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venerdì 30 aprile 2010

La trasferta di Anfield vale una stagione per il Chelsea: la vittoria può ipotecare il titolo

Preview del weekend del calcio inglese: il Manchester United spera in un favore del Liverpool e fa visita al Sunderland provando a recuperare Wayne Rooney



Negli ultimi due weekend rimangono vive le battaglie per il titolo e per il quarto posto: la 37a giornata di Premier League può essere quella decisiva per il primo posto, mentre per la qualificazione alla prossima Champions League il match chiave potrebbe essere quello di mercoledì sera tra Manchester City e Tottenham.


Liverpool-Chelsea: L’impressione generale è che il match di Anfield sia quello decisivo per l’assegnazione del titolo, con il Manchester United che spera addirittura in un favore dei rivalissimi del Liverpool per sperare nel sorpasso e nel mettere le mani sul suo 19esimo titolo, mentre il Chelsea sa che un successo nel weekend potrebbe ipotecare la vittoria del quarto titolo della sua storia: con le prime due in classifica che poi nell’ultima giornata di campionato affrontano due match interni sulla carta alla portata (il Chelsea contro il Wigan e il Manchester United contro lo Stoke City), è chiaro allora che tutto si potrebbe decidere in questa domenica di passione, con prima alle 14.30 il big match di Anfield che ci dirà se il Chelsea riuscirà a mettersi al sicuro o se ci sono possibilità di ribaltoni, mentre poi alle 17.00 il Manchester United scenderà allo Stadium Of Light sapendo se i Blues hanno retto bene sul piano nervoso e sono riusciti a mettere le mani sui tre punti (che potrebbero anche garantire la vittoria matematica del titolo in caso di ko dei Red Devils) o se la squadra di Ancelotti ha rallentato, un risultato questo che potrebbe dare alla squadra di Ferguson la carica per cercare il sorpasso. Ancelotti farà di tutto per evitare un film già vissuto e poco apprezzato 10 anni fa, quando alla guida della Juventus aveva in mano lo Scudetto a quattro giornate dalla fine ma lo perse malamente con due ko nelle ultime due trasferte (allora alla terzultima e all’ultima giornata) con la squadra che perse totalmente la testa sul piano nervoso: il fatto che anche il Chelsea abbia perso la penultima trasferta con un crollo nervoso (quando anche in questo caso sembrava avere in mano il titolo) ha fatto preoccupare qualcuno, ma la vittoria devastante sullo Stoke City nello scorso weekend dovrebbe aver rinsaldato i nervi e caricato ulteriormente la fiducia in vista del match che vale davvero una stagione. I motivi per essere fiduciosi non mancano, anche per le difficoltà del Liverpool che ha giocato un’annata disastrosa e che è pure reduce dalla fatica fisica dei tempi supplementari nella semifinale di Europa League contro l’Atletico Madrid che per giunta ha portato ad una deludentissima eliminazione, con i Reds che arrivano quindi a questo match con il morale ulteriormente abbassato. Oltretutto, il Chelsea quest’anno non ha sbagliato un colpo negli scontri diretti tra Big Four, vincendo sempre e subendo appena una rete, quella di Macheda (con l’aiuto di una mano) nell’ultima sfida contro il Manchester United: non sempre i Blues hanno convinto al massimo in queste sfide (vedi anche il match dell’andata giocato maluccio), ma hanno sempre vinto. D’altro canto però c’è da affrontare l’orgoglio del Liverpool, che non può pensare di abbandonare il proprio pubblico dopo una stagione orrida con per giunta una nuova sconfitta: i Reds hanno ancora qualche piccolissima speranza (ma dovrebbe succedere un cataclisma) di ottenere il quarto posto, ma chiaramente per sperare bisogna assolutamente vincere e nel 95% dei casi un ko renderebbe matematica la mancata qualificazione alla Champions League. Questo sarà anche con ogni probabilità l’ultimo match interno con Rafa Benitez in panchina, a porre fine a sei anni del tutto contraddittori, iniziati con un campionato pessimo (quinto posto con appena 58 punti appena conquistati) a cui ha fatto da contraltare però la vittoria ottenuta nella finale di Champions League di Istanbul proprio contro il Milan di Ancelotti, in un match che l’italiano sul piano tattico stravinse per 3-0 ridicolizzando lo spagnolo, ma con i Reds che seppero reagire con il loro grandissimo orgoglio e ribaltarono tutto in una finale davvero folle. Per il resto poi in sei stagioni solo un campionato è considerabile positivo, ovvero quello dell’anno scorso, mentre per il resto Benitez non ha mai lanciato la squadra in una lotta per il titolo, anzi ha abituato i tifosi ad una certa mediocrità che pure sembra piacere a chi va ad Anfield, tanto che ancora adesso si sentono cori che inneggiano il suo nome (e c’è da chiedersi qualcosa sullo stato psichico di chi lo inneggia: davvero son contenti di vedere un manager che chiude una semifinale di Europa League con Degen, Lucas Leiva, El Zhar, Pacheco e Babel in campo?) o addirittura si vedono cartelloni che invitano la Juventus a togliere le mani sul manager: comico. Il Liverpool è andato in maniera pessima in trasferta nell’ultimo periodo (il 4-0 sul Burnley è il primo successo esterno in campionato nel 2010) ma in casa ha perlomeno retto, essendo imbattuto da 10 partite, con nove vittorie e lo 0-0 contro il Fulham. Per questo match dovrebbe tornare Kyrgiakos in difesa, con Johnson (ex di giornata) a tornare al suo abituale ruolo di terzino destro, dopo esser misteriosamente stato schierato sulla sinistra (scelta poi disastrosa perché proprio lì è nato il gol dell’eliminazione). A centrocampo dovrebbe esserci Mascherano, che però accusa un problemino fisico. Gerrard dovrebbe avanzare sulla trequarti alle spalle di Kuyt, con Benayoun e Maxi Rodriguez sulle fasce. Il Chelsea non è stato entusiasmante nelle ultime trasferte, tanto da aver ottenuto 10 punti negli ultimi cinque match esterni: curiosamente però i Blues hanno sempre vinto in questo campionato quando hanno affrontato squadre che hanno una elevata quantità di rosso nei propri colori sociali, comprendendo quindi anche squadre a strisce bianco e rosse come Sunderland o Stoke City, apparendo un po’ come dei tori che quando vedono rosso si infervorano. Nelle ultime tre trasferte di campionato ad Anfield, il Chelsea ha perso due volte e ottenuto un pareggio, per una vittoria che manca dall’Ottobre del 2005, con un devastante 4-1 firmato dal rigore di Lampard e dalle reti di Duff, Joe Cole e Geremi: in mezzo però c’è naturalmente anche l’andata dei quarti di finale della scorsa Champions League, con il 3-1 che fu decisivo per l’accesso alla semifinale. Ancelotti ritrova in formazione il capitano John Terry e questo consentirà ad Ivanovic di tornare sulla fascia destra al posto di Paulo Ferreira. Potrebbe essere l’unica novità di formazione, con Malouda che sembra ancora destinato a giocare come interno sinistro, mentre in avanti Joe Cole spera in una maglia da titolare ma Ancelotti potrebbe premiare Kalou per la tripletta di domenica scorsa confermandolo nell’undici di partenza.
Liverpool (4-2-3-1): Reina; Johnson, Carragher, Kyrgiakos, Agger; Mascherano, Lucas Leiva; Maxi Rodriguez, Gerrard, Benayoun; Kuyt
Chelsea (4-3-3): Cech; Ivanovic, Alex, Terry, Ashley Cole; Lampard, Ballack, Malouda; Kalou, Drogba, Anelka

Sunderland-Manchester United: Steve Bruce è stato il capitano della prima Premier League vinta da Ferguson alla guida del Manchester United ma adesso prova a fare uno scherzetto al suo vecchio mentore, provando a mettergli i bastoni tra le ruote nella rincorsa al titolo numero 19 della storia dello United, per quello che sarebbe un nuovo record nel calcio inglese (mettendosi alle spalle i 18 titoli del Liverpool), con i Red Devils che sono alla ricerca anche di un altro traguardo da record visto che nessuna squadra nella storia del calcio inglese è stata campione d’Inghilterra per quattro anni consecutivi. La strada però è tutt’altro che in discesa, perché il Manchester United deve assolutamente rimontare un punto di svantaggio dal Chelsea e deve affrontare una trasferta tutt’altro che comoda come quella del Sunderland, che nell’ultimo periodo in casa ha giocato sempre ad alto livello, in particolare nei primi tempi con delle partenze a razzo che hanno portato tanti early goals, in particolare realizzati da Darren Bent. Oltretutto, in questa Premier League il Sunderland ha sempre avuto un buon rendimento interno, tanto che solo Chelsea e Aston Villa sono passati allo Stadium Of Light, mentre i vari Liverpool, Arsenal e Tottenham sono usciti sconfitti. La squadra di Steve Bruce poi corre per un obiettivo comunque importante, ovvero per un piazzamento nella prima metà di classifica, visto che occupa attualmente il decimo posto: sarebbe un eccellente viatico nella prima stagione con il manager 49enne in panchina. Bruce cerca la sua prima vittoria nelle sfide contro Ferguson: nei 13 precedenti ha ottenuto solo tre pareggi, con ben 10 ko. In realtà la vittoria fu vicinissima nel match d’andata ad Old Trafford, con il Sunderland che giocò una grande partita e vide vicinissimi i tre punti, sfumati solo in pieno recupero con il goffo autogol di Anton Ferdinand. Anche memore di quel match, il Manchester United sa che non troverà strada spianata in questo weekend, che dovrà affrontare un match molto difficile, su un campo che ha portato risultati brillanti nelle precedenti visite, tanto che i Red Devils sono passati in casa del Sunderland in ben cinque delle ultime sette trasferte: non sempre però son state passeggiate, basi ricordare l’anno scorso quando lo United strappò tre punti fondamentali nella corsa per il titolo con un gol di rapina di Federico Macheda, a segno una settimana dopo il grande e ancora decisivo gol realizzato all’Aston Villa. Il Manchester United potrebbe presentarsi nel Wearside con una importantissima novità: sembrava che la stagione di Wayne Rooney fosse già finita, ma Wazza è tornato ad allenarsi in giornata dopo il problema all’inguine e secondo i rumours delle ultime ore potrebbe addirittura giocare dal primo minuto a guidare l’attacco. Con lui è tornato ad allenarsi anche Rio Ferdinand, che spera allora di affiancare Nemanja Vidic in una difesa che con ogni probabilità dovrà fare a meno di Gary Neville, che però in giornata ha rinnovato il contratto per un’altra stagione: i grandi vecchi del club allora sono stati tutti confermati per la prossima stagione, con Ferguson che dimostra di fidarsi ancora tantissimo delle sue bandiere. Bisogna vedere con che modulo il Manchester United si presenterà allo Stadium Of Light: la presenza di Rooney potrebbe permettere anche un 4-4-2, con Berbatov che sembra destinato alla conferma. In tal caso, sulle fasce Giggs sembra leggermente favorito su Valencia, mentre Scholes e Fletcher dovrebbero esser confermati in mediana e preferiti a Gibson e Carrick, con Hargreaves che sembra allenarsi senza problemi e che quindi dovrebbe esser confermato in panchina. Diversi i dubbi di formazione anche per il Sunderland, con John Mensah che non dovrebbe recuperare dopo il problema al ginocchio, in una settimana in cui il suo nome è apparso all’ordine delle cronache assieme a quello di altri connazionali come Laryea Kingston degli Hearts, John Pantsil del Fulham o addirittura Michael Essien del Chelsea, dopo che l’ex presidente della Federazione ghanese aveva dichiarato che diversi giocatori sarebbero agevolati da documentazioni false ed effettivamente avrebbero un’età maggiore di quella che dichiarano. Al posto di Mensah dovrebbe esser confermato Kilgallon, mentre sulla destra manca Hutton, squalificato dopo l’espulsione ingiusta subita contro l’Hull City, per aver subito la testata da Altidore: il Sunderland ha fatto ricorso, ma incredibilmente la Federazione ha soltanto accorciato la squalifica da tre partite a una, invece di annullarla totalmente. Al suo posto dovrebbe giocare un ex di giornata come Bardsley. Potrebbero esserci novità a centrocampo, con Lee Cattermole che è tornato ad allenarsi e che spera di tornare nella formazione titolare: potrebbe comporre la coppia titolare in mediana con Cana, dopo che nelle ultime settimana invece i due interni erano stati Meyler ed Henderson, il quale potrebbe trovare spazio sulla fascia destra con l’avanzamento di Campbell come seconda punta.
Sunderland (4-4-2): Gordon; Bardsley, Turner, Kilgallon, Richardson; Henderson, Cattermole, Cana, Malbranque; Bent, Campbell
Manchester United (4-4-2): Van der Sar; Rafael Da Silva, Jonathan Evans, Vidic, Evra; Nani, Scholes, Fletcher, Giggs; Berbatov, Rooney

