Nelle altre partite del sabato, il Liverpool fatica ancora nel gioco ma riesce in qualche modo a vincere, mentre il Wolverhampton ringrazia i disastri difensivi dell’Hull City
Fulham-Aston Villa 0-2: Diventa nerissimo il momento del Fulham, che dopo le quattro sconfitte esterne perde anche in casa e arriva al quinto ko di fila, iniziando a vedere la propria posizione molto meno tranquilla anche perché questa serie è dovuta ad una brillantezza preoccupantemente calata, ad una condizione di forma decisamente scarsa e a tanti infortuni che tolgono ad Hodgson uomini chiave. La dimostrazione dei malesseri dei Cottagers si ha nel primo tempo contro l’Aston Villa, che dopo quattro partite senza riuscire ad andare a segno riesce a ritrovarsi dimostrandosi assolutamente più in palle degli uomini di Hodgson: le difficoltà realizzative però vengono confermate, perché pur giocando benissimo, pur dominando, pur arrivando sempre prima nei palloni 50:50, per 40 minuti gli ospiti non creano opportunità chiare da rete e quasi sprecano un dominio evidente andando all’intervallo a reti inviolate. Per loro fortuna, arriva l’uno-due di Agbonlahor a quantificare il tutto, ma davvero i Villans devono concretizzare maggiormente per insidiare il quarto posto. Arriva dal campo comunque una risposta importante, con un primo tempo giocato benissimo, con enorme dinamicità, grande aggressività e tante buone iniziative, specialmente sulla fascia sinistra dove Milner appoggia e dove Luke Young spinge molto bene: proprio il terzino ex Tottenham tocca orizzontale verso l’area regalando una grande chance per Petrov, che però da ottima posizione spreca mandando alto. Il Fulham è in balia, non riesce ad essere all’altezza dell’avversario a centrocampo, non riesce a far gioco e oltretutto perde nuovamente Simon Davies, che esce dopo una ventina di minuti per infortunio nel giorno del suo rientro da titolare. L’unica chance arriva su lancio lungo di Baird (che azzecca solo questo in tutto il match) che pesca Zamora su sbavatura di Collins, ma Cuellar arriva benissimo per sporcare il tiro dell’attaccante. E’ un finale di tempo da incubo per Brede Hangeland, che deve proporsi in un semplice disimpegno ma incredibilmente regala rimessa laterale in zona offensiva: sulla battuta Petrov è liberissimo per crossare, Smalling stacca male sotto gli occhi del suo futuro manager Alex Ferguson e Agbonlahor trova l’incornata perfetta per non dare scampo a Schwarzer, tornando al gol che mancava dall’11 Dicembre, ovvero dal gol vittoria realizzato ad Old Trafford proprio al Manchester United di Ferguson. Non finisce qui, perché su tocco verticale di Cuellar Hangeland ne combina un’altra, andando dalla parte sbagliata a chiudere su Agbonlahor e venendo infilato centralmente, dove il cattivo posizionamento del norvegese lascia un’autostrada all’attaccante: Agbonlahor ne approfitta pescando l’angolo lontano di precisione e trovando lo 0-2. Nella ripresa il Fulham prova a darsi una scossa, iniziando ad essere più aggressivo a centrocampo e a dominare le operazioni, anche perché è questa la volontà dell’Aston Villa, ovvero coprirsi e far giocare gli avversari per provare a pungere in contropiede. I Cottagers fanno meglio, ma non riescono a creare grandi occasioni da rete, anche per l’ottima prestazione difensiva dei Villans: Collins concede qualche imperfezione, ma gli altri tre difensori Cuellar, Dunne e Luke Young giocano alla grande. I Villans così si riescono a rilanciare in classifica, togliendo tranquillità al Fulham. O’Neill nel frattempo concede al difensore Shane Lowry la possibilità di giocare andando a cederlo in prestito al Leeds.
Migliore in campo: Gabriel Agbonlahor (Aston Villa)
Liverpool-Bolton 2-0: Nonostante Benitez faccia di tutto per abbattere il Liverpool, nonostante prestazioni di una mediocrità allucinante, il quarto posto è ancora lì vicinissimo e assolutamente a portata di mano del Liverpool, che dopo l’ennesima brutta prestazione contro il Bolton ottiene un fortunoso 2-0 e si riporta ad un punticino dalla zona Champions League, un vero e proprio miracolo che però evidenzia come le avversarie dirette tutto facciano meno che correre e quindi mantengono in vita le speranze dei Reds. I problemi però rimangono tutti e in particolare il primo tempo visto contro il Bolton stanno lì a dimostrarlo, con la squadra che ha tanto possesso di palla (anche perché l’atteggiamento difensivo dei Trotters glielo concede) ma che davvero non riesce a trovare una minima qualità, proponendo ai tifosi una manovra macchinosa e tantissimi tocchi sbagliati: vedere il Liverpool giocare così ma ancora favorito nella lotta per il quarto posto non è certo il migliore spot per la qualità tecnica della Premier League, anzi guardando questo fattore si pensa ad uno dei campionati peggiori del mondo. Coyle piazza una marcatura a uomo di Muamba per Gerrard che però è in scarsa condizione di forma e si tiene da solo fuori dalla partita, ma soprattutto sono allucinanti i primi 20 minuti di Alberto Aquilani, l’erede di Xabi Alonso che sembra incapace di azzeccare un passaggio che fosse uno: poi l’italiano si riesce a scuotere, ma davvero vedendolo giocare in quei primi 20 minuti si capisce perché non sia titolare in questa squadra e gli venga quasi sempre preferito nientemeno che Lucas Leiva. Si ha sempre più l’impressione che quei 20 milioni di pounds siano stati regalati alla Roma. E’ un Liverpool terribile che rischia la giusta punizione: Lee Chung-Yong prende il tempo ad Insua sulla trequarti e taglia benissimo in serpentina superando Skrtel e Carragher, l’azione diventa meravigliosa visto che salta anche Reina ma sull’appoggio a porta sguarnita è miracoloso l’intervento di Kyrgiakos sulla linea a salvare il Liverpool, a negare al sudcoreano un gol straordinario. Nonostante la pochezza della prestazione, il Liverpool trova il vantaggio: Riera è bravo ad allargare sulla sinistra per la puntuale avanzata di Insua che crossa lungo, Aquilani riesce a tenere in campo il pallone con il colpo di testa per Kuyt, che da pochi passi cicca totalmente il tiro ma in modo fortunoso riesce a mandarlo in rete per il beffardo gol dell’1-0. Rotto il piano di difesa e contropiede, il Bolton prova a farsi più aggressivo, riesce a guadagnare metri ma non riesce a giocare con qualità e incisività, tanto che per la difesa del Liverpool non ci sono pericoli una volta trovato il vantaggio: fine e preziosa la regia di Mark Davies, che fa quello che dovrebbe fare Aquilani servendo con puntualità i giocatori in maglia rossa, davvero tremendo. Tremendo come David N’Gog: Riera (il migliore tra i quattro elementi offensivi del Liverpool) crossa da sinistra per Gerrard che calcia da centro-area, Jaaskelainen respinge e il pallone diventa comodo per il tap-in di N’Gog, che in maniera tremenda zappa il pallone e lo manda sull’incrocio dei pali, sbagliando un appoggio incredibile. Persino Afonso Alves avrebbe segnato. Per chiudere il match ci vuole allora un nuovo gol unicamente fortunoso: corner respinto che arriva sui piedi di Insua che cerca la conclusione, è totalmente sballata ma Kevin Davies la tocca per mandare alle spalle di Jaaskelainen, realizzando l’autogol del 2-0. Reduce da prestazioni sconfortanti, Insua trova un’ottima risposta giocando davvero una bella partita, risultando l’unico (forse con Riera) a mostrare vera qualità da grande squadra in questo pomeriggio grigio ma con tre punti trovati. Di risolto però non c’è nulla.
Migliore in campo: Emiliano Insua (Liverpool)
Hull City-Wolverhampton 2-2: Viste le enormi difficoltà delle due squadre per andare a segno in questo campionato, si prevede un match da Under e con poche emozioni al KC Stadium, ma invece va in scena una partita piuttosto aperta, parecchio divertente con quattro gol e con diverse occasioni da rete. E’ uno scontro diretto importantissimo per la zona della salvezza che vede le due squadre dividere la posta e non riuscire ad allontanarsi dalla zona retrocessione, confermando però di avere qualche difficoltà. L’Hull City scende in campo con il 4-4-2, con Zaki in panchina e a sorpresa a centrocampo l’esordio in Premier League per il 19enne Tom Cairney, per una squadra che cerca il solito gioco fatto di tanta corsa nella speranza che di fisico i due attaccanti riescano a trovare lo spunto giusto. Il Wolverhampton risponde confermando il pessimo 4-1-4-1 voluto da McCarthy, che oltretutto ha la brillante idea di togliere l’unico centrocampista creativo come Milijas e inserire David Jones. E’ una tattica che vuole un atteggiamento difensivo che subito viene bucata dai Tigers: Altidore lavora benissimo il pallone per Vennegoor Of Hesselink che ha lo spazio per il tiro di sinistro dal limite trovando perfettamente l’angolo e il gol dell’1-0. Allora i Wolves devono giocare più aperti, andando di tanto in tanto al tiro e soprattutto guadagnando qualche corner in successione, ma non regalando nulla di particolarmente interessante sul piano del gioco, con i tifosi ospiti che continuano la loro “guerra fredda” nei confronti del manager mostrando la loro totale insoddisfazione nel vedere Doyle ancora unica punta e cantando “four four two”, consiglio non disprezzabile: le tattiche di McCarthy sono un’ulteriore zavorra per una squadra che già di suo ha tante difficoltà. L’Hull City trova discreti spunti offensivi, difende tranquillo e va all’intervallo con la convinzione di poter mantenere facilmente il vantaggio. In avvio di ripresa però i Tigers combinano il disastro: Hunt tiene in campo un pallone per evitare la rimessa laterale ma lascia un’autostrada per Zubar, vista la qualità tecnica mostrata dal difensore in questo match non è neanche un dramma così grave se non fosse che sul suo cross prevedibilissimo di sinistro c’è Gardner a fare la frittata, andando ad un liscione clamoroso con il sinistro creando una traiettoria disastrosa all’indietro per infilare il proprio portiere Myhill e trovare il comico autogol. Neanche il tempo di annotare il risultato che su un pallone destinato a spegnersi dentro l’area Zubar sceglie di mettere le mani addosso ad Altidore e lo affossa, causando in modo inguardabile un calcio di rigore davvero gratis: l’Hull City ha fatto una partita a tuffarsi, ma questo non è un tuffo e il rigore ci sta. Dal dischetto va Stephen Hunt che batte il suo ex compagno di squadra al Reading Hahnemann e infila la squadra che in questa finestra di mercato ha fatto tre offerte per averlo, per il gol del 2-1. La difesa dell’Hull City però è del tutto incerta, non riesce a liberare due o tre volte una situazione comoda e permette ai Wolves l’attacco continuato, Foley va al cross da destra che scorre sul secondo palo per Jarvis, tiro radente leggermente deviato da McShane che si infila nell’angolo lontano e vale il gol del 2-2. L’Hull City paga una difesa colabrodo, ma il Wolverhampton continua a non convincere in nessuna fase di gioco: i Wolves devono crescere vertiginosamente se vogliono salvarsi.
