Modric si lega al Tottenham per i prossimi sei anni, mentre il Birmingham City innesta in attacco il lungagnone Zigic
A dare una prima scossa importante al mercato estivo inglese è l’Everton, che piazza un colpo di mercato atteso ma comunque buono vista la concorrenza di tante squadre di Premier League: appariva ormai chiaro che la telenovela di mercato riguardante Jermaine Beckford era destinata a chiudersi, con l’attaccante che si era liberato definitivamente dal Leeds dopo aver segnato 85 gol in 152 presenze ai Whites e aver avuto un ruolo chiave nella promozione in Championship (segnando anche il gol della promozione, anche se andando parecchio ad alti e bassi negli ultimi metri e perdendo il posto da titolare). A sembrare subito vicino all’acquisto del 26enne è stato l’Everton, che in stagione ha avuto parecchi problemi in avanti con Yakubu apparso un po’ appannato e Saha che aveva iniziato alla grande la stagione ma poi è stato travolto dai soliti problemi fisici: al momento della fine dei campionati, Moyes ha compiuto il passo avanti e ha stretto le fila della trattativa battendo sul tempo tutte le altre squadre offrendo alla punta la prima possibilità di mettersi alla prova con una squadra di Premier League (nonostante sia appunto un giocatore piuttosto pubblicizzato da parecchio tempo) e in una squadra di alto livello capace di puntare ad un posto europeo. Bisognerà appunto vedere quale sarà l’approccio di Beckford in Premier League: quest’anno il 26enne ha avuto qualche problema negli ultimi tempi in League One, ma sembrano soprattutto problemi di natura mentale, con l’attaccante che forse è stato un po’ distratto dalle voci del mercato e non si sentiva più molto motivato a giocare sui campi della terza serie inglese, mentre il londinese ha mostrato sprazzi davvero interessantissimi in FA Cup, mettendo in grossa difficoltà due delle difese più solide della scorsa Premier League come quelle di Manchester United e Tottenham. Un Beckford con il giusto approccio può essere decisamente importante nella stagione dell’Everton. Il quadriennale fatto firmare all’attaccante non è l’unico colpo positivo degli ultimi giorni a Goodison Park, visto che Moyes è riuscito a trattenere uno dei giovani più interessanti usciti dal proprio vivaio, ovvero il mediano Jack Rodwell, che aveva attratto il fortissimo interesse delle grandi della Premier League, in particolare del Manchester United che sembrava vicinissimo al suo acquisto: il nazionale Under 21 rimarrà invece all’Everton è ha firmato un rinnovo di contratto per i prossimi cinque anni, legando il proprio futuro ai Toffees.
A proposito di rinnovi importanti, sembra sfumare un altro grande obiettivo del mercato del Manchester United, con Ferguson che sembrava disposto a fare carte false per ottenere l’ingaggio di Luka Modric, croato che dopo qualche difficoltà iniziale s’è ambientato alla grandissima nel calcio inglese, diventando il punto chiave del Tottenham e dando la sensazione di un rendimento personale in continua crescita e con ancora possibili margini di miglioramento, nonostante stia già giocando ad un livello molto alto. Per i Red Devils era però una trattativa molto difficile, perché chiaramente gli Spurs sono in grande crescita una volta entrati tra le top four e infatti Redknapp ha avuto poca difficoltà nel convincere Modric a rimanere, riuscendo ad ottenere un rinnovo contrattuale per i prossimi sei anni: il Tottenham vuole diventare davvero grande e vuole farlo con la stellina croata ad impreziosire un motore sempre più efficace.
Piazza un colpo offensivo anche il Birmingham City, che investe forte sui centimetri del serbo Nikola Zigic, arrivato dal Valencia addirittura per 6 milioni di pounds, una spesa forse eccessiva per una punta difficile da affrontare sui palloni alti visti i propri 202 centimetri che lo renderanno giocoforza uno dei più alti calciatori della Premier League (se non “il” calciatore più alto, visto che lo scorso anno a svettare erano i 202 centimetri di Stefan Maierhofer che però verosimilmente lascerà il Wolverhampton): McLeish punterà sulle proprie incornate per aumentare il bottino realizzativo dell’attacco dei Brummies, ma soprattutto la funzione principale di Zigic sarà in fase di sponda per premiare gli inserimenti dei compagni. Dopo aver dominato sui campi serbi (in particolare con la maglia della Stella Rossa), il 29enne ha avuto un’esperienza ad alti e bassi in Spagna: benissimo con il Racing Santander, mediocre nel Valencia, dove mai ha saputo conquistare uno spazio continuo. Può darsi però che il calcio inglese si adatti maggiormente alle sue corde.
Dopo aver compiuto due investimenti importanti per Zigic e per il portiere Ben Foster, il Birmingham City potrebbe invece rinunciare ad un terzo investimento: McLeish ha espresso con forza il proprio interesse per Charles N’Zogbia, ma il Wigan giustamente ha alzato il prezzo visto che il francese è stato uno degli elementi migliori della scorsa Premier League ed è assolutamente vitale per i Latics, anche in caso di cessione pesante. I Brummies avevano offerto 8 milioni di pounds più un paio di calciatori in cambio, ma il Wigan chiede addirittura 15 milioni (anche perché a Gennaio del 2009 il giocatore fu acquistato per 6 milioni) e allora la trattativa sembra bloccarsi, anche se N’Zogbia potrebbe interessare anche a qualche grande, così come forte sembra l’interesse per Hugo Rodallega, con Arsenal e Aston Villa che sembrano aver contattato il club del DW Stadium per un primo approccio. Il Wigan cerca sul mercato gol pesanti, dopo aver avuto grosse difficoltà con due attaccanti incapaci di trovare la via della rete come Marcelo Moreno e Jason Scotland: Martinez sembra aver individuato il nome giusto in Mauro Boselli, 25enne reduce da due annate estremamente prolifiche all’Estudiantes, nel quale ha avuto un ruolo chiave nella vittoria della Copa Libertadores del 2009 (gol decisivo anche nella doppia finale contro il Cruzeiro) e nel mantenere posizioni medio-alte in campionato, non vincendo il titolo ma andandoci molto vicino nell’ultimo Clausura (secondo posto, a solo un punto dall’Argentinos Juniors, con Boselli che s’è laureato capocannoniere). Si tratta di un elemento che davvero (perlomeno in Sudamerica: bisognerebbe poi capire l’impatto nel calcio europeo, come sempre parlando di elementi provenienti da alti continenti) ha una grande visione della porta, basti pensare che in questi due anni con la maglia dei Pincharratas ha realizzato ben 49 gol: Boselli potrebbe cambiare casacca e il Wigan sembra favorito qualora decidesse di tentare l’avventura nel calcio europeo, altrimenti sembrerebbe vicino il passaggio al Boca Juniors. E’ vicino invece l’addio del terzino Mario Melchiot, reduce da una stagione ampiamente negativa in cui ha evidenziato un grosso calo fisico: l’olandese non sembra più reggere i ritmi della Premier League e potrebbe svernare in Qatar, visto che sembra vicino l’accordo con l’Umm Salal.
Boselli non è l’unico giocatore dell’Estudiantes che interessa a squadre della Premier League, visto che Steve Bruce sembra aver approcciato il club di La Plata per il 27enne Marco Angeleri: il Sunderland ha bisogno di un forte terzino destro visto che Alan Hutton non verrà riscattato (troppo alto il prezzo richiesto dal Tottenham) e allora potrebbe virare sull’argentino, molto interessante perché bravo nelle due fasi di gioco, sia in quella difensiva che in quella offensiva. Bruce ha spesso dimostrato di saper pescare bene dal Sudamerica riuscendo soprattutto ad ingaggiare elementi interessanti ma poco conosciuti al pubblico internazionale: non sarebbe però questo il caso, visto che il nome di Angeleri è piuttosto noto anche per chi non è particolarmente appassionato di calcio sudamericano.
Il Wolverhampton attende invece di chiudere per Steven Fletcher, dopo aver già trovato un accordo con il Burnley e a quanto pare anche con il calciatore scozzese, che arriverebbe al Molineux per rinforzare un attacco che troppo spesso ha lasciato isolatissimo Kevin Doyle nel corso della scorsa stagione: qualora riuscisse ad acquistare questa punta, McCarthy potrebbe dare l’impressione di voler esprimere un calcio un po’ meno chiuso di quello inguardabile mostrato nella seconda metà della scorsa stagione. Fletcher ha avuto un buon impatto in Premier League nella scorsa stagione, mantenendo un buon livello di prestazione e segnando 8 gol, prestazioni che dovrebbero in ogni caso (anche qualora dovesse saltare questa trattativa) garantirsi la permanenza nella massima serie inglese: l’occasione potrebbe arrivare dai Wolves, che hanno trovato l’accordo con il Burnley sulla base di 7,5 milioni di pounds più i prestiti del portiere Wayne Hennessey e del centravanti Chris Iwelumo.
Il Burnley nel frattempo prova ad allestire una rosa che possa far bene nella prossima Championship e ha ingaggiato il 26enne centrocampista Dean Marney dall’Hull City, elemento non particolarmente qualitativo ma di buona dinamicità che tutto sommato non aveva sfigurato nemmeno in Premier League.
Dopo il prestito degli ultimi mesi della scorsa stagione, Steven Reid rimarrà al West Bromwich Albion, che ha ingaggiato il duttile centrocampista (utilizzato per più da terzino destro da Di Matteo) a parametro zero, visto che il contratto del 28enne irlandese con il Blackburn scade il prossimo Giugno.
Lascia il calcio inglese invece il nazionale messicano Guillermo Franco, visto che il West Ham ha deciso di non estendere il suo contratto, dopo che la scorsa stagione lo aveva ingaggiato con un accordo annuale: il 33enne ha mostrato buone cose ma soprattutto ha mostrato atteggiamenti latini piuttosto sporchi che mal si sposano con il calcio inglese (anche se ormai cominciano a prendere piede).
Come appariva scontato ormai da sei mesi, lascia anche Fran Merida, con l’Arsenal che non è riuscito a trattenere il talentuoso 20enne, attratto anche lui dal ritorno in Spagna (investire sugli spagnoli conviene poco perché caratterialmente sono parecchio provincialotti) e ingaggiato dall’Atletico Madrid a parametro zero. Proprio a parametro zero era arrivato invece Chamakh e potrebbe arrivare anche il secondo colpo del mercato, un colpo che sarebbe piuttosto sorprendente: secondo il Daily Star, infatti, i Gunners starebbero per battere la concorrenza del Manchester United e dell’Aston Villa per ingaggiare Joe Cole, il quale ormai quasi sicuramente lascerà il Chelsea in scadenza di contratto. Mentre rimangono continue ed estremamente noiose le voci su Cesc Fabregas, Wenger inizia a pensare al successore: secondo il Sun potrebbe essere il talento francese Yoann Gourcuff del Bordeaux, con i londinesi che sarebbero preparando un’offerta di ben 21,8 milioni di pounds.
Destinato a lasciare sembra anche il terzino sinistro Fabio Aurelio, reduce da una stagione passata quasi unicamente in infermeria e che ha rifiutato un rinnovo di contratto con il Liverpool, rinnovo con clausole legate alle presenze che non è piaciuto al brasiliano.
Scendiamo in Football League e in Championship dove sono ore di grande ansia per il Crystal Palace, che rischia grossissimo: se infatti entro le ore 16.00 della giornata di martedì non dovesse arrivare l’accordo con un consorzio interessato all’acquisto, la società finirebbe addirittura in liquidazione per i gravi problemi economici. Questo comporterebbe allora la cancellazione di un club storico, di certo una pagina tristissima per il calcio inglese: tutto si deciderà nelle prossime ore, ma le prospettive appaiono cupissime.
Intanto uno degli elementi chiave della stagione delle Eagles è già pronto a lasciare in ogni caso: Darren Ambrose ha infatti trovato un accordo con il QPR e sembra aver già svolto le visite mediche. A volerlo è Neil Warnock, che proprio a Selhurst Park ha rilanciato la sua carriera, portando il centrocampista a segnare un numero elevatissimo di gol.
Non ci saranno grandi scossoni in casa Cardiff City, che già con la mancata promozione in Premier League rischia di affrontare un’aggravata situazione economica (anche se l’addio di Ridsdale fa ben sperare i tifosi), ma che continuerà con Dave Jones come manager: dopo la sconfitta contro il Blackpool nella finale dei playoff, il 53enne non sembrava convintissimo a rimanere ma una riunione con la società lo ha convinto a tentare un nuovo assalto alla Premier League sulla panchina dei Bluebirds, per quella che sarà la sua sesta stagione alla guida del club gallese. Difficile che rimanga però il centrocampista Joe Ledley, che quasi sicuramente approderà in Premier League, con Everton e Wigan interessati alle sue prestazione: attenzione però al possibile inserimento del Celtic. In giornata però Craig Bellamy ha rilasciato dichiarazioni abbastanza sorprendenti in cui ha affermato di poter giocare la prossima stagione al Cardiff City: sarebbe un colpo clamoroso e impensabile, anche perché il gallese è reduce da una stagione positiva in Premier League al Manchester City.
Il Leeds piazza un ottimo colpo di mercato: dopo aver liberato Casper Ankergren, a difendere i pali dei Whites sarà comunque un portiere danese, ovvero il 23enne molto talentuoso Kasper Schmeichel, reduce da una grande stagione in League Two al Notts County nella quale ha portato a casa addirittura 24 clean sheet, risultando decisivo nella promozione dei Magpies. Il suo contratto però era troppo pesante per il club di Nottingham e per questo è stato lasciato libero, con Schmeichel che ha deciso di approdare ad un club molto ambizioso come il Leeds, rifiutando anche qualche offerta in Premier League.
Chi invece sembra pensare solo e soltanto alla Premier League è il 27enne Leon Britton, mediano molto ordinato e molto lucido reduce da delle grandi stagioni allo Swansea City ma che è intenzionato a lasciare il club gallese, nel quale ha militato per 8 stagioni (la prima in prestito): Britton diventerà free agent alla fine di Giugno e ha offerte da squadre di medio-bassa classifica in Premier League, con soprattutto il Wigan che sembra favorito per ingaggiarlo, anche perché al DW Stadium ritroverebbe Roberto Martinez, che conosce bene per l’esperienza condivisa ai Jacks.
Il Barnsley mette a segno un colpo molto ambizioso che potrebbe essere importantissimo per le prospettive stagionali: battendo anche l’interesse di squadre di Premier League, Mark Robins ha infatti ingaggiato il centrocampista serbo Goran Lovre, potenzialmente una delle più grandi attrazioni della prossima Championship. Parliamo di un centrocampista offensivo che arriva dal Groningen e che verosimilmente svolgerà il ruolo di esterno nel 4-4-2 di Robins, con il compito di garantire qualità e anche un numero elevato di gol.
Acquisto interessante anche per il Derby County, che è riuscito a garantirsi in via definitiva il talento di Tomasz Cywka, 21enne esterno (capace di giocare anche da seconda punta) polacco che molto bene aveva fatto anche nel finale della scorsa stagione, quando era arrivato in prestito dal Wigan, che adesso ha lasciato definitivamente a parametro zero. In precedenza Nigel Clough aveva effettuato un doppio colpo dal Crewe Alexandra, ingaggiando il terzino destro John Brayford e il mediano James Bailey, entrambi elementi molto giovani (rispettivamente 22 e 21 anni) arrivati per un totale di ben un milione di pounds, che potrebbe aumentare a 1,3 milioni per varie clausole legate alle loro prestazioni: l’intenzione del Derby County è quella di acquistare elementi giovani per abbassare un po’ l’età media della squadra (comunque già non elevatissima: la scorsa stagione era di 25,3).
Non c’è solo il mercato dei club o la preparazione per i Mondiali 2010 (per l’Inghilterra due amichevoli blande, con il 3-1 sul Messico e il 2-1 pessimo sul Giappone con solo due prodezze di Peter “Own Goal” a permettere la rimonta alla squadra di Capello, con le prestazioni dell’ “attaccante” del Manchester United che sono valse anche la convocazione per i Three Lions), visto che l’Inghilterra ha vinto gli Europei Under 17 per la prima volta nella propria storia battendo per 2-1 la Spagna in finale: dopo le tanti finali raggiunte ma perse nel 2009 (tra giovanili e Nazionali femminili), questo successo è anche beneaugurante in vista dell’estate per i Three Lions. Tanti gli elementi che si sono fatti valere in Liechtenstein, dall’attaccante Banik Afobe dell’Arsenal (decisivo nella vittoria della Premier League Academy di quest’anno e prezioso a questi Europei) all’agile portiere Jack Butland del Birmingham City, due elementi segnalati dalla Uefa tra i 10 elementi migliori in questo Europeo. La stella della competizione però è stata Connor Wickham, che ha davvero trascinato l’undici di John Peacock con la sua potenza e le sue giocate di alta qualità, come quella che ha deciso la finale: il 17enne è già nel giro dell’undici titolare dell’Ipswich e su di lui ha puntato fortissimo Roy Keane, vedendoci benissimo. Di fatto, quella di lanciarlo in prima squadra è stata una delle poche scelte azzeccate davvero dall’irlandese in stagione. A vincere è stata l’Inghilterra Under 17, ma adesso tutti hanno conosciuto il talento di Wickham che potrebbe essere importantissimo per l’Ipswich.
Un paio di cambi in panchina tra le squadre che parteciperanno alla prossima League One, con il Notts County che non è riuscito a trovare l’accordo con il manager Steve Cotterill, il grande artefice della promozione nella scorsa stagione: il 45enne era arrivato ai Magpies in una situazione un po’ altalenante ma nelle 18 partite di League Two è riuscito ad ottenere ben 14 vittorie, con solo tre pareggi e una sconfitta. In questo modo la sua carriera è stata totalmente rilanciata, anche se Cotterill non ha visto nel Notts County un progetto adatto per rimanere e ha deciso di andare via, con probabilmente la possibilità di trovare comunque una buona panchina in Football League.
Il Colchester ha ufficializzato il nome del nuovo manager che sostituisce Aidy Boothroyd, tornato in Championship per assumere l’incarico sulla panchina del Coventry: il suo sostituto sarà John Ward, che era arrivato agli U’s proprio come assistente di Boothroyd e quindi proverà a continuare sulla traccia lasciata dal suo predecessore.
