats tornano al livello di mediocrità del primo tempo. La ripresa è molto meno bella, perché nel frattempo il Wigan subisce la pressione psicologica derivata anche da una settimana così difficile ed è molto meno ordinato nel gioco, soprattutto diventa sempre meno ficcante. Si è in una fase bloccatissima, ma in qualche modo i Latics trovano lo spunto che vale tre punti in qualche modo meritati (soprattutto per il primo tempo): palla lunga di Scharner e Da Silva soffre la pressione di Rodallega tanto da svenire malamente sul terreno di gioco con un errore pessimo, il colombiano ne approfitta e da posizione defilatissima trova il sinistro perfetto verso l’angolo lontano ad infilare l’uscita di Fulop, mettendo a segno il suo sesto gol in questa Premier League. E’ un gol che permette alla stagione del Wigan di non prendere (per ora) un vortice pericoloso e di continuare a navigare in qualche modo in modo tranquillo. Giornata no per il Sunderland, che diventa nerissima dopo una notizia lasciata da Bent tramite il suo contatto su Twitter (questo giocatore sembra parlare solo tramite questo social network), nel quale l’attaccante ha accusato qualche tifoso del Sunderland di essersi lasciato andare con beceri insulti razzisti nei confronti della madre: manco a dirlo, la polizia s’è già attivata e c’è da sperare che questo “genio” abbia di meglio da fare da qua in poi.
Migliore in campo: Hugo Rodallega (Wigan)

Blackburn-Stoke City 0-0: Quando una sfida tra due squadre così fisiche finisce 0-0 si tende a pensare ad una partita brutta, ma in realtà la sfida di Ewood Park regala un ottimo ritmo, grande agonismo e diverse occasioni da rete: di fatto è un buon match di calcio inglese a cui manca solamente lo spunto finale, con due squadre che hanno giocato parecchio attente sul piano tattico ma che non sono scese in campo per accontentarsi del pareggio. Il Blackburn non riesce così ad ottenere la quinta vittoria interna consecutiva, non riuscendo a pungere negli ultimi metri nonostante il gran lavoro fatto a centrocampo, trovandosi anche di fronte uno Stoke City che difende molto bene e riparte con grande pericolosità, andando a creare le migliori chance del match. Poteva esser vinta dagli ospiti come dai padroni di casa, ma finisce con uno 0-0 che comunque testimonia la crescita dei Potters in campo esterno. Il Blackburn parte con grande volontà ma Di Santo sembra tornato troppo leggerino e poco incisivo negli ultimi metri e spreca le occasioni che gli capitano a tiro. Lo Stoke City cresce con il passare dei minuti, difendendo fitto ma ripartendo molto bene in contropiede, con Ricardo Fuller che torna ad essere il solito gran torello che tanto piace a Tony Pulis e con le sue progressioni tutto fisico fa impazzire la difesa dei Rovers, soprattutto Gael Givet quando si defila sulla destra per giocare a due con Liam Lawrence. Il giamaicano con una delle sue azioni di grande protezione di palla riesce a lanciare a rete Whitehead, che è solo davanti a Robinson, il quale però riesce ad ipnotizzarlo e compiere un grande intervento a terra, intervento davvero provvidenziale. Il Blackburn oltretutto perde al 32’ un elemento fondamentale come Dunn, fermato da un problema al polpaccio. Infortunio importante anche per lo Stoke City, che in avvio di ripresa deve rinunciare a Ryan Shawcross per un problema all’inguine: il difensore centrale stava giocando benissimo. Il Blackburn fa fatica a penetrare ma è pericoloso da fuori e in mischia: un corner da sinistra viene battuto lungo, sul secondo palo Chimbonda la rigioca per N’Zonzi il cui tiro basso potente colpisce in pieno il palo. La spinta dei Rovers viene frustrata dai Potters, che continuano ad essere molto pericolosi in avanti con Fuller che macina campo e crea sempre ottimi assist ma i compagni non riescono a sfruttare le percussioni del giamaicano. Così finisce 0-0, ma la prestazione non può che convincere Tony Pulis.
Migliore in campo: Ricardo Fuller (Stoke City)

Manchester City-Hull City 1-1: Bisognerebbe spiegare a Mark Hughes che quando si diceva che il Manchester City doveva andare a piccoli passi si ci rivolgeva alle politiche societarie e alle ambizioni forzate dalla proprietà, che butta soldi e crede che questo possa bastare per guadagnare posizioni in classifica, non ci si rivolgeva al fatto che la squadra doveva portare un punto a partita per la legge “chi va piano va lontano”: contro l’Hull City arriva il settimo pareggio consecutivo, una striscia che eguaglia il record della Premier League stabilito da Norwich e Southampton (rispettivamente nel 1993-94 e nel 1994-95: il record assoluto nei campionati professionistici inglesi è di otto pari consecutivi), non certo quel tipo di record di cui vantarsi con gli amici al bar dello sceicco. 200 milioni di pounds gettati sul mercato per questo: fantastico. Il problema è che non è un caso, non è questione di sfortuna: questa squadra semplicemente le partite non merita di vincerle e questo è quanto successo anche contro l’Hull City, che invece con questa rimonta finale spera di aver allontanato i fantasmi delle Eastlands, in riferimento al devastante ko della scorsa stagione che diede l’inizio alla crisi dei Tigers. La squadra di Phil Brown mostra una faccia diversa e sembra in fiducia: difende bene, non concede nulla o quasi ad un anonimo Manchester City, anche se nel primo tempo pensa unicamente a difendersi e in avanti ci va raramente e questo è sempre un errore. Il Manchester City tiene il pallone fa fatica tantissimo a creare qualcosa, nonostante il ritorno di “32,5 milioni di pounds buttati via” Robinho, nonostante Ireland si sbatta tantissimo a centrocampo. In avanti però Adebayor e Tevez sono decisamente anonimi: il primo fa notare la sua presenza solo quando prova a ripetere con McShane quanto fatto ad inizio stagione con Van Persie (e ancora questo animale gioca liberamente sui campi inglese: rubbish), il secondo commette degli errori che potrebbero far pensare qualcuno che forse è davvero ora che si ritiri magari per darsi a qualche altro sport, magari al tennis, se non fosse altro che giovedì sera dopo il match tra Del Potro e Federer al Master londinese sia entrato a fare due palleggi con il connazionale e abbia dimostrato di essere negato con la racchetta (sembrava più un comico sceso in campo per far ridere più che un atleta). Prima dell’intervallo arriva però immeritato il vantaggio: proprio Tevez porta avanti l’azione e tocca per Wright-Phillips che va al tiro forzatissimo, come già successo contro il Burnley (da posizione simile tra l’altro) ha la fortuna di trovare la deviazione di Gardner che batte Duke e dal nulla arriva l’1-0. Risultato severissimo per l’Hull City, che si sveglia in avvio di ripresa: Altidore si accende tra le statuine difensive avversarie e tocca per Garcia il cui tiro supera Given ma viene salvato miracolosamente sulla linea da Lescott. Il Manchester City continua a giocare in maniera orribile e finisce per subire il pareggio, quando sul colpo di testa di Garcia l’arbitro Probert (cattivo arbitro, ma non ci voleva questo match per saperlo) vede qualcosa: inizialmente si pensa ad un fallo di mano di Lescott, ma in realtà forse ad esser punita è la leggerissima trattenuta di Tourè su Vennegoor Of Hesselink, per un rigore generoso come il risultato parziale. Bullard realizza con potenza, trova il pareggio e soprattutto mette dimostra che il suo genio non è solo calcistico, ma di essere un ragazzo straordinariamente divertente, quasi una “macchietta”: in riferimento al famosissimo “team talk” di Brown della scorsa stagione al City Of Manchester Stadium, il centrocampista chiama i compagni a sedersi attorno a sé e imita la ramanzina del suo manager con ironia fantastica, per quella che si candida per essere l’esultanza dell’anno. D’altronde Bullard non è nuovo a queste imprese, tanto che ogni volta che è chiamato a far qualcosa in tv riesce a combinarne sempre una in maniera esilarante. Il rigore non c’era, ma il Manchester City non meritava assolutamente la vittoria.
Migliore in campo: Jimmy Bullard (Hull City)

Fulham-Bolton 1-1: Il Bolton riesce a strappare con le unghie e con i denti un pareggio al Craven Cottage, in un match che ha visto gli ospiti continuamente sulla difensiva a soffrire e difendere strenuamente ma anche per parecchi minuti avanti nel punteggio: la prestazione dell’undici di Megson è stata anche combattiva, ma sul piano del gioco s’è visto troppo poco per meritare davvero la vittoria è già il pareggio è forse molto, per una squadra che ha indossato l’elmetto ma ad un certo punto ha esagerato col suo gioco fisico, tanto da chiudere la partita con addirittura sei ammoniti. Non è certo il calcio che i tifosi del Bolton sperano di vedere, tanto che qualcuno ha etichettato questa prestazione come “orribile”, nonostante poi ottenere punti al Craven Cottage non sia certo così facile. Il Fulham in realtà ha giocato in modo diverso i due tempi, pur tenendo sempre il controllo del match: i primi 45 minuti sul piano spettacolare sono stati molto brutti, soprattutto perché i Cottagers non riuscivano a giocare, soffrendo molto in fase offensiva. In attacco mancano Zamora, Kamara e Andrew Johnson ma Nevland appare vivo e sempre pericoloso: il problema è che nessuno riesce ad appoggiarlo con continuità, con Dempsey che non riesce a ripetere le ottime prestazioni recenti, mentre il Gera del Fulham è sempre lontano parente dell’eccellente giocatore ammirato al WBA. L’unica vera occasione allora arriva in mischia: il corner da sinistra non viene incornato bene da Hangeland ma Greening riesce ad accendersi per toccare basso in area piccola, Nevland si butta sul pallone cercando l’appoggio ravvicinato ma è miracoloso il riflesso dell’ottimo Steinsson a salvare sulla linea. L’islandese è sempre molto bravo, ma misteriosamente quest’anno fa panchina per Ricketts. Il Bolton non si vede in avanti ma a sorpresa trova il vantaggio: rimessa laterale lunga che crea una mischia in area, Hughes colpisce di testa ma non allontana, Cahill sovrasta Greening di testa e la rigioca verso l’area dove Klasnic controlla e gira con il sinistro con un movimento stretto e rapido da vero attaccante, trovando una conclusione su cui Schwarzer non può proprio nulla. Il livello di prestazione del Fulham cambia decisamente nella ripresa, con la squadra di Hodgson che alza i ritmi e mette alle corde il Bolton con una pressione elevatissima, ma ai Cottagers sembra mancare lo spunto negli ultimi metri per trovare la via della rete. I Trotters poi riescono ancora a salvarsi sulla linea: corner da destra calciato verso il secondo palo e ben incornato da Dempsey ma Taylor è appostato sul palo e riesce a dire di no, tenendo ancora un Bolton barcollante in vantaggio. Ci vuole allora la giocata di qualità di un Duff in continua crescita di prestazione: Gera strappa palla a centrocampo e avanza centralmente, tocca per Nevland che prolunga per Duff, punta sulla destra del’area e scarica il destro incrociato che trova anche la deviazione del ginocchio di Cahill e si infila proprio sul palo opposto con Jaaskelainen che non può far altro che guardare visto quanto potente e tesa era la conclusione. Proprio Duff prova a caricarsi sulle spalle la squadra per cercare la vittoria, ma i Cottagers non riescono a trovare il secondo gol e devono accontentarsi del punticino.
Migliore in campo: Gretar Steinsson (Bolton)


