Carling Cup Final: i Gunners rispecchiano il concetto di “squadra perdente” con la pessima gestione del match e con il colossale pasticcio di Koscielny e Szczesny che regala ai Brummies il gol vittoria
Sembrava una buona cosa. Sembrava che avessero messo l'audio in ritardo permettendo quindi una visione decente allo spettatore, ma invece no: dopo poco dal calcio d’inizio (genialmente) l’audio è stato “sistemato” e ovviamente messo in anticipo rispetto al video, rovinando per l’ennesima volta la visione allo spettatore (è marginale, ma quel tanto che basta per sentire in anticipo quanto si dovrebbe vedere sul video). Perché qui funzionano così le cose. Ormai c’è questa grande voglia delle “telecronache sul posto” per i big match, senza avere mezzi tecnici necessari per garantire un servizio decente, anzi andando a rendere frustrante e nevrotica la visione allo spettatore che lo nota: ormai per l’appassionato di calcio inglese che guarda tutto, anche le partite poco di cartello, i “big match” non sono più attesi, bensì temuti perché questo vuol dire che la visione è clamorosamente rovinata. Ovviamente quindi anche la partita molto attesa di martedì sera (Chelsea-Manchester United) sarà rovinata così: it’s a joke. Chi l’avrebbe detto che per godersi in qualche modo i big match del calcio inglese ci si sarebbe dovuti affidare allo streaming, nonostante la grande cifra spesa nell’abbonamento? Tra il senso di frustrazione per un servizio pessimo (per giunta ben pagato), c’era da vedere (o provarci) la Carling Cup Final, che vede il trionfo del Birmingham City, trionfo che per stile di McLeish non è brillantissimo ma che allo stesso tempo è indiscutibilmente meritato: al solito i Brummies non danno mai una sensazione di qualità, come per tutto il cammino hanno trovato gol in mischia e/o fortunosi, ma se qualche volta i meriti di questa squadra sono discutibili, non è certo questo il caso perché la seconda League Cup della storia del club arriva con pieno merito. Merito condiviso con i demeriti dell’Arsenal, che per l’ennesima volta conferma che chi ha appiccicato l’etichetta di “squadra perdente” non ha poi tutti i torti: anzi, il modo con cui i Gunners al solito si sciolgono come neve al sole al momento importante. Cos’ha fatto la differenza? Semplice, quello dei londinesi è un circo, aggettivo un po’ forte che questo blog ha utilizzato già da diverso tempo ma che si rivela ancora una volta piuttosto adeguato: perché l’Arsenal prova a far esibizione, prova a rubare l’occhio ma poi alla fine quando deve trovare quel passetto in più per effettuare il salto di qualità finisce per perdersi, appunto per sciogliersi. Dall’altra parte invece il Birmingham City non cerca mai lo stile, ma con tutti i propri limiti è una squadra, gioca da squadra: questo è il motivo per cui i Gunners meritano di uscire sconfitti da Wembley, mentre i Brummies per quanto visto nei 90 minuti della finale (un po’ meno nel cammino) meritano di alzare al cielo questo trofeo. Allora da una parte il portiere (Szczesny) dopo aver impressionato nelle prestazioni precedenti, al momento della verità crolla totalmente, commette errori e poi si fa coinvolgere nel tragicomico episodio che decide il match: dall’altra parte invece il portiere (Foster) fa il suo lavoro, compie un paio di eccellenti interventi ed è nominato ufficialmente migliore in campo. Da una parta allora c’è un difensore centrale (Koscielny) che fa disastri da tutta la stagione e appare un burattino ben dentro il limite del ridicolo: dall’altra invece c’è un difensore centrale (Johnson) che subisce un colpo duro ma è epico nello stringere i denti e lottare alla grande fino alla fine (e per noi è lui il migliore in campo). Due esempi che dimostrano perché nel momento di difficoltà il Birmingham City abbia saputo reggere, mentre in prossimità dei supplementari l’Arsenal ha commesso un vero e proprio suicidio, un errore allucinante che ha concesso ad Obafemi Martins il pallone più facile possibile per realizzare il gol vittoria. E’ una sentenza che suona come una condanna definitiva per il progetto dell’Arsenal, che sulla carta rimane ancora in lotta per altri tre trofei, ma che realisticamente giocando in questo (e difendendo in questo modo) finirà per la sesta stagione consecutiva senza trofei: perché sarebbe davvero sorprendente se una squadra del genere possa vincere la FA Cup, senza parlare di Premier League o addirittura Champions League dove le speranze sono minime. E quello del “trophyless” sta diventando un tormento devastante per questa squadra, che è ossessionata dal togliersi di dosso questa etichetta, ma che poi spreca la chance più realistica per riuscirci con una prestazione mediocre in fase offensiva e ridicola in fase difensiva. A Wembley s’è vista la perfetta fotografia di cos’è l’Arsenal adesso, una squadra inconsistente in ogni reparto, una squadra che non ha nulla per vincere perché è senza carattere e ricchissima di mezzi giocatori. Come detto fin troppe volte su queste pagine, il dito va puntato su un uomo: Arsene Wenger. Il francese è stato un manager meraviglioso, ma evidentemente non lo è più da anni, visto che vive nell’ombra di ciò che ha fatto ed è diventato semplicemente la parodia di sé stesso: vincere giocando un bel calcio è diventato un giocare un bel calcio senza velleità reali, crescere i giocatori s’è trasformato in un acquistare e proporre una serie infinita di mezzi giocatori che nessuno pensa possano essere da grande squadra. Il più clamoroso di questi è Laurent Koscielny, acquistato in estate per 10 milioni di pounds in quello che era il reparto più bisognoso di rinforzi: subito s’è trasformato in “K-osceno” e ha reso persino più clamorosi i problemi della difesa. Tanto per rendere ancora più evidente l’assoluto e fragoroso fallimento di questo acquisto, proprio il disastroso Koscielny non poteva che non essere grande protagonista nel disastro difensivo che fa volare via l’unica possibilità concreta di vincere un trofeo. E’ ormai chiarissimo che Wenger non ha più nulla da dare a questa squadra, di come sia arrivato ormai da tempo all’alba della sua era: è altrettanto chiaro di come questa squadra necessiti di un manager diverso per proporre qualcosa di nuovo e riprendere una certa crescita ormai largamente interrotta, di come abbia bisogno di qualcuno che chiuda le tende del circo equestre e apra un progetto da squadra di calcio. Sembra quindi molto probabile che l’Arsenal possa non vincere mai più nulla con Wenger in panchina: ah, con una genialità degna dei tecnici dell’audio di cui sopra, la società ad inizio stagione ha pensato bene di rinnovargli il contratto fino al 2014. Grande scelta. Chi è stato molto vicino a perdere il proprio posto è stato Alex McLeish, che secondo qualche rumours ha salvato la propria panchina proprio grazie alla qualificazione alla finale di Carling Cup ai danni del West Ham: se il Birmingham City non avesse passato quel turno, lo scozzese avrebbe perso il posto. Invece, proponendo un piano partita molto particolare e con un calcio molto lontano dai livelli di brillantezza, è McLeish ad alzare la Carling Cup, ad entrare di colpo nella storia del club perché è lui il manager capace di portare il secondo trofeo maggiore nella storia del Birmingham City: tutto arriva sfruttando uno degli errori più clamorosi della storia delle finali inglesi, ma poco conta perché alla fine è Stephen Carr ad alzare al cielo la coppa, lui che circa due anni e mezzo fa aveva lasciato il Newcastle e si era ritirato dall’attività agonistica (cosa che dovrebbe fare anche qualche tecnico dell’audio). McLeish l’ha convinto a tornare al calcio per aiutare i Brummies a tornare in Premier League: lì l’irlandese ha capito di essere più che competitivo ad alti livelli e ha finito per giocare (almeno) altre due stagioni, con la soddisfazione massima di diventare il capitano di questo trionfo. Non è certo per manager come McLeish (né per certi tecnici dell’audio) che si guarda il calcio (inglese in particolare), ma in un contesto del genere la concretezza della sua visione del gioco ha finito per avere la meglio: ed è giusto così. Perché la Carling Cup è andata alla squadra che tra le due in campo l’ha meritata di più.
Il Birmingham City preferisce Fahey a Martins e quindi scende in campo con un 4-5-1 con Zigic unica punta. L’Arsenal risponde proponendo a sorpresa Rosicky nel ruolo dell’assente Fabregas, con Bendtner solo in panchina e Nasri a destra.
Per far capire subito l’andazzo, l’Arsenal decide di presentarsi al 2’ con un varco enorme al centro della difesa su tocco in verticale di Zigic per Bowyer, che anticipa Szczesny (lui esce in ritardo, al contrario dell’audio che ci arriva in anticipo) e viene steso, ma il guardalinee assegna un fuorigioco: l’Arsenal è fortunatissimo, perché la posizione era regolare e questo era rigore più espulsione per il portiere. Errore anche grave, visto che Bowyer è in gioco anche abbastanza ampiamente. Subito un caso, che però dimostra di come il Birmingham City sia partito meglio, decisamente più incisivo a centrocampo con subito diversi uomini ad attaccare sulle sponde di Zigic. L’Arsenal risponde all’8’ con una manovra che porta all’assist di Nasri per Arshavin, che si gira ma calcia centralmente e Foster para con i piedi. E’ però un raro sussulto dell’Arsenal, che è decisamente molle a centrocampo, con Song e Wilshere costantemente anticipati dagli avversari e per giunta mal aiutati da Rosicky, che è uno spettatore non pagante: decisamente inappropriato l’utilizzo del ceco, che forse sarebbe stato più utile alle nostre latitudini come tecnico dell’audio. E’ Arshavin a provare qualche guizzo, mentre Nasri è molto spento e Van Persie non sembra poter far male ai difensori centrali, nonostante Jiranek appaia tutto meno che sicuro. I difensori centrali dell’Arsenal sono però molto peggio, con sia Djourou che Koscielny ad apparire imbarazzanti: sembrano due dilettanti buttati in campo per puro caso e forse lo sono pure. Continui errore di posizione, continue sbavature.
La partita va via senza grandi emozioni (vabè che con questi tecnici dell’audio le emozioni non esistono per chi guarda in questo modo la partita) con il Birmingham City che sembra avere i migliori sussulti, tanto che al 28’ non si può dire che sia un caso il gol del vantaggio dei Brummies: corner da destra, all’altezza del dischetto Koscielny (e chi sennò?) marca larghissimo Johnson che incorna verso l’area piccola, Szczesny esce male e Zigic lo anticipa spizzando il pallone verso la rete per il gol dello 0-1. Vantaggio giusto.
L’Arsenal cerca l’immediata risposta un minuto dopo con cross da destra di Sagna, Van Persie incorna in qualche modo verso l’angolo lontano e il pallone esce di poco rispetto al palo. L’olandese punge solo dalla parte di Jiranek, perché Johnson lo domina.
I Gunners continuano a non far gioco a centrocampo, a perdere tanti palloni, ad essere molli e poco brillanti, nemmeno scossi dallo svantaggio: anzi al 34’ c’è l’ennesimo buco al centro della difesa, stavolta a far la sponda (nonostante un fallo) è Gardner per Zigic che è solo in area ma mostra la sua pochezza tecnica calciando molto addosso a Szczesny, che stavolta però aveva chiuso bene lo specchio della porta.
Al 39’ Arshavin decide che è ora di pareggiare la partita (a differenza del tecnico dell’audio che non decide mai che è l’ora di farcela godere): avanza sulla destra puntando l’uomo e arrivato al limite serve Wilshere che scarica una cannonata ma colpisce la traversa, il Birmingham City non spazza e il pallone torna tra i piedi del russo che stavolta va sul fondo e crossa a mezz’altezza, Van Persie allunga il destro nonostante la marcatura di Jiranek e riesce a trovare la brillante deviazione verso l’angolo lontano, Foster non può far altro che guardare il pallone che si infila perfettamente per il gol dell’1-1. L’olandese si fa anche male al ginocchio nell’andare a questa deviazione. Il primo tempo si chiude con una botta da fuori di Nasri abbastanza velenosa ma centrale e Foster risponde bene. Si va all’intervallo in parità, risultato che l’Arsenal non merita nemmeno lontanamente viste tutte le difficoltà caratteriali e l’atteggiamento proposto.
La ripresa inizia con una rara azione ben costruita dai Gunners al 48’ che permette l’affondo sulla destra di Sagna, ci sono pochi uomini ad attaccare l’area ma da dietro arriva Rosicky per la conclusione di prima col pallone che esce di poco rispetto al palo con Foster in ritardo. Però è troppo evidente come l’Arsenal attacchi con troppi pochi uomini negli ultimi metri: difficile esser concreti senza mostrare voglia di segnare. Oltretutto, in questo secondo tempo è pessima la spaziatura dei londinesi nei loro attacchi: lo spazio infatti non è attaccato nel modo adeguato.
Al 50’ McLeish a sorpresa toglie Gardner che esce infuriato e al suo posto entra Beausejour, che fa l’ala sinistra con Fahey interno di centrocampo.
L’Arsenal continua ad essere inguardabile in difesa e al 58’ si propone in un disimpegno disastroso con Djourou che regala palla a Beausejour, il cileno si incarta ma il pallone finisce a Fahey che va al tiro dal limite, glielo ribatte Zigic ma il pallone torna ancora sui piedi di Fahey che è bravissimo e lestissimo nel coordinarsi nuovamente per una conclusione bassa che sorprende Szczesny ma che si stampa in pieno sul palo. Ancora fortunatissimi i Gunners. E’ un po’ più continua la manovra dell’Arsenal, che però continua a non pungere, con Arshavin che sparisce abbastanza dalla partita. Solo nel finale i londinesi accentuano la pressione (e sarà troppo tardi, a differenza… dell’audio che arriva marginalmente troppo presto): al 75’ i Gunners hanno un contropiede in tre contro tre ma ancora una volta si spaziano male e Nasri deve andare al tiro da solo ma è addosso al portiere. Incredibile come in questa partita questa squadra si sia dimenticata di come attaccare nel gioco del calcio.
Un minuto dopo c’è un’azione caotica nella quale il pallone finisce per Bendtner che si propone in un’azione personale sulla sinistra dell’area per poi cercare il tiro basso, una deviazione rende velenosa la conclusione ma è eccellente il riflesso di Foster a salvare il Birmingham City. Nei Brummies Johnson appare in difficoltà fisica, ma stringe i denti e continua ad essere ottimo.
Al 77’ Wenger toglie Arshavin e inserisce Chamakh, che fa la punta con Bendtner ala: incredibile come l’alsaziano non pensi in nessun modo di far uscire l’amorfo Rosicky.
Un minuto dopo Jiranek si incarta malissimo sul pallone e Chamakh glielo soffia, ancora brutta la spaziatura dell’Arsenal e l’attacco diventa poco incisivo, con Bendtner che sbaglia il controllo e Rosicky che prova a far qualcosa di decente con un colpo di tacco ravvicinato, ma ancora è molto bravo Ben Foster a rispondere. I Brummies ora commettono tanti errori e sembrano perdere disciplina.
McLeish però per una volta mostra coraggio e all’83’ toglie Fahey per inserire Martins, passando ad un 4-4-2.
All’89’ succede l’incredibile e proprio il nigeriano ne approfitta: punizione battuta lunga da Foster e spizzata da Zigic, Koscielny e Szczesny decidono di trasformarsi nei clown del circo equestre Arsenal e si contrastano da soli senza disturbo con il portiere che perde il controllo del pallone, Martins incassa e ringrazia andando al facile appoggio in rete per il gol dell’1-2.
