I Gunners superano lo Stoke City, ma il risultato del campo è nascosto dal tremendo contrasto tra Shawcross e Ramsey che lascia tutti sotto choc
Per risultato e prestazione, avrebbe potuto essere un pomeriggio felice per l’Arsenal, ma quello del Britannia Stadium non può che essere un pomeriggio di choc per quanto successo al 66’ minuto, per l’eccesso di foga e di vigoria di Ryan Shawcross che finisce per travolgere in maniera devastante Aaron Ramsey: bastano pochi secondi per capire la gravità dell’accaduto, vista la reazione istintiva di un uomo come Sol Campbell, non certo uno particolarmente soft di carattere, vista soprattutto la reazione dei giocatori dello Stoke City, subito apparsi terrorizzati per quanto accaduto a quello che più che un avversario è un collega. Le immagini sono orrende, perché la caviglia e la gamba di Ramsey si rompono irrimediabilmente e in maniera orrenda, per un infortunio gravissimo che lascia lì a pezzi un ragazzo, proprio come era successo due anni fa ad Eduardo Da Silva al St Andrew’s dopo il terribile tackle di Martin Taylor, in maniera più devastante (ma comunque comparabile) di quanto successo ad Abou Diaby nell’Aprile del 2006 allo Stadium Of Light dopo un tackle assassino (e ad occhio più volontario di quelli citati) di Dan Smith (peraltro appena ammonito nell’occasione): di fatto, è la terza volta nel giro di quattro anni che un giocatore dell’Arsenal esce dal campo con una gamba a pezzi, un po’ troppo. Le similitudini sono davvero enormi con l’infortunio subito da Eduardo, visto che le scene viste sembrano tristemente le stesse, a cominciare dallo choc di tutti gli elementi in campo, in primis proprio i giocatori dello Stoke City come Glen Whelan o Mamady Sidibe, immortalati nelle varie foto con delle espressioni davvero terrorizzate alla visione delle condizioni della caviglia di Ramsey. Tutto davvero molto brutto, per un incidente che bloccherà per tanti mesi (con la speranza che poi il giocatore possa tornare ai propri livelli: a fronte di questi infortuni così grave c’è da usare il condizionale) la carriera di uno dei talenti potenzialmente maggiori del calcio inglese e mondiale, la carriera di un ragazzo dalle qualità assolutamente sopra la media e con un futuro da potenziale campione vero, un futuro che purtroppo adesso potrebbe esser condizionato da questo orrendo infortunio nel momento della crescita tecnica, fisica e mentale. Pensare e guardare un infortunio del genere è sempre molto brutto, quando però si parla di un potenziale simbolo del futuro di questo sport lo è ancora di più. Come sempre succede in questi casi, ad esser segnata non è solo la carriera di chi subisce il grave infortunio, ma indirettamente anche quella dell’autore del tackle, vuoi per lo choc, vuoi anche per l’etichetta dei media, che ricorderà il calciatore anche come “l’autore del tackle che infortunò X”: Ryan Shawcross sognava decisamente un’emozione diversa nella giornata della sua prima convocazione per l’Inghilterra, convocazione pure meritata per le prestazioni recenti ma che arriva proprio nel momento sbagliato e che a questo punto sarebbe stato consigliabile evitare. Tra gli elementi maggiormente sottochoc c’è sicuramente Shawcross, che non entra sicuramente per far male ma che è autore di un tackle estremo, esagerato e durissimo: lui stesso è stato il primo ad accorgersene, tanto da uscire dal campo addirittura in lacrime, assolutamente sottochoc per aver causato un infortunio di questo tipo, di questa entità. Stoke City-Arsenal allora è purtroppo la partita dell’infortunio di Aaron Ramsey, la partita che toglie al calcio un grande talento per i prossimi mesi sicuramente, forse ci toglie un campione potenziale prima ancora che riesca ad esplodere. Passa in secondo piano la prestazione dei Gunners, capaci per una volta di dare in campo una risposta forte, giocando in maniera dura, andando a competere contro i Potters sul piano muscolare e con un agonismo che davvero raramente si era visto dalla squadra di Wenger. Arriva così il successo contro una squadra piuttosto indigesta per caratteristiche, un successo che in qualche modo potrebbe rilanciare clamorosamente l’Arsenal: la sconfitta del Chelsea contro il Manchester City vuol dire che la vetta della classifica è distante appena tre punti rispetto ai Gunners, che per la terza volta in stagione si riavvicinano al primo posto dopo aver subito break pesanti. Il pensiero però va solo a Ramsey, campione purtroppo nella sfortuna.
Lo Stoke City presenta una grande novità di formazione, con Danny Pugh che gioca largo a sinistra per la sua quarta presenza in Premier League, la prima da titolare (aveva giocato da titolare solo in Carling Cup). Ad andare in panchina è Tuncay, con Sidibe e Fuller ancora titolari in avanti. A sorpresa Wilkinson fa il terzino destro, con Huth a sinistra. L’Arsenal risponde giocando con Ebouè ala destra, mentre in mediana viene confermato Ramsey al posto di un Denilson in crisi totale.
Lo Stoke City parte meglio e all’8’ minuto alla seconda rimessa laterale lunga di Rory Delap arriva il gol del vantaggio: Shawcross spicca nel mucchio e ha la meglio grazie ai suoi centimetri per prolungare, Ebouè dorme e rimane fermo mentre Pugh attacca il pallone e sul secondo palo appoggia da posizione ravvicinata per la rete dell’1-0. L’uomo schierato a sorpresa trova il suo primo gol in Premier League e punisce una brutta difesa dell’Arsenal sulle solite rimesse laterali di Delap, che già tre volte nelle ultime due stagioni avevano punito i Gunners. E’ un inizio di partita del tutto favorevole ai Potters, che dominano sul piano fisico a centrocampo e si fanno vedere in avanti, dando l’impressione di creare problemi alla difesa avversaria ad ogni incursione, soprattutto con il furbissimo Ricardo Fuller, capace sempre di creare un fastidio ai difensori avversari, con movimenti e mestiere: è davvero uno dei giocatori più difficili da marcare. Lo Stoke City si chiude molto bene e crea un clima da battaglia, con grandissimo agonismo e un gioco maschio che crea un’intensità molto inglese in campo, molto all’antica, molto bella. Dopo aver subito nella prima parte del match con Fabregas in particolare fuori dalla partita, l’Arsenal si sveglia al 25’ circa, quando decide di non palleggiare soltanto, quando si rende conto che nel calcio la determinazione può anche battere la tecnica, quando si accorge che tecnica più determinazione è l’equilibrio ideale: i Gunners allora danno una risposta sorprendente sul piano fisico, perché iniziano a competere contro i Potters sul piano muscolare, allungando il piede in maniera decisa nei contrasti, mettendo il corpo in maniera dura in protezione del pallone, contendendo con agonismo i palloni 50:50. Di fatto, si vede un Arsenal che prova a mixare il suo stile con qualcosa di più concreto, che lascia da parte la maschera di squadra soft per giocare in modo più maschio: questo è il modo giusto non solo per affrontare lo Stoke City, ma per affrontare tutte le partite, perché lo stile e la tecnica va accompagnata dalla determinazione per provare a raggiungere risultati reali.
La risposta allora è ottima e porta al pareggio al 32’: paradossalmente l’azione parte proprio da una rimessa laterale di Sagna per Fabregas che va al gran cross, in mezzo a due Bendtner riesce a staccare e incorna in maniera perfetta pescando alla grande l’angolo lontano dove Sorensen non riesce ad arrivare per il gol dell’1-1. E’ appena il terzo gol in questo campionato per il danese (in 15 presenze), ma questa è una grandissima incornata. Adesso la partita è chiaramente nelle mani dell’Arsenal, esponenzialmente cresciuto a centrocampo e davvero più cattivo nella sua iniziativa: i critici di Wenger puntano il dito proprio sulla mancanza di determinazione dei Gunners, che però interpretano questa partita con grande agonismo, davvero in controtendenza rispetto alle ultime stagioni. Chissà che non sia un cambio di mentalità. Lo Stoke City ora fatica davvero ad uscire.
I Gunners continuano a convincere per l’atteggiamento anche nella ripresa, con Fabregas decisamente più nel vivo del gioco, così come cresce anche Nasri che mostra qualche controllo delizioso sullo stretto. Molto bene anche Gael Clichy, che gioca assolutamente al suo livello, dopo che dal momento del suo rientro sembrava una controfigura (anche probabilmente perché non era un condizione). Al 59’ l’Arsenal combatte su un pallone alto, Fabregas lo mette a terra prolungandolo di prima per Ebouè, il controllo è difettoso ma manda fuori causa Shawcross e apre lo spazio centrale per l’ivoriano che cerca la botta dal limite ed è ottima la risposta di Sorensen.
Un minuto dopo un po’ a sorpresa Pulis decide di togliere Abdoulaye Faye, probabilmente perché lo vede stanco: al suo posto entra Collins, che fa il terzino sinistro con Huth al centro.
La partita è davvero bella per intensità e assolutamente interessante, ma viene sconvolta dal triste incidente del 66’, con il già citato intervento di Shawcross su Ramsey con tutto quanto ne consegue, con i volti stravolti dei protagonisti in campo, con Whelan che è il primo ad avvicinarsi al gallese capendo quanto successo, con Campbell che ha una reazione istintivamente nervosa, con Shawcross che quasi non guarda il cartellino rosso dell’arbitro perché già devastato e in lacrime per quanto successo. Lo Stoke City passa al 4-4-1 con Collins difensore centrale, Pugh terzino destro, Delap ala sinistra e Sidibe a destra. Ramsey viene direttamente trasportato in ambulanza tra gli applausi di incoraggiamento del sensibilissimo pubblico di casa e al suo posto entra Rosicky, con Nasri che arretra in posizione di interno. Il lungo stop e lo choc cambia totalmente la partita, che perde vigore e diventa più lenta, con i Gunners che perdono per qualche minuto agonismo e probabilmente anche concentrazione. Nel finale l’Arsenal si risveglia e torna a premere con più cattiveria, dando così anche una risposta mentale, che arriva anche con il cambio tattico di Wenger che dall’83’ passa al 4-4-2, modulo che di fatto quest’anno non è stato mai utilizzato: in realtà in molte occasioni il vecchio 4-4-2 sarebbe servito moltissimo.
All’87’ l’Arsenal va in un’azione lenta e insistita con Song che trova lo spazio per il tocco a superare due difensori e liberare Eduardo che va al tiro sulla pressione di Huth e manda a sfiorare il palo il pallone che poteva valere tre punti.
I Gunners però insistono e trovano il modo per vincere la partita, con Bendtner che alza il pallone per provare a farlo passare ma trova l’opposizione del braccio di Pugh, opposizione che è irregolare per l’arbitro Walton che indica il dischetto: il braccio in effetti è largo, ma l’intervento non è volontario e quindi il tocco è dubbio, anche se l’impressione è più per la regolarità dell’intervento che per l’irregolarità. Sorensen aveva parato all’andata un rigore di Fabregas che allora cerca con precisione l’angolo basso destro, il danese intuisce ma il tiro è molto angolato e non riesce ad arrivarci e deve inchinarsi per il gol dell’1-2, il 13esimo della Premier League dello spagnolo, che in qualche modo dedica il gol a Ramsey toccandosi tre volte la caviglia.
L’Arsenal controlla e al 93’ Bendtner controlla di petto libero in area, Collins lo spintona evidentemente ma per l’arbitro non è fallo: era più rigore questo di quello assegnato precedentemente.
Sul corner successivo l’Arsenal va al gol: la palla è giocata corta e Rosicky va al tiro dal limite, il pallone è diretto all’angolino ma Sorensen ci arriva benissimo, Fabregas va sulla respinta e alla grande riesce a toccare orizzontalmente per Vermaelen che deve solo appoggiare a porta vuota per trovare il gol dell’1-3, per il settimo gol della sua Premier League.
