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domenica 31 ottobre 2010

Clown-ttenburg: ancora una volta un arbitro di Premier League diventa un insulto all’intelligenza

Il Manchester United batte con merito il Tottenham, ma Clattenburg riesce ad attirare su di sé tutte le attenzioni convalidando incredibilmente il gol del raddoppio di Nani



Qui c’è da fare qualcosa e in fretta, per l’immagine della Premier League, per la serietà di questo campionato: ancora una volta una partita del massimo campionato inglese è contraddistinta non solo da errori, ma soprattutto da interpretazioni al limite della demenza, non proprio quello che il campionato più popolare al mondo può permettersi. Che questo sport sia diventato difficile da arbitrare per un solo uomo è risaputo, in particolare nel calcio inglese dove solitamente i ritmi sono più alti e quindi costringono all’arbitro a correre di più, causando quindi alla lunga stanchezza fisica e perdita di lucidità, ma certi episodi che si vedono vanno ben oltre questo concetto, perché riguardano delle interpretazioni che toccato la demenza al punto tale che se Charles Darwin fosse ancora vivo e li avesse seguiti, avrebbe sicuramente rinnegato la propria teoria sull’evoluzione della specie: sono cose che vanno ben oltre il regolamento e che riguardano il buonsenso. Pensavamo che quanto visto in Liverpool-Sunderland firmato Stuart Attwell (che riuscì a concedere ai Reds un gol su una punizione mai battuta dai Black Cats) fosse il punto più basso raggiungibile in questa Premier League, ma in stupidaggini Mark Clattenburg non è mai stato secondo a nessuno e l’ha voluto dimostrare convalidando a Nani un gol ancora più bizzarro, concedendo al Tottenham una situazione di vantaggio non letta da Gomes, il quale è andato a mettere a terra il pallone per battere la punizione e ha visto il proprio vantaggio trasformato in gol subito: spettacolare. La fortuna è che nel corso di questa partita questo episodio è importante (perché chiude i conti) ma non decisivo (perché il match sembrava delineato), ma è una situazione talmente ridicola e talmente incredibile che non può che rubare l’occhio: in questo modo Clattenburg cattura tutte le attenzioni semplicemente perché non è riuscito ad accendere il cervello. Il Tottenham allora esce dal campo con una rabbia enorme per aver subito un torto clamoroso, quando sarebbe bastato che l’arbitro avesse usato un filo di buonsenso per evitare una situazione ridicola: non è certo l’immagine migliore da dare al mondo quella di un campionato dove succede anche questo. Episodi del genere rovinano un match tutto sommato discreto, che non ha mai avuto momenti di grande intensità ma che nel primo tempo era stato piacevole per la qualità mostrata dalle due squadre, mentre la ripresa era calata in tal senso. Il Manchester United vince il match con merito e dimostra dei segnali di crescita, anche se ancora non tutti i problemi di questo inizio di stagione sono risolti, in particolare per la gestione della partita: importante però che comunque la difesa abbia concesso poco, visto che tutto sommato tutte le occasioni create dagli Spurs sono dovute alla qualità dei londinesi. In tanti stanno scrivendo sulla possibile lotta per la supremazia cittadina, ma alla decima giornata le posizioni di classifica sono piuttosto chiare: nonostante mille problemi di condizione e psicologici, il Manchester United ha tre punti di vantaggio sui cugini del Manchester City, che al contrario hanno ottenuto spesso più di quanto meritato, il che considerando che i Red Devils per forza di cose cresceranno con il passare del tempo (e in particolare queste vittorie aiuteranno sul piano della convinzione) dà un quadro abbastanza chiaro. A Ferguson non può interessare la supremazia cittadina: a lui interessa la lotta per il titolo e sicuramente più che guardare dietro starà guardando i punti che lo separano dal Chelsea. Passo falso per il Tottenham, che ha mostrato momenti di qualità ma allo stesso tempo ha avuto poca gamba e non è riuscito ad essere particolarmente pungente, confermando qualche grande problema in attacco: con Defoe (buon giocatore ma non un campione) infortunato, è logico che Crouch non può giocare sempre sempre e che Pavlyuchenko convince raramente, ma è davvero deludente che Redknapp continui a puntare in match del genere su Robbie Keane, che al momento sembra più buono per i campionati di “vecchie glorie” che per il professionismo. Questo ha reso piuttosto spuntato il Tottenham in questo match ad Old Trafford ed è la causa della sconfitta.

Il Manchester United scende in campo con due piccole novità di formazione: Rafael Da Silva è preferito ad O’Shea e gioca come terzino destro, mentre a centrocampo c’è un turno di riposo per Scholes e gioca l’ex di giornata Carrick. Il Tottenham non dà un turno di riposo di Bale (come qualcuno pensava alla vigilia) e Jenas è preferito a Palacios in mediana.

Dopo 78 secondi il Manchester United è già vicino al vantaggio: Park Ji-Sung si fa trovare in posizione centrale, il movimento dei compagni gli apre lo spazio perché costringe la difesa ad arretrare e allora il sudcoreano va al tiro basso da fuori trovando uno splendido angolo ma non trovando fortuna perché il pallone sbatte sul palo. Park Ji-Sung non è famoso per il suo tiro da fuori, ma in questo caso è davvero bravissimo.

Gli Spurs rispondono (ahiloro) con eguale moneta: Van der Vaart avanza centralmente, sembra tenere troppo il pallone perché non lo allarga a Lennon e rischia di allungarselo, riesce a tenerlo vincendo un contrasto e poi si crea lo spazio per sparare il suo solito micidiale tiro che è a mezz’altezza a giro e potentissimo sul quale Van der Sar non può assolutamente nulla ma che sbatte in pieno sul palo. Davvero splendida la giocata dall’olandese, ma anche splendido sentire come d’un tratto al momento dell’impatto del pallone sul palo Old Trafford si ammutolisca totalmente: sono degli effetti sonori bellissimi e tipici del calcio inglese. Il Manchester United fa fatica a trovare ampiezza di gioco ma al 13’ minuto crea un’altra buona chance con un altro buon movimento di Park Ji-Sung, ma il sinistro a giro termina largo: il sudcoreano è il più vivace e continua la sua crescita di condizione (anche se nella ripresa cala un po’). I ritmi sono abbastanza bassi, ma le due squadre mostrano buon palleggio e buone qualità, rendendo comunque piuttosto vivace il primo tempo, giocato in modo aperto. Le due punte del Manchester United non brillano, con Berbatov che non riesce a pungere e con Hernandez non molto in partita, mentre sulla destra Nani tiene sempre troppo il pallone e fa il solista: il problema principale è però a centrocampo, con Carrick che conferma il proprio cattivo momento di forma non riuscendo proprio ad incidere né in manovra né in fase di non possesso e la sua regia manca nel gioco della squadra. Al contrario invece il Tottenham ha chi riesce a tenere in mano il gioco e dettare i tempi in Modric, che gioca un buonissimo primo tempo risultato il più attivo di tutti in zona centrale, ma a mancare è l’attaccante perché Keane corre sempre molto ma non combina mai nulla, non dando né punti di riferimento né appoggio decente, il che finisce per rendere spuntati gli Spurs in zona offensiva e non permette il giusto approccio negli ultimi metri, dove Ferdinand e Vidic dominano ma senza nemmeno avere avversari con cui lottare: bisogna così andare al palleggio e così gli esterni vengono limitati, perché devono sempre tagliare e non possono andare sul fondo, in quanto questa azione non porterebbe successo a meno di cross straordinari, in quanto Keane non va nemmeno ad attaccare eventuali cross. L’irlandese è davvero sconcertante e impresentabile.

Quando Kaboul commette fallo, il Tottenham subisce quasi sempre gol: al 31’ l’ex Portsmouth concede punizione sulla destra, Nani batte dentro, Vidic si muove verso il pallone e prende il tempo a tutti per incornare con ottima precisione verso l’angolo sinistro trovando una bella esecuzione nel colpo di testa e il gol dell’1-0. Non si capisce però chi fosse in marcatura su di lui: forse è proprio Kaboul a perderselo.

Al 37’ Van der Sar dimostra perché all’età di 40 anni è ancora titolare al Manchester United: corner da sinistra che Van der Vaart batte verso l’esterno per Modric, che controlla col petto e spara molto bene con il destro cercando l’angolo destro a mezz’altezza ma è ottimo il balzo del portiere a respingere. Davvero 40 anni e non sentirli per Van der Sar, che ha compiuto gli anni proprio venerdì: l’olandese è diventato così il nono giocatore (il primo non britannico o irlandese) a giocare in Premier League a 40 anni o oltre, il primo da oltre tre anni quando Alec Chamberlain (storico portiere del Watford) giocò il suo ultimo match prima di ritirarsi (il 13 Maggio 2007). Nonostante non ci sia grande intensità, in questo primo tempo sono tante le occasioni. Il Tottenham è autoritario a centrocampo e infatti al 41’ minuto secondo la statistica ha il 56% di possesso palla.

Il Manchester United appare decisamente spento a centrocampo e lascia ancora tanto possesso al Tottenham, in un inizio di ripresa con meno qualità: con Keane gli Spurs giocano proprio senza attacco e infatti poco dopo Redknapp lo toglie. Al 60’ Bale si propone in un’azione personale in posizione centrale andando ad incrociare il destro e mandandolo largo non di molto.

Al 64’ il Manchester United toglie Rafael Da Silva e Berbatov per inserire Brown e Scholes: Ferguson rinforza il centrocampo che era in affanno e passa allora al 4-5-1 con Carrick perno basso. Il Tottenham non ha grande vitalità, con Van der Vaart spento nella ripresa e lo stesso Modric che alla lunga cala d’intensità. Gli Spurs sono troppo lenti e prevedibili nella propria iniziativa, con poco sfogo sulla destra dove Lennon combina poco nel secondo tempo e con anche Pavlyuchenko che non riesce a pungere.

Il russo si fa vivo al 74’ quando sfiora un gol fortunoso: azione ancora troppo ferma, Pavlyuchenko da 25 metri va comunque al tiro basso, Vidic ci mette il piede e devia facendo correre un brivido a Van der Sar che finisce fuori causa ma il pallone esce di centimetri rispetto al palo. Il problema del Tottenham è proprio l’assenza di movimento senza palla.

Il Tottenham sembra voler organizzare l’assalto finale ma all’84’ succede l’incredibile: Nani si butta in area di rigore cercando nuovamente un rigore improbabile e andando a toccare il pallone con il braccio, Gomes raccoglie e lo lascia a terra convinto di andare a battere un calcio di punizione ma incredibile l’arbitro permette a Nani di andare lì e calciarlo in rete, convalidando anche il gol del 2-0 dopo una chiacchierata con l’arbitro. Totalmente disastroso. Quello che succede non ha nemmeno una logica umana: forse il pessimo Clattenburg (come qualche volta capita in queste situazioni) una volta che il pallone era nelle mani di Gomes non ha fischiato la punizione per dare continuità all’azione e quindi vantaggio agli Spurs, ma una volta che si crea una situazione del genere non può continuare a dare del “vantaggio” ma deve assolutamente far battere la punizione. E’ una situazione assurda e ridicola che non si può accettare: come può un arbitro ragionare in questo modo? L’unica cosa buona è che come successo ad Attwell (che da Liverpool-Sunderland non è stato più riproposto, sperando che non venga mai rimesso ad arbitrare) un incapace come Clattenburg dopo questa fesseria assoluta sicuramente si guadagnerà un altro buon periodo di riposo (lui non arbitrò per tutta la stagione 2008/09 dopo che era entrato in una situazione poco chiara sul piano finanziario), possibilmente non rivedendo mai più un campo da calcio professionistico: quello degli arbitri è ormai un problema troppo lampante che rovina la Premier League, perché qui non siamo più di fronte ad errori ma alla pura demenzialità.