Buon colpo di mercato per il Brentford, che lo scorso anno ha avuto uno straordinario punto di forza nel portiere, con le prodezze di Wojciech Szczesny (portierino polacco che secondo i rumours potrebbe addirittura aver convinto Wenger a dargli un posto da titolare all’Arsenal) che hanno consentito ai Bees un eccellente nono posto: sarà difficile rimpiazzarlo con la stessa qualità di prestazione, ma Andy Scott ha comunque ingaggiato un elemento affidabile come il 27enne Richard Lee, che cambia squadra dopo aver speso una vita tra i pali del Watford.
Questi sono i trasferimenti effettuati nel calcio professionistico inglese nell’ultima settimana (in ordine leggerete nome del calciatore, tra parentesi la squadra di provenienza e quella di destinazione ed infine la modalità con cui è avvenuto il trasferimento: dove quindi alternativamente apparirà la cifra del trasferimento, “undisclosed” qualora la cifra non è né ufficiale né nota, “free” per un trasferimento a parametro zero, “loan” per un prestito. Fonte: BBC Sport):
Scott Arfield [Falkirk - Huddersfield] Undisclosed
Jermaine Beckford [unattached - Everton] Free
Aaron Brown [Aldershot - Leyton Orient] Free
Lee Butcher [Tottenham - Leyton Orient] Free
Nick Carle [Crystal Palace - Sydney FC] Free
Tomasz Cywka [Wigan - Derby County] Free
Andy Drury [Stevenage - Luton Town] Free
Terrell Forbes [Yeovil - Leyton Orient] Free
Javier Hernandez [Chivas de Guadalajara - Manchester United] undisclosed
Steven Kinniburgh [Rangers - Oxford United] Free
Mark Little [Wolverhampton - Peterborough] Free
Goran Lovre [Groningen - Barnsley] Free
Dean Marney [Hull City - Burnley] Undisclosed
Grant McCann [Scunthorpe - Peterborough] Free
Sean McDaid [Leeds - Carlisle] Free
Bondz N'Gala [West Ham - Plymouth] Free
Luke Oliver [Wycombe - Bradford] Free
Harry Pell [unattached - Bristol Rovers] Free
Danny Potter [Cambridge United - Torquay] Free
Steven Reid [Blackburn - West Bromwich] Free
Sean Rigg [Bristol Rovers - Port Vale] Free
Adam Rundle [Chesterfield - Morecambe] Free
Kevin Sandwith [Oxford United - Mansfield] Free
Lloyd Saxton [Plymouth - Bradford] Free
Kasper Schmeichel [Notts County - Leeds] Free
Robbie Threlfall [Liverpool - Bradford] Free
Danny Whittaker [unattached - Chesterfield] Free
Peter Winn [Scunthorpe - Stevenage] Free
lunedì 31 maggio 2010
L’Everton piazza il colpo Beckford e trattiene Rodwell a Goodison Park
Il Dag & Red vince una battaglia epica e completa l’impresa: è League One
Finale dei playoff della League Two: il Rotherham rimonta due volte uno svantaggio, ma Jon Nurse in mischia trova il gol che esalta i Daggers
Arrivano i titoli di coda nella stagione professionistica inglese e i battenti si chiudono con un match bellissimo, che dà l’ultima definizione alla conformazione dei campionati professionistici della prossima stagione e soprattutto regala un’ulteriore dimostrazione di come anche le serie minori inglesi siano capaci di regalare un grandissimo spettacolo: quest’anno a chiudere la stagione è stata la finale dei playoff della League Two, una partita quasi d’altri tempi, una battaglia epoca con due squadre che hanno di fatto affrontato il match a viso aperto regalando una bella altalena di emozioni. Dopo una grandissima finale dei playoff di Championship (e una finale dei playoff di League One non molto spettacolare), Wembley apre le porte ad una finale forse ancora più bella in League Two, con il Rotherham che ha provato ad imitare quanto fatto dal Blackpool otto giorni fa rimontando da due situazioni di svantaggio, ma stavolta la capacità di tornare più volte in partita non ha portato alla vittoria finale perché il Dag & Red ci ha messo più coraggio e anche parecchia qualità in più andando a strappare una promozione storica: il club nato con questa conformazione nel 1992 (dall’unione di una serie di squadre comunque mai andate oltre alla Non League) era alla terza stagione nel calcio professionistico, probabilmente la più difficile perché nel mercato estivo erano partiti alcuni elementi chiave della rosa, ma John Still è riuscito comunque a creare una squadra di alto livello capace di strappare uno storico settimo posto e un’ancora più storica promozione che permetterà ai Daggers di giocare per la prima volta in League One. E’ un approdo davvero favoloso, per una squadra che nel proprio stadio ha una media di circa 2mila spettatori, che ha toccato il punto più alto della storia nella platea unica di Wembley e che l’anno prossimo andrà a sfidare squadre dalla storia decisamente più grande come lo Sheffield Wednesday, il Southampton o i cugini londinesi del Charlton, per dei “Davide contro Golia” della League One. I Daggers dovranno ancora una volta superare loro stessi per ben impressionare nella terza serie del calcio inglese, ma adesso possono godersi una festa splendida e non del tutto attesa all’interno di uno stadio quasi 15 volte più grande del proprio piccolo Victoria Road: il Dagenham & Redbridge aveva capito già l’anno scorso di poter competere con le prime in League Two, ma quest’anno ha saputo sorprendere ulteriormente approdando alla post-season e nel modo coraggioso con cui ha saputo affrontarla, continuando ad esprimere il proprio calcio molto all’inglese e molto offensivo, finendo per essere la squadra che più ha impressionato tra le quattro che hanno partecipato a questi playoff della League Two. Oltretutto, i Daggers sono passati anche per lo spaventoso 6-0 inflitto al Morecambe in semifinale e poi ad una prestazione di grande carattere in questa finale. quando si gioca il match più importante della storia della società e si è raggiunti due volte da una situazione di vantaggio, si ci può anche sciogliere sul piano caratteriale e mentale, ma la squadra di John Still invece ha continuato a macinare il proprio gioco fino a strappare il gol vittoria con Jon Nurse, un gol arrivato in modo fortunoso ma che quantifica una promozione davvero meritata. Per quanto mostrato in tutte queste 49 partite, il Dag & Red merita l’occasione di confrontarsi in League One, un approdo che appena un lustro fa i tifosi avrebbero soltanto sognato, ma che adesso è realtà. Dovrà ripartire da un’altra stagione in League Two invece il Rotherham, che ha pagato un calo evidente negli ultimi quattro mesi non riuscendo a competere più per la promozione diretta e rischiando ad un certo punto addirittura la clamorosa esclusione dai playoff e che ha provato a fare della compattezza il punto di forza in questa post-season, nella speranza che poi Adam Le Fondre riuscisse a trovare i gol della promozione: in realtà il bomber è abbastanza mancato in questa finale, ma i gol erano arrivati comunque grazie a Ryan Taylor, con i Millers che sono riusciti a rimontare in due occasioni ma non nella terza. Sicuramente la fase difensiva del Rotherham è migliore di quella del Dag & Red, che però merita la promozione per aver mostrare un gioco migliore e maggiore qualità.
Il Dag & Red riesce a recuperare l’acciaccato Peter Gain e conferma l’undici che ha superare il Morecambe nella doppia semifinale, con Scott e Benson a guidare l’attacco. Formazione confermata anche per il Rotherham, con Ryan Taylor ad affiancare ancora Le Fondre, con il supporto di Law e Ellison sulle corsie.
Le due squadre non hanno tatticismi e il match è subito rapido con buon ritmo, con l’inizio più brillante e aggressivo del Dag & Red, che prende in mano il centrocampo e prova ad affondare soprattutto sul centro-destra, dove è sempre attivissimo il vivacissimo Danny Green. Assolutamente chiave per i Daggers in seconda linea è Romain Vincelot, che in realtà sulla carta un difensore ma che invece Still ha portato in mediana creando un giocatore box to box, ovvero capace di far tutto in tutte le zone del campo: oltre a fare filtro, infatti, il francese è importantissimo negli inserimenti in avanti ed è davvero la rivelazione di questa seconda metà di stagione (è arrivato a Gennaio dal Gueugnon).
Il Rotherham però cresce e si rende pericolosissimo: secondo spunto in pochi secondi di Kevin Ellison che punta da fermo l’uomo e va al gran cross che viene incornato in anticipo da Taylor a cercare l’angolino lontano ma manda largo di centimetri rispetto al palo. I Millers adesso sono più in partita e hanno qualche minuto di supremazia, con Taylor che nel giro di tre minuti è pericoloso altre due volte di testa e sembra creare grandi problemi ad una difesa del Dag & Red piuttosto in affanno, soprattutto centralmente con Doe e Arber.
Al 19’ un corner da sinistra viene battuto stretto da Ellison quasi a creare il gol a sorpresa tanto da colpire il palo esterno, con Scott che era piazzato a protezione dello stesso e appare particolarmente incerto. L’impressione dopo metà tempo è che a centrocampo ci sia un buon equilibrio (anche se i Daggers si fanno leggermente preferire) ma che i Millers siano più pungenti in avanti, perché nella loro fase di pressione hanno creato di più, mentre il Dag & Red ha faticato un po’ contro la difesa avversaria. Dopo un inizio vivace, si ha una decina di minuti con un ritmo meno alto e la partita è più frammentata.
Il Dag & Red torna a manovrare più continuamente e al 30’ è pericolosissimo, con una giocata splendida che risveglia il match e riaccende il ritmo: Gain appoggia per Ogogo, cross immediato che trova al centro dell’area Vincelot che approfitta per lo spazio per andare alla spettacolare rovesciata impattando benissimo il pallone ma Andy Warrington è reattivo e toglie il pallone dall’angolino, con Benson che poi è chiuso nel suo tentativo di tap-in. Sarebbe stato un gol memorabile. E’ una sfida tra portieri esperti, con il 33enne Warrington che dimostra grande reattività anche quattro minuti dopo respingendo una punizione dal limite battuta di potenza da Danny Green. La partita è frizzante e aperta, ma nonostante sia una grande battaglia ci sono delle belle scene molto sportive: al 36’ Le Fondre arriva in ritardo e travolge l’uscita di Richards, per un intervento però non cattivo e Arber capisce subito la buonafede dell’attaccante avversario tanto da aiutarlo a rialzarsi e addirittura provando quasi a convincere l’arbitro a non estrarre il cartellino giallo, che in effetti non ci stava. Davvero una scena bellissima.
E’ un ottimo momento per i londinesi e al 38’ arriva il gol meritato: McCrory ha spazio sulla sinistra e crossa basso, Benson addomestica il pallone spalle alla porta ed è bravissimo a girarsi per mandare direttamente nell’angolo basso lontano con una brillantissima finalizzazione e trova il gol dell’1-0. L’acuto del bomber dei Daggers apre il match.
Non c’è tempo per i tifosi londinesi di realizzare la possibile per impresa che arriva immediato il pareggio dopo appena un minuto: rimessa laterale di Gunning che pesca Ellison, cross un po’ sporco di prima intenzione che trova distratta la difesa e Taylor arriva ad incornare prendendo sul tempo Arber e infilando perentoriamente sul primo palo con Roberts che non può nulla per evitare il gol dell’1-1. Botta e risposta e partita che diventa infuocata, ancora più bella: il gol dei Daggers arriva con una bella manovra palla a terra, quello dei Daggers con un’azione meno brillante ma comunque efficace. Il Rotherham ora sembra avere l’inerzia del match dalla sua parte e chiude il tempo con maggior foga, ma è un match end to end.
La partita rimane bellissima nella ripresa, con il Dag & Red a sembrare nuovamente più brillante nel ripartire dai blocchi, bombardando di cross l’area di rigore ma il Rotherham chiude bene e cerca la ripartenza veloce, dando l’impressione di voler tenere un ritmo meno alto.
Al 56’ il grande trascinatore del Dag & Red trova il varco giusto: cross di McCrory che viene respinto, Danny Green allora raccoglie, punta Gunning da fermo e calcia incrociato dal vertice destro dell’area trovando l’angolo e una conclusione troppo veloce per Warrington, il quale però stavolta è poco brillante e ha qualche colpa. Uno degli uomini chiave della squadra riporta il Dag & Red in vantaggio: altra prestazione impressionante e di grande continuità per Danny Green.
Il Rotherham però prova ancora a reagire: ottimo secondo tempo di Lynch che al 60’ ha spazio e mette un gran cross basso a battere la difesa, Le Fondre non ci arriva ma sul secondo palo c’è Harrison che colpisce sporco e sbaglia tutto da due passi, mandando il pallone a rimbalzare a terra e poi oltre la traversa. Occasione clamorosa sciupata dal mediano 27enne, autore di un secondo tempo dimenticabile.
I Millers insistono e un minuto dopo pareggiano ancora: ottima verticalizzazione di Lynch per il movimento profondo sulla destra di Law, cross al centro che prende in controtempo la difesa, Taylor mette giù con il controllo e manda nell’angolino destro con il sinistro perfetto e realizza il gol del 2-2. Partita della vita per il 22enne, che aveva passato una stagione molto dura senza trovare mai la via della rete (considerando anche il mese in prestito all’Exeter City) prima di sbloccarsi e giocare alla grande in questa finale a Wembley. Come il Blackpool nella finale dei playoff della Championship, il Rotherham recupera due situazioni di svantaggio. La partita ha ancora attacchi da una parte all’altra, con la difesa del Dag & Red che però sembra poco rapita nel chiudere sugli attacchi avversari, in particolare centralmente: sulle fasce invece le cose vanno bene, con Ogogo che gioca un gran match e sembra insuperabile.
Il Dag & Red non si perde d’animo e torna avanti al 70’: corner da destra di Danny Green, Mills tocca ma il pallone finisce a Nurse, tira con il destro e trova nel mucchio una deviazione sfortunata e forse evitabile di Ellison che arriva troppo ravvicinata per non mandare fuori causa Warrington, con il pallone che si infila per il gol del 3-2. Terzo vantaggio dei Daggers che ancora una volta si son rimessi a macinare gioco dopo esser raggiunti e trovano il gol con il nazionale delle Barbados, ancora una volta autore di un match con in alternanza grandi spunti ma anche qualche pausa: questo è anche l’ultimo suo tocco di palla, visto che esce acciaccato lasciando spazio a Graeme Montgomery. Adesso però il Dag & Red difende un po’ meglio, riuscendo a chiudere con più determinazione e rapidità sugli attaccanti avversari: i Daggers hanno anche fiducia e cercano il gol della sentenza nei minuti successivi al gol.
Ovviamente poi è il Rotherham a gettarsi in avanti, ma all’85’ la grande chance arriva per il Dag & Red: rimessa laterale lunga di Danny Green, Warrington esce trovando guai venendo anticipato dal mucchio e provando a rincorrere il pallone in area, Harrison sbaglia tutto colpendo all’indietro e mandando definitivamente fuori causa il proprio portiere ma a porta vuota Benson non riesce a trovare la determinazione nella rovesciata e manda largo il pallone che poteva chiudere tutto. Il Rotherham si getta all’assalto, ma Le Fondre conferma la propria prestazione negativa e non riesce proprio ad incidere, mentre Roberts si esalta e si porta a diverse respinte importanti di pugno in mucchio nei minuti di recupero.
Il Dag & Red riesce a resistere e scoppia la festa della grandissima promozione, una vera impresa per un club piccolo ma che lavora benissimo e che in campo manda una squadra che gioca molto bene, che propone un calcio molto inglese. E’ una grande soddisfazione anche per l’artefice di questa impresa, ovvero John Still, che chiaramente fa di tutto per godersi ogni attimo della celebrazione. Il migliore in campo è Danny Green, ma eccellenti sono anche le prove di Ogogo, Vincelot e Benson, oltre al finale di gara di grande determinazione di Roberts, anche lui al momento più alto della carriera ma all’età di 40 anni. Il momento più alto della storia dei Daggers arriva in una finale davvero memorabile, davvero iper-spettacolare.
Niente da fare per il Rotherham, che non riesce a centrare l’obiettivo della promozione e che in questo match non è riuscito a trovare l’apporto del bomber Le Fondre, uomo chiave della stagione: alla lunga nella ripresa anche la difesa s’è lasciata andare in qualche sbavatura e in generale i Daggers sono apparsi superiori in questi 90 minuti.