Manchester City-Aston Villa: La lotta per il quarto posto entra totalmente nel vivo con due scontri diretti assolutamente decisivi nel giro di quattro giorni, due sfide che verranno disputate entrambe nell’ovattato City Of Manchester Stadium e che quindi vedono entrambe in campo il Manchester City, che si gioca tutto nelle sfide interne contro Aston Villa e Tottenham per strappare in qualche modo il quarto posto al termine di una stagione assolutamente poco convincente, in cui la squadra non ha mai dato la sensazione di essere superiore alle rivali dirette nella lotta per la Champions League (compreso il Liverpool). Quello di sabato è un match che può valere l’intera stagione per l’Aston Villa, che dopo qualche passo falso piuttosto evitabile è riuscito a rilanciarsi e a rimettersi in qualche modo in corsa nella lotta per il quarto posto, anche se la squadra di O’Neill è chiaramente svantaggiata rispetto a Manchester City e Tottenham perché deve inseguire e perché ha da disputare un match in meno: l’unica chance dei Villans è quella di vincere entrambe le partite e poi magari sperare in due rallentamenti del Tottenham, che ha sì un match molto difficile proprio in casa del Manchester City, ma che ha da affrontare due match abbastanza alla portata. In ogni caso è buono il sussulto d’orgoglio dell’Aston Villa in questo finale di stagione, con la squadra che però ancora non convince sul piano del gioco e anche domenica scorsa ha attraversato momenti piuttosto bui nel derby contro il Birmingham City, vinto poi grazie ad un rigore dubbio, con la decisione dell’arbitro Atkinson che poteva andare da ambo le parti visto che il tackle di Johnson ha travolto effettivamente Agbonlahor ma aveva anche leggermente toccato il pallone. L’Aston Villa ha trovato l’orgoglio ripartendo dal punto più basso della stagione, quel tremendo 1-7 subito in casa del Chelsea: da quel momento la squadra ha ottenuto 13 punti nelle successive 5 partite, forse troppo tardi per puntare alla Champions League, non per assicurarsi il primo turno di Europa League (il settimo posto dà l’accesso al terzo turno preliminare). Il Manchester City spera che Marton Fulop si riprenda bene come l’Aston Villa dallo speciale “Trattamento Settebello” a cui il Chelsea sembra aver abituato le avversarie sul proprio campo in questo 2010. I Citizens infatti si sono trovati in totale emergenza per quanto riguarda i portieri, con il grave infortunio alla spalla di Shay Given che ha tolto al City un elemento fondamentale e decisivo in questo importante finale di stagione: con il vice Stuart Taylor e anche il quarto portiere David Gonzalez infortunati e con Joe Hart che non può essere richiamato (la dirigenza del Manchester City ancora una volta conferma una certa incompetenza: le squadre inglesi nel contratto di prestito mettono di solito la clausola che permette di richiamare il giocatore in caso di bisogno, cosa che però non hanno fatto questi dirigenti che così si sono trovati ad elemosinare un portiere con Hart tranquillissimo a Birmingham), al City era rimasto soltanto Gunnar Nielsen, numero uno di Far Oer, non proprio l’uomo più affidabile del mondo. Per questo motivo il Manchester City ha chiesto alla Federazione il permesso di poter effettuare un prestito d’emergenza (situazione prevista dai regolamenti dei vari campionati inglesi e che viene permessa soprattutto per i portieri), permesso accordato che ha permesso allora l’arrivo fino a fine stagione di Marton Fulop dal Sunderland: l’ungherese non gioca però dallo scorso Gennaio, quando subì sette gol dal Chelsea. Sarà lui allora a difendere i pali del Manchester City in queste tre partite, coperto da una difesa che dovrà fare a meno di Wayne Bridge (nazionale inglese che rischia di finire la Premier League senza che un suo cross abbia trovato un compagno di squadra) e che dovrebbe vedere Richards come terzino destro e Zabaleta sulla sinistra. I Citizens dovrebbero tornare al 4-4-2, con il grande ex di giornata Barry (440 presenze in campionato e 52 reti con i Villans in 11 anni) che è in dubbio per problemi agli adduttori e che dovrebbe lasciar spazio ad una punta, forse Adebayor che però a sua volta ha problemi alla coscia: allora in stand-by c’è Roque Santa Cruz, per affiancare un Carlos Tevez che in settimana è entrato in polemica con il manager Mancini per i suoi rivedibili metodi di lavoro. L’Aston Villa approda al City Of Manchester Stadium con due dubbi di formazione, che però O’Neill non ha voluto svelare. Presumibilmente uno di questi riguarda Warnock, che nelle ultime settimane ha avuto diversi acciacchi ma che potrebbe recuperare. L’altro potrebbe essere un altro grande ex di giornata come Richard Dunne, peraltro andato anche a segno nel match d’andata: l’irlandese accusa ancora il colpo subito alla testa circa 10 giorni fa in un contrasto aereo tremendo con Vennegoor Of Hesselink.
Manchester City (4-4-2): Fulop; Richards, Tourè, Kompany, Zabaleta; Adam Johnson, De Jong, Vieira, Bellamy; Santa Cruz, Tevez
Aston Villa (4-4-2): Friedel; Cuellar, Collins, Dunne, Warnock; Ashley Young, Milner, Petrov, Downing; Carew, Agbonlahor

Tottenham-Bolton: A quattro giorni dal match che può valere l’intera stagione, il Tottenham scende in campo contro il Bolton per portare a casa i tre punti e per rimanere in una condizione di vantaggio sul Manchester City (che dal canto suo deve affrontare un match non semplice contro il redivivo Aston Villa), in modo poi da poter giocare per due risultati su tre nelle Eastlands. Lo scontro diretto di mercoledì sera potrebbe essere assolutamente decisivo, con gli Spurs che sanno come un risultato positivo in quella sfida potrebbe essere decisivo per il quarto posto, anche se adesso non è da sottovalutare l’inserimento del terzo incomodo, ovvero dell’Aston Villa che proprio sabato va a far visita al City sapendo che dovrà assolutamente vincere se vuole sperare davvero nella qualificazione alla Champions League: questo inserimento potrebbe però fare il gioco degli Spurs, che hanno da affrontare due match sulla carta alla portata (anche se non vinti in partenza) contro il Bolton e poi all’ultima giornata contro il Burnley. Un successo del Tottenham contro i Trotters e un risultato utile dell’Aston Villa al City Of Manchester Stadium potrebbe aprire prospettive migliori per i londinesi: qualora il Manchester City perdesse, gli Spurs metterebbero tra sé e i Citizens un margine di più di una partita che sarebbe ottimo in vista dello scontro diretto, ma anche in caso di pareggio del City il Tottenham avrebbe l’occasione di mettere un buon margine ma avrebbe bisogno di una vittoria larga sul Bolton per crearsi un vantaggio nella differenza reti, in modo da poter ammortizzare anche una eventuale sconfitta stretta mercoledì sera (in quel caso tutto finirebbe per giocarsi sul filo di lana nell’ultima giornata). Al White Hart Lane arriva un Bolton tranquillo per aver ottenuto la salvezza ma voglioso di riscattarsi dopo il pessimo secondo tempo che sabato ha permesso al Portsmouth di pareggiare al Reebok Stadium: i Trotters avevano giocato benissimo nella prima mezz’ora, mostrando quel calcio che Coyle vuole in vista della prossima stagione, ma poi sono crollati di schianto. Per la trasferta londinese Coyle potrebbe rinunciare al 4-4-2 e inserire Cohen in mediana, passando più ad un 4-4-1-1 con Wilshere in posizione più avanzata: in alternativa, in mediana potrebbe giocare Holden, che spera di tornare appena due mesi dopo la frattura alla tibia subita giocando in Nazionale, per un recupero che sarebbe molto più veloce di quanto previsto. Altra alternativa è Gardner, che però continua ad essere in dubbio per problemi alla gamba. Leggero problema alla coscia per il neo papà Steinsson, che dovrebbe lasciare spazio a Ricketts. Il Tottenham potrebbe fare a meno del capitano King, che dovrebbe esser tenuto a riposo in vista del match di mercoledì sera: in difesa potrebbe esser confermato Assou-Ekotto come terzino destro con Bale a sinistra. A centrocampo non dovrebbe esserci spazio per Bentley, con Lennon pronto a tornare dal primo minuto, mentre in avanti sembra esserci lotta a tre tra Pavlyuchenko, Crouch e Gudjohnsen (ex di giornata) per affiancare Defoe, il quale giocherà la sua partita numero 400 da professionista: 105 con il West Ham, 31 con il Bournemouth, 33 col Portsmouth e (al momento) 227 con il Tottenham, con un totale di 169 gol.
Tottenham (4-4-2): Gomes; Assou-Ekotto, Dawson, Bassong, Bale; Lennon, Huddlestone, Palacios, Modric; Crouch, Defoe
Bolton (4-4-1-1): Jaaskelainen; Ricketts, Cahill, Knight, Robinson; Weiss, Muamba, Cohen, Taylor; Wilshere; Kevin Davies

Blackburn-Arsenal: Lunedì di Bank Holiday nel Regno Unito e allora la Premier League mette in programma due match nel pomeriggio di lunedì, visto che comunque è un giorno non lavorativo e la gente può andare tranquillamente allo stadio (qualora le possibilità economiche lo consentano, visto il periodo di crisi e i prezzi dei biglietti non proprio comodissimi) a vedere le partite: in realtà, in questo lunedì non vanno in scena grandi match, visto che al momento in cui la Espn ha scelto i due match da trasmettere in questo penultimo turno pensava (o sperava) che Wigan-Hull City fosse una sorta di spareggio salvezza e che Blackburn-Arsenal fosse un match chiave nella lotta per il titolo, quando in realtà sono due match di fine stagione, il che non vuol dire che per forza di cose ci sarà da annoiarsi con squadre spente, visto che in Inghilterra i match solitamente vengono onorati sempre e comunque, ma vuol dire che non vanno in scena due match che cambieranno di molto la classifica. Ad Ewood Park l’Arsenal ha la possibilità di mettere al sicuro il terzo posto, per permettere ai tifosi di festeggiare il solito “St Totteringham’s Day” (ovvero il giorno in cui il distacco tra Arsenal e Tottenham è matematicamente incolmabile), ma soprattutto per avere la certezza di qualificarsi nei gironi di Champions League. E’ giusto un contentino dopo un mese di Aprile piuttosto pessimo, in cui la squadra ha visto scivolare via (più o meno onorevolmente) tutti i vari obiettivi, confermando in molti casi la pochezza di alcuni elementi della rosa, tanto che adesso si aprirà un estate molto importante per il mercato, con Wenger che ha a disposizione un budget molto buono da investire per completare la rosa con elementi di livello ed esperti. Il Blackburn arriva a questo match con la massima tranquillità e spera di far valere il proprio buon rendimento interno, per chiudere nel migliore dei modi davanti ai propri tifosi dopo una stagione piuttosto positiva, con i Rovers che sono anche alla rincorsa di un piazzamento nella prima metà di classifica. Allardyce ha superato un periodo molto negativo, che lo ha portato ad inizio 2010 ad essere anche contestato dai tifosi, e ha garantito un piazzamento di buon livello e grande tranquillità. Per questo match potrebbe recuperare due elementi importanti come Emerton e Samba e potrebbe confermare il modulo 4-4-2 visto contro il Wolverhampton, in modo da sperimentare anche qualcosa di nuovo in fase offensiva. In difesa Jones dovrebbe trovare spazio da titolare, dopo una settimana in cui il suo nome è stato anche avvicinato all’Arsenal, come quello di N’Zonzi: sarà così per tutta l’estate, visto che per una volta i Gunners acquisteranno più del solito e allora i media fanno tanti nomi. Un nome che è stato collegato in uscita è quello di Andrey Arshavin, che ha rilasciato delle dichiarazioni sconcertanti che hanno fatto arrabbiare tutto l’ambiente, in primis Wenger: il russo è difficilmente recuperabile per infortunio, ma potrebbe aver giocato già l’ultima partita con la maglia dell’Arsenal. Dubbi di modulo anche nell’Arsenal, che potrebbe provare per una volta il 4-4-2, visto anche nel finale di match contro il Blackburn: a farne le spese in questo caso sarebbe Walcott, sempre molto deludente.
Blackburn (4-4-2): Robinson; Michel Salgado, Samba, Jones, Givet; Pedersen, Andrews, N’Zonzi, Olsson; Roberts, Kalinic
Arsenal (4-4-2): Fabianski; Sagna, Campbell, Silvestre, Clichy; Ebouè, Song, Diaby, Nasri; Bendtner, Van Persie