Dopo avere rubacchiato un gol, Nani al 92’ prova a farne uno serio andando in azione personale e danzando fino a sparare il sinistro dal limite, Gomes non abbozza nemmeno l’intervanto ma il pallone termina sulla traversa.

Non è stato un Manchester United al massimo delle proprie potenzialità, ma queste sono vittorie che possono aiutare per costruire in fretta quella fiducia e quella confidenza che era stata minata decisamente dalle troppe rimonte subite nelle prime partite di campionato: il fatto che in questo match (a differenza della precedente vittoria al Britannia Stadium) la difesa non abbia avuto particolari difficoltà e che anzi sia arrivato il clean sheet è un ulteriore elemento positivo nella vittoria. I Red Devils sembrano passo passo sulla via della guarigione: d’altronde, certe esibizioni precedenti erano state troppo brutte per esser vere. Adesso lo United andrà in Turchia per affrontare il Bursaspor in Champions League per poi ospitare nuovamente ad Old Trafford il Wolverhampton, ad una decina di giorni di distanza dalla sfida di Carling Cup.

Prestazione discreta ma non del tutto convincente del Tottenham, che è stato buono in palleggio ma poco concreto in avanti: le occasioni di fatto sono arrivate tutte su tiri da fuori, mostrando quindi scarsa penetrazione negli ultimi metri. Bisogna riprendere il passo giusto nel prossimo match che si giocherà in casa del Bolton, ma prima c’è da affrontare un impegno chiave nel girone di Champions League, quello in casa contro l’Inter.


Manchester United-Tottenham 2-0

Manchester United (4-4-2): Van der Sar 6,5 – Rafael Da Silva 6 (64’ Brown 6) Ferdinand 6,5 Vidic 7 Evra 6 – Nani 5,5 Fletcher 6 Carrick 5 Park Ji-Sung 6,5 – Berbatov 5 (64’ Scholes 6) Hernandez 5 (87’ Obertan sv)

In panchina: Kuszczak, Smalling, O’Shea, Bebè
Manager: Alex Ferguson 6

Tottenham (4-4-1-1): Gomes 5 – Hutton 6 Gallas 6 Kaboul 5 Assou-Ekotto 6,5 – Lennon 5 Jenas 5 (66’ Palacios 5,5) Modric 6,5 Bale 6 – Van der Vaart 6 (77’ Crouch sv) – Keane 2 (62’ Pavlyuchenko 4,5)

In panchina: Cudicini, Bassong, Kranjcar, Sandro
Manager: Harry Redknapp 5,5

Arbitro: Mark Clattenburg 1

Gol: 31’ Vidic, 84’ Nani
Ammoniti: Gallas, Kaboul, Modric (T)

Migliore in campo: Nemanja Vidic (Manchester United)


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Green e i legni respingono tutto ma il tuffo di testa di Alex Song regala all’Arsenal i tre punti

Le altre partite del sabato di Premier League: un ottimo Blackburn subisce una sconfitta dura da digerire contro il Chelsea, mentre il Wolverhampton gioca alla grande e batte il Manchester City



Arsenal-West Ham 1-0: Un grande Robert Green e un discreto atteggiamento difensivo del West Ham costringe l’Arsenal a faticare moltissimo nel derby londinese di Ashburton Grove, ma ancora una volta un’incursione offensiva del tuttofare Alex Song regala un successo importante ai Gunners per rimanere in quota e mantenere il secondo posto, oltre che soprattutto per staccare le outsiders che seguono. Eravamo abituati a vedere il camerunense come un giocatore puramente difensivo, diventato alla lunga dominante come mediano perché impattante sul piano fisico e (con l’esperienza di partite e partite in Premier League, visto che nelle prime presenze non giocava così bene) intelligente nell’intercetto, ma quest’anno il suo lavoro in squadra sta decisamente cambiando, visto che non ha più solo compiti difensivi ma lo si vede giocare ormai a tutto campo: di fatto, ormai i suoi compagni di reparto (Wilshere o Denilson) tengono una posizione da play basso e lui si getta in avanti, diventando un vero e proprio incursore, anche con qualche discreto risultato. Probabilmente questo è dovuto perché in una squadra ricca di palleggiatori spesso il gioco finisce per essere troppo perimetrale e gli inserimenti non sono spesso quelli necessari e per questo Wenger ha ampliato le mansioni di Song, trasformandolo per rendere più completo il gioco di squadra. I Gunners devono faticare fino alla fine, ma alla fine la vittoria è più che meritata, anzi probabilmente sarebbe stato per una volta troppo punitivo un pareggio per la squadra di Wenger, che nel primo tempo ha avuto un atteggiamento un po’ molle non inusuale, ma che nella ripresa ha giocato da subito con una decisione diversa, alzando il ritmo lottando con le unghie e con i denti: quando una squadra con questa tecnica gioca anche con questa decisione, diventa davvero pericolosa ed efficace. Segnali discreti per il West Ham, che ha giocato un primo tempo buonissimo facendo correre anche qualche pericolo alla difesa avversaria, ma diventando un po’ troppo speculativo nella ripresa, dove di fatto la tattica principale riguardava le perdite di tempo che ad Ashburton Grove non sono mai particolarmente gradite (anche perché con il passare del tempo questo pubblico sta diventando un po’ troppo polemico). Gli Hammers scendono in campo con un 4-5-1 con Boa Morte interno sinistro e Obinna più largo come ala, mentre Piquionne recupera dall’infortunio e viene preferito a Carlton Cole come unica punta: in difesa pesante il mancato recupero di Upson e allora Gabbidon gioca da difensore centrale. L’Arsenal invece propone Denilson nell’undici titolare e Walcott parte dalla panchina. I Gunners ricamano come sempre e Song si dimostra bravo anche in questo fattore con un gran tocco filtrante a liberare Sagna sulla destra dell’area, cross arretrato per Fabregas che non calcia molto convinto e potente ma trova comunque un buon angolo e Green respinge alla grande: il portiere degli Hammers mostra il meglio di sé, lasciando soltanto per strada un’incertezza per poi proporre tante parate importanti e apparire una specie di muro su cui gli avversari sbattono continuamente. L’Arsenal preme ma non è brillantissimo, con Fabregas che sbaglia parecchio mentre Arshavin dopo un discreto inizio finisce per non combinare più nulla e giocare di nuovo in modo molle. Il West Ham tiene strette le linee ma poi riparte sempre bene con soprattutto Obinna sulla sinistra e Piquionne ad esser coinvolti, con il francese ad andare sul centro-destra e a mettere in grossa difficoltà per tutto il primo tempo Koscielny, sempre molto incerto: a dare il là a tante transizioni sono gli errori di Denilson, che sbaglia di tutto nel primo tempo. Nella ripresa i Gunners cambiano volto, mettendo subito alle corde l’avversario giocando più veloce e più deciso: questa decisione è mostrata anche da Nasri, che sorprende tutti calciando una punizione da 30 metri verso la porta e con una sassata devastante ma non trova il gol perché il pallone va a sbattere sulla traversa. Il francese non è certo noto per le sue doti di potenza e anche per questo sarebbe stato un gran gol. Diventa ormai un vero e proprio assalto, con il West Ham a resistere a lungo grazie al lavoro di Parker in mediana e ai tanti intercetti di un eccellente Gabbidon. L’Arsenal prova ad aprire la serratura con Walcott, che viene servito da un tocco filtrante di Fabregas e scappa via verso la porta, Chamakh non si libera centralmente e l’inglese deve tirare ma (sintomo di crescita) nonostante un angolo non esaltante trova un bel tiro basso battendo Green ma colpendo la base del palo e non trovando il gol. Sembra una partita stregata, ma i Gunners trovano la giocata giusta all’88’ minuto: Clichy si incunea in orizzontale e va al cross con il destro, trovando la difesa ferma con Song che ne approfitta gettandosi in tuffo e battendo l’incolpevole Green. E’ il momento del sollievo per i Gunners, che però meritano questa vittoria.
Migliore in campo: Robert Green (West Ham)

Blackburn-Chelsea 1-2: Il Blackburn subisce la seconda sconfitta consecutiva, ma in nessun modo le due prestazioni possono essere paragonate. Contro il Liverpool i Rovers erano stati assolutamente spenti e impalpabili, incapaci di proporre altro che una difesa neppure molto convinta. Contro il Chelsea capolista invece la squadra ha dominato il primo tempo per poi tenere più che bene anche nel secondo tempo, subendo un ko del tutto onorevole e anche parecchio immeritato: questa sconfitta è davvero dura per quanto proposto dalla squadra di Allardyce, capace di giocare di fisico ma anche con spunti in velocità molto interessanti che hanno messo in grossa difficoltà la difesa avversaria. E’ una sconfitta che oltretutto lascia il Blackburn in una posizione di classifica del tutto precaria che questa squadra non merita per quanto proposto fin qui: solo la differenza reti tiene i Rovers fuori dalla zona retrocessione e un risultato positivo del Liverpool nei match domenicali risucchierebbe la squadra tra le ultime tre. D’altro canto è una vittoria di quelle di straordinaria importanza per il Chelsea, che davvero ha rischiato di scivolare ad Ewood Park ma che dopo 90 minuti di sofferenza totale torna a casa con in tasca tre punti: era una partita che quasi veniva persa, invece a fine stagione questi tre punti in più potrebbero valere tantissimo. D’altronde, è anche una caratteristica delle grande squadre quella di mantenere decisamente positivo il saldo “punti ottenuti-risultato giusto”, che poi regala quel surplus spesso decisivo per vincere titoli o guadagnare posizioni di classifica: di certo questo finisce per essere decisamente crudele per l’ottimo Blackburn ammirato in questo pomeriggio. Allardyce deve fare a meno di N’Zonzi e allora accentra Emerton in posizione di interno, riportando Mame Diouf sulla destra e tornando di fatto ad un 4-3-3. Il Chelsea invece preferisce Ivanovic a Bosingwa nel ruolo di terzino destro. Dopo una decina di minuti di studio, il Blackburn inizia a prendere in mano il gioco e fa soffrire totalmente il Chelsea, ricacciandolo all’indietro e spingendo forte, non andando soltanto al bombardamento aereo tipico di questa squadra, ma cercando continue verticalizzazioni per la velocità dei due Diouf, con soprattutto El Hadji ad apparire piuttosto vivace. Il gol arriva in maniera assolutamente meritata: dopo un corner respinto proprio El Hadji Diouf va al secondo cross dentro che viene deviato da Benjani quel tanto che basta per mandare all’angolino dove Cech non può arrivare. Ancelotti è nerissimo in panchina e vede la propria squadra che subisce in maniera netta e non riesce ad uscire, ma se il “risultato giusto” del primo tempo vorrebbe il Blackburn in vantaggio di un paio di reti, il risultato reale parla di un 1-1: Malouda lancia verso l’area, il subentrato Olsson (infortunio di Givet) combina un grosso pasticcio sbattendo addosso a Nelsen e Drogba rigioca dentro dove Anelka si trova libero e fredda Robinson. Questo gol regala anche supporto morale al Chelsea per giocare meglio nel secondo tempo, ma nessuna delle due squadre riesce a prendere il sopravvento, regalando una ripresa con attacchi da ambo le parti. Nei Blues cresce Zhirkov, ma Obi Mikel è in totale sofferenza e l’attacco non riesce ad essere brillante. Il Blackburn continua a creare tante occasioni, grazie all’ottimo lavoro del centrocampo, con Phil Jones che conquista tanti palloni e gioca una partita di grande intensità, risultando a tratti anche dominante, mentre è buona anche la quantità di palloni lavorata da Pedersen. Mame Diouf spreca un paio di buone occasioni, ma è clamorosa quella sciupata da Roberts, che in contropiede riesce a saltare Cole e crearsi grande spazio centralmente ma apre troppo il piatto destro e lo manda di poco oltre al palo: a quel punto doveva assolutamente segnare. Il Chelsea punisce andando immediatamente a segnare: attacco confuso ma Zhirkov riesce a trovare un cross di qualità verso il secondo palo dove Ivanovic svetta e incorna benissimo in rete, trovando il gol vittoria. Episodio che frustra il Blackburn, ma che può essere importantissimo per la stagione del Chelsea.
Migliore in campo: Phil Jones (Blackburn)