Dag & Red-Rotherham 3-2
Dag & Red (4-4-2): Roberts 7 – Ogogo 7,5 Doe 6 Arber 5,5 McCrory 6,5 – Danny Green 8 Gain 5,5 Vincelot 7,5 Nurse 6,5 (72’ Montgomery 6) – Scott 5 (83’ Walsh sv) Benson 7
In panchina: Lewington, Uddin, Currie, Bingham, Tejan-Sie
Manager: John Still 7
Rotherham (4-4-2): Warrington 5,5 – Lynch 7 Sharps 6 Fenton 6 Gunning 6 – Law 6,5 Harrison 4,5 Mills 6 (77’ Marshall sv) Ellison 5 (86’ Bell-Baggie sv) – Le Fondre 4,5 Taylor 8
In panchina: Annerson, Jamie Green, Warne, Broughton, Walker
Manager: Ronnie Moore 6
Arbitro: James Linington 5,5
Gol: 38’ Benson (D&R), 39’ Taylor (R), 56’ Danny Green (D&R), 61’ Taylor (R), 70’ Nurse (D&R)
Ammoniti: Danny Green, Vincelot (D&R), Sharps, Taylor, Le Fondre (R)
Migliore in campo: Danny Green (Dag & Red)
Alla luce di tutti i verdetti, ecco allora come si presenteranno i quattro campionati professionistici inglese nella stagione 2010/11:
Premier League:
Arsenal
Aston Villa
Birmingham City
Blackburn Rovers
Blackpool (vincente dei playoff della Championship 2009/10)
Bolton Wanderers
Chelsea
Everton
Fulham
Liverpool
Manchester City
Manchester United
Newcastle United (vincente della Championship 2009/10)
Stoke City
Sunderland
Tottenham Hotspur
West Bromwich Albion (2o nella Championship 2009/10)
West Ham United
Wigan Athletic
Wolverhampton Wanderers
Championship:
Barnsley
Bristol City
Burnley (18o nella Premier League 2009/10)
Cardiff City
Coventry City
Crystal Palace
Derby County
Doncaster Rovers
Hull City (19o nella Premier League 2009/10)
Ipswich Town
Leeds United (2o nella League One 2009/10)
Leicester City
Middlesbrough
Millwall (vincente dei playoff della League One 2009/10)
Norwich City (vincente della League One 2009/10)
Nottingham Forest
Portsmouth (20o nella Premier League 2009/10)
Preston North End
Queens Park Rangers
Reading
Scunthorpe United
Sheffield United
Swansea City
Watford
League One:
Bournemouth (2o nella League Two 2009/10)
Brentford
Brighton & Howe Albion
Bristol Rovers
Carlisle United
Charlton United
Colchester United
Dagenham & Redbridge (vincente dei playoff della League Two 2009/10)
Exeter City
Hartlepool United
Huddersfield Town
Leyton Orient
Milton Keynes Dons
Notts County (vincente della League Two 2009/10)
Oldham Athletic
Peterborough United (24o nella Championship 2009/10)
Plymouth Argyle (23o nella Championship 2009/10)
Rochdale (3o nella League Two 2009/10)
Sheffield Wednesday (22o nella Championship 2009/10)
Southampton
Swindon Town
Tranmere Rovers
Walsall
Yeovil Town
League Two:
Accrington Stanley
Aldershot Town
Barnet
Bradford City
Burton Albion
Bury
Cheltenham Town
Chesterfield
Crewe Alexandra
Gillingham (21o nella League One 2009/10)
Hereford United
Lincoln City
Macclesfield Town
Morecambe
Northampton Town
Oxford United (vincente dei playoff della Conference 2009/10)
Port Vale
Rotherham United
Shrewsbury Town
Southend United (23o nella League One 2009/10)
Stevenage (vincente della Conference 2009/10. N.B: il nome sociale è stato cambiato da Stevenage Borough a Stevenage dopo la promozione in League Two)
Stockport County (24o nella League One 2009/10)
Torquay United
Wycombe United (22o nella League One 2009/10)
domenica 30 maggio 2010
La zampata di Paul Robinson porta il Millwall con pieno merito in Championship
Finale dei playoff della League One: lo Swindon si scuote solo nella ripresa ma Austin spreca la clamorosa chance per il pareggio e sono i Lions a festeggiare la promozione
Al termine del pomeriggio di Wembley a sentirsi è solo il ruggito dei Lions, il ruggito del Millwall che alla seconda finale consecutiva dei playoff della League One riesce stavolta ad ottenere il risultato voluto, riesce a tornare in Championship dove mancava dal 2006, rompendo anche la maledizione di Wembley e quella dei playoff della Football League, visto che alla sesta apparizione alla post-season riesce ad ottenere il primo successo. Come prevedibile, la finale contro lo Swindon Town è molto tirata e in parte molto chiusa e come prevedibile a decidere è un episodio: alla vigilia si pensava che l’episodio potesse arrivare grazie alle due coppie d’attacco, visto che Harris e Morison da una parte e Paynter e Austin dall’altra erano in grande condizione oppure reduci da una grandissima stagione, ma a trovare la zampata vincente a decidere il match invece è un difensore centrale come il capitano Paul Robinson, proprio una bandiera del club (ha sempre indossato questa maglia, a parte un paio di prestiti ad inizio carriera) a lanciare i Lions alla promozione e al ritorno in Championship. E’ una vittoria anche meritata, perché in questo match i Lions hanno dimostrato di essere più solidi e decisamente più concreti rispetto allo Swindon, dimostrando anche di essere maggiormente a loro agio in questo match decisivo e in un teatro piuttosto importante come Wembley, palcoscenico che probabilmente è stato sentito eccessivamente da alcuni uomini chiave della squadra di Danny Wilson. E’ una promozione meritata anche per quanto visto nel corso della stagione, visto che secondo molti per quanto visto in generale nella regular season il Millwall avrebbe meritato la promozione anche più del Leeds che poi ha chiuso il campionato al secondo posto e con un punto di vantaggio sulla squadra di Kenny Jackett: i londinesi erano partiti un po’ lenti, ma poi avevano innestato una grande marcia piazzando anche delle prestazioni straordinarie come nella vittoria dello scontro diretto ad Elland Road e viaggiando per tre giornate all’interno della zona promozione, scivolando poi al terzo posto dopo un 1-1 esterno contro lo Yeovil e non riuscendo più a riprendersi il secondo posto. I Lions non erano riusciti ad evitare i playoff, ma li hanno affrontati puntando sul proprio punto di forza, che è la solidità difensiva: il Millwall aveva chiuso la regular season con soli 44 gol subiti (miglior difesa alla pari proprio con il Leeds) e ha saputo fare di meglio nei playoff, tanto da non subire gol né nella doppia semifinale contro l’Huddersfield né in questa finale, rischiando per giunta molto poco nelle tre partite di post-season. Non è certo molto comune vedere una squadra capace di chiudere i playoff della Football League senza incassare gol, visto che in precedenza era capitato appena quattro volte, al Cardiff City (nel 2003 nella vecchia Second Division, l’attuale League One), al Southend (nel 2005 in League Two), al Watford (nel 2006 in Championship) e al Burnley (lo scorso anno in Championship), un’impresa che potrebbe esser ripetuta domenica pomeriggio dal Rotherham nella finale dei playoff della League Two contro il Dag & Red. Lo Swindon chiude una grande stagione con una delusione, non avendo saputo affrontare questo match così importante al massimo delle proprie potenzialità, in particolare nel primo tempo dove di fatto i Robins non hanno giocato. Si pensava alle punte come potenziali elementi decisivi del match, ma la squadra di Wilson non ha avuto alcun apporto positivo dagli attaccanti: il bomber Billy Paynter ha confermato la sensazione provata al The Valley e davvero era in scarsissime condizioni di forma per l’infortunio che ha condizionato il suo finale di stagione, mentre la grande rivelazione stagionale Charlie Austin è venuta a mancare proprio nel momento clou, non toccando palla nel primo tempo e sprecando l’occasionissima d’oro nel corso della ripresa con un errore davvero incredibile, che di fatto rappresenta il momento in cui la partita è volata definitivamente via.
Il Millwall deve fare a meno di un elemento molto importante come il terzino destro Dunne e Jackett allora schiera una squadra piuttosto offensiva arretrando nel suo ruolo Barron e schierando Shaun Batt come ala destra, mentre Schofield si sposta sulla fascia sinistra. Lo Swindon invece deve fare i conti con l’assenza del capitano Greer al centro della difesa, con Jean-Francois che si accentra a fare il difensore centrale con Sheehan che riprende il proprio posto come terzino sinistro. Novità anche sulla destra dove Amankwaah viene preferito a Darby.
L’inizio è abbastanza bloccato, con il Millwall che prova a prendere l’iniziativa cercando immediatamente i movimenti di Harris in avanti, mentre lo Swindon sembra non riuscire a distendersi, con Danny Ward che si vede pochissimo, così come le due punte Paynter e Austin, con quest’ultimo che nel primo tempo tocca pochissimi palloni. Nei primi minuti domina la tensione e il match è poco brillante.
Al 17’ minuto c’è il primo momento brillante del match: incursione centrale di Schofield che tocca profondo per Morison, rincorre palla e da appena dentro l’area cerca il morbidissimo pallonetto e manda alto di pochissimo. Davvero grande intuizione della punta 26enne ad imitare quasi il compagno di squadra Gary Alexander, autore l’anno scorso di un gol meraviglioso nella finale persa contro lo Scunthorpe. Lo Swindon adesso è in difficoltà a centrocampo e gli elementi offensivi non si fanno vedere, con la squadra che non riesce a farsi vedere in avanti tanto che non va al tiro fino al 28’, quando Austin cerca poi una conclusione piuttosto velleitaria. Il Millwall è decisamente più presente nel match e può contare sui movimenti sembra molto pericolosi di Morison (mai letto dalla difesa in tutto il match) e soprattutto su uno Schofield che parte da sinistra ma di fatto gioca a tutto campo, correndo come un matto e giocando un match assolutamente strepitoso: in questo primo tempo il 30enne (acquistato quest’anno dall’Huddersfield) è il più vivace dei centrocampisti, mentre dall’altro lato Batt sbaglia un po’ troppo. Al 29’ il Millwall trova il gol con un’assurda incornata da centravanti di Amankwaah (abbastanza “odiato” dai tifosi dei Lions per alcuni suoi precedenti molto polemici con Harris) ad infilare la propria porta, ma il terzino può tirare un sospiro di sollievo perché interviene per anticipare Trotter che è in chiara posizione di fuorigioco e il gol viene giustamente annullato. Al 31’ c’è la prima iniziativa dello Swindon e a portarla avanti è il terzino Sheehan, l’elemento più vivo dei Robins (che però a metà ripresa dovrà uscire per infortunio) che ha uno spunto personale per calciare da fuori con il pallone che termine non lontano dai pali. E’ lui l’unico elemento convincente di una difesa che balla pesantemente, rischiando continuamente con la linea molto alta e con tanti errori soprattutto commessi da Jean-Francois, autore di un primo tempo piuttosto imbarazzante.
Al 39’ c’è l’episodio che sblocca il match: corner da sinistra, Cuthbert devia anticipando Amankwaah per un doppio errore che finisce per liberare Robinson, il quale trova la zampata vincente da due passi per firmare il gol dell’1-0. I Lions vedono la Championship grazie al capitano, autore di una grande stagione e di un gol pesantissimo, il sesto personale tra regular season e playoff. E’ chiara però la sbavatura della difesa. E’ un momento nerissimo per lo Swindon, che diventa ancora più teso per il gol subito e rischia di sciogliersi: è un primo tempo in cui la squadra di Wilson non riesce proprio ad esprimersi e la buona notizia è che si arrivi all’intervallo con solo un gol di svantaggio, nonostante il Millwall capisca il momento di difficoltà degli avversari e provi a raddoppiare.
Prima dell’intervallo però al 44’ c’è l’infortunio di Craig, sostituito da Frampton.
Nella ripresa lo Swindon prova a metterci un altro vigore e ha un avvio veemente e determinato, dovuto probabilmente anche alla carica data all’intervallo dal manager Wilson che prova a svegliare i suoi: la partita ora si accende, prende ritmo e si apre diventando più bella. A guidare il risveglio è un McGovern più attivo nei suoi attacchi e lo stesso Austin prova ad entrare maggiormente in partita, mentre Paynter rimane in difficoltà anche fisica, apparendo decisamente lento e al 30% delle proprie potenzialità: forse andrebbe sostituito (magari con Pericard), anche perché il Millwall riesce ad essere molto solido e centralmente è difficilmente valicabile, figurarsi se ciò possa essere possibile con un Paynter ben lontano dalla condizione accettabile. Eppure Wilson ritarda i cambi, preferendo tuttavia togliere più in là addirittura McGovern che sembrava in crescita: non proprio esaltante la lettura del match del manager 50enne. Il Millwall nei primi minuti è un po’ meno tranquillo a centrocampo ma poi riesce ad adattarsi alla reazione dell’avversario, concede il poco ed è pericoloso in contropiede. La partita vede adesso diverse occasioni potenzialmente pericolose da entrambe le parti.
Robinson gioca un match sontuoso fino al 72’ quando commette la sua prima sbavatura nella partita, con un errore gravissimo che rischia di essere decisivo visto che manda un rinvio di testa nella propria trequarti addosso ad Austin, il quale così si appropria del pallone e si invola in solitaria a puntare la porta, entra in area e con Forde a terra deve solamente mandare in rete ma incredibilmente manda il destro largo con un errore non da lui, sciupando la chance enorme per il pareggio: lui più di tutti sa quanto pesi il suo errore e appare davvero scioccato per l’occasione sciupata in malo modo.
Scampato il pericolo, i Lions sfiorano il raddoppio all’80’: punizione da destra battuta lunga da Barron, Lucas esce a cercare guai e Robinson lo anticipa ma non impatta bene il pallone di testa e Cuthbert fa il tempo a salvare. Solo adesso Wilson decide di togliere l’irriconoscibile Paynter, sfortunato nell’arrivare in queste condizioni alla post-season, non riuscendo quindi ad offrire nulla del proprio potenziale. Adesso però la difesa dei Robins non ci capisce più nulla (in particolare proprio dalla parte di Jean-Francois) e sbaglia di tutto, ma il Millwall non ne approfitta e non chiude il match nonostante due grandi chance potenziali.
Lo Swindon attacca alla disperata e con confusione, ma all’87’ Ferry trova un buon lancio per Amankwaah che controlla benissimo affondando in area, Frampton scivola e poi lo stende chiaramente ma abbastanza sorprendentemente l’arbitro Webster non assegna il calcio di rigore. I Robins provano a spendere le ultime energie, ma a 30 secondi dalla fine Austin scivola quando ha l’opportunità di tirare, anche se sulla conclusione c’è un brivido per i tifosi dei Lions con Forde che manca incredibilmente la presa e quasi combina l’errore dell’anno.
Il corner successivo viene battuto male e viene respinto e l’arbitro fischia permettendo al Millwall di poter correre per il campo per la gioia di un risultato solo sfiorato la scorsa stagione ma che quest’anno è arrivato con pieno merito: la finale dei playoff è vinta dai Lions che tornano in Championship dopo quattro anni di League One, quattro anni non certo facili anche perché due stagioni fa Jackett dovette risolvere una situazione intricata per portare la squadra alla salvezza. Il suo lavoro ha permesso alla squadra di volare alto negli ultimi due anni fino ad ottenere la promozione: purtroppo questa squadra è troppo spesso nel cuore delle cronache per quanto combinato dai tifosi (non ultimi gli assurdi e vergognosi incidenti dello scorso Agosto nel concitatissimo derby contro il West Ham in Carling Cup), ma Jackett ha dimostrato come le migliori cose vadano fatte in campo. Il Millwall torna allora nella seconda serie del calcio inglese, nella speranza che si possa parlare solo e soltanto del campo e non di qualche esagitato che purtroppo è presente ancora in numero elevato in questa tifoseria. Meglio parlare del cuore di Neil Harris, dell’instancabilità dell’eccellente Schofield, dell’intelligenza tattica di Abdou, della pericolosità di Morison, della solidità (a parte l’erroraccio del 72’) di Robinson, di una squadra che ottiene la promozione con pienissimo merito.
Dopo aver ottenuto la qualificazione anche in modo un po’ fortunoso al The Valley, lo Swindon non è riuscito a dare il meglio di sé a Wembley, anche se dopo il pessimo primo tempo la reazione è stata buona e la squadra ha mostrato volontà e determinazione, senza però creare molto, arrivando poco al tiro e sciupando con Austin la chance della vita: si chiude malissimo la prima stagione da professionista del 20enne, che Wilson aveva acquistato dal Poole Town e soffiato al Bournemouth, ricavandone un rendimento davvero spettacolare. Questa finale però è davvero da incubo per lui e da dimenticare immediatamente. La stagione dei Robins è stata davvero al di sopra delle attese, ma non arriva il sigillo finale della promozione.
Millwall-Swindon 1-0
Millwall (4-4-2): Forde 5 – Barron 6,5 Robinson 6,5 Darren Ward 7 Craig 6,5 (44’ Frampton 5,5) – Batt 5 (70’ Hackett 6) Abdou 6,5 Trotter 6 Schofield 7,5 – Morison 7 Harris 6
In panchina: Sullivan, Alexander, Fuseini, Laird, Obika
Manager: Kenny Jackett 6,5
Swindon (4-4-2): Lucas 5,5 – Amankwaah 5,5 Cuthbert 6 Jean-Francois 3,5 Sheehan 7 (67’ Darby 6) – McGovern 6 (73’ O’Brien 5) Ferry 5 Douglas 6 Danny Ward 5 – Paynter 4 (81’ Pericard sv) Austin 4
In panchina: Smith, Easton, Timlin, Morrison
Manager: Danny Wilson 5
Arbitro: Colin Webster 5,5
Gol: 39’ Robinson
Ammonito: Jean-Francois (S)
Migliore in campo: Danny Schofield (Millwall)
mercoledì 26 maggio 2010
Rivisitiamo il meglio e il peggio dei nove mesi della Premier League 2009/10
Analisi dettagliata delle 20 squadre, dopo 38 giornate tra sorprese, delusioni e grandi conferme
Passate poco più di due settimane dalla fine, torniamo ad analizzare il campionato delle 20 squadre della Premier League 2009/10, dando un giudizio generale alla stagione e alle particolari fasi di gioco, oltre ai vari elementi che sono spiccati positivamente e negativamente.
Arsenal:
Stagione: In estate qualcuno dava i Gunners per spacciati nella corsa per la Champions League: anestetizzati e rimbambiti dai soldi del Manchester City, in tanti vedevano i londinesi più a rischio tra le top four. Non solo ciò non è successo, ma la squadra di Wenger per lunghi tratti ha tenuto testa in classifica a Chelsea e Manchester United, nonostante queste due squadre negli scontri diretti si siano rilevate decisamente più forti. E’ evidente il passo avanti rispetto alla scorsa stagione, ma il crollo dell’ultimo mese (un punto in quattro partite) che aveva messo in pericolo anche il terzo posto rovina un po’ il giudizio generale. Voto: 6,5
Stile di gioco: Il 4-3-3 (evoluto anche in un 4-2-3-1) ha aggiunto un ulteriore palleggiatore in fase di creazione di gioco, ma ha alternato grandi momenti di gioco a momenti piuttosto fiacchi, proprio a seconda delle lune dei vari palleggiatori: quando hanno girato, la squadra è apparsa brillante, altrimenti spiccava maggiormente una certa leggerezza del centrocampo. Ad inizio campionato la squadra segnava gol a grappoli, ma l’infortunio di Van Persie ha frenato decisamente questa media e tolto incisività negli ultimi metri, con la squadra che troppo spesso s’è ritrovata a rincorrere il risultato negli ultimi minuti: in particolare, questo modulo ha avuto il difetto di isolare spesso il centravanti, tanto che qualcuno ha chiesto e sperato il ritorno al 4-4-2. Più che il solito flowing football tipico del gioco di Wenger, in generale hanno stupito più i vari passaggi a vuoto. Voto: 6
Fase difensiva: L’innesto di Vermaelen ha migliorato qualcosa sul piano individuale, ma il reparto necessita di una organizzazione decisamente migliore e di un maggiore supporto del centrocampo per puntare davvero in alto. Gallas e Vermaelen hanno formato una buona coppia, ma spesso c’è stata la sensazione movimenti non collaudati e in parte un po’ improvvisati sul momento. I 41 gol subiti spiegano ampiamente quale sia il punto debole di questa squadra. Voto: 4,5
Il migliore: Alexander Song. Continua a crescere a vista d’occhio e rappresenta l’unico centrocampista della rosa capace di occuparsi della fase difensiva con impatto e qualità fisiche. Nei big match non può esser l’unico a tenere in piedi la baracca e andrebbe aiutato da qualche compagno, ma di fatto mantiene alto il proprio livello di prestazioni ed è l’unico della rosa a convincere in toto in questa stagione, sbagliando davvero poche partite: l’uomo su cui costruire una fase difensiva più adeguata.