Wigan-Hull City: 19 mesi fa con le vittorie ravvicinare nel nord di Londra contro Arsenal e Tottenham l’Hull City si era installato in uno straordinario terzo posto di classifica, ma adesso tutti i sogni sono spenti e per i Tigers sta per iniziare l’inferno: al DW Stadium la squadra di Dowie potrebbe giocare già da retrocessa (in caso di risultato positivo del West Ham contro il Fulham) o potrebbe subire la matematica retrocessione in caso di sconfitta, ma di fatto soltanto l’aritmetica tiene in vita questa squadra, in quanto sul piano logico anche al KC Stadium sanno benissimo come la prossima stagione la squadra dovrà giocare in Championship, dato che ha sei punti di svantaggio rispetto al West Ham quartultimo in classifica con anche un margine di 23 gol di differenza reti da recuperare, un po’ tantino a due giornate dalla fine. La retrocessione è quindi più che alle porte, con l’Hull City che ora rischia stagioni durissime, visto che la gestione economica dopo la promozione ha lasciato molto a desiderare e ciò porta i Tigers a rischiare seriamente l’ingresso in amministrazione controllata, che porterebbe la squadra ad iniziare la prossima Championship con 10 punti di penalizzazione: bisognerà vendere il più possibile e sperare in un miracolo, magari in qualche investimento imprevisto. Tranquillo il Wigan, che al termine di una stagione negativa e al di sotto delle attese è riuscito perlomeno ad ottenere la salvezza, anche se da Martinez c’era da aspettarsi qualcosa in più: lo spagnolo il prossimo anno dovrà dare un’accelerata al proprio progetto, altrimenti la squadra tornerà a rischiare grosso la retrocessione, in particolare qualora dovessero partire le stelle migliori, come Diamè, N’Zogbia o Rodallega. Il Wigan proverà a lasciare il proprio pubblico con un bel successo e dovrebbe presentare il solito 4-2-3-1, che di fatto ha un solo dubbio di formazione, riguardante il ballottaggio tra Scotland e Moses: Martinez potrebbe approfittare della tranquillità della partita per dare una chance da titolare al giovane talento arrivato dal Crystal Palace. Out il dimenticabile Marcelo Moreno, così come il terribile Hendry Thomas, che verrà rimpiazzato da Diamè e McCarthy in mediana. L’Hull City deve fare a meno dello squalificato Altidore, che ha pensato bene di chiudere in anticipo la stagione rifilando una testata ad Hutton: adesso può tornare al Villarreal per fine prestito. Al suo posto dovrebbe giocare il rientrante Vennegoor Of Hesselink, che ha superato dopo il colpo alla testa che aveva preoccupato tutti. Per il resto Dowie ruoterà i propri effettivi, dando spazio probabilmente ai giovani Cooper e Cairney e forse dalla panchina anche all’attaccante Cullen.
Wigan (4-2-3-1): Kirkland; Melchiot, Caldwell, Bramble, Figueroa; Diamè, McCarthy; N’Zogbia, Watson, Moses; Rodallega
Hull City (4-4-1-1): Duke; Mendy, Cooper, Gardner, Dawson; Fagan, Cairney, Boateng, Barmby; Bullard; Vennegoor Of Hesselink

Fulham-West Ham: Al Craven Cottage ci sarà il derby londinese tra due squadre che hanno attraversato una stagione del tutto opposta, tranquilla ed esaltante quella del Fulham, turbolenta e sofferta quella del West Ham. Entrambe le squadre però arrivano a questo match piuttosto serene, anche il West Ham che la scorsa settimana con la sofferta vittoria sul Wigan ha messo al sicuro la salvezza, ancora non assegnata matematicamente in via definitiva ma che è conquistata sul piano logico, a meno che il West Ham subisca dei 10-0 in queste ultime due partite o che l’Hull City vinca con questo margine, piuttosto improbabile. Il Fulham arriva a questo match assolutamente ebbro di gioia dopo l’ennesima impresa europea, con la squadra che superando l’Amburgo è riuscita a guadagnarsi il pass per la finale di Europa League contro l’Atletico Madrid, per un cammino che entra di diritto nella storia di un club piccolo ma grandissimo per stile e fascino. Ormai non ci sono più parole per descrivere il lavoro di Roy Hodgson, manager che ha totalmente risollevato il Fulham e che si sta prendendo mille soddisfazioni ma sempre con stile, sempre con un aplomb pazzesco mostrato anche giovedì sera, quando è stato l’unico a non volersi prendere gli applausi nel giro di campo effettuato da tutta la squadra (quasi a voler simboleggiare che il merito è dei giocatori e gli applausi vanno solo a loro, cosa falsa perché la mano del manager si vede tutta), andando dritto negli spogliatoi e fermandosi solo per rincuorare i giocatori dell’Amburgo: è una lezione che anche i “mas que un club” dovrebbero cogliere, piuttosto che accendere gli idranti per impedire la festa di un avversario. Hodgson però qualche premio individuale se lo merita e potrebbe arrivare a breve, visto che secondo le ultime voci è il favorito per il premio di manager dell’anno per la Premier League, un premio che sarebbe strameritato per un personaggio e per un manager di cui il calcio inglese deve essere orgoglioso. Hodgson dovrebbe regalare un turno di riposo a parecchi titolari del match di giovedì sera, anche per gestire le energie in vista della finale di Europa League. Non ci sarà sicuramente il grande ex di giornata Bobby Zamora, sempre alle prese con il problema al tendine d’Achille e che verosimilmente non giocherà più sperando di recuperare in tempo per la finale di Europa League. Dovrebbe esserci del riposo anche per i vari Hughes, Murphy, Davies e Gera, tutti straordinari protagonisti nel cammino europeo: ci dovrebbe essere allora un’altra chance dal primo minuto per Baird, Smalling, Greening, Dempsey e Okaka. Il West Ham (che in settimana ha visto rifiutata un’offerta per Dorrans del West Bromwich) potrebbe cambiare qualcosa nella formazione, ridando una chance da titolare a Junior Stanislas, reduce da una grande prestazione con la squadra Riserve proprio contro il Fulham. Potrebbe esserci spazio anche per Daprelà o per Diamanti, misteriosamente dimenticato nell’ultimo mese.
Fulham (4-4-2): Schwarzer; Baird, Smalling, Hangeland, Shorey; Duff, Etuhu, Greening, Riise; Okaka, Dempsey
West Ham (4-4-2): Green; Faubert, Da Costa, Upson, Daprelà; Diamanti, Behrami, Parker, Stanislas; Cole, Ilan

Stoke City-Everton: Lo Stoke City torna in campo e vuole reagire dopo una settimana assolutamente sconcertante e indegna dell’ottimo campionato e dell’ottima stagione della squadra di Pulis: lo scorso weekend è arrivata la scioccante sconfitta per 0-7 sul campo del Chelsea, ma soprattutto a fare notizia è ancora una volta uno spogliatoio che davvero in questa stagione ha dato fin troppi problemi, ha dato fin troppo pane ai media per scrivere e ricamare storie. Allo Stamford Bridge è stata la volta di Abdoulaye Faye e di Glenn Whelan, con i due che sono arrivati inizialmente a contatto nell’intervallo con la squadra ancora sotto per 3-0: il senegalese era uscito dal campo per un nuovo risentimento alla coscia e l’irlandese al ritorno negli spogliatoi ha cominciato ad accusare i suoi atteggiamenti in squadra (è stato l’unico andato a riscaldarsi prima della partita con addosso un paio di… ciabatte), imputando che il suo scarso impegno in allenamento è la causa dei suoi continui infortuni muscolari di questo periodo. La risposta di Abdoulaye Faye è stata piuttosto seccata, con l’ex Newcastle e Bolton che di fatto ha chiesto al compagno chi sia per parlare così, chiedendogli quante partite ha giocato in Premier League e quale fosse la sua esperienza: i due si sono cercati ma Ricardo Fuller (altra testa calda) è riuscito a separarli. Momentaneamente però, per uno Stoke City assolutamente scioccato per quanto accaduto (e le facce dei vari giocatori e di Pulis erano apparse molto strane, decisamente eccessive per una squadra tranquilla: evidentemente, ciò dipendeva dalla furiosa lite dell’intervallo) ha naufragato ed è uscito travolto per 7-0 e ciò non è certo servito per calmare gli animi, anzi al ritorno negli spogliatoi tutto s’è acceso ulteriormente, con Whelan che ha di nuovo cercato Abdoulaye Faye, con i due che si sono detti di tutto e stavolta non c’è stato nessuno che è riuscito a separarli, tanto che il senegalese è andato a colpire il compagno al volto. Non è certo il modo migliore per chiudere la stagione, che peraltro aveva visto lo spogliatoio ribollire già altre volte, basti ricordare l’incredibile lite tra Pulis e Beattie all’Emirates Stadium (con il manager che ha cercato di colpire il proprio giocatore con una testata), ai vari segni di irriconoscenza mostrati da Kitson e soprattutto dal non educatissimo Tuncay ad ogni sostituzione subita. Decisamente diverso l’ambiente in casa Everton, che ha corso alla grande in questi mesi, basti pensare che in una classifica creata con solo i risultati ottenuti nel 2010 i Toffees occuperebbero addirittura il secondo posto, con un solo punto in meno del Manchester United e alla pari del Chelsea, dopo tra l’altro aver battuto entrambe le squadre al Goodison Park. Eppure questo non dovrebbe riuscire a portare la squadra di Moyes in Europa: troppo i cinque punti da recuperare con due partite da giocare e ci vuole davvero un miracolo per conquistare il settimo posto. I Toffees però vogliono provarci e proveranno ad imporsi al Britannia Stadium, puntando anche sulla vena di Pienaar e Arteta. Al fianco dello spagnolo potrebbe tornare Osman, out per infortunio nelle ultime settimane: il suo rientro potrebbe riportare Neville in posizione di terzino destro, mentre potrebbe tornare a disposizione anche Rodwell. Sulla destra Anichebe dovrebbe prendere il posto di Bilyaletdinov, mentre in avanti è ancora ballottaggio tra Saha e Yakubu. Lo Stoke City deve fare a meno dell’infortunato Sorensen e tra i pali ci sarà spazio per Begovic, probabile titolare nella prossima stagione. Abdoulaye Faye dovrebbe recuperare dal problema alla coscia ma per lui e Whelan potrebbe esserci aria di taglio, con Shawcross e Lawrence a subentrare nell’undici titolare. Tra i tagliati dovrebbe esserci anche Kitson, che dovrebbe far spazio al rientrante Sidibe o addirittura a Beattie, che da quando ha litigato con Pulis non ha mai più giocato da titolare.
Stoke City (4-4-2): Begovic; Huth, Shawcross, Higginbotham, Collins; Lawrence, Delap, Whitehead, Etherington; Sidibe, Fuller
Everton (4-4-1-1): Howard; Neville, Yobo, Distin, Baines; Anichebe, Osman, Arteta, Pienaar; Cahill; Saha