Per l’Arsenal non è nemmeno il caso di rispondere e allora il Birmingham City porta a casa la vittoria e la coppa, un successo che peraltro non farà nemmeno tanto felici le varie squadre che lottano per il sesto posto in Premier League: ad andare in Europa League infatti saranno i Brummies e molto probabilmente l’altro posto europeo sarà assegnato dalla FA Cup. Soprattutto è una soddisfazione eccellente per i Brummies, che nelle ultime tre stagioni in cui ha affrontato l’Arsenal ha sempre trovato modo di beffare i Gunners nel finale in modo clamoroso (e su vaccate micidiali): Clichy nel 2008, Almunia nel 2010 e adesso il suo Szczesny-Koscielny. Carr alza così il trofeo e a sorridere è McLeish, che però adesso dovrà pensare a salvare la squadra in Premier League: sabato andrà in scena un derby fondamentale in casa contro il West Bromwich Albion, rivale diretta.
A fine partita Wenger rifiuta di incolpare i giocatori per quanto successo: ha ragione, perché qui bisogna incolpare (oltre il tecnico dell’audio che ci ha regalato questo pomeriggio stressante) chi fa giocare e chi ha acquistato questi calciatori, arrivando a spendere 10 milioni di pounds per una disgrazia colossale come Laurent Koscielny. Quindi lui. Questo pomeriggio è l’ennesima dimostrazione di cosa manchi all’Arsenal per diventare una squadra vincente: determinazione, forza, carattere, giocatori vincenti. Questo è un colpo duro che potrebbe anche costare parecchio nella stagione, visto che vola via l’unico obiettivo concreto: può una squadra che concede un gol del genere pensare a vincere FA Cup, Premier League o Champions League? No. Probabilmente i Gunners si scioglieranno come sempre successo negli scorsi anni, anche perché sono fragilissimi e già stanno perdendo i pezzi. Mercoledì sera ci sarà da affrontare il Leyton Orient nel replay del quinto turno di FA Cup: manco a dirlo, la prima partita aveva visto dei Gunners molli e incolori. Davvero siete convinti ancora che questa sia una squadra in crescita? La realtà è che questo è un gruppo che non cerca nemmeno di sporcarsi le mani e lottare per difendere la maglia: un gruppo senza attributi destinato a continuare così fino a quando qualcuno della dirigenza si svegli e capisca di quanto ci sia bisogno di un altro manager alla guida.
Arsenal-Birmingham City 1-2
Arsenal (4-2-3-1): Szczesny 3 – Sagna 5 Djourou 3 Koscielny 1 Clichy 5 – Song 4 Wilshere 5 – Nasri 5 Rosicky 2 Arshavin 5 (77’ Chamakh 5) – Van Persie 5 (69’ Bendtner 5)
In panchina: Almunia, Denilson, Squillaci, Ebouè, Gibbs
Manager: Arsene Wenger 3
Birmingham City (4-5-1): Foster 7,5 – Carr 7 Jiranek 4 Johnson 8 Ridgewell 6 – Larsson 6 Gardner 5,5 (50’ Beausejour 6) Ferguson 6,5 Bowyer 6 Fahey 6 (83’ Martins 6,5) – Zigic 6 (92’ Jerome sv)
In panchina: Taylor, Murphy, Phillips, Parnaby
Manager: Alex McLeish 6
Arbitro: Mike Dean 5
Gol: 28’ Zigic (BC), 39’ Van Persie (A), 89’ Martins (BC)
Ammoniti: Koscielny, Clichy (A), Larsson, Ferguson, Jerome (BC)
Migliore in campo: Roger Johnson (Birmingham City)
lunedì 28 febbraio 2011
Oba Oba Martins manda in visibilio il Birmingham City: per l’Arsenal il (nuovo) disastro è servito
Il West Ham continua a sperare grazie ad uno Scott Parker da premio Oscar per gli effetti speciali
Premier League: tra Ciuffolo e Mark Hughes è duello tra simpaticoni e il loro screzio è la cosa più interessante in un inguardabile Manchester City-Fulham
West Ham-Liverpool 3-1: Le impressioni della scorsa settimana in coppa sono confermate. Giovedì sera in Europa League il Liverpool era apparso spento ancora poco brillante nonostante la fiducia data dall’ottimo impatto avuto da Dalglish, mentre lunedì sera in FA Cup avevamo visto (senza tecnici dell’audio a farci dannare l’anima) una prestazione molto incoraggiante da parte del West Ham. Entrambe le sensazioni sono confermate in pieno ad Upton Park, con gli Hammers che non sono ancora guariti del tutto ma sembrano aver trovato una strada giusta, soprattutto perché adesso possono disporre di un terzetto di centrocampo che non vale per nessun motivo la lotta per non retrocedere, perché varrebbe benissimo una squadra da prima metà di classifica: con Noble che ha trovato continuità di prestazione e con il solito eroico Parker (che adesso segna pure gol capolavoro), adesso c’è anche l’esperto e incisivo Thomas Hitzlsperger, per una squadra che adesso sembra avere una fisionomia molto più convincente, anche perché nel frattempo in avanti è stato aggiunto un attaccante molto esplosivo come Demba Ba. Adesso c’è da dare continuità a queste due prestazioni tirandosi definitivamente dai guai, ma davvero questo è un West Ham che piace: e quest’anno non era mai successo di vedere il West Ham convincente in due partite ufficiali consecutive. Poca cosa invece la partita del Liverpool, apparso molle e in difficoltà, mai in grado di prendere in mano la partita in modo convincente: è una domenica nera, visto che non solo arriva il ko che raffredda un inseguimento clamoroso al quarto o quinto posto, ma arriva anche la notizia che difficilmente il sesto posto potrà garantire la qualificazione alla prossima Europa League (perché questo biglietto se l’è preso il Birmingham City vincendo la Carling Cup). I Reds tornano a sorpresa alla difesa a tre, con l’esordio in Premier League di Wilson da difensore centrale, mentre Kuyt gioca al fianco di Suarez in un 3-5-2. Il West Ham conferma il proprio 4-3-3 ma a fare l’ala destra è O’Neil, mentre al centro della difesa c’è a sorpresa il ritorno di Upson dall’infortunio. I ritmi sono inizialmente controllati, con il West Ham ad apparire comunque più vivace e più presente a centrocampo. A dare una scossa al match ci pensa Scott Parker, che scambia con Hitzlsperger, controlla e poi trova una coordinazione assurda per andare dal limite al tiro con l’esterno, trovando una pennellata che lentamente ma inesorabilmente si infila nell’angolino dove Reina non può proprio arrivare per l’1-0: è davvero una pennellata d’autore, un gol meraviglioso di grandissima qualità, uno dei più belli dell’anno se non fosse che questa frase (giustamente) è stata detta davvero molte volte in questa Premier League. Ci vuole un gol del genere per far scatenare Avram Grant. Sotto nel punteggio, si capisce che quello del Liverpool non era un piano partita ma semplicemente un’inconsistenza a centrocampo, dove Gerrard non ha mai spunti e soprattutto Lucas Leiva continua ad essere abbastanza inutile. Poche volte i Reds si fanno vedere in avanti con Suarez piuttosto anonimo nel primo tempo, soprattutto perché va in grande difficoltà contro un ottimo Upson: gli unici spunti buoni sono di Kelly, che però è davvero sfortunatissimo perché in uno scatto si procura un problema agli adduttori (brutto vederlo uscire così, anche perché stava giocando davvero molto bene). Oltretutto il problema è doppio, perché al suo posto entra Joe Cole: quindi è come se non entrasse nessuno (l’ex di giornata è un fantasma). Il West Ham prende ritmo, attacca con vigore e affonda bene, con Piquionne molto vivace ma anche sempre troppo lento nello scarico. Non lo è O’Neil al 45’: riceve una sponda di Ba e va al cross per lo stesso senegalese, che in tuffo va a realizzare alla grande in modo perentorio lasciando di sasso Reina e trovando il gol del 2-0, risultato meritatissimo dagli Hammers. La fiducia non manca nemmeno nella ripresa: Hitzlsperger accende Ba che va al sinistro radente dal limite e il pallone esce sfiorando il palo. Davvero una forza della natura il senegalese. Il Liverpool si vede piuttosto a sprazzi senza creare una reale pressione: inutile l’ingresso in campo di N’Gog, altro elemento non da Liverpool. A correre un pericolo è allora Wayne Bridge, in una scena triplamente esilarante al 70’: senza alcun motivo O’Neil spara una cannonata all’indietro andando a colpire in pieno volto Bridge e il pallone schizza via, ma incredibilmente il guardalinee assegna una rimessa laterale proprio agli Hammers. Non si capisce quale delle tre cose faccia più ridere. Il Liverpool torna in partita solo nel finale su un’indecisione di Jacobsen, che invece di spazzare via fa rimbalzare il pallone in area di rigore: gli ospiti lo recuperano e Suarez si accende per il cross basso, sul secondo palo arriva Johnson per l’appoggio ravvicinato per il 2-1 (anche gol dell’ex). Il West Ham però non si vede negata la vittoria e anzi arrotonda il punteggio: Carlton Cole va via di forza a Skrtel e spara di potenza verso il primo palo, Reina si addormenta con un brutto non intervento ed è il gol del definitivo 3-1. Risultato giusto e ottimo successo per gli Hammers, che possono davvero sperare.
Migliore in campo: Scott Parker (West Ham)
Manchester City-Fulham 1-1: Partita brutta e pareggio logico al City Of Manchester Stadium, tra un Manchester City al solito senza gioco (e senza un manager decente) e un Fulham solido e ben messo in campo. Un pareggio brutto in cui il momento più “caldo” arriva a fine partita tra i due manager, notoriamente due simpaticoni. Mark Hughes viene coinvolto ancora una volta in una stretta di mano polemica: non si capisce come mai ci sia sempre lui di mezzo (era accaduto anche con Wenger e Pulis), anzi a conoscerlo lo si capisce bene. Oltretutto il gallese arriva con il dente avvelenato (anche giustamente) dopo esser stato cacciato in modo indecoroso, con la compartecipazione piuttosto ridicola di un suo collega. Dall’altra parte c’è però Mancini, un personaggio terribile: eppure chi lo conosce dice che non è come appare in tv, è ben peggio. Uno che irriterebbe persino Gandhi. Non contento di avergli derubato il posto, il Ciuffolo italiota va alla stretta di mano alla fine in modo abbastanza incivile, porgendo la mano ma guardando da tutt’altra parte: d’altronde, è noto che dal calcio italiano non esce grande educazione e questo personaggio lo dimostra perfettamente. Per fortuna presto andrà via, tornerà al proprio orticello e non dovremmo più sopportarlo (con il contorno dei commenti faziosi di chi lo incensa solo per la sua nazionalità, tutto un contorno che ha stufato subito e che bisogna sopportare un po’ come qualche tecnico dell’audio). Una scenetta da bambini dell’asilo, che tuttavia è la cosa più interessante del match. Il Manchester City deve fare a meno di David Silva e scende in campo con un improbabile 4-2-3-1 con Zabaleta ala destra, mentre il Fulham è in formazione prevista. I Cottagers prendono in mano il centrocampo con un ottimo Murphy e cercano qualche avventura offensiva, con Duff che fa impazzire il sempre pessimo Kolarov (terzino inguardabile per cui Mancini ha speso 16 milioni di pounds: ah, ma questo non lo sentirete nei racconti). Il Manchester City non ha creatività né uno straccio di gioco (ma questa non è una novità con questo manager) ma contro il trend della partita passa in vantaggio: Balotelli dal nulla scarica una cannonata bassa che si infila all’angolino ed è 1-0. Nonostante il gol, viene criticato pesantemente dal manager (che pure lo tratta come il cocco di papà) e non per la pettinatura demente con cui si presenta in campo: gli viene infatti imputato il fatto che dopo il gol ci sarebbero da giocare altri minuti della partita e lui se n’è dimenticato. D’altronde, è Super Ego non per caso (alla fine la frustrazione è anche dei tifosi che lo fischiano). Il Fulham in avvio di ripresa rimette le cose a posto e con un bel gol: lancio sulla destra per il movimento di Andrew Johnson che va all’eccellente cross basso per l’accorrente Duff, il quale tocca in rete e firma l’1-1. Aaron Hughes e Hangeland lavorano bene per stoppare le scarse velleità dei padroni di casa, che giocano un calcio decisamente mediocre. Il resto è solo una lunga attesa per la stretta di mano, o quella roba che ne è nata: Sack Mancini, save the English Football.