Altri elementi positivi: Sol Campbell, Cesc Fabregas, Vito Mannone, Thomas Vermaelen.
Il peggiore: Manuel Almunia. Nella maggior parte delle sconfitte subite è evidente e decisivo qualche suo errore, con anche un paio di autogol goffissimi a rendere più tragico il quadro stagionale. Non ha alcuna qualità né mezzi fisici per difendere i pali di una grande di Premier League, eppure questa è la sua terza stagione da titolare dell’Arsenal: non c’è poi da stupirsi che queste stagioni non abbiano poi portato nulla di concreto al club. Inadeguato.
Altri elementi negativi: Denilson Neves, Abou Diaby, Eduardo Da Silva, Lukasz Fabianski, Theo Walcott.
Miglior partita: Everton-Arsenal 1-6 (15/08/2009). A Goodison Park soffrono e perdono in parecchi: l’Arsenal ha un po’ la fortuna di affrontare questa difficile trasferta nella prima giornata di Premier League e ne esce con un risultato devastante. Sembra l’inizio di una storia nuova per i Gunners, che hanno un buon impatto fisico del match e concretizzano la quasi totalità delle occasioni create, nonostante un match non proprio perfetto per fluidità di gioco: è un po’ un’illusione però. Ottimo impatto dell’esordiente Vermaelen, che va anche a segno.
Peggior partita: Chelsea-Arsenal 2-0 (07/02/2010). I Gunners affrontano due big match consecutivi per lanciarsi nella lotta per il titolo, ma invece perdono pesantemente entrambi e vengono ridimensionati. Piuttosto patetica la prestazione di Stamford Bridge, con l’Arsenal che tiene molto palla ma non crea alcuna chance decente, apparendo decisamente leggero al cospetto del Chelsea e commettendo gli stessi errori commessi da un lustro a questa parte nei derby contro i Blues.
Aston Villa:
Stagione: Piuttosto all’insegna del “vorrei ma non posso”: la squadra ha avuto l’organizzazione per competere con le grandi, ma spesso non l’imprevedibilità e la qualità per ottenere punti nei match contro le squadre di media classifica. Dopo i grandi passi avanti della scorsa stagione, la squadra è apparsa un po’ in involuzione: forse O’Neill ha già dato tutto ciò che poteva dare a questa società e adesso potrebbe servire qualcosa di nuovo. Voto: 6
Stile di gioco: L’involuzione s’è vista anche sul piano del gioco, con la squadra che via via s’è limitata a puntare puramente sul contropiede, atteggiamento che ha finito per pagare negativamente proprio nei match da vincere contro le squadre di media classifica. A parte le incursioni centrali di Milner, negli ultimi mesi la squadra non ha mostrato alcuna valida idea di gioco, limitandosi ad allargare il gioco sulla corsia senza grande ritmo, con i due esterni Ashley Young e Stuart Downing che dal canto loro si sono limitati troppo spesso a metter dentro palloni ordinari alla ricerca del centravanti, palloni però talmente prevedibili che raramente hanno messo in difficoltà le difese avversarie. Venendo meno l’imprevedibilità e la creatività, il gioco è diventato piatto, ripetitivo e privo di qualità: urge qualche idea nuova. Voto: 5
Fase difensiva: Tanti risultati sono dovuti proprio all’organizzazione difensiva, che in questa stagione ha raggiunto livelli davvero molto elevati: movimenti ben collaudati e straordinaria determinazione dei componenti della terza linea ha reso spesso molto difficile la vita degli avversari, anche quelli più forti. In alcuni match l’atteggiamento della squadra ha costretto la linea ad una difesa un po’ troppo strenua, ma in generale dietro i Villans sono stati piuttosto convincenti, a parte un paio di passaggi a vuoto (in particolare quello di Stamford Bridge). Voto 7,5
Il migliore: James Milner. All’Aston Villa e a Martin O’Neill in questa stagione sono mancate le idee offensive e di gioco, ma per un paio di mesi il nordirlandese spiazza le varie avversarie con l’accentramento di Milner nel ruolo di interno. Poi tutte le squadre hanno preso le dovute misure ed è svanito l’effetto sorpresa, ma l’ex Newcastle ha mantenuto comunque buono il suo livello di gioco, dando la sensazione di essere l’unico capace di dare un minimo di imprevedibilità ad un gioco ormai appiattitosi: giocatore completo, bravo nelle due fasi di gioco e instancabile nella corsa, capace anche di garantire spesso una buona qualità. Questa è la stagione della sua consacrazione, impreziosita da 7 gol e 12 assist (contando solo il campionato).
Altri elementi positivi: James Collins, Carlos Cuellar, Brad Friedel
Il peggiore: Ashley Young. Uno dei prospetti più intriganti del calcio inglese, dall’inizio del 2009 a questa parte ne azzecca davvero pochissime. Altra stagione del tutto negativa, in cui le sue giocate brillanti sono spesso mancate. Diventa il simbolo dell’appiattimento di gioco dell’Aston Villa, visto che ormai salta raramente l’uomo, crea poche volte una situazione di superiorità numerica e si limita a cross del tutto ordinari: da un giocatore col suo talento c’è davvero da aspettarsi di meglio. Da ritrovare.
Altri elementi negativi: Habib Beye, Emile Heskey, Steve Sidwell.
Miglior partita: Manchester United-Aston Villa 0-1 (12/12/2009). Dunne e compagni di reparto trovano la migliore prestazione difensiva dell’annata proprio in casa dei campioni in carica, regalando al club una vittoria ad Old Trafford che mancava da 26 anni: Agbonlahor timbra il gol vittoria, ma i grandi protagonisti sono i difensori che respingono in tutti i modi gli attacchi di Rooney & Co.
Peggior partita: Chelsea-Aston Villa 7-1 (27/03/2010). Quando si punta eccessivamente sulla fase difensiva, si può di tanto in tanto incorrere a giornate nerissime come questa. Nel primo tempo i Villans tengono bene e sono anche poco fortunati a trovarsi sotto, ma nella ripresa difendono in modo blandissimo, spariscono dal campo e il Chelsea passeggia macchiando decisamente le statistiche difensive della squadra di O’Neill.
Birmingham City:
Stagione: Nei primi due mesi il calcio poco qualitativo di McLeish sembrava dare il là ad una stagione molto difficoltosa, ma il Birmingham City ha saputo compattarsi e con una serie di 12 risultati utili consecutivi (con anche cinque vittorie consecutive) s’è affacciato nella prima metà di classifica, regalandosi una stagione più che tranquilla. Il calo finale nei match esterni è assolutamente prevedibile, in una stagione in cui i Brummies hanno davvero superato le attese, con un nono posto del tutto imprevisto: ad un certo punto i tifosi avevano sperato anche ad una qualificazione europea, ma non possono che essere super-felici dei risultati ottenuti dalla squadra. Voto: 8
Stile di gioco: Non si può certo dire che il Birmingham City fosse la squadra più esaltante sul piano estetico. I risultati sono arrivati con un calcio puramente speculativo, con le punte a lavorare molto duro in avanti e premiare soprattutto gli inserimenti dei centrocampisti, un tipo di gioco esaltato dal grandissimo inizio di stagione di Lee Bowyer. La squadra è riuscita ad essere concreta e efficace, ma sul piano qualitativo e di pura organizzazione si sono spesso visti dei limiti. Giudizio negativo, ma a McLeish importa poco visto che punta quasi unicamente su altre qualità: la dimostrazione arriva dal fatto che i Brummies sono la prima squadra nella storia della Premier League che riesce ad arrivare nella prima metà di classifica senza riuscire a vincere un match con oltre un gol di scarto. Voto: 5
Fase difensiva: Insieme alla concretezza, è stato l’elemento su cui la squadra ha poggiato i propri successi: organizzata benissimo da McLeish, la difesa è apparsa quasi sempre ben schierata e ben protetta dal centrocampo, capace di regalare a Joe Hart un gran numero di clean sheet nei primi sei mesi di stagione, per poi vedere questo numero calare nel finale di stagione senza che però la qualità difensiva crollasse più di tanto. Voto: 7,5
Il migliore: Roger Johnson. Dopo tre stagioni solide al Cardiff City, il Birmingham City gli regala la prima chance in Premier League acquistandolo per 5 milioni di pounds: nonostante la cifra piuttosto alta spesa per ingaggiarlo, in pochi pensano ad una scelta sbagliata, ma Roger Johnson riesce a superare di molto le pur positive attese, diventando colonna difensiva della squadra e giocando con un’autorità impressionante. Rimane solidissimo anche nella massima serie inglese e commette pochissime sbavature: molte al contrario le prestazioni eroiche, proponendosi come uno dei migliori difensori della stagione. Colosso.
Altri elementi positivi: Lee Bowyer, Stephen Carr, Scott Dann, Barry Ferguson, Joe Hart.
Il peggiore: Keith Fahey. Dopo un grande finale di stagione in Championship, è molto atteso alla prova della Premier League ma finisce per non convincere mai. Fatica per conquistare un posto da titolare e quando riesce a ritagliarsi un posto pressoché fisso sulla fascia sinistra finisce per non regalare quell’apporto concreto/qualitativo che aveva lasciato intravedere la scorsa stagione. Tante invece le prestazioni con continue imprecisioni: da rivedere.
Altri elementi negativi: Teemu Tainio.
Miglior partita: Wolverhampton-Birmingham City 0-1 (29/11/2009). Derby delle West Midlands molto atteso che permette al Birmingham City di salutare definitivamente le zone basse di classifica e approdare nella tranquillità della metà classifica. E’ un derby esterno e ci si attende un match combattuto, ma in realtà per i Brummies è tutto facile, pur non giocando certo un calcio spettacolare. Un magico pallonetto di Lee Bowyer apre i conti immediatamente e la squadra di McLeish domina nel primo tempo il possesso di palla, per poi contenere assolutamente agevolmente l’attacco spuntato dei Wolves nella ripresa.
Peggior partita: Birmingham City-Bolton 1-2 (26/09/2009). Il momento più basso della stagione, con il pubblico che finisce per fischiare la squadra e McLeish, chiedendo con forza un 4-4-2: lo scozzese punta infatti sul 4-5-1 con Benitez unica punta e la squadra gioca con pochissima qualità e senza idee. Phillips riesce a pareggiare con la solita giocata da grande attaccante, ma serve a poco perché l’allora oggetto misterioso Lee Chung-Yong trova il gol e affonda i Brummies, dando la sensazione di una squadra destinata a soffrire: McLeish riuscirà a trovare le contromisure.
Blackburn Rovers:
Stagione: Nei primi quattro mesi la squadra ha tentennato abbastanza, tanto che si era arrivati a Gennaio con il pubblico che contestava l’operato di Sam Allardyce, infelice dei risultati e del gioco espresso dalla squadra. Da quel momento però le cose son cambiate, con i Rovers che hanno avuto una decisa impennata nel rendimento, in primis in campo interno e poi negli ultimi tempi anche in trasferta: arriva così una salvezza tranquillissima e anche un ottimo piazzamento nella prima metà di classifica, a rendere la stagione ampiamente positiva. Voto: 7
Stile di gioco: Da Allardyce non si possono pretendere particolari finezze sul piano estetico, ma dopo un inizio di stagione piuttosto incostante i Rovers hanno trovato una loro consistenza in un calcio fisico molto ostico da affrontare, soprattutto ad Ewood Park. Un calcio fatto di tanti palloni alti e di una continua ricerca del calcio piazzato, creando una continua pressione alla difesa e al portiere avversario, con Dunn a provare a dare un po’ di imprevedibilità all’azione. Voto: 6
Fase difensiva: Tanti i 55 gol subiti (solo che ultime otto in classifica hanno subito di più), ma anche in questo caso le cose sono cambiate parecchio negli ultimi mesi, con Allardyce ha trovato il giusto assetto ed è riuscito a garantire una buona fase difensiva nonostante le assenze pesanti: ad inizio stagione si soffriva la dinamicità degli avversari e qualche distrazione di troppo, mentre negli ultimi mesi la squadra è apparsa più compatta e solida. Voto: 6
Il migliore: Christopher Samba. Altra stagione immensa del gigante congolese, non più schierato come centravanti come nella scorsa stagione (nelle situazioni di emergenza) ma ancora una volta straordinariamente utile nelle due fasi di gioco, visto che la continua ricerca dei calci piazzati dei Rovers lo porta a far visita molto spesso nell’area di rigore in avanti per cercare la spizzata o l’incornata anche sulle rimesse laterali di Pedersen o sulle punizioni da centrocampo (battute anche da Robinson). Il suo fisico è utilissimo in avanti, mentre la sua determinazione lo porta a qualche prestazione di altissimo livello anche dietro: ormai è un elemento imprescindibile per la squadra, in tutti i sensi.
Altri elementi positivi: David Dunn, Phil Jones, Steven N’Zonzi, Paul Robinson.
Il peggiore: Nikola Kalinic. Arriva per sei milioni di pounds e mai dà l’impressione di valere questa cifra. Si presenta in Inghilterra con una prestazione allucinante allo Stadium Of Light e per mesi sembra un vero e proprio pesce fuor d’acqua. Poi migliora, riesce a mantenere una maglia da titolare in modo più stabile, ma mai convince con continuità, tanto che più volte in stagione lo stesso Allardyce finisca per dichiarare come il punto debole dei Rovers sia l’assenza di un bomber, ovvero proprio ciò per cui era stato ingaggiato il croato. Mostra di tanto in tanto qualche giocata interessante sul piano tecnico, ma segna solo due gol in Premier League, è decisamente discontinuo e poco impattante sul piano fisico e agonistico per giocare in Inghilterra, in particolare in un sistema come quello del Blackburn. Rimandato a Settembre.
Altri elementi negativi: Franco Di Santo, El Hadji Diouf, Vince Grella.
Miglior partita: Blackburn-Burnley 3-2 (18/10/2009). Il derby del Lancashire torna in campionato dopo una lunghissima attesa e inizia malissimo per i Rovers, con Robbie Blake a portare immediatamente in vantaggio il Burnley. La risposta del Blackburn è di grandissima intensità, con un primo tempo d’assalto e giocato a ritmi pazzeschi, con anche qualche scampolo di bel gioco come stupenda azione che porta Chimbonda a realizzare il gol del 3-1. Ripresa più controllata e tranquilla, ma grande prestazione dell’intera squadra. Franco Di Santo segna il suo unico gol in campionato e gioca un match da applausi: non riuscirà più a ripetersi però.
Peggior partita: Chelsea-Blackburn 5-0 (24/10/2009). Una settimana dopo il derby, arriva il pesante capitombolo. I Rovers si presentano a Stamford Bridge indeboliti da un virus misterioso e non sono mai in partita, concedendo gol per qualche chiusura difensiva sballata e non facendosi mai vivi in avanti: prestazione del tutto impalpabile.
Bolton Wanderers:
Stagione: I fasti dell’era Allardyce sono ancora lontanissimi, ma Owen Coyle sembra poter creare un progetto positivo e qualche buon segnale s’è visto nel finale di stagione: il manager 43enne arriva da Burnley per sostituire il contestatissimo Gary Megson e per tirare fuori la squadra dalle secche della zona retrocessione dopo mesi di pura mediocrità. Fa fatica a regalare un vero cambio di passo, ma porta i Trotters ad una salvezza senza particolari affanni, anche se le prestazioni e i risultati non sono particolarmente continui. Voto: 5
Stile di gioco: Il Bolton di Megson era decisamente inguardabile: solo lanci lunghi senza particolari idee e senza alcuna qualità, per un gioco fisico ma senza il giusto impatto agonistico nel match. Coyle invece vuole proporre un gioco più tecnico, provando ad innestare nel mercato di Gennaio qualche elemento maggiormente qualitativo (Wilshere e Weiss). E’ un progetto ancora ai suoi primi passi e diversi giocatori non sembrano adatti al gioco voluto dal manager, per un progetto che dovrà avere un’impennata la prossima stagione con l’arrivo di innesti mirati. Per ora s’è visto qualche lampo interessante, ma anche qualche evidente passaggio a vuoto. Voto: 5
Fase difensiva: Il Bolton non subiva così tanti gol in campionato (comprese le quattro stagioni in seconda serie in campionati di 46 giornate) dall’ultimo posto in Premier League del 1995/96. Davvero poche volte i Trotters hanno dato sensazione di solidità, per una difesa che ha sofferto moltissimo soprattutto gli attacchi dinamici e veloci, andando più volte a lapsus ed errori piuttosto grossolani. Il fondo è stato toccato con l’infortunio al braccio di Gary Cahill (il migliore del reparto), che ha costretto Coyle ad inserire Sam Ricketts nel ruolo di difensore centrale: un totale disastro. Voto: 4,5
Il migliore: Lee Chung-Yong. Perde il posto a fine stagione, ma è un momento di appannamento dopo una stagione davvero sorprendente. Arrivato senza particolari proclami, è invece l’ultima intuizione felice di Gary Megson, che lo lancia sulla corsia di destra e trova in lui l’unica fonte di ispirazione nelle opache prestazioni che hanno preceduto il suo addio. Owen Coyle lo conferma sulla corsia e le sue prestazioni rimangono a lungo di alto livello, prima del calo finale. Molto interessanti le sue serpentine e i suoi inserimenti, con il sudcoreano che appare lucido e preciso anche nel cross. Impreziosisce il suo campionato con quattro gol (tutti in match vinti e due decisivi) e sei assist. Sorpresa.