Migliore in campo: Matthew Jarvis (Wolverhampton)
Birmingham City-Tottenham 1-1: Nonostante una certa superiorità mostrata nel corso dei 90 minuti, il Tottenham non riesce ad andare oltre al pareggio a St Andrew’s e lascia per strada altri due punti a portata di mano, punti che rischiano di essere incredibilmente rimpianti a fine stagione nel corso della corsa per il quarto posto: in partite come queste si vede che manca ancora qualcosa sul piano della maturità generale per fare il reale salto di qualità, per essere realmente squadra da quarto posto. Nonostante una prestazione carente sul piano della qualità (ma contro il Birmingham City è un discorso che viene fatto per tutte le squadre), gli Spurs avevano in mano i tre punti ma con un pessimo errore difensivo al 91’ minuto lascia per strada questi due punti, per la rabbia di Harry Redknapp. Non è una partita esaltante, con tanti errori grossolani sul piano tecnico e anche tanti errori terribili in fase conclusiva le rare volte in cui le due squadre riescono ad aprire le difese avversarie, soprattutto quelli del Birmingham City con Chucho Benitez decisamente sprecone: guardando questa prestazione offensiva, si capisce perché McLeish è alla disperata ricerca di un attaccante, che potrebbe arrivare proprio dagli Spurs visto il forte interessamento per Roman Pavlyuchenko, non andato in panchina per un presunto infortunio. Nel frattempo l’esterno Gary McSheffrey è approdato in prestito al Leeds. E’ una partita poco brillante ma è evidente una superiorità del Tottenham a centrocampo, con Palacios che domina decisamente contro Ferguson e Bowyer, ben appoggiato anche da Huddlestone: le migliori azioni del Tottenham si sviluppano con le aperture degli attaccanti sulla fascia destra per Bentley, molto vivace e capace di mettere in costante difficoltà Ridgewell. Proprio in questo modo gli Spurs creano un’ottima occasione da rete, con Bentley che stringe verso l’area e fa arrivare il pallone per Modric, che però spara maluccio la conclusione bassa e manda il pallone a sfiorare il palo, quando avrebbe dovuto far meglio: non eccezionale la prestazione del croato, in una fascia sinistra che poteva essere un’importante fonte per la squadra di Redknapp vista la positività della prestazione di Gareth Bale, che sta approfittando abbastanza bene della continuità di presenze da titolare che gli è arrivata dopo l’infortunio di Assou-Ekotto. McLeish è infuriato perché il Birmingham City gioca malissimo (il che vuol dire che gioca peggio del solito) e soprattutto non riesce a sfruttare le poche occasioni in cui apre la difesa, con Christian Benitez che tira sempre peggio, incartando dei regali per Gomes. Nella ripresa la squadra di McLeish si innervosisce anche e inizia a difendere meno bene, fino a subire il gol dello svantaggio: buonissima avanzata di Bale che crossa dentro cercando probabilmente la girata al volo di Crouch, il quale invece vuole toccare di testa anche un pallone ad altezza terra e in modo molto fortunoso riesce a prolungare con la schiena, il pallone finisce su Defoe che spara di potenza col sinistro finalmente da attaccante concreto (cosa che in questo mese non è stato) e non lascia alcuna chance ad Hart. Il Birmingham City si getta in avanti, ma il Tottenham sembra tranquillo, sia perché i Brummies non hanno idee, sia perché quando il pallone arriva a Benitez lo spreco è assicurato: l’ecuadoregno sbaglia tantissimo, tenendo fede al proprio cognome. Al 91’ però i padroni di casa trovano l’insperato pareggio: cross di McFadden a giro, sul secondo palo Jerome trova la sponda orizzontale verso il lato opposto dove Ridgewell si trova solissimo e al volo col sinistro da due passi trova l’appoggio e il gol del pareggio. Intelligente il difensore ad inserirsi, pessimo davvero Corluka nella totale assenza di reattività, visto che era lui che doveva seguire il goalscorer ma rimane del tutto fermo: errore che costa due punti chiave. Grandissima delusione per Redknapp, che nel frattempo ha messo a segno un nuovo acquisto ed è l’ennesimo cavallo di ritorno in casa Spurs, ovvero l’ennesimo calciatore ceduto e poi riacquistato in queste ultime stagioni e quasi tutti dal Portsmouth: torna infatti il 24enne difensore centrale Younes Kaboul, la cui prima esperienza a White Hart Lane era stata terrificante.
Migliore in campo: Gareth Bale (Tottenham)
Wigan-Everton 0-1: Probabilmente la partita più divertente del sabato di Premier League è quella del DW Stadium, decisa solo nel finale ma che ha visto in campo due squadre capaci di regalare sprazzi di buon gioco. Secondo ko consecutivo per il Wigan che continua la sua pessima corsa e continua a rimanere eccessivamente vicino alla zona retrocessione: alla squadra di Martinez non manca certo la qualità nell’azione, con i vari N’Zogbia e Rodallega sempre vivaci e adesso affiancati anche da McCarthy (opaco però in questo match), ma davvero sono raccapriccianti in fase di finalizzazione, con Jason Scotland che fa bene il gioco di fisico e di sponda ma che quando deve andare al tiro è assolutamente tremendo. Servirebbe assolutamente un centravanti dal mercato estivo, centravanti promesso ma che al momento sembra non arrivare: ad esser pronto è un ottimo acquisto come quello del talentino Victor Moses del Crystal Palace per 2,5 milioni di pounds, ma il problema dell’attacco rischia di non esser risolto e sarebbe un nuovo errore gravissimo di Roberto Martinez, che nella sua prima esperienza in Premier League di errori ne sta commettendo tanti. Continua la scalata dell’Everton, che ottiene la terza vittoria consecutiva e tutto sommato lo fa con merito, visto che ha tenuto continuamente in mano il gioco a centrocampo, mostrando più vigoria e più dinamismo, mancando giusto di un pizzico di creatività negli ultimi metri, con Donovan in particolare che non è vivace come nelle precedenti apparizioni. E’ però l’Everton a fare la partita, con Saha a muoversi tantissimo creando mille problemi alla difesa avversaria, anche se non riesce a trovare lo spunto giusto per calciare pericolosamente in prima persona. Il Wigan gioca male nei primi 20 minuti, ma poi cresce risultando pericoloso soprattutto in contropiede: Rodallega apre benissimo lanciando a rete Scotland, che entra in area defilato sul centro-sinistra ma è solo davanti al portiere ed è imperdonabile la sua conclusione terribile con il sinistro, con il pallone che esce con traiettoria totalmente sballata. Davvero un errore tremendo per un attaccante e si spiega qui il motivo dei suoi zero gol in Premier League. Saha ha solo una grande occasione da rete e la sfrutta bene incornando di potenza sul cross da sinistra di Pienaar, ma trova un grande intervento di Stojkovic ad impedire che il pallone entri sotto la traversa. Saha poi si incunea sulla sinistra dell’area su un pallone in verticale, Caldwell si allaccia a lui e lo butta giù: grandi proteste per un rigore che sembra esserci, ma il pessimo arbitro Probert non lo concede. Continua ad essere vivace la ripresa, con il Wigan a ripartire bene ma a non pungere negli ultimi metri e con l’Everton a spingere di fisico e a provare a sfondare, trovando però sempre qualcosa che va storto, come il gol di Fellaini annullato per fuorigioco dubbio. Il match si decide però all’84’: su corner da sinistra la difesa del Wigan ha la brillante idea di lasciare solo Cahill, che come suo solito stacca altissimo e schiaccia benissimo il colpo di testa, risultando come sempre mortifero in queste situazioni e trovando il gol della vittoria. Il Wigan sa che questa sconfitta può essere pesantissima e va all’assalto: una respinta della difesa viene controllata da N’Zogbia che al limite mette giù e calcia bene con il destro, ma trova la traversa e l’Everton si salva. E’ però una vittoria che la squadra di Moyes merita davvero.
Migliore in campo: Tim Cahill (Everton)
Risultati 24a giornata Premier League:
Sabato 30 Gennaio:
Birmingham City-Tottenham 1-1: 69’ Defoe (T), 91’ Ridgewell (BC)
Burnley-Chelsea 1-2: 27’ Anelka (C), 50’ Fletcher (B), 82’ Terry (C)
Fulham-Aston Villa 0-2: 40’ Agbonlahor, 44’ Agbonlahor
Hull City-Wolverhampton 2-2: 11’ Vennegoor Of Hesselink (HC), 49’ autogol Gardner (HC), 52’ rigore Hunt (HC), 67’ Jarvis (W)
Liverpool-Bolton 2-0: 37’ Kuyt (L), 70’ autogol Kevin Davies (B)
West Ham-Blackburn 0-0
Wigan-Everton 0-1: 84’ Cahill
Domenica 31 Gennaio:
ore 14.30
Manchester City-Portsmouth
ore 17.00
Arsenal-Manchester United
Lunedì 1 Febbraio:
ore 21.00
Sunderland-Stoke City
Classifica Premier League (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):
1 Chelsea 54 (23; +38)
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2 Manchester United 50 (23; +34)
3 Arsenal 49 (23; +34)
--------------------------------------------------------------------------
4 Tottenham 42 (24; +20)
--------------------------------------------------------------------------
5 Liverpool 41 (24; +16)
6 Aston Villa 40 (23; +13)
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7 Manchester City 38 (21; +12)
8 Birmingham City 34 (23; -1)
9 Everton 32 (23; -1)
10 Blackburn 28 (24; -15)
11 Fulham 27 (23; -2)
12 Stoke City 25 (21; -7)
13 Sunderland 23 (22; -10)
14 Wigan 22 (22; -23)
15 West Ham 21 (23; -9)
16 Bolton 21 (22; -15)
17 Wolverhampton 21 (23; -21)
--------------------------------------------------------------------------
18 Burnley 20 (23; -23)
19 Hull City 20 (23; -26)
20 Portsmouth 15 (21; -14)
domenica 31 gennaio 2010
L’Aston Villa ritrova il gol con Agbonlahor e il Fulham affonda anche in casa
Un buon Burnley si inchina solo nel finale alla rete di John Terry
Il Chelsea si sveglia solo sull’1-1 e non mostra una grande prestazione sul piano tecnico, trovando però nel finale l’acuto fondamentale con il proprio capitano
Con Arsenal e Manchester United di fronte all’Emirates Stadium nel big match di domenica, la giornata di Premier League non permette soltanto la possibile elezione della reale inseguitrice del Chelsea ma dava agli stessi Blues la grande occasione di poter provare a prendere il largo, anche perché in una tabella ideale in quattro giorni potrebbero arrivare benissimo tre risultati che porterebbero assolutamente in fuga la squadra di Ancelotti: la tabella non impossibile vede le due vittorie del Chelsea (in questo match e nel recupero di martedì sera) con inoltre il pareggio nello scontro diretto dell’Emirates Stadium, serie di risultati che porterebbe i Blues a +6 sul secondo posto. Il match del Turf Moor sulla carta non era facile perché, nonostante il crollo di questi ultimi due mesi, il Burnley in casa aveva perso solo una volta e tra le mura amiche era riuscito a strappare punti alle due avversarie dirette dei Blues (addirittura battendo il Manchester United). Il match è stato difficile anche sul campo, con il Chelsea che ha sbagliato l’atteggiamento iniziale giocando in modo molle e non meritando il vantaggio arrivato in contropiede con Anelka, andando a svegliarsi soltanto quando i Clarets erano riusciti a trovare il gol dell’1-1: a quel punto il Chelsea ha premuto forte schiacciando l’avversario all’indietro, faticando però a trovare qualità tecnica soprattutto negli ultimi metri. Per trovare i tre punti importantissimi c’è voluto allora l’acuto del capitano John Terry dopo un calcio piazzato, a regalare alla squadra una vittoria dopo un match tutt’altro che brillante, ma soprattutto a regalarsi a sé stesso una risposta forte dopo l’ennesimo scandalo che lo ha coinvolto, lui che ha un certo fiuto per cacciarsi nei guai e in scandali che continuano a macchiare continuamente la sua figura (quest’anno in particolare ne stanno uscendo davvero tante sul suo conto): l’ultimo è proprio delle ultime ore e parla della sua liaison extraconiugale con la modella francese Vanessa Perroncel, che altri non è che la ex del suo (anche qui “ex”) grande amico Wayne Bridge, una relazione che era nata quando il terzino sinistro era ancora al Chelsea (e stava quindi ancora con la modella francese). Difficilmente si avrà un seguito simile a quello recente subito da Tiger Woods, ma ad attirare polemiche e ironie sono alcuni particolari, come quello che vede Terry far firmare un contratto alla Perroncel per non rivelare in nessun modo in pubblico questa relazione, abbastanza assurdo. Questa notizia ha scatenato tante polemiche da parte dell’opinione pubblica, stufa dei suoi mille comportamenti stravaganti, anche perché qui non si parla di un calciatore qualsiasi ma di un simbolo del calcio inglese e soprattutto del capitano della Nazionale: allora non sono in pochi a volere che perlomeno questa fascia gli sia tolta e data a qualche elemento più “serio” in campo e fuori, come Steven Gerrard o il compagno di squadra Frank Lampard. Quarta sconfitta in quattro partite ufficiali per Brian Laws sulla panchina del Burnley, ma questa sicuramente è la migliore prestazione dei Clarets, quella che fa ben sperare in vista di una lotta per la salvezza: con un po’ più attenzione da parte del disastroso Andre Bikey (misteriosamente premiato dallo speaker come migliore in campo dei padroni di casa: clamoroso) forse questo match avrebbe potuto portare anche un punticino preziosissimo per il morale.