Wolverhampton-Manchester City 2-1: Il Wolverhampton si conferma quanto mai una squadra a due facce: la prima è quella di una squadra propositiva e aggressiva che sa creare problemi agli avversari, la seconda è quella di una squadra speculativa che si butta soltanto in difesa. La prima faccia non sempre porta a risultati (vedi il derby contro l’Aston Villa), ma è chiaramente quella che tra le due ci va vicina, è quella che viene mostrata nel match contro il Manchester City che permette ai Wolves di riassaggiare il successo che mancava dalla prima giornata. La squadra di McCarthy gioca infatti un eccellente calcio, soprattutto una volta ritrovatasi sotto nel punteggio e stavolta ottiene una gioia meritata, mettendo in cascina tre punti assolutamente fondamentali, soprattutto perché in questo momento il calendario da affrontare è terribile e il rischio era chiaramente quello di ritrovarsi in una posizione di classifica pericolosissima: nonostante i tre punti il Wolverhampton rimane in zona retrocessione, ma l’impressione è che se McCarthy riuscisse ad accorgersi quale delle due facce porta più frutti, le possibilità di ottenere punti e quindi di ottenere la salvezza crescerebbero decisamente. Questa è proprio la prestazione che serviva, con punti importanti a frenare poi ulteriormente la corsa del Manchester City, alla seconda sconfitta consecutiva: dopo una partenza incoraggiante, c’è stato il solito buio totale e stavolta gli episodi non sono venuti in aiuto, come invece era accaduto soprattutto contro Newcastle e Blackpool. I Citizens scendono in campo con un 4-3-1-2 con De Jong lasciato fuori e Adebayor a formare la coppia d’attacco con Balotelli, alla sua prima da titolare. L’italiano inizia anche discretamente, ma bastano un paio di colpi subiti per mostrare una delle sue facce, quella totalmente insofferente. Il Wolverhampton risponde con il 4-5-1, con Hunt a partire sulla destra e Jarvis sulla sinistra, mentre Milijas viene preferito a Mancienne. E’ un primo tempo molto vivace ed è il Manchester City ad iniziare meglio cercando continue incursioni e tenendo in mano il gioco, fino a trovare il gol del vantaggio soprattutto grazie ad un erroraccio di Stearman, che invece di accompagnare David Silva sul fondo decide di stenderlo in area di rigore, concedendo un penalty chiarissimo: Adebayor spiazza Hahnemann ed è 0-1. I Wolves però rispondono subito alla grande, iniziano ad aggredire e tengono ritmi infuocati, lasciando di sasso il Manchester City, in totale difficoltà in ogni zona del calcio: il pareggio potrebbe arrivare subito, ma l’incornata di Edwards su corner da sinistra va a sbattere sul palo. Il miglior fattore nella crescita dei Wolves è sicuramente l’inarrestabile Matt Jarvis, che al 30’ riesce a mettere dentro un pallone basso, Milijas trova spazio e di prima intenzione calcia benissimo verso l’angolino con il suo mancino e trova il gol dell’1-1: gol importantissimo anche a livello personale, visto che McCarthy si era un po’ dimenticato del serbo. Il Wolverhampton gioca come sa e lo fa bene: Doyle gioca unica punta, ma con questo atteggiamento positivo è accompagnato da tanti compagni e la sua velocità fa impazzire Kompany, così come Jarvis continua a macinare chilometri e cross interessanti sulla sinistra facendo soffrire Richards. Il Manchester City si innervosisce e non è strano vedere screzi tra gli stessi calciatori, con Kompany che dopo aver commesso fallo va a prendersela con Adebayor: i due finiscono per beccarsi con gesti chiari e poco simpatici, non strano in uno spogliatoio sempre infuocato (oltretutto essere amici con Adebayor non è facile). In avvio di ripresa il Wolverhampton trova il gol e lo fa sfruttando la fascia destra: lancio di Hunt in verticale per il cross di Foley, Kolo Tourè respinge male e Doyle cerca la volèe, lo stesso ivoriano respinge ma al centro è prontissimo Edwards che trova l’angolo e il gol del 2-1. Il Manchester City non riesce più a riprendersi, a parte un paio di incursioni del solito Adam Johnson, subentrato nella ripresa. Proprio la gestione dei cambi di Mancini carica tante critiche da parte dei media, visto che rimane in campo un Balotelli che dopo il primo quarto d’ora sparisce e non fa altro che sbagliare: solite bizze caratteriali per lui. Il Wolverhampton tiene bene e la vittoria è decisamente meritata: dividendo la partita, il primo quarto ha visto i Wolves in difficoltà, ma per il resto la squadra di McCarthy ha fatto una super-figura.
Migliore in campo: Matt Jarvis (Wolverhampton)

Everton-Stoke City 1-0: Lo Stoke City quest’anno sembra andare in serie e non avere mezze misure nei risultati: o va benissimo, o va malissimo. Dopo aver iniziato il campionato con tre ko consecutivi, aveva raddrizzato la baracca ottenendo 10 punti nelle successive partite ma adesso è ripiombato in tre sconfitte consecutive, per un avvio davvero schizofrenico. Al Goodison Park va in scena un match altamente equilibrato e non particolarmente esaltante, dove ad avere la meglio è la maggiore qualità dell’Everton, non ancora al massimo della forma ma capace di rialzare la testa in classifica molto prima rispetto alla scorsa stagione: questo può fare ben sperare Moyes nell’inseguimento ad un piazzamento europeo, perché questa è una squadra che quando è in forma finisce per essere irresistibile. Per questo match i Toffees riescono a recuperare Arteta e allora Pienaar gioca sulla sinistra con Bilyaletdinov in panchina. Nello Stoke City ci sono diverse novità, con Tuncay che gioca da seconda punta ma Walters non va in panchina, bensì a fare l’ala destra al posto di Pennant, mentre Wilson viene preferito a Delap. Il primo tempo ha un ritmo discreto ma offre davvero pochissime emozioni. L’Everton ha il comando del gioco in maniera ampia, ma è troppo macchinoso nella manovra e solo raramente riesce a distendersi bene: Arteta non sembra in grande condizione e non è brillante, mentre Coleman per una volta sbaglia partita e combina pochissimo sulla fascia destra. In queste situazioni servirebbe un supporto migliore in mediana per Arteta rispetto ad un Heitinga che pensa soltanto alla fase difensiva: questo al momento è un vero limite per l’undici di Moyes. Lo Stoke City è molto solido in difesa e concede molto poco agli avversari, ma in avanti non riesce a regalare granché, con Tuncay che corre a vuoto nel primo tempo e non è molto supportato dai compagni, a parte il solito Etherington che macina chilometri con qualità, soprattutto nella ripresa. Non granché la scelta di Pulis di preferire Walters sulla destra visto che l’ex Ipswich è del tutto ineffettivo, mentre Jones fa enorme fatica proprio come era accaduto domenica scorsa: stavolta a dominarlo sul piano aereo è un eccellente Distin, il quale in questo periodo sta giocando in maniera davvero fantastica. Nella ripresa il match si rivitalizza e a creare le migliori chances è lo Stoke City, che trova intensità a centrocampo e crea pericoli nell’area avversaria, ma ancora una volta i Potters hanno molto da recriminare a livello arbitrale: su una mischia Huth in qualche modo riesce ad incornare verso il secondo palo, dove Baines viene spostato in maniera del tutto leggera da Tuncay che da due passi riesce a segnare. Per l’arbitro Mason però questo contatto vale l’annullamento della rete e la decisione lascia davvero perplessi tutti: sembra semplicemente un confronto fisico in cui non c’è niente di falloso e il gol poteva (e forse doveva) essere assegnato. Allora l’Everton rimane in partita, passa al modulo con le due punte e trova il gol: spunto di Pienaar sulla fascia destra e cross basso lavorato da Yakubu all’indietro per Cahill, conclusione bassa dal limite che finisce in pieno sul palo ma il pallone viene raccolto ancora da Yakubu che allora decide di sparare una minella devastante a bucare Begovic e ad infilare la sfera sotto la traversa per il primo gol del nigeriano in Premier League. Era da qualche partita che però Yakubu dava segnali di crescita e questa è una finalizzazione di quelle a cui ci aveva abituato fino ad un paio di stagioni fa: oltretutto, questo è il primo gol che l’Everton trova grazie ad un elemento catalogabile come “striker”. L’assalto dello Stoke City non porta più a molto anche a causa delle difficoltà di Jones e l’Everton porta a casa un successo marginalmente meritato, anche se i dubbi sul gol annullato rimangono molti.
Migliore in campo: Sylvain Distin (Everton)