Birmingham City-Burnley: Sfida tra neopromosse che hanno trovato diversa gloria nella stagione di Premier League ma che stanno chiudendo l’annata con discreta fatica. Il Birmingham City ha avuto una stagione decisamente al di sopra delle attese tenendo un passo altissimo nella fase centrale di stagione quando sembrava imbattibile e stabilizzandosi nella prima metà di classifica, posizione che ora sembra in pericolo visto che la squadra adesso subisce continue sconfitte in trasferta e fa fatica a vincere in casa, dove è imbattuto da Settembre ma dove ha pareggiato le ultime quattro partite (un eventuale quinto pareggio interno consecutivo eguaglierebbe la striscia di 102 anni fa che rappresenta il record del club in massima serie), ben 7 delle ultime 10: in questo posto il nono posto adesso è meno sicuro, con le inseguitrici che sono distanti tre punti. Il Burnley aveva iniziato molto brillantemente la stagione, che poi ha preso la via più negativa possibile, in particolare dopo l’addio di Coyle e l’ingaggio fallimentare di Brian Laws, incapace di mantenere o di dare una nuova identità alla squadra: sorprendentemente però il manager 48enne potrebbe anche essere confermato per la prossima Championship, che il Burnley potrebbe affrontare con maggiore sicurezza rispetto alle altre retrocesse visto che non ha i loro problemi economici. Anzi, potrebbe addirittura aprirsi una prospettiva del tutto inaspettata, visto che l’Inghilterra al momento è al terzo posto nelle graduatorie Uefa per il fair play, un terzo posto che se mantenuto regalerebbe un posto in più in Europa League anche se partendo dal primo turno preliminare (che va in scena ad inizio Luglio, non proprio comodissimo da affrontare: un po’ come fece il Manchester City la scorsa stagione, anche se allora c’erano due turni preliminari, mentre adesso sono tre): ebbene, questo posto va assegnato tramite le graduatorie di fair play della Premier League, per una classifica che (aggiornata alla fine di Marzo) vede al primo posto l’Arsenal e al secondo il Tottenham, ovvero due squadre già certe della qualificazione europea. Il posto europeo allora andrebbe alla prima non qualificata che è il Fulham terzo in classifica, ma i Cottagers sono qualificati per la finale di Europa League e potrebbero rimanere nella seconda competizione europea entrando dalla porta principale, ovvero da detentori del trofeo qualora riuscissero anche nell’impresa di vincere ad Amburgo. Con Manchester United e Chelsea il quarta e quinta posizione e ampiamente qualificati in Champions League, la seconda non qualificata al sesto posto nella graduatoria al momento è proprio il Burnley, per una prospettiva di grande fascino che tutto sommato società e pubblico meriterebbero per l’orgoglio e la passione con cui hanno affrontato la stagione del loro ritorno in massima serie: nonostante la retrocessione allora, i Clarets potrebbero strappare un posticino europeo che sarebbe davvero storico. I Clarets per ora devono però concentrarsi nel chiudere al meglio questa stagione e potrebbero ritrovare un elemento importantissimo come McCann, che ha avuto una stagione tribolatissima per i problemi al ginocchio. In difesa Carlisle spera di rientrare, ma Duff è favorito per affiancare Cort: in caso di gol subito, i Clarets eguaglierebbero un record in Premier League per aver concesso gol in 26 partite consecutive in Premier League, record stabilito dal Wimbledon 11 anni fa (nell’arco di due stagioni diverse). Problemi in difesa anche per il Birmingham City, che potrebbe fare a meno di Dann nelle ultime due partite, con Ridgewell che dovrebbe chiudere la stagione nel suo ruolo di difensore centrale. Out anche Stephen Carr, squalificato per una partita per condotta impropria, a causa di un gesto non proprio signorile rivolto ai tifosi dell’Aston Villa al termine del derby dello scorso weekend: al suo posto dovrebbe giocare Parnaby. Possibile anche il ritorno di Fahey a centrocampo al posto di Larsson.
Birmingham City (4-4-2): Hart; Parnaby, Johnson, Ridgewell, Vignal; Gardner, Ferguson, Bowyer, Fahey; Jerome, McFadden
Burnley (4-1-4-1): Jensen; Mears, Duff, Cort, Fox; Alexander; Paterson, Elliott, McCann, Nugent; Fletcher

Portsmouth-Wolverhampton: Dopo aver avuto l’occasione di festeggiare la salvezza grazie al pareggio ottenuto contro il Blackburn e ai risultati dagli altri campi, il Wolverhampton può affrontare queste ultime due partite con tranquillità e magari per sperimentare qualcosina in più sul piano offensivo, visto che con l’andare dei mesi McCarthy ha quasi totalmente abbandonato un gioco d’attacco per concentrarsi ad una squadra solida ma che è diventata quasi unicamente speculativa, incapace di proporre un gioco brillante in avanti e non a caso divenuta quella che segna di meno in Premier League, con appena 29 reti realizzare in 36 giornate di campionato, una miseria per un Wolverhampton che invece l’anno scorso in Championship era piuttosto spettacolare e segnava tantissimo. Questo atteggiamento speculativo fa sì che i Wolves non vincano da cinque partite, ma allo stesso tempo hanno perso appena una volta nelle ultime 8 giornate, periodo nel quale sono ben cinque i pareggi. Questo gioco molto coperto ha permesso alla squadra di ottenere buoni risultati in trasferta, basti pensare che quasi la metà dei 35 punti ottenuti (ovvero 17) sono arrivati proprio lontano dal Molineux: anche per questo la squadra di McCarthy ha il miglior rendimento esterno tra le squadre della seconda metà di classifica, al contrario del Portsmouth che invece con appena 15 punti ottenuti è la squadra dal peggior rendimento interno del campionato. I Pompeys sono già retrocessi da tempo e rischiano grosso di rimanere in amministrazione controllata anche all’inizio della prossima Championship (il che comporterebbe un ulteriore penalizzazione di 17 punti), ma in campo continuano a mostrare orgoglio da vendere, tanto da strappare un buon pareggio in rimonta in casa del Bolton nello scorso weekend. Rispetto a quel match, Grant potrebbe proporre un paio di novità di formazione, con i possibili rientri di Finnan e Boateng in formazione, prendendo il posto di Vanden Borre e di Utaka. Un’ulteriore novità potrebbe arrivare dal ritorno da titolare di Piquionne, subentrato dalla panchina al Reebok Stadium e che potrebbe prendere il posto di Smith. Il Wolverhampton ritrova il capitano Karl Henry in formazione titolare dopo la squalifica di tre partite. Ci sarà una novità anche sulla fascia sinistra, con Jarvis che è ancora out per problemi alla coscia e con Ward (migliore in campo contro il Blackburn) che dovrà operarsi al ginocchio e quindi è indisponibile: allora McCarthy potrebbe regalare la prima da titolare in Premier League a Geoffrey Mujangi Bia, che ha visto il campo sono in un paio di spezzoni contro Hull City e Chelsea (un totale di circa un quarto d’ora) e in FA Cup (dove in realtà era apparso imbarazzante da vedere). Potrebbe anche esserci qualche esperimento e forse il ritorno all’ormai dimenticato 4-4-2, con Ebanks-Blake che spera di partire titolare dopo il gol realizzato al Blackburn.
Portsmouth (4-3-1-2): James; Finnan, Mokoena, Ricardo Rocha, Sowah; Yebda, Hughes, Brown; Boateng; Dindane, Smith
Wolverhampton (4-4-2): Hahnemann; Zubar, Craddock, Berra, Elokobi; Foley, Henry, David Jones, Mujangi Bia; Ebanks-Blake, Doyle


Domenica pomeriggio si chiuderà una grande stagione di Championship, almeno per quanto riguarda la regular season visto che ci sono altri cinque match di altissima intensità e molto pesanti per quanto riguarda i playoff: è stata un’altra stagione molto divertente, che ha espresso tante belle storie, tanti ottimi giocatori e ha regalato mille emozioni. Le emozioni non sono però finite, visto che l’ultima giornata regala un drammatico (sportivamente parlando) scontro diretto nella lotta per la salvezza, visto che ad Hillsborough va in scena un vero e proprio dentro o fuori: al termine dei 90 minuti, una tra Sheffield Wednesday e Crystal Palace verrà sicuramente retrocessa, mentre l’altra potrà festeggiare per lo scampato pericolo e la salvezza ottenuta in extremis. Sarà una vera e propria battaglia di nervi, che vedrà le Eagles con il vantaggio di poter giocare su due risultati su tre visto che hanno due punti di vantaggio sugli Owls ma che dovranno affrontare questo match chiave in trasferta e dopo aver sprecato un match point lunedì sera, non riuscendo a battere il West Bromwich in un match che poteva valere la salvezza ad una giornata di anticipo. Allo Sheffield Wednesday serve solo la vittoria e per la squadra di Alan Irvine sarà un match di puro assalto, a cercare il tutto per tutto per portare a casa i tre punti. Quello di Hillsborough è un vero e proprio spareggio che vale una stagione in Championship.

C’è da assegnare anche un posto per i playoff, in una lotta per il sesto posto che ha visto la scorsa giornata il sorpasso del Blackpool alla penultima curva: la stagione dei Tangerines è stata spettacolare, visto che la squadra di Holloway veniva data come una delle principali candidate alla retrocessione ma (anche grazie all’immenso lavoro del manager) arriva a questi 90 minuti finali con addirittura la possibilità di giocarsi la Premier League nei playoff. Il Blackpool ha tutto nelle proprie mani e accederà alla post-season in caso di vittoria contro il Bristol City. Lo Swansea City rischia di pagare in maniera pesantissima un attacco molto sterile e affronta il Doncaster per ottenere i tre punti e sperare in un passo falso dei Tangerines per accedere ai playoff.

Il Newcastle è già ampiamente promosso e campione della Championship ma cerca punti in casa del QPR per finire il campionato toccando o superando la quota 100, mentre l’altro promosso West Bromwich chiude davanti ai propri tifosi contro il Barnsley. Resta da definire anche la griglia dei playoff, con il Nottingham Forest che vuole mantenere il terzo posto in casa dello Scunthorpe, provando a difendere i due punti di vantaggio sul Cardiff City che fa visita al Derby County e che a sua volta dovrebbe avere garantita la possibilità di giocare in casa il match di ritorno della semifinale dei playoff visto che ha 3 punti e sette gol di differenza reti di vantaggio sul Leicester, che a sua volta ospita il deluso Middlesbrough.

Molto importante la 45a giornata di League One nelle lotte per il secondo posto e per la salvezza. Il match chiave va in scena al The Valley, dove arriva a far visita il Leeds secondo in classifica e che ha assoluto bisogno dei tre punti per permettersi perlomeno di arrivare all’ultima giornata con il secondo posto in mano e quindi con la possibilità di chiudere i conti promozione davanti ai propri tifosi (nel match interno contro il Bristol Rovers), ma la squadra di Grayson dovrà affrontare una sfida di alta classifica contro il Charlton quinto e con ancora minime possibilità di promozione diretta, anche se i cinque punti da recuperare dal secondo posto (nonostante lo scontro diretto da giocare) sembrano davvero troppi. E’ un incrocio davvero pericoloso che può essere decisivo per il Leeds, che potrebbe addirittura conquistare la promozione diretta in caso di vittoria e in caso di contemporanea sconfitta del Millwall, che è terzo in classifica e insegue ad un punto di distanza, pronto ad approfittare di ogni eventuale passo falso: i Lions però devono far visita ad un’altra squadra che ha assoluto bisogno di fare risultato come il Tranmere, che occupa il 21esimo posto e rischia grosso la retrocessione, in particolare qualora dovesse mancare la vittoria in questo match. I Rovers affrontano questo match difficilissimo sapendo di non sbagliare e anche con il rischio di retrocedere matematicamente in caso di sconfitta e contemporanee vittorie di Exeter City e Gillingham e di pareggio del Leyton Orient, oppure in caso di pareggio e di contemporanee vittorie di Exeter City, Gillingham e Leyton Orient.

In lizza per la promozione diretta c’è anche lo Swindon, che è quarto in classifica ma ha un po’ rallentato nelle ultime giornate ed è quindi a -4 dal Leeds e a -3 dal Millwall, a cui andrà a far visita all’ultima giornata (per un altro incrocio pericoloso): i Robins dovranno vincere contro un avversario non semplice come il Brentford per mantenere in vita qualche speranza di secondo posto. Oltre alla promozione diretta, sono contese anche le posizioni per la griglia dei playoff, con l’Huddersfield che può sperare in un piazzamento migliore del sesto posto (il quarto posto sarebbe importante perché garantirebbe la possibilità di giocare in casa il ritorno delle semifinali dei playoff) e che ospita il Colchester, crollato totalmente in questo finale di stagione dopo aver viaggiato nelle prime posizioni per tutto il campionato.

Oltre al Tranmere, a rischiare la retrocessione nel weekend c’è il Wycombe, che è terzultimo in classifica a -5 dalla zona salvezza e che quindi sarebbe matematicamente condannato in caso di mancata vittoria, ma qualora dovessero arrivare i tre punti nello scontro diretto in casa del Leyton Orient la squadra di Waddock avrebbe ancora qualche sperata di Great Escape. Fuori dalla zona retrocessione ma a serio rischio ci sono anche Gillingham e Exeter City: i Gills hanno un pessimo rendimento esterno e per questo non possono permettersi un passo falso in casa contro il Southampton altrimenti complicherebbero di molto le speranze di salvezza, mentre i Grecians devono assolutamente fare risultato contro l’Hartlepool anche perché poi nell’ultima giornata andranno ad ospitare l’Huddersfield. Potenzialmente ancora non del tutto salvo lo Yeovil, che però con un punto contro l’Oldham sarebbe certo della partecipazione alla prossima League One.