Il Burnley presenta in campo per la prima volta il difensore centrale Leon Cort, che affianca Carlisle pochi giorni dopo il suo arrivo dallo Stoke City. Laws opta per il 4-4-2 con Robbie Blake che torna da titolare in campionato per la prima volta dall’1-1 interno contro il Fulham del 12 Dicembre e fa la seconda punta al fianco di Fletcher. In panchina c’è un altro neoacquisto come Nicky Weaver, mentre nelle ultime ore è andato via il deludente terzino Brian Easton, visto solo una volta in Carling Cup e tornato all’Hamilton in prestito. Il Chelsea lascia a riposo Kalou e Drogba e conferma il 4-3-3, in cui c’è una novità a centrocampo per la presenza da titolare di Zhirkov come interno sinistro a prendere il posto di Deco, con Ballack davanti alla difesa. Novità anche alla difesa dove la rotazione vede Alex subentrare al posto di Ricardo Carvalho.
Il match vede inizialmente un Burnley particolarmente apprensivo: si vede che la squadra non è calma e allora fa confusione e pasticcia in tutte le fasi di gioco, in particolare in difesa e con un paio di retropassaggio dal centrocampo che sono giusto dei regali per gli attaccanti del Chelsea. Dopo 10 minuti però l’undici di Laws si tranquillizza e guadagna campo, iniziando anche a far gioco soprattutto coinvolgendo molto gli esterni. Il Chelsea inizia particolarmente lento, non approfitta dell’inizio brutto dell’avversario e non appare superiore, in un inizio di partita particolarmente noioso in cui non succede nulla. A metà tempo però il Burnley sembra accendersi, trovando fluidità di gioco con maggiore continuità e mostrando qualche azione interessante palla a terra, con soprattutto Eagles protagonista con le sue solite serpentine sulla corsia.
Nel momento migliore del Burnley però al 27’ minuti arriva il gol del Chelsea: Joe Cole parte in contropiede e (con Kalvenes che temporeggia troppo) va al cross sventagliato, Malouda fa sponda di testa verso il centro per Anelka che rimane libero e da due passi appoggia prendendo in controtempo Jensen e realizzando il gol dello 0-1, con il suo quinto centro nelle ultime cinque partite di campionato. E’ un vantaggio che va contro il trend della partita e che è immeritato, ma Andre Bikey è davvero terribile nel fermarsi e guardare invece di seguire Anelka al momento del cross, lasciandogli tutta la libertà per appoggiare: difesa pessima del camerunense. Il gol va a bloccare il momento brillante che il Burnley stava portando avanti e la partita torna a spegnersi, con il Chelsea che va con i soliti ritmi compassati senza neppure tanti spunti, a parte un vivacissimo Anelka che si muove continuamente e crea problemi, soprattutto quando si defila sulle corsie: spesso però non trova l’appoggio giusto nei compagni.
Al 35’ Kalvenes esce acciaccato fisicamente (e si capisce il perché di tutti i suoi eccessivi temporeggiamenti) e al suo posto entra Edgar, difensore che al Newcastle aveva fatto discretamente giocando al centro ma era stato terribile giocando da terzino: invece la sua prestazione tutto sommato è buona, coprendo la corsia meglio del norvegese.
Dopo un primo tempo non esaltante, la partita si vivacizza subito nella ripresa per l’acuto del Burnley al 50’: Blake lancia dalla trequarti e Fletcher si trova isolato con Alex, cerca un controllo da circo con il sinistro e il difensore brasiliano si fa superare perdendo anche un rimpallo, lasciando allo scozzese la possibilità di andare al tiro con il sinistro infilando Cech e trovando il gol dell’1-1. Giusta l’esplosione del Turf Moor, anche perché Fletcher realizza una rete di grandissima determinazione e freddezza, per il suo sesto gol in Premier League (decimo stagionale). Non è un errore come quello di Bikey, ma comunque è una difesa rivedibile quella di Alex. Il Chelsea reagisce immediatamente e schiaccia il piede sull’acceleratore, trovando il primo momento di reale pressione nel match. In questa fase sembra quasi che i Blues trovino sempre il modo di affondare in profondità soprattutto con i movimenti ad aprirsi di Anelka e la difesa del Burnley va in grandissimo affanno, nonostante l’eccellente lavoro di Carlisle.
Al 60’ esce un McDonald che non aiutava più la difesa e al suo posto entra Paterson, che va a fare l’ala destra con Elliott interno: sulla carta è un cambio offensivo, che ma in realtà l’intenzione di Laws sembra quella di accentuare la corsa per provare a coprire il campo. Dopo aver attaccato molto sulla destra (soprattutto quando c’era Kalvenes), il Chelsea adesso spinge molto sulla sinistra, portando da quella parte anche Lampard oltre agli elementi che già spingono su quella corsia, come Malouda, Zhirkov e Ashley Cole: Lampard però non trova mai giocate brillanti o spunti di qualità, così come Zhirkov incide estremamente poco. Il Burnley si difende proprio con i denti e per circa un quarto d’ora non riesce neanche a ripartire, schiacciato dalla pressione avversaria che comunque nella fase centrale della ripresa è contenuta molto meglio. Eagles però sparisce dal campo, nonostante in questa fase le sue ripartenze potrebbero far paura.
Il Chelsea rischia invece su una ripartenza di Paterson perché Ashley Cole per minuti non corre più per un problema alla caviglia (causato dopo una chiusura di Carlisle in area, chiusura perfetta che però gli sposta il pallone al momento del calcio e quindi causa un trauma alla caviglia, probabilmente però leggero) e al 76’ esce per far entrare Deco, che fa il playmaker con Ballack interno e Zhirkov terzino sinistro.
Il Chelsea crea tante occasioni potenziali ma poche reali e fatica molto, ma trova lo spunto decisivo all’82’: corner da sinistra di Lampard, la difesa si apre centralmente e misteriosamente nessuno segue Terry che incorna perentoriamente, Jensen tocca ma non ha il difficilissimo riflesso per respingere e viene battuto per la rete dell’1-2, la seconda del campionato del capitano del Chelsea. Anche la prima era stata poche ore dopo uno scandalo, ovvero quando segnò al Manchester United (il gol vittoria anche in quel caso) il giorno in cui il News Of The World mise in prima pagina la notizia e le foto del padre intento a spacciare. Qualcuno non scala nelle marcature e l’impressione è che anche in questo caso l’errore sia tutto di Andre Bikey, una vera sciagura. I Clarets pagano però soprattutto il non esser riusciti nemmeno per un attimo ad allentare la pressione, rimanendo sempre a soffrire dietro nonostante di fronte non si trovassero un Chelsea esaltante: difendendosi sempre, è più probabile che prima o poi il gol lo si finisce per subire.
Arriva quindi questa vittoria importante per il Chelsea, che guarda con un sorriso la classifica, anche perché domenica almeno una tra Arsenal e Manchester United dovrà sicuramente perdere punti, anche perché questa classifica è da vedere ricordando che i Blues devono ancora recuperare un match, quello che si giocherà martedì sera al KC Stadium contro l’Hull City. Domenica prossima poi a Stamford Bridge c’è probabilmente l’occasione per lanciare la fuga, visto che arriverà l’Arsenal.
Prestazione in parte positiva per il Burnley, che deve migliorare nell’ultimo terzo di campo e soprattutto avrebbe dovuto provare a respirare maggiormente nella ripresa in quelle fasi in cui la pressione del Chelsea lo avrebbe consentito, cosa che invece la squadra di Laws non ha fatto: personalmente, per il manager 48enne continua il momento pessimo, visto che per lui è l’ottava sconfitta consecutiva in match ufficiali, quattro sulla panchina dello Sheffield Wednesday e quattro su quella del Burnley. Laws spera di porre un freno a questa serie disastrosa nel prossimo match di campionato, uno scontro diretto fondamentale contro il West Ham.