Fulham-Wigan 2-0: Dopo essersi ritrovato in una posizione di classifica che rendeva molto poco onore a quanto proposto fin qui, il Fulham ritrova la vittoria e lo fa in maniera convincente, dominando totalmente il match sul piano del ritmo ma anche sul quello tecnico, ottenendo un 2-0 che forse è un po’ stretto per quanto visto nel corso dei 90 minuti. In questo modo d’un colpo i Cottagers salgono dal 16esimo posto all’ottavo (in attesa dei match domenicali), il che spiega quanto sia corta la classifica. E’ una prestazione assolutamente inguardabile del Wigan, che dà ogni tanto dei segnali di crescita per poi crollare in partite molli e assolutamente letargiche come questa: i Latics hanno giocato in modo del tutto impalpabile, senza mai dare la sensazione di poter creare qualcosa con il pallone tra i piedi se non con qualche azione personale. E’ il simbolo dell’era Martinez, un’era che non riesce mai a decollare e che sta producendo tanto fumo ma pochissimo arrosto. Lo spagnolo si decide finalmente a dare una chance da titolare a Cleverley, preferito a Jordi Gomez, mentre al centro della difesa Gary Caldwell viene preferito al fratello Steven. Il Fulham recupera a sorpresa Murphy in mediana e allora Baird gioca da terzino destro, con Dempsey di punta al fianco di Dembelè. Il Wigan non riesce proprio ad entrare in partita, sembrando più uno sparring partner per il gioco avversario e andando solo in qualche azione personale: Cleverley gioca discretamente in questo vuoto totale, ben rappresentato da un Di Santo del tutto inutile in avanti. Il Fulham invece domina totalmente a centrocampo e il ritorno di Murphy sembra dare una dimensione del tutto diversa al reparto, ma di fatto è tutta la squadra a fare bene e a proporsi ad alto livello, regalando anche momenti di grande calcio. I Cottagers infatti costruiscono sempre molto bene le proprie azioni: Gera apre sulla sinistra per la spinta dello scatenato Salcido, cross dentro dove Dempsey stacca tra Gary Caldwell e Alcaraz riuscendo ad avere la meglio e incornando perfettamente in rete a sbloccare il match. Davvero impressionante ancora una volta il messicano Salcido, che è diventato una vera e propria arma d’attacco per il Fulham partendo da dietro: se ne parla molto poco, ma finora l’ex PSV Eindhoven è ampiamente il miglior terzino sinistro di questa Premier League. Il Fulham manovra molto bene sullo stretto e trova ancora uno sbocco sulla sinistra su Salcido, altro gran cross con nuova incornata di Dempsey che quasi scavalca a pallonetto il portiere che però riesce a metterci una mano, la respinta è corta e da due metri Gera deve segnare ma incorna in modo sballato e manda clamorosamente alto. Il Fulham però trova il raddoppio assolutamente meritato: anche Greening gioca bene e apre sulla destra per la corsa di Baird, cross basso e gran girata di destro ancora di Dempsey a mandare il pallone nell’angolino sinistro per un altro gol di pregevole fattura. Nella ripresa il Wigan ha più possesso di palla, ma ci combina davvero pochissimo, non affondando mai e non mostrando un minimo di decisione. In questo modo il Fulham controlla molto bene proponendosi sempre in avanti, senza però riuscire ad arrotondare il punteggio: la ripresa è meno frizzante, ma ai londinesi andava ampiamente bene così, visto che il più era stato già fatto. Con il ritorno di Murphy s’è rivisto il Fulham che aveva convinto molto nelle prime partite, anche se aveva ottenuto molto meno di quanto meritato: è una vittoria che Mark Hughes merita perché il suo lavoro finora è stato ampiamente positivo, ma frenato dagli infortuni.
Migliore in campo: Carlos Salcido (Fulham)


Risultati 10a giornata Premier League:

Sabato 30 Ottobre:

Arsenal-West Ham 1-0: 88’ Song
Blackburn-Chelsea 1-2: 21’ Benjani (B), 39’ Anelka (C), 84’ Ivanovic (C)
Everton-Stoke City 1-0: 67’ Yakubu
Fulham-Wigan 2-0: 30’ Dempsey, 44’ Dempsey
Manchester United-Tottenham 2-0: 31’ Vidic, 84’ Nani
Wolverhampton-Manchester City 2-1: 23’ Adebayor (MC), 30’ Milijas (W), 57’ Edwards (W)

Domenica 31 Ottobre:

ore 13.00
Aston Villa-Birmingham City

ore 14.30
Newcastle-Sunderland

ore 17.00
Bolton-Liverpool

Lunedì 1 Novembre:

ore 21.00
Blackpool-West Bromwich


Arsenal-West Ham 1-0

Arsenal (4-2-3-1): Fabianski 6 – Sagna 6,5 Squillaci 6 Koscielny 5 Clichy 6,5 – Song 7,5 Denilson 4,5 (67’ Walcott 6,5) – Nasri 6 Fabregas 5 Arshavin 4 (79’ Bendtner sv) – Chamakh 5 (90’ Ebouè sv)

In panchina: Szczesny, Rosicky, Vela, Djourou
Manager: Arsene Wenger 6

West Ham (4-5-1): Green 8 – Jacobsen 6,5 Da Costa 6 Gabbidon 7,5 Ilunga 6 – Behrami 5 (93’ Barrera sv) Noble 5,5 Parker 7 Boa Morte 6 Obinna 5,5 (87’ Faubert sv) – Piquionne 5,5 (73’ Cole sv)

In panchina: Stech, Reid, Tomkins, Kovac
Manager: Avram Grant 5,5

Arbitro: Mike Jones 4,5

Gol: 88’ Song
Ammoniti: Song, Chamakh (A), Ilunga, Boa Morte (WH)

Migliore in campo: Robert Green (West Ham)


Classifica Premier League (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):

1 Chelsea 25 (10; +24)
-----------------------------------------------------------------------------
2 Arsenal 20 (10; +12)
3 Manchester United 20 (10; +10)
-----------------------------------------------------------------------------
4 Manchester City 17 (10; +3)
-----------------------------------------------------------------------------
5 Tottenham 15 (10; +1)
-----------------------------------------------------------------------------
6 West Bromwich 15 (9; -2)
7 Everton 13 (10; +2)
8 Fulham 12 (10; +1)
9 Sunderland 12 (9; +1)
10 Bolton 12 (9; =)
11 Newcastle 11 (9; +1)
12 Aston Villa 11 (9; -4)
13 Birmingham City 10 (9; -2)
14 Stoke City 10 (10; -4)
15 Blackpool 10 (9; -7)
16 Wigan 10 (10; -11)
17 Blackburn 9 (10; -3)
-----------------------------------------------------------------------------
18 Liverpool 9 (9; -5)
19 Wolverhampton 9 (10; -6)
20 West Ham 6 (10; -11)


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venerdì 29 ottobre 2010

Chicharito prende di mira il Tottenham: il Manchester United cerca il secondo successo consecutivo

Weekend Preview: St James’ Park ospita il sempre caldissimo derby tra Newcastle e Sunderland, mentre l’Aston Villa sfida il Birmingham City nel Second City derby



Nella 10a giornata di Premier League ci sono almeno tre match di cartello da non perdere:


Manchester United-Tottenham: Per essere una componente delle “nuove” Big Four bisogna battere le Big Four: questo è l’ordine di Harry Redknapp, in vista di un match importantissimo per capire la forza reale del Tottenham all’interno delle gerarchie del calcio inglese. L’impressione è che gli Spurs potenzialmente possano essere il ricambio di una grande in declino come il Liverpool, ma per riuscirci ufficialmente i londinesi dovrebbero conquistare nuovamente un posto tra le prime quattro in classifica, posto che sembra alla portata ma che è tutt’altro che certo, nonostante gli Spurs appaino di un livello organizzativo e tecnico più alto delle altre outsiders: potenzialmente la squadra di Redknapp potrebbe già adesso essere all’altezza dell’Arsenal grazie al grande impatto di un campione come Rafael Van der Vaart, ma possibilmente alla lunga gli Spurs perderanno punti che i Gunners non perderanno perché meno abituati nella gestione del pesante doppio impegno con la Champions League. C’è però un grande “ma” che condiziona il Tottenham, che non ha mai vinto nelle ultime 67 visite in casa di una delle Big Four, considerando ancora il Liverpool in questa lista. A rendere più complicata la visita di Old Trafford c’è anche qualche difficoltà in difesa, con Redknapp che non è mai riuscito a proporre una stessa linea con continuità, soprattutto a causa di mille infortuni: gli Spurs non portano a casa un clean sheet dalla prima giornata di campionato, dallo 0-0 interno contro il Manchester City. Nonostante questo, gli Spurs hanno subito appena un gol nei secondi tempi in campionato, quello pesantissimo realizzato da Hugo Rodallega del Wigan. Il Manchester United arriva a questo match come unica squadra imbattuta in questa Premier League: il problema è che però sono arrivati più pareggi (cinque) che vittorie (quattro) e questo ha permesso al Chelsea di aprire un margine di vantaggio di cinque punti. Il problema è soprattutto per le tante rimonte subite: una di queste per poco costava altri due punti al Britannia Stadium contro lo Stoke City quando nel finale è arrivato il gol di Tuncay Sanli, ma in extremis Chicharito Hernandez ha tolto le castagne dal fuoco realizzando il gol vittoria e diventando assolutamente il protagonista della settimana. Il messicano sembra avere quel fiuto del gol da attaccante puro che al Manchester United mancava dai tempi di Van Nisterlooy, eppure non sempre le cose gli sono andate nel migliore dei modi in carriera: Chicharito infatti un anno fa pensava addirittura al ritiro, visto che veniva da due anni di digiuno di reti nel massimo campionato messicano e non si sentiva all’altezza di esso. Adesso invece Hernandez sembra sulla buona strada per diventare una delle stelle del club più famoso del mondo proprio grazie al suo fiuto del gol. Tanto per migliorare le cose, il messicano ha pensato bene di decidere anche il match di Carling Cup di martedì sera contro il Wolverhampton, entrando negli ultimi 10 minuti e dimostrando una capacità di trovare la via della rete in più modi, con un eccellente dribbling a liberarsi per il tiro per poi trovare il sinistro preciso. Con Rooney ancora out (peraltro, le tre settimane di stop potrebbero anche diventare qualcosa di più) e Owen fuori per le prossime settimane, il rendimento del messicano è la notizia migliore per Ferguson, che punterà ancora sul nuovo pupillo nel match contro il Tottenham, affiancando il grande (e non amatissimo) ex di giornata Dimitar Berbatov. Il più grande problema di formazione per Ferguson riguarda il ruolo di ala sinistra, visto il grave infortunio di Valencia, il continuo stop per Giggs e le condizioni fisiche non ancora esaltanti di Park Ji-Sung: non dovrebbe sorprendere del tutto un’eventuale riconferma di Evra in posizione più avanzata. Ci sarà sicuramente Nani, altalenante nelle prestazioni ma comunque il miglior assistman del campionato a quota sette. Tra i pali ci sarà Edwin Van der Sar, che giocherà il primo match dopo esser entrato negli “anta”: infatti venerdì ha compiuto 40 anni. Il Tottenham prova a cambiare il proprio trend assolutamente negativo nelle sfide contro il Manchester United: negli ultimi 18 scontri diretti di campionato sono arrivate ben 14 sconfitte. Per riuscirci Redknapp si affiderà a Rafael Van der Vaart, ovviamente titolare alle spalle dell’unica punta, che potrebbe essere Crouch, leggermente favorito su Pavlyuchenko. King non dovrebbe essere disponibile e allora è possibile la conferma di Gallas e Kaboul al centro della difesa, mentre Redknapp potrebbe pensare a dare un turno di riposo a Gareth Bale, che ha giocato quasi sempre in questo inizio di stagione: qualora quest’idea dovesse esser confermata (non facilissimo), Modric andrebbe a fare l’ala sinistra con Palacios interno al fianco di Jenas, mentre Huddlestone sembra ancora destinato a saltare il match per infortunio. Intanto è ormai fatta per il difensore sudafricano Bongani Khumalo, che arriverà nel corso del mercato di Gennaio.
Manchester United (4-4-2): Van der Sar; O’Shea, Ferdinand, Vidic, Evra; Nani, Fletcher, Scholes, Park Ji-Sung; Berbatov, Hernandez
Tottenham (4-4-1-1): Gomes; Hutton, Gallas, Kaboul, Assou-Ekotto; Lennon, Jenas, Modric, Bale; Van der Vaart; Crouch