E’ il gol che chiude il match, regalando all’Arsenal una vittoria molto importante, in un tipo di match che questa squadra soffre particolarmente: la risposta però è stata ottima, con i Gunners che hanno mostrato un atteggiamento molto convincente. La perdita di Ramsey è pesantissima perché il gallese stava diventando un’alternativa importante a centrocampo, ma i Gunners ormai sanno di dover convivere con i tanti infortuni. Adesso la squadra di Wenger dovrà ospitare il Burnley all’Emirates Stadium.
Ko per lo Stoke City, che non è riuscito a trovare una buona risposta al finale forte dell’Arsenal ma che ha giocato con grande volontà, creando molti problemi sul piano fisico ai Gunners. Il prossimo weekend i Potters faranno visita al Chelsea per i quarti di finale di FA Cup, mentre il prossimo match di campionato sarà in casa del Burnley.
Stoke City-Arsenal 1-3
Stoke City (4-4-2): Sorensen 6 – Wilkinson 6 Shawcross 5 Abdoulaye Faye 6 (60’ Collins 6) Huth 6,5 – Delap 5,5 Whelan 6,5 Whitehead 5 (77’ Lawrence sv) Pugh 6,5 – Sidibe 5,5 Fuller 6 (80’ Tuncay sv)
In panchina: Begovic, Beattie, Kitson, Diao
Manager: Tony Pulis 6
Arsenal (4-2-3-1): Almunia 6 – Sagna 6 Campbell 6,5 Vermaelen 6 Clichy 7,5 – Song 6,5 Ramsey 6 (69’ Rosicky 6) – Ebouè 6 (75’ Walcott sv) Fabregas 7,5 Nasri 6 (83’ Eduardo sv) – Bendtner 6,5
In panchina: Fabianski, Vela, Silvestre, Traorè
Manager: Arsene Wenger 7
Arbitro: Peter Walton 5,5
Gol: 8’ Pugh (SC), 32’ Bendtner (A), 91’ rigore Fabregas (A), 94’ Vermaelen (A)
Ammonito: Song (A)
Espulso: 66’ Shawcross (SC)
Migliore in campo: Gael Clichy (Arsenal)
domenica 28 febbraio 2010
La vittoria più dolorosa per l’Arsenal: terribile infortunio per Aaron Ramsey
Il Wolverhampton è battuto da Knight e dai pali
I Wolves sono superiori al Bolton ma non riescono a trovare la via della rete e i Trotters escono dalla zona retrocessione
Al Reebok Stadium va in scena un classico match da lotta salvezza, un match molto intenso e molto combattuto con le due squadre che hanno dato vita ad una battaglia di altissimo agonismo, capace anche di esser molto divertente soprattutto nella ripresa. A vincere è il Bolton, ma a dare l’impressione migliore è assolutamente il Wolverhampton, per convinzione mostrata e per le tante occasioni da rete create, nonostante al solito Mick McCarthy non sia convincente in qualche scelta, come quella di utilizzare ancora Foley da ala destra o quella di sacrificare Doyle come unica punta: i Wolves hanno diversi problemi anche tecnici, ma risolvendo qualche scelleratezza tattica del proprio manager potrebbero anche riuscire a salvarsi, visto che di fatto questa partita è stata persa a causa degli episodi, a causa di qualche legno di troppo, ma comunque la squadra s’è fatta preferire rispetto al Bolton. Il ko lascia i Wolves molto molto vicini alla zona retrocessione (alle spalle soltanto per una migliore differenza reti), ma in vista del rush finale questa prestazione è abbastanza promettente, dato che il Wolverhampton è apparso in difficoltà solo nella fase finale del primo tempo, quella che di fatto è stata decisiva ai fini del risultato: in altre giornate però prestazioni del genere porterebbero più punti, specialmente però se la squadra cominciasse ad essere più pungente e più incisiva in zona gol, visto che è vero che i Wolves hanno colpito ben tre legni, ma è anche vero che il computo totale vede appena sei conclusioni al termine del match, davvero poche per quanto prodotto. Proprio per questo motivo McCarthy farebbe meglio a convincersi che il modulo ad una punta non è per nulla efficace per la fase offensiva, un problema che è un po’ comune per le squadre che giocano con un solo centravanti (vedi soprattutto il Wigan). Vittoria chiave per il Bolton, che soffre molto ma riesce a portare a casa un raro clean sheet, difendendo di nervi il gol realizzato proprio da un difensore centrale come Zat Knight: i tre punti permettono agli uomini di Owen Coyle di abbandonare la zona retrocessione, ma la corsa si preannuncia lunga e intensissima e ad essere decisivi potrebbero essere le serie positive o negative di tre/quattro partite, oltre naturalmente agli scontri diretti.
Il Bolton preferisce Elmander a Klasnic in avanti e conferma le altre novità previste di formazione, con Holden e Wilshere a prendere il posto di Gardner e Taylor, il quale ultimamente è stato un po’ beccato dai tifosi. In difesa Ricketts viene ancora preferito ad Andrew O’Brien. Come previsto, il Wolverhampton conferma l’undici che ha perso contro il Chelsea, con Henry a giocare davanti alla difesa mentre è Guedioura a giocare come interno destro.
Parte meglio il Wolverhampton, che punta soprattutto sugli inserimenti di Jarvis che deve creare problemi agli avversari senza dare punti di riferimento, anche perché di fatto si muove a tutto campo anche per dare supporto all’unica punta Doyle, il quale nelle ultime partite troppo spesso non riusciva a trovare il supporto giusto. In questi primi minuti è molto importante il lavoro di Henry e Guedioura che permettono agli ospiti di avere una supremazia a centrocampo, con i Wolves che appaiono dinamici e potenzialmente pericolosi: l’atteggiamento sembra positivo e la squadra lavora molto in fase offensiva, dove i movimenti di Doyle appaiono abbastanza incisivi. Il Bolton invece va parecchio a strappi, con Holden che ci mette un po’ prima di entrare in quota, giocando maluccio nella prima mezz’ora per poi mostrare qualche movimento interessante. I Trotters faticano sulle corsie, con Wilshere che non riesce a far valere la propria qualità, mentre Lee Chung-Yong è meno continuo del solito. Le prime risposte arrivano con due tiri di Elmander, entrambi centrali.
Al 29’ arriva la grande occasione: il lancio lungo di Steinsson trova l’errore incredibile di Berra che colpisce di testa all’indietro mandando fuori causa Craddock e liberando Kevin Davies in area, ma l’uscita disperata di Hahnemann chiude molto bene la conclusione dell’attaccante, sul rimbalzo Elmander prova a tirare col portiere fuori dai pali ma da gladiatore Craddock si oppone in maniera decisiva e provvidenziale e viene immediatamente esaltato dai propri tifosi con i cori. Grandissima occasione da rete. In questa fase il Bolton si scuote e cresce, iniziando a premere con più continuità in un match che è molto combattuto a centrocampo, ma non con tanti spunti offensivi. Il gioco diretto del Bolton inizia a creare problemi, soprattutto per la determinazione con cui arrivano gli attacchi e i tentativi, visto che ai Trotters manca un po’ di qualità.
Il Wolverhampton però guadagna un corner da destra è risponde al 43’: l’angolo è battuto verso il primo palo verso Craddock che incorna e colpisce il palo esterno, dove era piazzato un Muamba un po’ passivo che rischia di farsi passare il pallone vicino o addirittura di colpirlo con il braccio.
Nel primo minuto di recupero però il Bolton ritrova il gol che era mancato nelle ultime cinque partite di campionato: il corner da destra non viene incornato bene da Steinsson, sulla sinistra però Lee Chung-Yong tiene il pallone in campo, salta molto bene Guedioura sul posto, danza sulla linea di fondo e crossa basso per Knight che nel mucchio trova il piatto destro vincente e il gol dell’1-0 da posizione ravvicinata. E’ il suo primo gol con la maglia del Bolton, un gol fondamentale.
E’ decisamente crollato il rendimento del Wolverhampton, con Guedioura che inizia a buttare tanti palloni, mentre Henry in avvio di ripresa appare poco lucido. Pessimo l’inizio di ripresa dei Wolves, che vengono più volte aperti dagli attacchi fisici del Bolton e rischiano più volte di capitolare. Dopo questi sbandamenti, il Wolverhampton torna a fare gioco andando anche con tanti lanci lunghi, ritrovando ritmo, ma Doyle appare un po’ più isolato in avanti: l’irlandese riesce anche a muoversi bene, ma avrebbe decisamente bisogno di una spalla lì in prima linea, anche perché Jarvis non riesce più a fare movimento a tutto campo come nei primi 20 minuti di partita, anche se comunque l’esterno rimane l’elemento più pericoloso della squadra.
I Wolves creano la grande occasione da fermo al 59’: punizione da posizione centrale che David Jones batte con ottima velocità superando la barriera con una grande traiettoria a cercare l’angolo basso ma ha poca fortuna perché incoccia il palo pieno. Un’altra grande occasione arriva al 66’ dalla parte di Jarvis, ma in qualche modo in affanno il Bolton riesce a salvarsi: quando si crea l’occasione, al Wolverhampton sembra sempre mancare qualcosa per concretizzare, difetto non da poco.
Al 68’ McCarthy si decide a passare al 4-4-2 inserendo Sylvan Ebanks-Blake e togliendo un Guedioura calato sensibilmente alla distanza.
Cresce ulteriormente la pressione degli ospiti: al 71’ Hahnemann batte lungo una punizione, la sponda di Berra viene respinta da Knight e finisce per Foley che ne azzecca finalmente una e calcia benissimo con il destro trovando un varco nel mucchio per far passare il pallone che incredibilmente colpisce il palo interno e poi rimane in campo. Sembrava un gol fatto, ma è invece un terzo legno per un Wolverhampton non del tutto fortunato.
I Wolves si sbilanciano e un minuto dopo rischiano con Klasnic che gioca un ottimo uno-due con Kevin Davies bucando la difesa e presentandosi solo davanti al portiere, che però è velocissimo ad uscire e bravo a salvare sul tiro. Adesso McCarthy toglie finalmente anche Foley per inserire il rientrante Keogh, che fa l’ala destra ma di fatto non incide per nulla. La battaglia cresce ulteriormente nel tiratissimo e intensissimo finale, con il Bolton che stringe i denti e pur faticando riesce a reggere in qualche modo. Il Wolverhampton si butta in avanti con grande volontà e intensità tanto che meriterebbe il pareggio, ma più volte è sull’orlo del disastro dietro rischiando di subire il secondo.
Il grande sforzo offensivo però non porta il risultato sperato e il Wolverhampton perde questa partita importante, nonostante una certa superiorità mostrata, pagando una fase d’attacco un po’ troppo lacunosa: le occasioni pericolose ci sono state, ma potevano e dovevano essere di numero superiore e su questo bisogna assolutamente lavorare per ottenere la salvezza. Il calendario non aiuta particolarmente i Wolves, che nel prossimo match dovranno ospitare il Manchester United.
Vittoria che risolleva il Bolton e permette alla squadra di Coyle di guadagnare quattro posizioni di classifica, superando anche i Wolves: vittoria che arriva con determinazione ma non proprio in modo convincente, per una squadra che ha ancora molto da migliorare, che deve coinvolgere molto di più gli esterni, spesso scavalcati dai lanci lunghi per le punte. I Trotters ora hanno un calendario interessante visto che in fila hanno altri tre scontri diretti molto importanti, due in trasferta contro West Ham e Sunderland e quello in casa contro il Wigan, una serie di partite che potrebbe anche risultare quasi decisiva nella lotta per la permanenza in Premier League.