Altri elementi positivi: Ivan Klasnic, Jack Wilshere.
Il peggiore: Johan Elmander. Owen Coyle prova a dargli fiducia regalandogli diverse maglia da titolare, ma davvero non è mai ripagato da prestazioni all’altezza. A differenza dello scorso anno, lo svedese ci mette almeno un impegno ben visibile, correndo e dannandosi come un matto in campo, ma proprio non ce la fa ad essere utile in nessun modo. Con l’arrivo di Coyle gioca in un 4-4-2 con un attaccante fisico come Kevin Davies al fianco, un modulo che sulla carta dovrebbe permettergli di esprimersi meglio rispetto al 4-5-1 utilizzato spesso da Megson (con Elmander incapace a reggere da solo sul piano fisico contro difensori ben più muscolari di lui), ma di fatto finisce per esser confermata la sensazione di una sua totale incompatibilità con il calcio inglese: pessimo soprattutto in fase di tiro, visto che non è mai capace di sfruttare le buone occasioni che gli capitano, commettendo errori imbarazzanti o complicandosi la vita da solo. Novello Afonso Alves.
Altri elementi negativi: Sam Ricketts, Jlloyd Samuel, Gretar Steinsson.
Miglior partita: Bolton-Wigan 4-0 (13/03/2010). Al Reebok Stadium arriva un Wigan reduce dall’aver battuto il Liverpool, ma non c’è davvero storia. Fabrice Muamba domina il centrocampo e impedisce ai Latics di trovare sfogo con le proprie trame, mentre sulle fasce i Trotters affondano con grande costanza, mettendo grande pressione sull’avversario e sfruttando cinicamente tutte le sbavature difensive dell’undici di Martinez. Vittoria larga e raro clean sheet stagionale, che completa un break che allontana il Bolton dalla zona retrocessione.
Peggior partita: Aston Villa-Bolton 5-1 (07/11/2009). L’Aston Villa non brilla mai sul piano del gioco in tutta la stagione, lo fa nel modo migliore proprio contro il Bolton. E’ una partita molto sentita per l’ex di giornata Gary Cahill, che però gioca malissimo e guida una difesa allo sbando a subire cinque gol e a rischiare più volte un cappotto ancor più severo. L’era Megson entra così definitivamente nel tunnel negativo che porterà il manager all’esonero.
Burnley:
Stagione: Parte lanciato e per un certo periodo si candida ad essere una delle sorprese stagionali, visto che si stabilizza a metà classifica. In trasferta però i Clarets ne azzeccano pochissime e il rendimento interno precipita totalmente con l’addio di Owen Coyle, uno choc da cui la squadra non si riesce a riprendersi, anche perché l’arrivo di Brian Laws porta il Burnley a precipitare fino alla retrocessione: il crollo di schianto rovina la bella impressione data in avvio di stagione e ricaccia la squadra in Championship. Voto: 5
Stile di gioco: Ad inizio stagione la squadra mancava di consistenza in trasferta, ma tra le mura amiche riusciva ad esprimere il bel calcio proposto la scorsa stagione in Championship, con le combinazioni strette e i continui inserimenti dei centrocampisti che sembravano portare risultati anche in Premier League. L’addio di Coyle però ha cambiato tutto e di fatto l’arrivo di Laws ha snaturato la squadra, proponendo un gioco decisamente più confuso e meno organizzato, puntato su lanci e dinamismo ma con meccanismi non certo oliati: davvero difficile trovare sul piano del gioco punti in comune sul Burnley che ha iniziato e chiuso la stagione. Voto: 5
Fase difensiva: Era il vero punto debole dell’inizio di stagione, con i Clarets che non riuscivano a trovare le contromisure con la Premier League e di fatto si affidavano a qualche buona prestazione individuale. Bisognava lavorarci in particolare in trasferta, per un reparto che in ogni caso era solo di poco sotto la sufficienza, ma anche in questo caso l’arrivo di Laws ha rappresentato un tremendo scossone negativo, con la squadra che ha perso via via colpi fino a non difendere più, chiudendo la stagione con qualche prestazione difensiva davvero imbarazzante. Voto: 3
Il migliore: Graham Alexander. Ovviamente a 38 anni non ha potuto garantire prestazioni di egual livello e ha avuto qualche passaggio a vuoto, ma la sua esperienza e la sua intelligenza tattica è spesso stata utile alla squadra per proteggere una difesa spesso in difficoltà: di fatto, nelle prestazioni migliori c’è il suo zampino, anche sul piano realizzativo visto che ha messo a segno sette centri. La sua prima stagione in Premier League può esser considerata positiva sul piano individuale e con ogni probabilità sarà lui l’anima della squadra per provare a risalire immediatamente.
Altri elementi positivi: Wade Elliott, Martin Paterson, Steven Fletcher.
Il peggiore: Leon Cort. E’ l’ingaggio di Laws per rendere più solida e fisica la difesa, diventa un vero e proprio fiasco: continue le sue imperfezioni e i suoi errori piuttosto gravi, per un elemento decisamente fuori livello in Premier League. Dopo una stagione e mezza passata più in panchina che in campo allo Stoke City, appare anche piuttosto impacciato nei movimenti ed è tra le principali cause di alcune disastrose esibizioni difensive del finale di stagione.
Altri elementi negativi: Andre Bikey, Michael Duff, Stephen Jordan, David Nugent.
Miglior partita: Burnley-Manchester United 1-0 (19/08/2009). Esordio interno non certo semplice, visto che a Turf Moor arrivano i campioni in carica del Manchester United. Il pubblico però è caldissimo e carica alla grande la squadra, che dal canto suo propone nel primo tempo un calcio coraggioso e va meritatamente in vantaggio grazie alla prodezza di Robbie Blake. I Red Devils reagiscono, ma il Burnley si difende con i denti e riesce a portare a casa un risultato di grandissimo prestigio, anche grazie a “The Beast” Jensen che para un rigore a Carrick: il capolavoro stagionale.
Peggior partita: Burnley-Manchester City 1-6 (03/04/2010). Da qualche settimana la squadra dà la sensazione di aver mollato, con Laws che sembra non riuscire più a motivare la squadra. La conferma si ha perfettamente in questo match, con i Clarets che non entrano proprio in campo e difendono in maniera imbarazzante, subendo tre gol in 7 minuti e permettendo al Manchester City di segnare quasi in ogni attacco . Una delle partite più imbarazzanti della storia della Premier League per l’atteggiamento dei Clarets: misteriosamente Laws riesce a non essere esonerato dopo una prestazione di questo livello.
Chelsea:
Stagione: Il campionato è approcciato subito nel modo giusto con sei vittorie nelle prime sei partite a dare subito il segnale voluto: il Chelsea c’è nella lotta per il titolo. E’ probabilmente il momento di maggiore continuità dei Blues, che alternano momenti esaltanti a vittorie stentate o a passaggi a vuoto in trasferta. I londinesi danno raramente la sensazione di essere particolarmente superiori alle altre grandi, ma vincono tutte e sei le partite contro le Big Four, un cammino senza precedenti che permette alla squadra di Ancelotti di intascare i punti decisivi nella lotta per il titolo, vinto con un 8-0 nettissimo sul Wigan ma anche solo per un punto di vantaggio sul Manchester United. La vittoria della FA Cup impreziosisce ulteriormente una stagione non del tutto convincente ma concreta e vincente. Voto: 7,5
Stile di gioco: Nonostante le quattro larghissime goleade del 2010, non c’è stato quel salto di qualità a livello estetico che Ancelotti aveva promesso in estate, anche per una certa confusione tattica. Si parte con il 4-3-1-2 sulla carta basato molto sul palleggio stretto, ma gli avversari alla lunga trovano le contromisure e Ancelotti capisce di non avere a disposizione (tra i vari Lampard, Deco e Joe Cole) un elemento che possa garantire continuità di prestazione nel ruolo di trequartista. Nel 2010 si passa allora al 4-3-3 che il Chelsea ha sempre mostrato nell’ultimo lustro e di fatto si ritorna al gioco mourinhiano, con molta fisicità e la ricerca continua dell’episodio giusto o della fiammata muscolare garantita da Drogba: le reali novità si vedono nel 4-3-3 con Drogba assente (per la Coppa d’Africa o per infortunio), con Anelka nel ruolo di centravanti a garantire qualità e brillantezza negli appoggi e la squadra a muoversi in modo efficace, trovando sprazzi di gioco anche bello da vedere. Sembra questa la qualità di gioco promessa da Ancelotti, ma non è detto che le caratteristiche di Drogba si sposino al meglio. In generale, la squadra è stata più efficace e concreta che divertente da vedere. Voto: 6
Fase difensiva: Statisticamente il Chelsea ha subito il maggior numero di gol in campionato dell’era Abramovich. A parte qualche prestazione non convincente in Europa (i troppi errori visti contro l’Inter), l’impressione è che la colpa non sia tanto di un assetto di squadra meno convincente, ma quanto di tutti i vari problemi individuali avuti dai difensori: infortuni lunghi e scandali esterni (vedi il caso Terry) hanno influenzato il rendimento del reparto. L’unico a non aver avuto problemi di questo tipo è Alex, che però non convince mai del tutto e sembra piuttosto incostante. In ogni caso, rimane alto il numero dei clean sheet che permette a Petr Cech di vincere (a pari merito con Reina) il Golden Glove. Oltretutto, quando il livello di concentrazione è stato molto alto, la squadra ha subito poco: nei sei match contro le Big Four, i Blues hanno subito soltanto un gol e per giunta con Macheda del Manchester United che si aiuta con una mano. Voto: 7
Il migliore: Florent Malouda. Dopo una stagione mezzo da incubo in Inghilterra, Hiddink aveva saputo toccare i tasti giusti e l’aveva rilanciato alla grande, con il francese che ora ha convinto tutti giocando una stagione di eccellente livello e con grande continuità di prestazione. Non del tutto a suo agio ma capace di adattarsi al ruolo di interno (nel 4-3-1-2 iniziale o anche nel 4-3-3 che lo ha visto arretrato nelle ultime partite), bravo anche a sacrificarsi nelle partite giocate da terzino (in assenza di Ashley Cole e Zhirkov), a tratti è stato irresistibile nel ruolo di ala, finendo in doppia cifra in campionato per numero di gol realizzati (12) e per assist (10), oltre a guadagnarsi medie voto altissime. Da potenziale fallimento a grande punto di forza.
Altri elementi positivi: Nicolas Anelka, Didier Drogba, Branislav Ivanovic, Frank Lampard.
Il peggiore: John Obi Mikel. Ancora una volta ha la possibilità di riscattarsi e di provare a legittimare la cifra spesa per lui dal Chelsea: gioca tanto, ma sempre ad un livello decisamente inferiore a quello dei compagni. Quando la squadra gioca male, lui è sempre il primo ad affondare, mentre quando le cose vanno bene lui non va mai oltre alla sufficienza. Oggetto misterioso.
Altri elementi negativi: Alex da Costa, Deco de Souza, Joe Cole, Salomon Kalou.
Miglior partita: Chelsea-Aston Villa 7-1 (27/03/2010). A sette giorni dall’importantissimo scontro diretto contro il Manchester United, il Chelsea lancia un segnale deciso giocando il match migliore degli ultimi tre anni sul piano estetico e di gioco. Nel primo tempo i Blues giocano con buona qualità ma sembrano mancare di incisività e forse il pareggio sarebbe stato più gusto del 2-1 con cui le due squadre vanno all’intervallo, ma nella ripresa la squadra di Ancelotti alza anche il proprio livello negli ultimi metri e approfitta del calo dei Villans con un calcio veloce e brillante, con tante belle combinazioni sullo stretto e un Malouda irresistibile, mentre Lampard trova lo spazio per inserirsi da dietro e mette a segno addirittura un poker (anche se due gol arrivano dal dischetto). Drogba rimane in panchina per 90 minuti ma nessuno se ne accorge: qualcuno inizia a pensare che paradossalmente senza il formidabile ivoriano la squadra possa giocare addirittura meglio.
Peggior partita: Chelsea-Manchester City 2-4 (27/02/2010). Dopo un primo tempo comandato ampiamente, al 42’ arriva il gol del vantaggio con Lampard e la partita sembra totalmente in discesa. Invece la difesa inizia a sbandare paurosamente su ogni contropiede e arriva una clamorosa sbandata, con quattro gol subiti tra le mura amiche e anche due espulsioni a rendere ancora più amara la prima sconfitta interna stagionale. Il momento più difficile del campionato.
Everton:
Stagione: Infortuni e difficoltà fisiche influiscono nella nuova partenza lenta dell’Everton, che da qualche anno ormai non riesce ad uscire bene dai blocchi. Quest’anno però l’accelerazione è più ritardata del solito e per tre mesi i Toffees non riescono proprio a trovare continuità: quando cambiano passo è ormai troppo tardi per raggiungere un piazzamento europeo, nonostante alcune prestazioni di altissimo livello. L’annata però non va considerata negativa, perché la squadra è apparsa più che all’altezza delle migliori, basti vedere il modo in cui ha battuto Chelsea e Manchester United in casa e il modo con cui ha sfiorato il colpaccio in casa dell’Arsenal. Voto: 6,5
Stile di gioco: Il gioco è dell’Everton è basato molto sulla corsa e sulla capacità di aggredire gli spazi e quando all’inizio di stagione la condizione atletica è non esaltante la squadra ne risente particolarmente e fa enorme fatica a produrre un gioco efficace. Con il rientro di qualche infortunato e la crescita di condizione, la squadra inizia a girare nel modo giusto e a Goodison Park si vedono alcune prestazioni di altissimo livello, con l’undici di Moyes capace di produrre un calcio a ritmi altissimi e anche con grande qualità, un calcio divertente e anche molto inglese. I Toffees devono essere forse più convinti nel prendere in mano l’iniziativa in campo esterno, ma il voto rimane sopra la sufficienza soprattutto per gli acuti di alto livello. Voto: 6,5
Fase difensiva: Meno efficace del solito e lo dimostrano i 12 gol in più subiti rispetto allo scorso campionato. Qualche passaggio a vuoto in più del solito dovuto al difficile rientro di Jagielka (dopo il lungo infortunio, il primo impatto in campo logicamente non era semplice) e al difficile ambientamento di Heitinga. In ogni caso, Moyes ha abituato ad un livello difensivo più alto. Voto 5,5
Il migliore: Steven Pienaar. Per essere un’ala che milita nel calcio inglese non segna tantissimo, ma quest’anno ha giocato con grandissima continuità, garantendo un rendimento costante e piuttosto alto, con qualche picco prodigioso nelle migliori esibizioni dell’Everton. Il sudafricano è in continuo movimento e i suoi appoggi per i compagni sono sempre di qualità, essendo anche capace di garantire qualche giocata imprevedibile. Oltretutto in Inghilterra è migliorato anche in fase difensiva e si rende utile anche nel rincorrere l’avversario.
Altri elementi positivi: Mikel Arteta, Leighton Baines, Landon Donovan, Marouane Fellaini.
Il peggiore: Tony Hibbert. Forse è arrivata l’ora che Moyes cerchi un terzino destro di maggior livello: il 29enne non fa mancare mai l’impegno e si sacrifica anche quando è costretto a giocare come difensore centrale (in particolare in Europa League), ma più volte finisce per essere il nervo scoperto della difesa, l’uomo da attaccare per aprire la retroguardia dei Toffees.
Altri elementi negativi: John Heitinga.
Miglior partita: Everton-Manchester City 2-0 (16/01/2010). A Goodison Park cadono Chelsea e Manchester United in pochi giorni dopo due grandissime prestazioni dei Toffees, ma probabilmente il capolavoro di maggior livello è quello proposto contro il Manchester City, quando la squadra di Moyes ha proposto un calcio travolgente e puramente inglese demolendo in tutto e per tutto i Citizens dei magnati arabi. E’ una grandissima esibizione di squadra, ma anche un match molto significativo: le tattiche europeizzate di Mancini travolte dal vecchio calcio britannico proposto da Moyes, lo spirito dei Toffees che spazza un club la cui unica mentalità sembra essere quella di comprare tutto e tutti. Prestazione doc in particolare di Marouane Fellaini, dominatore assoluto a centrocampo e capace di permettersi anche giocate di lusso.
Peggior partita: Everton-Arsenal 1-6 (15/08/2009). L’inizio di stagione è un po’ da incubo e si parte con la peggior sconfitta dell’anno. I Toffees tengono anche in maniera dignitosa a centrocampo, ma in difesa sbandano malissimo, in particolare subendo due gol su punizioni dalla trequarti nel primo tempo. Una delle cause è la presenza di Joleon Lescott, che ha la testa più al conto in banca che al campo.