Con le tre promozioni dirette già assegnate, la 45a giornata di League Two potrebbe delineare meglio una corsa playoff davvero folle, che vede tutti in lizza dal quarto all’undicesimo posto in classifica, con la metà delle squadre che potranno accedere alla post-season ma con le altre quattro squadre che rimarranno deluse dopo esser state vicinissime ad un posto tra le prime sette, in una corsa che potrebbe anche decidersi con un’inezia. Sta meglio di tutti il Rotherham, che nella scorsa giornata ha allungato e s’è portato a +5 sull’ottavo posto e quindi con una vittoria interna in casa del Crewe Alexandra mettere in tasca il biglietto per i playoff. Al quinto posto c’è l’Aldershot che deve costruire sulla bella vittoria in rimonta dello scorso weekend e che deve vincere in casa contro il Lincoln City per arrivare all’ultima giornata con oggettive possibilità di accedere alla post-season (oltre che per avere la matematica certezza già in questo weekend, ma per una volta evitiamo di fare calcoli di questo tipo visto che sono davvero tante le squadre coinvolte e si farebbe solo grande confusione), difendendo i due punti di vantaggio sulle inseguitrici. Un punto dietro gli Shots c’è il Bury, reduce dal deludente ko dello scorso weekend e che deve rifarsi per evitare un’altra delusione cocente nel finale di stagione (lo scorso anno mancò la promozione diretta per un gol di differenza reti): gli Shakers ospiteranno però un Torquay che sta chiudendo la stagione in splendida forma. Ad occupare al momento il settimo posto è il Port Vale, che è reduce da una grande rimonta: per quantificarla però bisognerà vincere nelle ultime due partite, a cominciare dalla trasferta contro il già promosso Bournemouth.

Appena fuori dalla zona playoff (solo per la peggiore differenza reti) c’è il Morecambe, rilanciatosi totalmente la scorsa settimana e che adesso affronta la trasferta contro il deluso Shrewsbury, che in giornata ha anche esonerato il manager Paul Simpson, al Town dal Marzo del 2008. Al nono posto ma sempre a pari punti con la zona playoff c’è il Chesterfield, che va a far visita ad un Accrington Stanley decisamente calato nel finale di stagione e quindi ha la possibilità di portare a casa i tre punti che potrebbero riproiettarlo in zona playoff. Chiudono il trenino a quota 66 punti (ma solo uno in meno dalla zona playoff, quindi assolutamente in corsa) Northampton e Dag & Red, con i Cobblers che cercano la vittoria in casa del Bradford, mentre i Daggers vogliono rilanciarsi ospitando un Hereford in ottima forma. In coda alla classifica c’è anche un match drammatico per la permanenza in League Two, con il Barnet che è crollato in classifica e che ha richiamato Fairclough in vista dell’importantissimo scontro diretto che può valere una stagione contro il Grimsby Town, che spera in una incredibile rimonta e che deve assolutamente vincere visto che ha quattro punti da recuperare proprio rispetto alle Bees: con una mancata vittoria i Mariners sarebbero retrocessi matematicamente, ma una vittoria mettere una pressione enorme ai londinesi nell’ultima giornata (con il Barnet che ospiterà il Rochdale già promosso) e riaprirebbe davvero tutto.


37a giornata Premier League:

Sabato 1 Maggio:

ore 13.45
Birmingham City-Burnley

ore 16.00
Fulham-West Ham
Manchester City-Aston Villa
Portsmouth-Wolverhampton
Stoke City-Everton
Tottenham-Bolton

Domenica 2 Maggio:

ore 14.30
Liverpool-Chelsea

ore 16.00
Fulham-West Ham

ore 17.00
Sunderland-Manchester United

Lunedì 3 Maggio:

ore 14.30
Wigan-Hull City

ore 18.00
Blackburn-Arsenal


Classifica Premier League (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):

1 Chelsea 80 (36; +61)
----------------------------------------------------------------------
2 Manchester United 79 (36; +53)
3 Arsenal 72 (36; +39)
----------------------------------------------------------------------
4 Tottenham 64 (35; +26)
----------------------------------------------------------------------
5 Aston Villa 64 (36; +16)
6 Manchester City 63 (35; +27)
7 Liverpool 62 (36; +28)
----------------------------------------------------------------------
8 Everton 57 (36; +10)
9 Birmingham City 47 (36; -9)
10 Sunderland 44 (36; -6)
11 Blackburn 44 (36; -16)
12 Fulham 43 (35; -3)
13 Stoke City 43 (35; -11)
14 Bolton 36 (36; -25)
15 Wolverhampton 35 (36; -23)
16 Wigan 35 (36; -34)
17 West Ham 34 (36; -18)
----------------------------------------------------------------------
18 Hull City 28 (36; -41)
19 Burnley 27 (36; -41)
20 Portsmouth 16 (36; -33)


Chelsea e Manchester United qualificati alla fase a gironi della Champions League 2010/11
Arsenal qualificato alla Champions League 2010/11
Burnley e Portsmouth retrocessi in Championship


Ultima giornata Championship:

Domenica 2 Maggio:

ore 14.00
Blackpool-Bristol City
Coventry-Watford
Derby County-Cardiff City
Ipswich-Sheffield United
Leicester-Middlesbrough
Plymouth-Peterborough
QPR-Newcastle
Reading-Preston
Scunthorpe-Nottingham Forest
Sheffield Wednesday-Crystal Palace
Swansea City-Doncaster
West Bromwich-Barnsley


Classifica Championship (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):

1 Newcastle 99 (45; +54)
2 West Bromwich 90 (45; +41)
--------------------------------------------------------------------------
3 Nottingham Forest 78 (45; +25)
4 Cardiff City 76 (45; +21)
5 Leicester 73 (45; +14)
6 Blackpool 69 (45; +16)
--------------------------------------------------------------------------
7 Swansea City 68 (45; +3)
8 Middlesbrough 62 (45; +10)
9 Sheffield United 62 (45; +4)
10 Bristol City 62 (45; -9)
11 Reading 60 (45; +2)
12 Doncaster 59 (45; +1)
13 QPR 57 (45; -6)
14 Ipswich 56 (45; -8)
15 Preston 54 (45; 12)
16 Coventry 54 (45; -13)
17 Derby County 53 (45; -12)
18 Barnsley 53 (45; -16)
19 Watford 51 (45; -11)
20 Scunthorpe 51 (45; -22)
21 Crystal Palace 48 (45; -3)
--------------------------------------------------------------------------
22 Sheffield Wednesday 46 (45; -20)
23 Plymouth 41 (45; -24)
24 Peterborough 31 (45; -35)


Newcastle vince la Championship ed è promosso in Premier League
West Bromwich promosso in Premier League
Nottingham Forest, Cardiff City e Leicester qualificati per i playoff
Plymouth e Peterborough retrocessi in League One


45a giornata League One:

Sabato 1 Maggio:

ore 16.00
Bristol Rovers-Norwich
Carlisle-Walsall
Charlton-Leeds
Gillingham-Southampton
Hartlepool-Exeter City
Huddersfield-Colchester
Leyton Orient-Wycombe
Milton Keynes Dons-Brighton
Southend-Stockport
Swindon-Brentford
Tranmere-Millwall
Yeovil-Oldham


Classifica League One (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):

1 Norwich 92 (44; +41)
2 Leeds 83 (44; +33)
--------------------------------------------------------------------------
3 Millwall 82 (44; +33)
4 Swindon 79 (44; +16)
5 Charlton 78 (44; +20)
6 Huddersfield 77 (44; +26)
--------------------------------------------------------------------------
7 Southampton 70 (44; +37)
8 Colchester 69 (44; +12)
9 Bristol Rovers 62 (44; -7)
10 Brentford 61 (44; +4)
11 Milton Keynes Dons 59 (44; -7)
12 Walsall 58 (44; -4)
13 Brighton 55 (44; -5)
14 Carlisle 54 (44; -5)
15 Oldham 52 (44; -13)
16 Hartlepool 51 (44; -8)
17 Yeovil 50 (44; -6)
18 Leyton Orient 48 (44; -11)
19 Exeter City 47 (44; -13)
20 Gillingham 47 (44; -14)
--------------------------------------------------------------------------
21 Tranmere 45 (44; -32)
22 Wycombe 42 (44; -21)
23 Southend 40 (44; -20)
24 Stockport 25 (44; -56)


Norwich vince la League One ed è promosso in Championship
Southend e Stockport retrocessi in League Two


45a giornata League Two:

Sabato 1 Maggio:

ore 16.00
Accrington Stanley-Chesterfield
Aldershot-Lincoln City
Bournemouth-Port Vale
Bradford-Northampton
Bury-Torquay
Dag & Red-Hereford
Grimsby-Barnet
Macclesfield-Darlington
Notts County-Cheltenham
Rochdale-Burton Albion
Rotherham-Crewe Alexandra
Shrewsbury-Morecambe


Classifica League Two (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):

1 Notts County 89 (44; +60)
2 Rochdale 82 (44; +36)
3 Bournemouth 80 (44; +14)
--------------------------------------------------------------------------
4 Rotherham 72 (44; +6)
5 Aldershot 69 (44; +12)
6 Bury 68 (44; -2)
7 Port Vale 67 (44; +15)
--------------------------------------------------------------------------
8 Morecambe 67 (44; +7)
9 Chesterfield 67 (44; =)
10 Northampton 66 (44; +11)
11 Dag & Red 66 (44; +8)
12 Shrewsbury 62 (44; +2)
13 Accrington Stanley 57 (44; -14)
14 Burton Albion 56 (44; -4)
15 Bradford 56 (44; -6)
16 Hereford 56 (44; -13)
17 Crewe Alexandra 54 (44; -4)
18 Torquay 53 (44; +6)
19 Macclesfield 53 (44; -7)
20 Lincoln City 49 (44; -21)
21 Cheltenham 47 (44; -12)
22 Barnet 45 (44; -15)
--------------------------------------------------------------------------
23 Grimsby 41 (44; -25)
24 Darlington 27 (44; -54)


Notts County vince la League Two ed è promosso in League One
Rochdale e Bournemouth promossi in League One
Darlington retrocesso in Conference


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Davies e Gera ricamano la rimonta e trascinano il Fulham ad una nuova impresa: è finale

Europa League: Diego Forlan punisce il Liverpool ai supplementari e si completa il fallimento stagionale di Benitez