Risultati 14a giornata Premier League:

Sabato 28 Novembre:

Aston Villa-Tottenham 1-1: 10’ Agbonlahor (AV), 77’ Dawson (T)
Blackburn-Stoke City 0-0
Fulham-Bolton 1-1: 35’ Klasnic (B), 75’ Duff (F)
Manchester City-Hull City 1-1: 45’+1 Wright-Phillips (MC), 82’ Bullard (HC)
Portsmouth-Manchester United 1-4: 25’ rigore Rooney (MU), 32’ rigore Boateng (P), 48’ Rooney (MU), 54’ rigore Rooney (MU), 87’ Giggs (MU)
West Ham-Burnley 5-3: 18’ Collison (WH), 33’ Stanislas (WH), 43’ rigore Cole (WH), 51’ Franco (WH), 64’ rigore Jimenez (WH), 68’ Fletcher (B), 74’ Fletcher (B), 95’ Eagles (B)
Wigan-Sunderland 1-0: 76’ Rodallega

Domenica 29 Novembre:

ore 13.00
Wolverhampton-Birmingham City

ore 14.30
Everton-Liverpool

ore 17.00
Arsenal-Chelsea


Classifica Premier League (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):

1 Chelsea 33 (13; +25)
------------------------------------------------------------------------------
2 Manchester United 31 (14; +17)
3 Tottenham 26 (14; +14)
------------------------------------------------------------------------------
4 Arsenal 25 (12; +21)
------------------------------------------------------------------------------
5 Aston Villa 23 (14; +8)
------------------------------------------------------------------------------
6 Manchester City 22 (13; +7)
7 Liverpool 20 (13; +9)
8 Sunderland 20 (14; +1)
9 Stoke City 20 (14; -2)
10 Fulham 19 (14; +2)
11 Burnley 17 (14; -12)
12 Blackburn 17 (14; -12)
13 Wigan 17 (14; -16)
14 Hull City 16 (15; -14)
15 Birmingham City 15 (13; -3)
16 Everton 15 (13; -6)
17 West Ham 14 (14; -2)
------------------------------------------------------------------------------
18 Bolton 12 (13; -11)
19 Wolverhampton 10 (13; -14)
20 Portsmouth 7 (14; -12)


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Dawson’s trick: la prodezza del difensore salva un Tottenham poco brillante

L’Aston Villa gioca troppo da “piccola”, difende bene ma rimane troppo alle corde e viene raggiunto sul pareggio



Finisce con un giusto pareggio la sfida tra le due squadre che appaiono le più serie candidate come outsider in questa Premier League, in particolare le due squadre che sulla carta hanno più serie ambizioni per attaccare il quarto posto qualora dovesse continuare la stagione nera del Liverpool o qualora un’altra delle grandi dovesse subire un crollo inatteso. Il match del Villa Park conferma che Aston Villa e Tottenham sono sulla corsa a tappe avversarie più temibili e più organizzate del Manchester City, ma dimostra anche che entrambe hanno parecchio da migliorare per entrare nel gruppo delle grandi della Premier League, soprattutto se consideriamo che in questo campionato il gruppo delle prime quattro non è fluido e vario come nel resto d’Europa, ma le Big Four sono parecchio consolidate da diverse stagioni per cui conquistare un biglietto per la Champions League è ancora più difficile che in Spagna, Germania, Francia o Italia. Il Tottenham ha rincorso per tutto il match e ha rischiato seriamente la sconfitta, ma dà la sensazione di avere più assi in mano rispetto all’Aston Villa: Martin O’Neill ha a disposizione elementi di ottima qualità, ma ancora una volta gioca un match contro una squadra di medio-alta classifica con un atteggiamento eccessivamente difensivo, un po’ troppo da “piccola”, cosa che nelle precedenti stagioni capitava molto più raramente. In particolare, questo Aston Villa-Tottenham ha ricordato molto l’Aston Villa-Manchester City di un mese e mezzo fa, quando i Villans trovarono in apertura il vantaggio su calcio piazzato (quella di O’Neill è la squadra probabilmente più forte di tutte su queste situazioni) ma poi si schiacciarono troppo in difesa, puntando eccessivamente sulle ripartenze veloci ma finendo così per farsi mettere alle corde anche sul terreno amico: questo magari può pagare in qualche occasione, ma non può certo essere apprezzato se è visto continuamente nelle sfide contro le grandi o contro le squadre più o meno di pari caratura. Per fare un grande exploit e inserirsi tra le prime c’è bisogno di mostrare qualcosa di più sul piano del gioco offensivo e la sola strenua difesa (per quanto ben organizzata) non può bastare, non in Premier League. In tal senso, atteggiamento migliore ha mostrato il Tottenham, che non ha giocato bene ed è stato davvero poco brillante sul piano del gioco, ma che perlomeno ha provato ad imporsi a centrocampo nonostante giocasse in trasferta: è più o meno quanto gli uomini di Redknapp hanno fatto sempre nei match contro avversarie di alta classifica, anche se ad alterni risultati (in casa di Chelsea e Arsenal arrivarono due sconfitte pesanti, ma in entrambi i casi la squadra fu positiva per atteggiamento nei primi tempi, per poi crollare nella ripresa). Il problema degli Spurs è quello di avere giocatori molto altalenanti, che magari in giornata di grazia possono mettere a segno cinque gol o tre assist, ma che allo stesso tempo in giornate di difficoltà faticano moltissimo a cavare un ragno dal buco e finiscono per essere quasi totalmente inconsistenti: se perlomeno al Villa Park la punta Jermain Defoe ha dato la sensazione di pericolosità, quasi nullo è stato invece Aaron Lennon ed è una storia che troppo spesso si ripete per questo ragazzo che ha anche qualità ma che probabilmente non ha (e forse non avrà mai) la giusta mentalità.

L’Aston Villa non riesce a recuperare l’infortunato Collins e presenta in campo due novità di formazione rispetto all’undici che ha pareggiato in casa del Burnley: se una novità è forzata, per l’infortunio dell’ultimo momento di Warnock che costringe O’Neill a puntare su Beye (che fa il terzino destro con Luke Young terzino sinistro), l’altra è una scelta tecnica con Reo-Coker preferito a Sidwell in mediana. Il Tottenham risponde con il solito 4-4-2 che lascia fuori Robbie Keane per puntare ancora sulla coppia Crouch-Defoe. C’è una novità di formazione rispetto al 9-1 inflitto al Wigan, con Woodgate che non va neanche in panchina e viene rimpiazzato da Bassong.

Parte meglio dai blocchi l’Aston Villa, che al 10’ minuto passa in vantaggio al terzo corner battuto: da destra batte Ashley Young, Cuellar incorna in anticipo su tutti ma sul primo palo c’è Assou-Ekotto a salvare, la palla rimane in area piccola con Gomes a terra, in tre si avventano sul pallone ma Dawson e Palacios vanno a contrastarsi a vicenda e in qualche modo Agbonlahor riesce a spingere il pallone in rete, per quella che sembra più una meta da rugby che un gol ma che vale comunque l’1-0. Ci sono timide proteste del Tottenham, ma per quanto arrivi in modo poco brillante il gol è assolutamente valido visto che non succede niente. Per qualche minuto dopo il gol, Agbonlahor si defila sulla destra per provare a puntare Assou-Ekotto, ma poi torna al suo ruolo di seconda punta, dove in realtà (nonostante tanti scatti promettenti) combina pochino.

L’Aston Villa è molto combattivo e aggressivo in fase di non possesso e fa soffrire il centrocampo del Tottenham che non riesce a distendersi, arrivando a creare la prima occasione vera in modo parecchio fortunoso: al 21’ una punizione dai 25 metri è battuta male da Huddlestone, il tocco della barriera alza il pallone con la difesa che commette uno dei rari errori, avendo la brillante idea di dimenticarsi di Defoe (tanto non è un giocatore “caldo” e reduce da una cinquina), il quale cerca la girata al volo, Friedel si oppone ma sulla respinta Dawson calcia a colpo sicuro superando il portiere americano e trovando sulla linea il fondamentale salvataggio di Cuellar, davvero molto bravo ad intuire il pericolo e farsi trovare nel posto giusto al momento giusto. Il Tottenham non riesce ad essere fluido, con i due mediani che sembrano in grande difficoltà e gli esterni che si vedono pochissimo: in particolare Huddlestone non conferma le ottime prestazioni viste fin qui in stagione, apparendo davvero privo di idee (ogni volta che ha la palla tra i piedi sembra andare ciecamente al tiro). L’Aston Villa corre moltissimo in fase di non possesso, ma di fatto invece di essere intenso finisce unicamente per dare l’impressione di operare una strenua difesa, schiacciandosi troppo all’indietro. La fase difensiva dei Villans sembra anche funzionare, con movimenti molto ben studiati da O’Neill che costringono gli Spurs a soluzioni parecchio difficili (splendido soprattutto il primo tempo di Luke Young, mai saltato né puntato da Lennon, mentre Cuellar rende vita difficile a Crouch sui palloni alti), ma a non funzionare e la fase offensiva: i padroni di casa appaiono potenzialmente pericolosi in ripartenza ma non sempre sono brillanti nel portarla avanti, anzi come già successo in altre partite stagionali danno la sensazione di sprecare spesso lo spazio buono per pungere, vuoi per qualche scelta sbagliata (soprattutto Ashley Young, che però gioca una partita di grande sacrificio in fase difensiva e non può essere sempre lucido e quindi va in qualche modo giustificato), vuoi per qualche movimento sballato (soprattutto Agbonlahor, decisamente meno giustificabile).