Fulham:
Stagione: Come nella scorsa stagione, la partenza non è stata irresistibile ma poi la squadra ha cambiato marcia e ha saputo gestire in modo sorprendentemente agevole un calendario infittitosi con gli impegni dell’Europa League, nonostante una rosa apparentemente corta. I Cottagers si garantiscono un altro campionato tranquillissimo, prendendosi qualche soddisfazione eccellente e andando fino in fondo in Europa, perdendo soltanto la finale di Amburgo. Difficile chiedere di più a Roy Hodgson. Voto: 7
Stile di gioco: Quest’anno la squadra ha dimostrato di sapersi adattare a più stili di gioco rispetto alla scorsa stagione. In trasferta si certa maggiormente la solidità, si gioca con il baricentro basso per poi puntare alle ripartenze, mentre in casa il calcio semplice e arioso che tanto bene aveva fatto la scorsa stagione è stato alternato ad un calcio un po’ più fisico e con più guizzi sulle corsie, anche per l’innesto positivo di Duff e per l’esplosione di Zamora. Voto: 6,5
Fase difensiva: Solo le prime sette in classifica hanno subito meno gol dei Cottagers, il che non è certo un bottino malvagio in particolare se si pensa che nel finale di stagione la squadra ha avuto più che un pensiero all’Europa League, con Hodgson che di tanto in tanto ha schierato anche le seconde linee. La squadra quest’anno ha avuto qualche infortunio in più (in particolare nel settore dei terzini), ma non ha visto calata l’efficacia difensiva, rimanendo sempre piuttosto solida. Voto: 7,5
Il migliore: Bobby Zamora. Lo scorso anno era stato molto utile in fase di sponda ma davvero insufficiente in fase realizzativa, tanto da metter a segno appena due gol in campionato ed entrando in polemica con i tifosi. Polemiche del tutto dimenticate, perché nel finale di questa stagione non c’era una partita del Fulham in cui fossero continui i cori d’affetto per il centravanti, capace di prendersi tutte le rivincite possibile contro tutti i critici. Ci ha messo poco per ritrovare la giusta fiducia e ha finito per essere devastante: le sue sponde sono diventate anche qualitative, mentre le sue iniziative di potenza sono diventate pressoché impossibili da arginare. Grande protagonista della stagione tranquilla in campionato con 8 gol e sei assist, straordinario però soprattutto in Europa League con altri 8 centri e prestazioni che hanno catturato gli occhi di tutti nel continente. Ha dovuto combattere negli ultimi due mesi con un problema al tendine d’Achille (che purtroppo lo ha limitato anche nella finale di Europa League), senza il quale forse sarebbe entrato anche nella lista dei 30 preconvocati di Fabio Capello per i Mondiali: in una stagione è passato dall’esser preso in giro all’esser acclamato per un posto in Nazionale. Perché “When the ball hits the goal, it’s not Rooney or Co, it’s Zamora”.
Altri elementi positivi: Clint Dempsey, Damien Duff, Zoltan Gera, Brede Hangeland, Aaron Hughes, Danny Murphy, Mark Schwarzer.
Il peggiore: Jonathan Greening. Arrivato per dare respiro a Danny Murphy, di fatto appare in fase di totale involuzione e non riesce a rendersi particolarmente utile, finendo per proporsi in diverse prestazioni senza alcun impatto. Non è riuscito a diventare un’alternativa di Murphy in regia e anzi non è mai stato brillante in fase di possesso, mentre non è risultato nemmeno molto utile in fase di copertura. Probabilmente non si trova a proprio agio con il calcio del Fulham, di certo il suo arrivo è da considerare un vero flop.
Altri elementi negativi: Kagisho Dikgacoi, Chris Smalling.
Miglior partita: Fulham-Manchester United 3-0 (19/12/2009). Il Fulham migliore della stagione è probabilmente quello visto in Europa League in casa contro la Juventus, ma anche questa prestazione contro il Manchester United è da considerare di assoluto livello, molto vicina a livelli di perfezione. I Cottagers iniziano con il baricentro basso per non dare spazi al Manchester United ma poi dopo il gol di Danny Murphy iniziano uno show per il loro calcio arioso e molto efficace, mettendo a nudo i problemi difensivi dei Red Devils (che giocavano con una terza linea a pezzi) con un irresistibile Bobby Zamora e arrivando anche ad ottenere una vittoria molto larga. Soddisfazione davvero esaltante per gli uomini di Roy Hodgson.
Peggior partita: Tottenham-Fulham 2-0 (26/01/2010). Il livello di prestazione del Fulham è stato sempre molto continuo e non è facile trovare nelle 38 giornate un match che possa esser considerato il più negativo dell’anno. Probabilmente la prestazione meno convincente di tutte è quella del White Hart Lane, con il Fulham che non è mai vivace e non impensierisce in alcun modo Gomes, mentre dietro risulta un po’ meno attento del solito. Sconfitta che arriva senza mai entrare realmente in partita.
Hull City:
Stagione: A differenza della scorsa stagione non riesce a piazzare una partenza lampo anche perché manca l’effetto sorpresa e allora finisce per soffrire tutta la stagione, languendo sempre nelle ultime posizione entrando e uscendo dalla zona retrocessione. La società prova a dare una scossa alla stagione con l’esonero di Phil Brown, ma le cose non sono cambiate e qualche passo falso piuttosto evitabile porta i Tigers alla retrocessione. Iain Dowie aveva poco da perdere in questo finale di stagione all’Hull City e anzi ha provato a rilanciare la propria carriera con una miracolosa salvezza, obiettivo però non riuscito e nemmeno sfiorato. Voto: 4
Stile di gioco: Di tanto in tanto in Premier League si vedono squadre puntare quasi unicamente sulla corsa, ma i risultati non arrivano mai: fotografia perfetta è il Fulham di Lawrie Sanchez che era destinato alla retrocessione ma che fu salvato da Hodgson. Lo stile dell’Hull City quest’anno somigliava molto a quello dei Cottagers, con un calcio poco costruito e fatto di mille lanci per attaccare lo spazio con la corsa dei centrocampisti e degli attaccanti: ogni tanto i Tigers hanno tenuto una buona intensità e un buon livello, ma puntando unicamente sulla corsa è difficile mantenere certi livelli per 90 minuti e non a caso sono stati tantissimi i cali e i gol subiti nei finali di gara. Voto: 4
Fase difensiva: In qualche occasione la difesa strenua e grintosa è anche funzionata e ha portato un pareggio interno contro il Chelsea o altri pareggi sfiorati contro lo stesso Chelsea e l’Arsenal (match persi in pieno recupero). In generale però è mancata spesso l’organizzazione e sono stati tanti gli errori grossolani di reparto e singoli: non è un caso che solo Burnley e Wigan abbiano subito più gol. Voto 4,5
Il migliore: Stephen Hunt. Torna in Premier League dopo un anno di Championship ma appare comunque di un livello superiore rispetto a quello generale della squadra: ogni tanto il suo caratteraccio lo porta ad innervosirsi e a prestazioni non all’altezza, ma di fatto Stephen Hunt è l’unico elemento capace di garantire giocate di un certo livello all’Hull City. Sempre instancabile sulla corsia e capace di garantire cross e servizio molto lucidi, oltre che l’unico elemento capace di vedere la porta con continuità: con sei gol è il top scorer in campionato per i Tigers. La sua assenza nel finale di stagione è stata pesantissima. Merita di rimanere in Premier League.
Altri elementi positivi: Jimmy Bullard, Tom Cairney.
Il peggiore: Paul McShane. Ormai sta diventando un caso patologico. Appena salito in Premier League ha tirato fuori una serie di stagioni pessime, con tante prestazioni davvero allucinanti: del bel difensore grintoso e preciso visto in Championship non c’è neppure l’ombra. Troppe le sue disattenzioni e i suoi errori marchiani, troppo spesso decisivi.
Altri elementi negativi: Craig Fagan, Richard Garcia, Geovanni Deiberson, Kamel Ghilas, Kevin Kilbane.
Miglior partita: Hull City-Manchester City 2-1 (06/02/2010). E’ il terzo risultato utile consecutive, un po’ una novità che illude i Tigers sulle possibilità di salvezza: è l’ultimo acuto dell’era Phil Brown, visto che poi ci saranno solo quattro ko e l’ingaggio di Dowie. Vittoria illusoria ma arrivata con estremo merito, visto che l’Hull City ci mette grande corsa e impone grandissimo ritmo alla partita, travolgendo un Manchester City troppo pieno di sé per entrare mentalmente in un clima da battaglia. Altidore trova una prestazione stupenda e sblocca il match, ma questo è il suo unico gol in Premier League. Al 59’ Adebayor riapre la partita, ma i Citizens non sono mai pericolosi e il risultato è bugiardo: i Tigers avrebbero meritato una vittoria ben più larga.
Peggior partita: West Ham-Hull City 3-0 (20/02/2010). Il West Ham sembra il Barcellona e vince il match dominando e dando spettacolo: il fatto che poi gli Hammers perdano le successive sei partite ed entrino in crisi totale fa capire che più che meriti dei londinesi ci sono totali demeriti dell’Hull City, che è del tutto impotente e fa esaltare l’avversario venendo sonoramente sculacciato. Era uno scontro diretto fondamentale e i Tigers lo perdono senza appello.
Liverpool:
Stagione: I primi 8 giorni di campionato portano due sconfitte (nelle prime tre giornate), ovvero lo stesso numero di ko subito nell’intera Premier League 2007/08: è l’inizio di una Caporetto, con i Reds che non convincono mai e via via subiscono tremende mazzate in ogni competizione. Sempre in grande difficoltà nella lotta per il quarto posto, ad un certo punto il Liverpool sembra riuscire a riassestare la rotta ma proprio in quel momento arriva la crisi definitiva che porta la squadra a crollare addirittura al settimo posto: fallimento totale per Rafa Benitez. Voto: 3
Stile di gioco: Il problema sta tutto alla fonte: non arriva nessuno per rimpiazzare Xabi Alonso. Aquilani vede il campo pochissimo e allora di fatto a diventare titolare è Lucas Leiva, che non si prende mai una responsabilità e costringe Mascherano ad un gioco non suo, con l’argentino costretto anche a costruire. Ne nasce una squadra del tutto piatta, con l’unica punta quasi sempre isolata e Gerrard mortificato sulla trequarti perché non viene mai servito con la fluidità e il ritmo giusto. Squadra senza spunti e con un gioco del tutto prevedibile: difficile ricordare un Liverpool così povero sul piano qualitativo. Per proporlo c’è voluto il “genio della tattica” Benitez. Voto: 2,5
Fase difensiva: In qualche modo i Reds se la cavano subendo in una stagione così pessima appena 35 gol, chiudendo con la terza miglior difesa del campionato. Merito di un assestamento della seconda metà del campionato, ma prima anche la difesa imbarcava spesso, subendo costantemente sulle corsie e ballando sempre sui calci piazzati, con le marcature a zona di Benitez che sono risultate uno scempio. Voto: 6
Il migliore: Josè Manuel Reina. In una stagione così allucinante per la squadra e con una difesa spesso insicura, lui riesce a portare a casa il Golden Glove alla pari con Petr Cech e ciò dimostra la qualità delle sue prestazioni. E’ spesso messo sotto pressione ma commette pochissimi errori: anzi la sua agilità e la sua bravura nelle uscite permettono al Liverpool di limitare i danni. Quasi tutti i compagni deludono, lui conferma di essere un portiere di primo livello: commuovente.
Altri elementi positivi: Fernando Torres, Glen Johnson, Javier Mascherano
Il peggiore: Lucas Leiva. Il quarto segreto di Fatima svelerà i motivi per cui Lucas Leiva gioca titolare al Liverpool: nemmeno i Maya sarebbe riusciti a prevedere una sciagura del genere. La sua presenza a centrocampo è quanto di più inutile ci sia nella stagione della Premier League: non ha alcuna personalità né qualità per fare gioco e di fatto è Mascherano costretto a sacrificarsi e fare il regista. Il suo impatto fisico è nullo e non è utile nemmeno in fase difensiva: spesso lo si ricorda solo per i falli commessi. Benitez andrebbe cacciato solo per la scelta di giocare una stagione con questo brasiliano come titolare. Il peggiore del campionato.
Altri elementi negativi: Alberto Aquilani, Ryan Babel, Emiliano Insua, David N’Gog, Maxi Rodriguez.
Miglior partita: Liverpool-Tottenham 2-0 (20/01/2010). Sembra il sussulto che riapre nuove prospettive e rilancia il Liverpool nella lotta per il quarto posto. La principale rivale arriva ad Anfield e viene battuta abbastanza nettamente, anche più di quanto dica il punteggio. I Reds non giocano in maniera particolarmente brillante, ma appaiono decisamente superiori e non sono mai in bilico, nonostante il secondo gol arrivi solo nel recupero.
Peggior partita: Liverpool-Chelsea 0-2 (02/05/2010). L’orgoglio del Liverpool ad intralciare la corsa al titolo di una grande? Una volta sarebbe stato così, basti pensare al 1995 quando all’ultima giornata il Blackburn arrivò ad Anfield e si vide battuto dai Reds, riuscendo comunque a vincere la Premier League per il contemporaneo pareggio del Manchester United contro il West Ham. Tra le tante caratteristiche storiche del Liverpool demolite da Benitez c’è però anche l’orgoglio: i Reds giocano in maniera tremendamente accomodante e per il Chelsea la partita si trasforma in una passeggiata, in particolare dopo il pessimo retropassaggio di Gerrard che regala il gol del vantaggio a Drogba. Prestazione demoralizzante che mostra ulteriormente come l’era Benitez sia finita: lo capirà anche la società?
Manchester City:
Stagione: Come previsto a momenti di esaltazione han fatto seguito momenti di totale sbandamento senza una reale consistenza: il collettivo non è squadra vera e questo ha impedito una serie di risultati convincenti. Dopo l’esonero di Hughes viene chiamato Mancini ma di fatto non cambia nulla, con l’italiano che anzi porta di tanto in tanto dosi di difensivismo che fanno soltanto male alla squadra e non funzionano. Miracolosamente i Citizens rimangono in corsa per il quarto posto fino alla penultima partita, ma il Tottenham li sovrasta totalmente e li ricaccia ad un quinto posto più realistico. Tante chiacchiere, poca concretezza. Voto: 5,5
Stile di gioco: Il non gioco di Hughes di fatto è stato estremizzato con Mancini, che non ha portato nulla di nuovo e anzi ha seguito le tattiche del suo predecessore: perlomeno il gallese ci aveva ragionato su per sbagliarle. S’è andato avanti ad iniziative personali senza un gioco di squadra reale: questo ha reso i Citizens la squadra più brutta da vedere. in questa Premier League. Voto: 4
Fase difensiva: Anche in questo caso non esiste una reale difesa di squadra e i movimenti molto spesso sono improvvisati, con i difensori che più volte sono incappati in errori individuali. Nonostante uno Shay Given spesso epico, sono 45 i gol subiti, più di tutte le squadre qualificate per l’Europa. Voto: 5
Il migliore: Carlos Tevez. Tra i tanti scetticismi stagionali per il Manchester City c’erano anche quelli riguardanti agli atteggiamenti di Tevez, reduce da una stagione piuttosto polemica ad Old Trafford: lo spogliatoio ha mille problemi ma apparentemente invece l’argentino è stato uno dei pochi elementi esemplari fuori dal campo, oltre ad esserlo (a parte le due sfide di Carling Cup contro il suo ex club) spesso e volentieri dentro al campo, dannandosi l’anima correndo come un matto per tutto il campo. Segna 23 gol in campionato e quasi tutti sono decisivi: è lui a tenere il City in una posizione di classifica ben più alta di quella meritata. Meriterebbe di esser circondato da una squadra vera.
Altri elementi positivi: Craig Bellamy, Shay Given, Adam Johnson.
Il peggiore: Emmanuel Adebayor. Come prevedibile, ogni milione di pounds per cui è stato pagato è stato buttato. Inizia a razzo, ma il togolese è un po’ come il pesce: dopo un po’ puzza. Per mesi non ne azzecca più una e la sua presenza è del tutto impalpabile, dato che non riesce mai a farsi largo tra le difese avversarie e mostra tutti i limiti tecnici. Condisce il tutto con tacchettate e interventi pessimi sugli avversari, tipici del suo orrendo carattere. L’acquisto peggiore della stagione.
Altri elementi negativi: Gareth Barry, Wayne Bridge, Stephen Ireland, Joleon Lescott, Micah Richards, Pablo Zabaleta.
Miglior partita: Chelsea-Manchester City 2-4 (27/02/2010). Match stranissimo nel suo svolgimento ma Manchester City che riesce a portare a casa un grande e inatteso risultato, divenendo l’unica squadra capace di espugnare Stamford Bridge in questa Premier League. I Citizens riescono a sfruttare gli orrori difensivi del Chelsea grazie al contropiede e infliggono un colpo che sembra molto duro nella stagione dei Blues.
Peggior partita: Tottenham-Manchester City 3-0 (16/12/2009). Il Tottenham ha mostrato una enorme superiorità rispetto al Manchester City, dominando totalmente a White Hart Lane e comandando sul piano tattico lo scontro diretto decisivo al City Of Manchester Stadium: sono due ko sonori e devastanti per i Citizens. La sconfitta di metà Dicembre di fatto costa la panchina a Mark Hughes, che verrà poi esonerato poco dopo il 4-3 inflitto al Sunderland qualche giorno dopo. I Citizens non sono mai in partita e vengono scherzati dagli Spurs. Prestazione ai limiti del vergognoso per Adebayor.