Newcastle-Sunderland: Si aspetta un’atmosfera davvero infuocata al St James’ Park, dove va in scena il 144esimo Tyne-Wear derby della storia, una sfida sempre molto attesa nel nord-est dell’Inghilterra: anche i derby che entrambe le squadre hanno contro il Middlesbrough sono molto caldi, ma le partite tra Newcastle e Sunderland hanno un qualcosina in più, una rivalità maggiormente sentita e decisamente più scottante. C’è allora da aspettarsi il solito match di alto ritmo e con un tenore d’agonismo assolutamente elevato, come da tradizione di queste sfide: magari i puristi della tecnica possono storcere il naso per quanto si vede di solito in campo in queste partite, ma chi ama il calcio inglese nella sua versione più pura non può che amare il modo duro e acceso con cui di solito questo derby viene affrontato. I precedenti sono abbastanza equilibrati, anche se il Newcastle ha conquistato di recente un discreto vantaggio con 51 vittorie e 46 sconfitte, con anche 46 pareggi: questo perché il Sunderland ha vinto solo tre delle ultime 16 sfide contro i Magpies, con l’ultima a St James’ Park che risale addirittura al 2000, quando a decidere fu l’incornata di Niall Quinn, adesso chairman del club. Sarà anche una sensazione strana per i Black Cats, che per la prima volta sono guidati in questo derby da Steve Bruce, manager apprezzatissimo per il suo lavoro e che sta portando il Sunderland ad un livello nuovo, ma che ha una “piccola macchia”: è un Geordie. Riuscisse a guidare i Black Cats alla vittoria a St James’ Park però c’è da giurare che nessuno dei tifosi se ne ricorderebbe ed è giusto anche così, perché il lavoro compiuto da Bruce è assolutamente eccezionale, con la squadra che ora occupa il settimo posto in classifica, grazie anche al ritorno alla vittoria nello scorso weekend con l’1-0 inflitto all’Aston Villa. Non è messo male nemmeno il Newcastle che è nono in classifica, anche se la graduatoria è davvero cortissima. Nonostante un avvio di stagione tutto sommato discreto (qualche prestazione è stata ottima, altre prive di idee), negli ultimi giorni sono diventate tante le voci che vorrebbero la panchina di Chris Hughton addirittura in pericolo, non certo il modo migliore per preparare questo derby: sarebbe abbastanza incredibile mettere in discussione un manager su cui in pochi avrebbero scommesso ma che lo scorso anno era stato abilissimo a ricomporre i cocci di una squadra allo sbando dopo la retrocessione e riportarla in Premier League con una cavalcata trionfale in Championship, portandola anche ad un avvio di stagione oltremodo decente, un manager che magari non è raffinatissimo sul piano tattico e che potrebbe leggere le partite nel modo migliore ma al quale a Newcastle dovrebbero essere riconoscenti. Una vittoria in questo derby forse tranquillizzerebbe qualche voce, con Hughton che potrebbe confermare l’undici visto ad Upton Park, dopo aver cambiato totalmente la formazione in Carling Cup, subendo uno 0-4 interno dall’Arsenal. Steven Taylor è pronto a tornare in allenamento ma non ancora per scendere in campo, mentre Sol Campbell continua a non essere in forma: è obbligata allora la scelta di utilizzare Williamson (l’unico titolare confermato in campo mercoledì sera) e Coloccini, mentre sulla destra Simpson è favorito ancora su Perch. Nonostante sulla carta questo non sembri il reparto migliore del campionato, i Magpies hanno una statistica molto importante, perché hanno concesso appena 24 tiri in porta agli avversari in campionato, meno di qualsiasi altra squadra. In avanti ci sarà ovviamente Carroll e potrebbe esser affiancato da Shola Ameobi, il quale ha segnato quattro gol nelle ultime sue tre presenze contro il Sunderland. I Black Cats arrivano a questo match sull’onda di 296 minuti di imbattibilità in campionato, ma non amano giocare di domenica in Premier League: appena 9 vittorie nelle precedenti 55 partite. Bruce dovrebbe confermare il 4-4-1-1 con ancora Gyan in panchina e Bent unica punta, con alle spalle le serpentine di Malbranque. Importante il recupero dell’egiziano El Mohamady, che aveva subito un colpo al piede nello scorso weekend: l’esterno destro sembra una stella in ascesa. Richardson rientra dal problema agli adduttori e potrebbe tornare titolare al posto di Bardsley, in una difesa guidata da un grande ex di giornata come Titus Bramble, un difensore sul quale Bobby Robson puntò moltissimo ma che in maglia Newcastle si esibì quasi unicamente in prestazioni disastrose: Bruce invece l’ha rilanciato totalmente. Intanto abbastanza sorprendentemente Andy Reid è stato ceduto in prestito allo Sheffield United.
Newcastle (4-4-2): Krul; Simpson, Williamson, Coloccini, Josè Enrique; Barton, Tiotè, Nolan, Jonas; Carroll, Ameobi
Sunderland (4-4-1-1): Mignolet; Onuoha, Bramble, Turner, Richardson; El Mohamady, Henderson, Cattermole, Welbeck; Malbranque; Bent

Aston Villa-Birmingham City: Tanto per non farci mancare nulla, la domenica della Premier League manda in scena un altro derby assolutamente sentito: essendoci quattro squadre delle West Midlands i derby sono anche piuttosto ristretti, ovviamente. Al Villa Park va in scena il Second City derby, che è probabilmente il derby più caldo tra queste quattro squadre (appena sopra le sfide tra Wolverhampton e West Bromwich), una sfida tra due tifoserie che osservano il calcio in modo del tutto opposto: di solito con la globalizzazione nel calcio e nella società queste divisioni si accentuano, ma non è questo il caso, con anzi la tifoseria dell’Aston Villa che è sempre più tradizionalista e puramente britannica, mentre quella del Birmingham City è molto più “europea” nello stile (per certi aspetti si ha il tifo più “italiano” del Regno Unito). Sarà la 119esima sfida tra le due squadre e il vantaggio dell’Aston Villa è abbastanza netto, con 52 vittorie contro le 37 sconfitte, con anche 29 pareggi: i Villans vanno anche alla caccia del “settebello”, visto che hanno vinto ben sei derby consecutivi contro i rivali cittadini. La sfida della seconda città più grande e importante d’Inghilterra (ovviamente alle spalle della capitale Londra) vede di fronte due squadre con un problema comunque piuttosto evidente: il Birmingham City è reduce dalla vittoria contro il Blackpool che ha allentato un po’ la pressione su Alex McLeish, ma ha segnato solo quattro gol nelle ultime sei partite e soprattutto fatica a trovare brillantezza per creare occasioni da rete. Non sta tanto meglio l’Aston Villa, che arriva a questo match reduce da un digiuno di reti di 254 minuti in campionato dal gol realizzato da Albrighton a White Hart Lane. I Villans hanno segnato solo nove gol in campionato, dei quali appena due nei secondi tempi, meno di qualsiasi altra squadra di Premier League. Oltretutto, il Villa ha segnato solo una rete su calcio piazzato, che è chiaramente una controtendenza visto che lo scorso anno questo era proprio il punto di forza della squadra. Entrambe le squadre arrivano a questo match reduci da una battaglia in Carling Cup: l’Aston Villa ha superato ai tempi supplementari il Burnley, mentre il Birmingham City ha avuto bisogno addirittura dei calci di rigore per superare il Brentford, dopo che Phillips aveva salvato i Brummies davvero in extremis dall’eliminazione. Le due squadre allora potrebbero anche ritrovarsi di fronte nei quarti di finale di Carling Cup, il cui sorteggio avverrà nel pomeriggio di sabato. Si spera anche in un derby meno polemico di quello dell’anno scorso, deciso da un rigore assolutamente inesistente in favore dell’Aston Villa: la presenza di Howard Webb non è certo una garanzia in tal senso. L’Aston Villa deve fare a meno del giovane Albrighton, squalificato dopo l’espulsione subita per professional foul contro il Burnley. In quel match Warnock ha scontato la squalifica per i cinque cartellini gialli subiti ed è allora disponibile per il derby, con Houllier che potrebbe confermare in gran parte l’undici sceso in campo contro il Sunderland, con il 4-4-1-1 con Ireland alle spalle di Emile Heskey: una novità obbligata ci sarà però in mediana, visto che Petrov è infortunato al ginocchio e lascerà spazio a Steve Sidwell. In dubbio anche John Carew, ma Houllier spera di recuperarlo dalla febbre. Il dubbio più grande per il Birmingham City riguarda Alex Hleb, che s’è fatto male al ginocchio nel corso del match contro il Blackpool: non è ancora certa la sua presenza, ma McLeish lo ha inserito nella lista dei convocati e quindi sembra discretamente probabile il suo utilizzo dal primo minuto. Importantissimo il rientro dalla squalifica di Craig Gardner, grande ex di giornata che ritroverà posto in mediana: potrebbe prendere il posto di O’Connor, visto che sembra difficile la riconferma del 4-3-1-2 visto sabato scorso.
Aston Villa (4-4-1-1): Friedel; Beye, Collins, Dunne, Warnock; Downing, Reo-Coker, Sidwell, Ashley Young; Ireland; Heskey
Birmingham City (4-4-1-1): Foster; Carr, Johnson, Dann, Ridgewell; Larsson, Ferguson, Gardner, Fahey; Hleb; Zigic

Arsenal-West Ham: Reduce dal dominante successo in casa del Manchester City, l’Arsenal cerca un po’ di continuità di prestazione e di rendimento e vuole il successo anche nel derby londinese contro il West Ham, ultimo in classifica e con Avram Grant assolutamente sotto pressione: il successo ai tempi supplementari contro lo Stoke City per qualificarsi ai quarti di finale di Carling Cup ha attutito solo in parte la delusione per la pessima prestazione proposta sabato scorso nel ko interno contro il Newcastle, che ha chiuso una serie di quattro risultati utili consecutivi che sembrava poter portare gli Hammers fuori dalle secche della zona retrocessione. Invece i fantasmi delle pessime prestazioni nelle primissime partite è riapparso in 90 minuti davvero impalpabili contro i Magpies, mettendo assolutamente in pericolo la posizione del manager Avram Grant: secondo vari media, le prossime due partite (le due trasferte contro Arsenal e Birmingham City) potrebbero essere decisive per il futuro dell’israeliano. Fallirle entrambe giocando così male porterebbe quasi sicuramente ad un esonero, per cui serve assolutamente un sussulto d’orgoglio, anche se secondo lo stesso Grant questa in casa dell’Arsenal è possibilmente la partita più difficile dell’intero campionato (dichiarazione decisamente esagerata). Uno dei grandi problemi degli Hammers è sicuramente l’attacco, con appena sette gol realizzati: solo il Wigan riesce a pareggiare una cifra così bassa. Dall’altra parte invece l’Arsenal ha segnato 21 gol in questo campionato e ha il secondo miglior attacco, alle spalle del Chelsea: i problemi son in difesa con già 10 gol concessi, anche se un piccolo segnale positivo è arrivato in settimana, con due clean sheet nelle partite contro Manchester City e Newcastle (in Carling Cup). In tutto il resto della stagione erano arrivati clean sheet solo contro Blackpool e Braga. I Gunners sono la squadra che ha ottenuto più penalty (quattro) e ha visto più avversari espulsi (quattro) in questa Premier League: le partite dell’Arsenal finora sono sempre state piene di eventi sul piano arbitrale (visti anche i tre rossi subiti). Wenger deve fare a meno di Wilshere a centrocampo e potrebbe optare per un atteggiamento abbastanza offensivo, con Walcott titolare nel ruolo di ala destra: con Nasri in grande forma (sette reti nelle ultime sette presenze ufficiali), qualora Wenger volesse puntare ancora su Arshavin sarebbe Denilson a lasciare il posto da titolare, con Fabregas un po’ più arretrato. Dubbi anche in difesa, con Koscielny che è rientrato in Carling Cup e potrebbe prendere il posto di Djourou. Out invece Gibbs, alle prese con un problema ai legamenti mediani e fuori per diverse settimane. Il West Ham spera di recuperare in tempo l’ex di giornata Upson, uscito per un problema agli adduttori nel corso del match contro il Newcastle ma che sembra in grado di recuperare e stringere i denti. Grant dovrebbe riportare Obinna nel ruolo di seconda punta, anche perché Piquionne è alle prese con un problema alla gamba: al suo posto potrebbe giocare Boa Morte, altro ex di giornata.
Arsenal (4-2-3-1): Fabianski; Sagna, Squillaci, Koscielny, Clichy; Song, Fabregas; Walcott, Nasri, Arshavin; Chamakh
West Ham (4-4-2): Green; Jacobsen, Da Costa, Upson, Gabbidon; Behrami, Parker, Noble, Boa Morte; Cole, Obinna