Migliore in campo: Damien Duff (Fulham)
Risultati 28a giornata Premier League:
Sabato 26 Febbraio:
Aston Villa-Blackburn 4-1: 49’ Ashley Young (AV), 62’ autogol Hanley (B), 64’ Downing (AV), 81’ Kalinic (B), 82’ Ashley Young (AV)
Everton-Sunderland 2-0: 8’ Beckford, 39’ Beckford
Newcastle-Bolton 1-1: 13’ Nolan (N), 38’ Sturridge (B)
Wigan-Manchester United 0-4: 17’ Hernandez, 74’ Hernandez, 84’ Rooney, 87’ Fabio Da Silva
Wolverhampton-Blackpool 4-0: 2’ Jarvis, 54’ O’Hara, 78’ Ebanks-Blake, 90’ Ebanks-Blake
Domenica 27 Febbraio:
Manchester City-Fulham 1-1: 26’ Balotelli (MC), 48’ Duff (F)
West Ham-Liverpool 3-1: 22’ Parker (WH), 45’ Ba (WH), 84’ Johnson (L), 91’ Carlton Cole (WH)
Lunedì 28 Febbraio:
ore 21.00
Stoke City-West Bromwich (live @ Sky Sport 3)
Mercoledì 20 Aprile:
ore 20.45
Chelsea-Birmingham City
Rinviata a data da destinarsi:
Tottenham-Arsenal
West Ham-Liverpool 3-1
West Ham (4-3-3): Green 6,5 – Jacobsen 6 Tomkins 6 Upson 7,5 Bridge 6 – Noble 6,5 Parker 8,5 Hitzlsperger 7 – O’Neil 6 Ba 7 (88’ Carlton Cole 6,5) Piquionne 6 (82’ Spector sv)
In panchina: Boffin, Reid, Boa Morte, Da Costa, Hines
Manager: Avram Grant 7
Liverpool (3-5-2): Reina 5 – Skrtel 5 Carragher 6 Wilson 6 – Kelly 6,5 (43’ Joe Cole 3) Raul Meireles 5,5 (49’ N’Gog 4) Lucas Leiva 4 Gerrard 4,5 Johnson 6 – Suarez 5,5 Kuyt 5
In panchina: Gulacsi, Kyrgiakos, Maxi Rodriguez, Spearing, Poulsen
Manager: Kenny Dalglish 5
Arbitro: Mark Halsey 6
Gol: 22’ Parker (WH), 45’ Ba (WH), 84’ Johnson (L), 91’ Carlton Cole (WH)
Ammonito: Skrtel (L)
Migliore in campo: Scott Parker (West Ham)
Classifica Premier League (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):
1 Manchester United 60 (27; +36)
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2 Arsenal 56 (27; +30)
3 Manchester City 50 (28; +19)
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4 Tottenham 47 (27; +7)
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5 Chelsea 45 (26; +24)
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6 Liverpool 39 (28; +1)
7 Bolton 37 (28; +1)
8 Sunderland 37 (28; -2)
9 Newcastle 36 (28; +4)
10 Everton 33 (27; -1)
11 Stoke City 33 (27; -3)
12 Aston Villa 33 (28; -12)
13 Fulham 32 (28; =)
14 Blackburn 32 (28; -11)
15 Blackpool 32 (28; -13)
16 Birmingham City 30 (26; -10)
17 Wolverhampton 28 (28; -15)
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18 West Ham 28 (28; -16)
19 West Bromwich 28 (27; -17)
20 Wigan 27 (28; -22)
domenica 27 febbraio 2011
Chicharito sfrutta i buchi di Alcaraz e il Manchester United travolge il Wigan
I Latics giocano un ottimo primo tempo ma senza riuscire a segnare e poi nella ripresa affondano con tutti i loro enormi difetti difensivi
S’era detto alla vigilia che per il Manchester United era fondamentale un’ottima prestazione e ovviamente una vittoria al DW Stadium in prossimità di un inizio di Marzo assolutamente duro e fondamentale per la stagione: ebbene, la risposta è stata una prestazione positiva solo in parte (il primo tempo è stato molto negativo, meglio la ripresa) ma un risultato molto largo, a sfruttare anche alcuni varchi lasciati dalla “banda del buco” che ha in Antolin Alcaraz il proprio leader indiscusso. Finisce con un 4-0 che racconta solo in parte la storia, perché nel primo tempo non c’era dubbio su quale fosse la migliore squadra in campo: il Wigan, che è stato a lungo molto vivace e molto pericoloso, ma che al solito è stato poco concreto e poi poco concentrato in difesa, nell’episodio che ha cambiato la partita. Nei primi 45 minuti la prestazione del centrocampo avrà preoccupato parecchio un uomo che di calcio ne sa moltissimo come Sir Alex Ferguson, specialmente in vista delle prossime due settimane e mezzo di fuoco, un centrocampo apparso ancora una volta incapace di prendere le redini del gioco e piuttosto molle: proprio come era stato nelle precedenti quattro partite ufficiali, quelle contro Wolverhampton, Manchester City, Crawley Town (per quanto questo era un match particolare e da catalogare in modo diverso rispetto agli altri) e Marsiglia. Molto meglio la ripresa, con il reparto più presente e più capace di assecondare le due punte, che poi alla fine hanno fatto la differenza, soprattutto Javier Chicharito Hernandez, decisivo ancora una volta in trasferta: sembra quasi esser diventato l’uomo dei match esterni, in particolare in campionato. Se da una parte il capocannoniere della Premier League Dimitar Berbatov ha segnato in trasferta solo quattro dei suoi 19 gol in campionato (risultando decisivo solo con la doppietta in casa del Blackpool, mentre i gol in casa di Everton e Birmingham City poi son stati pareggiati dagli avversari) e che di fatto in campo esterno è solitamente ineffettivo, dall’altra c’è un Hernandez che ha segnato ben sei delle sue nove reti in campo esterno: non solo, ad esser diverso è anche il peso di questi gol, perché in un modo o nell’altro il messicano ha messo il piede in ognuna delle quattro vittorie esterne dei Red Devils in questo campionato. Parliamo quindi della doppietta (con gol decisivo all’86’) nel 2-1 contro lo Stoke City, del gol vittoria ad un quarto d’ora dalla fine nel 2-1 contro il West Bromwich, del gol del pareggio nel 3-2 contro il Blackpool e adesso dei primi due gol nel 4-0 contro il Wigan. Allora, visto che al contrario in casa il 22enne qualche partita l’ha toppata, forse per Ferguson l’equilibrio migliore è quello più banale: far giocare in casa Dimitar Berbatov e in trasferta Hernandez. Ovviamente il tutto è molto meno banale di così, però il dato è piuttosto rimarchevole. Il successo permette allo United di portarsi a +4 sull’Arsenal a parità di partite giocate: di fatto, in un modo o nell’altro soltanto i Gunners sono rimasti a ruota. Resta da vedere però se sarà un vero duello per il titolo (o se i londinesi si staccheranno pure, come spesso accaduto nelle ultime stagioni). Dovrà molto faticare per salvarsi il Wigan, soprattutto presentando una fase difensiva di questo tipo: gli errori di movimento e piazzamento di Antolin Alcaraz in questo match sono stati piuttosto allucinanti per la loro banalità, perché al paraguaiano manca addirittura l’abc della difesa, mancano i concetti che vengono insegnati ai bambini quando si inizia a giocare a calcio. In particolare, non andare appresso al pallone quando c’è un uomo da seguire (vedi il secondo gol) e non marcare l’uomo da davanti (vedi il terzo gol): eppure un elemento che non conosce nemmeno queste banali nozioni di calcio è riuscito ad arrivare a giocare in Premier League. Un mistero assoluto.
Il Wigan si schiera in campo in formazione prevista, con Moses da ala sinistra e Gohouri confermato nel ruolo di terzino destro. Meno prevista la formazione del Manchester United, che non recupera ancora Giggs ma schiera comunque un 4-4-2 con Fletcher a destra. In avanti Hernandez è preferito a Berbatov, mentre O’Shea continua ad esser preferito a Rafael Da Silva da terzino destro.
E’ un inizio molto vivace quello del Wigan, che ha buon possesso e cerca affondi in velocità grazie ai tre elementi offensivi, mettendo in grossa difficoltà il Manchester United.
I Red Devils sono anche parecchio nervosi, soprattutto Rooney che all’8’ minuto a palla lontana impazzisce e decide di rifilare una gomitata assolutamente gratuita, molto brutta e anche con una cerca forza sul volto di McCarthy, colpendolo in pieno sull’orecchio: Clattenburg è lì e vede tutto ma come sempre è assolutamente scioccante nella decisione, visto che decide di assegnare un semplice calcio di punizione al Wigan, una decisione assurda. Questo era un colpo violento, gratuito e oltretutto fuori dal gioco: c’era tutto per estrarre il rosso diretto, che peraltro avrebbe portato Rooney a saltare le prossime tre partite che sono decisamente pesanti, visto che in programma ci sono le trasferte contro Chelsea e Liverpool e poi c’è il quarto di finale di FA Cup che potrebbe essere contro l’Arsenal. Grave il colpo di Rooney, ma molto grave anche l’errore di Clattenburg, che evidentemente quando c’è da arbitrare una partita del Manchester United finisce per combinare sempre di tutti i colori (epico il gol assegnato nel match interno contro il Tottenham, su una punizione mai battuta da Gomes).
Lo United rischia il disastro al 13’ con un pessimo tocco in orizzontale in disimpegno che porta Scholes all’errore, Moses recupera ed entra indisturbato in area di rigore ma non è lucido nella finalizzazione e non riesce a superare Van der Sar, che dal canto suo è ottimo a chiudere lo specchio della porta e a salvare di spalla: l’occasione poteva esser sfruttata meglio. Inizio molto brutto dei Red Devils, tenuti in piedi da un ottimo Van der Sar e dal solito eccellente Vidic, che commette un errore iniziale ma poi è imperioso e chiude tutte le falle. In grande sofferenza soprattutto O’Shea, messo in difficoltà dalla velocità di Moses, ma è l’intero reparto a non avere copertura dal centrocampo, dove ancora una volta Carrick lascia a desiderare.
Nonostante la grande sofferenza, il Manchester United passa in vantaggio al 17’: combinazione sulla sinistra con Rooney che tocca di ritorno di prima per Nani che va sul fondo e crossa basso, Alcaraz al solito è piazzato malissimo, Figueroa è in ritardo e Hernandez prende sul tempo Al Habsi trovando un’ottima finalizzazione e firmando lo 0-1. Bravo il messicano, pessima la difesa, soprattutto per Alcaraz che rimane nella terra di nessuno invece di marcare l’attaccante avversario: il paraguaiano lascia l’uomo libero forse per coprire l’inserimento di Carrick, ma il centravanti libero in area piccola deve essere marcato dal difensore centrale (con Gary Caldwell uscito su Nani), non certo dal terzino sinistro. Visione tattica abbastanza imbarazzante.
Un minuto dopo c’è quasi la risposta immediata del Wigan: ottimo lavoro di Moses sulla sinistra e cross arretrato che trova la difesa ferma, N’Zogbia va incontro e ha una grande idea perché col tacco libera alle sue spalle McCarthy, che da distanza ravvicinata non angola e trova lo specchio chiuso ancora una volta dall’eccezionale Van der Sar, che compie la seconda parata chiave nel giro di pochi minuti. Per un neutrale, sarà un peccato non vedere più all’opera un portiere del genere. E’ di fatto una delle poche giocate importante di uno N’Zogbia spento e abbastanza prevedibile, mentre la velocità di Rodallega sembra nei primi minuti creare delle difficoltà, anche se alla fine il Wigan finisce per mostrare in questi 20 minuti tutti i difetti della stagione: scarsissima concretezza negli ultimi metri e difesa pessima. Tanto buon lavoro, ma alla fine non porta a nulla se non addirittura uno svantaggio di un gol.
I ritmi ora si assestano ma lo United va vicino al raddoppio al 29’: Fletcher scarica su Rooney che al limite dell’area va a servire sulla sua sinistra per Nani, ha spazio e calcia di potenza verso l’angolo vicino, il tiro è eccellente ma il pallone si stampa sul palo interno ed esce. Non molto continuo il primo tempo del portoghese, che però fa l’assist del gol e colpisce un palo. Anche qui però la difesa collassa troppo facilmente. Il Wigan continua a spingere ma adesso è spento, molto meno creativo, molto meno pericoloso: nonostante ciò il Manchester United continua ad essere in affanno a centrocampo.
Per continuare la sua eccellente prestazione, al 48’ Van der Sar mostra buonissimi riflessi per respingere una conclusione dai 25 metri di Figueroa: prestazione perfetta del portiere olandese. Il Manchester United però torna in campo con una efficacia assolutamente diversa, diventando molto più acceso e affondando tre volte consecutive nel giro di pochi minuti in modo pericoloso senza però riuscire a raddoppiare: ad esempio, al 55’ Nani va all’ottimo tiro dal limite che esce di poco, anche se Al Habsi sembrava sulla traiettoria. La partita torna vivace con attacchi da ambo le parti. Quelli pericolosi sono però quelli del Manchester United: al 60’ Al Habsi non trattiene malamente un tiro centrale di Nani ma poi rimedia sul successivo tiro di Fletcher. I Red Devils crescono soprattutto perché ora Scholes sale in cattedra e la squadra supporta meglio le punte, diventando anzi molto pericolosa per la velocità delle stesse, a mandare in bambola una difesa del Wigan dove i punti deboli sono chiaramente Alcaraz e Gohouri: il primo sembra un birillo, il secondo è costantemente saltato. C’è una chiara superiorità degli ospiti, cosa mai successa nel primo tempo. Adesso sono anche molto meno efficaci gli attacchi del Wigan, che adesso non ha più grande supporto del centrocampo, è più slegato e cerca di fatto iniziative personali: Martinez inserisce Di Santo, che di fatto è nullo, come troppo spesso gli capita.
A furia di provarci, il Manchester United al 74’ trova il buco giusto nella difesa avversaria e chiude i conti: lancio lungo di Van der Sar e sponda di Hernandez, Rooney controlla e tocca di ritorno in verticale mandando il messicano solo davanti al portiere, freddo appoggio all’angolino e facile realizzazione dello 0-2. In realtà al momento del rinvio del portiere è dubbia la posizione di Hernandez: detto ciò è terrificante Alcaraz, che dopo aver perso il primo contrasto aereo non va a seguire Hernandez, bensì segue il pallone come i bambini al parco lasciando così un’autostrada assurda alla punta avversaria. Una lettura difensiva che si vede nelle partite dei Pulcini: e questo gioca in Premier League.
Ormai la difesa dei Latics è a spasso (non che di solito sia meglio): all’84’ il subentrato Gibson lancia dal limite della propria area, a questo punto dovreste sapere il cognome del Supereroe che verrà citato per le sue qualità difensive. Ma sì, proprio Alcaraz ne combina un’altra delle sue andando a coprire da davanti Berbatov a centrocampo, forse per far fuorigioco oltre la linea mediana del campo: il bulgaro allora in modo assolutamente elementare gli sfugge via per attaccare la destra dell’area, tocco orizzontale per Rooney che appoggia facilmente in rete per lo 0-3. Anche questo è un concetto che si insegna ai bambini: l’attaccante nell’azione di gioco va marcato da dietro. E’ semplicemente allucinante quello che propone questo Antolin Alcaraz, uno dei difensori più scarsi che abbia calcato i campi di Premier League: a confronto Laurent Koscielny è Bobby Moore.
Il Manchester United affonda ancora all’87’: cross di Fletcher, sul secondo palo ci si mette anche Gohouri che gioca alle belle statuine e sta a guardare, il subentrato Fabio Da Silva controlla e sul primo palo batte Al Habsi per il gol dello 0-4, il suo primo gol in assoluto con la maglia dei Red Devils.
A quel punto però contro quella difesa avrebbe segnato chiunque: forse persino Mauro Boselli in allenamento riusciva a segnare contro questi difensori. E’ un Wigan che può proporre anche delle azioni di qualità (alcuni passing move nel primo tempo erano davvero notevoli), ma che se è così carente nel primo e nell’ultimo terzo di campo non può che rischiare pesantemente la retrocessione. Adesso i Latics saranno impegnati in casa del Manchester City, per poi affrontare la giornata successiva un match chiave in casa contro il Birmingham City.
Serviva questo risultato al Manchester United per arrivare ad un periodo durissimo sull’onta di un successo: martedì sera infatti i Red Devils saranno di scena a Stamford Bridge contro il Chelsea, per un match sempre molto sentito anche se ormai non sembra più contare per la lotta per il titolo (lo United si presenterà con 15 punti di vantaggio, anche se con una partita in più). Poi ci sarà da affrontare la trasferta in casa del Liverpool, il quarto di finale di FA Cup (con la vincente del replay tra Arsenal e Leyton Orient) ed infine il match interno contro il Marsiglia per il ritorno degli ottavi di finale di Champions League: periodo assolutamente da non sbagliare per la squadra di Ferguson.