Burnley-Chelsea 1-2
Burnley (4-4-2): Jensen 6,5 – Mears 6 Carlisle 7 Cort 6 Kalvenes 5 (35’ Edgar 6,5) – Elliott 7 Bikey 4 McDonald 5 (60’ Paterson 6) Eagles 5,5 – Fletcher 6,5 Blake 6 (72’ Thompson 5,5)
In panchina: Weaver, Duff, Gudjonsson, Nimani
Manager: Brian Laws 6
Chelsea (4-3-3): Cech 6 – Ivanovic 6 Alex 6 Terry 6,5 Ashley Cole 5,5 (76’ Deco sv) – Lampard 5 Ballack 6 Zhirkov 5 – Joe Cole 6,5 (72’ Sturridge 5) Anelka 7,5 Malouda 6
In panchina: Turnbull, Ricardo Carvalho, Paulo Ferreira, Matic, Borini
Manager: Carlo Ancelotti 6
Arbitro: Phil Dowd 5,5
Gol: 27’ Anelka (C), 50’ Fletcher (B), 82’ Terry (C)
Ammoniti: Bikey (B), Terry (C)
Migliore in campo: Nicolas Anelka (Chelsea)
Il West Ham corre ma non combina nulla e rischia un pesantissimo ko contro il Blackburn
Mediocre la prestazione degli Hammers, incapaci di creare una reale occasione da rete, a contrario dei Rovers che nella ripresa sciupano parecchio
Tanto possesso palla, tanta corsa ma anche tanta fatica e zero occasioni da rete: si sintetizza così in poche parole la prestazione del West Ham, ancora una volta piuttosto deludente e che dimostra limiti molto gravi, trovando soltanto la seconda grande delusione consecutiva. Il calendario aveva posto agli Hammers due match assolutamente da vincere per allontanarsi dalla zona retrocessione, ma hanno deluso sia contro il Portsmouth ultimo in classifica (lasciando l’iniziativa del gioco agli avversari) sia contro il Blackburn (lasciando agli avversari le vere occasioni da rete), ottenendo appena due punti e rimanendo così eccessivamente vicino alle ultime tre posizioni in classifica. La squadra di Zola rimane così (alla pari di Portsmouth e Hull City) la squadra che ha vinto meno partite in questo campionato, ma soprattutto non riesce ad affrontare con la dovuta cattiveria le partite che potrebbero essere chiave per dare una scossa alla stagione: continuando di questo passo, viene difficile pensare ad un West Ham che possa salvarsi con tranquillità, anzi sembra piuttosto chiaro che gli Hammers dovranno faticare e soffrire fino alle ultime giornate. Chi spera di non trovarsi in questa situazione è il Blackburn, che esce dal campo dopo aver coperto bene il campo sul piano tattico, con un centrocampo sempre appostato benissimo e sempre perfetto nel pressare gli avversari soprattutto in caso di azione lenta, con il difetto di aver ecceduto nell’attendere in alcune fasi della partita: nonostante tutto, sono stati i Rovers ad avere le grandi occasioni per andare a segno e ad uscire dal campo con il rammarico di non aver ottenuto la seconda vittoria esterna in questo campionato (dopo quella contro il Bolton dello scorso Novembre), la terza consecutiva dopo le due vittorie interne contro Fulham e Wigan. Zitto zitto però il Blackburn sta mettendo in cascina punti molto importanti, che lo tengono al momento a distanza di sicurezza dalla zona salvezza (anche se anche quest’anno la classifica è cortissima nelle posizioni basse, per cui bastano un paio di risultati negativi consecutivi per tornare a soffrire), che lo portano ad un decimo posto piuttosto soddisfacente: proprio quando i tifosi stavano cominciando a farsi sentire e a criticare il suo operato, Allardyce ha tirato fuori questo strappo positivo che a posteriori potrebbe anche esser considerato decisivo nella stagione dei Rovers.
Un po’ a sorpresa il West Ham conferma la stessa formazione che ha pareggiato 1-1 contro il Portsmouth, lasciando ancora in panchina Carlton Cole ma anche i rientranti Parker e Ilunga. Il Blackburn scende in campo con il 4-5-1, con Emerton e Pedersen in posizione di interni. A fare l’ala sinistra è Olsson, con Hoilett a scivolare in panchina.
Il gioco è chiaramente nelle mani del West Ham, che però è molto lento e poco qualitativo a centrocampo: Noble si piazza davanti alla difesa ma non riesce a dare alcuna qualità e fluidità al gioco, mentre i due interni Behrami e Kovac provano soltanto qualche incursione di tanto in tanto ma il loro apporto al gioco è pressoché nulla, soprattutto da parte dello svizzero (ormai buono solo per correre e rincorrere). Soltanto qualche volta nel primo quarto d’ora il West Ham riesce a trovare velocità quando approda nella trequarti avversaria, ma a parte un gran cross di Faubert non crea nulla. Davvero scarsissimo il supporto offensivo offerto ad un Nouble che così è isolato e piuttosto in difficoltà. Il centrocampo a cinque del Blackburn è posizionato benissimo e chiude tutti gli spazi: quando l’azione degli Hammers rallenta, infatti, diventa ottima la pressione della seconda linea dei Rovers, che andrebbe mossa con una circolazione di palla più veloce, cosa che il West Ham non riesce proprio a fare. I Rovers coprono benissimo, con Givet a spiccare su tutti per un paio di coperture fondamentali. Kalinic non tocca proprio palla nei primi 20 minuti, anche per colpa di un Blackburn che è messo perfettamente in campo da Allardyce ma in questo primo tempo è eccessivamente attendista, andando a guadagnare metri solo con qualche sporadico lancio lungo e qualche rimessa laterale da battere lunga. Come sempre, l’apporto di Diouf è impalpabile. Il primo tiro totale del match è al 32’ una punizione da destra che Diamanti calciata con un tiro-cross facilmente respinto da Robinson, segno di un match non proprio acceso in fase offensiva: poca cosa soprattutto il West Ham, che ha più possesso e quindi dovrebbe creare di più.
Al 43’ Behrami continua la sua terribile prestazione concedendo malamente una punizione da posizione centrale: Pedersen la calcia alla grande cercando l’angolo coperto dal portiere ma manda il pallone sulla traversa. E’ l’unica giocata di qualità in un pessimo primo tempo.
Nella ripresa cresce ulteriormente la fatica del West Ham in avanti e allora Zola si decide a puntare su Carlton Cole e passa al 4-4-2, togliendo Kovac. In questo pomeriggio però il centrocampo sembra davvero una zavorra, per una squadra estremamente imprecisa e che in troppi frangenti di gioco non riesce proprio a salire: gli Hammers provano a scuotersi con tre corner in rapida successione, ma non basta. Altra pessima prestazione di Behrami, che poi esce per Parker, con Zola che dà perlomeno una composizione più logica al centrocampo (lo svizzero non ha la qualità e i tempi per fare l’interno, ma neanche più l’incisività e la profondità per fare l’esterno). Pur senza brillare, il Blackburn cambia atteggiamento e spinge di più in avanti, facendosi preferire nettamente ai padroni di casa.
Al 73’ si crea una mischia che il West Ham non riesce a liberare, il subentrato Roberts ricicla per Olsson che dal limite calcia potente verso l’incrocio lontano ma Green è presente e devia bene in corner.
Sul corner successivo Samba stacca ma non riesce ad incornare, il pallone rimane lì e si crea una mischia che vede Givet trovare in qualche modo la girata, Tomkins da terra tocca e la palla si sta per infilare centralmente ma Cole è decisivo trovando il riflesso per salvare proprio sulla linea.
Il Blackburn meriterebbe il gol ma sciupa clamorosamente al 76’: lancio lungo che vede Roberts isolarsi con Tomkins, vince il contrasto fisico e punta il difensore, lo salta benissimo e può concludere liberamente ma incredibilmente calcia malissimo, debolmente e centrale e Green può bloccare. Roberts era stato eccellente nella costruzione del tiro, ma poi lo ha ciccato tremendamente. La partita improvvisamente si accende. Ci prova anche il West Ham, con Parker che prova a caricarsi sulle spalle la squadra per gli attacchi finali: all’84’ il centrocampista si propone in una meravigliosa azione sulla linea di fondo, ma dall’altra parte Diamanti rimane a guardare appena dentro l’area invece di buttarsi in area piccola, per un movimento mancato che rappresenta un errore parecchio grave per un’ala in Premier League.
Il West Ham però non avrebbe meritato assolutamente la vittoria, visto che è apparso troppo lento e troppo poco incisivo, con troppi giocatori che sembrano giocare con eccessiva leggerezza, quasi come se non avessero inquadrato la situazione di classifica della squadra: purtroppo i Green, gli Upson, i Parker e anche i Cole da soli non possono bastare, devono essere circondati da compagni egualmente vogliosi di salvare la squadra. In parte questa voglia la mostra l’italiano Diamanti, che però la scatena spesso in modo negativo, cercando troppe volte la soluzione personale e risultando egoista. Servirà uno spirito generale diverso nel match di Turf Moor contro il Burnley, in uno scontro diretto molto importante per la salvezza.
Se l’atteggiamento visto nella ripresa ci fosse stato anche nel primo tempo probabilmente il Blackburn avrebbe portato a casa i tre punti: i Rovers erano messi benissimo in campo, ma Allardyce dovrebbe evitare di ripetere un atteggiamento così attendista come nel primo tempo. Il Blackburn ora è atteso da un match estremamente fisico come quello in casa dello Stoke City, match da metà classifica.
West Ham-Blackburn 0-0
West Ham (4-5-1): Green 6,5 – Faubert 6 Tomkins 5,5 Upson 6,5 Spector 6,5 – Collison 4,5 Behrami 4 (70’ Parker 6,5) Noble 5 Kovac 5 (57’ Cole 6) Diamanti 5 – Nouble 5 (78’ Sears sv)
In panchina: Stech, Da Costa, Ilunga, Stanislas
Manager: Gianfranco Zola 5
Blackburn (4-5-1): Robinson 6 – Chimbonda 7 Samba 7 Nelsen 6 Givet 7,5 – Diouf 5 (83’ Hoilett sv) Emerton 6 (58’ Andrews 6) N’Zonzi 6,5 Pedersen 6 Olsson 5 – Kalinic 4,5 (71’ Roberts 5,5)
In panchina: Brown, Reid, Di Santo, Michel Salgado
Manager: Sam Allardyce 6,5
Arbitro: Peter Walton 6,5
Ammonito: Emerton (B)
Migliore in campo: Gael Givet (Blackburn)
venerdì 29 gennaio 2010
Le due inseguitrici del Chelsea di fronte all’Emirates Stadium: it’s Arsenal-Manchester United
Preview del weekend della Premier League: Fulham e Aston Villa provano a risollevarsi, mentre il Chelsea prova ad allungare in casa del Burnley
Con il mercato invernale nel vivo visto che si avvicina sempre più la deadline, va in scena la 24a giornata di Premier League, molto importante specialmente per le posizioni di vertice visto lo straordinario big match dell’Emirates Stadium.