Fulham-Amburgo 2-1 (aggregate: 2-1): Non svegliate i tifosi del Fulham, ben rappresentati da un vip di grande stile e grande simpatia come l’attore Hugh Grant che sta seguendo quasi tutte le partite europee della squadra: loro stanno vivendo quasi un sogno, con i Cottagers che continuano a tirar fuori prestazioni impensabili e continuano a sorprendere tutti, diventando davvero l’orgoglio del calcio inglese per quello che stanno regalando, per come stanno entusiasmando. In questa serata di giovedì al Craven Cottage stavano impazzendo, tanto che secondo qualcuno il rumore che arrivava dallo stadio del Fulham si sentiva persino a Stamford Bridge: è una festa strameritata e bellissima anche perché inaspettata, con i Cottagers che accedono alla finale di Europa League. E’ un vero e proprio capolavoro di squadra, che è stata capace di affrontare questa avventura europea con grandissima umiltà ma anche con grande determinazione e consapevolezza di poter centrare delle grandi imprese qualora l’atteggiamento in campo fosse stato quello giusto e avesse permesso alla squadra di esprimere tutte le proprie qualità tecniche e tattiche. In tutto ciò c’è il capolavoro di Roy Hodgson, che ha preso questa squadra in una situazione di totale difficoltà, quando con Lawrie Sanchez sembrava assolutamente allo sbando: dato da tutti per bollito, Hodgson ha ottenuto una salvezza miracolosa con un vero e proprio Great Escape e da quel momento ha costruito il suo capolavoro, creando una squadra fatta con tanti nomi da rilanciare e qualche nome poco conosciuto arrivato dall’estero, riuscendo così a creare un organico di buon livello nonostante i non esaltanti mezzi economici a disposizione, un organico creato proprio con l’intelligenza e la conoscenza calcistica, perché solo così si può spiegare un acquisto come quello di Brede Hangeland, decisivo per le sorti del club. Oltretutto, ha creato una nuova identità tattica alla squadra, con un gioco molto semplice e arioso in casa, basato soprattutto su una grande solidità difensiva, un gioco che ha portato risultati su risultati: sembrava azzardato ma possibile pronosticare per la scorsa stagione un Fulham a metà classifica, ma Hodgson ha fatto di più conquistando il settimo posto davanti al Tottenham e regalando addirittura la qualificazione europea ai suoi, per poi continuare il lavoro con un’altra stagione tranquilla con un contorno gustosissimo dell’epico cammino in Europa League. Davvero strepitoso quello che il Fulham è riuscito a fare dai sedicesimi di finale in poi, con il capolavoro di Zamora che (con un po’ di fortuna) ha permesso di superare i campioni in carica dello Shakhtar Donetsk, con il superbo 4-1 inflitto alla Juventus, con il successo in casa del Wolfsburg e adesso con la prestazione di grande maturità e grande tranquillità mostrata contro l’Amburgo, nonostante la situazione fosse nera e la squadra sembrasse vicina all’eliminazione: i piani di Hodgson erano sfumati dopo una ventina di minuti e la squadra tedesca sembrava ampiamente in controllo del match, ma il Fulham ha avuto la bravura di non perdere la testa né la compostezza, di continuare a giocare con il proprio stile per poi riuscire a trovare l’uno-due giusto e ribaltare la situazione, strappare una qualificazione che ad un certo punto sembrava davvero improbabile. Ma questo è un Fulham formato imprese e arriva il passaggio alla finale, a continuare la favola nel migliore dei modi: adesso si va all’ultimo atto con grande fiducia di poter tirare fuori un’altra impresa, ma per ora è giusto che sulle rive del Tamigi si festeggi questo grande traguardo, che entra di diritto nella storia del club. E nel festeggiarlo Hodgson si dimostra ancora una volta un grandissimo signore: con i giocatori e tutto lo staff che si regala un giro di campo di gioia per raccogliere gli applausi dei tifosi festanti, il manager va direttamente verso gli spogliatoio fermandosi soltanto per consolare i giocatori dell’Amburgo. Lo stile non si compra al supermercato (basti pensare alla buffonata di Victor Valdes o del Barcellona che ha aperto gli idranti per impedire all’Inter di festeggiare, gesto di una piccolezza unica). L’Amburgo veniva da un’altra settimana molto difficile, con il tremendo 1-5 subito dall’Hoffenheim a cui ha fatto seguito il sorprendente (per i tempi) esonero di Bruno Labbadia, rimpiazzato fino a fine stagione da Ricardo Moniz, olandese arrivato all’Amburgo al seguito di Martin Jol, con cui era stato anche al Tottenham con il ruolo di “Skills Coach”: nonostante le grandi difficoltà attuali, i Rothosen hanno affrontato il match bene e sembravano destinati alla finale che si giocherà nella loro Nordbank Arena, ma il Fulham ha rovinato tutti i piani con questo ribaltone nel giro di 7 minuti. I Cottagers scendono in campo con una novità di formazione rispetto al match d’andata, con lo squalificato Baird che lascia spazio a Pantsil. In campo c’è anche Bobby Zamora nonostante il problema serio al tendine d’Achille che potrebbe costringerlo all’operazione a fine stagione, ma l’attaccante è chiaramente in difficoltà nei movimenti. La partenza del Fulham è incoraggiante, ma dopo una decina di minuti l’Amburgo si sveglia, va in controllo del match, punge e trova un gran gol con il giocatore che tanto era mancato all’andata, Mladen Petric: fallo evitabile di Murphy ma grande punizione dai 25 metri del nazionale croato, che trova grandissima precisione superando la barriera e pescando l’incrocio, con Schwarzer che forse poteva fare qualcosa di più. L’Amburgo adesso prende fiducia e frustra bene il Fulham, impedendogli di creare reali occasioni e anzi rendendosi pericoloso dalla parte di Pitroipa, che regala una serata durissima a Pantsil. Il Fulham è in difficoltà e non riesce a trovare l’apporto di Bobby Zamora, che è chiuso immediatamente dai difensori avversari che evidentemente lo temono molto ma che proprio non è in condizione per pungere e deve uscire dal campo al 57’ minuto. Il Fulham però ha il difetto di non perdere la testa, di continuare a giocare con calma: la squadra capisce che il farsi innervosire comporterebbe solo conseguenze negative. L’Amburgo rimane in controllo ma rischia di rimanere in dieci per un tackle volante folle di Boateng su Gera che l’arbitro punisce solo con un giallo: ci stava il rosso diretto. Serve un colpo di genio per tornare in corsa e arriva al 69’: lancio da quarter-back di Murphy a pescare Murphy oltre la difesa, mette giù benissimo, con il secondo tocco manda al bar il recupero di Demel e poi con il sinistro trova l’angolo lontano per il suo primo gol in carriera in Europa, un gol importantissimo e strepitoso. Se l’avesse fatto Messi ce lo avrebbero appioppato in tutte le salse, ma purtroppo questo lo avranno visto solo gli appassionati veri del calcio internazionale. Craven Cottage ci crede e anche il Fulham, che deve continuare a stare attento ad un velenosissimo Pitroipa, ma che al 76’ ribalta tutto: corner da destra di Davies, in area Demel è poco sveglio e il pallone finisce a Gera, controllo spalle alla porta e girata eccellente con il sinistro a non dare scampo a Rost, a trovare il gol che cambia nuovamente tutte le prospettive. Il Craven Cottage erutta manco fosse il vulcano islandese, mentre Hodgson non sa come reagire: dentro ha un diavoletto e un angioletto come nei cartoon, con il primo che gli imporrebbe di sfogare tutta la sua gioia ed esultare come un pazzo alla Mourinho, il secondo però gli impone di mantenere la calma e un certo stile e allora reagisce con un mix di emozioni spettacolare. C’è però un quarto d’ora di sofferenza, in cui difendere il risultato e farlo con qualche ripartenza: i Cottagers lo fanno bene, concedendo solo un tiro che Van Nisterlooy non sfrutta a dovere. Il quarto d’ora passa, arriva il fischio finale dell’arbitro ed è tutto vero: il Fulham ha superato anche questo scoglio e tra la sorpresa generale approda alla finale dell’Europa League, finale adesso tutta da vivere. I Cottagers riportano una inglese alla finale della seconda competizione europea dopo il 2006, quando a riuscirci fu il Middlesbrough di Steve McClaren (ultimo manager inglese a raggiungere una finale europea prima di Mister Roy) che approdò al Philips Stadion di Eindhoven ma perse contro il Siviglia, mentre l’ultima squadra inglese a vincere fu il Liverpool nell’indimenticabile 5-4 ai tempi supplementari sul Deportivo Alaves nel 2001 al Westfalenstadion di Dortmund: ad attendere il Fulham sarà un’altra squadra spagnola, l’Atletico Madrid.
Migliore in campo: Simon Davies (Fulham)

Liverpool-Atletico Madrid 2-1 dopo tempi supplementari (aggregate: 2-2; Atletico Madrid qualificato per i gol in trasferta): Sfuma anche l’ultimo obiettivo per provare a rendere accettabile una stagione fallimentare in toto: il Liverpool esce ai tempi supplementari nelle semifinali di Europa League al termine di una prestazione molto altalenante, con sbalzi d’orgoglio che si alternavano ai momenti di solita mediocrità a cui questa squadra ci ha più volte abituato in questa stagione, con l’Atletico Madrid che è stato davvero poca cosa per circa 100 minuti ma che poi tutto sommato merita la qualificazione per quanto visto tra andata e ritorno. All’andata infatti i Colchoneros pur senza esaltare avevano fatto gioco e probabilmente avrebbero meritato un altro gol a premiare qualche lampo offensivo individuale, mentre ad Anfield dopo un primo tempo con un atteggiamento piuttosto incomprensibile (un po’ tipico del difensivismo di Quique Sanchez Flores), la squadra nel secondo tempo ha preso più campo, ha cominciato addirittura a comandare a centrocampo senza però trovare alcuna profondità, fino all’ingresso in campo di Jurado arrivato come mossa della disperazione visto che ormai si era nei supplementari con il Liverpool che aveva tra le mani la qualificazione, mossa che però ha cambiato totalmente la squadra spagnola rendendola più ficcante e molto più pericolosa. Se mercoledì sera aveva fatto sorridere ed era apparso abbastanza assurdo vedere il Barcellona tentare la rimonta concludendo con un tridente d’attacco formato da Pedro, Bojan e Jeffren (puntando in modo abbastanza presuntuoso sui canterani, con fuori invece elementi magari non proprio in palla ma sicuramente più esperti e più adatti come Ibrahimovic o Henry), adesso nessuno può dirsi sorpreso se il Liverpool è stato eliminato, visto che la squadra ha chiuso il match con i vari Degen, Lucas Leiva, El Zhar, Pacheco e Babel, il che è tutto dire (e stranamente N’Gog è rimasto in panchina). E’ l’ennesimo fallimento di Benitez, che dopo un primo tempo molto aggressivo ha quasi pensato di puntare sul contropiede, non certo una soluzione esaltante accompagnata da un atteggiamento che via via diventava sempre più remissivo e da una sua immobilità incredibile in panchina, visto che le sostituzioni non arrivavano più e quelle che sono arrivate non hanno convinto (cosa ci fa un Babel assolutamente patetico e disastroso in campo per 120 minuti? E perché invece dell’olandese esce un vivace e quasi decisivo Benayoun?). I Reds recuperano N’Gog dal problema al polpaccio e schierano un 4-2-3-1 con Aquilani trequartista, Mascherano arretrato a fare il terzino destro e Johnson sorprendentemente come terzino sinistro. Il Liverpool inizia molto aggressivo, ma dopo 10 minuti l’Atletico Madrid sembra prendere le misure e a tenere meglio il campo, anche se i due mediani pensano soltanto a difendere il che porta la squadra ad essere molto prevedibile in manovra. Il Liverpool prova ad essere veloce, ma spesso la qualità lascia a desiderare, anche perché non ci sono meccanismi di gioco lucidi: le cose peggiori arrivano sulla sinistra dove Johnson non può spingere per mancanza di abitudine e dove Babel è assolutamente imbarazzante per il numero di palloni che perde, mentre qualcosa di meglio si vede sulla destra con la vivacità di Benayoun e la spinta di un Mascherano che sembra adattarsi bene al ruolo. Kuyt lotta come un matto in avanti, mentre alle sue spalle Aquilani gioca un buon primo tempo ma non sempre è centratissimo: molto poco preciso invece Gerrard, che tocca tanti palloni ma non sempre con lucidità. Le occasioni sono poche: un’azione tutta di prima al limite porta Mascherano al cross, Kuyt prova a chiudere col sinistro ma sbaglia alzando troppo il gran pallone regalatogli dal compagno. un lampo dell’Atletico Madrid lo mostra Reyes, che lancia Aguero oltre la difesa, l’argentino supera Reina ma da posizione decentrata cerca uno strano cross in pallonetto e non trova Forlan. Il primo tempo sembra chiudersi sullo 0-0, ma l’Atletico Madrid dorme sulla destra su una rimessa laterale, Benayoun ha spazio per andare sul fondo e crossa benissimo arretrato per Aquilani, che trova un tiro forse un po’ strozzato che entra però nell’angolino basso dove De Gea non può arrivare per l’1-0. Il gol dovrebbe dare maggiore carica al Liverpool, che invece nella ripresa abbassa misteriosamente la posizione, con Aquilani che cala molto: ne esce fuori un secondo tempo pessimo per qualità, con l’Atletico Madrid che tiene palla ma che è lentissimo e non ha un’idea, con Raul Garcia e Paulo Assuncao che non danno alcuna qualità, con gli esterni che non combinano nulla (in particolare un Simao pessimo) e con le punte che sembrano poco vivaci. L’unica mezza occasione è un bel pallone a tagliare la difesa ma Forlan manca il controllo. Si va nei supplementari con il Liverpool che non sembra avere idee, ma d’un tratto arriva il gol che sembra valere la qualificazione: l’inesistente Lucas Leiva trova un pallone che filtra per Benayoun, che è dimenticato pesantemente da Valera e con il sinistro trova benissimo l’angolo lontano infilando De Gea, una conclusione non comodissima che premia il migliore del Liverpool. Quique Sanchez Flores per la disperazione inserisce Jurado (e toglie giustamente Paulo Assuncao) e cambia la partita, perché il neoentrato fa continuamente a fette gli avversari e la difesa del Liverpool balla: un suo inserimento gli crea lo spazio per il tiro, il sinistro è potentissimo ed esce di pochissimo rispetto al palo. L’Atletico Madrid dà l’impressione di poter affondare e infatti trova il gol: Reyes vince un contrasto con Johnson e la difesa collassa, cross d’esterno che attraversa l’area e lascia solissimo Forlan che non sbaglia mandando sotto la traversa e cambiando tutto, per il gol del 2-1. Gli attacchi del Liverpool sono disperati: Babel regala palloni su palloni agli avversari, Pacheco entra ben conscio della mancanza di fiducia del manager nei suoi confronti e non combina niente, mentre El Zhar ha misteriosamente la fiducia di Benitez ma è un disastro e sbaglia tutto. In tutto questo esce anche Benayoun, l’unico elemento di qualità: bravo Rafa. I Reds ci provano con il cuore, ma di fatto le uniche occasioni arrivano dall’Atletico Madrid in contropiede, che spreca in particolare una colossale occasione per chiudere la qualificazione: l’avanzata di Reyes crea superiorità numerica, tocco verso il centro per Forlan che va sul breve per Simao, è solissimo e deve chiudere il match ma manda clamorosamente alto di poco. Per sua fortuna, l’errore non diventa decisivo e nonostante qualche tentativo di disastro (in particolare di Alvaro Dominguez) i Colchoneros mantengono il risultato fino al fischio finale, quando possono scatenare la festa: in una stagione ancora una volta molto balbettante in campionato e fallimentare in Champions League (eliminazione orrenda e terzo posto nel girone molto fortunoso), l’Atletico Madrid è andato meglio nelle altre coppe tanto che è in finale di Coppa del Re e di Europa League. In sette giorni le sfide contro il Fulham e il Siviglia potrebbero portare i primi trofei dopo la splendida doppietta Liga-Coppa del Re del 1996, a parte la vittoria della Segunda Division del 2002. Per il Liverpool invece le uniche buone notizie arrivano fuori dal campo, in una stagione pessima: Benitez andrà via al 90%, mentre in estate arriverà il 17enne centrocampista di ottimo talento (già più talentuoso di Lucas Leiva) Jonjo Shelvey, acquistato dal Charlton per 1,7 milioni di pounds. E’ un giocatore dal grande potenziale e per acquistarlo i Reds hanno dovuto superare la concorrenza di tante grandi: c’è da sperare che trovi un manager più adatto nel lavorare con i giovani rispetto a Rafa Benitez.
Migliore in campo: Yossi Benayoun (Liverpool)