Wigan-Manchester United 0-4
Wigan (4-3-3): Al Habsi 5 – Gohouri 4 Gary Caldwell 5 Alcaraz 1 Figueroa 5 – McCarthy 6 Watson 5 Diamè 5,5 – N’Zogbia 5 (89’ McArthur sv) Rodallega 6 Moses 6 (64’ Di Santo 3)
In panchina: Pollitt, Thomas, Steven Caldwell, Adrian Lopez
Manager: Roberto Martinez 4
Manchester United (4-4-2): Van der Sar 8 – O’Shea 5,5 Smalling 6,5 Vidic 7,5 Evra 6 – Fletcher 6,5 Carrick 5 Scholes 6,5 (77’ Gibson sv) Nani 6,5 (85’ Fabio Da Silva 7) – Hernandez 7,5 (76’ Berbatov 6,5) Rooney 6
In panchina: Kuszczak, Brown, Rafael Da Silva, King
Manager: Alex Ferguson 6,5
Arbitro: Mark Clattenburg 3
Gol: 17’ Hernandez, 74’ Hernandez, 84’ Rooney, 87’ Fabio Da Silva
Ammonito: Hernandez (MU)
Migliore in campo: Edwin Van der Sar (Manchester United)
L’Everton ritrova gioco, Arteta e i gol: la doppietta di Beckford abbatte il Sunderland
Le altre partite del sabato di Premier League: O’Hara ispira il Wolverhampton nel 4-0 inflitto al Blackpool, mentre l’Aston Villa travolge un patetico Blackburn
Everton-Sunderland 2-0: Steve Bruce avrebbe sperato in un pomeriggio diverso per celebrare nel modo migliore il rinnovo di contratto fino al 2014: il suo lavoro sulla panchina del Sunderland è stato eccellente tanto da aver portato la squadra diversi gradini più in alto rispetto a dove l’aveva trovata e giustamente questo grande lavoro è stato compensato dalla società con il rinnovo di contratto. Febbraio però non è il mese migliore nella sua gestione: sia lo scorso anno che in questo 2011 in questo mese il Sunderland non è riuscito ad ottenere vittorie in campionato. E’ un momento di chiaro appannamento per i Black Cats, che stanno vedendo allontanarsi la prospettiva di un traguardo europeo: questa è infatti la quarta sconfitta consecutiva, arrivata all’interno di una prestazione spenta su tutti gli aspetti. Di colpo invece sembra finalmente tirarsi su l’Everton, che avevamo lasciato nell’ultima partita di campionato con una prestazione molto preoccupante in casa del Bolton: nel mezzo però un passaggio del turno in FA Cup a discapito del Chelsea che sembra aver dato fiducia all’ambiente, una fiducia vista in questi 90 minuti visto che la squadra di David Moyes s’è espressa ad alto livello, giocando anche momenti di grande calcio. E di colpo la zona retrocessione torna ad essere molto lontana, anzi la squadra si riaffaccia nella prima metà di classifica e vede il sesto posto non più così distante. E’ un pomeriggio importante, anche perché Moyes può aver ritrovato finalmente il geometra della squadra: dopo due o tre mesi di livello molto basso e di grande fatica, Mikel Arteta torna finalmente ai livelli più abituali e gioca una buonissima partita. Adesso bisogna dare però continuità a questo risultato e a questa prestazione. Moyes schiera un 4-4-2 con Beckford al fianco di Saha, mentre Osman è preferito a Bilyaletdinov. Il Sunderland perde Onuoha per un problema al polpaccio e schiera Ferdinand da terzino destro, mentre Gordon non recupera e tra i pali gioca Mignolet. Subito i Black Cats avrebbero una chance con Richardson che sfugge alla difesa, ma conclude con un tiro raccapricciante. Dopo la paura iniziale, c’è solo Everton: Osman controlla bene una respinta della difesa e tocca in diagonale per Beckford che affonda in area e con il sinistro basso un po’ sporco batte Mignolet per il gol dell’1-0. Il match è dominato dall’Everton, con le due punte che fanno ammattire la difesa del Sunderland e Leon Osman che appare assolutamente scatenato sulla sinistra: i suoi continui inserimenti e il suo dinamismo lo rendono il migliore in campo. Contro il trend del match, il Sunderland ha un acuto importante: ottimo appoggio dell’isolato Gyan, El Mohamady appoggia per Sessegnon che dal limite va alla gran botta, Howard ci mette la punta delle dita quel tanto che basta per mandare il pallone sulla traversa. Da questo momento di fatto il Sunderland non esiste più: Arteta vince un contrasto e punta Mensah sulla sinistra dell’area, lo salta secco con un’ottima giocata e tocca basso al centro, Beckford trova la zampata e il pallone supera Mignolet anche per la deviazione di Bramble ed è il gol del 2-0. Finalmente una bella prestazione di Beckford. L’Everton sembra assolutamente trasformato: difficile capire come questa possa essere la stessa squadra che due settimane fa giocava in modo pessimo al Reebok Stadium. La differenza la fa anche Arteta, che gioca alla sua altezza e di conseguenza il gioco scorre fluido, con i Toffees che spingono e creano continue occasioni per il terzo gol e regalano anche momenti di buon spettacolo al pubblico di Goodison Park. Il Sunderland sparisce dal campo: Ferdinand è improponibile da terzino destro, Muntari travolto da tutto e tutti. Tra i padroni di casa Osman meriterebbe sicuramente il gol: riceve palla da Arteta spalle alla porta al limite dell’area, riesce a far fuori due avversari, salta secco anche Mignolet ma poi non riesce a trovare la rete per l’opposizione sulla linea di El Mohamady. Va bene però anche così per David Moyes.
Migliore in campo: Leon Osman (Everton)
Wolverhampton-Blackpool 4-0: Il Wolverhampton trova il modo migliore per omaggiare la memoria di Dean Richards: a poco meno di due ore dall’inizio della partita arriva infatti la tragica notizia della scomparsa dell’ex difensore centrale a soli 36 anni dopo una lunga e brutta malattia, la stessa malattia che lo costrinse a circa 30 anni a ritirarsi dall’attività agonistica. Cresciuto e lanciato dal grande calcio dal Bradford, Richards ebbe probabilmente il periodo migliore della carriera proprio in maglia Wolves, per poi passare al Southampton e approdare per una grossa cifra (8.1 milioni di pounds) al Tottenham: quando arrivò a White Hart Lane tutti credevano che potesse essere sulla rampa di lancio per approdare in Nazionale, invece con gli Spurs non è riuscito a dimostrare realmente il proprio valore, anche perché colpito da tanti infortuni. Ovviamente la notizia della sua scomparsa (anche ad un’età così giovane) ha colpito e sconvolto tutti e per tutto il match al Molineux s’è sentito il coro “There’s Only One Deano”. In campo non c’è partita, con il Wolverhampton che d’un tratto torna a giocare quel calcio mostrato con continuità in Championship due stagioni fa, un calcio offensivo, molto propositivo e anche brillante: i Wolves giocano infatti una partita a tratti anche spettacolare, trovando la prestazione migliore della stagione specialmente a livello qualitativo e trovando così il modo di rilanciarsi, proprio quando il pareggio bruciante di domenica scorsa nel derby contro il WBA sembrava suonare come una condanna. Arrivano tre punti pesanti, anche perché il Wolverhampton lascia l’ultimo posto per approdare momentaneamente fuori dalla zona retrocessione per miglior differenza reti rispetto proprio ai cugini Baggies, in attesa però che West Ham e WBA giochino le loro partite. E’ una bruttissima prestazione invece per il Blackpool, che forse paga in maniera eccessiva l’assenza di Charlie Adam per squalifica: i Tangerines non riescono a mostrare nemmeno lontanamente il calcio che ha impressionato tutti in questa stagione, anzi appaiono molto fragili e vengono schiacciati continuamente all’indietro da un avversario più brillante. Holloway sceglie Southern per rimpiazzare Adam e questa è l’unica novità di formazione rispetto al successo di martedì sera contro il Tottenham, mentre nel frattempo Harewood è stato ceduto in prestito al Barnsley. Il Wolverhampton risponde con Edwards al posto di Milijas, a giocare da interno destro con O’Hara interno sinistro e Henry fulcro centrale in un 4-5-1. Immediatamente i Wolves passano in vantaggio con una grande azione: Zubar verticalizza, Edwards controlla e si accentra, tocco al centro per Hammill che apre sulla sinistra dell’area per Jarvis, tiro immediato verso l’angolo lontano e gol dell’1-0. Jarvis lasciato troppo libero da Eardley (che ha un pomeriggio da incubo per provare ad andare appresso all’ala avversaria), ma azione davvero eccellente da parte del Wolverhampton, che tutta la partita riesce a lavorare bene il pallone, cambiando continuamente lato con azioni molto ben lavorate. Ad influire molto è soprattutto Jamie O’Hara, capace di dare qualità alla manovra della squadra e molto continuo nel vivo del gioco: prestazione di alto livello del centrocampista arrivato in prestito dal Tottenham. Molto bene anche Edwards da incursore, vivace Hammill sulla destra (ma costretto ad uscire nel primo tempo per infortunio), scatenato Jarvis sulla sinistra. Il Blackpool è dominato, riesce a creare qualche pericolo potenziale su un paio di incertezze di Hennessey, ma poi rimane in 10 al 43’ per una follia assoluta di DJ Campbell, che in modo insensato va a mettere le mani addosso a Stearman, un gesto assurdo. Se già i Wolves dominavano in undici contro undici, in superiorità numerica il dominio diventa ulteriore e la squadra di McCarthy gioca tutta la ripresa tra accelerazioni, buone manovre e continui affondi, divertendo i propri tifosi. Arriva anche il gol meritato di O’Hara, che recupera palla su un pessimo passaggio di Sylvestre, avanza fino al limite e scarica il tiro basso verso l’angolino dove Kingson non può arrivare per il 2-0. O’Hara sfiora anche la doppietta quando spara al volo dal limite dopo una respinta della difesa, ma il pallone esce di pochissimo. Il Blackpool non esiste a centrocampo ed è in bambola in difesa, soprattutto con Eardley ma anche con Cathcart. Al 78’ i Wolves colpiscono ancora: azione manovrata da sinistra verso destra per il cross basso di Foley, Eardley dorme e il subentrato Ebanks-Blake è liberissimo per l’appoggio ravvicinato per il 3-0. C’è tempo per la sua doppietta: Ward recupera palla a centrocampo e verticalizza, Ebanks-Blake mette giù e sfrutta lo spazio per incrociare perfettamente il sinistro radente per il gol del 4-0. Sesto gol in campionato per il 24enne, che l’anno scorso era stato assolutamente deludente e si era fermato a quota due. Gran bella vittoria per il Wolverhampton, che forse dovrebbe giocare con questo spirito più spesso, visto che in questo pomeriggio ha dimostrato di non aver dimenticato il calcio che ha giocato nella stagione della promozione.
Migliore in campo: Jamie O’Hara (Wolverhampton)
Aston Villa-Blackburn 4-1: Dopo tre partite senza vittorie, era fondamentale per i Villans rimettere le mani sui tre punti e il successo arriva dopo una prestazione molto convincente, di vigore e qualità: l’impressione è che (a parte qualche passaggio a vuoto) il progetto di Houllier stia finalmente prendendo quota e stia crescendo anche molto bene, perché la squadra adesso ha un’identità. I Villans sono adesso una squadra che non ha solo bisogno del contropiede per potersi esprimere, ma che sa gestire il pallone con calma e trovare la qualità per impensierire anche le difese chiuse: oltretutto, dopo tanta fatica il manager francese sembra aver trovato nel proprio schema anche un vero ruolo ad Ashley Young, apparso inarrestabile come non succedeva da tempo. Per un eccellente Aston Villa c’è però un Blackburn che continua a non essere né carne né pesce: per l’ennesima volta Kean non convince nemmeno lontanamente per atteggiamento tattico e assetto della squadra e dà l’impressione di svolgere un ruolo troppo grande per lui. D’altronde, non si diventa dal nulla manager di Premier League (Ciuffolo docet). I Rovers devono tornare a preoccuparsi, perché questa è una prestazione assolutamente angosciante di una squadra che sta via via perdendo la propria identità: la domanda è la solita, ma che bisogno c’era di esonerare Sam Allardyce? Il rischio serio è che ora la squadra venga risucchiata nelle zone di bassa classifica e giocando così non c’è da star tranquilli. I Rovers non recuperano Samba e Givet e allora è Hanley a giocare al centro della difesa. Kean sorprende per l’assetto del centrocampo, visto che schiera un 4-5-1 con Grella e Andrews interni insieme a Jermaine Jones, un centrocampo di soli incontristi: e infatti la voglia del manager è quella di difendere e basta, puntando sull’ostruzionismo. L’Aston Villa risponde riproponendo Baker come terzino sinistro, anche perché Collins è out per infortunio e Clark torna al centro della difesa. Sorpresa a centrocampo, dove a giocare da interno è Robert Pires. Il Blackburn fa solo difesa e l’Aston Villa comanda il gioco, mostrando una buona intesa tra Ashley Young e Darren Bent e giocando con ottima pazienza: ad avere le chiavi del centrocampo è Robert Pires, che fa grande impressione per l’eleganza con cui gestisce il gioco. La velocità non è più quella di una volta, ma la classe è sempre quella e si vede. Il Blackburn è inconsistente a centrocampo nonostante i tanti incontristi: se poi gli incontristi si chiamano Grella allora non ci siamo proprio (l’australiano è davvero improponibile a questi livelli). I Rovers reggono solo per i buoni interventi di Robinson. L’Aston Villa ci mette anche più vigore e energia nella ripresa e passano in vantaggio su una fesseria colossale di Andrews: tiene palla dentro l’area di rigore per addormentarsi, Ashley Young gliela scippa e a quel punto il centrocampista decide di metterlo giù, regalando un penalty gratis. Lo stesso Ashley Young spiazza Robinson ed è 1-0. Il dominio Villans diventa ancora più marcato, con la squadra che ha vivacità sulle corsie e un Ashley Young inarrestabile a tutto campo. Il Villa ha anche un po’ di fortuna: Albrighton riprende un corner respinto e va al contro-cross basso, Hanley ci mette la gamba e finisce per battere Robinson, realizzando l’autogol del 2-0. A questo punto il Blackburn si butta alla cieca in avanti e lascia spazio enorme per il contropiede: Pires appoggia a centrocampo per Ashley Young che viene abbattuto da Nelsen, il pallone però scorre per Downing che ha la prateria per attaccare l’area, sassata che brucia Robinson e 3-0. Il Blackburn gioca un match patetico ma trova il gol della bandiera: il tiro di Kalinic si impenna dopo il tocco di Dunne e si infila beffardamente in rete. Passa un minuto e il Villa torna con tre gol di vantaggio: Downing avanza e taglia verso l’area, tutti si dimenticano di Ashley Young che riceve e calcia immediato alle spalle di Robinson per il 4-1. Per completare il disastro Blackburn c’è l’espulsione di capitan Nelsen, che atterra da dietro Ashley Young e si prende il secondo giallo. Da espellere però c’è soprattutto Kean.
Migliore in campo: Ashley Young (Aston Villa)
Newcastle-Bolton 1-1: Le speranze di qualificazione europea del Newcastle vengono colpite dal pareggio interno contro il Bolton, in un match che i Magpies potevano e forse dovevano vincere, ma che si lasciano sfuggire per un brutto pallone perso al limite dell’area che costa il gol del pareggio e per il tremendo intervento di Ryan Taylor che lascia la squadra in dieci: i Magpies dovrebbero però darsi una calmata, perché da quando c’è Pardew in panchina sono davvero troppi gli interventi oltre al limite di questa squadra. Interventi che poi in pomeriggi come questi finiscono per costare punti importanti, dato che il Bolton visto al St James’ Park non era apparso irreprensibile. Anzi, la prestazione dei Trotters è largamente insufficiente, sia in parità numerica che soprattutto in superiorità numerica, dove davvero è mancata la qualità e la forza offensiva per andare a vincere la partita. Coyle preferisce Muamba a Mark Davies e Petrov a Matthew Taylor, mentre in difesa è Robinson a fare il terzino destro con Marcos Alonso a sinistra. Il Newcastle recupera Lovenkrands ma deve fare a meno all’ultimo momento di Barton, che si infortuna nel riscaldamento: prima presenza da titolare in questo campionato allora per Ryan Taylor. Il Newcastle prende subito in mano il comando delle operazioni e davanti può disporre di un Best molto incisivo: break centrale di Jonas che serve l’irlandese, sinistro dal limite a cercare l’angolo lontano ma il pallone esce di pochissimo. Il vantaggio arriva con il grande ex di giornata: corner troppo lungo ripreso da Tiotè che mette dentro, Nolan si smarca andando all’indietro e incorna perfettamente alle spalle di Jaaskelainen per il suo 50esimo gol in Premier League, l’11esimo in questo campionato. La partita è decisamente dominata dal Newcastle, che però in avanti potrebbe creare qualcosina in più vista la mole di gioco prodotta. Il migliore è sicuramente Josè Enrique, che sulla corsia tormenta il povero Robinson e mette dentro un buon numero di cross interessanti: uno di questi è respinto corto da Jaaskelainen, Best prova ad approfittarne e cerca il tiro col portiere a terra ma è decisivo Wheater a murare. Contro il trend della partita arriva però il pareggio del Bolton: Tiotè perde un brutto pallone, Elmander lo tocca corto per Sturridge che trova l’immediato radente perfetto a superare Harper e a segnare il suo quarto gol in quattro presenze con il Bolton. I Trotters non crescono, anzi continuano ad esser messi sotto a centrocampo, con Muamba ancora molto in difficoltà. A cambiare la partita in avvio di ripresa ci pensa Ryan Taylor, che ha un controllo difettoso a centrocampo e per rimediare va ad un intervento scioccante a piedi uniti su Elmander, intervento tremendo che porta giustamente al rosso diretto. Allora il Bolton guadagna campo, con Holden che inizia ad essere più incisivo a centrocampo, ma arrivati agli ultimi metri sono poche le idee: Kevin Davies rimane competitivo sul gioco aereo ma è molto meno brillante rispetto ad inizio stagione, così come Elmander propone solo corsa e nulla più. In questo modo allora più che il Bolton è il Newcastle ad avvicinarsi alla vittoria nonostante l’inferiorità numerica, ma alla fine la posta viene divisa: è un 1-1 che sta chiaramente stretto ai Magpies.