Bolton-Wolverhampton 1-0
Bolton (4-4-2): Jaaskelainen 6 – Steinsson 6 Knight 6,5 Ricketts 5,5 Robinson 6 – Lee Chung-Yong 5,5 (92’ Weiss sv) Muamba 5 Holden 6 Wilshere 5 (81’ Taylor sv) – Elmander 5 (64’ Klasnic 6) Kevin Davies 6
In panchina: Al Habsi, Riga, Cohen, Andrew O’Brien
Manager: Owen Coyle 6
Wolverhampton (4-1-4-1): Hahnemann 7 – Zubar 6,5 Craddock 7 Berra 5 Ward 6 – Henry 6 – Foley 4,5 (73’ Keogh 5) Guedioura 5 (68’ Ebanks-Blake 5,5) David Jones 6 Jarvis 6,5 – Doyle 6,5
In panchina: Hennessey, Elokobi, Vokes, Milijas, Mancienne
Manager: Mick McCarthy 6
Arbitro: Andre Marriner 6
Gol: 45’+1 Knight
Ammoniti: Henry, Keogh (W)
Migliore in campo: Jody Craddock (Wolverhampton)
Piacere JT: ah, non dà la mano?
Nelle altre partite della giornata, il Birmingham City batte con merito un Wigan inconsistente, mentre Clarke Carlisle combina disastri e il Burnley subisce un terribile ko interno
Chelsea-Manchester City 2-4: La sorpresa della giornata arriva da Stamford Bridge dove salta il banco in maniera abbastanza clamorosa, sia per le squadre che si affrontavano, sia soprattutto per lo svolgimento avuto dal match: a sorpresa vince il Manchester City, comunque collettivo che è più pericoloso in questo tipo di match che in una stagione e in partite normali (sia perché riesce a dare delle risposte nervose che in match normali non ha, sia soprattutto perché riesce ad usare la carta del contropiede), ma soprattutto perde il Chelsea, apparso incredibilmente in versione masochista e meritatamente punito anche severamente. Va detto che la vittoria del Manchester City è piuttosto casuale, visto che ancora una volta quello dei Citizens è sembrano un non calcio, visto che di gioco non s’è proprio visto, visto anche come sono arrivati i gol, tutti su regali grossolani degli avversari, dato che sul piano del gioco la squadra di Mancini non è mai entrata in campo (nonostante il risultato): si potrebbe aggiungere anche il dato dei tiri in porta che sono appena sei (e due fuori) contro i 13 dei Blues (e 10 fuori), ma questo è un dato che da solo è poco descrittivo di quello che può esser stato questo match, anche perché è noto che con Hilario in porta basta centrare lo specchio per avere l’80% di possibilità di segnare. Non si vedono passi avanti sul piano del gioco, anche perché giocare con Zabaleta a centrocampo non porta certo frutti in manovra (Hughes era criticatissimo per questo tipo di scelte e Mancini le sta ripetendo tutte), ma si vede un risultato assolutamente importante, con Stamford Bridge che cade per la prima volta in tutta la stagione: adesso proprio il Manchester City rimane l’unica squadra a non aver perso in casa in questa Premier League. Preoccupa e molto la sbadataggine della prestazione del Chelsea, apparso davvero irriconoscibile e inguardabile nella ripresa, dove semplicemente non è arrivata la reazione. Nonostante i sei gol e il banco che salta, è stata una partita poco bella che ha portato a molti sbadigli, tanto che il momento più interessante è stato prima del match, come prevedibile, ovvero il momento delle strette di mano tra le due squadre per vedere come si sarebbe comportante Wayne Bridge di fronte a John Terry dopo tutti gli scandali recenti, con il terzino (ex di giornata abbastanza ingloriosamente beccato da una discreta parte del pubblico di casa, ma tanti altri lo hanno applaudito) che si trovava in una situazione davvero difficile: evitare questa stretta di mano con un gesto magari poco cortese e che fare molto scalpore oppure andare alla stretta di mano nonostante non ce ne sia la voglia, con un gesto che dentro di lui sarebbe risultato un po’ ipocrita? Bridge ha optato per la prima scelta, guardando negli occhi l’ex amico e dribblando ad arte la sua mano, per una scena che dal di fuori può apparire anche divertente ma che di certo fa poco sorridere i due protagonisti, in evidente imbarazzo in questa situazione. Ah, c’è anche una partita e a farla è il Chelsea, che manovra e impone un discreto ritmo, trovando anche qualche buono spazio. Il Manchester City invece sembra incapace a mettere un paio di passaggi di fila e l’unica idea è quella di cercare Adam Johnson sulla destra per provare a puntare Malouda, cosa che non riesce. Poche sorprese allora quando Lampard si inserisce sulla destra dell’area sull’ottimo pallone di Joe Cole e incrocia il destro per realizzare l’1-0: pessima la difesa del Manchester City, con Kompany e Lescott che hanno una posizione del tutto slegata e Lampard ne approfitta. Il peggiore della retroguardia però è Richards, in costante difficoltà e in continuo affanno e autore di un milione di falli (senza venire mai ammonito). Sembra fatta ma il Chelsea subisce un gol incredibile poco dopo una grande occasione per Joe Cole (il suo controllo di palla in questa chance è da mostrare alle scuole calcio: meraviglioso): Bridge spazza a caso e a centrocampo Obi Mikel cerca un ridicolo colpo di testa all’indietro senza guardare servendo Tevez che va via a Terry e poi con due movimenti a Ricardo Carvalho per andare al tiro in totale assenza di equilibrio, il tiro è centralissimo e lentissimo ma incredibilmente Hilario dorme e si getta con la velocità di un armadillo facendosi superare clamorosamente dal pallone, subendo il gol dell’assurdo, un gol impossibile da subire. Davvero imbarazzante questa specie di portiere. In avvio di ripresa il Chelsea si sbilancia in maniera assurda in attacco con addirittura tre difensori nella trequarti avversaria, un atteggiamento incredibile che viene punito dal contropiede di Bellamy che crea un tre contro due (Obi Mikel e Terry), con i due del Chelsea che temporeggiano e il gallese che calcia incrociando il sinistro e battendo un Hilario ancora colpevole perché piazzato davvero eccessivamente sul primo palo (manco dovesse parare anche il tiro qualora finisse fuori), scoprendo troppo l’angolo lontano. Per i Blues è il colpo del ko, perché la squadra di Ancelotti non riesce proprio a rispondere, andando a giocare con scarsa vigoria, con davvero poca forza, poca determinazione: il Manchester City pensa solo a perdere tempo in tutti i modi (non calcio) e ci riesce facilmente, senza rischiare più nulla in difesa (tranne con i soliti falli di Richards). Questo finché Belletti mostra il manuale del perfetto difensore scarso: si ferma chiedendo un fuorigioco, poi va sul pallone dormendo e facendoselo sfilare da Barry che a quel punto va a cercare l’area finché cade giù, l’arbitro vede una spinta da dietro dello stesso Belletti che non esiste e con una decisione del tutto inventata assegna un rigore ed espelle il brasiliano (autore di un errore incredibile, ma che non cerca in nessun modo il contatto: pessima decisione). Dal dischetto Tevez realizza e chiude il match. Ballack poi prova ad interrompere la carriera di Tevez con un intervento raccapricciante e si guadagna un secondo giallo, lasciando la squadra in 9 lui che avrebbe meritato di esser espulso già molto prima (e qui poteva starci il rosso diretto). Anelka sembra l’unico a provarci, ma i Blues affondano ancora in contropiede: basta un semplice tocco di Tevez per far saltare la pessima difesa dei londinesi, Wright-Phillips corre e crossa in orizzontale per Bellamy che appoggia facilmente per l’1-4. E’ una vera umiliazione per il Chelsea, che trova il gol nel recupero per un’altra decisione rivedibile di Dean, che assegna un rigore estremamente soft per un tocchettino lieve di Barry su Anelka: Lampard non sbaglia ma il 2-4 rimane pesantissimo.
Migliore in campo: Wayne Bridge’s hand
Birmingham City-Wigan 1-0: Pur senza esaltare, il Birmingham City vince con pieno merito contro un Wigan ancora parecchio mediocre, un Wigan sempre più nei guai nella lotta per la salvezza per inconsistenza, per incapacità ad essere leggermente concreto. Il match del St Andrew’s non fa altro che far continuare i trend delle due squadre, con i Latics che rischiano sempre più la Championship, mentre i Brummies raggiungono già quota 40 punti e continuano a navigare con una tranquillità estrema: non ci sono più obiettivi da raggiungere in campionato (la FA Cup invece può regalare ancora molto) e allora con la mente sgombra si possono ottenere ancora risultati, nonostante ciò non abbia regalato un gioco più brillante. Il match inizia piuttosto lento, finché il Birmingham City prende in mano il centrocampo, grazie soprattutto al lavoro molto intenso e molto continuo di un Lee Bowyer che sembra tornato ai livelli dei primi tre mesi della stagione, ovvero livelli molto interessanti. Il più pericoloso è però Larsson, dal cui piede nasce la grande occasione: punizione dalla trequarti battuta dallo svedese, in due del Wigan non riescono a contenere Ridgewell che incorna sulla traversa. Male la difesa. Ridgewell è molto vivo anche in fase offensiva, visto che si fa vedere in sovrapposizione e crossa basso dal fondo per il tiro a colpo sicuro di McFadden da due passi, ma Kirkland trova un grandissimo riflesso e respinge. Il Wigan è assolutamente nullo (N’Zogbia mai in partita e addirittura sostituito dopo l’intervallo) e subisce il meritato gol poco prima dell’intervallo, gol che però arriva su rigore inesistente: il fischiatissimo ex di giornata Melchiot è disorientato e va in tackle ma non tocca assolutamente Fahey che vola da solo, ma l’arbitro vede un contatto e fischia il rigore realizzato bene da McFadden. Nella ripresa il Birmingham City parte discretamente ma poi come al solito pensa solo a difendersi e la partita diventa piuttosto brutta, anche perché il Wigan continua a non creare nulla, a parte una buona intenzione di McCarthy per Rodallega che costringe Hart ad una delle poche parate del suo tranquillissimo pomeriggio. Il Wigan prova a spingere ma non ha alcuna cattiveria, in un match contraddistinto da un episodio curiosissimo: tackle molto duro di Ridgewell che stende McCarthy e colpisce anche la bandiera, la quale va a sbattere sulla testa del guardalinee causandogli un taglio, tanto che l’assistente è costretto a lasciare il campo per farsi soccorrere e al suo posto subentra il quarto uomo Bennett. I Latics ci provano con poca lucidità ma proprio al 90’ trova la grande occasione: il cross basso di Moses non viene letto dalla difesa, sul pallone si avventano sia Rodallega che Jordi Gomez e la sfera finisce fuori di un soffio rispetto al palo. Sarebbe stato però un premio eccessivo per un Wigan che deve darsi una svegliata.