Ritorno semifinali Europa League:

Giovedì 29 Aprile:

Fulham-Amburgo 2-1 (aggregate: 2-1): 22’ Petric (A), 69’ Davies (F), 76’ Gera (F)
Liverpool-Atletico Madrid 2-1 dopo tempi supplementari (aggregate: 2-2; Atletico Madrid qualificato per i gol in trasferta): 44’ Aquilani (L), 95’ Benayoun (L), 102’ Forlan (AM)


Finale Europa League alla Nordbank Arena di Amburgo:

Mercoledì 12 Maggio:

ore 20.45
Atletico Madrid-Fulham


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giovedì 29 aprile 2010

Il Notts County si diverte alla Darlington Arena e vince la League Two

Nei recuperi della League, il Barnet perde e rischia grosso la retrocessione e allora richiama Fairclough per rimpiazzare Hendon in panchina



Nei recuperi di League Two, il Notts County ottiene la matematica vittoria del campionato con un’enfatica vittoria in casa del Darlington: sulla carta non c’erano difficoltà per i Magpies, in quello che era un vero e proprio testa coda e infatti la squadra di Cotterill ha dominato dall’inizio alla fine, anche se per 70 minuti non era riuscita ad andare oltre al gol di Johnnie Jackson, anche abbastanza fortunoso. Poi però il Notts County dilaga negli ultimi 20 minuti, con le reti di Mike Edwards (bell’acrobazia) e di Craig Westcarr e la doppietta di Luke Rodgers, ottenendo un netto 5-0: è il modo migliore per festeggiare la vittoria del titolo, traguardo che a fine 2009 sembrava folle immaginare, visto che in quel momento la squadra faticava a star dentro la zona playoff e soprattutto faticava a fare risultati. Il progetto pomposo dell’estate è chiaramente fallito, ma quello più realistico che Cotterill ha portato avanti ha funzionato in maniera pazzesca. In estate però il Notts County perderà uno degli elementi fondamentali nella vittoria del titolo, ovvero il portiere Kasper Schmeichel: la società infatti ha annunciato che il danese verrà liberato a parametro zero per permettergli l’approdo in una squadra importante, con ogni probabilità in Premier League.

Rimane in enorme difficoltà il Barnet, che continua la propria serie sconcertante di risultati negativi: la trasferta contro l’Accrington Stanley poteva portare la salvezza matematica in caso di vittoria, ma invece le Bees hanno capitolato nuovamente e adesso rischiano seriamente la retrocessione, anche perché sabato prossimo c’è lo scontro diretto da giocare in casa del Grimsby penultimo in classifica, un match che in caso di sconfitta farebbe arrivare la squadra all’ultima giornata con ancora il bisogno di cercare la salvezza, al termine di una seconda metà di stagione disastrosa. Questa crisi profonda ha convinto la società ad esonerare il manager Ian Hendon e richiamare così per questo finale di stagione Paul Fairclough, che aveva già diretto la squadra per quasi cinque anni e che lo aveva preceduto. Bisogna porre una toppa ad una falla pesantissima.


Risultato recupero 22a giornata League Two:

Martedì 27 Aprile:

Accrington Stanley-Barnet 1-0: 70’ Kee


Risultato recupero 33a giornata League Two:

Martedì 27 Aprile:

Darlington-Notts County 0-5: 33’ Jackson, 70’ Edwards, 75’ Westcarr, 78’ Rodgers, 81’ Rodgers


Classifica League Two (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):

1 Notts County 89 (44; +60)
2 Rochdale 82 (44; +36)
3 Bournemouth 80 (44; +14)
--------------------------------------------------------------------------
4 Rotherham 72 (44; +6)
5 Aldershot 69 (44; +12)
6 Bury 68 (44; -2)
7 Port Vale 67 (44; +15)
--------------------------------------------------------------------------
8 Morecambe 67 (44; +7)
9 Chesterfield 67 (44; =)
10 Northampton 66 (44; +11)
11 Dag & Red 66 (44; +8)
12 Shrewsbury 62 (44; +2)
13 Accrington Stanley 57 (44; -14)
14 Burton Albion 56 (44; -4)
15 Bradford 56 (44; -6)
16 Hereford 56 (44; -13)
17 Crewe Alexandra 54 (44; -4)
18 Torquay 53 (44; +6)
19 Macclesfield 53 (44; -7)
20 Lincoln City 49 (44; -21)
21 Cheltenham 47 (44; -12)
22 Barnet 45 (44; -15)
--------------------------------------------------------------------------
23 Grimsby 41 (44; -25)
24 Darlington 27 (44; -54)


Notts County vince la League Two ed è promosso in League One
Rochdale e Bournemouth promossi in League One
Darlington retrocesso in Conference


Prossima giornata League Two:

Sabato 1 Maggio:

ore 16.00
Accrington Stanley-Chesterfield
Aldershot-Lincoln City
Bournemouth-Port Vale
Bradford-Northampton
Bury-Torquay
Dag & Red-Hereford
Grimsby-Barnet
Macclesfield-Darlington
Notts County-Cheltenham
Rochdale-Burton Albion
Rotherham-Crewe Alexandra
Shrewsbury-Morecambe


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martedì 27 aprile 2010

Il Crystal Palace non riesce a battere il WBA e dovrà salvarsi ad Hillsborough

Championship: le Eagles non sfruttano il match point per la salvezza e domenica pomeriggio nell’ultima ci sarà lo scontro diretto contro lo Sheffield Wednesday per evitare la retrocessione



45 giornate intensissime e molto belle di Championship hanno definito già la maggior parte dei verdetti, vedi le due promozioni dirette arrivate già da qualche settimana. Nell’ultima giornata però ci sarà da definire un posto per i playoff e soprattutto ci sarà da assegnare una retrocessione in League One e questo verdetto arriverà nel modo più drammatico possibile, visto che in lizza sono rimaste soltanto due squadre e queste due si affronteranno nello scontro diretto di Hillsborough, dove ci sarà da giocarsi davvero il tutto per tutto, per un finale di campionato di grande passione. Nel Monday Night il Crystal Palace aveva il match point per salvarsi con una giornata di anticipo, ma doveva affrontare il West Bromwich Albion che benché già promosso in Premier League non è arrivato a Selhurst Park per fare una gita, giocando anzi al massimo la partita, come sempre succede nel calcio inglese: i Baggies non solo non si lasciano sconfiggere dai londinesi, ma anzi per buoni tratti del match appaiono superiori e hanno tante occasioni per vincere la partita, sprecandole per scarsa concretezza e anche per i miracoli di Julian Speroni, in serata davvero di grazia. Per la squadra di Paul Hart l’unico obiettivo in questa serata era quello di vincere per ottenere la salvezza ed evitare di rischiare grosso nell’ultima giornata ad Hillsborough, mentre sul piano sostanziale il punto conquistato serve a poco visto che non c’è alcuna differenza tra un pareggio e una sconfitta in vista dello scontro diretto di domenica prossima. Questo risultato permette allo Sheffield Wednesday di non retrocedere in League One con una giornata di anticipo e di avere ancora una speranza in quello che ora diventa un vero e proprio spareggio, con gli Owls che dovranno assolutamente vincere, mentre il Palace perlomeno ha a disposizione due risultati su tre per salvarsi: le Eagles però volevano assolutamente evitare questo scenario una volta che ne avevano la possibilità e per questo il pareggio contro il WBA è accolto come una delusione. Sono stati 90 minuti di pura battaglia, con agonismo estremo e con una partita davvero molto fisica, una partita che da sola spiega totalmente quello che è lo spirito della Championship, un campionato duro non solo nel calendario ma anche nelle varie partite, un campionato in cui devi fare tantissima fatica in tutte e 46 le partite, anche quando affronti una squadra già promossa da tempo e senza stimoli: ad altre latitudini, una squadra senza stimoli e già promosso avrebbe fatto la gita e regalato la vittoria salvezza all’avversario, non in Inghilterra con il WBA che ha lottato con tutte le energie che aveva a disposizione per vincere la partita e ha costretto il Palace allo spareggio salvezza di domenica prossima, anche con un pazzesco salvataggio sulla linea di Cech a 10 secondi dal termine, esprimendo nel migliore dei modi lo spirito inglese. E’ stata una grandissima battaglia e un match davvero molto divertente, molto intenso ed emozionante in tutti i 90 minuti.

Il Crystal Palace scende in campo con due novità di formazione rispetto all’1-1 ottenuto in casa del Derby County, con l’infortunato Hills che lascia il posto a Paddy McCarthy, mentre Carle scivola in panchina per far spazio al rientrante Andrew. Il West Bromwich conferma l’undici che ha travolto il Middlesbrough, con un 4-1-4-1 estremamente duttile, con centrocampisti che sanno giocare in più ruoli e cambiano spesso posizione, tanto che per esempio più volte Cox va in posizione più avanzata per passare ad un 4-2-3-1: la squadra punta molto sugli inserimenti dei centrocampisti.

Il Crystal Palace inizia in modo molto aggressivo ed impone al match ritmi molto alti, con un calcio molto fisico fatto di corsa e di continui lanci lunghi a cercare la testa di Andrew, che però non azzecca tante sponde: l’agonismo è alle stelle, come è giusto che sia in un match di calcio inglese (e la Football League certi valori li mantiene più della Premier League) con in campo una squadra che deve dare tutto per salvarsi.

Il WBA tiene bene il campo ma va sotto al 17’: Andrew guadagna punizione sulla destra, batte teso Ambrose verso l’area piccola ma Reid non si accorge di essere da solo, colpisce in modo goffo con il sinistro ed infila Carson che non si aspettava questo errore del compagno, per l’autogol dell’1-0. Esplode il Selhurst Park per quello che potrebbe essere il gol salvezza, mentre nelle tribune osserva anche Alan Irvine, non certo felicissimo perché in questo momento il suo Sheffield Wednesday sarebbe matematicamente retrocesso.