Migliore in campo: Josè Enrique (Newcastle)
Risultati 28a giornata Premier League:
Sabato 26 Febbraio:
Aston Villa-Blackburn 4-1: 49’ Ashley Young (AV), 62’ autogol Hanley (B), 64’ Downing (AV), 81’ Kalinic (B), 82’ Ashley Young (AV)
Everton-Sunderland 2-0: 8’ Beckford, 39’ Beckford
Newcastle-Bolton 1-1: 13’ Nolan (N), 38’ Sturridge (B)
Wigan-Manchester United 0-4: 17’ Hernandez, 74’ Hernandez, 84’ Rooney, 87’ Fabio Da Silva
Wolverhampton-Blackpool 4-0: 2’ Jarvis, 54’ O’Hara, 78’ Ebanks-Blake, 90’ Ebanks-Blake
Domenica 27 Febbraio:
ore 14.30
West Ham-Liverpool (live @ Sky Sport 3)
ore 16.00
Manchester City-Fulham
Lunedì 28 Febbraio:
ore 21.00
Stoke City-West Bromwich (live @ Sky Sport 3)
Mercoledì 20 Aprile:
ore 20.45
Chelsea-Birmingham City
Rinviata a data da destinarsi:
Tottenham-Arsenal
Classifica Premier League (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):
1 Manchester United 60 (27; +36)
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2 Arsenal 56 (27; +30)
3 Manchester City 49 (27; +19)
---------------------------------------------------------------------
4 Tottenham 47 (27; +7)
---------------------------------------------------------------------
5 Chelsea 45 (26; +24)
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6 Liverpool 39 (27; +3)
7 Bolton 37 (28; +1)
8 Sunderland 37 (28; -2)
9 Newcastle 36 (28; +4)
10 Everton 33 (27; -1)
11 Stoke City 33 (27; -3)
12 Aston Villa 33 (28; -12)
13 Blackburn 32 (28; -11)
14 Blackpool 32 (28; -13)
15 Fulham 31 (27; =)
16 Birmingham City 30 (26; -10)
17 Wolverhampton 28 (28; -15)
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18 West Bromwich 28 (27; -17)
19 Wigan 27 (28; -22)
20 West Ham 25 (27; -18)
sabato 26 febbraio 2011
Neal Bishop decide il match con un vero e proprio colpo di sedere e il Notts County si rialza
League One, il Charlton è pessimo a centrocampo e spreca malamente un calcio di rigore, facendosi battere dai confusionari Magpies: decide un gol molto particolare
Tante volte nel calcio si esagera nel parlare di fortuna. E da noi sempre la fortuna è identificata in una parte del corpo. Eppure raramente si può racchiudere il concetto in poche parole come per descrivere questo anticipo della 34a giornata di League One, deciso da un colpo di sedere: e non certo nel senso di “colpo di fortuna”, o almeno non solo. Proprio inteso come parte del corpo. In modo abbastanza assurdo (forse casuale, forse voluto), Neal Bishop va incontro ad una punizione da sinistra per colpire il pallone in modo inconsueto con il sedere, ingannando tutti anche grazie ad una deviazione, trovando in questo modo l’unico gol di un match molto poco qualitativo, giocato da due squadre senza gioco e molto confusionarie: ci voleva un colpo casuale, un episodio per decidere il match e Bishop ha deciso di realizzare uno dei gol più incredibili della stagione. L’anticipo del venerdì sera non è un match che fa buona pubblicità alla League One, che pure è un campionato di buona qualità, in generale anche in crescita rispetto alla scorsa stagione nonostante la promozione di squadre importanti come Leeds e Norwich: purtroppo questo livello generale non s’è visto per nulla a Meadow Lane, dove è andata in scena una partita decisamente scadente, che magari ha avuto un buon ritmo ma che non era certo attrattiva, nemmeno per chi piace molto il calcio intenso, anche il calcio diretto. Troppi gli errori, troppo casuali i tentativi, con nessuna delle due squadre che hanno dato l’impressione di avere un piano dietro le varie azioni. Ad influire è però anche un manto erboso abbastanza impresentabile, un vero e proprio campo di patate che ha reso probabilmente impossibile far girare il pallone in modo decente: in parte però incidono le scarsissime idee delle due squadre. E’ il Notts County ad imporsi per averci provato di più ma grazie a quel gol fortunoso, riuscendo ad ottenere un clean sheet pur non dando mai un sensazione di solidità. Esce sconfitto e abbastanza ridimensionato il Charlton, che s’è affidato soltanto agli spunti individuali dei propri velocisti, sbagliando poi un calcio di rigore per pareggiare in modo decisamente tremendo. C’è tanto allora da lavorare per Chris Powell, il cui arrivo aveva portato energie positive e una serie di buoni risultati, un’energia che però adesso s’è spenta e sta mostrando tutti i limiti di gioco di questa squadra, che probabilmente paga l’assenza di elementi di personalità nella zona nevralgica del campo: troppo piatto Josè Vitor Semedo (elemento tattico, ma che di fatto non fa nulla in fase di possesso e non è nemmeno poi così utile), troppo incostante Therry Racon. Non certo migliore a livello di gioco il Notts County, che anzi dà l’impressione di non aver alcun piano tattico: anzi, l’impressione è che l’unica idea è quella di portare il pallone in avanti e poi vedere che succede. Non sarebbe nemmeno una novità per Paul Ince, che di fatto negli ultimi anni non ha proposto molto di diverso, apparendo un manager di nome per la carriera da calciatore ma con poche vere idee: indimenticabile quando gli inglesi riuscirono a scoprire cosa c’era scritto nel suo blocnotes nella sua breve esperienza al Blackburn. Qualche schema complicatissimo? Qualche movimento cervellotico? No, c’era scritto semplicemente “shoot” (potete vedere in questo video a 0:44): e dovette pure appuntarselo. L’impressione è che anche adesso le sue idee non siano tanto avanzate, anche a vedere il modo arruffone e casuale con cui la squadra ha giocato nel primo tempo. Arrivano comunque tre punti importanti per mettere un discreto margine sulla zona retrocessione, per una squadra che ha chiaramente bisogno di un po’ di gioco e anche di un discreto rendimento esterno per fare un salto di qualità: i Magpies sono infatti la squadra che ha ottenuto più vittorie interne (nove) tra quelle non presenti in zona promozione o playoff (anche se questo fa da contraltare anche a sei ko interni). Solo sette però delle restanti 18 partite di campionato sono da giocare in casa, perché la squadra di Ince deve recuperare tante partite ma da affrontare in trasferta.
Il Notts County si schiera con il 4-3-3 con Hughes che parte dalla panchina e Westcarr che fa la punta centrale. Ince deve rinunciare ai due terzini titolari: a Darby infortunatosi in FA Cup si aggiunge l’assenza di Harley, che si fa male nel riscaldamento. Al loro posto giocano Thompson e Carl Regan, appena arrivato in prestito dal Bristol Rovers (e elemento che conosce bene Ince, visto che i due han lavorato insieme anche al Macclesfield e al Milton Keynes Dons). Tre novità di formazione per il Charlton, che lascia fuori Fry, McCormack e Abbott: al loro posto Francis (con il 19enne Carl Jenkinson che passa sulla sinistra), Racon e Anyinsah, che gioca da seconda punta in un 4-4-2.
Al 10’ minuto il primo squillo è dei padroni di casa con il radente dal limite di Westcarr, ben respinto da Elliot. Ince gioca con una difesa altissima che manda in difficoltà il possente e lento Pearce, che per ben due volte nel giro di pochi minuti rischia grosso su un lancio lungo facendosi sfuggire in velocità Anyinsah: nel secondo caso l’attaccante viene travolto dall’uscita fuori area del portiere Nelson, che è fortunato a ricevere solo un giallo e non un rosso diretto per chiara occasione da rete. C’è più Notts County, ma il match è del tutto confuso, con un continuo tamburello: i padroni di casa si fanno preferire soprattutto grazie a Bishop, sicuramente il più in palla a centrocampo e l’unico capace di dare un po’ di gioco tra le due squadre. Cerca qualche giocata anche Gow, che parte da destra ma prova continuamente ad accentrarsi per affiancare lo spento Westcarr, mentre sulla sinistra Hawley gioca da ala più pura anche se è poco servito e non riesce a rendere più ampio il gioco della propria squadra. Poco vivace la prestazione di Ravenhill, mentre nel primo tempo McDonald sbaglia un enorme numero di passaggi. I Magpies sono abbastanza improponibili con questa difesa alta che è pure poco organizzata e rischia sempre quando attaccata in velocità: oltretutto, non è sicuro nemmeno Nelsen, che dopo aver rischiato l’espulsione al 19’ manca clamorosamente la presa su un cross basso di Jenkinson ma Wright-Phillips non trova la coordinazione per mandare in rete il pallone vagante, anche per il tentativo disperato del portiere di fare opposizione con le gambe. Non c’è un filo conduttore nel match ma tanta confusione per un calcio un po’ troppo diretto e con poche idee, anche se ad essere un po’ più continuo è il Notts County: al 26’ è Gow a cercare il tiro basso dal limite ma Elliot risponde bene. Il Charlton è pressoché inesistente a centrocampo, dove Racon e soprattutto Semedo non incidono in nessun modo. Si cerca lo spunto in velocità di qualche solita, ma Anyinsah appare piuttosto fumoso e col passare dei minuti sparisce completamente dal match. E’ evanescente anche Eccleston, che al 33’ ha un’occasione sfuggendo al solito Pearce (davvero improponibile con questa difesa alta e senza meccanismi) ma poi con spazio spreca tutto sparacchiando un tiraccio terribile: prestazione davvero imbarazzante per il giovane di proprietà del Liverpool.
Non una grande serata neanche per Johnnie Jackson, ex di giornata (tra i protagonisti della promozione della scorsa stagione dei Magpies) che però deve abbandonare il campo per infortunio all’intervallo: al suo posto entra Wagstaff, che va a destra con Eccleston a vagheggiare a sinistra.
Al 49’ il match si sblocca in modo sorprendente: punizione dal vertice sinistro dell’area battuta da Gow, Bishop va incontro al pallone e devia in qualche modo verso la porta, il pallone tocca il polpaccio di Francis che da angolo alla conclusione che finisce nell’angolino basso per il gol dell’1-0. Carambola assurda, con Bishop che esulta toccandosi il fondoschiena: eh sì, proprio con questo è andato a segnare. Adesso è il Charlton a fare la partita, ma senza reagire realmente con forza, mentre il Notts County abbassa la propria posizione e rischia meno in velocità.
Sono meno le amnesie in difesa, ma quella del 63’ potrebbe costare carissimo: il Charlton riesce ad affondare in area con il tocco di Wright-Phillips per Anyinsah, arriva Edwards con una carica più da hockey su ghiaccio che da calcio a stenderlo in modo assurdo per un rigore colossale. Davvero stupefacente il tipo di contatto, molto raro da vedere nel calcio. Dal dischetto fa Wright-Phillips che calcia debolissimo e pure centrale, un rigore tremendo che Nelson blocca anche facilmente: scioccante l’esecuzione, tanto quanto il fallo. Gli Addicks fanno enorme fatica a palleggiare e creare il gioco, anche a causa del terreno di gioco: si va solo di azioni individuali con un livello generale piuttosto basso. Le punte dovrebbero quindi far tutto da sole perché il lavoro del centrocampo è decisamente blando, a parte qualche iniziativa personale di Wagstaff, uno dei pochi a salvarsi negli ospiti a parte l’interessante terzino Jenkinson.
Il match va avanti senza che il Charlton riesca a creare altre occasioni e altri pericoli, con il Notts County che così oltre ai tre punti porta a casa anche un improbabile clean sheet, nonostante una prestazione largamente insufficiente dei due difensori centrali e tante incertezze del portiere. L’impressione è che Ince non sappia creare un vero impianto di squadra, ma in ogni caso i Magpies hanno la possibilità di tenersi lontani dalle zone calde di classifica. Adesso il Notts County giocherà in trasferta sul non semplice campo del Brentford.
Prestazione incolore per il Charlton, inconsistente a centrocampo, molto slegato tra i reparti e incapaci di proporre una reale reazione. C’è davvero molto da lavorare per gli Addicks per puntare alla promozione e molto da migliorare, a cominciare dal match di martedì sera in casa contro il Carlisle.