Arsenal-Manchester United: Match di straordinaria importanza quello dell’Emirates Stadium, secondo Alex Ferguson addirittura il match più importante della stagione finora: si trovano fronte a fronte le due squadre che contendono il primo posto al Chelsea, per un match che potrebbe avere anche una rilevanza quasi decisiva per eleggere la vera rivale dei Blues in un possibile duello per il titolo, anche se nulla esclude una possibile corsa a tre, in particolare se l’Arsenal riuscisse a tenersi ad una distanza ragionevole dalla vetta della classifica alla fine di questi 14 giorni di fuoco, iniziati con lo 0-0 contro l’Aston Villa e che continueranno con le sfide contro Chelsea e Liverpool, non certo un periodo semplicissimo. In termini di produzione televisiva, quello dell’Emirates Stadium è un match che in qualche modo apre una nuova epoca: Sky UK infatti proporrà in via promozionale in una decina di pub questo match in 3D. C’è da sperare che la trama di questa sfida sia meno scontata di quella del film “Avatar”. Sarà la 42esima sfida tra i due manager attuali di Premier League più longevi in sella alla stessa squadra, ovvero Arsene Wenger e Alex Ferguson: lo scozzese ha ribaltato il computo degli scontri diretti con le tre vittorie negli ultimi quattro scontri diretti (le due della scorsa Champions League e ad Old Trafford in questa Premier League) e ora comanda per 16 successi a 14, con anche 11 pareggi. La rivalità tra le due squadre è ancora parecchio accesa anche se non ha i livelli acri di qualche anno fa quando le sfide si trasformavano in una vera e propria battaglia, ma il fatto che quest’anno le due squadre si ritrovano a lottare a stretto contatto per le primissime posizioni potrebbe accendere nuovamente questa rivalità: a parità di partite giocate, le due squadre sono separate da appena un punto, con i Gunners che troverebbero il sorpasso in caso di vittoria. Per il Manchester United però le sfide in casa dell’Arsenal non sono state certo semplici negli ultimi campionati, visto che l’unica vittoria esterna ottenuta nelle ultime nove sfide di Premier League è arrivata nel Febbraio del 2005, in uno storico 4-2 di Highbury in cui i Gunners passarono due volte in vantaggio ma crollarono sulle papere devastanti di Manuel Almunia, con tanto di gol in lob morbido di John O’Shea a sigillare il risultato. L’Arsenal arriva a questo match apparentemente più in forma, essendo imbattuto da 10 partite (dallo 0-3 contro il Chelsea che sembrava aver precluso ogni speranza di vertice) nelle quali ha ottenuto ben 24 punti. Wenger ha ottenuto 299 vittorie in Premier League e spera di raggiungere la cifra tonda proprio contro i grandi rivali di sempre, proprio contro Alex Ferguson che finora è l’unico manager ad aver superato questa quota in Premier League (da quando si chiama così): in realtà, lo scozzese ha superato anche quota 400 visto che è a 438 vittorie. A questo match arriva in grandissima forma una bestia nera dei Gunners come Wayne Rooney, che in passato fermò direttamente e indirettamente due lunghe strisce di imbattibilità dei londinesi: la prima con la maglia dell’Everton con una straordinaria rete dal limite dell’area ad infilare David Seaman per il suo primo gol in Premier League, mentre la seconda servì a bloccare la storica serie di 49 partite di imbattibilità dei Gunners con la rete della sentenza per il 2-0 definitivo ma soprattutto con una giocata molto meno apprezzabile, ovvero un tuffo terribile su cui Riley vide un inesistente contatto con Campbell (che era a mezzo metro di distanza) e che provocò il rigore di fatto decisivo. Un duello quello tra Rooney e Campbell che potrebbe anche ripetersi sul terreno di gioco dell’Emirates Stadium, visto che Big Sol è tornato ad indossare la maglia dell’Arsenal e potrebbe addirittura partire da titolare per un match così importante, ritrovandosi subito ad interpretare un ruolo molto più determinante di quanto previsto al momento del suo arrivo da svincolato: il 35enne infatti è il favorito per affiancare William Gallas, dopo che Vermaelen s’è fatto male al Villa Park. Per il belga ci sono però buonissime notizie, visto che inizialmente si era temuta una frattura alla gamba, ma per fortuna il 24enne ha solo subito una botta e ha qualche possibilità (non elevata) di esserci per questo big match. Non ci sarà invece Eduardo, che ha subito un problema agli adduttori e per sostituirlo ci sono due soluzioni: quella più logica vorrebbe l’utilizzo di Bendtner come centravanti, ma il danese è reduce da tre mesi di stop e non è apparso in condizioni esorbitanti al Villa Park e quindi non è da sottovalutare l’ipotesi di un attacco piccolo, con Arshavin in posizione centrale e Nasri e Rosicky sulle corsie (con Walcott in alternativa ma in svantaggio). In ogni caso Nasri sembra destinato a tornare titolare, lui che nella sfida di campionato dell’Emirates Stadium della scorsa stagione realizzò una doppietta al Manchester United. In mediana è importantissimo il rientro di Alex Song, che andrà subito a riprendere in mano la mediana, con Denilson in posizione di interno e Ramsey a scivolare in panchina. Il Manchester United sembra destinato ad affidare tutto il peso dell’attacco allo scatenato Wayne Rooney, sempre più decisivo in questa stagione: Ferguson dovrebbe infatti affidarsi ad un 4-5-1, come fatto in settimana contro il Manchester City in Carling Cup. Potrebbero esser confermati tutti e tre i centrali, con Scholes che sembra favorito su Anderson (che potrebbe modificare il modulo in un 4-4-1-1). Dovrebbero cambiare le due ali, con Giggs che ha giocato 90 minuti e potrebbe entrare nel corso della ripresa per lasciar spazio a Valencia e Park Ji-Sung (favorito anche su Nani). Importanti novità in difesa, visto che la gomitata rifilata a Fagan lo scorso sabato costa una squalifica a Rio Ferdinand: il Manchester United ha fatto la furbata andando a fare un ricorso ad hoc per permettere al difensore di giocare in Carling Cup, ma questo ricorso è stato considerato “frivolo” dalla Federazione e ha portato l’aumento delle partite di squalifica da tre a quattro. In ogni caso Ferdinand non ci sarà domenica e al suo posto ci sarà il rientro importantissimo di Vidic, che affiancherà Jonathan Evans. Novità anche nel ruolo di terzino destro con Rafael Da Silva che non sarà rischiato visto che non è considerato affidabile in fase difensiva e al suo posto giocherà con ogni probabilità Wes Brown. Intanto Ferguson ha mandato due calciatori a giocare in prestito: il serbo Zoran Tosic ha deluso molto ed è stato presto al Colonia, mentre la punta Danny Welbeck andrà a maturare un po’ di esperienza al Preston North End, squadra diretta da Darren Ferguson. Non sarà stata allora una trattativa molto complicata questa tra padre e figlio.
Arsenal (4-3-3): Almunia; Sagna, Gallas, Campbell, Clichy; Fabregas, Song, Denilson; Nasri, Bendtner, Arshavin
Manchester United (4-5-1): Van der Sar; Brown, Vidic, Jonathan Evans, Evra; Valencia, Fletcher, Scholes, Carrick, Park Ji-Sung; Rooney
Fulham-Aston Villa: Riprendere il giusto passo è la parola d’ordine alla vigilia della sfida del Craven Cottage, tra due squadre che sono reduci da quattro risultati negativi in campionato e quindi sono chiamate a darsi una scossa per non vedere prolungato il proprio momento di difficoltà. Un po’ più semplice la situazione in casa Fulham, visto che il momento di difficoltà è dovuto anche al calendario che ha costretto la squadra a giocare quattro trasferte consecutive in campionato: il problema è che tutte queste partite sono state perse, compresa quella di martedì scorso in cui i Cottagers si sono espressi davvero a bassi livelli, senza mai creare problemi al Tottenham. Hodgson però sarà felice di ritrovare il Craven Cottage, visto che davanti al proprio pubblico la squadra è imbattuta da 11 partite ufficiali, dalla sfortunata sconfitta del 26 Settembre contro l’Arsenal. L’Aston Villa invece proviene da due pareggi e da due sconfitte nelle ultime quattro partite, in cui la squadra di O’Neill non è riuscita nemmeno a segnare un gol, cosa mai successa con il nordirlandese in panchina: in caso i Villans dovessero rimanere ancora a secco tornerebbero ad una serie di cinque partite in campionato senza gol per la prima volta dall’inizio del 1992. Tre di queste quattro partite (le ultime tre) oltretutto si sono giocate al Villa Park, compreso lo 0-0 contro l’Arsenal che ha mostrato anche un certo nervosismo della squadra, che ha cominciato a prendersela continuamente con l’arbitro Probert (che era come sempre pessimo ma nella gestione totale della partita, quindi non solo verso i padroni di casa) ma soprattutto se l’è presa in maniera eccessiva con Arsene Wenger, che nell’intervista a fine partita ha detto che l’Aston Villa ha giocato una “long balls game”, partita di palle lunghe: O’Neill in particolare ha risposto in maniera stizzita, dicendo che questa è solo una delle tante frasi assurde dichiarato in Inghilterra dal manager alsaziano, che la sua squadra ha giocato una partita magnifica (cosa che non è stata sul piano qualitativo: è stata una partita buona e continua ma non magnifica e i soli due tiri in porta lo dimostrano) e che il suo è un “appalling insult”, insulto tremendo. Un’esagerazione piuttosto incredibile e piuttosto strana che mostra un certo nervosismo anche preoccupante in casa Villa in vista del momento chiave della stagione, un nervosismo che è ulteriormente ingiustificato anche per il modo in cui i Villans hanno giocato contro l’Arsenal: Petrov e Milner infatti molto raramente hanno dato la regia all’azione, che veniva portata avanti dalle percussioni degli esterni o proprio dai lanci di Collins e Dunne, che sono stati di fatto la principale fonte di gioco. Non c’è nulla di male in questo gioco che per molti tratti i Villans hanno portato avanti bene, però dire che la squadra non abbia fatto lanci lunghi è abbastanza clamoroso e anche una mancanza di lucidità. I tifosi sperano che a Craven Cottage la squadra sia più lucida rispetto a queste dichiarazioni e potranno contare sullo stesso undici sceso in campo contro l’Arsenal, anche perché Warnock non sembra recuperare dall’infortunio e allora Luke Young dovrebbe continuare a giocare come terzino sinistro, con Bouma che spera di esser in panchina per la prima volta dopo il terribile infortunio dell’Agosto 2008. Per un possibile rientro c’ anche una pesante assenza, visto che Reo-Coker s’è procurato una frattura da stress alla caviglia e dovrà stare fuori per tre mesi. John Carew spera di recuperare in tempo dal problema al ginocchio per esser disponibile per la panchina, ma in attacco giocherà Emile Heskey. Il Fulham dovrebbe confermare la difesa di emergenza vista contro il Tottenham, quando in assenza dei due terzini titolari Pantsil e Konchesky sono stati utilizzati sulle due fasce Hughes e Baird, con al centro della difesa l’innesto del giovane Chris Smalling, il quale è ufficialmente un giocatore del Manchester United e nella giornata di giovedì è stato ad Old Trafford per firmare e fare le visite mediche: si unirà ai Red Devils dalla prossima stagione. Rimane indisponibile anche Johnson e allora Gera dovrebbe esser confermato come trequartista alle spalle di Zamora, mentre Riise dovrebbe continuare a fare l’ala. Potrebbe esserci una novità in mediana, dove Greening potrebbe prendere il posto di Dikgacoi al fianco di un Murphy che toccherà la presenza numero 100 con la maglia del Fulham.