La partita inizia in maniera più intensa nella ripresa, perché il Tottenham sembra più convinto nella spinta ma le ripartenze dell’Aston Villa sembrano anche portate con maggiore determinazione: col passare dei minuti resiste solo la prima sensazione, visto che poi i Villans spariscono o quasi dalla metà campo offensiva e quando non riesce a ripartire il Villa paga il proprio baricentro troppo basso, perché viene messo alle corde e soffre, proprio come era successo nel Monday Night di un mese e mezzo fa contro il Manchester City. Il Tottenham invece gioca con più rabbia e voglia rispetto al primo tempo, con Kranjcar che entra particolarmente nel vivo del gioco, andando ad accentrarsi sempre molto quasi a fungere da trequartista e apparendo come elemento più creativo della squadra: il problema è che con questi movimenti a tagliare viene a mancare la spinta sulla sinistra, quando già quella sulla destra non è certo ottimale. Gli Spurs premono e premono, mettono dentro anche palloni insidiosi, ma di fatto i tiri sono quasi tutti da fuori: l’impressione è che l’unica possibilità per scassinare il forziere dell’Aston Villa sia quella di usare la forza proprio per sfondare il muro avversario, oppure sperare qualche rimpallo favorevole perché con il gioco il Tottenham non ci riesce proprio.

E il pareggio meritato arriva proprio da un rimpallo al 77’ minuto: il cross dalla trequarti di Assou-Ekotto viene respinto molto male da Dunne, Dawson controlla in modo dubbio e spara da appena dentro l’area con il destro, trovando una conclusione eccezionale verso l’incrocio che non lascia a Friedel nemmeno la possibilità di tentare l’intervento. E’ la rete dell’1-1 e arriva da uno dei migliori del Tottenham, capace di trovare una conclusione sensazionale dopo l’erroraccio di Dunne: non è chiarissimo se Dawson controlla il pallone con il petto o con il braccio, ma in ogni caso l’arto è molto attaccato al corpo e quindi la decisione della terna (non esaltante in tutto il match) appare quella giusta.

Il Tottenham continua a spingere ma dà la sensazione di essere un po’ pago del pareggio, mentre l’Aston Villa fa sempre fatica ad avanzare, anche se al 92’ ha la grande occasione per mettere le mani sui tre punti: Ashley Young tiene palla sulla sinistra e va a crossare con il destro, Heskey devia benissimo di testa ma il pallone termina alto di un soffio. Sarebbe stata davvero una vittoria improbabile.

Sull’azione successiva arriva un sussulto nell’altra metà campo: Defoe controlla fuori area, si prepara il tiro e lo scarica bene con il destro basso molto potente, mandando il pallone a sfiorare il palo con Friedel che appariva leggermente in ritardo.

E’ l’ultima azione di un match che il Tottenham recupera con merito, anche se per lunghi tratti la pressione portata dalla squadra è apparsa poco concreta. Gli Spurs chiuderanno la giornata ancora tra le prime quattro in classifica ma sono attesi da una trasferta non semplice come quella contro l’Everton. Prima però ci sarà da giocare nel quarto di finale di Carling Cup in casa del Manchester United, in una sorta di rivincita della finale della scorsa edizione.

Poco convincente la prestazione dell’Aston Villa, che gioca con poco coraggio e con un atteggiamento eccessivamente da “piccola”: è vero che la velocità di Ashley Young e Agbonlahor rende i Villans piuttosto pericolosi in contropiede, ma bisognerebbe essere più creativi e più presenti a centrocampo in questo tipo di match. Nella prossima giornata la squadra di O’Neill ospiterà l’Hull City, ma prima dovrà far visita al Portsmouth in Carling Cup.


Aston Villa-Tottenham 1-1

Aston Villa (4-4-2): Friedel 6,5 – Beye 6,5 Cuellar 7,5 Dunne 6 Luke Young 7,5 – Milner 5,5 Reo-Coker 6,5 (71’ Sidwell 5) Petrov 5,5 Ashley Young 6 – Carew 6,5 (75’ Heskey sv) Agbonlahor 5

In panchina: Guzan, Downing, Delph, Gardner, Clark
Manager: Martin O’Neill 5

Tottenham (4-4-2): Gomes 6 – Corluka 6 Dawson 7,5 Bassong 6 Assou-Ekotto 6,5 – Lennon 4,5 Huddlestone 5 Palacios 5 (66’ Jenas 5) Kranjcar 6,5 (78’ Keane sv) – Crouch 5 Defoe 5

In panchina: Alnwick, Hutton, Bale, Bentley, Rose
Manager: Harry Redknapp 6

Arbitro: Phil Dowd 5,5

Gol: 10’ Agbonlahor (AV), 77’ Dawson (T)
Ammonito: Huddlestone (T)

Migliore in campo: Luke Young (Aston Villa)


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Il West Ham è cinico e punisce il Burnley in un match molto ricco di gol

I Clarets a tratti mostrano un buon calcio, ma concretizzano soltanto quando sono sotto di cinque gol, pagando una difesa troppo statica



Nei precedenti 74 match ufficiali tra West Ham e Burnley la media totale era stata di 3,4 gol a partita: al termine del match di Upton Park la media non solo è stata mantenuta, ma è stata decisamente arrotondata visto che le due squadre hanno regalato 8 gol, in una sfida parecchio ad alti e bassi. Ad alti e bassi come le sensazioni dei tifosi del West Ham, gasati al massimo quando la squadra sembrava segnare ad ogni attacco e si era trovata a condurre addirittura per 5-0, decisamente meno soddisfatti quando gli Hammers hanno alzato il piede dall’acceleratore e hanno sofferto l’ottimo orgoglio del Burnley, capace di segnare tre gol e di contenere il passivo sul 5-3 finale e anche capace di indispettire in qualche modo i tifosi di casa, che finisce per far sentire qualche “boo” verso i propri giocatori. Di fatto, semplicemente non ci stava né l’eccessiva gioia né quantomeno l’eccessiva delusione (per un match per giunta vinto), visto che semplicemente il West Ham non ha dominato l’avversario come potrebbe sembrare dal passivo presente al 65’ minuto, in quanto il Burnley è stato quasi sempre in partita, finendo però per pagare a caro prezzo gli episodi. Nelle fasi cruciali del match ai Clarets è mancata la concretezza in fase offensiva, concretezza che invece per una volta ha avuto il West Ham, quasi cinico a sfruttare tutte le occasioni e a quantificare tutti gli errori di una difesa del Burnley troppo statica: si spiega così una partita pazza, capace però di divertire parecchio. Owen Coyle può uscire da Upton Park con qualche segnale positivo sul piano del gioco, per una squadra che inoltre ha dimostrato carattere nel non crollare quando il passivo era diventato pesantissimo (riuscendo anzi ad avere grande orgoglio per ridurre il margine di svantaggio), ma anche qualche segnale negativo proveniente dalla difesa, che nelle prime sette trasferta in Premier League ha subito addirittura 25 gol (più di qualsiasi altra squadra di Premier League), davvero troppi: come spesso succede alle neopromosse, i Clarets devono trovare il giusto equilibrio in campo esterno per ottenere risultati anche lontano dal Turf Moor. Con questi tre punti il West Ham riesce a tenersi fuori dalla zona retrocessione, ma la squadra di Zola deve ancora crescere sul piano caratteriale (e i tifosi devono imparare ad essere più pazienti).

Il West Ham deve fare a meno di una colonna come Matthew Upson e al suo posto gioca al centro della difesa Gabbidon, con Ilunga a fare il terzino sinistro. A centrocampo manca anche Behrami e Zola preferisce inserisce Kovac in mediana, lasciando in panchina un Noble particolarmente in crisi. Il Burnley conferma il proprio undici titolare per la quinta partita consecutiva, continuando con Fletcher unica punta e Elliott in appoggio.

E’ buono l’inizio del match, con il Burnley a partire meglio, a creare buone azioni e ad andare ad un soffio dal vantaggio al 9’ minuto: corner da destra di Blake, nel mucchio Carlisle stacca meglio di Gabbidon a schiacciare ma sulla linea è fondamentale il riflesso di Parker a salvare con il piede e tenere i suoi sul pareggio. E’ buono il ritmo con le due squadre che si affrontano a viso aperto.

Il West Ham gioca meno bene del Burnley nonostante la grande volontà, ma al 12’ risponde bene: Franco avanza centralmente, allarga sulla destra per Collison che crossa di prima per lo stesso Guillermo Franco, la cui incornata ad anticipare Caldwell è imparabile ma Jensen è salvato dalla traversa. Bella l’azione portata avanti dal messicano Franco, particolarmente nel vivo delle azioni offensive, soprattutto nel primo tempo.

Nonostante la buona prestazione degli ospiti, è il West Ham a passare e al 18’ la partita cambia: Parker subisce fallo a centrocampo e si alza per battere immediatamente lanciando oltre la difesa, Collison prende alle spalle Jordan e raccoglie il pallone solo davanti al portiere e realizza comodamente con il piatto destro basso per l’1-0. Parker davvero furbissimo nel battere in fretta la punizione, anche se la posizione di partenza di Collison appare un po’ dubbia: molto distratta e ferma la difesa del Burnley, con Jordan che dà il là al suo pomeriggio da incubo. Dopo una buona reazione, il Burnley cala e il West Ham finisce per essere più continuo: molto importante il lavoro in difesa del reattivo Da Costa, ma a tenere a galla la squadra nelle situazioni difficili e ad apparire strabordante per il suo lavoro a centrocampo è Scottie Parker.