Migliore in campo: Lee Bowyer (Birmingham City)
Burnley-Portsmouth 1-2: In attesa che la Premier League ufficializzi i 9 punti di penalizzazione, il Portsmouth continua a mostrare un orgoglio mostruoso e continua a giocare al massimo delle proprie forze nonostante la strada per la Championship sembra più che intrapresa, una strada che di questo passo è intrapresa anche dal Burnley che lascia per strada punti pesantissimi e gioca la partita con un atteggiamento del tutto sbagliato, dando la sensazione che il lavoro di Laws non stia portando alcun risultato: come si temeva, l’addio di Coyle ha portato immediatamente la squadra a rientrare nei ranghi e ora a rischiare in maniera decisa la retrocessione, che davvero senza ulteriori scosse rischia di essere inevitabile. Reduce dalla settimana peggiore della sua storia e dall’esser diventato il primo club di Premier League ad entrare in amministrazione controllata, il Portsmouth sfoga la propria frustrazione in campo giocando con coraggio e facendosi vedere molto in avanti, mostrando gli imbarazzi della difesa del Burnley. Il vantaggio arriva allora meritatamente: O’Hara tocca bene per l’attivissimo Webber che mette in area un pallone diagonale sul quale arriva all’appuntamento Piquionne, bravo a trovare la porta da posizione neppure semplice per sbloccare il match. Il Burnley è davvero un disastro a centrocampo, con Bikey e McDonald che semplicemente non sembrano in grado a creare un’azione (i Clarets devono migliorare qui se vogliono provare a salvarsi), ma hanno un Paterson molto pericoloso in avanti (decisamente il migliore della squadra), tanto che trova dal nulla un supergol: un lancio di Jensen viene prolungato da Fletcher di testa e Paterson è assolutamente poco coordinato ma riesce con una magia a toccare in qualche modo al volo di esterno trovando un pallonetto meraviglioso a lasciare immobile James (pettinato benissimo tra l’altro) e trovare lo straordinario gol dell’1-1. Davvero un gol inventato dal nulla. Il Portsmouth però c’è e risponde: Utaka porta avanti palla e la tocca per O’Hara che dal limite piazza il tiro e colpisce in pieno la traversa. E’ ottima la partita del centrocampista di proprietà del Tottenham. Clarke Carlisle è reduce in settimana dall’esser stato concorrente di Countdown (famosissimo quiz di Channel 4) facendo tra l’altro una grande figura, ma in campo sembra voler fare di tutto per iniziare il countdown per la retrocessione della squadra, andando a commettere un fallo inutile e assurdo su Piquionne dentro l’area, causando un rigore evitabilissimo: dal dischetto O’Hara non è precisissimo, Jensen intuisce e respinge bene salvando i Clarets. Il Burnley si vede solo con qualche iniziativa di Paterson: cross da destra perfetto per Fletcher che è liberissimo ma spreca la clamorosa chance mandando alto da due passi. Allora Carlisle continua il suo match terribile, ricevendo in area una rimessa laterale ma controllando il pallone con una lentezza macroscopica fino a quando Utaka gli soffia il pallone e a quel punto non riesce a far di meglio che buttarlo giù e causare il secondo rigore della giornata: stavolta sul dischetto va Yebda e stavolta Jensen è spiazzato benissimo per il gol dell’1-2. Il Burnley allora spinge in avanti alla disperata ma non riesce a fare granché, nonostante gli ultimi minuti in superiorità numerica per una scelta molto rivedibile di Clattenburg, che punisce un’ostruzione di Ricardo Rocha su Cork con il secondo giallo: il portoghese ha giocato tre partite con la maglia dei Pompeys e subito due espulsioni (peraltro entrambe assolutamente soft, per non dire inesistenti). Il Portsmouth resiste e vince con merito il match e per il Burnley è notte fonda: se poi un grande protagonista della promozione come Carlisle impazzisce così come in questo match c’è davvero poco da fare.
Migliore in campo: Danny Webber (Portsmouth)
Risultati 28a giornata Premier League:
Martedì 23 Febbraio:
Manchester United-West Ham 3-0: 38’ Rooney, 55’ Rooney, 80’ Owen
Sabato 27 Febbraio:
Birmingham City-Wigan 1-0: 45’+2 rigore McFadden
Bolton-Wolverhampton 1-0: 45’+1 Knight
Burnley-Portsmouth 1-2: 25’ Piquionne (P), 31’ Paterson (B), 76’ rigore Yebda (P)
Chelsea-Manchester City 2-4: 42’ Lampard (C), 45’+1 Tevez (MC), 51’ Bellamy (MC), 76’ rigore Tevez (MC), 87’ Bellamy (MC), 91’ rigore Lampard (C)
Stoke City-Arsenal 1-3: 8’ Pugh (SC), 32’ Bendtner (A), 91’ rigore Fabregas (A), 94’ Vermaelen (A)
Domenica 28 Febbraio:
ore 14.00
Tottenham-Everton
ore 16.00
Liverpool-Blackburn
Sunderland-Fulham
Rinviata a data da destinarsi:
Hull City-Aston Villa
Classifica Premier League (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):
1 Chelsea 61 (28; +39)
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2 Manchester United 60 (28; +42)
3 Arsenal 58 (28; +35)
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4 Manchester City 49 (27; +17)
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5 Tottenham 46 (27; +22)
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6 Liverpool 45 (27; +16)
7 Aston Villa 45 (26; +16)
8 Birmingham City 40 (27; -2)
9 Everton 38 (26; +1)
10 Fulham 37 (27; +3)
11 Stoke City 34 (27; -5)
12 Blackburn 34 (27; -14)
13 West Ham 27 (27; -8)
14 Sunderland 26 (26; -12)
15 Bolton 26 (27; -19)
16 Wigan 25 (27; -27)
17 Wolverhampton 24 (27; -24)
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18 Hull City 24 (27; -29)
19 Burnley 23 (27; -29)
20 Portsmouth 19 (27; -22)
venerdì 26 febbraio 2010
L’Aston Villa attacca il Manchester United nella finale di Carling Cup
Preview del weekend del calcio inglese: sfida tra Terry e Bridge a Stamford Bridge, mentre lo Stoke City prova ancora a creare problemi all’Arsenal sul piano muscolare
In campo nel weekend c’è la 28a giornata di Premier League, ma a spiccare su tutto c’è naturalmente la finale di Carling Cup di Wembley, una finale di livello assoluto visto che vedrà di fronte due delle squadre più britanniche del campionato, sicuramente le due squadre più britanniche tra le prime sette della Premier League: l’Aston Villa in continua crescita e con la voglia di tornare grande e un Manchester United che è molto più che grande. Per entrambe le squadre è l’ottava finale di League Cup: i Villans hanno vinto ben cinque edizioni di questo trofeo (1961, 1975, 1977, 1994 e 1996), perdendo appena due finali (nel 1963 e nel 1971) e risultando nell’albo d’oro la seconda squadra capace di alzare più volte questa coppa, alle spalle soltanto del Liverpool che l’ha vinta ben 7 (con 10 finali: alle spalle dei Reds proprio le due finaliste di quest’anno). Il Manchester United ha invece vinto tre volte questa competizione (1992, 2006 e la scorsa edizione, battendo ai rigori il Tottenham) perdendo quattro finali (1983, 1991, 1994 e 2003). I Red Devils hanno già una discreta confidenza con il nuovo Wembley, dove hanno giocato già sei volte, esordendo proprio nel primo match ufficiale giocato alla riapertura dello stadio nazionale, ovvero la finale di FA Cup del 2007 persa 0-1 ai supplementari contro il Chelsea. Curiosamente, i Red Devils hanno sempre pareggiato al 90’ all’interno di questo stadio e solo in quella finale di FA Cup il match s’è deciso ai supplementari, mentre nelle altre cinque partite la squadra di Ferguson è sempre andata ai calci di rigore: lo United ha avuto la meglio vincendo il Community Shield nel 2007 e nel 2008 contro Portsmouth e Chelsea e vincendo la finale di Carling Cup della scorsa stagione, ma nelle ultime due visite i rigori non hanno portato bene visto che sono arrivate le sconfitte contro l’Everton nella semifinale della scorsa FA Cup e il ko contro il Chelsea nel Community Shield di questa stagione. Vedremo se la tradizione proseguirà e ci sarà di nuovo bisogno di ricorrere ai calci di rigore. Sir Alex Ferguson punta allora a vincere il 32esimo trofeo maggiore della sua carriera (con il concetto di “major trophy” gli inglesi escludono i vari Community Shield, mentre l’elenco include anche i successi ottenuti in Scozia), lui che è già diventato il manager inglese e scozzese di maggior successo nella storia, dopo aver superato i 30 trofei alzati da Bill Struth, storico manager dei Rangers dal 1920 al 1954. L’Aston Villa vinse la prima League Cup della storia (3-2 di aggregate al Rotherham nel 1961: le prime sei finali si giocarono in match di andata e ritorno e solo dal 1967 si passò alla sede unica, si passò a Wembley che ha ospitato tutte le altre finali, con la parentesi del Millenium Stadium dal 2001 al 2007 quando naturalmente lo stadio nazionale venne ricostruito) ed è proprio una League Cup l’ultimo trofeo maggiore alzato dai Villans, escludendo quindi l’inutile Intertoto e l’ “amichevole” Peace Cup vinta la scorsa estate: l’ultimo successo arrivò 14 anni fa, quando il trofeo per ragioni di sponsor si chiamava Coca Cola Cup e i Villans di Brian Little sconfissero il Leeds United di Howard Wilkinson per 3-0, con reti di Savo Milosevic, Ian Taylor e Dwight Yorke. Martin O’Neill cerca allora il primo trofeo della sua era al Villa Park, un trofeo che sarebbe meritato per il grande lavoro effettuato dal manager, che ha alzato decisamente il livello della squadra anche se ultimamente i Villans sono apparsi eccessivamente difensivisti. La squadra arriva però a questo match in ottima forma, essendo imbattuta nel 2010 (non perde da 12 partite, dallo 0-1 interno contro il Liverpool), ma i precedenti recenti contro il Manchester United non sono certo felici visto che il Villa ha vinto solo una delle ultime 26 sfide ufficiali, vittoria però molto recente con il gol di Agbonlahor che regalò il grande successo ad Old Trafford nel corso di questo campionato: le due squadre si sono anche affrontate all’inizio di questo mese, pareggiando 1-1 al Villa Park, nel match che portò l’espulsione di Nani, che per questo motivo sarà squalificato per questa finale. I Villans però hanno vinto gli ultimi tre precedenti in League Cup, i terzi turni del 1992 e del 1999 (1-0 e 3-0) e soprattutto la finale del 1994, quando i Claret & Blues negarono allo United un treble interno: fu una prestazione assolutamente dominante per gli uomini di Ron Atkinson, che vinsero 3-1 grazie ai gol della affiatatissima coppia d’attacco formata da Dalian Atkinson e Dean Saunders (autore di una doppietta), mentre per lo United fu inutile il gol di Mark Hughes che accorciò le distanze riaprendo il match per qualche minuto. L’Aston Villa scenderà in campo con il solito undici visto nelle ultime settimane, con l’unico dubbio riguardante la linea difensiva, con il solo dubbio riguardante la presenza di Collins o di Luke Young. O’Neill deve anche decidere se continuare a dare fiducia al portiere di coppa Guzan o se affidarsi al titolare Friedel. Stiliyan Petrov è alle prese con un virus ma recupererà in tempo, come Emile Heskey tenuto a riposo mercoledì sera in FA Cup. Il Manchester United potrebbe ritrovare tra i pali Edwin Van der Sar, che in giornata ha firmato il rinnovo di contratto per un’altra stagione. I Red Devils dovrebbero puntare sul 4-5-1 con Valencia e Park Ji-Sung come esterni. L’unico vero dubbio riguarda il ruolo di terzino destro, con il ballottaggio tra Gary Neville e Rafael Da Silva, mentre Rio Ferdinand è ancora out. Indisponibile anche Anderson, che contro il West Ham s’è procurato un danno ai legamenti del ginocchio e quindi ha già chiuso la stagione.