Fulham (4-4-1-1): Schwarzer; Hughes, Smalling, Hangeland, Baird; Duff, Murphy, Greening, Riise; Gera; Zamora
Aston Villa (4-4-2): Friedel; Cuellar, Collins, Dunne, Luke Young; Ashley Young, Milner, Petrov, Downing; Heskey, Agbonlahor
Burnley-Chelsea: Dopo aver scialacquato la grande partenza di campionato con una vera e propria crisi che ha portato la squadra a crollare in zona retrocessione, si è arrivati all’ora della verità nella stagione del Burnley per cui si apre un vero e proprio bivio: ritirarsi su o affondare totalmente. La causa principale di questo crollo è sicuramente l’addio di Owen Coyle, proprio il manager che con il Bolton ha battuto i Clarets martedì sera causando la caduta in zona retrocessione. La squadra di Brian Laws spera di avere un certo sollievo dal ritorno al Turf Moor, visto che il Burnley ha giocato le ultime cinque partite ufficiali in trasferta: il problema è che (viste le enormi difficoltà esterne mostrate) le ultime quattro partite interne sono finite tutte per 1-1, causando questo grande rallentamento. Allora il Burnley ha bisogno di ritrovare le vittorie davanti al pubblico amico per ritornare in quota, ma non è certo l’ideale il match del weekend visto che a Turf Moor arriverà il Chelsea capolista: Laws spera di bissare quanto fatto ad inizio stagione da Coyle, capace di fermare altre due big come Manchester United e Arsenal, con la clamorosa vittoria sui Red Devils e il pareggio contro i Gunners. Il Chelsea invece vuole approfittare dello scontro diretto di domenica dell’Emirates Stadium per prendere il largo in una classifica che già sorride particolarmente, visto il primo posto mantenuto nonostante i Blues abbiano giocato una partita in meno rispetto a Manchester United e Arsenal, partita che sarà recuperata martedì sera al KC Stadium: il Chelsea torna a giocare a Turf Moor per la prima volta dall’Aprile del 1983 e l’ultimo ricordo non è esaltante, visto che nella vecchia Second Division il Burnley riuscì a vincere per 3-0 in quello che era uno scontro diretto per evitare la retrocessione. Alla fine però il Chelsea riuscì a salvarsi, anche a discapito del Burnley. Decisamente diverse le prospettive attuali, con il Chelsea che ritrova Salomon Kalou e soprattutto ritrova Didier Drogba in allenamento dopo la Coppa d’Africa ma entrambi rimarranno a riposo: bisognerà capire se dopo il rientro del bomber ivoriano Ancelotti continuerà l’utilizzo del 4-3-3 visto nelle tre partite recenti (e probabilmente anche a Turf Moor) o se opterà per il ritorno al 4-3-1-2. Qualora martedì sera Drogba dovesse fare il centravanti con Anelka ala destra si capirebbe allora che il cambio di modulo non è stato momentaneo per l’assenza del centravanti, ma definitivo e dovuto all’incapacità di trovare un trequartista adatto al modulo di Ancelotti tra i vari Joe Cole, Lampard, Malouda e Deco, ovvero tutti gli elementi provati (con più o meno insistenza) finora. Proprio Deco potrebbe rimanere titolare nel nuovo ruolo di playmaker davanti alla difesa, dove difesa potrebbe esserci un po’ di rotazione con l’innesto di Alex al posto di Ricardo Carvalho. Tutta da capire la formazione del Burnley, visto che non è certo il modulo utilizzato da Brian Laws, che potrebbe anche pensare di abbandonare il 4-4-2 per utilizzare un modulo più difensivo. In caso di utilizzo del modulo a due punte dovrebbe esserci la prima da titolare per Nimani, che è in ballottaggio con Paterson per prendere il posto di Nugent, che pare destinato a tornare ad allenarsi con il Portsmouth in attesa di riallungare il prestito o definire un acquisto definitivo. Importante il rientro di Bikey, che però dovrebbe giocare a centrocampo al posto di Alexander, in serio dubbio per un problema al polpaccio subito nel match contro il Bolton: nei primi 16 minuti al Reebok Stadium, infatti, Laws ha perso due centrocampisti compreso Chris McCann, il quale però dovrebbe recuperare dal colpo subito al ginocchio. In difesa allora dovrebbe esser Duff ad affiancare ancora Carlisle. Destinati alla panchina i due acquisti degli ultimi giorni: il 30enne portiere Nicky Weaver, tornato in Inghilterra dopo una manciata di mesi al Dundee United e soprattutto ex Manchester City (nel 2007 ha lasciato i Citizens per fare il titolare al Charlton), e il difensore centrale 30enne Carl Cort acquistato dallo Stoke City per 1,5 milioni di pounds, difensore molto fisico decisivo in coppia con Shawcross nella promozione dei Potters nel 2008 ma mai titolare in Premier League (zero presenze per lui in questo campionato, appena 11 la scorsa stagione). Non dovrebbe essere a disposizione (a meno di sorprese) il colpo arrivato proprio in giornata, ovvero il terzino sinistro 23enne Danny Fox, arrivato dal Celtic dove ha un po’ deluso: Fox aveva fatto benissimo con la maglia del Coventry, proponendosi come specialista dei calci di punizione. Con ogni probabilità, arriva al Burnley per giocare da titolare.
Burnley (4-4-2): Jensen; Mears, Carlisle, Duff, Kalvenes; Elliott, Bikey, McCann, Eagles; Nimani, Fletcher
Chelsea (4-3-3): Cech; Ivanovic, Alex, Terry, Ashley Cole; Ballack, Deco, Lampard; Joe Cole, Anelka, Malouda
Sunderland-Stoke City: Nel Monday Night va in scena una sfida molto particolare, visto che il Sunderland si ritroverà di fronte lo Stoke City, ovvero una squadra piena zeppa di ex Black Cats. Bruce però ha ben altro da pensare, visto che allo Stadium Of Light arriva soprattutto una squadra in buona forma, capace di qualificarsi al quarto turno di FA Cup ai danni dell’Arsenal ma che in settimana non ha giocato nel turno infrasettimanale e quindi arriverà a questo match anche ben riposata, con la possibilità di preparare la partita nei minimi particolari: e ormai la Premier League sa bene che quando i Potters possono preparare la partita diventano insidiosissimi, perché oltre ad avere gran fisico sono anche molto ben organizzati, anche se in trasferta perdono un po’ di incisività. Lo Stoke City affronterà questa trasferta con la voglia di portare a casa la seconda vittoria esterna di questo campionato e magari di entrare nella prima metà di classifica, approfittando anche del momento no del Sunderland, davvero crollano verticalmente in classifica per una serie di devastante di risultati negativi: i Black Cats hanno appena ottenuto tre pareggi nelle ultime nove partite di campionato, vincendo solo contro l’Arsenal nelle ultime 13 uscite di Premier League. Una serie allucinante che ha allontanato tutte le tranquillità di inizio di stagione, quando sembrava che Bruce fosse riuscito ad alzare il livello della squadra e a portarla ad un piazzamento di metà classifica senza alcun patema: questa serie negativa invece ha fatto barcollare, con la squadra che torna a vedere pericolosamente vicina la zona retrocessione. La principale causa di questo crollo sono soprattutto gli sbandamenti difensivi, con la squadra che subisce troppe reti: ebbene, in tal senso la fortuna non arriva certo in soccorso per provare ad uscire dalla crisi, visto che per il Monday Night potrebbero mancare Bardsley, Ferdinand, Mensah, Nosworthy, Turner e persino Richardson, ovvero cinque difensori ed un jolly che può fare il terzino. Al momento sembra difficile che Bruce possa recuperare qualcuno tra questi e allora a disposizione potrebbero solo esserci tre difensori della prima squadra, ovvero Da Silva, Kilgallon e McCartney: potrebbe essere necessario quindi l’arretramento di Cana, a meno dell’utilizzo dell’inesperto Liddle. Il guaio è che l’arretramento di Cana toglierebbe a centrocampo anche molto in fase d’interdizione, soprattutto perché a preoccupare Bruce sono anche le condizioni di Cattermole, che proprio non riesce a superare i problemi fisici, con il possibile utilizzo di uno tra Reid e Zenden da interni (o con Meyler in alternativa). Bruce dovrebbe tornare al 4-4-2 con Jones a tornare da titolare per affiancare Bent, per un reparto che dovrebbe esser rinforzato nelle prossime ore con l’arrivo di Benjani Mwaruwari dal Manchester City. Se il Sunderland ha problemi di infortuni, non si può dire lo stesso dello Stoke City, che visto il ritorno di Abdoulaye Faye dal problema al polpaccio ha a disposizione l’intera rosa: potrebbe esserci una novità tra i pali, visto che Pulis spera nuovamente (per la terza settimana consecutiva) di acquistare David James dal Portsmouth in tempo per schierarlo tra i pali. Il perché non riesce ad acquistarlo e si ritrovi sempre a correre negli ultimi minuti prima del weekend è un po’ un mistero. Da capire chi comporrà la coppia d’attacco: alla fine dovrebbero spuntarla Sidibe e Fuller, anche se Tuncay ha guadagnato molto spazio nelle ultime partite.
Sunderland (4-4-2): Gordon; Da Silva, Cana, Kilgallon, McCartney; Malbranque, Henderson, Zenden, Reid; Jones, Bent
Stoke City (4-4-2): Sorensen; Huth, Shawcross, Abdoulaye Faye, Collins; Delap, Whelan, Whitehead, Etherington; Sidibe, Fuller
Liverpool-Bolton: La notizia della giornata è che sulla panchina di Anfield ci sarà Rafa Benitez, che però secondo le ultime voci è ormai certo di lasciare e avrebbe addirittura già pronto un contratto con un’altra squadra: proprio quello che ci voleva per un Liverpool già apparso in totale agonia nel corso della stagione e con un manager fermissimo sulle proprie posizioni senza nemmeno provare a cambiare qualcosa, decisioni che hanno portato risultati devastanti. Secondo molti infatti Benitez sarebbe stato giovedì sera a Milano, dove in campo c’erano Inter e Juventus per giocare in Coppa Italia, incontro che avrebbe definito l’accordo tra i Bianconeri e il manager spagnolo: la squadra italiana, infatti, è più disastrata del Liverpool in questo momento e ha appena cacciato il proprio tecnico Ciro Ferrara, con il tentativo di portare immediatamente Benitez sulla propria panchina. In maniera misteriosa però Benitez avrebbe deciso di rimanere fino a Giugno, tanto per torturare un altro po’ una squadra che ha demolito con scelte del tutto folli in campo e fuori. La Juventus allora ha ingaggiato Alberto Zaccheroni, ma a lasciare chiare le prospettive future c’è il fatto che il contratto con il nuovo tecnico vale solo fino a Giugno: quindi è stato ingaggiato un traghettatore in attesa di avere Benitez in panchina. Alla luce di tutto ciò, è assurdo che la dirigenza dei Reds stia lì ferma a guardare, lasciando in panchina un manager che ha già un accordo con un’altra squadra, per giunta in un momento così importante in cui il Liverpool deve fare di tutto per ottenere il quarto posto: con queste prospettive, sarebbe sorprendente vedere i Reds in Champions League l’anno prossimo e in tal caso sarebbe abbastanza un crimine per le inseguitrici non approfittare di questa terribile situazione ad Anfield per inserirsi finalmente all’interno delle top four. Se davvero Benitez è stato a Milano, bisognerà capire come ha preparato la partita contro il Bolton, anche se vedendo prestazioni allucinanti come quella del Molineux di martedì sera viene da pensare che non prepari nemmeno più le partite, visto che la sua squadra è senza gioco dall’inizio della stagione (non che nelle precedenti cinque stagioni ne avesse molto). Il Bolton arriva a questo match reduce dalla vittoria ottenuta contro il Burnley, match nel quale è arrivato il primo clean sheet di questo campionato. I Trotters sperano di approfittare delle difficoltà del Liverpool per ottenere il loro primo succedo ad Anfield dal Gennaio del 1954, un 2-1 arrivato nella vecchia First Division, in una stagione anche quella disgraziata per i Reds che retrocedettero e tornarono in massima serie solo otto anni dopo. Coyle sembra avere tutti gli assi in mano per risolvere i problemi del Bolton e ha trovato buoni meccanismi e buoni schemi con i continui inserimenti centrali degli esterni di centrocampo, anche se a centrocampo manca ancora un po’ di qualità: al Reebok Stadium però sperano che questa arrivi da Stuart Holden, centrocampista scozzese 24enne arrivato da free agent dagli Houston Dynamo, ma che accusa un problemi alla coscia e dovrà aspettare per il suo esordio in Premier League. Nelle ultime ore è arrivato un ottimo colpo di mercato, visto che i Trotters hanno preso in prestito fino a fine stagione il talentino Jack Wilshere dall’Arsenal, con la possibilità di dare all’ottimo fantasista minuti in Premier League ma anche di trovare in lui quella qualità che spesso è mancata al Bolton. Bisognerà capire se Coyle confermerà il 4-4-2 visto nelle partite in casa o se come all’Emirates Stadium cambierà il modulo in un 4-5-1, anche se è difficile capire chi possa completare la linea del centrocampo visto che Mark Davies non s’è ancora ripresa dall’infortunio. Dubbi ci sono soprattutto in difesa per il ruolo di terzino sinistro: martedì sera Coyle ha lasciato fuori due terzini sinistri puri come Samuel e Robinson (che è stato acquistato a titolo definito dal WBA, lui che in principio era arrivato in prestito) per schierare in quel ruolo un destro riadattato come Ricketts. L’ala destra Weiss (che ha esordito contro il Burnley) dovrebbe andare solo in panchina. Il Liverpool potrebbe tenere ancora una volta Aquilani in panchina, per schierare un 4-2-3-1 con N’Gog di punta e Kuyt arretrato a fare il trequartista, il modulo visto nel finale di gara contro il Wolverhampton. Verrà ancora rischiato Steven Gerrard, che però non è apparso al massimo della forma contro i Wolves.