Notts County-Charlton 1-0
Notts County (4-3-3): Nelson 5,5 – Thompson 6 Pearce 4 Edwards 5 Regan 6,5 – Ravenhill 6 McDonald 5 Bishop 7 – Gow 6 (81’ Clifford sv) Westcarr 5 Hawley 5,5 (67’ Hughes 5)
In panchina: Burch, Lee, Chilvers, Gobern, Fox
Manager: Paul Ince 5
Charlton (4-4-2): Elliot 6,5 – Francis 5 Doherty 5,5 Dailly 6 Jenkinson 6,5 – Eccleston 2 (74’ Reid 5) Racon 4 Semedo 3 Jackson 5 (46’ Wagstaff 6) – Wright-Phillips 4 Anyinsah 4,5
In panchina: Worner, McCormack, Fry, Solly, Fortune
Manager: Chris Powell 5
Arbitro: Jon Moss 6
Gol: 49’ Bishop
Ammonito: Nelson (NC)
Migliore in campo: Neal Bishop (Notts County)
34a giornata League One:
Venerdì 25 Febbraio:
Notts County-Charlton 1-0: 49’ Bishop
Sabato 26 Febbraio:
ore 16.00
Brentford-Bristol Rovers
Carlisle-Sheffield Wednesday
Dag & Red-Bournemouth
Exeter City-Hartlepool
Huddersfield-Leyton Orient
Milton Keynes Dons-Brighton
Oldham-Peterborough
Plymouth-Colchester
Southampton-Swindon
Tranmere-Yeovil
Walsall-Rochdale
Classifica League One (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):
1 Brighton 59 (29; +34)
2 Bournemouth 55 (32; +22)
------------------------------------------------------------------------------
3 Huddersfield 52 (31; +15)
4 Peterborough 50 (31; +7)
5 Southampton 49 (29; +23)
6 Milton Keynes Dons 49 (33; -2)
------------------------------------------------------------------------------
7 Charlton 47 (30; +5)
8 Oldham 46 (32; +4)
9 Colchester 45 (31; -1)
10 Rochdale 44 (29; +8)
11 Leyton Orient 43 (29; +9)
12 Carlisle 42 (30; +7)
13 Exeter City 42 (31; -6)
14 Hartlepool 41 (31; -14)
15 Brentford 39 (30; -4)
16 Notts County 38 (28; +1)
17 Sheffield Wednesday 37 (30; +2)
18 Tranmere 37 (30; -5)
19 Yeovil 33 (30; -15)
20 Swindon 31 (32; -13)
------------------------------------------------------------------------------
21 Walsall 30 (32; -18)
22 Bristol Rovers 30 (31; -28)
23 Dag & Red 29 (29; -12)
24 Plymouth 23 (32; -19)
venerdì 25 febbraio 2011
Il Birmingham City prova a sbarrare la strada dell’Arsenal verso il primo trofeo dal 2005
Weekend Preview: il Manchester United cerca punti e gioco contro il Wigan con alle porte un periodo molto delicato, mentre la forza fisica dello Stoke City metterà alla prova la difesa del WBA
Il prossimo weekend metterà in scena soprattutto la finale di Carling Cup: sotto l’arco di Wembley, l’Arsenal proverà a porre fine al periodo “trophyless” ma si troverà di fronte un avversario molto ostico e possibilmente molto chiuso come il Birmingham City, in una finale che vede i Gunners chiari favori ma non certo chiusa già in partenza. E’ un momento che può anche essere chiave per la storia recente della squadra londinese, che per la prima volta giocherà una finale nel nuovo Wembley: finora i Gunners erano approdati nel nuovo impianto solo nella semifinale di FA Cup di due stagioni fa, poi persa contro il Chelsea. Come detto, per Wenger è fondamentale chiudere il periodo “trophyless”, ovvero il periodo di quasi sei anni senza aver conquistato alcun trofeo, iniziato dalla FA Cup conquistata con molta fortuna nel 2005, in una finale dominata in lungo e in largo dal Manchester United ma che incredibilmente arrivò ai rigori: Lehmann (sontuoso nei 120 minuti) fu ulteriormente decisivo parando la conclusione di Paul Scholes e a mettere il sigillo decisivo alla finale fu Patrick Vieira, con quello che poi si rivelò essere il suo ultimo tocco di palla da giocatore dell’Arsenal, un modo discreto per dirsi addio. Da allora l’Arsenal ha subito un discreto ridimensionamento, perché solo raramente è riuscito a competere per il titolo e ha trovato poca fortuna nelle coppe: qualcuno dico che ciò è dovuto all’aver puntato molto sui giovani, un progetto che in realtà a ben vedere ha stentato parecchio ad accendersi e che alla lunga è diventato più una scusa che un fattore reale. Il talento tecnico però non è mancato mai ai Gunners che arrivano a questo punto della stagione con la possibilità di strappare via questa etichetta che pesa molto a questo gruppo e a Wenger, un’etichetta di squadra non vincente appiccicata dai media: ovviamente, i trofei non sono l’unico parametro di giudizio per una squadra, ma in questo caso non aggiungere nulla di concreto in bacheca dal 2005 pesa e molto anche all’interno dello stesso ambiente. I Gunners arrivano a fine Febbraio di fatto in corsa in tutto: nonostante tante partite buttate via (vedi quella del St James’ Park con quattro gol di vantaggio sprecati), i londinesi occupano il secondo posto in Premier League ad un punto dal Manchester United (che però ha giocato una partita in meno), sono con grossa fatica ancora in corsa in FA Cup (in settimana giocheranno il replay del quinto turno contro il Leyton Orient) e dovranno difendere il 2-1 dell’andata a Camp Nou contro i moralisti (moralisti molto ipocriti) del Barcellona in Champions League. Questa finale di Carling Cup ha però un peso enorme per aggiungere argenteria fresca in bacheca e non può esser fallita. Questa sarà la nona finale principale in cui l’Arsenal sarà guidato da Arsene Wenger, che ne ha vinte quattro ma ha perso le ultime due: la finale di Carling Cup del 2007 contro il Chelsea e quella di Champions League a Parigi contro il Barcellona nel 2006 (anche grazie al solito arbitraggio filo-catalano), peraltro entrambe le finali perse dopo aver sbloccato il match. Sarà anche la settima finale di League Cup della storia dell’Arsenal, che però ne ha vinte appena due: quella del 1987 contro il Liverpool di Kenny Dalglish (2-1, con doppietta di Charlie Nicholas a rimontare il vantaggio iniziale di Ian Rush) e quella del 1993 contro lo Sheffield Wednesday di Trevor Francis (anche qui per 2-1 e con svantaggio iniziale realizzato da John Harkes, rimontato poi dai gol di Paul Merson e Steve Morrow), entrambe con ovviamente George Graham in panchina. I Gunners sono imbattuti negli ultimi otto scontri diretti ufficiali contro il Birmingham City (cinque vittorie e tre pareggi) e hanno vinto l’unica sfida in League Cup contro i Brummies: nel terzo turno del 1997 con un 4-1 dopo tempi supplementari. Se per l’Arsenal è considerato “lungo” il digiuno di trofei di sei anni, è chiaramente diversa la cosa per il Birmingham City, che ha vinto solo un trofeo principale in 136 anni di storia: si tratta proprio della League Cup vinta nel 1963. Allora la finale si giocava in match di andata e ritorno e i Brummies guidato da Gil Merrick ebbero la soddisfazione di superare proprio i cugini dell’Aston Villa, vincendo il match d’andata in casa per 3-1 (doppietta di Ken Leek e rete di Jimmy Bloomfield, con gol della bandiera di Bobby Thomson) e difendendo il vantaggio nello 0-0 del Villa Park. Oltre a questa c’è un’altra finale di League Cup raggiunta dal club di Birmingham, quella del 2001 quando poi la squadra dovette inchinarsi al Millenium Stadium di Cardiff al Liverpool di Gerard Houllier e soltanto ai calci di rigore, dopo l’1-1 firmato dal vantaggio iniziale di Robbie Fowler per i Reds e pareggiato in extremis dal rigore di Darren Purse: era l’anno dei trionfi di coppe per i Reds, che poi vinsero anche FA Cup (contro l’Arsenal) e Coppa Uefa. Il Birmingham City ha giocato a Wembley (ovviamente nel vecchio impianto) relativamente di recente per due finali del Football League Trophy, quella del 1991 vinta per 3-2 sul Tranmere e quella del 1995 vinta sul Carlisle per 1-0 ai supplementari (gol di Paul Tait). Bisogna andare però molto in là con gli anni per risalire all’ultima finale principale giocata dal City a Wembley: è la finale di FA Cup del 1956 persa per 3-1 contro il Manchester City (Noel Kinsey pareggiò il vantaggio iniziale di Joe Hayes, ma poi l’uno-due firmato Bobby Johnstone e Jack Dyson indirizzò la partita), una finale peraltro passata alla storia per lo straordinario coraggio di Bert Trautmann. Il portiere dei Citizens venne infatti colpito in modo duro da Peter Murphy dopo un’uscita e rimase stoicamente tra i pali nonostante un dolore fortissimo: ebbene, tre giorni dopo si scoprì che Trautmann si era rotto un osso del collo e nonostante tutto restò lì a giocare fino all’ultimo minuto quella finale. Non ci saranno episodi simili, ma le sfide tra Birmingham City e Arsenal sono state sempre piuttosto accese negli ultimi anni, con anche episodi molto discussi come i continui pestoni rifilati un po’ a tutti (per par condicio) da Lee Bowyer nel corso della sfida di Capodanno, o come soprattutto alla tegola del grave infortunio di Eduardo Da Silva nella sfida di tre stagioni fa, una tegola mai dimenticata e una ferita che purtroppo verrà riaperta anche a Wembley: questo perché purtroppo qualche genio tra i tifosi del Birmingham City (i tifosi più “italiani” tra quelli del calcio inglese, quindi tra i più incivili) nel corso della partita tirerà fuori il coro inneggiante il nome di Martin Taylor, non tanto perché il difensore ora al Watford ha lasciato un ricordo indelebile nei loro cuori ma solo per provocare i tifosi avversari proprio ricordando in modo abbastanza tremendo quell’incidente accaduto ad Eduardo. Per i Brummies la coppa può essere l’exploit che può dare un senso diverso ad una stagione di grande fatica, con la squadra di McLeish che è invischiata nella lotta per non retrocedere ma che è in corsa anche in FA Cup, dove è arrivata ai quarti di finale: a ben vedere, i Brummies hanno vinto otto delle nove partite di coppa giocate in questa stagione, ma solo sei delle 26 partite giocate in campionato. McLeish potrebbe presentare un modulo a due punte, con Martins ad affiancare Zigic in avanti: il serbo ha già segnato all’Arsenal, sfruttando anche una marcatura pessima di Koscielny. In dubbio (ma soprattutto per la panchina) l’ex di giornata Hleb, che ha subito un duro colpo al ginocchio sabato scorso in FA Cup. Con Bentley ineleggibile, sarà un altro ex come Larsson a giocare da ala destra, mentre Jiranek rientrerà al centro della difesa, a meno che McLeish voglia puntare su Murphy come terzino sinistro. L’Arsenal risente duramente dell’impegno infrasettimanale contro lo Stoke City, che è costato due infortuni pesanti, quelli di Walcott e Fabregas: sebbene entrambi non siano gravi (l’inglese però è già in dubbio per il ritorno degli ottavi di finale di Champions League), basta per tenerli fuori da questa finale. In realtà lo spagnolo avrebbe voluto giocare comunque e avrebbe chiesto a Wenger di essere impiegato, tanto che il suo preparatore personale ha creato un po’ un caso all’interno dello spogliatoio: alla fine però dovrebbe averla vinta Wenger. Ad entrare nell’undici titolare sarà quindi Arshavin, mentre c’è un serio dubbio su chi prenderà l’altro posto: in lizza ci sono Diaby e Rosicky, ma occhio al possibile utilizzo di Bendtner sulla destra. Non dovrebbero esserci problemi per Koscielny e Van Persie, rimasti fuori dal match di mercoledì sera: vista l’assenza di Fabregas, sarà proprio l’olandese ad indossare la fascia da capitano, sempre un onore non da poco in Inghilterra, in particolare in una finale.
Arsenal (4-2-3-1):
Szczesny;
Sagna, Djourou, Koscielny, Clichy;
Song, Wilshere;
Bendtner, Nasri, Arshavin;
Van Persie
Birmingham City (4-4-2):
Foster;
Carr, Johnson, Jiranek, Ridgewell;
Larsson, Ferguson, Gardner, Bowyer;
Zigic, Martins
Non solo la Carling Cup Final, visto che ci sarà in campo anche il programma della Premier League con otto partite della 28a giornata (a parte ovviamente quelle che avrebbero visto impegnate Arsenal e Birmingham City):
Wigan-Manchester United: Nel derby del nord-ovest d’Inghilterra del DW Stadium non c’è margine d’errore per il Manchester United, che è reduce da una nuova serie di prestazioni largamente insufficienti. Tre settimane fa è arrivata la prima sconfitta in campionato in casa del Wolverhampton ultimo in classifica, a cui han fatto seguito altre prestazioni poco esaltanti ma che in un modo o nell’altro han portato a risultati soddisfacenti: il 2-1 contro il Manchester City grazie alla rovesciata splendida di Rooney, lo stentatissimo 1-0 interno contro il Crawley Town in FA Cup e lo 0-0 esterno contro il Marsiglia in Champions League, in cui la squadra di Ferguson non ha mai dato la sensazione di poter far gol. Questo match contro il Wigan è un test molto importante per tornare ad un livello soddisfacente di prestazione, anche perché poi verrà seguito da tre o quattro partite assolutamente fondamentali e da non sbagliare: martedì sera infatti i Red Devils andranno a giocare il recupero di campionato in casa del Chelsea, per poi approdare ad Anfield a sfidare il Liverpool, un match sempre sentitissimo e contro un avversario decisamente più in palla rispetto a quanto lo era nei precedenti scontri diretti. Poi il calendario pone il quarto di finale di FA Cup che potrebbe essere contro l’altra delle restanti Big Four (considerando sempre il solito gruppo delle Big Four), ovvero l’Arsenal, anche se per questo match c’è ancora un punto interrogativo visto che mercoledì sera i Gunners saranno impegnati nel replay contro il Leyton Orient. Infine, a chiudere questo periodo di fuoco ci sarà il match interno contro il Marsiglia per il ritorno degli ottavi di finale di Champions League: un inizio Marzo di tutto rispetto insomma. C’è allora da arrivare a questo periodo con una prestazione convincente e il match contro il Wigan non va fallito, anche se l’avversario è storicamente favorevole per i Red Devils: i 12 precedenti scontri diretti sono infatti appena appena sbilanciati dalla parte dello United, che ha vinto 12 volte con un bottino di 37 gol realizzati e addirittura solo 4 subiti. Ferguson vuole però risposte, soprattutto da Berbatov e Rooney, che dovrebbero formare la coppia d’attacco titolare: lo scozzese ha infatti dichiarato a chiare lettere che vuole un maggiore impatto dalle due punte nei match esterni. Owen torna a disposizione e potrebbe trovare posto dalla panchina, mentre nel 4-4-2 dovrebbe esserci Giggs sulla sinistra, con il gallese che ha saltato la trasferta francese per infortunio. In difesa dovrebbe esserci ancora spazio per il convincente Smalling, che dovrà affiancare Vidic anche in buona parte di questo periodo cruciale: Ferdinand infatti non recupera e salterà sicuramente anche la trasferta di Stamford Bridge. Tra i pali ci sarà Van der Sar, alla presenza numero 250 con il Manchester United: chapeau. I due migliori marcatori in campionato dello United sono Berbatov (19 reti) e Nani (nove reti): ebbene, solo loro due arrivano a quota 28 gol in questa Premier League, mentre il Wigan in totale ha segnato appena 27 reti in questo campionato. E’ un momento importantissimo anche per i Latics, che sono in zona retrocessione e affrontano nelle prossime cinque partite ben quattro delle prime cinque in classifica: il rischio è quello di affondare definitivamente in questo periodo. Martinez potrebbe tornare all’undici che ha pareggiato contro il Liverpool, dopo aver ruotato molto la formazione nel replay di FA Cup perso contro il Bolton: Boyce rimane in dubbio per problemi agli adduttori, così come il giovane McManaman potrebbe essere indisponibile per un brutto taglio procuratosi proprio nel replay contro i Wanderers. Dovrebbero esserci N’Zogbia e Moses sulle ali, con Cleverley ineleggibile. In questo periodo della stagione (purtroppo) le squadre temono sempre le condizioni del DW Stadium, che però è stato rizollato per l’occasione: c’è però da ragionarsi sulla possibilità di non giocare più sia calcio che rugby su uno stesso impianto, perché evidentemente questo danneggia molto il manto erboso (il che per giocare al calcio è abbastanza importante).