Al 34’ la difesa del Burnley è ancora pigra e subisce il raddoppio: Franco controlla il pallone al limite in modo parecchio dubbio (probabilmente si aiuta con il braccio ed è un episodio che farà infuriare Coyle) e verticalizza per Stanislas che taglia da sinistra e si trova solissimo sulla destra dell’area, tenta un colpo morbido che è facile per Jensen ma riprende palla da posizione decentrata, il portiere chiude lo spazio per il cross buttandosi giù con eccessivo anticipo ma con un pizzico di incoscienza Stanislas va a cercare il tiro baciando la base interna del palo opposto e trovando la sponda giusta per la rete del 2-0. Anche questo è un gol di furbizia degli Hammers, ma anche qui è pessima tutta la difesa dei Clarets: Jordan dorme e rimane bassissimo tenendo in gioco Stanislas e il Burnley paga il voler tenere la difesa alta, situazione che anche in precedenza aveva portato parecchi rischi. Ancora una volta gli Hammers si trovano in vantaggio di due gol: era successo due volte in campionato, nel 2-0 in casa del Wolverhampton alla prima giornata ma soprattutto nel 2-2 esterno contro il Sunderland e nel 3-3 in casa dell’Hull City, due situazioni in cui il doppio vantaggio era stato buttato via.

I due gol di vantaggio però diventano subito tre al 43’: tocco in diagonale per Spector che combina una delle poche cose buone della sua partita cambiando molto bene direzione tra Jordan e Blake, il quale lo spinge leggermente causando il calcio di rigore. Carlton Cole calcia centralmente e trova il 3-0. Risultato troppo duro per il Burnley, che aveva giocato il primo tempo con la voglia di imporre il proprio gioco.

Sul risultato di 2-0 Cole si era fatto male al ginocchio in un contrasto con Caldwell e Jensen e non rientra per il secondo tempo: al suo posto entra Hines. Dopo un primo in cui il Burnley non riusciva ad essere concreto, Coyle passa invece al 4-4-2 con Blake a fare la seconda punta, Eagles a sinistra e Elliott a destra: Fletcher aveva lottato molto ma era stato molto isolato nel primo tempo.

Il West Ham però continua a colpire: al 51’ Stanislas batte una punizione da destra, la difesa si fa sfuggire Franco che riesce in qualche modo a schiacciare da distanza ravvicinata, la palla passa tra le gambe di Jensen che non è molto reattivo e subisce la rete del 4-0. Era stato Bikey a perdersi la marcatura di un Franco che sigilla un’ottima prestazione anche con il gol.

Coyle inserisce anche Nugent al posto di un anonimo Blake e il neoentrato ha un impatto disastroso: al 57’ i Clarets avanzano con un’azione insistita di Eagles, Fletcher prova a giocare palla al limite ma Parker interviene da dietro, il pallone finisce a Nugent che è solissimo in area ma strozza malamente il destro sciupando a lato in maniera pessima una grandissima occasione al suo primo tocco di palla.

Al secondo tocco riesce anche a bissare: un minuto dopo è ottima l’iniziativa di Elliott che va al cross, due difensori non marcano Nugent che può incornare da distanza ravvicinata e ancora sbaglia tutto mandando largo anche se di poco.

Il West Ham invece non sbaglia le occasioni create: al 64’ è maestoso il movimento di Parker a girarsi su sé stesso sulla trequarti per poi servire profondo Jimenez che si butta giù sull’uscita di Jensen per un rigore non solare. Dal dischetto va lo stesso cileno che come aveva fatto Cole calcia centralmente e trova il 5-0. Davvero molto rivedibile il rigore, ancor più rivedibile questa specie di cresta bionda di Jimenez, acconciatura fantasiosa (e ci limitiamo a questo).

E’ una giornata no per il Burnley, che però merita il gol che arriva al 68’: Eagles raccoglie palla sulla sinistra e danza sul pallone per crossare molto bene basso con il sinistro, Ilunga è immobile e Fletcher ne approfitta per appoggiare da due passi per la rete del 5-1. Lo scozzese si era dato moltissimo da fare e merita il gol. Il West Ham si addormenta un po’, nonostante la partita pazzesca di Parker, capace anche di immolarsi e prendere una pallonata devastante sul viso per respingere una punizione di Eagles sul 5-1: clamoroso.

La premiata ditta Eagles-Fletcher però gioca molto bene in questa fase e colpisce ancora al 74’: sponda dello scozzese per Eagles che avanza e crossa benissimo con il destro, Da Costa non può arrivarci e Fletcher appoggia da due passi con precisione per il 5-2. Eagles era stato sufficiente nel primo tempo, ma nella ripresa è devastante e fa impazzire Spector.

La partita rimane incredibilmente viva e il Burnley sfiora ancora il gol all’81’: punizione defilata sulla destra che Eagles prova a calciare a giro bassa, Green sembra controllare ma la palla esce toccando il palo esterno. Davvero grande l’orgoglio del Burnley, che sul 5-0 non è uscito dal campo e anzi mostra le proprie qualità.

Tra i peggiori in campo c’è decisamente l’arbitro Foy, che già era stato orribile l’ultima volta che era venuto ad Upton Park (West Ham-Arsenal 2-2, quando salvò gli Hammers con un rigore inventato): all’87’ Hines è più rapido di Caldwell che lo stende in area in tackle, ma l’arbitro non fischia un rigore che era decisamente più netto di quello precedente con Jimenez protagonista. Sarebbe stato il terzo penalty.

Al 92’ Caldwell chiude male una cattiva partita: il difensore va a chiudere su Hines in disimpegno su un pallone lungo ma il tocco per Jensen è corto e Hines ne sta per approfittare quando Caldwell decide di trattenerlo e di metterlo giù, concedendo la punizione dal limite e beccandosi il rosso diretto per professional foul.

Al 95’ arriva però un altro gol del Burnley: Mears combina bene con Elliott che gli ritorna un ottimo pallone, bel cross basso arretrato di prima del terzino con velo di Fletcher per il piatto destro di Eagles che con precisione realizza il 5-3 definitivo.

Il finale non lascia soddisfatti i tifosi di casa, ma il West Ham mette in tasca tre punti molto importanti, anche se questi 90 minuti evidenziano di come Zola abbia ancora molto da lavorare per riportare questa squadra in posizione tranquilla. Gli Hammers ora sono attesi da un test particolarmente probante, visto che sabato prossimo ad Upton Park arriverà il Manchester United.

Il Burnley continua a far fatica in trasferta dove finora ha ottenuto un solo pareggio (e contro il Manchester City che è abbonato ai pareggi): Coyle spera che la squadra impari dai propri errori (soprattutto difensivi) per migliorare in tempo per affrontare a Fratton Park il Portsmouth ultimo in classifica e magari cercare il primo successo esterno.


West Ham-Burnley 5-3

West Ham (4-4-2): Green 6 – Spector 5 Da Costa 6,5 Gabbidon 5,5 Ilunga 5,5 – Collison 6,5 (77’ Faubert sv) Parker 9 Kovac 5,5 Stanislas 6 – Cole 6 (46’ Hines 6) Franco 7,5 (59’ Jimenez 5)

In panchina: Kurucz, Noble, Nouble, Tomkins
Manager: Gianfranco Zola 6,5

Burnley (4-2-3-1): Jensen 5 – Mears 6 Carlisle 5,5 Caldwell 4 Jordan 3 (55’ Kalvenes 6) – Bikey 5 Alexander 5 (70’ McDonald 6) – Eagles 7,5 Elliott 6 Blake 4,5 (55’ Nugent 4) – Fletcher 7

In panchina: Diego Penny, Duff, Gudjonsson, Thompson
Manager: Owen Coyle 6

Arbitro: Chris Foy 4,5

Gol: 18’ Collison (WH), 33’ Stanislas (WH), 43’ rigore Cole (WH), 51’ Franco (WH), 64’ rigore Jimenez (WH), 68’ Fletcher (B), 74’ Fletcher (B), 95’ Eagles (B)
Ammoniti: Kovac, Ilunga (WH), Jensen (B)
Espulso: 92’ Caldwell (B)

Migliore in campo: Scott Parker (West Ham)


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venerdì 27 novembre 2009

Grande domenica di derby in Premier League: l’Arsenal si gioca molto contro il Chelsea

Preview della giornata di Premier League: in scena anche il Merseyside derby tra Everton e Liverpool e il derby delle Midlands tra Wolverhampton e Birmingham City



La 14a giornata di Premier League regala i piatti forti nella pienissima giornata di domenica, visto che andranno in scena tre derby importantissimi.