Aston Villa (4-4-2):
Friedel;
Cuellar, Collins, Dunne, Warnock;
Ashley Young, Milner, Petrov, Downing;
Heskey, Agbonlahor
Manchester United (4-5-1):
Van der Sar;
Neville, Brown, Vidic, Evra;
Valencia, Fletcher, Scholes, Carrick, Park Ji-Sung;
Rooney
Questi invece sono i preview della 28a giornata di Premier League:
Chelsea-Manchester City: A Stamford Bridge si affrontano le due squadre che hanno speso più di tutte negli ultimi anni nel calcio inglese, due squadre che però hanno speso in modo diverso: mediamente molto bene il Chelsea, in maniera imbarazzante il Manchester City, i cui 300 milioni di pounds buttati nel mercato hanno creato semplicemente una squadra capace di praticare un non calcio allucinante e inguardabile. Il Chelsea ha allora la grande occasione per riportarsi a +4 sul Manchester United e lanciarsi così con un break di vantaggio sugli avversari diretta in vista delle ultime 10 partite di campionato, ma il vero tema della partita riguarda la sfida tra due ex compagni di squadra, la sfida tra due ex amici, tra due persone che erano unite in tutto e per tutto, uniti anche da Vanessa Perroncel, l’ex compagna di Wayne Bridge che però ha conquistato le prime pagine di tutta Inghilterra per la sua relazione con John Terry, una relazione che non è costata al capitano del Chelsea la separazione con la moglie grazie al blitz effettuato a Dubai nel giorno di San Valentino: è però uno scandalo che ha cambiato qualche cosa in casa Inghilterra, visto che Terry ha perso la fascia da capitano della Nazionale, mentre Bridge ha annunciato proprio nei giorni scorsi di non voler assolutamente rispondere ad una chiamata di Capello perché non vuole stare nella stessa squadra di Terry e perché si sentirebbe un elemento di potenziale contrasto all’interno dello spogliatoio, lui che (misteriosamente, visto il rendimento dell’ultimo anno) era la principale alternativa qualora Ashley Cole non riuscisse a recuperare in tempo per i Mondiali. Allora tutte le telecamere saranno attentissime al momento dell’ingresso in campo delle squadre, quando partirà la musichina della Premier League e quando le due squadre andranno alla stretta di mano: da immortalare assolutamente il momento della (eventuale?) stretta di mano tra i due. Il Manchester City non segna a Stamford Bridge da quasi una decade, dal Dicembre 2000 quando fu Paul Dickov a trovare la via della rete battendo De Goey: nella storia della Premier League nessuna squadra ha avuto una serie di otto partite consecutive senza segnare sul campo di un particolare avversario e proprio questo capiterebbe ai Citizens qualora i Blues conquistassero un nuovo clean sheet. Il Manchester City è reduce dall’eliminazione dalla FA Cup e dall’oscena partita di domenica scorsa, con lo 0-0 interno contro il Liverpool che ha visto due squadre pensare unicamente a difendersi, giocando una partita che per nulla poteva somigliare al calcio inglese: d’altronde, parliamo di una squadra che potrebbe benissimo giocare nel campionato arabo senza che nessuno se ne accorgesse. I Citizens giocheranno con ogni probabilità ancora con il 4-5-1, con Carlos Tevez che è tornato dall’Argentina e dovrebbe guidare l’attacco in assenza di Emmanuel Adebayor, squalificato per quattro partite dopo il tentativo di colpo assestato a Shawcross in FA Cup: meno male che era cambiato. Out anche Patrick Vieira dopo aver attentato alla virilità di Glenn Whelan con un calcione tremendo. A Stamford Bridge potrebbe tornare dal primo minuto Adam Johnson a prendere il posto di Bellamy, mentre c’è qualche dubbio in difesa, con Kolo Tourè alle prese con i soliti problemi fisici. Il Chelsea dovrebbe presentare qualche novità di formazione rispetto all’undici che ha perso mercoledì sera contro l’Inter, giocando un secondo tempo piuttosto impalpabile. In particolare, Florent Malouda dovrebbe tornare in attacco dopo aver giocato come terzino sinistro contro l’Inter, ma anche Joe Cole punta a tornare dal primo minuto. Alex potrebbe tornare al centro della difesa per la solita rotazione che Ancelotti applica con Ricardo Carvalho, mentre a fare il terzino sinistro in assenza di Ashley Cole e Zhirkov potrebbe essere Paulo Ferreira. Infine, Petr Cech dovrà stare un mese fuori, notizia terribile per i Blues che dovranno puntare sul tutt’altro che sicuro Hilario.
Chelsea (4-3-3): Hilario; Ivanovic, Alex, Terry, Paulo Ferreira; Ballack, Obi Mikel, Lampard; Joe Cole, Drogba, Malouda
Manchester City (4-5-1): Given; Zabaleta, Richards, Kompany, Bridge; Wright-Phillips, Ireland, De Jong, Barry, Adam Johnson; Tevez
Stoke City-Arsenal: Al Britannia Stadium si affrontano due squadre che in giornata hanno ufficializzato dati molto positivi sui conti societari: se per l’Arsenal il discorso è abbastanza scontato e questi dati non rivelano nulla di nuovo (se non la riduzione del debito dovuto al mutuo richiesto per la costruzione dello stadio: sarebbe stato preoccupante non sentire questa notizia, normale sentirla), per lo Stoke City è la dimostrazione di una eccellente gestione, che ha portato la squadra a stabilizzarsi in Premier League senza mandare in tilt i conti, cosa che invece non è riuscita all’Hull City (promosso nella stessa stagione dei Potters). Ad andare in scena è una partita altamente intrigante, con l’Arsenal che troverà di fronte un avversario piuttosto indigesto: la fisicità e il gioco molto aggressivo dello Stoke City crea più di un problema ad un Arsenal che invece nelle zone nevralgiche del campo troppo spesso manca di determinazione. E’ una bella sfida di stili, con il gioco ricamato dell’Arsenal contro il gioco molto diretto dello Stoke City: gli ultimi match però hanno dimostrato come la differenza tecnica può essere benissimo cancellata dall’approccio e dall’atteggiamento tenuto in campo, con i Potters che sono riusciti a battere l’Arsenal la scorsa stagione (un 2-1 fin troppo stretto visto che i Gunners furono surclassati) e anche in questa FA Cup (con un 3-1 decisamente meritato). In entrambe le occasioni ad esser decisive sono state le rimesse laterali di Rory Delap, che creano del lavoro un po’ a tutte le squadre ma che sembrano affondare sempre contro difese poco organizzate come quella del Manchester City (come s’è visto mercoledì sera in FA Cup) e Arsenal: la scorsa stagione i due gol dei Potters arrivarono proprio dalle mani di Rory The Throw, così come il gol dell’immediato vantaggio in FA Cup. La trasferta di Stoke-on-Trent è piuttosto indigesta per i londinesi, che hanno perso sul campo dei Potters nelle ultime quattro visite di campionato: oltre alla sfida della scorsa stagione, infatti, vanno ricordate le tre sconfitte subite nella prima metà degli anni ’80, con lo Stoke City che è diventato una vera e propria bestia nera dei Gunners. Pulis vuole continuare questa tradizione e vuole puntare su una squadra che ha molto entusiasmo, soprattutto dopo aver battuto il Manchester City in settimana e conquistato il pass per i quarti di finale di FA Cup. I Potters recuperano gli squalificati Wilkinson e Abdoulaye Faye, entrambi pronti a giocare da titolari, con il terzino che prenderà il posto dell’infortunato Higginbotham. A centrocampo ci sarà naturalmente spazio per Rory Delap, mentre c’è da capire chi giocherà sull’altra corsia, dove potrebbe anche essere schierato Tuncay. Quasi certa anche la presenza di Mamady Sidibe, la cui possenza fisica crea non pochi problemi alla difesa dei Gunners. L’Arsenal tra l’altro ha ancora guai in difesa, visto che mancherà William Gallas, alle prese con problemi al polpaccio: ad affiancare Vermaelen allora dovrebbe esserci Sol Campbell, che proprio nel match di FA Cup del Britannia Stadium giocò il suo secondo esordio con la maglia dei Gunners. A centrocampo potrebbe tornare da titolare un giocatore in totale crisi come Denilson, che nelle ultime partite ha (finalmente) perso il posto da titolare. In avanti torna a disposizione Eduardo, il quale dovrebbe però partire dalla panchina. Continuano ad esser fuori invece Arshavin e Diaby. Ci sarà invece Fabregas, che ha segnato 12 gol in questo campionato e può puntare ad un record per l’Arsenal come centrocampista capace di segnare più gol in una Premier League, record finora detenuto da Robert Pires con 14 gol (il francese riuscì a segnare questo numero addirittura in tre campionati consecutivi, 2002/03, 2003/04 e 2004/05).
Stoke City (4-4-2): Sorensen; Huth, Shawcross, Abdoulaye Faye, Wilkinson; Delap, Diao, Whitehead, Tuncay; Sidibe, Fuller
Arsenal (4-3-3): Almunia; Sagna, Campbell, Vermaelen, Clichy; Fabregas, Song, Denilson; Walcott, Bendtner, Nasri
Tottenham-Everton: Nonostante fossero reduci da risultati recenti ampiamente positivi, Tottenham e Everton si ritrovano al White Hart Lane dopo degli eventi e degli episodi che hanno interrotto il trend e creato qualche preoccupazione. L’Everton s’è rilanciato negli ultimi mesi in campionato tornando a sperare ad un posto europeo ma ancora una volta rimpiangendo i troppi punti persi ad inizio stagione, quando la squadra non riusciva proprio a girare: David Moyes spera nella clamorosa rimonta e spera anche in una vittoria del Manchester United in Carling Cup, vittoria che assegnerebbe automaticamente un ulteriore posto europeo al campionato, mentre in caso di vittoria dell’Aston Villa sarebbero proprio i Villans ad avere la certezza della qualificazione alla prossima Europa League. Europa League che però ha causato una totale delusione ai Toffees, apparsi davvero pessimi all’Estadio Josè Alvalade giovedì sera e del tutto surclassati dallo Sporting Lisbona anche a causa di un atteggiamento del tutto negativo, una prestazione incommentabile che ha portato la squadra all’eliminazione dalla seconda competizione europea. Il Tottenham d’altro canto è reduce da due vittorie ottenute in settimana segnando sette gol e non subendone nessuno, vittorie che hanno permesso alla squadra di ritrovare il quarto posto in classifica e di accedere ai quarti di finale di FA Cup dopo aver sconfitto Wigan e Bolton. Il guaio è che questo rilancio potrebbe esser bloccato da un tremendo virus che ha colpito lo spogliatoio, virus intestinale che potrebbe anche decimare la squadra in vista del match domenicale, o perlomeno minare la forma dei calciatori disponibili. Per questo motivo allora al momento è impossibile capire chi sarà disponibile o meno per il match del weekend, ovvero chi è stato maggiormente colpito dal virus o chi ne è uscito del tutto indenne e quindi è al 100% della forma per domenica pomeriggio. Virus a pare, Modric spera in un posto da titolare e potrebbe entrare (sempre virus permettendo) in ballottaggio con Niko Kranjcar, mentre sembrerebbe in ogni caso difficile l’utilizzo di Ledley King alle prese con un problema alla coscia. L’Everton potrebbe confermare lo stesso undici che ha battuto il Manchester United sabato scorso, con Arteta a giocare davanti alla difesa nel 4-1-4-1. Distin e Heitinga erano entrambi indisponibili in Europa League ma rientreranno e formeranno la coppia centrale in difesa, prendendo il posto di Yobo e di un Senderos uscito dal campo per infortunio nel match europeo, un infortunio che ha permesso a Jagielka di tornare in campo dopo il gravissimo infortunio subito lo scorso Aprile. Cahill è in dubbio ma non dovrebbe farcela in tempo, mentre Saha guiderà l’attacco il giorno dopo aver riconquistato una convocazione con la Francia. Sulla fascia straconfermato, che s’è detto assolutamente commosso dalla campagna portata avanti dai tifosi dell’Everton per trattenerlo anche oltre il periodo di prestito.