Manchester United:
Stagione: Non arriva lo storico quarto titolo consecutivo e a fine stagione la bacheca si riempie solo con la Carling Cup ma, nonostante si parli di una società con grande mentalità che gioca tutte le competizioni unicamente per vincerle, nell’analisi di una stagione non bisogna farsi accecare dai trofei arrivati o meno: d’altronde, a ben vedere i finalisti della Champions League (il Bayern Monaco) hanno eliminato i Red Devils solo con l’antiquata e obsoleta regola dei gol in trasferta (anche se con merito), mentre in Premier League il Chelsea è finito avanti ma per l’inezia di un punto. In tanti in estate parlavano di un crollo verticale per l’addio di Cristiano Ronaldo, ma Ferguson ha trovato in Rooney una stella principale ancora più limpida del portoghese: il fatto è che a mancare sono state le spalle, visto che non c’era più un elemento che facesse lavoro di grande sacrificio con la qualità che garantiva Rooney nelle precedenti stagioni. Ferguson ha sbagliato nella valutazione su Anderson, Berbatov e (in parte) Nani e ci ha messo qualche errore qua e là (vedi la fiducia su Foster), ma il Manchester United ha avuto comunque una stagione di alto livello facendosi valere in quasi tutte le competizioni (la FA Cup fa eccezione), oltrepassando brillantemente anche momenti di grandissima difficoltà (come l’epidemia di infortuni in difesa del mese di Dicembre). Sono arrivati meno trofei degli altri anni, ma solo un pazzo può dare un voto negativo ad una stagione di questo tipo. Voto: 7
Stile di gioco: L’innesto di Antonio Valencia ha permesso un gioco ancora più ampio, per una squadra che a tratti ha saputo esprimere un gioco di altissimo livello e che comunque quasi sempre dà l’occasione di sapere cosa fare, con geometrie e movimenti ben organizzati. Quest’anno però di tanto in tanto si sono viste delle strane prestazioni impalpabili e molli da parte del Manchester United, che non sempre è riuscito ad essere intenso con continuità. Voto: 6,5
Fase difensiva: Non è una stagione facile per Ferguson, che passa la prima metà di stagione a fare i conti con mille infortuni e a cercare soluzioni di grande emergenza, con Carrick e Fletcher arretrati in terza linea e con Foster che commette gravi errori. Nonostante tutto, il campionato viene chiuso con 28 gol subiti e la miglior difesa, il che dimostra come in situazioni di minore emergenza la terza linea dei Red Devils sia ancora la migliore in Inghilterra. Ferdinand e Vidic non giocano con continuità la centralmente la difesa rimane una roccia anche per la continua crescita di Jonathan Evans (qualche sbavatura ma comunque stagione positiva), mentre sulle fasce le cose potrebbe essere migliorabili: sulla sinistra Evra di tanto in tanto concede qualche distrazione, mentre la corsia destra è stata parecchie volte il punto debole della retroguardia. Voto: 7,5
Il migliore: Wayne Rooney. Al momento della cessione di Cristiano Ronaldo, le scommesse di Ferguson erano due: trovare in Rooney la stella della squadra e un grande apporto realizzativo e trovare in Berbatov, Anderson e Nani le spalle di qualità per Wazza. Il primo obiettivo è riuscito in maniera imperiosa, perché giocando in posizione più centrale e più avanzata Rooney è riuscito ad esprimere tutta la propria esplosività atletica e qualità tecnica anche in fase di finalizzazione, diventando il trascinatore della squadra e giocando a livello immenso: per qualità, carattere, concretezza e capacità di esser decisivo, decisamente meglio lui del Cristiano Ronaldo dell’anno scorso. Nonostante sia lui la stella principale della squadra, Rooney ha anche un’altra grandissima qualità, quella di non assumere mai un atteggiamento da prima donna: anzi, gioca sempre e comunque con grande sacrificio e (anche quando gioca da prima punta) non è raro vederlo tornare all’indietro come il più umile degli esterni. MVP della stagione.
Altri elementi positivi: Darren Fletcher, Paul Scholes, Antonio Valencia, Edwin Van der Sar, Nemanja Vidic.
Il peggiore: Anderson Oliveira. Ferguson sbaglia nella valutazione dei tre elementi che avrebbero dovuto garantire un supporto qualitativo alla stella Rooney, ovvero Anderson, Berbatov e (in parte) Nani. In particolare il 22enne brasiliano subisce un tracollo evidentissimo nelle prestazioni. Segna il suo primo gol con i Red Devils in un match importante contro il Tottenham ma di fatto questo è il suo unico acuto nella stagione, con tante prestazioni del tutto impalpabili nonostante Ferguson lo metta spesso nel vivo del gioco per responsabilizzarlo: è a causa delle sue cattive prestazioni (unite a quelle di Berbatov) se due grandi “vecchi” come Scholes e Giggs finiscono per giocare un numero così elevato di partite. Dopo la tremenda prestazione del City Of Manchester Stadium in Carling Cup, Ferguson tenta anche con lui il “trattamento Nani” e lo lascia fuori dalla squadra per un mese, ma a questo punto Anderson è anche sfortunato perché si fa male dopo una ventina di minuti nel match del rientro contro il West Ham e rimane fuori per tutto il resto della stagione. Talento bruciato?
Altri elementi negativi: Dimitar Berbatov, Michael Carrick, Ben Foster.
Miglior partita: Arsenal-Manchester United 1-3 (31/01/2010). L’Arsenal arriva a questo scontro diretto lanciatissimo ma il Manchester United lo elimina dalla lotta al titolo mostrando di essere un buon gradino sopra, con 90 minuti di totale superiorità. I Red Devils fanno sfogare inizialmente i Gunners senza concedere però nulla e colpiscono con un uno-due devastante, aiutati anche da un errore tremendo di Almunia e da un Nani in palla come non mai. Nella ripresa poi oltre al dominio tattico c’è anche il dominio tecnico e mentale: solo una mancanza di cattiveria negli ultimi metri impedisce alla squadra di Ferguson di uscire con un cappotto ben più evidente.
Peggior partita: Fulham-Manchester United 3-0 (19/12/2009). I seimila infortuni in difesa costringono Ferguson ad inventarsi una difesa a tre con Fletcher, Carrick e De Laet: non proprio il massimo della vita, anche perché alle loro spalle manca pure Van der Sar (Kuszczak è più sicuro di Foster ma comunque colpevole nel primo gol). A non girare però è tutta la squadra, che non riesce a trovare un modo per imporre la superiorità tecnica rispetto ad un Fulham perfetto: Schwarzer non è mai messo in difficoltà, se non da un tiro-cross di Rooney.
Portsmouth:
Stagione: E’ una retrocessione annunciata, con i disastri economici che causano una totale rivoluzione nel mercato estivo con la perdita di quasi tutti gli elementi migliori, una partenza con sette sconfitte consecutive, un campionato passato sempre all’ultimo posto e infine l’ingresso in amministrazione controllata. Nonostante tutto, i Pompeys riescono a farsi onore e a vendere cara la pelle, meritandosi lo strepitoso supporto orgoglioso dei tifosi. “Non potete rompere il nostro spirito” è la frase che Grant ha sempre usato dal momento del suo arrivo ed è verissimo: il Portsmouth retrocede ma a testa altissima, prendendosi anche qualche soddisfazione arrivando fino alla finale di FA Cup. Commuovente. Voto: 6
Stile di gioco: Difficile proporre qualcosa in una situazione del genere, impossibile quando in panchina si ha Paul Hart. Avram Grant non ha proposto delle tattiche particolarmente fini, ma ha punto sull’orgoglio i propri calciatori riuscendo più volte a proporre un gioco di enorme sacrificio e corsa, che nelle giornate migliori ha permesso anche di tenere ritmi piuttosto alti. Voto: 5,5
Fase difensiva: E’ il reparto più colpito dalla svendita estiva ed è davvero impossibile organizzare una fase offensiva molto lucida: si punta molto sulla determinazione e sulla volontà, ma di tanto in tanto arriva la sbavatura o l’errore singolo che porta a subire qualche gol evitabile. La stagione si chiude con 66 gol subiti, gli stessi del West Ham che però riesce a salvarsi. Voto: 5
Il migliore: Jamie O’Hara. Aveva già dimostrato buone cose a tratti con il Tottenham, ma in questa stagione dimostra di essere un giocatore vero e davvero all’altezza della Premier League, diventando un vero idolo dei tifosi di Fratton Park. Tanta corsa continua e qualità per trovare la giocata importante: davvero l’uomo in più per i Pompeys.
Altri elementi positivi: Kevin-Prince Boateng, Aruna Dindane.
Il peggiore: John Utaka. Reduce da una stagione negativa, decide di rimanere nonostante le mille partenze e si viene poi a sapere che il motivo della sua permanenza è dovuto soprattutto ad uno stipendio pesantissimo: pensate che secondo qualche voce guadagna più lui di Cesc Fabregas. Gioca con poca continuità e raramente dimostra spunti e giocate che giustifichino la quantità di pounds ricevuta a fine mese, risultando anzi spesso un vero fantasma.
Altri elementi negativi: Papa Bouba Diop, Steve Finnan, Anthony Vanden Borre.
Miglior partita: Portsmouth-Wigan 4-0 (31/10/2009). La prima soddisfazione in campionato con Avram Grant in panchina: l’israeliano vuole un gioco molto dinamico e aggressivo e questo gioco regala una grande prestazione contro il Wigan, che affonda tremendamente ogni volta che viene attaccato in profondità e finisce per essere travolto. Match dominato e hat-trick di Aruna Dindane, che dopo un impatto choc con il calcio inglese inizia ad ambientarsi e inizia a crescere.
Peggior partita: Aston Villa-Portsmouth 2-0 (19/09/2009). Tante le sconfitte in questo campionato, ma più o meno in tutte le partite il Portsmouth è riuscito ad esprimere qualcosa con orgoglio e volontà. Non però al Villa Park: Belhadj è un totale disastro e regala i due gol ai Villans, con il Portsmouth che non riesce mai a proporre qualcosa di buono né a reagire, giocando in maniera piuttosto mediocre e perdendo senza entrare realmente in partita.
Stoke City:
Stagione: Il secondo anno è sempre il più difficile? Non per lo Stoke City, che evita la partenza brutta della scorsa stagione e attraversa un campionato tranquillissimo, giocando in modo solido e compatto e rimanendo tranquillamente a metà classifica: la squadra di Pulis è ormai diventata una realtà solida in Premier League e spesso costringe le avversarie ad un test fisico molto estremo, risultando non semplice da affrontare. L’undicesimo posto rispecchia perfettamente il gran lavoro svolto da Pulis. Voto: 6,5
Stile di gioco: L’impatto fisico è sempre molto importante, ma alla lunga alla squadra è mancata una certa brillantezza e qualità nel tenere il pallone, finendo per basarsi eccessivamente sulle giocate di forza: servirebbe un regista più lucido per alternare qualche giocata più qualitativa al gioco fisico, perché alla lunga giocando solo con il secondo si può esser letti più facilmente dagli avversari. Col passare del tempo mancano le variazioni e i Potters sono diventati piuttosto monotoni: non a caso, nell’ultimo terzo di stagione sono state un po’ troppe le partite brutte sul piano estetico con lo Stoke City in campo. Oltretutto, questo gioco ha finito per mostrare lacune in fase di realizzazione: i Potters hanno segnato solo 34 gol e sono stati il penultimo attacco del campionato, con solo il Wolverhampton ad aver fatto di peggio. Voto: 5
Fase difensiva: Il tracollo di Stamford Bridge ha rovinato le statistiche difensive, ma non nasconde la solidità che ha portato la squadra ad un piazzamento estremamente tranquillo. La difesa dello Stoke City è difficile da sfondare e per aprirla ci vuole una certa qualità, anche perché è molto solida fisicamente e ben organizzata: qualche sofferenza in più nel finale di stagione, con gli infortuni di Abdoulaye Faye e i problemi di Shawcross che hanno costretto all’accentramento di Higginbotham. Voto: 7
Il migliore: Matthew Etherington. Alla lunga la squadra ha finito per giocare un calcio piuttosto piatto e in questa situazione gli unici spunti arrivavano dall’esplosività di Fuller o dalle brucianti accelerazioni sulla corsia di Matthew Etherington, di fatto l’unica fonte reale di qualità nei Potters. Gioca con grande continuità di prestazione e ottimi spunti, mettendo a segno cinque gol e ben nove assist: di fatto, in 14 dei 34 gol realizzati in questo campionato dai Potters c’è il suo zampino evidente.
Altri elementi positivi: Abdoulaye Faye, Robert Huth, Thomas Sorensen.
Il peggiore: Danny Collins. In una difesa che gioca costantemente molto bene, Collins è spesso e volentieri il nervo scoperto: costantemente in difficoltà sugli attacchi avversari, incappa in qualche pomeriggio totalmente da incubo, come quello di Stamford Bridge contro il Chelsea quando la maggior parte dei sette gol arriva dalla sua parte e con errori piuttosto evidenti. Annata da dimenticare.
Altri elementi negativi: James Beattie, Tuncay Sanli, Dean Whitehead.
Miglior partita: Tottenham-Stoke City 0-1 (24/10/2009). Quest’anno Pulis ha migliorato il rendimento esterno ottenendo il doppio delle vittorie rispetto all’anno scorso (4) e perdendo la metà meno uno di partite (7): a White Hart Lane arriva la prima vittoria in trasferta e grazie ad un atteggiamento tattico perfetto, con la squadra di Pulis che tiene benissimo il campo e frustra ogni fonte di gioco offensivo del Tottenham, per poi completare il tutto colpendo nel finale in contropiede con una grande azione di Fuller ben finalizzata da Whelan. Non certo spettacolare, ma perfetta sul piano tattico.
Peggior partita: Chelsea-Stoke City 7-0 (25/04/2010). Per le caratteristiche caratteriali e mentali dello Stoke City, il crollo di Stamford Bridge appare subito stranissimo, con la squadra che appare irriconoscibile: si capirà poi che alla base di questi 90 minuti pessimi ci sono alcuni pesanti litigi nello spogliatoio, in particolare tra Whelan e Abdoulaye Faye. Partita che iniziata male e conclusa peggio.
Sunderland:
Stagione: Tre mesi da incubo a metà campionato, ma di fatto il primo e l’ultimo terzo di stagione rappresentano un buon passo avanti rispetto alla scorsa stagione: l’obiettivo di Bruce al suo primo anno allo Stadium Of Light era quello di innalzare il livello del Sunderland e di fatto ciò è riuscito, con i Black Cats che hanno ottenuto una salvezza molto tranquilla e che hanno saputo superare il momento di crisi con maggiore solidità mentale rispetto alle scorse stagioni. Senza i tre mesi nerissimi la squadra probabilmente si sarebbe piazzata nella prima metà di classifica, ma in ogni caso il 13esimo posto rappresenta un buon passo in avanti: il primo anno di Bruce è da considerare positivo. Voto: 6,5
Stile di gioco: In casa il gioco è molto aggressivo, con Bruce che vuole un gran ritmo e attacchi a percussione, con gli esterni che diventano i principali creatori di gioco accentrandosi molto e servendo continuamente le punte, optando quasi più da trequartisti che da ali vere e proprie: un gioco di grande ritmo che ha permesso tantissime partenze a razzo (tantissimi i gol realizzati nei primi minuti, in particolare da Darren Bent), ma anche dei secondi tempi più faticati perché la squadra finisce per perdere qualche energia, un gioco quindi che va un po’ equilibrato tra i due tempi. In trasferta invece l’atteggiamento è più coperto e di fatto lo stile voluto da Bruce non è ancora chiarissimo: probabilmente i Black Cats dovrebbero essere più coraggiosi lontano dallo Stadium Of Light. Voto: 6
Fase difensiva: La presenza di elementi più istintivi che razionali come Mensah o Da Silva forse impedisce a Bruce di organizzare una fase difensiva particolarmente lucida e oliata nei movimenti: in casa la linea è molto aggressiva e punta a recuperare immediatamente il pallone per dare continuità all’azione e non a caso tra le mura amiche i numeri sono buonissimi (19 gol subiti). In trasferta probabilmente il reparto tende ad assumere una posizione eccessivamente bassa e si lascia andare a qualche errore evitabile: fase da migliorare ulteriormente, anche se l’innesto di Turner comunque ha regalato un passo in avanti rispetto alla scorsa stagione. Voto: 5,5
Il migliore: Steed Malbranque. Darren Bent segna a ripetizione, ma Malbranque è l’elemento indispensabile per il Sunderland per il suo immenso lavoro, fatto di grande sacrificio ma spesso molto brillante. Macina chilometri sulle corsie e crea situazioni importanti con i suoi tagli centrali, è fondamentale per ribaltare il fronte dell’azione o per ricamare e fornire palloni di qualità alle punte diventando la grande fonte di gioco per la squadra: viene sostituito in 26 delle 30 partite giocate da titolare ma proprio perché il suo lavoro continuo lo porta a sfinirsi ed è impossibile da reggere con quella qualità per 90 minuti. E’ un nome spesso dimenticato dagli analisti, ma tutti i manager che ha avuto lo rendono titolare fisso e ci sarà un motivo.
Altri elementi positivi: Darren Bent, Lorik Cana, Craig Gordon, Andy Reid.
Il peggiore: George McCartney. Attraversa l’anno più difficile della sua carriera ed è colui che affonda più sensibilmente nel momento nero della squadra, tanto da perdere il posto addirittura in favore di un terzino riadattato (e rivedibile) come Richardson. Non è mai apposto sul piano fisico e questo forse lo condiziona, ma davvero raramente lo si vede esprimere prestazioni positive.
Altri elementi negativi: Paulo Da Silva.
Miglior partita: Sunderland-Tottenham 3-1 (03/04/2010). Lo stile di gioco voluto da Bruce ai massimi livelli: il Sunderland sbrana il Tottenham per 45 minuti, tenendo ritmi folli e creando totali sbandamenti ad una difesa che al contrario attraversa un ottimo momento di forma. Il grande ex di giornata Darren Bent ci mette meno di un minuto per sbloccare il match e dà il via ad un dominio totale che lui stesso quantifica andando a raddoppiare dal dischetto: ha poi altre due occasioni sempre dal dischetto ma Gomes para entrambe le volte (considerando anche il rigore dell’andata, il brasiliano ha parato tre rigori in stagione a Bent). Il calo classico della ripresa è stavolta più controllato e i Black Cats continuano ad esser pericolosissimi in contropiede e quando Crouch riapre la partita, la squadra di Bruce non rischia mai il pareggio e anzi chiude il match con una straordinaria prodezza balistica di Zenden, per uno dei gol più belli del campionato. Prestazione di altissimo livello.
Peggior partita: Chelsea-Sunderland 7-2 (16/01/2010). E’ il momento peggiore della stagione e arriva anche il tracollo di Stamford Bridge: i Black Cats non sono mai in partita e vengono totalmente sovrastati dal Chelsea, non riuscendo a trovare una contromisura in fase difensiva e affondando tremendamente.