Arsenal-Chelsea: All’Emirates Stadium andrà in scena una nuova tappa di una grande rivalità tutta londinese, rivalità diventata molto accesa negli ultimi anni quando il Chelsea s’è inserito nel gruppone delle grandi, trasformando un derby londinese spesso felice per l’Arsenal in un big match da battaglia fisica, una situazione in cui spesso i Gunners hanno sofferto: negli ultimi anni, infatti, il merito dei Blues è stato quello di aver reso i match contro i rivali in una sfida di “contatto” in cui poi finiscono per essere decisamente favoriti. Il Chelsea proverà a fare lo stesso anche in questo match dell’Emirates Stadium, in cui arrivano forti di un grande vantaggio in classifica: la squadra di Ancelotti è infatti partita molto forte, tanto da essere già in fuga, avendo cinque punti di vantaggio sul Manchester United e otto sull’Arsenal (con i Blues che però hanno giocato una partita più dei Gunners). Dopo aver battuto già Liverpool e Manchester United, il Chelsea punta a battere anche l’altra grande, per compiere un en-plein di enorme prestigio e soprattutto per mettere tra sé e i Gunners un margine enorme. L’Arsenal però affronta questo match cosciente di quanto possa essere importante per il proprio campionato: finora la squadra di Wenger ha fatto meglio di quanto previsto dimostrandosi assolutamente un’ottima squadra, ma i Gunners hanno bisogno di una prestazione convincente contro una rivale così forte per dimostrare di avere potenzialmente le qualità per poter davvero lottare per il titolo piuttosto che dover accontentarsi di un piazzamento tra le prime tre o quattro. Per questo l’Arsenal si gioca tutto, dovendo dimostrare anche di esser forte nonostante qualche assenza chiave, vedi soprattutto quella di Robin Van Persie. Wenger spera di bissare quanto fatto dalla sua squadra nell’ultimo precedente contro Ancelotti: i due manager, infatti, si sono trovati di fronte negli ottavi di finale della Champions League di due stagioni fa, quando naturalmente l’italiano sedeva sulla panchina del Milan. L’Arsenal non riuscì ad andare oltre allo 0-0 interno, ma si rese protagonista di una impressionante prestazione a San Siro, andando a vincere per 2-0 ma in modo assolutamente convincente. Domenica le cose saranno molto diverse e probabilmente molto più difficili per l’Arsenal, che si affiderà al portafortuna Arshavin: il russo ha infatti giocato da titolare 20 partite di Premier League e, dopo i due 0-0 interni delle sue prime presenze (contro Sunderland e Fulham), il suo rendimento ha portato notevoli successi anche sui risultati, visto che l’Arsenal ha vinto 14 partite con l’ex Zenit San Pietroburgo in campo da titolare, perdendone appena uno (quello di questa stagione contro il Manchester United, quando Arshavin andò a segno ma la squadra si suicidò nella ripresa, perdendo per l’autogol folle di Diaby). Anche il Chelsea però ha un paio di assi in mano da poter utilizzare sul campo: Didier Drogba è infatti una vera e propria bestia nera dei Gunners ai quali segna sempre o quasi, mentre lo stesso Nicolas Anelka (uno degli ex di giornata) ha segnato sette volte nelle ultime nove partite in cui ha giocato da titolare contro l’Arsenal. Di fatto allora i Gunners si troveranno di fronte due bocche da fuoco parecchio indigeste. La scorsa stagione le due squadre si affrontarono tre volte: i Gunners vinsero a Stamford Bridge con la doppietta di Van Persie (l’ultima sconfitta interna del Chelsea in assoluto), ma poi persero la semifinale di FA Cup a Wembley con i gol di Malouda e Drogba a rimontare il vantaggio iniziale di Walcott e persero anche nella 36a giornata di Premier League addirittura per 4-1, la peggiore sconfitta interna dell’Arsenal dal 4-1 subito dall’Ipswich nel Marzo del 1977. Il Chelsea ha rischiato di affrontare questo match senza tre uomini fondamentali, visto che un paio di settimane fa si temeva la loro assenza: invece, dopo i recuperi di Ashley Cole (ex odiatissimo dalle parti dell’Emirates Stadium) dal problema al piede e di Didier Drogba dal problema alle costole (dopo il colpo subito da Evans del Manchester United), adesso è recuperato anche Frank Lampard dal problema alla coscia, recupero miracoloso arrivato grazie all’ormai famoso trattamento a base di placenta della dottoressa Mariana Kovacevic. Questo vuol dire che mancherà soltanto un titolare, ovvero Josè Bosingwa, rimpiazzato da Ivanovic: quello potrebbe essere il punto debole dei Blues, con il serbo che ha dimostrato negli ultimi tempi parecchi imbarazzi quando attaccato. Ancelotti dovrebbe presentare un 4-3-1-2 in cui l’unico piccolo dubbio riguarda il ruolo di trequartista, per il quale però Joe Cole appare decisamente favorito su Deco. Sono maggiori i dubbi di formazione nell’Arsenal, per cui il match di Champions League contro lo Standard Liegi è costato carissimo: un intervento ridicolo e animalesco di Mangala a partita finita ha spaccato il metatarso di Gibbs, che dovrà stare out per tre mesi, problema non da poco visto che su quella corsia manca già il titolare Clichy. In quel match s’è fatto male anche l’altro ex di giornata William Gallas, che s’è incornato con Arshavin uscendo dal campo con un occhio gonfissimo: il francese è ancora in dubbio soprattutto perché lui gioca con le lenti a contatto ma con questo gonfiore al momento non si riesce ad applicarle in quest’occhio. Wenger spera che il problema venga risolto in tempo per questo match: in caso Gallas non dovesse farcela sarebbe Silvestre a giocare da centrale, con l’ex Manchester United in predicato di giocare anche da terzino sinistro, dove è in lizza anche Armand Traorè. In mediana potrebbero essere confermati i tre elementi scesi in campo martedì sera, con Denilson ancora titolare. Grandi dubbi invece in attacco, specialmente per il ruolo di centrale (sarà sempre così fino al rientro di Van Persie): contro il Sunderland ha giocato (malissimo) Eduardo, mentre meglio ha fatto contro lo Standard Liegi il messicano Carlos Vela, il quale però potrebbe esser considerato troppo leggero per affrontare due colossi come Ricardo Carvalho e Terry. Tra i due litiganti potrebbe anche spuntarla un terzo, visto che a sorpresa a fare il centravanti potrebbe essere Theo Walcott: sarebbe un rischio non da poco.
Arsenal (4-3-3): Almunia; Sagna, Gallas, Vermaelen, Silvestre; Fabregas, Song, Denilson; Nasri, Walcott, Arshavin
Chelsea (4-3-1-2): Cech; Ivanovic, Ricardo Carvalho, Terry, Ashley Cole; Ballack, Essien, Lampard; Joe Cole; Drogba, Anelka

Everton-Liverpool: Il 212esimo Merseyside derby vedrà di fronte due squadre che attraversano un momento particolarmente opaco (se non nero) nella stagione, due squadre che stanno facendo grande fatica ad imporsi sia sul piano dei risultati che su quello del gioco, tanto da ritrovarsi parecchio lontano dagli obiettivi di inizio di stagione. In particolare, le due squadre arrivano da una settimana piuttosto brutta, con l’Everton che ha vinto soltanto una delle ultime 10 partite ufficiali, continuando la sua striscia nera con il ko prevedibile subito in casa del Manchester United e quello decisamente più bruciante subito al KC Stadium contro l’Hull City: la costante di queste due partite è stato il primo tempo giocato in modo pessimo, di fatto regalato alle due avversarie. Al KC Stadium è arrivata la reazione nella ripresa (grazie anche agli errori di Zayatte), ma non è bastato per portare a casa un pareggio. Settimana molto triste anche per il Liverpool, che sabato scorso ha mancato la vittoria nel match interno contro il Manchester City, mentre in settimana ha subito l’onta dell’eliminazione dalla Champions League, al termine di un girone giocato malissimo. Non si ci aspetta allora un derby tra squadre in fiducia, ma comunque deve essere un match molto sentito e con grande agonismo, tra due squadre che hanno bisogno di un risultato positivo per ritrovare la retta via. Per confermare le enormi difficoltà trovate dalle due squadre in campionato si può guardare il rendimento difensivo di entrambe: l’Everton ha già subito 23 gol e in Premier League (da quando si chiama così) soltanto una volta aveva fatto peggio (quando nelle prime 13 partite del 1994/95 subì 24 reti), così come i 20 gol subiti fin qui dal Liverpool sono il secondo rendimento difensivo peggiore della squadra in Premier League (peggio fu fatto soltanto nel 1992/93 con 21 gol subiti). Curiosamente, nella storia recente della Premier League nessun’altra sfida ha portato più cartellini rossi dei 17 totali visti nei derby tra Everton e Liverpool, questo nonostante di fatto sia un derby molto atteso ma non certo con una rivalità molto astiosa. La speranza dei tifosi inglesi che guarderanno da casa il match è quella di non perdersi momenti cruciali del derby, come invece successe nell’ultimo confronto, ovvero nel replay del quarto turno della scorsa FA Cup, quando per errore disgraziato in regia la ITV mandò in onda la pubblicità proprio nel momento in cui Dan Gosling andava a realizzare il gol decisivo: visto il precedente, probabilmente a Sky UK (la tv che produrrà questo match) ci penseranno due o tre volte anche prima di mandare gli spot all’intervallo e dopo il fischio finale del match. Il Liverpool potrebbe scendere in campo con alcuni elementi importanti recuperati dagli infortuni grazie alla cura della dottoressa Mariana Kovacevic, in particolare Glen Johnson e Benayoun (quest’ultimo ha giocato contro Manchester City e Debrecen ma partendo dalla panchina): l’israeliano dovrebbe prendere il posto di Fabio Aurelio, mentre il terzino dovrebbe permettere a Carragher di tornare al centro della difesa, dove affiancherà uno tra Agger e Skrtel. Gerrard dovrebbe essere della partita, così come c’è qualche possibilità di vedere Fernando Torres perlomeno dalla panchina: lo spagnolo si sottoporrà ad un test poco prima del calcio d’avvio. Sembra improbabile vedere Aquilani da titolare, con l’italiano che è arrivato a fine Novembre senza aver mai giocato dal primo minuto. L’Everton non recupera nessuno dei tantissimi infortunati, a parte Steven Pienaar che però aveva già giocato dal primo minuto contro l’Hull City: il sudafricano dovrebbe esser confermato da titolare per la persistente assenza di Osman. Sono molto importanti però i ritorni dalle rispettive squalifiche di Fellaini e Bilyaletdinov, entrambi attesi dal primo minuto: il belga dovrebbe giocare alle spalle dell’unica punta Saha (che però ha subito un colpo contro l’Hull City, anche se sembra recuperabile), con Cahill arretrato in mediana per affiancare uno tra Rodwell (anche lui in dubbio per problemi fisici) e Heitinga.
Everton (4-4-1-1): Howard; Neill, Yobo, Distin, Baines; Pienaar, Cahill, Rodwell, Bilyaletdinov; Fellaini; Saha
Liverpool (4-2-3-1): Reina; Johnson, Carragher, Agger, Insua; Lucas Leiva, Mascherano; Kuyt, Gerrard, Benayoun; N’Gog