Wigan (4-3-3): Al Habsi; Gohouri, Gary Caldwell, Alcaraz, Figueroa; Diamè, Watson, McCarthy; N’Zogbia, Rodallega, Moses
Manchester United (4-4-2): Van der Sar; Rafael Da Silva, Smalling, Vidic, Evra; Nani, Fletcher, Scholes, Giggs; Berbatov, Rooney
Stoke City-West Bromwich: Monday Night interessante e importante al Britannia Stadium, tra due squadre con mentalità opposta e anche (a questo punto della stagione) con diverso livello di tranquillità: se nonostante la classifica corta lo Stoke City può dirsi abbastanza tranquillo, il West Bromwich Albion verosimilmente dovrà faticare fino all’ultimo per rimanere fuori dalle ultime tre in classifica e scongiurare almeno per una stagione lo status di squadra “yo-yo”, ovvero di squadra abituata a fare l’ascensore tra le prime due divisioni inglesi. Piuttosto semplice capire quale sarà la chiave del match: i Baggies hanno la peggior difesa del campionato con ben 52 gol subiti e hanno il proprio tendine d’Achille soprattutto sulla difesa dei calci piazzati, che al contrario sono in fase offensiva il punto forte dello Stoke City, che può contare su schemi ormai oliati e soprattutto su una certa forza fisica. Ci vorrà quindi attenzione estrema in questa fase per il WBA, che al contrario nel corso degli ultimi tempi sono stati abbastanza sconcertanti in questo fondamentale. Eppure il 23 Ottobre scorso dopo il successo sul Fulham il West Bromwich sembrava volare, toccando addirittura il quarto posto in classifica: nelle successive 18 partite però è arrivata la miseria di 13 punti, con ben 11 sconfitte. Per questo è stato chiamato Hodgson per provare a salvare la baracca: l’esordio ha portato una prestazione non di molto superiore a quella recente, ma comunque ad un punticino strappato nel finale al Wolverhampton nel Black Country derby. In attesa di prestazioni consistenti e di trovare maggiore solidità in difesa, dall’addio di Di Matteo i Baggies hanno proposto il 4-4-2, modulo che l’italiano in questa stagione non aveva mai utilizzato: dovrebbe esser proposto anche al Britannia Stadium, a meno che Hodgson preferisca puntare su un atteggiamento più guardingo e ad aggiungere un centrocampista in più al posto di Fortunè. In mediana dovrebbe esserci il fondamentale rientro di Mulumbu, mentre Olsson dovrebbe recuperare dopo esser stato colpito da un virus. Lo Stoke City è l’unica squadra che in questa Premier League non ha ancora segnato nel primo quarto d’ora delle varie partite e spera in una prestazione più brillante rispetto a mercoledì sera, quando però è riuscito in ogni caso a mettere in difficoltà l’Arsenal. Pesante è ancora il dubbio di Etherington, che potrebbe ancora non recuperare dall’infortunio: Pulis potrebbe passare ad un atteggiamento più offensivo, con Walters sempre ala sinistra e con Jones a trovare spazio in avanti, anche se l’ex Sunderland ha segnato appena un gol nelle sue ultime 15 presenze. Wilson e Pugh puntano alla conferma nel ruolo di terzini.
Stoke City (4-4-2): Begovic; Wilson, Shawcross, Huth, Pugh; Pennant, Whitehead, Delap, Walters; Carew, Jones
West Bromwich (4-5-1): Myhill; Jara, Tamas, Olsson, Shorey; Brunt, Scharner, Mulumbu, Dorrans, Thomas; Odemwingie
West Ham-Liverpool: Non c’è più tempo da perdere per il West Ham, che deve finalmente sfruttare i segnali positivi arrivate dalle coppe per riversarli anche in campionato. Gli Hammers sono reduci da una prestazione molto confortante come il 4-0 inflitto al Burnley, una serata che ha visto la squadra girare bene e soprattutto dare segnali di crescita soprattutto per l’utilizzo di due volti nuovi: la punta Demba Ba acquistata a Gennaio dall’Hoffenheim ha avuto subito un impatto molto convincente e sembra poter fare la differenza nel calcio inglese, mentre il centrocampista Thomas Hitzlsperger (acquistato in estate ma sempre infortunato fino a lunedì sera) può essere finalmente quell’elemento che può dare un aiuto a Parker per regalare una reale consistenza al centrocampo degli Hammers, in cui troppo spesso è stato lo stesso Parker a cantare e portare la croce quasi da solo. Ora però non c’è più tempo da perdere e bisogna migliorare, soprattutto nel rendimento interno che è il peggiore della Premier League, con la media di appena un punto a partita. Oltretutto, l’undici di Avram Grant ha ottenuto meno punti di tutti nelle sfide contro squadre della prima metà di classifica, appena quattro: non proprio il massimo considerando che cinque delle prossime otto partite di campionato saranno contro squadre che al momento sono tra le prime sei in classifica. Tra queste ovviamente anche il Liverpool, reduce dalla faticosissima qualificazione agli ottavi di finale di Europa League e che continua ad avere molti problemi di gioco: non è un caso che la migliore prestazione degli ultimi mesi sia stata quella contro il Chelsea, in cui i Reds hanno saputo essere compatti per poi sfruttare bene le ripartenze. Kenny Dalglish ha però avuto un impatto molto importante, soprattutto ridando vivacità all’ambiente: era da tanto che non si vedeva uno Steven Gerrard così allegro per motivi agonistici come giovedì sera sugli spalti di Anfield. Ad Upton Park sarà anche la 450esima partita di Dalglish da manager: il ruolino parla di 248 vittorie, 113 pareggi e 88 sconfitte. Sarà una domenica importante per il Liverpool, che è tra quelle squadre (tra cui anche Sunderland e Bolton) che guardano con attenzione anche alla finale di Carling Cup di Wembley: una vittoria dell’Arsenal accenderebbe infatti la casellina del sesto posto, rendendolo valido per un posto in Europa League. I Reds dovranno aspettare ancora per l’esordio di Andy Carroll, che però potrebbe anche arrivare il prossimo weekend in un match da poco: contro il Manchester United. Dalglish dovrebbe ritrovare Gerrard a centrocampo, ma deve fare i conti con qualche problema in difesa, visto che Johnson, Kelly e Agger sono tutti in dubbio: sarà importante recuperare i due terzini. Il West Ham deve fare a meno di un ex come Robbie Keane, alle prese con problemi al polpaccio. Grant potrebbe allora confermare l’undici visto lunedì sera, anche se bisognerà capire se partirà con un 4-3-3 o con un 4-4-2 (modulo di partenza, ma poi modificato in corsa contro il Burnley). Ci sarà così l’esordio anche in campionato per Hitzlsperger, che giocherà la sua centesima partita in Premier League: da non dimenticare infatti le 99 con la maglia dell’Aston Villa. Rimane out Upson, che però ha smentito i report che lo vorrebbero out per tutta la stagione per problemi al tendine d’Achille: tuttavia, ancora da chiarire la reale entità dell’infortunio.
West Ham (4-3-3): Green; Jacobsen, Reid, Tomkins, Bridge; Hitzlsperger, Parker, Noble; Sears, Cole, Ba
Liverpool (4-2-3-1): Reina; Kelly, Carragher, Skrtel, Johnson; Gerrard, Lucas Leiva; Kuyt, Raul Meireles, Maxi Rodriguez; Suarez
Everton-Sunderland: A due settimane di distanza dal frustrante ko del Reebok Stadium, descritto anche da Moyes come una delle peggiori prestazioni dalle sue gestioni, l’Everton torna a giocare in campionato nel tentativo di allontanarsi dalla zona calda di classifica e dopo esser stato nel frattempo rinfrancato dalla qualificazione ottenuta per il quinto turno di FA Cup, qualificazione ottenuta a Stamford Bridge, sul campo della squadra che aveva vinto il trofeo nelle ultime due stagioni. Un bisogno di risultati che è condiviso anche dal Sunderland, che ha visto un po’ raffreddata la propria candidatura per un posto europeo. I Black Cats hanno vinto solo la prima delle quattro partite giocate dopo l’addio di Darren Bent ma, seppur con una rosa ristretta in prima linea, ciò non dipende da problemi offensivi, quanto piuttosto da problemi in difesa, ovvero nel reparto apparso fino a quel punto più affidabile: basti pensare che il Sunderland è sempre passato in vantaggio nelle ultime tre partite, salvo poi perdere in tutte e tre le occasioni, lasciando per strada punti molto pesanti e che potrebbero essere rimpianti, anche perché la corsa verso il sesto posto s’è complicata dalla rinascita del Liverpool e anche perché il settimo posto potrebbe non essere utile per una qualificazione in Europa League. In attesa di capire se il posto europeo derivante dalla Carling Cup possa esser assegnato dal campionato (quindi con la vittoria del trofeo da parte dell’Arsenal), per avere un ulteriore posto europeo assegnato tramite in campionato ci sarebbe da sperare ad una finale di FA Cup con in campo due squadre con già in tasca una qualificazione europea (a meno di casi limite come quello del Portsmouth nella scorsa stagione): ebbene, in corsa nella Coppa sono rimaste solo tre squadre tra le prime cinque/sei in classifica e per giunta due di queste potrebbero affrontarsi ai quarti di finale, visto che in caso di vittoria del replay l’Arsenal andrà a sfidare il Manchester United. Resta quindi solo da sperare che le restanti due squadre (la vincente di quell’eventuale quarto di finale e il Manchester City) arrivino fino alla finale: in realtà questo ragionamento va fatto considerando la classifica attuale, visto che in corsa ci sarebbe anche il Bolton che in campionato non è lontanissimo dalle prime sei posizioni, ma resta il fatto che al momento sembra lontana l’ipotesi di un settimo posto valido per l’Europa. In ogni caso, Bruce vuole superare il momento complicato e cerca punti a Goodison Park, dove però da manager non ha mai vinto. Il Sunderland potrebbe fare a meno del portiere Gordon, alle prese con problemi al ginocchio e che potrebbe lasciare il posto a Mignolet. Lee Cattermole sta tornando ad allenarsi ma non sarà preso in considerazione per questa trasferta, nella quale Bruce potrebbe confermare il 4-4-1-1 con Richardson trequartista, con El Mohamady che preme per un posto da titolare. L’Everton potrebbe fare a meno di Tim Cahill, alle prese con un colpo alla caviglia subito nel match contro il Chelsea: le possibilità di un suo recupero sono sotto al 50%. Importantissime invece le notizie che arrivano su Rodwell e Saha, con entrambi che sembrano poter recuperare in anticipo sui tempi previsti: il francese potrebbe anche essere rischiato dal primo minuto, anche al fianco di Anichebe.
Everton (4-4-2): Howard; Neville, Jagielka, Distin, Baines; Coleman, Arteta, Fellaini, Bilyaletdinov; Saha, Anichebe
Sunderland (4-4-1-1): Mignolet; Onuoha, Bramble, Mensah, Bardsley; Malbranque, Henderson, Muntari, Sessegnon; Richardson; Gyan
Wolverhampton-Blackpool: Al Molineux si affrontano due squadre che hanno ottenuto nelle scorse due stagioni la promozione dalla Championship grazie ad un calcio di marca offensiva, ma che hanno poi proseguito il proprio cammino il modo del tutto opposto: se da una parte Mick McCarthy ha cambiato di molto il proprio assetto e la natura del gioco del Wolverhampton rendendola molto più equilibrata e in alcuni casi piuttosto difensiva, Ian Holloway ha ritoccato solo in parte l’assetto del suo Blackpool continuando ad esprimere un gioco molto offensivo, in alcuni casi anche piuttosto sfacciato. Due mentalità quindi diverse che si trovano di fronte in uno scontro fondamentale per la salvezza: i Wolves devono abbandonare l’ultimo posto in classifica, mentre i Tangerines vogliono rimettere tra loro e la zona retrocessione un margine rassicurante. Sono due squadre che hanno giocato dei recuperi in queste due settimane che hanno separato le due giornate di campionato, recuperi andati in modo del tutto opposto. Il Wolverhampton sembrava vicinissimo ad un successo chiave nel Black Country derby contro il West Bromwich, ma alla fine è rimasto ultimo in classifica per il pasticcio di Hennessey che ha permesso a Vela di trovare in extremis il gol del pareggio: non è certo la prima volta che i Wolves vedono sfuggire punti importantissimi nei minuti finali. Il Blackpool invece ha tirato fuori una prova caparbia e superato il Tottenham con un netto 3-1 nonostante qualche problema difensivo e punta al successo al Molineux per tornare in modo tranquillo a metà classifica: i Tangerines hanno così ottenuto quattro punti nelle ultime due partite, quando invece nei precedenti sette match ne avevano ottenuti appena tre. Sono due squadre che nel corso della stagione hanno saputo ottenere risultati di grande prestigio, ma se tutto sommato il Blackpool li ha abbinati con un buon numero di punti ottenuti negli scontri diretti, il Wolverhampton ha battuto cinque delle prime sette in classifica ma allo stesso tempo hanno ottenuto appena sei punti nelle undici partite contro le altre squadre della seconda metà di classifica: la differenza di sette punti tra le due squadre può anche essere spiegata in questo modo. Il Wolverhampton ha sempre il penultimo attacco del campionato (con 27 gol, meno ha fatto solo il Birmingham City con 25) ma può contare su questo match su Kevin Doyle, il quale aveva accusato un problema all’anca nel corso del match di domenica scorsa. Rimane fuori invece Hunt, che in questa stagione ha avuto davvero tanti problemi muscolari. Mick McCarthy dovrebbe riproporre nell’undici titolare Adam Hammill, possibilmente al posto di Kevin Foley. Il Blackpool arriva a questo match senza il proprio capitano Charlie Adam, che deve scontare due partite di squalifica per aver già subito 10 ammonizioni stagionali: peraltro lo scozzese accusa misteriosi problemi addominali e ne approfitterà per controllare il tutto da uno specialista. Al suo posto dovrebbe giocare Reid, mentre è da vedere se Holloway vorrà confermare il tridente visto contro il Tottenham o se riproporrà Luke Varney, mentre tre titolari come Crainey, Taylor-Fletcher e Grandin rimangono out per infortunio: sarà quindi Baptiste a continuare a giocare da terzino sinistro, mentre Kornilenko potrebbe essere confermato dopo il promettente esordio di martedì sera. I Tangerines arrivano a questo match a quota 32 punti in classifica: nessuna squadra che ha ottenuto questa somma di punti dopo 27 partite è mai retrocessa in una Premier League a 20 squadre.
Wolverhampton (4-4-1-1): Hennessey; Zubar, Stearman, Berra, Elokobi; Hammill, Henry, Milijas, Jarvis; O’Hara; Doyle
Blackpool (4-3-3): Kingson; Eardley, Cathcart, Evatt, Baptiste; Sylvestre, Vaughan, Reid; Varney, Kornilenko, Campbell
Manchester City-Fulham: Mark Hughes torna al City Of Manchester Stadium per la prima volta dopo il famoso “sacco manciniano”, dopo aver diretto il Manchester City alla vittoria sul Sunderland in una situazione del tutto umiliante, sapendo di essere già stato esonerato e che in tribuna ci sarebbe stato il suo successore: fu il giorno in cui la dirigenza dei Citizens decide di passare da un cattivo manager ad un pessimo manager (e pessimo uomo). Una separazione con astio che porta il gallese a sperare in una rivincita, anche se nella prima occasione stagionale questa s’è trasformata in una tragedia: infatti nel match d’andata a Craven Cottage il suo Fulham è uscito immediatamente dalla partita e s’è fatto travolgere per 4-1. Sembrano però cambiate le cose, visto che nei primi mesi i Cottagers sembravano in fase di ridimensionamento pesante dopo l’era Hodgson, visto che anche lo stesso manager sembrava capirci poco: i londinesi hanno passato il Capodanno dentro la zona retrocessione, ma da allora hanno perso solo una partita (vincendone tre e pareggiandone tre), raddrizzando la classifica e ritrovando una maggiore fiducia. Al contrario invece il Manchester City ha ottenuto quattro punti nelle ultime quattro partite e inizia a sentire la pressione di un Tottenham però ancora molto incostante: in attesa di capire se davvero il Chelsea si risveglierà, potrebbe essere questa la lotta per il quarto posto. In attesa di trovare un manager serio, le coppe potrebbero però rappresentare una buona possibilità per ottenere buoni exploit: se in FA Cup ci sono da affrontare Aston Villa e possibilmente Everton (due squadre che possono rappresentare dei pericoli, basti pensare che i Citizens hanno già perso da entrambe in stagione) e quindi il cammino non è semplice, l’Europa League sembra altrettanto complicata ma comunque abbastanza allettante, tanto che in molti vedono i Citizens favoriti, specialmente qualora dovessero puntare su formazioni poco manciniane (come giovedì sera). Il match contro l’Aris Salonicco ha portato però l’infortunio di Kompany, che ha subito un colpo all’anca che sembra discretamente preoccupante: il belga non è stato ancora tagliato fuori per il match del weekend, ma sembra difficile la sua presenza. Potrebbe esserci allora Boateng a giocare al centro della difesa, mentre Tevez e Dzeko sono favoriti per i ruoli offensivi, con il bosniaco che aspetta ancora il primo gol in Premier League: considerando che la porta sembra continuare a vederla, la colpa è soprattutto dei pochi rifornimenti decenti arrivatigli in queste partite giocate in campionato. Il Fulham ha ormai recuperato pienamente Bobby Zamora, che però potrebbe partire ancora dalla panchina, come accaduto anche domenica scorsa in FA Cup: Mark Hughes sembra intenzionato a puntare su Andrew Johnson e quindi a confermare l’undici che è sceso in campo nell’ultimo match di campionato contro il Chelsea.