Blackpool-West Bromwich: Monday Night decisamente intrigante a Bloomfield Road, con la sfida tra due neopromosse che propongono un calcio molto fluido e molto positivo: sulla carta un abbinamento che dovrebbe portare ad una bella partita, anche se poi può sempre succedere di tutto e non sempre le premesse della vigilia sono rispettate. Il Blackpool spera di rimettersi in carreggiata dopo aver perso quattro delle ultime cinque partite di campionato, anche se di fatto il livello di prestazione era rimasto buono anche nelle partite perse, a parte il match in casa del Birmingham City in un match che ha visto i Tangerines proporre un calcio davvero poco fluido. La squadra di Holloway ha finora avuto un rendimento in trasferta sorprendente, ma gli ultimi ko hanno avvicinato la zona retrocessione ad appena un punto ed è importantissimo iniziare a trovare un passo migliore tra le mura amiche: i Tangerines sono infatti l’unica squadra di Premier League a non aver ancora vinto un match casalingo, anche se va ricordato che il Blackpool ha giocato almeno un match in meno in casa rispetto alle altre squadre (appena tre). Se qualche risultato recente ha mostrato ai Tangerines le difficoltà che probabilmente dovranno affrontare per tutta la stagione alla ricerca della salvezza, per il WBA le cose sembrano andare assolutamente alla grande, visto che i Baggies viaggiano a quote altissime: il successo contro il Fulham è arrivato grazie ad una eccellente qualità di gioco e adesso i Baggies occupano il sesto posto in classifica. L’Albion però deve rompere la maledizione del lunedì: il WBA ha giocato dieci volte in Premier League in questo giorno ma senza mai riuscire a vincere. Il West Bromwich ha però dato l’impressione di essere una squadra decisamente diversa da quella che abbiamo visto sempre in Premier League, decisamente più qualitativa ed efficace ma anche più solida e concreta: Di Matteo potrebbe aver trovato la chiave giusta per formare lo “yo-yo” che ha condizionato l’ultimo decennio dei Baggies, con continue retrocessioni a fare da contraltare alle promozioni dalla seconda serie. Di fatto, nessuno più pensa che il WBA sia troppo forte per la Championship ma troppo debole per la Premier League. L’impressione poi è che anche l’intera rosa sia all’altezza della situazione e sia abbastanza lunga per le esigenze dei Baggies, basti pensare che la squadra ha conquistato la qualificazione ai quarti di finale di Carling Cup, utilizzando di fatto sempre quei giocatori che in quel momento non trovavano posto nell’undici titolare in campionato. Di Matteo però richiamerà tutti i suoi titolari per questa trasferta e soprattutto spera di recuperare Peter Odemwingie, grande protagonista la cui assenza però non ha pesato sui risultati: il nigeriano però vuole riprendere il discorso interrotto e spera di mandare alle spalle il problema al ginocchio per prendere il posto di Fortunè, per giunta anch’egli acciaccato. Olsson è alle prese con un problema al tendine d’Achille ma dovrebbe farcela a recuperare per affiancare Tamas, con Pablo Ibanez ancora in panchina. A segno in tutti e due gli scontri diretti della scorsa stagione contro il Blackpool (entrambi finiti 3-2 per l’Albion) c’era stato Dorrans, il quale però non riesce a trovare posto in questo momento nel 4-1-4-1 di Di Matteo e quindi dovrà accontentarsi nuovamente di un posto dalla panchina, con Morrison e Scharner confermati nei ruoli di interni. Non ci sono nuovi problemi di infortuni per il Blackpool, che però deve continuare a fare a meno di Baptiste, con Eardley ancora destinato a partire da titolare come terzino destro. E’ stata una settimana un po’ nervosa in casa Tangerines, non certo una grande idea: il rischio è quello di rompere la magia che si era vista ad inizio stagione. In particolare, il capitano e bandiera Charlie Adam è entrato in contrasto con la società per una questione riguardante i premi per i risultati ottenuti e questo potrebbe far tribolare un po’ l’ambiente: lo scozzese peraltro è reduce da una brutta prestazione a St Andrew’s, con un suo errore abbastanza clamoroso a regalare il raddoppio al Birmingham City. Altri potenziali problemi ci sono riguardo il portiere Matt Gilks, che in estate diventerà free agent e che già sembra vicino ai Rangers per la prossima stagione. Nel 4-3-3 di Holloway potrebbero esserci delle novità, con Harewood che difficilmente verrà confermato in avanti dopo aver giocato malissimo contro il Birmingham City: al suo posto potrebbe esserci un ballottaggio tra Grandin e Ormerod.
Blackpool (4-3-3): Gilks; Eardley, Cathcart, Evatt, Crainey; Grandin, Vaughan, Adam; Taylor-Fletcher, Campbell, Varney
West Bromwich (4-1-4-1): Carson; Jara, Tamas, Olsson, Shorey; Mulumbu; Brunt, Scharner, Morrison, Thomas; Odemwingie

Blackburn-Chelsea: In attesa di un possibile takeover, con il futuro proprietario indiano che ha promesso un budget di 5 milioni di pounds da spendere nel mercato invernale ma che allo stesso tempo vorrebbe portare ad Ewood Park nientemeno che David Beckham (caro mio, ad occhio servirebbe qualcosina in più da investire), il Blackburn ospita il Chelsea nel momento peggiore della propria stagione, con i Rovers che sono apparsi davvero lontani dai propri standard nelle ultime uscite, toccando chiaramente il fondo nella trasferta di Anfield dove non hanno mai proposto qualcosa di positivo: l’unica speranza di ottenere un risultato positivo giocando in quel modo risaliva nelle difficoltà del Liverpool e nelle parate di Robinson, ma la prestazione degli uomini di Allardyce è stata eccessivamente accomodante. Oltretutto, il Chelsea ha un eccellente record recente contro il Blackburn, anche se difficilmente ad Ewood Park troverà un avversario così molle, quanto una squadra con la voglia di lottare con il coltello tra i denti. Per i Blues è importante mantenere il vantaggio sulle inseguitrici e tornare al successo in trasferta, dopo lo 0-1 contro il Manchester City e lo 0-0 contro l’Aston Villa. Se i Rovers non sono in grande condizione, non è stato un ritratto della salute nemmeno il Chelsea che ha faticato molto contro il Wolverhampton, subendo ben 10 tiri in porta da una squadra che non tira mai in porta. Il Chelsea è la squadra che trova invece più tiri su palla attiva, ben 96: ad Ewood Park affronterà invece il Blackburn che è la squadra con meno tiri su palla attiva, appena 41. Non c’è da aspettarsi tanti gol nei primi 45 minuti: il Blackburn ha subito appena un gol nei primi tempi (segnato da Theo Walcott dell’Arsenal) e solo una squadra ha saputo fare di meglio, ovviamente il Chelsea con zero (anche perché i Blues hanno subito la miseria di due gol). Ancelotti potrebbe avere una novità importante di formazione, visto che Alex sembra destinato a rientrare dal problema alla coscia. Ci sono due ballottaggi nella possibile formazione titolare, con Ivanovic che sembra favorito su Bosingwa per fare il terzino destro, mentre il rientrare Ramires deve vedersela con Zhirkov per il ruolo di interno sinistro, con il russo che sembra poter trovare finalmente continuità e che appare favorito. In avanti ci sarà Anelka, che ha nei Rovers il proprio avversario preferito in Premier League: in 14 presenze di campionato, infatti, ha segnato ben 10 gol contro questa squadra. Il più grande dubbio di formazione per il Blackburn riguarda N’Zonzi, uscito nel corso del primo tempo contro il Liverpool per un problema agli adduttori: la sua assenza porterebbe la conferma di Dunn nell’undici titolare, anche se è possibile un atteggiamento più attendista e l’utilizzo di Grella. Novità importanti ci saranno in difesa, che tornerà nella sua versione migliore: Samba rientra dalla squalifica, mentre Nelsen ha recuperato dall’infortunio ed è pronto a partire dal primo minuto, con Jones possibilmente avanzato a centrocampo.
Blackburn (4-5-1): Robinson; Michel Salgado, Samba, Nelsen, Givet; Emerton, Dunn, Jones, Pedersen, El Hadji Diouf; Kalinic
Chelsea (4-3-3): Cech; Ivanovic, Alex, Terry, Cole; Essien, Obi Mikel, Zhirkov; Anelka, Drogba, Malouda

Bolton-Liverpool: Una delle tante sfide del nord-ovest di Inghilterra rappresenta un passo cruciale per la stagione del Liverpool, che ha tirato un grosso sospiro di sollievo dopo la vittoria contro il Blackburn ma che per non tornare in situazioni complicatissime deve dare un po’ di continuità alle proprie prestazioni, non solo perché alla fin fine il successo di domenica scorsa non ha permesso ai Reds di uscire già dalla zona retrocessione che sta tristemente abitando da un paio di settimane. Per Hodgson arriva però forse l’avversario migliore possibile, almeno stando a vedere la recente tradizione: il Liverpool ha infatti sempre vinto nelle ultime sette sfide di campionato contro il Bolton e spera di continuare su questo passo per ottenere finalmente la prima vittoria esterna in campionato. Se le cose sono andate molto male ad Anfield, infatti, il passo esterno è stato se possibile peggiore, con appena un punto ottenuto e solo due gol realizzati, entrambi peraltro nel giro di pochi minuti nel match di Old Trafford contro il Manchester United: per il resto, buio assoluto. Il Bolton ha avuto fin qui un rendimento molto solido, perdendo soltanto in casa dell’Arsenal in questo campionato: nelle ultime cinque partite però sono arrivati ben quattro pareggi. Il capolavoro di Owen Coyle è sicuramente il rilancio fortissimo di Johan Elmander, che nelle prime due stagioni inglesi era apparso chiaramente non all’altezza della situazione ma che ha già segnato cinque gol in questa Premier League, una media infinitesimamente superiore a quella ormai abituale. Curiosamente però lo svedese non segna mai a Reebok Stadium: in campionato infatti ha segnato tra le mura amiche solo nel giorno del suo esordio in Premier League contro lo Stoke City, mentre per il resto tutti i gol segnati in campionato sono arrivati in trasferta. Elmander e Kevin Davies formeranno la coppia d’attacco titolare, nonostante Klasnic sia tornato a disposizione: il croato è anche reduce da una settimana estremamente tribolata, visto che è stato anche arrestato con l’accusa di violenza nei confronti di una minorenne. Coyle confermerà il solito undici sceso in campo nelle ultime presenze, nonostante il rendimento di Petrov non sia certo convincente: il bulgaro è una delle più grandi delusioni di questo avvio di stagione, viste anche quelle che erano le attese. Intanto il difensore centrale Andy O’Brien è stato ceduto in prestito al Leeds. Il Liverpool potrebbe confermare l’undici che ha battuto il Blackburn, con Fernando Torres a guidare l’attacco e Gerrard alle sue spalle. La buona notizia riguarda Dirk Kuyt, che migliora in fretta dal suo problema alla caviglia e sembra poter rientrare in tempo per affrontare il Chelsea nel prossimo weekend. Migliora a rilento Glen Johnson, che potrebbe saltare anche questa trasferta.
Bolton (4-4-2): Jaaskelainen; Steinsson, Cahill, Knight, Robinson; Lee Chung-Yong, Muamba, Holden, Petrov; Elmander, Kevin Davies
Liverpool (4-4-1-1): Reina; Carragher, Kyrgiakos, Skrtel, Konchesky; Maxi Rodriguez, Lucas Leiva, Raul Meireles, Cole; Gerrard; Fernando Torres