Wolverhampton-Birmingham City: Altro derby molto sentito è quello che si disputerà nelle prime ore della domenica al Molineux, tra due squadre che si ritrovano in Premier League dopo essersi affrontati lo scorso anno in due caldissimi match in Championship, campionato che poi fu vinto dai Wolves proprio davanti ai Brummies. Tornati in massima serie, i due club si sono ritrovati già a dover combattere per non retrocedere, con soprattutto il Wolverhampton che è entrato in un periodo di grande difficoltà, lasciando per strada parecchi risultati importanti per imbarazzanti errori difensivi e ritrovandosi al penultimo posto in classifica: la squadra di McCarthy è anche capace di esprimere un buon calcio, ma se non migliora la fase difensiva è destinata a soffrire parecchio. E’ un periodo fondamentale per i Wolves, che hanno bisogno di ottenere più punti possibili dai match interni contro Birmingham City, Bolton e Burnley per risollevarsi in classifica, anche perché è difficile che li possano ottenere nelle prossime trasferte visto che affronteranno Tottenham, Manchester United e Liverpool: l’impressione è che questo possa già essere un periodo fondamentale per la squadra di McCarthy. Un po’ più tranquillo è il Birmingham City, che occupa il 13esimo posto in classifica ed è reduce dalla vittoria interna contro il Fulham, match in cui come al solito la squadra di McLeish ha giocato quasi unicamente sulla difensiva, venendo di fatto graziato dai Cottagers. I Brummies dovranno fare a meno di due giocatori importanti per un lungo periodo, in quanto dovranno sottoporsi a due operazioni, Tainio al ginocchio e O’Connor all’anca (l’attaccante non rivedrà il campo prima di Marzo). Con poche alternative a disposizione è allora probabile che McLeish confermi l’undici titolare sceso in campo contro il Fulham, con Benitez ad affiancare Jerome in avanti. Dovrebbe essere ancora confermata la difesa con Ridgewell ancora a sacrificarsi come terzino sinistro, nonostante il rientro di un terzino più adatto come Parnaby. Si ci aspettano cambi di formazione per il Wolverhampton, che contro il Chelsea ha cambiato la propria mentalità provando a fare una partita difensiva: il risultato è stato pressoché disastroso. Allora McCarthy dovrebbe tornare al 4-4-2, riproponendo Kevin Doyle dal primo minuto al fianco di Sylvan Ebanks-Blake, ancora alla ricerca del primo gol su azione. Probabile il rientro di Ronald Zubar dopo il problema alla coscia che ha permesso ad Halford di giocare da titolare contro i Blues: il francese dovrebbe tornare a fare il terzino destro, anche se è pronto al rientro anche un terzino destro più puro come Keith Hill. Tanti sono i punti interrogativi a centrocampo, dove potrebbe tornare da titolare Kightly dopo esser stato relegato in panchina contro nelle ultime due partite. Dubbi anche in mediana, dove Milijas spera di vincere il ballottaggio con il disastroso e orribile Castillo, misteriosamente schierato quasi sempre titolare da McCarthy. In porta confermato Hennessey nonostante la brutta prestazione di Stamford Bridge, mentre il terzo portiere Carl Ikeme è stato ceduto in prestito allo Sheffield United.
Wolverhampton (4-4-2): Hennessey; Zubar, Craddock, Berra, Stearman; Edwards, Henry, Milijas, Kightly; Ebanks-Blake, Doyle
Birmingham City (4-4-2): Hart; Carr, Roger Johnson, Dann, Ridgewell; Larsson, Ferguson, Bowyer, McFadden; Jerome, Benitez

Aston Villa-Tottenham: Non è solo la domenica a presentare match interessantissimi in questo weekend, basti pensare al Villa Park dove si sfideranno quelle che al momento sembrano le due più serie avversarie a contendere il quarto posto al Liverpool. Dopo aver stracciato la difesa peggiore del campionato come quella del Wigan (affossandola addirittura mettendo a segno nove gol), il Tottenham dovrebbe avere vita meno facile contro l’Aston Villa che rimane una delle difese migliori del campionato, avendo subito appena 13 reti (solo Chelsea e Manchester United hanno fatto meglio). Si apre un periodo chiave per gli Spurs, che occupano il quarto posto in classifica ma che devono difendersi dall’attacco dei Villans quinti (in attesa di un ritorno di fiamma del Liverpool): la squadra di Redknapp infatti dopo la trasferta del Villa Park dovrà vedersela contro Everton e Manchester City e sa benissimo l’importanza di vincere queste partite, specialmente dopo aver subito sconfitte parecchio pesanti nelle sfide contro le prime tre (Chelsea, Manchester United e Arsenal). L’Aston Villa cerca i tre punti per raggiungere il Tottenham in classifica e riscattarsi dell’1-2 interno subito nella scorsa stagione, nel periodo in cui l’undici di O’Neill perse il contatto con l’Arsenal nella lotta per il quarto posto. Probabilmente sarà una partita che Capello (o al massimo qualcuno del suo staff) terrà decisamente d’occhio, visto che nella rosa delle due squadre ci sono ben 14 elementi nel giro dell’Inghilterra: Agbonlahor, Downing, Heskey, Milner, Warnock e Ashley Young nei Villans, Crouch, Dawson, Defoe, Huddlestone, Jenas, King, Lennon e Woodgate negli Spurs. Proprio per uno di questi elementi potrebbe anche essere un match molto importante: contro il Burnley, infatti, Downing ha finalmente esordito con la maglia dell’Aston Villa e spera di guadagnare la prima da titolare con la nuova squadra, anche se al momento sembra destinato alla panchina, a meno che O’Neill voglia prendersi qualche rischio provando ad accentrare Milner e a schierare due esterni estremamente offensivi. Sulla carta però i Villans dovrebbero presentarsi con lo stesso undici visto al Turf Moor, considerando anche che Collins continua a soffrire di problemi all’inguine e probabilmente non ce la farà in tempo per rientrare, lasciando ancora il proprio posto di difensore centrale a Cuellar per il terzo match consecutivo. Nel frattempo O’Neill ha ceduto due giocatori in prestito in Championship: se sorprende poco il prestito del 19enne Barry Bannan al Blackpool, sorprende molto di più quello di Nicky Shorey al Nottingham Forest, segno che per il terzino sinistro le porte in casa Villans potrebbero essersi definitivamente chiuse. Probabile conferma in toto della formazione anche per il Tottenham, che però ha qualche ballottaggio: nel finale del match contro il Wigan, infatti, Bassong ha ritrovato il terreno di gioco e contende a Dawson la maglia da titolare per affiancare Woodgate, mentre le condizioni di King saranno testate fino all’ultimo momento ma difficilmente il difensore ce la farà a scendere in campo. Si preannuncia una conferma del centrocampo con Lennon e Kranjcar esterni, anche perché il recupero di Modric è molto più lento del previsto e il croato dovrebbe stare ai box ancora per qualche settimana. In avanti Crouch dovrebbe essere confermato al fianco di Jermain “DeFive” (come lo hanno ribattezzato i giornali inglesi dopo i cinque gol di domenica scorsa), anche se Robbie Keane preme per un posto da titolare.
Aston Villa (4-4-2): Friedel; Luke Young, Cuellar, Dunne, Warnock; Milner, Sidwell, Petrov, Ashley Young; Carew, Agbonlahor
Tottenham (4-4-2): Gomes; Corluka, Woodgate, Dawson, Assou-Ekotto; Lennon, Huddlestone, Palacios, Kranjcar; Crouch, Defoe

Wigan-Sunderland: Match molto sentito al DW Stadium, dove il Wigan ha qualcosa da farsi perdonabile dopo l’ignobile prestazione di domenica scorsa al White Hart Lane che ha portato un ko assurdo per 9-1, un match che ha confermato la fragilità difensiva e caratteriale della squadra, fragilità che erano già state individuate da qualche tempo visto che i Latics non riescono proprio ad essere continui nelle proprie prestazioni: adesso la squadra è chiamata ad un riscatto forte, anche perché la posizione di classifica inizia ad essere precaria e continuare a perdere porterebbe il Wigan in lotta per non retrocedere, non certo la situazione a cui si ambiva ad inizio stagione. Roberto Martinez ha dichiarato di aver visto almeno 10 volte la partita di domenica scorsa (più di una per ogni gol subito) per analizzare a fondo cosa non è funzionato, anche se forse era meglio che fosse proprio la squadra a vedere decine di volte questi orrendi 90 minuti per prendere delle lezioni: in particolare, il manager spagnolo ha parlato di un difensore che “non ha fatto nemmeno un tackle in tutta la partita”. Il nome non è stato rivelato, ma l’impressione è che si tratti di Emerson Boyce, che per tutta la partita s’è fatto prendere alle spalle da Defoe sempre allo stesso modo senza mai provare a far nulla: è la seconda orrenda prestazione del difensore centrale, che era stato penoso anche a Fratton Park (altra sconfitta esterna pesante dei Latics: 4-0 contro il Portsmouth). Come se non bastasse sul piano emozionale quel ko, adesso al DW Stadium arriva il Sunderland, ma soprattutto arriva Steve Bruce, il quale in settimana non ha ricevuto certo dichiarazioni d’amore dal suo ex chairman Dave Whelan, il quale ha dichiarato che l’ex manager dei Latics ha lasciato la squadra con alcuni acquisti subdoli: è davvero un trattamento pessimo che Bruce non merita, visto che proprio con la sua gestione particolare del mercato ha portato al Wigan giocatori eccellenti, garantendo alla squadra stagioni tranquillissime e ottime prestazioni. Il manager del Sunderland meriterebbe davvero tutt’altro trattamento dalla sua ex squadra, viste le grandi cose fatte ai Latics. I Black Cats arrivano a questa trasferta reduci dall’1-0 inflitto all’Arsenal e decisamente al massimo sul piano del morale, anche se devono affrontare un dubbio pesantissimo di formazione: Darren Bent ha un problema agli adduttori che lo mette in dubbio per questo match. In realtà, i medici del Sunderland hanno tirato un sospiro di sollievo visto che il problema è meno grave del previsto, ma la sua presenza non è certa: sarebbe un brutto colpo, anche perché manca ancora Jones per squalifica. Dopo aver giocato due match con il modulo ad una punta, Bruce (sempre in caso di presenza di Bent) potrebbe tornare al 4-4-2, dando una chance da titolare a Campbell, probabilmente anche per sfruttare le incertezze difensive del Wigan: in questo modo, Richardson potrebbe tornare a fare il terzino sinistro, dopo aver deluso (come sempre) da trequartista. Proprio in difesa c’è un recupero importante, quello di Turner che ha scontato una giornata di squalifica e dovrebbe prendere il posto di Mensah. Dopo il disastro del White Hart Lane, è probabile un rimescolamento di uomini nel Wigan, che potrebbe presentare due novità in difesa: Figueroa (che Bruce vorrebbe riacquistare, stavolta per portarlo al Sunderland) dovrebbe riprendersi il posto da titolare al posto di Edman, mentre il disastroso Boyce dovrebbe perdere il posto, con Scharner che dovrebbe arretrare in difesa, nonostante l’austriaco dalle mille pettinature bizzarre abbia dichiarato di non gradire più quel ruolo. In questo modo, potrebbe esserci una chance da titolare per Jordi Gomez per fare il trequartista. Spera in un posto da titolare anche il sudcoreano Cho Won-Hee, che potrebbe rimpiazzare Thomas. Meno probabile (anche se possibile) un posto da titolare per Sinclair al posto di Scotland, con Rodallega che tornerebbe a fare il centravanti come ad inizio stagione.
Wigan (4-2-3-1): Kirkland; Melchiot, Scharner, Bramble, Figueroa; Cho Won-Hee, Diamè; N’Zogbia, Jordi Gomez, Rodallega; Scotland
Sunderland (4-4-2): Fulop; Bardsley, Turner, Da Silva, Richardson; Malbranque, Henderson, Cana, Reid; Bent, Campbell