Tottenham (4-4-2): Gomes; Corluka, Dawson, Bassong, Bale; Bentley, Huddlestone, Palacios, Modric; Crouch, Defoe
Everton (4-1-4-1): Howard; Neville, Heitinga, Distin, Baines; Arteta; Bilyaletdinov, Osman, Pienaar, Donovan; Saha
Bolton-Wolverhampton: Scontro diretto fondamentale nella zona bassa di classifica quello tra Bolton e Wolverhampton, tra due delle tre/quattro squadre che al momento sembrano in maggior pericolo nella lotta per la salvezza, insieme al Burnley e volendo insieme al Wigan: con il Portsmouth che è virtualmente in Championship, s’è aperta una lotta a sette per evitare gli altri due posti retrocessione e le due squadre che si affronteranno al Reebok Stadium appaiono davvero in prima linea in questa difficile lotta. Nonostante abbia di tanto in tanto qualche exploit sorprendente (come i due successi ottenuti contro il Tottenham), il Wolverhampton non convince soprattutto perché non sembra avere un gioco adatto alla Premier League, con McCarthy che ha snaturato eccessivamente la squadra: la difesa ogni tanto si lascia andare in dormire pesanti, ma il grosso problema è la fase offensiva, perché Doyle si impegna tantissimo ma come unica punta troppo spesso manca di appoggio da dietro e l’irlandese avrebbe bisogno di un partner d’attacco, ma il suo manager non è proprio d’accordo. In parte simile il problema del Bolton, che di tanto in tanto riesce ad esprimere un buon calcio, ma che fa davvero enorme fatica nell’andare a segno (zero gol nelle ultime cinque partite di campionato) e soprattutto ha una difesa che fa acqua da tutte le parti e che troppo spesso rovina quanto di buono fatto dalla squadra in avanti: Owen Coyle non è riuscito a dare ai Trotters una fase difensiva all’altezza e la squadra ne sta pagando perdendo punti su punti e trovandosi ora in zona retrocessione, insieme al suo ex club Burnley. Per risolvere il problema offensivo potrebbe tornare da titolare Ivan Klasnic, schierato da titolare nel crollo di FA Cup e che potrebbe prendere il posto del volenteroso ma mai incisivo Elmander. Nel pessimo match del White Hart Lane, l’unico elemento positivo è stata la prestazione di Stuart Holden, che potrebbe allora essere confermato, magari per formare una coppia di mediani con Muamba e prendere il posto di Ricardo Gardner. Weiss e Wilshere tornano a disposizione e premono per un posto da titolare. Continuano ad esser seri i problemi della difesa, con Steinsson che torna a disposizione e che dovrebbe giocare sulla destra, ma con ancora poche possibilità di scelta al centro per affiancare Knight: tra Ricketts e Andy O’Brien non si capisce chi sia il meno peggio. La buona notizia arriva da Cahill, il cui problema al braccio non lo terrà fuori per tutta la stagione, come invece tutti avevano temuto: il difensore centrale dovrebbe rientrare tra quattro settimane. Il Wolverhampton ritrova Michael Mancienne, assente contro il Chelsea perché arrivato proprio in prestito dai Blues: Mick McCarthy però ha già annunciato che confermerà l’undici titolare, continuando allora con questo 4-1-4-1. Torna a disposizione e potrebbe anche andare in panchina Andy Keogh, che aveva iniziato misteriosamente la stagione da titolare ma poi aveva perso il posto fino ad infortunarsi alla caviglia in allenamento: adesso l’irlandese ha recuperato dall’infortunio.
Bolton (4-4-2): Jaaskelainen; Steinsson, Knight, Ricketts, Robinson; Lee Chung-Yong, Holden, Muamba, Wilshere; Klasnic, Kevin Davies
Wolverhampton (4-1-4-1): Hahnemann; Zubar, Craddock, Berra, Ward; Guedioura; Foley, Henry, David Jones, Jarvis; Doyle
Liverpool-Blackburn: Match assolutamente da vincere per il Liverpool per rilanciarsi nella zona Champions League, per un weekend che potrebbe essere favorevole ai Reds e potrebbe rilanciarli al quarto posto. La squadra però è reduce da uno 0-0 assolutamente inguardabile contro il Manchester City, per una prestazione allucinante che ha fatto riflettere in molti, in particolare Tommy Smith, ex colonna difensiva dei Reds negli anni ’60 e ’70, uno degli elementi che hanno fatto la storia del club, uno che “wasn't born, he was quarried” come disse Bill Shankly in una delle sue famose dichiarazioni: avendo vestito la gloriosa maglia rossa per 638 volte, Smith conosce meglio di molti l’ambiente e ha consigliato Benitez di ritornare al calcio offensivo che la ha reso storico questo club in particolare dagli anni ’60 agli anni ’80, piuttosto che praticare questo calcio assolutamente speculativo che è noioso e non porta risultati. Per il Blackburn quella di Anfield non è certo la trasferta preferita: i Rovers hanno giocato 15 volte su questo terreno di gioco e hanno vinto appena una volta, nel Novembre del 1993 quando Mike Newell realizzò l’unico gol del match. In generale, i Rovers hanno battuto i Reds solo una volta nelle ultime 22 sfide, l’1-0 del Boxing Day del 2006 firmato Benni McCarthy. Anche Allardyce non ha grandi precedenti ad Anfield in campionato, visto che ha pareggiato nel Gennaio del 2002 nella sua prima visita (1-1 nel match di Capodanno con gol di Gerrard e Kevin Nolan) per poi perdere in tutte le altre sei visite successive. Per riuscire a far risultato Big Sam punterà ancora sul 4-5-1, che vedrà il rientro di Christopher Samba al centro della difesa dopo la squalifica, rientro quanto mai importante visto che Ryan Nelsen è out per infortunio: Samba giocò lo scorso anno ad Anfield da unica punta. Dunn preme per tornare in squadra ma andrà al massimo in panchina. Allardyce sa bene che si vuole esperienza per uscire indenne da Anfield e potrebbe puntare ancora su Michel Salgado per il terzo match consecutivo, mentre per la prima volta dovrebbe vedersi Basturk che dovrebbe partire dalla panchina: i due erano avversari nella finale di Champions League del 2002 tra Real Madrid e Bayer Leverkusen, quella del gol meraviglioso di Zidane al volo. Il Liverpool potrebbe ritrovare dal primo minuto Fernando Torres, anche per trovare alternative offensive: nelle ultime sei partite di campionato, infatti, l’unico giocatore ad aver segnato è Dirk Kuyt con quattro centri, mentre tutti gli altri sono rimasti a secco. Curiosamente però il Liverpool non ha concesso gol nei primi tempi delle ultime nove partite di campionato: l’ultima volta accadde contro il Portsmouth, nello sconcertante 0-2 dello scorso Dicembre. La difesa sarà da inventare perché Skrtel s’è rotto il metatarso nel match contro l’Unirea Urziceni e rischia di star fuori per tutta la stagione: con Kyrgiakos ancora squalificato, dovrebbe esserci il ritorno di Carragher al centro della difesa con uno tra Kelly e Degen a fare il terzino destro. Dubbi a centrocampo, dove c’è ballottaggio tra Lucas Leiva e Aquilani.
Liverpool (4-2-3-1): Reina; Kelly, Carragher, Agger, Insua; Lucas Leiva, Mascherano; Kuyt, Gerrard, Maxi Rodriguez; Fernando Torres
Blackburn (4-5-1): Robinson; Michel Salgado, Samba, Givet, Olsson; Diouf, Grella, N’Zonzi, Andrews, Pedersen; Kalinic
Birmingham City-Wigan: Al St Andrew’s c’è un match tra una squadra in piena lotta per la salvezza come il Wigan e un’altra in posizione di totale tranquillità come il Birmingham City: ad inizio stagione quasi tutti avrebbero pensato a posizioni di classifica invertite, ma entrambe le squadre di fatto hanno smentito le previsioni della vigilia. Il problema dei Latics è che loro lo hanno fatto in modo del tutto negativo, con Martinez che non è riuscito a dare alcuna efficacia alla sua squadra che adesso è in grosso pericolo, anche perché sembra piuttosto fragile sul piano mentale e soprattutto poco avvezza a lottare per il risultato quando più conta. Il crollo interno contro il Tottenham è la fotografia peggiore di una squadra con mille difetti, di un lavoro di Martinez che non ha portato frutti, di una squadra che doveva viaggiare tranquilla e che invece dovrà pregare nella salvezza: il passo recente non lascia ben sperare, con appena tre punti ottenuti nelle ultime sei partite. Il Birmingham City al contrario è lontano da tutti i guai, grazie soprattutto ad una difesa difficilmente battibile: i Brummies sono un po’ in calo di recente con appena una vittoria nelle ultime sei partite, ma era un calo preventivabile dopo un periodo di forma clamoroso che aveva portato la squadra all’ottavo posto in classifica. Un calo che non sembra preoccupante perché la squadra ha comunque una fase difensiva assolutamente affidabile che basterà per evitare crolli, un calo però preventivabile perché la fase offensiva non è mai stata all’altezza delle squadre della prima metà di classifica, perché di fatto McLeish punta ad un gioco esclusivamente offensivo e la squadra non ha grandi schemi in attacco: non è un caso che i Brummies abbiano il terzultimo attacco del campionato con appena 25 gol, con solo Portsmouth e Wolverhampton capaci di far peggio. Di recente il problema s’è visto soprattutto in trasferta, mai Brummies in casa continuano a fare benissimo visto che sono imbattuti tra le mura amiche da 9 partite. Il bomber della squadra rimane Lee Bowyer a quota sei reti stagionali, ma il centrocampista ormai non segna da metà Dicembre. McLeish dovrebbe confermare il solito assetto tattico che tanto bene ha fatto, con un solo dubbio riguardante l’attacco, visto che al Craven Cottage Benitez era stato tenuto fuori per far spazio a Keith Fahey (con l’avanzamento di McFadden in prima linea): l’ecuadoregno potrebbe però ritrovare la maglia da titolare al fianco di Jerome. Buone notizie arrivano da Ferguson che recupererà dal colpo subito alla caviglia, mentre rimangono fuori a lungo O’Connor e Carsley. Occhi puntati su Joe Hart, che dovrebbe essere convocato anche da Capello dopo le grandi prestazioni stagionali. Il Wigan dovrebbe avere ancora problemi in difesa, visto che Titus Bramble è alle prese con un problema agli adduttori e ancora dovrebbe rimanere fuori dai convocati: bisognerà capire allora se Scharner verrà confermato al centro della difesa o se verrà avanzato in mediana al posto dell’orrendo Thomas, con Boyce a trovare spazio in difesa. Marcelo Moreno ha giocato molto male contro il Tottenham ma le ultime voci fanno pensare ad una nuova possibilità da titolare (anche perché le alternative sono quello che sono), mentre a centrocampo è in dubbio un elemento importante come James McCarthy, alle prese con un problema alla caviglia. Intanto il centrocampista Ben Watson è stato lasciato partire in prestito al WBA.
Birmingham City (4-4-2): Hart; Carr, Johnson, Dann, Ridgewell; Larsson, Ferguson, Bowyer, McFadden; Jerome, Benitez
Wigan (4-1-4-1): Kirkland; Melchiot, Caldwell, Boyce, Figueroa; Scharner; N’Zogbia, Diamè, McCarthy, Rodallega; Marcelo Moreno
Sunderland-Fulham: Il Sunderland ha assoluto bisogno di un successo per allontanare qualche spettro molto sinistro apparso in questa lunghissima serie di 13 partite di campionato senza vittorie, una striscia che ha cancellato quanto di buono fatto e detto nei primi tre mesi di stagione e ha riportato la squadra vicino al baratro, ha riportato la squadra vicino alla zona retrocessione. Bruce ha ormai (a meno di sconvolgimenti impensabili) fallito l’obiettivo di una stagione tranquilla, ma adesso deve pensare soltanto a salvarsi per poi analizzare quanto successo e perché questa squadra è crollata in maniera così netta nel corso della stagione. I Black Cats punteranno a risollevarsi contro il Fulham, ovvero contro una squadra che non ha certo nel rendimento esterno il proprio punto di forza e che potrebbe arrivare a questo match piuttosto stanca, dopo aver sofferto e aver dovuto correre tantissimo sul campo dello Shakhtar Donetsk, riuscendo però nell’obiettivo di strappare in qualche modo il pareggio nonostante un atteggiamento abbastanza negativo, per una qualificazione che profuma anche d’impresa visto che gli ucraini erano apparsi piuttosto convincenti, soprattutto nel match d’andata. A differenza di Bruce, Roy Hodgson sembra sulla via di centrare un’altra stagione pienamente soddisfacente, con la squadra che naviga in posizioni del tutto tranquille di classifica e che potrebbe puntare a piazzarsi nella prima metà di classifica (il settimo posto dell’anno scorso sembra un po’ un sogno per ora), ma che s’è fatta valere alla grandissime nelle Coppe, visto che ha raggiunto gli ottavi di finale di Europa League e anche i quarti di finale di FA Cup: chissà che non possano arrivare altre soddisfazioni. I Cottagers potrebbero cambiare parecchi elementi nell’undici titolare, sia per rotazione sia per scelte forzate, vedi l’infortunio al tendine d’Achille che dovrebbe tenere fuori Bobby Zamora, il quale non dovrebbe esser rischiato in vista dell’importantissimo quarto di finale di FA Cup e che quindi dovrebbe lasciar spazio a Okaka, con Andrew Johnson ancora fuori per infortunio. Hodgson potrebbe anche tornare alle due punte dando un turno di riposo a Gera per puntare su Elm. Altra novità sicura in difesa, dove tornerà Nicky Shorey, il quale è ineleggibile in Europa. Il Sunderland ritrova un elemento importante come Lee Cattermole, tornato dopo la squalifica e pronto ad affiancare Cana: lo scorso sabato a giocare in mediana erano stati (alternandosi) Ferdinand e McCartney. Con Reid out per ancora un mese, Bruce potrebbe confermare Campbell e Richardson come esterni di centrocampo, così come sulla via della riconferma in difesa sembra John Mensah, probabilmente uno dei pochi a salvarsi in questi ultimi mesi.