Manchester City (4-2-3-1): Hart; Zabaleta, Kolo Tourè, Boateng, Kolarov; Vieira, Barry; David Silva, Yaya Tourè, Tevez; Dzeko
Fulham (4-4-2): Schwarzer; Baird, Aaron Hughes, Hangeland, Salcido; Duff, Murphy, Sidwell, Dempsey; Andrew Johnson, Dembelè
Aston Villa-Blackburn: Ennesimo atto della sfida infinita tra Aston Villa e Blackburn: sarà infatti la nova sfida tra le due squadre nel giro degli ultimi 18 mesi. Questo perché oltre al campionato, le due squadre si sono trovate di fronte nelle ultime due edizioni delle due coppe inglesi: addirittura lo scorso anno in Carling Cup si sono trovati di fronte in semifinale, ovvero nell’unico turno con match di andata e ritorno. Curiosamente, i Villans hanno vinto tutte e cinque le sfide di coppa, ma i Rovers hanno vinto tutte e tre gli incontri di campionato. E’ un match anche molto delicato, tra due squadre che devono trovare una reale consistenza: entrambe sono reduci dal non aver vinto le ultime tre partite di campionato e quindi hanno bisogno dei tre punti per non farsi ulteriormente risucchiare dalla zone basse di classifica. E’ importante per i Villans, che hanno finalmente ritrovato equilibri importanti ma che devono sistemare in modo più deciso la loro posizione in classifica, è fondamentale per i Rovers che con Kean in panchina sono apparsi piuttosto inconsistenti e piuttosto altalenanti. Il Blackburn proverà a migliorare il proprio rendimento esterno, visto che ha perso ben sei delle ultime sette trasferte di campionato. Oltretutto, i Rovers hanno subito ben 31 gol in trasferta, peggior difesa esterna alla pari proprio con l’Aston Villa. Kean continuerà a tenere fuori i due neoacquisti Formica e Ruben Rochina, i quali sono sempre alla ricerca della giusta condizione fisica. In campo ci sarà Ryan Nelsen, il quale ha passato una settimana molto difficile visto il terremoto che ha colpito la sua città natale Christchurch: anche in segno di rispetto, il difensore indosserà una fascia da capitano interamente nera. Al suo fianco ci sarà Samba che ha recuperato da un virus, mentre torna tra i disponibili anche Gael Givet dopo il problema all’inguine: il suo rientro potrebbe riportare Olsson a centrocampo, anche perché Hoilett sembra destinato a saltare questa trasferta per problemi agli adduttori. In avanti Santa Cruz e Kalinic sono ancora favoriti su Roberts e Benjani. Dodici mesi fa l’Aston Villa era a giocarsi la finale di Carling Cup a Wembley contro il Manchester United, dopo aver superato proprio il Blackburn in semifinale: adesso i Villans sono alla ricerca di punti fondamentali contro i Rovers, mentre a giocare la finale di Carling Cup saranno i non amati cugini del Birmingham City (che peraltro nel cammino ha eliminato proprio la squadra di Houllier). C’è però margine di crescita in casa Villa, anche se c’è bisogno di tornare alla vittoria: Houllier dovrebbe confermare il 4-2-3-1 con Bent di punta e Agbonlahor a sinistra. Problemi a centrocampo con Makoun che deve scontare tre partite di squalifica dopo il rosso subito contro il Blackpool: al suo posto potrebbe esserci spazio da titolare per Bradley, favorito su Petrov, il quale è entrato discretamente in contrasto con Houllier che lo ha anche tenuto fuori dai convocati per la partita contro il Blackpool. In difesa non ci sarà Cuellar, out per un mese per problemi agli adduttori, mentre finalmente torna disponibile Luke Young.
Aston Villa (4-2-3-1): Friedel; Walker, Collins, Dunne, Clark; Reo-Coker, Bradley; Downing, Ashley Young, Agbonlahor; Bent
Blackburn (4-3-1-2): Robinson; Michel Salgado, Samba, Nelsen, Givet; N’Zonzi, Jermaine Jones, Olsson; Dunn; Santa Cruz, Kalinic
Newcastle-Bolton: Sfida di metà classifica a St James’ Park, tra altre due squadre che in qualche modo sono interessate in modo più o meno diretto alla finale di Carling Cup di domenica: ad entrambe infatti non dispiacerebbe vedere le casellina del sesto posto accendersi per garantire una qualificazione all’Europa League. Sia Newcastle che Bolton vedono infatti la fatidica quota 40 punti (considerata comunemente la quota per la salvezza tranquilla) molto vicina e quindi possono cominciare ad alzare la propria asticella e pensare anche a qualcosa di più, pensare ad un traguardo europeo davvero eccellente e non del tutto messo in preventivo ad inizio stagione. Il sesto posto del Liverpool dista infatti rispettivamente quattro e tre punti per Newcastle e Bolton e si può provare a sognare. Il Bolton però ha da migliorare il rendimento esterno, visto che ha perso le ultime sei trasferte consecutive in campionato, anche se domenica scorsa proprio in trasferta s’è guadagnato l’accesso ai quarti di finale di FA Cup, vincendo in casa del Fulham. Dopo un grande inizio di stagione, con il picco più alto proprio nel 5-1 inflitto all’andata al Newcastle, sia Elmander che Kevin Davies sono calati in quanto a rendimento offensivo e per questo il Bolton è la squadra che ha realizzato meno gol in questo 2011 di Premier League, con appena sei centri. Al contrario invece il Newcastle ha segnato ben 42 gol in campionato e ha l’attacco più prolifico tra le squadre non presenti ai primi cinque posti in classifica: in questo ha influito anche il rendimento di Andy Carroll, adesso però ceduto al Liverpool. Con 365 falli subiti, il Newcastle è la squadra che ha subito più falli in questa Premier League e affronterà il Bolton, che invece è la squadra che ne ha commessi di più (372): leggendo queste pagine avreste letto questa statistica in una partita recente, questo perché fino alla scorsa giornata la squadra che aveva subito più falli era l’Everton, che però ha “perso” questo record proprio dopo il match contro il Bolton ed è stato superato dai Magpies. Il Newcastle proverà a prendersi la rivincita dopo la grande sconfitta dell’andata ma rischia di fare a meno di un altro attaccante come Lovenkrands, alle prese con un problema alla coscia: proprio in giornata Pardew capirà se il danese potrà essere della partita o meno. Rimane fuori Shola Ameobi, che però dovrebbe tornare ad allenarsi in settimana indossando una mascherina a protezione della mandibola fratturata. Buone notizie sui due Taylor, Ryan e Steven: entrambi tornano infatti a disposizione dopo lunghi infortuni. A guidare la squadra con la fascia da capitano ci sarà ovviamente il grande ex di giornata Kevin Nolan, che peraltro ha bisogno di un gol per arrivare a quota 50 reti in Premier League. Al suo fianco ci sarà Tiotè, che ha appena firmato un rinnovo contrattuale a lunga scadenza, legandosi così in modo importante al club dopo aver avuto un ottimo impatto con il calcio inglese. Il Bolton ritrova tra i disponibili Daniel Sturridge, sempre a segno nelle prime tre presenze di campionato con la maglia dei Trotters ma ineleggibile in FA Cup: il suo rientro dovrebbe riportare Elmander al ruolo di ala destra, mentre Mark Davies dovrebbe tornare in mediana al posto di Muamba. In difesa Steinsson potrebbe farcela a recuperare dopo un mese di stop per problemi al ginocchio e potrebbe prendere il posto di Marcos Alonso, che ha giocato da terzino destro in FA Cup: rimangono out a lungo invece Ricketts e Knight.
Newcastle (4-4-2): Harper; Simpson, Williamson, Coloccini, Josè Enrique; Barton, Nolan, Tiotè, Jonas; Best, Lovenkrands
Bolton (4-4-2): Jaaskelainen; Steinsson, Cahill, Wheater, Robinson; Elmander, Mark Davies, Holden, Matthew Taylor; Sturridge, Kevin Davies
Finale Carling Cup a Wembley:
Domenica 27 Febbraio:
ore 17.00
Arsenal-Birmingham City (live @ Sky Sport 3)
28a giornata Premier League:
Sabato 26 Febbraio:
ore 15.00
Aston Villa-Blackburn (live @ Sky Calcio 2)
Everton-Sunderland
Newcastle-Bolton (live @ Sky Supercalcio)
Wigan-Manchester United (live @ Sky Sport 1)
Wolverhampton-Blackpool
Domenica 27 Febbraio:
ore 14.30
West Ham-Liverpool (live @ Sky Sport 3)
ore 16.00
Manchester City-Fulham
Lunedì 28 Febbraio:
ore 21.00
Stoke City-West Bromwich (live @ Sky Sport 3)
Mercoledì 20 Aprile:
ore 20.45
Chelsea-Birmingham City
Rinviata a data da destinarsi:
Tottenham-Arsenal
Classifica Premier League (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):
1 Manchester United 57 (26; +32)
--------------------------------------------------------------------
2 Arsenal 56 (27; +30)
3 Manchester City 49 (27; +19)
--------------------------------------------------------------------
4 Tottenham 47 (27; +7)
--------------------------------------------------------------------
5 Chelsea 45 (26; +24)
--------------------------------------------------------------------
6 Liverpool 39 (27; +3)
7 Sunderland 37 (27; =)
8 Bolton 36 (27; +1)
9 Newcastle 35 (27; +4)
10 Stoke City 33 (27; -3)
11 Blackburn 32 (27; -8)
12 Blackpool 32 (27; -9)
13 Fulham 31 (27; =)
14 Everton 30 (26; -3)
15 Birmingham City 30 (26; -10)
16 Aston Villa 30 (27; -15)
17 West Bromwich 28 (27; -17)
--------------------------------------------------------------------
18 Wigan 27 (27; -18)
19 West Ham 25 (27; -18)
20 Wolverhampton 25 (27; -19)
34a giornata Championship:
Sabato 26 Febbraio:
ore 13.45
Swansea City-Leeds (live @ Sportitalia)
ore 16.00
Barnsley-Norwich
Bristol City-Scunthorpe
Crystal Palace-Reading
Doncaster-Watford
Hull City-Cardiff City
Ipswich-Portsmouth
Leicester-Coventry
Middlesbrough-QPR
Millwall-Nottingham Forest
Preston-Burnley
Sheffield United-Derby County
Classifica Championship (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):
1 QPR 64 (33; +33)
2 Swansea City 59 (33; +15)
------------------------------------------------------------------------------
3 Cardiff City 58 (33; +15)
4 Nottingham Forest 57 (32; +16)
5 Norwich 56 (33; +10)
6 Leeds 54 (33; +10)
------------------------------------------------------------------------------
7 Leicester 51 (33; =)
8 Hull City 49 (33; +5)
9 Reading 47 (33; +12)
10 Burnley 47 (31; +9)
11 Millwall 46 (33; +7)
12 Watford 45 (32; +8)
13 Ipswich 42 (32; +2)
14 Barnsley 42 (33; -9)
15 Portsmouth 41 (32; -3)
16 Coventry 39 (32; -4)
17 Bristol City 38 (33; -10)
18 Doncaster 38 (32; -16)
19 Derby County 36 (32; -4)
20 Middlesbrough 36 (31; -4)
21 Crystal Palace 34 (33; -21)
------------------------------------------------------------------------------
22 Scunthorpe 31 (31; -23)
23 Sheffield United 29 (33; -23)
24 Preston 24 (32; -25)
34a giornata League One:
Venerdì 25 Febbraio:
ore 20.45
Notts County-Charlton
Sabato 26 Febbraio:
ore 16.00
Brentford-Bristol Rovers
Carlisle-Sheffield Wednesday
Dag & Red-Bournemouth
Exeter City-Hartlepool
Huddersfield-Leyton Orient
Milton Keynes Dons-Brighton
Oldham-Peterborough
Plymouth-Colchester
Southampton-Swindon
Tranmere-Yeovil
Walsall-Rochdale
Classifica League One (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):
1 Brighton 59 (29; +34)
2 Bournemouth 55 (32; +22)
------------------------------------------------------------------------------
3 Huddersfield 52 (31; +15)
4 Peterborough 50 (31; +7)
5 Southampton 49 (29; +23)
6 Milton Keynes Dons 49 (33; -2)
------------------------------------------------------------------------------
7 Charlton 47 (29; +6)
8 Oldham 46 (32; +4)
9 Colchester 45 (31; -1)
10 Rochdale 44 (29; +8)
11 Leyton Orient 43 (29; +9)
12 Carlisle 42 (30; +7)
13 Exeter City 42 (31; -6)
14 Hartlepool 41 (31; -14)
15 Brentford 39 (30; -4)
16 Sheffield Wednesday 37 (30; +2)
17 Tranmere 37 (30; -5)
18 Notts County 35 (27; =)
19 Yeovil 33 (30; -15)
20 Swindon 31 (32; -13)
------------------------------------------------------------------------------
21 Walsall 30 (32; -18)
22 Bristol Rovers 30 (31; -28)
23 Dag & Red 29 (29; -12)
24 Plymouth 23 (32; -19)
34a giornata League Two:
Sabato 26 Febbraio:
ore 16.00
Accrington Stanley-Torquay
Aldershot-Port Vale
Barnet-Lincoln City
Bradford-Stockport
Burton Albion-Rotherham
Bury-Crewe Alexandra
Chesterfield-Morecambe
Macclesfield-Wycombe
Oxford United-Hereford
Shrewsbury-Gillingham
Southend-Northampton
Stevenage-Cheltenham
Classifica League Two (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):
1 Chesterfield 62 (32; +25)
2 Wycombe 53 (31; +10)
3 Shrewsbury 51 (31; +19)
------------------------------------------------------------------------------
4 Rotherham 50 (31; +15)
5 Bury 48 (30; +17)
6 Port Vale 48 (31; +6)
7 Gillingham 47 (32; +6)
------------------------------------------------------------------------------
8 Oxford United 47 (32; +4)
9 Southend 46 (31; +5)
10 Torquay 44 (30; +11)
11 Crewe Alexandra 42 (31; +10)
12 Stevenage 42 (31; +8)
13 Cheltenham 41 (32; -4)
14 Accrington Stanley 39 (29; -2)
15 Northampton 39 (31; -3)
16 Lincoln City 38 (30; -14)
17 Aldershot 37 (31; -7)
18 Macclesfield 35 (29; -8)
19 Hereford 34 (30; -9)
20 Morecambe 34 (32; -12)
21 Bradford 34 (31; -12)
22 Burton Albion 29 (26; -4)
------------------------------------------------------------------------------
23 Stockport 28 (32; -39)
24 Barnet 27 (32; -22)