West Ham-Burnley: Secondo “derby Claret & Blue” consecutivo per il Burnley, che dopo aver pareggiato 1-1 in casa contro l’Aston Villa adesso va a far visita al West Ham, approdando ad Upton Park per provare a rinverdire i tempi di Grease: i Clarets infatti non vincono un match ufficiale contro gli Hammers dal 3-2 del Turf Moor del Settembre del 1978, ovvero quando il film con John Travolta e Olivia Newton John iniziava a spopolare in Inghilterra. Hanno modo e motivo di ballare di gioia i tifosi del Burnley, visto che la squadra sta facendo parecchio bene anche in Premier League, come testimoniato dall’ottimo 11esimo posto in classifica: Owen Coyle sa però che per ottenere una salvezza tranquilla è importante migliorare il rendimento esterno e allora chiede ai suoi la prima vittoria stagionale lontano dal Turf Moor. Parecchio preoccupante la situazione di classifica del West Ham, che è fuori dalla zona retrocessione soltanto per una migliore differenza reti e che naviga in una situazione di grave incertezza: si spiega anche così il doppio vantaggio sciupato già nel primo tempo nell’ultimo match contro l’Hull City, quando gli Hammers andarono all’intervallo addirittura sotto nel punteggio. A far preoccupare i tifosi sono anche le statistiche, visto che gli Hammers hanno ottenuto appena 11 punti dopo 13 partite, proprio come nella stagione 2002/03, quando poi subirono la retrocessione in Championship. Oltretutto, c’è aria di crisi in società, con la proprietà che sembra incapace di ripianare i debiti (e con Nani che acquista Savio per 10 milioni di pounds per poi regalarlo dopo pochi mesi è difficile riuscirci), tanto che secondo qualche media inizia a sorgere il cupo rischio dell’ingresso in amministrazione controllata, che porterebbe anche ad una penalizzazione di 10 punti e quindi ad una situazione ulteriormente nera: pare che il giorno chiave per risolvere la questione sia l’11 Dicembre, dove potrebbe capirsi molto sul futuro di questa società. Gianfranco Zola (che con il già citato Nani è in continuo litigio: non ha certo tutti i torti) deve così affrontare una grande pressione e provare a riportare la squadra a risultati sul campo, anche se dovrà affrontare questo importantissimo match senza un elemento fondamentale come Matthew Upson, alle prese con un problema agli adduttori: al suo posto dovrebbe giocare Gabbidon, che già aveva giocato da titolare contro l’Hull City anche se da terzino sinistro. Il 30enne dovrebbe affiancare Da Costa, nonostante Tomkins sia pronto al rientro dopo l’infortunio. Rientra dal problema all’anca anche Diamanti, il quale però dovrebbe ancora andare in panchina, visto che finora Zola è soddisfatto dal rendimento di Franco. Sulla via del rientro anche Kieron Dyer, che però non dovrebbe trovare neanche posto in panchina. Il Burnley dovrebbe presentare lo stesso undici titolare per il quinto match consecutivo, visto che Coyle sembra fidarsi di questo 4-2-3-1 su cui s’è rifugiato dopo i pesanti infortuni di Paterson e McCann, due titolari fissi nel solito 4-1-4-1: entrambi potrebbero essere di ritorno verso Natale e allora lì probabilmente rivedremo il Burnley con il solito modulo. Ormai definitivamente relegato in panchina è Nugent, che ha fallito l’occasione quando gli si sono aperte le porte di un posto da titolare. Potrebbe essere un match ricco di gol se si pensa ai precedenti: i 74 match ufficiali tra le due squadre vedono la media di 3,4 gol a partita.
West Ham (4-4-2): Green; Faubert, Gabbidon, Da Costa, Ilunga; Behrami, Collison, Parker, Stanislas; Cole, Franco
Burnley (4-2-3-1): Jensen; Mears, Carlisle, Caldwell, Jordan; Bikey, Alexander; Eagles, Elliott, Blake; Fletcher

Portsmouth-Manchester United: In settimana è arrivato dopo 13 giornate il primo esonero in Premier League e a perdere il posto è stato Paul Hart, sorpreso dalla velocità con cui si sono evolute le cose alle sue spalle, con il Portsmouth che sembrava in leggera ripresa in campo (nonostante gli errori commessi durante le partite fossero ancora tanti) ma con la società che ha deciso comunque di cambiare il manager. Il 56enne non l’ha certo presa bene, soprattutto considerando come ha operato il club, prima affiancandogli a sua insaputa Avram Grant come direttore tecnico per poi farlo direttamente fuori e assegnare all’israeliano il ruolo di manager: la tattica ricorda molto quella che fu operata dal Chelsea, che ingaggiò Grant ad insaputa di Mourinho (che la prese malissimo, tanto da utilizzare l’israeliano come “schiavetto” durante gli allenamenti, facendogli portare le casacche, i palloni quasi da magazziniere) per poi portarlo in panchina per esonerare il portoghese. Con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così, Grant è tornato in sella, dopo la tanto malignata esperienza al Chelsea: si dice che di fatto a Stamford Bridge fosse lì unicamente come presenza (e che bella presenza) dato che a fare tutto erano Ten Cate e Steve Clarke (adesso assistente di Zola al West Ham), con l’israeliano che spera di riuscire a prendersi qualche rivincita a Fratton Park. Il modo in cui la società lo ha ingaggiato non è l’unica coincidenza ripetuta della carriera di Avram Grant, visto che torna in sella proprio contro il Manchester United, la squadra contro la quale aveva iniziato (0-2 ad Old Trafford) e finito (sconfitta ai rigori nella finale di Champions League) la sua esperienza da manager del Chelsea: i dubbi su quanto possa fare l’israeliano in una situazione del genere sono davvero tanti. Il Manchester United affronta questa trasferta con la volontà di rifarsi del ko interno subito dal Besiktas in Champions League, match in cui in verità Ferguson ha presentato tante riserve. Di fatto, gli unici confermati dell’undici titolare sceso mercoledì sera dovrebbero essere tre difensori, i due centrali Wes Brown e Vidic (di fatto gli unici a disposizione, visti gli infortuni di Jonny Evans e O’Shea) e il terzino Rafael Da Silva, che si gioca il posto di terzino destro con Gary Neville: il brasiliano aveva giocato da terzino sinistro contro il Besiktas, ma naturalmente a Fratton Park tornerà Evra. Ferguson ha dato un turno di riposo a tanti titolari, con il centrocampo che dovrebbe tornare quello sceso in campo sabato scorso contro l’Everton, mentre in avanti sembra probabile il ritorno di Berbatov, che ormai ha messo alle spalle il problema che lo ha tenuto da parte per le ultime partite. Difficile da decifrare la formazione del Portsmouth, visto che bisognerà capire se Grant vorrà proseguire sulla strada e sul modulo (4-3-1-2) tracciati da Hart o se vorrà cambiare le carte in tavola mettendoci qualcosa di suo. Le uniche indicazioni che sembrano probabili riguardano il possibile ritorno da titolare di Piquionne al posto di Kanu per affiancare Dindane in avanti, mentre per il resto le cose appaiono incerte, tanto che giocatori indisponibili negli ultimi tempi come Utaka o Bouba Diop possono sperare di guadagnare un posto da titolare. Quasi certa l’assenza tra i pali di David James, che dovrebbe lasciare spazio ad Ashdown, anche se sembra esserci un ballottaggio con Begovic.
Portsmouth (4-3-1-2): Ashdown; Ben Haim, Kaboul, Wilson, Hreidarsson; Michael Brown, Mullins, O’Hara; Boateng; Piquionne, Dindane
Manchester United (4-4-2): Van der Sar; Rafael Da Silva, Wes Brown, Vidic, Evra; Valencia, Fletcher, Carrick, Giggs; Berbatov, Rooney

Blackburn-Stoke City: Giornata particolare ad Ewood Park, visto che il Blackburn ha organizzato il “Ladies’ Day”, ovvero una giornata particolare dedicata alle tifose di sesso femminile che avranno la possibilità di essere accolte con onori vari, un tentativo anche di avvicinare le donne alla squadra: paradossalmente, questa giornata arriva per un match che si preannuncia particolarmente maschio, visto che si affrontano due delle squadre più fisiche del campionato. Sarà allora un match molto inglese, giocato principalmente sulla forza, tra due squadre che arrivano a questo match abbastanza in fiducia, nonostante il Blackburn sia reduce dal 3-0 subito dal Fulham. I Rovers cercano però il quinto successo interno consecutivo in campionato, un successo eventuale che potrebbe anche portare la squadra nella prima metà di classifica. E’ ottimo il momento dello Stoke City, che occupa la nona posizione in classifica e ha ottenuto cinque punti in più rispetto alla scorsa stagione: nonostante ciò, qualche tifoso è deluso dalla lentezza con cui sta avvenendo il “cambio di stile” promesso al momento dell’arrivo di Tuncay Sanli, quando sembrava che alla grande fisicità tanto cara a Pulis potesse anche unirsi una ricerca di un gioco più tecnico rispetto a quanto visto la scorsa stagione. Invece il fatto che il turco non sia mai partito da titolare in campionato e abbia fatto grande fatica a trovare spazio anche dalla panchina è visto da molti come il segno di un’evoluzione molto più lenta di quanto sperato: nonostante i risultati allora qualche tifoso critica Pulis di chiedere ai calciatori di adattarsi al suo gioco invece di esser lui ad adattare lo stesso gioco alle qualità dei calciatori. Di certo, criticare un manager che sta ottenendo questi risultati è piuttosto difficile. Pulis potrebbe presentare un paio di cambi di formazione rispetto all’undici che ha battuto il Portsmouth (faticando parecchio): a centrocampo potrebbe rientrare Whelan dal suo problema all’inguine e dovrebbe prendere il posto di Salif Diao. Un altro cambio arriverà in difesa, dove Abdoulaye Faye è pronto a rientrare dalla squalifica di una partita per affiancare Shawcross al centro, con Huth a tornare a fare il terzino destro e Wilkinson destinato alla panchina, nonostante la prestazione espressa contro il Portsmouth fosse probabilmente la sua migliore in Premier League. Per il resto, c’è qualche possibilità di ritorno da titolare per Lawrence, il cui ingresso in campo contro il Portsmouth ha migliorato il gioco di una squadra che era in grande difficoltà in fase offensiva. Non è più in rosa invece Tom Soares, acquistato nell’estate 2008 ma incapace di trovare spazio tra i Potters e ceduto in prestito per un mese allo Sheffield United. Il Blackburn sarà ancora senza il manager Sam Allardyce, che proprio in giornata si sta sottoponendo ad un’operazione al cuore: il suo vice Neil McDonald dovrebbe presentare la squadra con il 4-4-2, con qualche dubbio in attacco dove Di Santo è apparso disastroso contro il Fulham e potrebbe anche perdere la maglia da titolare. Pronti a rientrare dopo i rispettivi acciacchi sono Givet ed Emerton, che dovrebbero prendere il posto di Jacobsen e del pessimo Grella. Intoccabile invece David Dunn, le cui eccellenti prestazioni stanno davvero trascinando i Rovers.
Blackburn (4-4-2): Robinson; Chimbonda, Samba, Nelsen, Givet; Emerton, Andrews, Dunn, Diouf; Roberts, McCarthy
Stoke City (4-4-2): Sorensen; Huth, Shawcross, Abdoulaye Faye, Collins; Delap, Whitehead, Whelan, Etherington; Beattie, Fuller