Sunderland (4-4-2): Gordon; Hutton, Turner, Mensah, Bardsley; Campbell, Cattermole, Cana, Richardson; Jones, Bent
Fulham (4-4-2): Schwarzer; Baird, Hughes, Hangeland, Shorey; Duff, Murphy, Greening, Davies; Okaka, Elm
Burnley-Portsmouth: Il Burnley deve assolutamente centrare i tre punti in questo match per evitare di percorrere la stessa strada intrapresa già da tempo dal Portsmouth, ovvero quella che porta dritta alla Championship: i Clarets hanno un rendimento esterno inaccettabile, ma in casa sono spesso apparsi pericolosi e proprio il rendimento al Turf Moor potrebbe permettere alla squadra di Laws di sperare ancora. Il Burnley però ha bisogno di cambiare passo, perché dopo un ottimo inizio di stagione s’è inceppato pericolosamente, vincendo appena un match nelle ultime 15 partite di campionato. L’occasione allora potrebbe arrivare contro il Portsmouth ultimo in classifica e devastato sul piano del morale, sia sul piano calcistico con lo scioccante ko interno subito dallo Stoke City la scorsa settimana (con Grant che è arrivato a schierare un 2-3-5 degno del calcio di 100 anni fa) che soprattutto sul piano societario, visto che quanto temuto negli ultimi mesi è effettivamente avvenuto: il Portsmouth è la prima società della storia della Premier League ad entrare in amministrazione controllata. I tanti debiti e le tante proprietà ridicole hanno reso impossibile la situazione, tanto che il futuro della società è davvero cupo, tanto da aver portato a questa misura estrema che vale automaticamente anche 9 punti di penalizzazione: una salvezza già improbabile diventa allora impossibile, con i Pompeys che aspettano soltanto di capire quando arriverà la retrocessione matematica (di certo però non ci sarà la cancellazione del club in questa stagione: la Premier League si concluderà con 20 squadre). In una situazione del genere, sarà davvero difficile continuare a mostrare orgoglio all’interno del campo ma i giocatori ci proveranno, nonostante abbiano un manager capace di scelte folli. I Pompeys potrebbero confermare il 4-3-3 visto contro lo Stoke City, con Owusu-Abeyie a formare il tridente d’attacco con Dindane e forse con Piquionne, il quale però è alle prese con un problema agli adduttori e quindi è in dubbio: Utaka e Webber sono pronti a subentrare. Vanden Borre e Boateng rimangono indisponibili, mentre Grant spera di recuperare il connazionale Ben Haim, così come Mokoena per la panchina. Il Burnley potrebbe ritrovare un elemento fondamentale come il player-coach Gary Alexander, che ha risolto il problema al polpaccio e dovrebbe tornare dal primo minuto, affiancando probabilmente un Jack Cork reduce dall’ottima prestazione mostrata al Villa Park: a perdere il posto potrebbe essere Andrè Bikey, autore dell’unico gol non britannico messo a segno dal Burnley in campionato. Ci sarà da cambiare qualcosa in attacco, visto che Nugent non può giocare contro la squadra proprietaria del suo cartellino e al suo posto potrebbe giocare Paterson, che non veste la maglia da titolare in campionato dalla sesta giornata contro il Sunderland, quando ha subito il serio infortunio al ginocchio che ha condizionato la stagione. Clarke Carlisle ha un dito rotto dopo un colpo subito contro l’Aston Villa ma dovrebbe stringere i denti e giocare comunque dal primo minuto. Possibile il ritorno al 4-4-2, con il ritorno da titolare di Elliott.
Burnley (4-4-2): Jensen; Mears, Carlisle, Cort, Fox; Elliott, Cork, Alexander, Eagles; Paterson, Fletcher
Portsmouth (4-3-3): James; Finnan, Ben Haim, Wilson, Hreidarsson; Yebda, Bouba Diop, O’Hara; Dindane, Utaka, Owusu-Abeyie
Finale Carling Cup a Wembley:
Domenica 28 Febbraio:
ore 16.00
Aston Villa-Manchester United
28a giornata Premier League:
Martedì 23 Febbraio:
Manchester United-West Ham 3-0: 38’ Rooney, 55’ Rooney, 80’ Owen
Sabato 27 Febbraio:
ore 13.45
Chelsea-Manchester City
ore 16.00
Birmingham City-Wigan
Bolton-Wolverhampton
Burnley-Portsmouth
ore 18.30
Stoke City-Arsenal
Domenica 28 Febbraio:
ore 14.00
Tottenham-Everton
ore 16.00
Liverpool-Blackburn
Sunderland-Fulham
Rinviata a data da destinarsi:
Hull City-Aston Villa
Classifica Premier League (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):
1 Chelsea 61 (27; +41)
-------------------------------------------------------------------
2 Manchester United 60 (28; +42)
3 Arsenal 55 (27; +33)
-------------------------------------------------------------------
4 Tottenham 46 (27; +22)
-------------------------------------------------------------------
5 Manchester City 46 (26; +15)
-------------------------------------------------------------------
6 Liverpool 45 (27; +16)
7 Aston Villa 45 (26; +16)
8 Everton 38 (26; +1)
9 Fulham 37 (27; +3)
10 Birmingham City 37 (26; -3)
11 Stoke City 34 (26; -3)
12 Blackburn 34 (27; -14)
13 West Ham 27 (27; -8)
14 Sunderland 26 (26; -12)
15 Wigan 25 (26; -26)
16 Wolverhampton 24 (26; -23)
17 Hull City 24 (27; -29)
-------------------------------------------------------------------
18 Bolton 23 (26; -20)
19 Burnley 23 (26; -28)
20 Portsmouth 16 (26; -23)
Il Leicester cerca la rivincita contro il Nottingham Forest e ne testa il rendimento esterno
Preview del weekend della Football League: il Newcastle fa visita al Watford, mentre il WBA vuole riprendersi il secondo posto cercando i tre punti contro il Derby County
Nella 34a giornata di Championship a spiccare è il match del Walkers Stadium, dove un Leicester in decisa risalita ospita il Nottingham Forest, reduce dall’esser tornato in zona promozione dopo i risultati dell’ultimo weekend. Le Foxes stanno attraversando un buon momento di forma visto che hanno ritrovato una certa solidità difensiva, dimostrata benissimo anche nel recupero infrasettimanale con l’importantissimo successo al Keepmoat Stadium che ha permesso alla squadra di Pearson di salire al quinto posto in classifica: il Leicester arriva allora a questo match in un buon momento di forma, visto anche che è imbattuto da sette partite e ha ammortizzato benissimo le due sconfitta consecutive di metà Gennaio e soprattutto l’infortunio grave subito dalla stella Matty Fryatt. Per le Foxes è anche l’occasione di rifarsi contro un possibile avversario diretto, visto che lo scorso Dicembre ha subito la sconfitta più netta e dolorosa della stagione proprio al City Ground, con un 1-5 che ha mandato in Paradiso il Nottingham Forest: adesso c’è la grande occasione per rifarsi, anche perché i Reds hanno perso un po’ di sicurezza in campo esterno. La squadra di Billy Davies infatti aveva portato avanti una striscia incredibile di 13 partite di imbattibilità in trasferta, ma ha perso nelle ultime tre uscite lontano dal City Ground, incappando in un momento negativo che è stato ammortizzato benissimo da un rendimento interno invece impeccabile, addirittura da record per la storia del club con nove vittorie consecutive nei match casalinghi, un rendimento che ha permesso ai Reds di tenere il passo delle squadre di vertice e di rimanere anche al secondo posto. Quello di sabato potrebbe essere un viatico fondamentale per i due club nella lotta playoff (per il Leicester) e promozione diretta (per il Nottingham Forest).
Importante migliorare il rendimento esterno anche per il Newcastle capolista per mettere una buona distanza tra sé e le inseguitrici: i rinforzi arrivati dal mercato invernale hanno permesso alla squadra di giocare con maggiore sicurezza tra le mura amiche, dove sono arrivate vittorie brillanti e risultati anche parecchio ampi, ma in trasferta qualcosa s’è inceppato visto che i Magpies stanno davvero facendo fatica a giocare lontano a St James’ Park. I risultati lo testimoniano, visto che la vittoria esterna è mancata nelle ultime sette uscite ufficiali e manca dal 2-0 inflitto al Coventry a Dicembre. La squadra di Hughton proverà allora a rifarsi ma sulla carta dovrà trovare qualche difficoltà visto che affronta un Watford in crescita e reduce da due vittorie negli ultimi due match interni, per una serie di sette punti ottenuti nelle ultime quattro partite di campionato che hanno riportato gli Hornets in zona tranquilla.
Il West Bromwich ha bisogno di tornare alla vittoria visto che nelle ultime due partite ha ottenuto solo un pareggio e una sconfitta, perdendo così il secondo posto a vantaggio del Nottingham Forest: oltretutto, i Baggies sono abbastanza sotto choc dopo la sorprendente eliminazione subita in FA Cup. Al The Hawthorns arriva l’altalenante Derby County, ancora alla ricerca di punti per tenere lontana la zona calda di classifica. Due squadre molto altalenanti si affrontano a Deepdale, dove il Cardiff City ha qualcosa da farsi perdonare dopo le incredibile prestazioni recenti e cerca i tre punti in casa del Preston North End, con anche il dovere di trovare la rivincita dopo l’incredibile match della scorsa stagione: le due squadre si affrontarono alla terzultima giornata e i Lilywhites vinsero con un incredibile 6-0, ponendo le basi ad un’altrettanto incredibile rimonta che li portò ad ottenere in extremis la qualificazione ai playoff, a discapito proprio del Cardiff City e proprio per un gol di differenza reti.