Wolverhampton-Manchester City: All’interno di un periodo terribile con quattro partite durissime, il Wolverhampton vede nel match del weekend forse l’unica opportunità decente per evitare un tracollo deciso in classifica, per evitare una nuova striscia di quattro sconfitte consecutive che rischierebbe di far affondare totalmente la squadra e portarla molto lontana dalla zona retrocessione. I Wolves sono reduci da una partita di Carling Cup contro il Manchester United in cui hanno giocato diverse riserve, ma in cui comunque s’è intuita una linea generale paragonabile anche alla formazione con tutti i titolari: quando gioca in modo speculativo e difensivo questa squadra risulta chiaramente sotto la media e non certo una squadra in grado di salvarsi in Premier League (in particolare quest’anno in cui la solidità difensiva della scorsa stagione sembra un lontano ricordo), mentre quando gioca in modo aperto e aggressivo risulta molto più piacevole e interessante, anche se manca qualcosa sul piano della incisività negli ultimi metri. La squadra di McCarthy è anche reduce da una discreta prestazione a Stamford Bridge, nella quale ha affrontato il match in modo positivo andando il più possibile in attacco, ma ancora una volta è mancata la concretezza: stranamente i Wolves che non tirano mai in porta hanno impegnato Cech 10 volte, ma in nessuna occasione è arrivato un tiro pericoloso realmente. Al Molineux arriva un Manchester City freddato da Boyata e dall’Arsenal nello scorso weekend, un tonfo pesante che ovviamente non ha abbassato il grado di presunzione che circonda questa squadra: leggere le dichiarazioni degli stipendiati di questa società e leggere un libro di favole è più o meno la stessa cosa. Per questa trasferta mancherà l’elemento più importante Carlos Tevez, il quale s’è procurato un problema alla gamba proprio nel match contro l’Arsenal e salterà due partite, nella speranza poi di far in tempo per rientrare nel turno infrasettimanale, ovvero per il derby contro il Manchester United: ovviamente l’attaccante ne ha approfittato per tornare in Argentina e stare due settimane lontano da Mancini, manager che non sopporta nella maniera più assoluta (e non è l’unico, nello spogliatoio e non). Potrebbe esserci allora spazio per Adebayor nel ruolo di unica punta, che potrebbe essere anche impersonato da Mario Balotelli, il cui primo tocco di palla in Premier League nello scorso match è stato epico: un tuffo carpiato che avrebbe lasciato perplesso persino Marouane Chamakh. La rotazione a centrocampo dovrebbe non cambiare il modulo a tre mediani, con Adam Johnson che potrebbe tornare nell’undici titolare, prendendo probabilmente il posto di Milner. Scelte difficili anche in difesa, dove bisognerà trovare qualcuno per affiancare Kompany: difficilmente l’identikit si specchierà con Joleon Lescott, che secondo i media è infuriato (anche lui?) per esser rimasto fuori dal match contro l’Arsenal. All’ex Everton è stato preferito prima Boyata e poi nel corso del match Wayne Bridge. Possibile il recupero di Kolo Tourè dall’infortunio: in tal caso, sarebbe sicuramente lui a giocare titolare. Si attende un 4-5-1 anche dal Wolverhampton, che recupera il capitano Henry dopo la squalifica per l’espulsione subita contro il Wigan. Dovrebbe esserci ancora Mancienne in mediana, mentre Doyle dovrebbe giocare come unica punta, con Hunt titolare sulla sinistra (oppure sulla destra con Jarvis a sinistra, come visto per quasi tutto il secondo tempo martedì sera ad Old Trafford). Craddock continua a non recuperare dal problema alla coscia e quindi Stearman affiancherà ancora Berra al centro della difesa.
Wolverhampton (4-5-1): Hahnemann; Foley, Stearman, Berra, Ward; Jarvis, Henry, Mancienne, Jones, Hunt; Doyle
Manchester City (4-5-1): Hart; Richards, Kolo Tourè, Kompany, Boateng; Adam Johnson, Yaya Tourè, De Jong, Barry, David Silva; Balotelli

Everton-Stoke City: Aver ottenuto sette punti in un trittico che vedeva le trasferte contro Birmingham City e Tottenham e in mezzo il derby contro il Liverpool rappresenta un buon cambio di passo per l’Everton, che però ha bisogno di altre vittorie per continuare la risalita in classifica e entrare nella prima metà: Moyes spera che il solito andamento lento di inizio stagione sia ormai totalmente alle spalle e che la squadra possa aver finalmente trovato il passo e la condizione migliore. In tal caso, l’impressione è che a differenza dell’anno scorso i Toffees possano essere in tempo per tornare realmente nelle prime posizioni di classifica: nonostante qualche punto perso di troppo, infatti, la zona Europa è lontana cinque punti, quindi ancora ampiamente alla portata per una squadra che quando è in condizione può mettere in difficoltà tutti. Torna un po’ a preoccuparsi invece lo Stoke City, che dopo quattro risultati utili consecutivi (nei quali sono arrivati 10 punti) s’è di nuovo bloccato, subendo due sconfitte consecutive contro Bolton e Manchester United, oltre che uscendo dalla Carling Cup per mano del West Ham: in realtà, le due sconfitte in campionato sono arrivate con buone prestazioni e nei finali di gara, ma Pulis non vuole perdere quota e rimanere a metà classifica per garantirsi da subito una stagione tranquilla. L’Everton non ha però portato troppa fortuna nell’era recente allo Stoke City, che non ha mai battuto i Toffees nelle ultime 11 sfide ufficiali: l’ultimo successo risale il 27 Dicembre 1982, quando si giocava nella vecchia First Division e i Potters vinsero 1-0 al Victoria Ground. Lo scorso anno però le due squadre pareggiarono sia a Goodison Park che al Britannia Stadium. Entrambe le squadre rischiano di avere qualche problema di formazione, con lo Stoke City che spera di recuperare all’ultimo momento due elementi fondamentali come Pennant e Jones, che si sono sentiti male negli ultimi giorni e non si sono allenati. Possibile la presenza dal primo minuto di Tuncay Sanli, al quale Pulis sembra voler dare una chance indipendentemente dalla presenza o meno di Jones, in particolare dopo il gol realizzato la scorsa settimana al Manchester United. Da verificare le possibilità di rientro di Whitehead, così come la posizione di Faye, che domenica scorsa ha commesso qualche errore di troppo e ha litigato un po’ con tutti per poi esser tenuto in panchina mercoledì sera in Carling Cup: Wilkinson potrebbe giocare titolare anche in campionato. L’Everton aspetta di sapere di più sulle condizioni fisiche di Arteta, rimpiazzato discretamente da Pienaar a White Hart Lane: in caso di assenza del basco, Moyes potrebbe confermare la formazione vista contro gli Spurs, anche se Saha preme per un posto da titolare ed è in ballottaggio con Yakubu. Niente da fare per Osman, che salterà ancora qualche altra partita.
Everton (4-4-1-1): Howard; Neville, Jagielka, Distin, Baines; Coleman, Arteta, Heitinga, Pienaar; Cahill; Yakubu
Stoke City (4-4-2): Sorensen; Huth, Shawcross, Faye, Collins; Pennant, Delap, Wilson, Etherington; Jones, Tuncay

Fulham-Wigan: Un avvio di stagione buono sul piano del gioco ma non quantificato al dovuto per numero di punti ottenuti adesso ha fatto seguito a due sconfitte consecutive che hanno acceso già la pressione per Mark Hughes, visto che la squadra è precipitata sorprendentemente al 16esimo posto ed è fuori dalla zona retrocessione solo per una migliore differenza reti rispetto al Liverpool (per giunta diretto dall’ex manager Hodgson). In realtà il gallese ha più di una giustificazione, visto che (come detto) il suo impatto al Craven Cottage era stato buono ma le ultime prestazioni sono penalizzate dai tanti infortuni che hanno colpito prima l’attacco (con Kamara e Andy Johnson out a lungo, si sono fatti male a distanza ravvicinata Zamora e Dembelè) e adesso il centrocampo (s’è arrivati ad avere tutti i titolari fuori contemporaneamente), problemi che non possono non influire sui risultati di una squadra che non riesce ad avere una rosa particolarmente ampia. In un modo o nell’altro sarà però fondamentale battere il Wigan, che zitto zitto arriva a Craven Cottage avendo perso solo una delle ultime sette partite di campionato: in poche parole, dopo aver preso mazzate devastanti nelle prime due giornate (0-4 e 0-6 interni contro Blackpool e Wigan), i Latics hanno ottenuto 10 punti e subito sei gol, anche se ne hanno segnati appena sette e questo ha impedito una risaluta ancora più convincente. Era dal Febbraio del 2009 che i Latics non riuscivano a mettere insieme quattro risultati utili consecutivi. Sul piano delle prestazioni però la squadra di Martinez non ha mai convinto realmente: la difesa ha subito meno ma non è poi così sicura, mentre la fase offensiva rimane troppo perimetrale. Ad aggiungere problemi a problemi c’è l’infortunio di James McCarthy, che dovrà stare fuori per una decina di settimane: s’era temuto anche di peggio. Al suo posto giocherà da titolare Diamè, che misteriosamente era scivolato in panchina (gli veniva preferito Thomas, il che è tutto dire). Nonostante il rientro di Gary Caldwell e il possibile ritorno di Gohouri, dovrebbero essere sempre Steven Caldwell e Alcaraz a guidare la difesa, mentre sulla destra giocherà Stam al posto dell’infortunato Boyce. Un dubbio tra i pali, con Kirkland che spera di riconquistare il posto da titolare ma con Al Habsi che appare ancora favorito. In avanti possibile il ripescaggio di Boselli anche in campionato, dopo che l’argentino ha segnato il suo primo gol inglese contro lo Swansea City in Carling Cup. Il Fulham potrebbe riproporre Andrew Johnson nell’undici titolare: l’ex Everton e Crystal Palace è tornato dopo un lungo infortunio subentrando dalla panchina contro il WBA e potrebbe esser preferito a Kamara. Simon Davies spera di recuperare dal problema alla caviglia, mentre Duff è sicuramente out per problemi al polpaccio, così come non sono recuperabili i due interni titolari Murphy e Etuhu: presumibilmente dovrebbe esserci ancora Baird al fianco di Greening.
Fulham (4-4-2): Schwarzer; Kelly, Aaron Hughes, Hangeland, Salcido; Dempsey, Baird, Greening, Gera; Andrew Johnson, Dembelè
Wigan (4-2-3-1): Al Habsi; Stam, Steven Caldwell, Alcaraz, Figueroa; Thomas, Diamè; N’Zogbia, Jordi Gomez, Rodallega; Boselli


Nella 14a giornata di Championship tanto per non farsi mancare nulla a spiccare è un altro derby, quello dello Yorkshire tra Barnsley e Hull City, due squadre scivolate nella seconda metà di classifica soprattutto a causa di un rendimento esterno davvero non all’altezza. A questo punto allora i favoriti dovrebbero essere i Tykes, ma dai derby si può aspettare sempre di tutto e i Tigers non possono permettersi altri passi falsi.