Può però subito rasserenarsi, perché il WBA c’è e pareggia già al 21’: punizione da destra di Brunt, Hill prova a trattenere Tamas ma non riesce a fermare l’incornata del rumeno, che è troppo veloce per Speroni e si infila in rete per l’1-1. E’ il suo secondo gol nel calcio inglese, dopo quello molto bello realizzato sul campo del Reading. Il Palace prova a reagire e appare piuttosto monotematico del gioco e anzi col passare dei minuti comincia a perdere tutti i duelli a centrocampo, dove il WBA è più pimpante e soprattutto più qualitativo. Brutto il primo tempo di Scannell, che non riesce mai a creare problemi ad un attento Cech.

Al 32’ il Crystal Palace crea un’azione concitata, Ambrose è lucido per prolungare col tacco per Danns che calcia veloce, forse anche frettolosamente e tira centralmente, Carson respinge anche centralmente con la palla che carambola su Olsson e finisce su Andrew che ha il riflesso per colpire di testa ma non riesce a trovare la porta ormai sguarnita e la palla esce di poco. Il finale di tempo vede il WBA continuamente pericoloso, soprattutto con gli inserimenti dei centrocampisti: il Palace ha due mediani puramente difensivi come Derry e Ertl e per questo non riesce ad avere idee e anzi soffre continuamente, con Cox che trova diversi buoni break centrali, con Dorrans che gioca con la solita lucidità da eccellente giocatore quale è.

Al 36’ un corner viene battuto corto e proprio Dorrans è bravissimo a fintare il tentativo con il destro, portarsi palla sul sinistro e crossare con spazio in maniera telecomandata per Bednar che incorna perfettamente e manda il pallone sulla traversa, sulla respinta poi Koren non riesce a tenere basso il pallone e manda sopra la traversa. La partita magari non è esaltante sul piano qualitativo, ma è bella e combattutissimo, con il WBA che in questa fase sembra poter farla sua grazie alla superiorità tecnica.

Al 39’ Bednar va incontro al pallone e con ottima tecnica tocca oltre la difesa per l’inserimento con ottimo tempismo di Brunt che è davanti a Speroni ma gli tira abbastanza addosso e il portiere può chiudere in maniera provvidenziale. Palace in totale sofferenza i questo finale di tempo.

Al 44’ Bednar trova la sponda, Brunt di testa tocca in orizzontale per Dorrans che trova la gran botta da lontano con grande precisione verso l’incrocio dei pali ma Speroni è ancora fondamentale nel mandare in corner con un difficilissimo intervento. Sul piano tattico è ormai un dominio degli ospiti, con il WBA che affonda sempre e che avrebbe dovuto trovare il vantaggio.

Misteriosamente Hart non cambia nulla dopo l’intervallo, nonostante la squadra era chiaramente sotto negli ultimi minuti del primo tempo e necessitava qualche ritocco, con qualche innesto dalla panchina o anche qualche spostamento tattico più rilevante del leggero avanzamento di Danns: incomprensibile la gestione della partita del manager, che lascia scorrere anche molti minuti della ripresa senza effettuare delle fondamentali sostituzioni. Il WBA allora continua a dominare, ma nei primi 5 minuti va per tre volte in fuorigioco frenato da tre errori del guardalinee, con le prime due chiamate piuttosto allucinanti anche perché erano facili e con i giocatori in posizione chiaramente regolare. Il Palace continua ad essere inferiore a centrocampo. Al 59’ oltretutto la difesa si fa sorprendere con l’evidente errore di Lawrence su un lancio che arriva a Bednar, il quale si presenta solissimo davanti a Speroni che esce alla disperata e riesce a non farsi saltare, salvando ancora i suoi. In questa fase il Crystal Palace riprende un po’ di vigore, ma sembra chiaro che servirebbero energie fresche anche per dare qualche idea in più.

Al 68’ finalmente Hart si sveglia, togliendo il pessimo Scannell per inserire Lee, che fa il centravanti con Danns sulla destra: anche Ertl andrebbe tolto, visto che è piuttosto inutile. La partita adesso è molto spezzettata da tanti scontri fisici, in un match che diventa anche molto nervoso ma che proprio per questo rimane ancora vibrante. Danns cresce parecchio nella ripresa e adesso sembra il più vivace, ma la squadra continua a puntare sulla forza fisica e sui tanti lanci lunghi.

L’ultimo quarto d’ora di gioco è straordinariamente emozionante. Al 76’ Butterfield recupera palla e va alla verticalizzazione da trequartista, Lee si libera benissimo di forza di Olsson (con il quale ha subito legato un rapporto di grande amicizia appena è entrato, con una serie di scontri devastanti) ma Carson gli si butta addosso e respinge benissimo. Sul corner successivo Lawrence gira di testa e manda alto non di molto.

Al 77’ Hart toglie Ertl e inserisce John, passando al 4-3-3: non proprio esaltante la sua lettura della partita. Irvine intanto lascia la tribuna a circa dieci minuti dalla fine, forse per non soffrire: da questo campo potrebbe arrivare la retrocessione della sua squadra se il Palace trovasse il gol.

La partita è nervosissima e non c’è da stupirsi se non si finisce in 11 contro 11: all’83’ Danns travolge Dorrans, lo scozzese reagisce e allora Danns perde totalmente la testa, rifilandogli anche una mezza testata e guadagnandosi il giusto rosso diretto, mentre Dorrans viene ammonito per poi uscire immediatamente dal campo. Il Palace deve giocare il finale in inferiorità numerica e oltretutto Danns salterà l’importantissimo match di domenica prossima. Adesso le Eagles sembrano in difficoltà, perché il WBA fa valere nuovamente la maggiore qualità tecnica e manovra con continuità: arrivano anche le grandi occasioni, ma la squadra di Di Matteo non le sfrutta.

In qualche modo nel recupero di purissima determinazione il Palace riesce ad andare vicinissimo alla vittoria: al 92’ Ambrose crossa da destra, sono in tanti dei padroni di casa in area di rigore e John può incornare da due passi ma Tamas riesce in qualche modo a contrastarlo e il pallone esce di un soffio.

E’ un finale incredibile e con il cuore il Palace si crea un’altra enorme chance al 96’: il pallone finisce sulla destra dell’area per Ambrose, che va al tiro a 10 secondi dalla fine, batte Carson ma in spaccata si immola Cech e compie in clamoroso salvataggio sulla linea che impedisce al Crystal Palace di salvarsi con una giornata di anticipo.

Per centimetri la squadra di Hart non ottiene la salvezza e se fosse arrivato il gol in inferiorità numerica negli ultimi secondi del recupero sicuramente Selhurst Park sarebbe assolutamente impazzito: finale davvero sportivamente drammatico e assolutamente emozionante. Il Crystal Palace rimane in bilico e tutto verrà giocato all’ultima giocata ad Hillsborough contro lo Sheffield Wednesday, per 90 minuti che valgono una stagione in Championship: per scherzo del calendario, questo campionato si chiude con un vero e proprio spareggio salvezza, assolutamente appassionante.

Il West Bromwich esce con un punto in un match che forse con più convinzione e precisione poteva vincere, ma esce soprattutto con la convinzione di aver onorato in modo spettacolare un match che di fatto non cambia nulla nella propria stagione: non era certo nell’interesse dei Baggies quello di farsi trascinare in una battaglia a nervi tesi e senza esclusione di colpi, ma una volta entrati in questa situazione i giocatori ospiti non hanno concesso un centimetro, come è normale che debba essere nello sport, ma purtroppo non a tutte le latitudini nel calcio funziona così. Onore allora al WBA che ha rispettato al massimo il Crystal Palace, che ha rispettato lo Sheffield Wednesday (interessato direttamente dal risultato di questo match) e che soprattutto ha rispettato l’intero campionato. Adesso i Baggies chiuderanno la stagione tra le mura amiche ospitando il Barnsley.


Crystal Palace-West Bromwich 1-1

Crystal Palace (4-5-1): Speroni 8 – Butterfield 7 McCarthy 5,5 Lawrence 5 (90’ N’Diaye sv) Hill 4 – Scannell 4 (68’ Lee 6,5) Ertl (77’ John 5) Derry 6 Danns 5,5 Ambrose 6,5 – Andrew 4

In panchina: Mann, Clyne, Carle, Davis
Manager: Paul Hart 5

West Bromwich (4-1-4-1): Carson 6,5 – Reid 5 Tamas 7 Olsson 6 (77’ Meite sv) Cech 7,5 – Mulumbu 6,5 – Brunt 5,5 Cox 5,5 Dorrans 6,5 (85’ Morrison sv) Koren 6 (71’ Barnes 6) – Bednar 6,5

In panchina: Kiely, Mattock, Wood, Mantom
Manager: Roberto Di Matteo 6,5

Arbitro: Dean Whitestone 6

Gol: 17’ autogol Reid (WB), 21’ Tamas (WB)
Ammoniti: Hill (CP), Cox, Reid, Bednar, Olsson, Dorrans (WB)
Espulso: 83’ Danns (CP)

Migliore in campo: Julian Speroni (Crystal Palace)


Risultati 45a giornata Championship:

Sabato 24 Aprile:

Barnsley-QPR 0-1: 27’ Leigertwood
Bristol City-Derby County 2-1: 3’ Maynard (BC), 79’ rigore Maynard (BC), 86’ Pearson (DC)
Cardiff City-Sheffield Wednesday 3-2: 15’ Johnson (SW), 17’ Whittingham (CC), 54’ Bothroyd (CC), 78’ Tudgay (SW), 81’ Bothroyd (CC)
Doncaster-Scunthorpe 4-3: 19’ Hooper (S), 22’ Emmanuel-Thomas (D), 45’ Mutch (D), 53’ Hayes (S), 58’ Hayter (D), 84’ Hooper (S), 89’ Martis (D)
Middlesbrough-Coventry 1-1: 52’ McDonald (M), 58’ Gunnarsson (C)
Newcastle-Ipswich 2-2: 26’ Carroll (N), 42’ Wickham (I), 84’ rigore Ameobi (N), 94’ Walters (I)
Nottingham Forest-Plymouth 3-0: 19’ Earnshaw (NF), 34’ autogol N’Gala (P), 93’ Anderson (NF)
Peterborough-Blackpool 0-1: 11’ Campbell
Preston-Leicester 0-1: 63’ King
Sheffield United-Swansea City 2-0: 62’ Cresswell (SU), 90’ autogol De Vries (SC)
Watford-Reading 3-0: 30’ Graham, 47’ Helguson, 55’ Graham

Lunedì 26 Aprile:

Crystal Palace-West Bromwich 1-1: 17’ autogol Reid (WB), 21’ Tamas (WB)


Classifica Championship (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):

1 Newcastle 99 (45; +54)
2 West Bromwich 90 (45; +41)
--------------------------------------------------------------------------
3 Nottingham Forest 78 (45; +25)
4 Cardiff City 76 (45; +21)
5 Leicester 73 (45; +14)
6 Blackpool 69 (45; +16)
--------------------------------------------------------------------------
7 Swansea City 68 (45; +3)
8 Middlesbrough 62 (45; +10)
9 Sheffield United 62 (45; +4)
10 Bristol City 62 (45; -9)
11 Reading 60 (45; +2)
12 Doncaster 59 (45; +1)
13 QPR 57 (45; -6)
14 Ipswich 56 (45; -8)
15 Preston 54 (45; 12)
16 Coventry 54 (45; -13)
17 Derby County 53 (45; -12)
18 Barnsley 53 (45; -16)
19 Watford 51 (45; -11)
20 Scunthorpe 51 (45; -22)
21 Crystal Palace 48 (45; -3)
--------------------------------------------------------------------------
22 Sheffield Wednesday 46 (45; -20)
23 Plymouth 41 (45; -24)
24 Peterborough 31 (45; -35)


Newcastle vince la Championship ed è promosso in Premier League
West Bromwich promosso in Premier League
Nottingham Forest, Cardiff City e Leicester qualificati per i playoff
Plymouth e Peterborough retrocessi in League One


Ultima giornata Championship:

Domenica 2 Maggio:

ore 14.00
Blackpool-Bristol City
Coventry-Watford
Derby County-Cardiff City
Ipswich-Sheffield United
Leicester-Middlesbrough
Plymouth-Peterborough
QPR-Newcastle
Reading-Preston
Scunthorpe-Nottingham Forest
Sheffield Wednesday-Crystal Palace
Swansea City-Doncaster
West Bromwich-Barnsley


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