Liverpool (4-2-3-1): Reina; Carragher, Skrtel, Kyrgiakos, Insua; Lucas Leiva, Mascherano; Kuyt, Gerrard, Maxi Rodriguez; N’Gog
Bolton (4-4-2): Jaaskelainen; Steinsson, Cahill, Knight, Ricketts; Lee Chung-Yong, Muamba, Cohen, Taylor; Kevin Davies, Klasnic
West Ham-Blackburn: Il non esser riuscito a battere il Portsmouth martedì sera è stato un colpo parecchio negativo per il West Ham, che ha perso l’occasione per staccarsi dalla zona retrocessione e anzi rimane fuori dalle ultime tre posizioni solo per la migliore differenza reti, un colpo duro anche perché la squadra ha dimostrato di fare eccessiva fatica nel proporre il proprio gioco, non riuscendo ad imporsi a centrocampo nemmeno contro i fanalini di coda e in un match chiave da vincere assolutamente: gli Hammers arrivano allora al weekend avendo vinto appena una volta nelle ultime otto partite di campionato, tra l’altro proprio contro il Portsmouth ultimo in classifica nel match di Upton Park. Gianfranco Zola spera però che il West Ham possa continuare la propria serie positiva negli scontri diretti contro il Blackburn: dopo il devastante 1-7 subito ad Ewood Park nel 2001, gli Hammers hanno perso solo una volta nelle successive 12 sfide contro i Rovers. Oltretutto, il Blackburn non vince ad Upton Park dall’Aprile del 1994, quando Henning Berg e Ian Pearce regalarono il 2-1 alla squadra allora diretta da Kenny Dalglish. Il Blackburn è reduce da due fondamentali vittorie consecutive che permettono alla squadra di respirare e di trovarsi a metà classifica, anche se Allardyce sa bene che per rimanere in una posizione così tranquilla i suoi dovranno migliorare il rendimento esterno: finora in 11 trasferte sono arrivati appena cinque punti, con solo Burnley e Hull City (non a caso due squadre che al momento si trovano in zona retrocessione) ad aver fatto di peggio. Per continuare la propria serie Allardyce punterà ancora sul 4-2-3-1, confermando con ogni probabilità 10 undicesimi dei titolari scesi in campo contro il Wigan: l’unica differenza è dovuta al ritorno dalla squalifica di Christopher Samba, pronto a prendere il posto di Olsson (sfavorito nel ballottaggio con Givet per il ruolo di terzino sinistro). Il manager dei Rovers deve sciogliere anche un altro ballottaggio, quello che riguarda Hoilett e Reid, ma il primo sembra ancora favorito. A fare il trequartista sarà ancora Pedersen, apparso più brillante in questa nuova posizione. Non ci sarà invece Basturk, che non ha ancora raggiunto una condizione fisica accettabile per scendere in campo. Intanto i Rovers hanno messo le mani su un centrocampista offensivo 20enne come l’algerino Amine Linganzi, acquistato a parametro zero dal St Etienne dove in realtà ha giocato davvero pochissimo in prima squadra: acquisto per la verità un po’ misterioso. Il West Ham ha molti problemi in attacco, visto che riesce a segnare poco su palla attiva: ben il 66% delle reti totali degli Hammers arrivano da palla ferma, più di ogni squadra di Premier League. Per risolvere questo problema però è importantissimo il ritorno di Carlton Cole, che ha rivisto il campo contro il Portsmouth e che contro il Blackburn tornerà ad indossare la maglia da titolare, prendendo il posto di Nouble. In serio dubbio ancora Scott Parker, le cui condizioni saranno testate poco prima del match. Zola sperava di avere a disposizione anche Benni McCarthy per questo match, ma non ha fatto i conti con un piccolo particolare: il sudafricano deve arrivare dal Blackburn, che allora ha rallentato leggermente la trattativa, che comunque verrà completata sicuramente all’inizio della prossima settimana. Completato invece l’addio a Luis Jimenez, apparso davvero troppo lezioso in questi mesi inglesi e che decisamente mancherà a pochi, visto che in tanti ricorderanno di lui solo la cresta bionda sfoggiata in un paio di match: l’Inter è proprietaria del suo cartellino e adesso lo ha girato in prestito al Parma. Si parla anche di un possibile addio di Behrami.
West Ham (4-5-1): Green; Faubert, Tomkins, Upson, Spector; Collison, Noble, Parker, Behrami, Diamanti; Cole
Blackburn (4-2-3-1): Robinson; Chimbonda, Samba, Nelsen, Givet; Emerton, N’Zonzi; Hoilett, Pedersen, Diouf; Kalinic
Hull City-Wolverhampton: Match non decisivo ma straordinariamente importante quello del KC Stadium visto che va in scena un vero e proprio scontro diretto per la salvezza, con le due squadre che hanno la possibilità di cambiare qualche equilibrio nelle ultimissime posizioni. Il Wolverhampton è reduce dallo 0-0 contro il Liverpool, pareggio che in situazioni normali potrebbe anche esser considerato positivo ma che viste le condizioni precarie dei Reds è un’occasione persa per ottenere una vittoria di prestigio e soprattutto tre punti perfetti per allontanarsi momentaneamente dalla zona retrocessione: con questo punticino infatti i Wolves rimangono soltanto al 17esimo posto in panchina, quindi appena una posizione sopra la zona retrocessione (distante solo per una migliore differenza reti) e quindi con il rischio evidente di entrare nelle ultime tre in caso di sconfitta nel weekend. Dall’altra parte l’Hull City è affondato a causa di un calendario durissimo nelle ultime settimane e com’era prevedibile s’è ritrovato a rincorrere, anche se di fatto non s’è staccato dalle avversarie dirette e quindi ha tutta la possibilità di uscire dalla zona retrocessione in caso di vittoria nel weekend. Andrà in scena allora una vera e propria battaglia, che difficilmente risulterà brillante sul piano tecnico ma che sarà piuttosto fisica, nella speranza che (viste anche le caratteristiche dei due manager) non sia la paura ad avere la meglio e che quindi le due squadre riescano a giocarsela a viso aperto. Probabilmente sarà l’Hull City a fare la partita cercando il solito gioco fatto di molti lanci (il 18,46% dei passaggi totali dei Tigers è considerabile “lungo”, ovvero di oltre 35 yards, secondo una statistica interessantissima sui lanci lunghi apparsa sul Daily Mail in cui la squadra di Brown è sesta, mentre i Wolves sono settimi con il 18,27%) cercando l’inserimento dei centrocampisti: bisognerà capire però se i Tigers giocheranno ancora con il 4-5-1 o se punteranno sul 4-4-2. Quello che sembra pressoché certo è che a guidare l’attacco dovrebbe essere Amr Zaki, pronto alla sua prima con la nuova squadra: Fagan potrebbe giocare da seconda punta, ma in caso di 4-5-1 potrebbe partire dalla destra al posto di Garcia. In dubbio Geovanni ma il suo infortunio non dovrebbe creare problemi. Più incerta la posizione di Zayatte, che non s’è allenato in settimana per un fastidio alla caviglia e potrebbe lasciare il proprio posto a Mouyokolo. Non ci sarà il grande ex di giornata Olofinjana perché ancora in Coppa d’Africa. Out anche Bullard, che sta recuperando ma non verrà rischiato. Da capire anche il modulo del Wolverhampton, che potrebbe anche confermare il 4-1-4-1 estremamente difensivo visto contro il Liverpool, con ancora Mancienne schierato in mediana. Misteriosa la situazione di Ebanks-Blake, non portato neanche in panchina contro il Liverpool e che probabilmente rimarrà fuori anche da questo match: in panchina potrebbe esserci Maierhofer, recuperato dopo l’operazione di ernia. Dubbi anche per Mujangi Bia, alle prese con un fastidio agli adduttori. McCarthy si ritroverà da avversario Stephen Hunt, grande obiettivo di mercato per cui i Wolves avrebbero offerto 3 milioni di pounds.
Hull City (4-5-1): Myhill; McShane, Mouyokolo, Gardner, Dawson; Fagan, Geovanni, Boateng, Barmby, Hunt; Zaki
Wolverhampton (4-1-4-1): Hahnemann; Zubar, Craddock, Berra, Ward; Mancienne; Foley, Henry, Milijas, Jarvis; Doyle
Manchester City-Portsmouth: Al City Of Manchester Stadium arriva un Portsmouth totalmente allo sbando e reduce ancora una volta da una settimana terrificante fuori dal campo, una settimana in cui non è bastata la chiusura dell’embargo (solo però per trasferimenti a parametro zero e prestiti gratuiti) per portare un po’ di tranquillità. La stagione anzi rischia di terminare in maniera tristissima, con quasi tutta la squadra messa in vendita per cercare fondi da innestare nelle casse societarie, con il nuovo proprietario che continua a non farsi vedere e continua ad apparire sempre più misterioso e losco, con un susseguirsi di notizie sempre più assurde e sempre più ridicole. La più assurda è di giovedì mattina, visto che la società non è riuscita neppure a pagare i server per la gestione del sito internet e allora per circa sei ore il sito ufficiale della società è stato chiuso, una situazione che spiega benissimo i paradossi di un terribile crollo societario. Dopo aver fatto mesi sperando nella salvezza anche di fronte ad uragani sportivi, adesso persino Avram Grant ha perso l’ottimismo, anche perché la società sta trattando con il Tottenham per la cessione di Younes Kaboul e del forte portiere Asmir Begovic, il tutto alle spalle dell’israeliano e del chief executive Peter Storrie che allora hanno sbattuto i pugni e sembrano pronti a dimettersi qualora questa trattativa dovesse andare in porto (come sembra): tra l’altro, il portiere bosniaco aveva tenuto a galla una squadra allo sbando e in un modo o nell’altro Kaboul era stato tra i pochi sulla sufficienza. Intanto la smobilitazione continua con la cessione del difensore centrale Mike Williamson al Newcastle, un giocatore strappato al Watford in estate ma misteriosamente mai utilizzato nemmeno per un minuto in nessuna delle competizioni, neppure in una situazione così orrenda: eppure il giocatore non è male, tanto che al Newcastle (che in questo momento come rosa vale 10 volte il Portsmouth nonostante giochi in Championship) s’è subito impossessato della maglia da titolare. E’ davvero tutto un mistero ciò che circonda il Portsmouth: l’unica cosa chiara è che tutti questi scempi portano a Maggio all’ultimo posto in Premier League, senza alcuna storia, ultimo posto che peraltro era già pronosticabile in estate. Non basteranno certo gli arrivi in prestito di Jamie O’Hara (prestito di fatto prolungato con il Tottenham) e di Quincy Owusu-Abeyie, quest’ultimo ala ghanese arrivata dallo Spartak Mosca e con un passato da grande promessa all’Arsenal, per poi perdersi per un carattere molto difficile. Quello di domenica sarà un “derby tra proprietà arabe”, la cosa più triste che si possa vedere nel calcio moderno, anche perché le due gestioni sono diverse ma entrambe imbarazzanti, con il Manchester City che parla in maniera maniacale e ridicola di voler “conquistare il mondo”, manco si ci trovasse dentro i film di 007. Un po’ di stile City lo ha mostrato il solito Garry Cook, che ha fatto la solita figura del pesce lesso visto che è girato su un internet un video in cui con la solita arroganza tipica del suo carattere e della sua società parlava di fronte ad un pubblico di quello che farà quando il Manchester City andrà a Wembley, sottolineando “when” e non “if” perché la sua squadra sarebbe andata a battere sicuramente il Manchester United: pare adesso che la società lo voglia cacciare per l’imbarazzo, visto che non solo il City è stato eliminato dalla Carling Cup, ma è stato anche dominato ad Old Trafford. Non male per “dominare il mondo”: è triste dover parlare ogni weekend di questi buffoni buoni solo per far ridere e non di cose serie. A proposito di buffoni, Robinho ha messo una pausa nella sua imbarazzante esperienza inglese andando in prestito al Santos per sei mesi: un leggero passo indietro per un giocatore che fino a pochi mesi fa diceva “lasciatemi andare al Barcellona per diventare il più forte al mondo”. Evidentemente c’è un virus che porta manie di grandezza e voglia di conquistare il mondo appena si fa parte del Manchester City. Ah, c’è anche una partita, ma con il Manchester City (e a questo punto anche con il Portsmouth) il campo rimane sempre in secondo piano e viene facile dimenticarsene. Mancini dovrebbe scendere in campo con i due africani rientranti Tourè e Adebayor e con ogni probabilità tornare al 4-4-2, con Ireland, Zabaleta (e sarebbe anche ora) e Boyata destinati a rimanere in panchina. Il Portsmouth spera di poter utilizzare O’Hara dal primo minuto ma al momento non sa se può contare dei già citati Begovic e Kaboul e ancora una volta rischia di rimanere a corto di giocatori.