Tottenham Hotspur:
Stagione: Dopo l’Everton, il Tottenham probabilmente è la squadra che ha subito più infortuni nei tre reparti (ad un certo punto a Marzo ha avuto solo 13 elementi della prima squadra a disposizione), ma nonostante tutto la stagione è stata straordinariamente continua e gli Spurs hanno tirato fuori la prodezza dell’ingresso tra le top four, qualificandosi ai preliminari della prossima Champions League, una vera e propria impresa che potrebbe cambiare il futuro prossimo della squadra. Redknapp evita le partenze orrende delle precedenti due stagioni (con gli Spurs che abitarono l’ultimo posto nelle primissime giornate) e anzi ne piazza una abbastanza brillante, costruendoci sopra poi un campionato molto tranquillo con i londinesi che sono rimasti sempre nelle zone alte di classifica e con un eccellente rush finale hanno strameritato il quarto posto, dimostrando anche di essere una squadra in crescita: ad inizio stagione le sfide contro le prime tre in classifica avevano regalato cocenti ridimensionamenti, nel finale di stagione hanno dimostrato come il Tottenham sia ormai più che all’altezza della situazione. Voto: 8,5
Stile di gioco: L’innesto di Huddlestone in mediana come titolare fisso ha permesso al Tottenham di esprimere un calcio qualitativo e solido, ma ad essere decisivo è l’apporto degli esterni: con Lennon infortunato, Redknapp è arrivato a schierare due trequartisti sulle fasce (Kranjcar e Modric) un tipo di gioco che ha permesso buona tecnica ma che è risultato incisivo. Molto meglio quando in campo ci sono stati esterni puri, uno o anche due (come con l’avanzamento di Bale nel ruolo di ala) visto che permettono alla manovra di essere più incisiva e più ficcante, così come di utilizzare tutto il campo nella propria interezza. Gli Spurs hanno regalato anche momenti di qualità sublime, ma l’impressione è che un esterno puro sia fondamentale per essere più concreti. Voto: 7
Fase difensiva: I quattro gol subiti nell’ultima giornata contro il Burnley rovinano un po’ qualche statistica, ma uno dei punti di forza del Tottenham è proprio una eccellente solidità difensiva, per un reparto forte come impatto fisico e ben organizzato, anche se sulle corsie di tanto in tanto arriva qualche sbavatura (Corluka e Assou-Ekotto non sempre irreprensibili). Segnare al Tottenham non è facile, in particolare al White Hart Lane: appena 12 i gol subiti, per la miglior difesa interna (alla pari con il Manchester United). Nonostante qualche errore solito dei suoi, quest’anno Gomes ha saputo regalare una sicurezza maggiore rispetto alla scorsa stagione. Voto: 7,5
Il migliore: Tom Huddlestone. Elementi come Lennon, Modric e Bale catturano l’occhio maggiormente, ma è lui la chiave per il cambio di marcia rispetto alle precedenti stagioni: il passaggio di consegne dall’inconsistente e sopravvalutato Jenas ad Huddlestone rappresenta il salto qualità stagionale. Costante e concreto, il suo lavoro a centrocampo è importantissimo per solidità e fisicità, senza dimenticare la grande qualità tecnica che lo rende importante anche in fase di costruzione. Realizza contro il Bolton un gol di fantasmagorica bellezza e pure importantissimo per il finale di stagione.
Altri elementi positivi: Gareth Bale, Michael Dawson, Ledley King, Aaron Lennon, Luka Modric.
Il peggiore: David Bentley. Sembrava destinato all’addio sia in estate che nel mercato invernale ma rimane al Tottenham e l’infortunio di Lennon gli regala un inatteso minutaggio: lo giustifica solo in minima parte, risultando impalpabile nella maggior parte delle sue prestazioni. A questo punto, dopo due stagioni fallimentari agli Spurs sarebbe il caso di seguire l’esempio di Darren Bent e provare a rilanciarsi in una squadra di media classifica.
Altri elementi negativi: Jermaine Jenas.
Miglior partita: Tottenham-Chelsea 2-1 (17/04/2010). Tre giorni prima arriva una vittoria nel derby più sentito contro l’Arsenal che mancava da un decennio in campionato, ma il Tottenham non solo riesce a ripetersi ma riesce addirittura a fare di meglio, giocando un match di qualità ancora più elevata contro il Chelsea capolista. La squadra tiene il campo con un’autorità straordinaria e si rende continuamente pericoloso, in particolare con un Gareth Bale in grandissima forma che affonda come vuole contro Paulo Ferreira e si permette addirittura il gol con il destro. Nella ripresa il Chelsea rimane in 10 e gli Spurs affondano alla grande in contropiede, ma non riescono a dilagare solo per gli errori pazzeschi di Pavlyuchenko, che portano ad un risultato molto più stretto di quanto meritato dal Tottenham ma che non nascondono una prestazione eccellente.
Peggior partita: Tottenham-Wolverhampton 0-1 (12/12/2009). Ad un certo punto arrivano preoccupanti passaggi a vuoto tra le mura amiche, con il ko contro lo Stoke City e lo 0-0 contro l’Hull City. A rischiare di rovinare la stagione degli Spurs è però il Wolverhampton, che ottiene un clamoroso double contro la squadra di Redknapp. Il Tottenham ci mette molto del suo, non riuscendo proprio ad aprire la difesa dei Wolves, costringendo Hahnemann solo ad una parata tra andata e ritorno. Particolarmente negativo è il ko interno, il punto più basso della stagione del Tottenham.
West Ham United:
Stagione: Si passa dalla lotta per l’Europa League della scorsa stagione ad un campionato di grande mediocrità, con il West Ham che non prende mai quota e che a tratti risulta davvero pessimo: nel momento di grande crisi dell’ultima fase di Premier League la fortuna degli Hammers è che alle spalle ci siano altre squadre combinate pur peggio, altrimenti la retrocessione sarebbe diventata un rischio realmente palpabile. La causa di questa mediocrità è in parte qualche dirigente incapace (vedi Gianluca Nani), che con le sue orrende operazioni ha indebolito tremendamente la squadra. Voto: 4
Stile di gioco: Lo scorso anno Zola aveva creato un buon mix tra corsa e tecnica, ma quest’anno tutto ciò è stato perso con la squadra che ha finito per proporre un calcio del tutto casuale, con i centrocampisti che di fatto correvano un po’ per conto loro, senza una reale organizzazione di gioco: è mancata totalmente anche una certa creatività, garantita in parte solo da Diamanti, il quale però è parso sempre parecchio egoista. Non all’altezza della Premier League. Voto: 3,5
Fase difensiva: Qualche infortunio ha costretto l’utilizzo continuo di gente non all’altezza come Jonathan Spector e questo ha finito per rendere il reparto piuttosto fragile, anche per la cattiva stagione di qualche elemento principale come Green e Upson. Voto: 4,5
Il migliore: Scott Parker. Nel grigiore generale, spicca ulteriormente il lavoro immenso del mediano che per tante partite tiene in piedi il centrocampo da solo: se il West Ham non è affondato ulteriormente lo deve unicamente a lui. Quest’anno s’è proposto come vero e proprio centrocampista “box to box”, ovvero bravissimo a far tutto dalla propria area di rigore a quella avversaria: recupera una miniera di palloni e lo gestisce in modo molto più lucido di tanti compagni che dovrebbero esser in campo unicamente per dare qualità alla manovra. Spaventoso per costanza e sacrificio.
Altri elementi positivi: Carlton Cole.
Il peggiore: Valon Behrami. Il simbolo e una delle cause della totale mancanza di idee del centrocampo del West Ham: propone solo una grande corsa, spesso però totalmente cieca e senza alcuna reale utilità. Mostra una preoccupante mancanza di qualità e quando gioca sulla destra non azzecca un cross nemmeno a pagarlo oro: di fatto, l’unica sua idea con il pallone tra i piedi è quella di puntare l’avversario e tuffarsi all’italiana per lucrare una punizione o un rigore. Patetico.
Altri elementi negativi: Jack Collison, Kieron Dyer, Guillermo Franco, Benni McCarthy, Mark Noble, Jonathan Spector.
Miglior partita: West Ham-Hull City 3-0 (20/02/2010). D’un tratto in uno scontro diretto chiave per la stagione la squadra ritrova l’ormai scomparsa brillantezza e diverte il pubblico giocando anche un calcio frizzante e travolgendo l’Hull City: le successive sei sconfitte consecutive degli Hammers però faranno capire che di fatto questa prestazione era dovuta più alle debolezze dei Tigers che ad altro.
Peggior partita: West Ham-Wolverhampton 1-3 (23/03/2010). E’ il momento della grande crisi e la quinta delle sei sconfitte consecutive arriva con una prestazione incredibilmente floscia, resa ulteriormente grave dall’importanza della partita, contro una delle rivali dirette: il Wolverhampton nella seconda metà di stagione fa una fatica enorme a segnare, ma ad Upton Park timbra tre volte e passeggia con una facilità mai vista. Il West Ham è in totale confusione.
Wigan Athletic:
Stagione: Il progetto di Roberto Martinez è ambizioso, ovvero mantenere la squadra ai livelli eccellenti stabiliti da Steve Bruce proponendo anche un bel calcio con grande qualità tecnica: non riesce né l’uno né l’altro. La squadra mostra anche qualche bella prestazione e ha degli acuti eccellenti, ma è inconsistente e del tutto incostante (ogni vittoria in campionato è seguita da una sconfitta) e non riesce a mantenersi a metà classifica, arrivando anche a rischiare la retrocessione in qualche periodo della stagione. Il primo anno di Martinez lascia così parecchio l’amaro in bocca e il timore che questo progetto sia decisamente poco concreto per rimanere a buoni livelli in Premier League. Voto: 4,5
Stile di gioco: Martinez si era fatto apprezzare tanto allo Swansea City con il suo stile “spanglish”, ovvero un mix tra il calcio alla spagnola e quello all’inglese: al Wigan mostra di fatto solo la prima parte e questo a ritmi bassi in Premier League non paga. La squadra fa girare bene il pallone e ha movimenti anche armonici e ben organizzati, ma fa una tremenda fatica ad affondare negli ultimi metri e per andare a segno c’è bisogno quasi sempre di una grande giocata individuale, un limite non da poco: di fatto, la squadra non entra mai nell’area di rigore avversaria e risulta scarsamente concreta. Magari è un gioco a tratti bello da vedere, ma nel calcio bisogna anche segnare. Voto: 6
Fase difensiva: L’acquisto di Caldwell sistema un po’ le cose e alza un po’ il livello della fase difensiva, ma Martinez non può pensare di proporre il prossimo anno una difesa ancora di questo tipo: di fatto gli uomini rimangono gli stessi (in particolare nella prima metà di stagione), ma la difesa che con Bruce aveva convinto e aveva subito appena 45 gol nella scorsa Premier League, con lo spagnolo sembra un colabrodo e subisce un totale di 79 gol. Semplicemente, non si può difendere così male in Premier League. Voto: 2
Il migliore: Charles N’Zogbia. E’ il pupillo di Bobby Robson, di fatto la sua ultima scommessa prima di abbandonare il calcio e affrontare la malattia. Al Newcastle mostra qualche scampolo interessante ma si perde caratterialmente tanto da esser preso di mira dalla critica e anche dai propri manager: Kinnear lo lascia partire dopo averlo canzonato storpiando il suo cognome in “Insomnia”. Arriva nel Gennaio del 2009 al Wigan e Bruce inizia il suo recupero ritrovando finalmente il lato buono del suo talento e in questa stagione arriva la totale esplosione. Martinez ha una delle poche intuizioni stagionali nello spostarlo sulla fascia destra e ne ricava un rendimento di straordinaria qualità, con N’Zogbia che regala un rendimento costante e di grande vivacità: sulla destra può stringere centralmente a cercare il tiro o l’assist immediato, ma è bravo anche ad andare sul fondo e crossare con il destro, un doppio movimento che fa impazzire parecchi terzini. Risulta spesso l’unico elemento realmente incisivo e pericoloso nello sterile gioco di Martinez: totalmente ritrovato.
Altri elementi positivi: Gary Caldwell, Mohamed Diamè, James McCarthy, Hugo Rodallega.
Il peggiore: Hendry Thomas. Già al momento del suo arrivo qualcuno si mette a ridere: ha delle rughe da 80enne eppure pare sia un classe ’85. Poi arriva la prova del campo e lì le risate si moltiplicano: cosa abbia visto in lui Martinez per acquistarlo è un mistero. Mediano difensivo, si piazza davanti alla difesa ma non ha alcun tempismo negli interventi e si rende protagonista di falli in serie, subendo maree di cartellini e anche un’espulsione ridicola contro il Wolverhampton. Inutile in fase difensiva, le cose peggiorano con il pallone tra i piedi: è imbarazzante tecnicamente e più volte sbaglia dei passaggi incomprensibili. Semplicemente ridicolo.
Altri elementi negativi: Emerson Boyce, Jordi Gomez, Marcelo Moreno, Mario Melchiot, Jason Scotland, Scott Sinclair, Vladimir Stojkovic.
Miglior partita: Aston Villa-Wigan 0-2 (15/08/2009). L’esordio stagionale è strabiliante ma anche molto illusorio: il Wigan mostra un gioco compatto ed è frizzantissimo in contropiede, finendo per far impazzire la difesa dell’Aston Villa e affondando costantemente, vincendo con pieno merito su un campo molto difficile. Straordinario il gol di Rodallega che sblocca il match, ma bella tutta la prova del Wigan.
Peggior partita: Tottenham-Wigan 9-1 (22/11/2009). Il Tottenham sblocca subito il match ma il primo tempo è equilibrato, con il Wigan che prova a fare gioco anche se mostra qualche sofferenza in difesa. La ripresa è un’imbarcata pazzesca, con ben 8 gol subiti, con Defoe che firma una cinquina e sfugge come vuole ad un Boyce totalmente imbarazzante: inguardabile la difesa dei Latics, in particolare quando viene attaccata in profondità. Tracollo epocale: non è neppure l’unico del campionato.
Wolverhampton Wanderers:
Stagione: L’impatto con la Premier League è più difficile del previsto e la partenza preoccupa tutti, con tante perplessità anche per il manager Mick McCarthy, la cui unica esperienza precedente in Premier League era stata un tremendo ultimo posto in Premier League. Poi però l’irlandese cambia stile di gioco, rende i Wolves piuttosto inguardabili da vedere ma anche parecchio concreti e capaci di conquistare alla fine una salvezza senza particolari preoccupazioni. Voto: 6,5
Stile di gioco: La stagione inizia con il 4-4-2 visto nella scorsa Championship e i Wolves che provano ad adattare il proprio gioco alla Premier League, ma una volta intuito che la fase difensiva soffriva eccessivamente McCarthy passa al 4-1-4-1 estremamente difensivo, con spesso tanti difensori schierati a centrocampo e Kevin Doyle lasciato isolatissimo in avanti a battersi da solo contro il mondo del calcio, con soltanto qualche incursione di Jarvis a dargli un minimo aiuto. Di fatto, in questo modo il Wolverhampton smette totalmente di giocare e si affida ad un calcio estremamente speculativo piuttosto brutto da vedere ma che in qualche modo riesce a portare frutti in qualche match. Non si può però tralasciare così la fase offensiva e finire per proporre diversi match interni senza alcun tiro in porta: arriva la salvezza, ma il Wolverhampton chiude la stagione segnando appena 32 gol, di cui la miseria di 13 tra le mura amiche, non proprio numeri da applausi. Voto: 3,5
Fase difensiva: Si inizia malissimo, con la squadra che propone una difesa non all’altezza e rischia parecchie imbarcate. Il cambio di mentalità voluto da McCarthy però perlomeno ha il merito di alzare in maniera sorprendente il livello della fase difensiva, con la squadra che finisce per essere ben organizzata e riesce a chiudere tutti gli spazi, risultando difficile da battere anche grazie a qualche prestazione eroica di qualche elemento. La salvezza arriva davvero per merito della difesa. Voto: 7
Il migliore: Jody Craddock. Le previsioni generali lo volevano in totale difficoltà per il salto in Premier League, visto che sulla carta i suoi limiti tecnici dovevano essere troppo grandi per un campionato di questo livello. In effetti l’inizio di stagione sembra confermare queste difficoltà, ma poi McCarthy cambia modulo e la difesa finisce per avere maggiore copertura: il primo ad avvantaggiarsene è proprio Craddock, che ha meno campo da coprire e quindi non viene testato più molto sul piano della dinamicità, ma finisce per esaltare la propria estrema determinazione e anche la propria bravura sul gioco aereo. La difesa regge a livelli imprevisti e sorprendono moltissimo le sue grandi prestazioni, a tratti addirittura eroiche: incredibilmente, risulta uno dei migliori difensori del campionato ed è una delle storie più belle della stagione. Impreziosisce la stagione anche con cinque gol in campionato, il che (in una squadra che non segna mai) lo rende anche il secondo marcature alle spalle di Kevin Doyle.
Altri elementi positivi: Kevin Doyle, Marcus Hahnemann, Karl Henry, Matthew Jarvis.
Il peggiore: Michael Mancienne. Uno dei giovani più promettenti del calcio inglese, alla sua prima stagione in Premier League mostra limiti in tutto e per tutto. Inizia la stagione al centro della difesa ma di fatto è un nervo scoperto e i suoi continui errori di concentrazione costano parecchio alla squadra. McCarthy allora lo toglie dalla terza linea ma incredibilmente lo avanza in mediana, dove le cose se possibile peggiorano: risulta totalmente inutile, perché il suo lavoro di filtro è inesistente e in fase di manovra è un giocatore regalato all’avversario. Uno dei giovani più promettenti del calcio inglese? Non più.
Altri elementi negativi: Segundo Castillo, Sylvan Ebanks-Blake, Kevin Foley, Greg Halford, Wayne Hennessey, Andy Keogh, Stefan Maierhofer.
Miglior partita: Tottenham-Wolverhampton 0-1 (12/12/2009). Nel precedente match interno il Tottenham aveva subissato di gol il Wigan: a White Hart Lane arriva il Wolverhampton che in quel periodo iniziava a registrare meglio la propria difesa ma ancora in pochi lo avevano capito e tutti si aspettavano un’altra goleada. I Wolves invece sorprendono tutti trovando il gol al 3’ minuto con Doyle e difendendo benissimo, non lasciandosi andare ad alcuna sbavatura e non concedendo alcuna occasione agli Spurs, finendo per portare a casa una delle vittorie più sorprendenti del campionato.
Peggior partita: Wolverhampton-Birmingham City 0-1 (29/11/2009). E’ il momento in cui tutti temono ad campionato soffertissimo per il Wolverhampton, il punto più basso della stagione: i Wolves affondano in zona retrocessione dopo una prestazione totalmente impalpabile in questo derby delle West Midlands. Il Birmingham City trova subito il gol e gestisce a piacimento con una facilità mai vista nel suo campionato, anche perché la reazione dei Wolves è davvero nulla. Probabilmente però è proprio questa sconfitta a dare il là al cambio di rotta.