Sfida tra due squadre in zona retrocessione quella del Riverside Stadium, dove si affrontano Middlesbrough e Bristol City: entrambe le squadre erano attese a ben altri livelli. Oltre al match tra due squadre che devono uscire dalla crisi, è soprattutto l’esordio del nuovo manager del Boro, che alla fine è proprio il nome preferito dai tifosi, ovvero Tony Mowbray, ex capitano del club che deve riscattarsi dopo il tremendo fallimento al Celtic. Dopo tre pareggi consecutivi, il QPR vuole riprendere il giusto passo e ospita il Burnley, reduce dallo scioccante 0-4 interno subito contro il Reading in cui la squadra era apparsa davvero imbarazzante: i Royals dal canto loro sperano di entrare in zona playoff ospitando il Doncaster, in una sfida tra due squadre che praticano un calcio molto frizzante e divertente. Reduce da un pesante 4-0 esterno è anche il Cardiff City, che ha dato un segnale chiaro al campionato e vuole continuare a mostrarsi letale in fase offensiva ospitando il Norwich quarto in classifica. Test importante per il Derby County, che deve dimostrare una certa maturità ospitando un Watford sempre pericolosissimo quando gioca in trasferta. Bella sfida anche a Fratton Park, dove si affrontano Portsmouth e Nottingham Forest in decisa crescita di forma.

Nella 14a giornata di League One continua la disperata ricerca della giusta forma del Southampton, che deve avvicinare in maniera concreta la zona playoff e soprattutto deve iniziare a segnare: solo due squadre (Brentford e Yeovil a quota 12) hanno fatto peggio dei 13 gol realizzati dai Saints, che pure avrebbero un potenziale offensivo di livello alto per la categoria. Il tema della partita di Meadow Lane riguarda però soprattutto il Notts County, che dopo l’esonero di Short presenta il nuovo manager: è l’ex capitano dell’Inghilterra Paul Ince, reduce da un paio di fallimenti sulle panchine di Milton Keynes Dons e Blackburn, dopo che invece aveva portato in League One proprio il Milton Keynes Dons.

Partita attesissima a London Road, dove il Peterborough terzo in classifica vuole rallentare la fuga del Brighton, scappato già a +6: per gli uomini di Poyet può essere un test davvero importante per capire la propria forza, visto che i Posh in casa sono sempre pericolosissimi e segnano tantissimo (21 gol nelle prime sei uscite interne). Tra le due squadre in classifica c’è il Bournemouth, che ha una migliore differenza reti rispetto al Peterborough e che vuole difendere il secondo posto ospitando il Colchester sesto in classifica. Sfida tra squadre inconsistenti che non hanno saputo esprimere a pieno il proprio potenziale finora quella del The Valley, con il Charlton che ospita lo Sheffield Wednesday.

Nella 14a giornata di League Two il Chesterfield prova a scappare via in classifica: la squadra di Sheridan sembra la più seria candidata alla promozione perché è solida e ha un buon potenziale offensivo e al momento è a +3 sulle prime inseguitrici. Il primo posto sarà però messo in pericolo dalla trasferta difficile sul campo dello Stevenage, neopromossa che non ha certo patito il salto dalla Conference, visto che ha giocato subito con grande tranquillità e al momento occupa l’ottavo posto, il primo dopo la zona playoff.

Il Crewe Alexandra ha cambiato passo nelle ultime partite e una volta entrato nella zona playoff vuole continuare la propria rincorsa e candidarsi alla promozione: sarà importantissimo il match del weekend, con la squadra di Dario Gradi che fa visita al Port Vale secondo in classifica. Tra le tante squadre in lotta quantomeno per i playoff c’è anche l’Aldershot nono in classifica, che però riceve la visita di un Bury in ottima forma e entrato in zona promozione. Punta ad avvicinarsi alle prime tre lo Shrewsbury, che ha un po’ allentato il passo nelle ultime partite ma che ospita il sofferente Barnet. Importante anche la trasferta del Rotherham in casa del Southend.


10a giornata Premier League:

Sabato 30 Ottobre:

ore 16.00
Arsenal-West Ham
Blackburn-Chelsea
Everton-Stoke City
Fulham-Wigan
Wolverhampton-Manchester City

ore 18.30
Manchester United-Tottenham

Domenica 31 Ottobre:

ore 13.00
Aston Villa-Birmingham City

ore 14.30
Newcastle-Sunderland

ore 17.00
Bolton-Liverpool

Lunedì 1 Novembre:

ore 21.00
Blackpool-West Bromwich


Classifica Premier League (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):

1 Chelsea 22 (9; +23)
----------------------------------------------------------------
2 Arsenal 17 (9; +11)
3 Manchester United 17 (9; +8)
----------------------------------------------------------------
4 Manchester City 17 (9; +4)
----------------------------------------------------------------
5 Tottenham 15 (9; +3)
----------------------------------------------------------------
6 West Bromwich 15 (9; -2)
7 Sunderland 12 (9; +1)
8 Bolton 12 (9; =)
9 Newcastle 11 (9; +1)
10 Aston Villa 11 (9; -4)
11 Everton 10 (9; +1)
12 Birmingham City 10 (9; -2)
13 Stoke City 10 (9; -3)
14 Blackpool 10 (9; -7)
15 Wigan 10 (9; -9)
16 Fulham 9 (9; -1)
17 Blackburn 9 (9; -2)
----------------------------------------------------------------
18 Liverpool 9 (9; -5)
19 Wolverhampton 6 (9; -7)
20 West Ham 6 (9; -10)


14a giornata Championship:

Sabato 30 Ottobre:

ore 16.00
Cardiff City-Norwich
Crystal Palace-Swansea City
Derby County-Watford
Ipswich-Millwall
Leicester-Preston
Middlesbrough-Bristol City
Portsmouth-Nottingham Forest
QPR-Burnley
Reading-Doncaster
Scunthorpe-Leeds
Sheffield United-Coventry

ore 18.20
Barnsley-Hull City


Classifica Championship (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):

1 QPR 29 (13; +21)
2 Cardiff City 29 (13; +14)
------------------------------------------------------------------------------
3 Swansea City 23 (13; +5)
4 Norwich 23 (13; +4)
5 Watford 21 (13; +7)
6 Coventry 21 (13; +4)
------------------------------------------------------------------------------
7 Burnley 20 (13; +6)
8 Reading 19 (13; +7)
9 Millwall 19 (13; +3)
10 Nottingham Forest 19 (13; +3)
11 Doncaster 19 (13; +1)
12 Derby County 18 (13; +5)
13 Portsmouth 18 (13; +1)
14 Ipswich 18 (13; =)
15 Scunthorpe 17 (13; =)
16 Leeds 17 (13; -6)
17 Barnsley 15 (13; -7)
18 Sheffield United 15 (13; -8)
19 Hull City 13 (13; -8)
20 Preston 13 (13; -9)
21 Leicester 12 (13; -11)
------------------------------------------------------------------------------
22 Middlesbrough 11 (13; -10)
23 Crystal Palace 11 (13; -11)
24 Bristol City 10 (13; -11)


14a giornata League One:

Sabato 30 Ottobre:

ore 16.00
Bournemouth-Colchester
Bristol Rovers-Carlisle
Charlton-Sheffield Wednesday
Dag & Red-Hartlepool
Exeter City-Brentford
Huddersfield-Walsall
Leyton Orient-Rochdale
Notts County-Southampton
Oldham-Plymouth
Peterborough-Brighton
Tranmere-Milton Keynes Dons
Yeovil-Swindon


Classifica League One (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):

1 Brighton 28 (13; +13)
2 Bournemouth 22 (13; +12)
------------------------------------------------------------------------------
3 Peterborough 22 (13; +5)
4 Sheffield Wednesday 21 (13; +9)
5 Huddersfield 20 (13; +5)
6 Colchester 20 (13; +2)
------------------------------------------------------------------------------
7 Milton Keynes Dons 20 (13; =)
8 Carlisle 19 (13; +6)
9 Rochdale 19 (13; +5)
10 Exeter City 19 (13; -2)
11 Charlton 19 (13; -2)
12 Bristol Rovers 19 (13; -2)
13 Oldham 18 (13; +2)
14 Southampton 18 (13; +2)
15 Swindon 16 (13; -1)
16 Notts County 16 (13; -3)
17 Plymouth 16 (13; -5)
18 Hartlepool 16 (13; -6)
19 Brentford 15 (13; -3)
20 Yeovil 14 (13; -10)
------------------------------------------------------------------------------
21 Leyton Orient 13 (13; -3)
22 Tranmere 13 (13; -8)
23 Walsall 11 (13; -7)
24 Dag & Red 11 (13; -9)


14a giornata League Two:

Sabato 30 Ottobre:

ore 16.00
Accrington Stanley-Cheltenham
Aldershot-Bury
Bradford-Oxford United
Macclesfield-Burton Albion
Northampton-Gillingham
Port Vale-Crewe Alexandra
Shrewsbury-Barnet
Southend-Rotherham
Stevenage-Chesterfield
Stockport-Hereford
Torquay-Morecambe
Wycombe-Lincoln City


Classifica League Two (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):

1 Chesterfield 28 (13; +12)
2 Port Vale 25 (13; +10)
3 Bury 25 (13; +8)
------------------------------------------------------------------------------
4 Rotherham 23 (13; +7)
5 Shrewsbury 21 (13; +7)
6 Wycombe 21 (13; +6)
7 Crewe Alexandra 19 (13; +12)
------------------------------------------------------------------------------
8 Stevenage 18 (13; +3)
9 Aldershot 18 (13; -1)
10 Cheltenham 18 (13; -5)
11 Oxford United 17 (13; +5)
12 Burton Albion 17 (13; +4)
13 Torquay 17 (13; +3)
14 Accrington Stanley 16 (13; +3)
15 Gillingham 15 (13; -2)
16 Stockport 15 (13; -4)
17 Macclesfield 15 (13; -5)
18 Southend 14 (13; -3)
19 Morecambe 14 (13; -8)
20 Bradford 14 (13; -8)
21 Lincoln City 12 (13; -8)
22 Barnet 12 (13; -12)
------------------------------------------------------------------------------
23 Northampton 10 (13; -9)
24 Hereford 10 (13; -15)


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