Manchester City (4-4-2): Given; Richards, Tourè, Kompany, Garrido; Wright-Phillips, De Jong, Barry, Bellamy; Adebayor, Tevez
Portsmouth (4-5-1): Ashdown; Finnan, Ben Haim, Wilson, Hreidarsson; Utaka, Mullins, Mokoena, O’Hara, Boateng; Piquionne
Birmingham City-Tottenham: Con la salvezza ormai ampiamente opzionata e la possibilità di giocare a mente sgombra, il Birmingham City vuole riprendersi immediatamente dopo la brutta prestazione di Stamford Bridge, in cui la squadra ha messo fine alla straordinaria serie di 12 risultati positivi consecutivi (la seconda migliore striscia in massima serie per una squadre neopromossa, dietro soltanto al Nottingham Forest clamorosamente campione d’Inghilterra con Clough) ma senza di fatto riuscire a lottare né ad entrare in partita, rimanendo in balia di quello che era comunque uno dei Chelsea migliori dell’anno. La posizione di classifica rimane esaltante, con un ottavo posto davvero inatteso e allora la squadra vuole continuare su questo passo con il vantaggio di poter giocare senza pressioni: di fatto, da un mese a questa parte l’obiettivo salvezza è stato raggiunto e quello che arriva diventa un surplus. Più pressioni invece per il Tottenham, che ha pagato con un inizio negativo di 2010 cancellato in parte dalla facile vittoria ottenuta contro il Fulham, in cui però la squadra non ha giocato benissimo, mancando un po’ di punch offensivo: gli Spurs vogliono vincere per ottenere il “double” contro una squadra che ha già fermato sul pareggio due avversarie dirette come Liverpool e Manchester City. Redknapp cerca una maggiore continuità di risultati per difendere questo quarto posto e dovrebbe presentare un paio di novità di formazione rispetto all’undici sceso in campo contro il Fulham: David Bentley ha giocato a sorpresa da titolare trovando anche il gol, ma la sua presenza era dovuta all’influenza che ha colpito Kranjcar, il quale è atteso al ritorno in campo da titolare proprio al posto dell’ex Blackburn. In difesa Ledley King è reduce dall’aver giocato 90 minuti in settimana e proprio per questo dovrebbe tirare il fiato e lasciar spazio a Sebastien Bassong. Infine un’ulteriore novità potrebbe esserci in avanti, dove Robbie Keane è in ballottaggio con Crouch, in una linea d’attacco che è stata rinforzata dall’ingaggio del 31enne islandese Eidur Gudjohnsen, al suo ritorno in Inghilterra dopo le due stagioni giocate con il Bolton (70 presenze e 26 gol totali) e le sei con la maglia del Chelsea (263 presenze e 78 gol in match ufficiali), con il quale ha vinto anche due Premier League, una Carling Cup e due FA Cup: con Mourinho l’islandese ha giocato soprattutto a centrocampo, un ruolo in cui ha trovato un discreto spazio (spesso da riserva o come giocatore da inserire in rotazione) nelle tre stagioni con la maglia del Barcellona, prima di approdare la scorsa estate al Monaco dove ha profondamente deluso (nonostante il buon rendimento della squadra). La squadra francese ha allora deciso di cederlo in prestito e sembrava fatta per il suo passaggio al West Ham, una voce in realtà messa in giro proprio da Redknapp che martedì sera ha dichiarato fallito il suo tentativo di acquistarlo perché Gudjohnsen era a fare le visite mediche con gli Hammers, per quello che in realtà era un vero e proprio bluff con gli Spurs che hanno battuto sul tempo i cugini. Nel frattempo va via temporaneamente (ma probabilmente definitivamente) il messicano Giovani Dos Santos, vero e proprio flop degli Spurs, ma probabilmente un giocatore che avrebbe meritato più possibilità rispetto a quelle avute in Inghilterra: il 20enne è approdato in prestito al Galatasaray, che evidentemente sta facendo grande mercato in Inghilterra dopo aver preso in questa finestra di mercato anche Neill e Jo. Intreccio di mercato che tocca anche il Birmingham City, che è tra le squadre fortemente interessate a Roman Pavlyuchenko, il quale dovrebbe comunque andare in panchina al St Andrew’s: il russo preferirebbe un ritorno in Russia, ma McLeish sogna di dargli una nuova possibilità in Inghilterra, magari con un acquisto definitivo visto che con la nuova proprietà i soldi non sono un problema. Mercoledì sera ha esordito in Premier League partendo dalla panchina il neoarrivato Michel, mentre un altro neoacquisto come Craig Gardner sarà a disposizione di McLeish per questo match: i Brummies però dovrebbero confermare ancora il solito undici titolare, con Jerome che sembra in forma nonostante i recenti fastidi alla caviglia. Intanto il difensore centrale Martin Taylor lascia il Birmingham City a parametro zero per approdare al Watford.
Birmingham City (4-4-2): Hart; Carr, Roger Johnson, Dann, Ridgewell; Larsson, Ferguson, Bowyer, McFadden; Jerome, Benitez
Tottenham (4-4-2): Gomes; Corluka, Dawson, Bassong, Bale; Modric, Huddlestone, Palacios, Kranjcar; Defoe, Keane
Wigan-Everton: Reduce da due grandi prestazioni in campionato con le splendide vittorie contro Manchester City e Sunderland (in cui la squadra ha prodotto un frizzantissimo calcio all’inglese), l’Everton cerca il terzo sussulto consecutivo e il nono risultato utile consecutivo al DW Stadium per continuare l’eccellente risalita in classifica che ha portato i Toffees al nono posto, dopo una partenza molto a rilento anche a causa degli infortuni. La squadra di Moyes fa visita ad un Wigan in totale difficoltà e sempre più risucchiato nella lotta per la salvezza per l’incapacità di esser concreto e soprattutto di esser solido in difesa, basti pensare che dopo 21 partite di campionato i Latics hanno già subito 46 reti, quando invece in tutta la scorsa Premier League con Bruce in panchina la squadra aveva subito appena 45 reti. Martinez non è riuscito a dare alcuna continuità alla squadra, continuità che però manca sia un positivo che in negativo, basti pensare che nelle ultime 17 partite di campionato il Wigan non ha mai ottenuto due volte consecutive lo stesso tipo di risultato, statistica abbastanza incredibile: dovesse continuare così allora la squadra di Martinez dovrebbe ottenere un risultato diverso dalla sconfitta, visto che è reduce dal ko dell’Ewood Park. Il Wigan potrebbe fare a meno del capitano Melchiot, che nel corso del match contro il Blackburn ha subito un infortunio al collo e quindi appare in dubbio: al suo posto potrebbe giocare Emerson Boyce, che ormai ha perso il posto da titolare al centro della difesa per far spazio all’esperto Caldwell. Con Kirkland ancora infortunato, tra i pali dovrebbe giocare ancora Stojkovic, disastroso contro il Blackburn. Per il resto, Martinez dovrebbe confermare gli stessi effettivi scesi in campo contro i Rovers: in campo anche Figueroa, che sembra aver chiuso tutte le possibilità di un trasferimento al Sunderland firmando un rinnovo contrattuale proprio nelle ultime ore. L’obiettivo dell’Everton è quello di migliorare il rendimento in trasferta visto che la squadra ha ottenuto appena due vittorie lontano da Goodison Park: i Toffees sono reduci da tre pareggi esterni in campionato, di cui però due contro Chelsea e Arsenal e quindi decisamente pesanti. Moyes non ha nuovi problemi di infortuni e dovrebbe confermare lo stesso undici che ha travolto il Sunderland, con Saha a guidare l’attacco e alla ricerca del suo 100esimo gol nei campionati inglesi. Ciò potrebbe permettere ad Arteta di cercare con calma il ritorno alla massima condizione fisica, mentre il match contro i Black Cats ha visto nel recupero l’applauditissimo ritorno di Victor Anichebe, tornato in campo dopo il gravissimo infortunio subito lo scorso Febbraio a St James’ Park, in quella trasferta contro il Newcastle che costò anche l’infortunio di Arteta. Sulla destra continuerà a giocare Landon Donovan, finora sempre estremamente positivo in campionato: l’unica partita che ha sbagliato è stata quella di FA Cup contro il Birmingham City.
Wigan (4-2-3-1): Stojkovic; Boyce, Caldwell, Bramble, Figueroa; Diamè, Thomas; N’Zogbia, Scharner, McCarthy; Rodallega
Everton (4-4-1-1): Howard; Neville, Heitinga, Distin, Baines; Donovan, Osman, Fellaini, Pienaar; Cahill; Saha
24a giornata Premier League:
Sabato 30 Gennaio:
ore 16.00
Birmingham City-Tottenham
Fulham-Aston Villa
Hull City-Wolverhampton
Liverpool-Bolton
West Ham-Blackburn
Wigan-Everton
ore 18.30
Burnley-Chelsea
Domenica 31 Gennaio:
ore 14.30
Manchester City-Portsmouth
ore 17.00
Arsenal-Manchester United
Lunedì 1 Febbraio:
ore 21.00
Sunderland-Stoke City
Classifica Premier League (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):
1 Chelsea 51 (22; +37)
---------------------------------------------------------------------
2 Manchester United 50 (23; +34)
3 Arsenal 49 (23; +34)
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4 Tottenham 41 (23; +20)
---------------------------------------------------------------------
5 Liverpool 38 (23; +14)
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6 Manchester City 38 (21; +12)
7 Aston Villa 37 (22; +11)
8 Birmingham City 33 (22; -1)
9 Everton 29 (22; -2)
10 Fulham 27 (22; =)
11 Blackburn 27 (23; -15)
12 Stoke City 25 (21; -7)
13 Sunderland 23 (22; -10)
14 Wigan 22 (21; -22)
15 Bolton 21 (21; -13)
16 West Ham 20 (22; -9)
17 Wolverhampton 20 (22; -21)
---------------------------------------------------------------------
18 Burnley 20 (22; -22)
19 Hull City 19 (22; -26)
20 Portsmouth 15 (21; -14)