Manchester City-Hull City: Al City Of Manchester Stadium si ritrovano di fronte due manager continuamente nel mirino della critica e che più volte si trovano ad affrontare le ironie dei tifosi. Questo terreno di gioco riporta alla mente uno degli episodi più incredibili della scorsa stagione, successo nel Boxing Day: l’Hull City infatti fu preso a pallate dal Manchester City e andò all’intervallo sotto di quattro gol, con Phil Brown che ebbe la brillantissima idea di richiamare la squadra in mezzo al campo e di fare la ramanzina ai giocatori davanti ai tifosi e all’intero pubblico, gesto che attirò le ironie di tifosi e comici inglesi. Oltretutto, secondo molti questo gesto diede l’inizio al crollo dei Tigers in campionato, visto che molti giocatori la presero la male e da quel momento la squadra ne azzeccò pochissimo, calando in classifica fino a rischiare seriamente la retrocessione, ottenendo la salvezza quasi per miracolo più che per meriti reali. Adesso però l’Hull City arriva a questa trasferta con il morale ben più alto, visto che il brutto inizio di stagione è stato un po’ sistemato dalle tre partite interne consecutive, nelle quali la squadra ha portato ben 7 punti: il gioco continua a non apparire brillantissimo, però questi punti permettono ai Tigers di respirare in classifica e di affrontare questa trasferta con la fiducia che manca al Manchester City, collettivo che s’è sciolto pesantemente nelle ultime giornate soprattutto per l’incapacità di esser squadra. Le prestazioni offerte dell’undici di Mark Hughes sono davvero incolori e spesso puntate a cercare l’azione individuale (non certo caratteristiche da grande squadra quale vorrebbe essere il City), contornate anche da errori difensivi imbarazzanti: si spiega così la serie di sei pareggi consecutivi in campionato, serie che i Citizens sperano di fermare in questo match. I tifosi sembrano ormai aver piene le tasche di un manager che mai hanno amato come Hughes (e non soltanto per il suo passato da splendido centravanti dei cugini del Manchester United), ma l’impressione è che il gallese possa rimanere in panchina almeno fino a fine stagione, il che non è detto che sia un segnale positivo per i Citizens. Per il match contro i Tigers potrebbe esserci il rientro del brasiliano Robinho, il quale ha giocato solo le prime due partite di campionato per poi fermarsi per una frattura da stress alla caviglia: anche questa non è detto che sia una notizia positiva per il Manchester City, visto l’egoismo dell’ex Real Madrid e visto che verosimilmente andrebbe a togliere spazio a Craig Bellamy, ovvero il migliore della squadra in questo inizio di stagione (alla pari di Given). Oltretutto, il brasiliano continua a fare le bizze per lasciare la squadra e una sua presenza in campo potrebbe essere un ulteriore elemento di squilibrio, come se il Manchester City non ne avesse già abbastanza. In dubbio Kolo Tourè, il quale da quando è al City Of Manchester Stadium ha sempre avuto tanti problemi fisici, un po’ come gli era successo lo scorso anno: per questo motivo probabilmente Wenger ha preferito tenere Gallas e non l’ivoriano quando ormai era chiaro che i due erano entrati ai ferri corti. Probabile il ritorno nell’undici titolare di Tevez, anche se hanno fatto sorridere (e ridere) le dichiarazioni di Hughes che vuole l’argentino come uomo “di impatto” partendo dalla panchina: peccato che Tevez abbia lasciato stizzito e critico il Manchester United proprio perché faceva tanta panchina. L’Hull City dovrebbe confermare il 4-4-1-1 che ha permesso di superare l’Everton, con l’ex di giornata Geovanni che dovrebbe partire da titolare alle spalle di Altidore nonostante Fagan abbia recuperato dal suo problema fisico. Dovrebbero esserci comunque due novità di formazione: contro l’Everton Brown ha preferito dare un turno di riposo a Bullard anche per preservarlo fisicamente ma l’ex Fulham dovrebbe tornare dal primo minuto, mentre in difesa dovrebbe tornare da titolare il terzino Mendy, che ha saltato il match di mercoledì sera per squalifica.
Manchester City (4-4-2): Given; Zabaleta, Tourè, Lescott, Bridge; Wright-Phillips, Ireland, Barry, Bellamy; Adebayor, Tevez
Hull City (4-4-2): Duke; Mendy, Zayatte, Gardner, Dawson; Garcia, Marney, Bullard, Hunt; Geovanni; Altidore

Fulham-Bolton: Il Fulham ospita il Bolton cercando la quarta vittoria interna consecutiva in campionato, con la squadra che ha ritrovato grande fiducia dopo un avvio un po’ tentennante e che sta ritrovando il ritmo giusto: l’impressione è che i Cottagers abbiano trovato ormai una certa stabilità e che siano destinati ad un’altra stagione di grande tranquillità, visto anche che il bottino di punti ottenuto fin qui (18 punti in 13 partite) è identico a quello della scorsa stagione, nonostante quest’anno ci siano in più gli impegni europei da affrontare. L’ambiente però è in grande fiducia, che aumenta ulteriormente dopo che in settimana sono arrivati due importantissimi rinnovi contrattuali, quello del difensore centrale Hangeland e quello del manager Roy Hodgson, due artefici importanti della crescita enorme del Fulham in campo e in panchina. Se Hodgson è attorniato da una vera e propria adorazione dei tifosi, non si può dire lo stesso per il suo avversario di giornata Gary Megson, la cui posizione è tornata in serio pericolo, tanto che secondo qualcuno la sua panchina potrebbe saltare in caso di risultato negativo al Craven Cottage: d’altronde i risultati parlano chiaro, con il Bolton che ha perso le ultime tre partite di campionato segnando appena un gol e subendone 11, ritrovandosi così in zona retrocessione. Per questa trasferta Megson dovrebbe tornare al 4-1-4-1, il modulo con il quale sono arrivati i risultati migliori in questa stagione ma che era stato abiurato per dare spazio all’imbarazzante Elmander: a fungere da interni dovrebbero essere Gardner e Cohen, con il primo che sembra dover recuperare da un problemino al polpaccio mentre l’israeliano sembra pronto al rientro dopo aver saltato il match contro il Blackburn per un problema all’inguine. Dovrebbe recuperare anche Samuel da un colpo subito nel match contro i Rovers. Potrebbero esserci problemi in attacco per il Fulham, visto che appare in dubbio la presenza del centravanti Bobby Zamora, che ha accusato un problema all’inguine nel match infrasettimanale (tra l’altro, anche questo contro il Blackburn) e potrebbe restare fuori: Hodgson spera di recuperare Andy Johnson (tornato ad allenarsi negli ultimi giorni), ma è più probabile che in caso di assenza di Zamora a fare la seconda punta possa essere Dempsey, il quale tra l’altro è in grande forma realizzativa visto che ha segnato cinque gol nelle ultime cinque partite di campionato. In questo modo a fare l’ala sinistra potrebbe essere Gera, che ha affrontato quattro volte in campionato il Bolton, mettendo a segno ben tre gol. Intanto il difensore Toni Kallio e stato ceduto in prestito allo Sheffield United per un mese.
Fulham (4-4-2): Schwarzer; Pantsil, Hughes, Hangeland, Konchesky; Duff, Greening, Baird, Gera; Nevland, Dempsey
Bolton (4-1-4-1): Jaaskelainen; Ricketts, Cahill, Knight, Samuel; Muamba; Lee Chung-Yong, Cohen, Gardner, Taylor; Kevin Davies


14a giornata Premier League:

Sabato 28 Novembre:

ore 16.00
Blackburn-Stoke City
Fulham-Bolton
Manchester City-Hull City
Portsmouth-Manchester United
West Ham-Burnley
Wigan-Sunderland

ore 18.30
Aston Villa-Tottenham

Domenica 29 Novembre:

ore 13.00
Wolverhampton-Birmingham City

ore 14.30
Everton-Liverpool

ore 17.00
Arsenal-Chelsea


Classifica Premier League (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):

1 Chelsea 33 (13; +25)
---------------------------------------------------------------------------
2 Manchester United 28 (13; +14)
3 Arsenal 25 (12; +21)
---------------------------------------------------------------------------
4 Tottenham 25 (13; +14)
---------------------------------------------------------------------------
5 Aston Villa 22 (13; +8)
---------------------------------------------------------------------------
6 Manchester City 21 (12; +7)
7 Liverpool 20 (13; +9)
8 Sunderland 20 (13; +2)
9 Stoke City 19 (13; -2)
10 Fulham 18 (13; +2)
11 Burnley 17 (13; -10)
12 Blackburn 16 (13; -12)
13 Birmingham City 15 (13; -3)
14 Everton 15 (13; -6)
15 Hull City 15 (14; -14)
16 Wigan 14 (13; -17)
17 West Ham 11 (13; -4)
---------------------------------------------------------------------------
18 Bolton 11 (12; -11)
19 Wolverhampton 10 (13; -14)
20 Portsmouth 7 (13; -9)


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