Al Riverside Stadium si affrontano probabilmente le due squadre più deludenti di questa stagione, il Middlesbrough quasi mai convincente e che cerca la rimonta per almeno giocarsi i playoff e il QPR reduce dall’assolutamente fallimentare e orrenda gestione Briatore e che cerca punti per la salvezza, una volta appurato che la Premier League è solo un sogno irraggiungibile. Diventa un sogno irraggiungibile anche la salvezza per il Peterborough, ultimissimo in classifica e che sembra intenzionato a cedere proprio al Middlesbrough la stella della squadra, il talentuoso scozzese George Boyd: non solo, perché la società vuole monetizzare e potrebbe anche cedere gli attaccanti McLean e Mackail-Smith, con la prospettiva di lasciar partire i tre elementi offensivi fondamentali per la doppia promozione. In questo sbando totale, i Posh andranno a far visita al lanciatissimo Swansea City, che vuole mettere sempre più al sicuro il proprio posto playoff. Blackpool e Sheffield United continuano la propria rincorsa al sesto posto: i Tangerines faranno visita al Barnsley, mentre le Blades ospitano un Plymouth alla ricerca disperata di punti per avvicinarsi alla zona salvezza. Fondamentale nella zona bassa di classifica è il match del Madejski Stadium, dove il Reading eroico in Coppa ospita uno Sheffield Wednesday un po’ in fase di “rinculo” dopo lo splendido inizio con Irvine in panchina: è la sfida tra la 20esima e la 21esima in classifica, ovvero le ultime due squadre a salvarsi in questo momento. Il Crystal Palace sa benissimo che in caso di vittoria supererebbe sicuramente almeno una di queste due squadre ma deve affrontare la non facile trasferta contro il Doncaster.
Il turno infrasettimanale di League One è stato molto intenso e molto importante nella lotta per la promozione diretta, visto che ha permesso alle prime due di prendere un po’ il largo, ma tutto ora è rimesso in gioco nella 33a giornata, dove spicca decisamente il West Yorkshire derby, una sfida sempre molto sentita e accesa tra l’Huddersfield e il Leeds United, due squadre che sperano nel derby per dare una scossa decisiva alla propria stagione. I Whites sono tornati alla vittoria martedì sera e hanno mostrato qualche progresso ma finora l’inizio di 2010 è da dimenticare per quanto mostrato in campionato e allora la squadra di Grayson vuole una vittoria convincente in casa di una grande rivale per ritrovare il passo visto nel 2009 e per rilanciarsi verso la promozione. I Terriers invece si aspettavano probabilmente di lottare un po’ più in alto in classifica dopo il mercato estivo ma hanno pagato fin qui un rendimento esterno poco esaltante: la squadra di Clark però ha vinto le ultime due trasferte ed è tornata in zona playoff e a maggior ragione vuole continuare il grande rendimento interno che la vede come unica imbattuta tra le mura amiche in campionato. Per i Terriers i tre punti potrebbe essere perfetti per lanciarsi in zona playoff. Sarà una grande battaglia e i punti in palio sono fondamentali.
Nell’anticipo del venerdì sera, ci sarà un nuovo impegno molto difficile per il Southend, in netto calo di classifica e ormai invischiato nel pieno della zona per la salvezza, visto che la zona retrocessione è alle spalle solo per un gol di differenza reti. Gli Shrimpers sono reduci da una prestazione confortante in casa del Norwich, visto che sono andati vicini alla vittoria ma nel finale si sono visti ribaltare il risultato. La squadra di Steve Tilson affronta allora un altro match molto difficile contro il Charlton, altra squadra però in calo e che sta pagando un rendimento recente scadente con l’allontanamento della zona promozione a sei punti. Ad aver superato di recente gli Addicks in classifica è anche il Colchester, che prova a dare la caccia ai primi due posti in classifica e cerca i tre punti in casa del Bristol Rovers, in una sfida tra squadre che si sono riposate in settimana visto che i loro match sono stati rinviati. Il Norwich prova invece a staccare tutti e spera di prendere ulteriormente il largo nel match esterno contro l’Oldham, squadra che si trova all’interno della zona retrocessione.
La squadra più in forma del momento è assolutamente lo Swindon Town che può contare su un attacco spumeggiante e che deve affrontare una trasferta difficile in casa del Leyton Orient: i Robins puntano al sorpasso sul Charlton e continuare a scalare la classifica. L’Hartlepool è reduce da un’ottima prestazione nel turno infrasettimanale e prova a bissarla al New Den, dove però dovrà affrontare un Millwall alla ricerca di un posto playoff. Uno dei match più importanti della giornata è quello del Withdean Stadium, dove va in scena uno scontro diretto pesantissimo nella lotta per la salvezza, con il Brighton (che ha già subito 10 ko interni, vincendo appena due match tra le mura amiche) che ospita l’Exeter City terzultimo in classifica: classica partita da sei punti, come gli inglesi amano descrivere questi match. Il Tranmere vuole continuare a navigare fuori dalla zona retrocessione ma ha davanti una trasferta dura in casa del Brentford, mentre il Wycombe forse ha la l’ultima grande occasione per agganciare il treno salvezza nella trasferta in casa dello Stockport, nella sfida tra le ultime due della classifica.
Nella 34a giornata di League Two continua l’ampissima battaglia per le posizioni di vertice, visto che la lotta per la promozione diretta e per i posti playoff rimane apertissima e equilibratissima, un po’ come succede sempre in questo campionato. Il clou di questa giornata si giocherà al Prostar Stadium, dove lo Shrewsbury Town ha bisogno di mettere in cascina punti su punti per difendere il proprio posto tra le prime sette, visto che occupa il sesto posto ma due delle tre dirette inseguitrici (Notts County e Accrington Stanley) hanno da recuperare tante partite e quindi hanno potenzialmente tutte le possibilità per superare i Salop. La squadra di Paul Simpson ospiterà il Bournemouth, che dopo il grande inizio di stagione ha dovuto affrontare i problemi di una rosa ridotta all’osso ma in un modo o nell’altro con grande determinazione continua a difendere la propria posizione all’interno della zona promozione.
Nonostante siano tante le squadre coinvolte nella lotta per i primi sette posti, di fatto sono solo altri due gli scontri diretti del weekend. Il primo è quello del Saltergate, con l’Aldershot che ha il compito di tornare a fare risultato per non staccarsi definitivamente dalle corse più importanti ma dovrà farlo contro il Chesterfield, il principale inseguitore alle prime tre in classifica. L’altro si giocherà al Pirelli Stadium, dove il Burton Albion vuole continuare a sognare i playoff ospitando il Rotherham quinto in classifica e che si sta specializzando in occasioni perse. Il Rochdale capolista vuole riprendere il passo dopo il ko di martedì sera e vuole i tre punti in casa del Macclesfield Town. Trasferta non facile per il Bury che (insieme al Dale capolista) ha il miglior rendimento esterno del campionato ma deve far visita ad Underhill, dove il Barnet ha perso solo due volte.
Dopo aver saltato il match infrasettimanale per impraticabilità di campo, il Notts County torna in campo e torna con un nuovo manager visto che è stato ingaggiato Steve Cotterill, 45enne con alle spalle soprattutto due esperienze lunghe al Cheltenham e al Burnley: dopo l’esperienza ai Clarets è andato a fare l’head coach ai Minnesota Thunder (squadra di USL, seconda lega americana) per poi tornare in Inghilterra adesso con i Magpies. La prima sulla carta è abbastanza soft, visto che a Meadow Lane arriverà all’Hereford United. Le principali inseguitrici del settimo posto del Notts County affronteranno squadre di bassa classifica: il Northampton ospita il Cheltenham, mentre l’Accrington Stanley va a far visita al Torquay. Prova a rilanciarsi anche il Dag & Red, che affronta un Grimsby Town molto sofferente.
34a giornata Championship:
Sabato 27 Febbraio:
ore 16.00
Barnsley-Blackpool
Coventry-Scunthorpe
Doncaster-Crystal Palace
Ipswich-Bristol City
Leicester-Nottingham Forest
Middlesbrough-QPR
Preston-Cardiff City
Reading-Sheffield Wednesday
Sheffield United-Plymouth
Swansea City-Peterborough
Watford-Newcastle
West Bromwich-Derby County
Classifica Championship (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):
1 Newcastle 66 (32; +34)
2 Nottingham Forest 61 (33; +24)
---------------------------------------------------------------------------
3 West Bromwich 60 (32; +29)
4 Swansea City 53 (32; +7)
5 Leicester 51 (32; +11)
6 Cardiff City 49 (31; +18)
---------------------------------------------------------------------------
7 Blackpool 47 (33; +7)
8 Sheffield United 45 (32; +1)
9 Middlesbrough 44 (33; +6)
10 Coventry 43 (33; -8)
11 Barnsley 42 (32; -6)
12 Bristol City 41 (32; -7)
13 Doncaster 40 (32; -1)
14 Watford 39 (30; -2)
15 Derby County 39 (32; -7)
16 Preston 39 (32; -11)
17 Scunthorpe 38 (33; -19)
18 QPR 37 (31; -6)
19 Ipswich 37 (32; -8)
20 Reading 35 (31; -14)
21 Sheffield Wednesday 34 (32; -14)
---------------------------------------------------------------------------
22 Crystal Palace 33 (31; -1)
23 Plymouth 29 (31; -14)
24 Peterborough 24 (32; -19)
34a giornata League One:
Venerdì 26 Febbraio:
ore 20.45
Southend-Charlton
Sabato 27 Febbraio:
ore 13.30
Huddersfield-Leeds
ore 16.00
Brentford-Tranmere
Brighton-Exeter City
Bristol Rovers-Colchester
Carlisle-Gillingham
Leyton Orient-Swindon
Millwall-Hartlepool
Oldham-Norwich
Southampton-Walsall
Stockport-Wycombe
Yeovil-Milton Keynes Dons
Classifica League One (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):
1 Norwich 69 (33; +33)
2 Leeds 66 (32; +30)
---------------------------------------------------------------------------
3 Colchester 62 (32; +18)
4 Charlton 60 (33; +20)
5 Swindon 59 (31; +15)
6 Huddersfield 57 (32; +25)
---------------------------------------------------------------------------
7 Millwall 55 (32; +14)
8 Milton Keynes Dons 49 (32; +1)
9 Walsall 43 (32; +2)
10 Bristol Rovers 42 (31; -9)
11 Southampton 38 (30; +17)
12 Brentford 38 (30; =)
13 Yeovil 38 (33; -4)
14 Carlisle 37 (32; -5)
15 Leyton Orient 37 (32; -6)
16 Hartlepool 35 (32; -9)
17 Gillingham 34 (33; -11)
18 Brighton 34 (32; -13)
19 Tranmere 33 (32; -23)
20 Southend 32 (32; -12)
---------------------------------------------------------------------------
21 Oldham 32 (30; -13)
22 Exeter City 31 (32; -13)
23 Wycombe 28 (33; -24)
24 Stockport 20 (31; -33)
34a giornata League Two:
Sabato 27 Febbraio:
ore 16.00
Barnet-Bury
Bradford-Darlington
Burton Albion-Rotherham
Chesterfield-Aldershot
Dag & Red-Grimsby
Lincoln City-Crewe Alexandra
Macclesfield-Rochdale
Morecambe-Port Vale
Northampton-Cheltenham
Notts County-Hereford
Shrewsbury-Bournemouth
Torquay-Accrington Stanley
Classifica League Two (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):
1 Rochdale 62 (31; +34)
2 Bournemouth 60 (33; +8)
3 Bury 58 (32; +5)
---------------------------------------------------------------------------
4 Chesterfield 57 (32; +9)
5 Rotherham 53 (30; +12)
6 Shrewsbury 52 (33; +9)
7 Notts County 48 (28; +31)
---------------------------------------------------------------------------
8 Northampton 46 (33; +4)
9 Accrington Stanley 46 (29; +2)
10 Dag & Red 46 (31; +2)
11 Burton Albion 46 (32; +1)
12 Aldershot 45 (31; +7)
13 Morecambe 45 (32; +5)
14 Port Vale 43 (31; +6)
15 Crewe Alexandra 41 (32; =)
16 Bradford 37 (30; -6)
17 Barnet 36 (32; -9)
18 Hereford 35 (31; -9)
19 Lincoln City 33 (32; -20)
20 Macclesfield 32 (30; -9)
21 Cheltenham 31 (31; -13)
22 Torquay 29 (32; -6)
---------------------------------------------------------------------------
23 Grimsby 24 (32; -22)
24 Darlington 15 (28; -39)


