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venerdì 9 aprile 2021
Ingrid va a ovest: film che non lascia indifferenti
venerdì 19 marzo 2021
Lockdown all'italiana: completamente vetusto
Fiacco, noioso, senza una minima idea e un minimo costrutto: esattamente, a quale pubblico si voleva puntare girando sta schifezza, che sembra un brutto episodio di una fiction più di un film?
Inutile provare (con un certo sciacallaggio) a inserirsi sul tema
attuale del covid per cambiare le cose: questo è cinema italiano
vetusto, con le ragnatele che spuntano a ogni angolo, stanco e fiacco da
far paura. Con Lockdown all'italiana si tocca il fondo del fondo, tanto
che le sceneggiature abbozzate di tanti film alla Franco e Ciccio o
peggio ancora della commedia scollacciata delle dottoresse e liceali a
confronto sembrano Shakespeare: già, almeno lì i vari protagonisti (a
costo di ripetere sé stessi) provavano a mettere un po' di verve, mentre
qui ci appioppano un Ezio Greggio che nemmeno più ci prova a ottenere
qualche risultato cinematografico, quasi come se avesse accettato di
apparire in questo film perché non aveva nulla di meglio da fare (o
forse per far apparire in una scena brevissima la compagna attuale, con
cui ha saputo "conquistare" alcune copertine di quelle riviste
spazzatura di Serie Z di Cairo & Co).
In Lockdown
all'italiana è tutto un disastro: Vanzina (come sempre fuori dal mondo)
ci appioppa zinnone a caso senza ritegno, senza nemmeno pensare alla
nulla serietà che può avere per uno spettatore attento il mostrare la
data dell'8 Marzo 2020 e poi proporre Martina Stella a stendere panni
sul balcone in shorts e top scollatissimo (sarà colpa del riscaldamento
globale?). Così in un contesto del genere non stupisce la presenza di
Maria Luisa Jacobelli (guai a sbagliare il nome e scriverlo unito in
Marialuisa come è nella maggior parte dei casi, sennò la signorina si
incazza pure), perfetto segno di cosa serve nel maschilista mondo dello
spettacolo (all'italiana) per spiccare per una donna giovane: il
talento? Sia mai. La raccomandazione (ovviamente è la figlia del
Jacobelli direttore di Tuttosport, a proposito di giornali di alto
livello) e una marea di fatture pagate al chirurgo plastico per farti
sembrare una bambolona di plastica (dando alle ragazzine un modello di
bellezza pessimo e lontano del tutto dalla grazia della normalità),
messa lì per mostrare (appunto) le zinnone in reggiseno, recitando
peggio della Corinna Negri di Boris of course.
Il
guaio è che non si può nemmeno considerare questo filmaccio come una
vanzinata: perché non c'è nulla. Già i tentativi di racconto sociale dei
Vanzina da decenni erano fasulli, a fotografare un paese che esisteva
solo per loro, mentre qua non ci si prova nemmeno, perché il riferimento
al lockdown è giusto da inserire in locandina (con un paio di dialoghi
di una superficialità più unica che rara).
Così come non esiste
nemmeno più il tentativo di piazzare gag o qualcosa di apparentemente
umoristica: i dialoghi sono insulsi, scritti in 5 minuti, e si sposano
perfettamente con un ritmo registico inesistente.
E dire che
Memphis e la Minaccioni non sarebbero nemmeno pessimi attori, ma in
questo quadro disastroso non possono che affondare anche loro (la
Minaccioni peraltro non merita nemmeno le giustificazioni d'ordinanza,
essendo autrice della sceneggiatura insieme allo stesso Enrico Vanzina).
La
storia? Ovviamente non si va oltre alle corna, ma qui il tutto viene
immediatamente scoperto da entrambi i "cornuti", non dando nemmeno il
"vecchio brivido" di vedere i cornificatori a provare a nascondersi: non
c'è manco questo in questa schifezza che definire "film" è pure
eccessivo, sembra più un episodio scartato di una pessima fiction.
Allora
a che pro viene girato questo film? Quale sarebbe il pubblico a cui
rivolgersi? Vorrebbe saperlo anche il sottoscritto, perché si fa fatica a
capire chi possa apprezzare una tal roba, nemmeno gli amanti del trash
più pessimo (quello da reality show e da tv Mediaset). E' semplicemente
un tentativo di estorcere soldini a chi crede ancora a questo orrendo
cinema italiano (che non è nemmeno più "cinema all'italiana"): se
qualcuno ha l'ingenuità per cascare al tranello evidentemente non si
merita niente di meglio.
Perlomeno chi ha avuto (come me) la
scellerata idea di guardare questa porcata (da prevenuti e no) sta dando
al film la valutazione che merita: su Filmtv al momento il voto medio è
1.6, su Imdb è 1.9. Giusto così.
Voto: 0-
lunedì 22 febbraio 2021
L'arte di arrangiarsi: presa in giro dei furbetti all'italiana
Sordi rappresenta perfettamente l'Italia dei furbetti e dei voltagabbana, in un film con una satira ancora clamorosamente attuale.
Voto: 8
mercoledì 17 febbraio 2021
Il giorno sbagliato: follia quotidiana
Nella sua follia, ne esce un film che non ha certo le pretese e la profondità dei suoi illustri predecessori, ma che riesce nel proprio obiettivo: ovvero quello di un intrattenimento anche un po' "usa e getta", ma intrattenimento che funziona. Merito anche di una regia di Derrick Borte abbastanza professionale, buona nel riprendere sia le scene violente che quelle di inseguimento, in grado di dare un ritmo più che adeguato al film. Ne esce fuori allora un thriller in grado di creare "ansia" allo spettatore, nel senso di accerchiamento che finisce per colpire la protagonista. Non mancano certo esagerazioni, ma il giochino funziona bene anche perché Russell Crowe (pur imbolsito fisicamente) si conferma essere attore di rango, non unicamente abile nell'azione ma in grado di rendere piuttosto credibile il proprio personaggio.
lunedì 11 gennaio 2021
Il campione: storia ben... ferrata
Apprezzabile favoletta formativa, in cui non c'è nulla di realmente originale, ma è ottimo il voler raccontare una storia senza strafare. Il film è interessante dall'inizio alla fine e funziona il gioco a due tra Carpenzano e Accorsi.
Il film evita accelerazioni e picchi particolari (anche se non manca qualche scena godibile: molto divertente quella di Accorsi alla guida della Lamborghini), mostrando anche qui una volontà di raccontare una storia senza andare a strafare in maniera forzata, portando a un centinaio di minuti in cui l'interesse resta costante. Può non essere un capolavoro, ma probabilmente non mirava nemmeno a esserlo. Però è un film decisamente interessante che si fa apprezzare, soprattutto pensando alla media del grigio panorama cinematografico italiano.
Voto: 7+
sabato 9 gennaio 2021
Il colpevole: claustrofobicamente intenso
Visivamente non si esce dal centralino del Pronto Intervento della polizia danese. L'azione è sentita e mai vista. L'impatto però è straordinario, per un thriller di rara intensità.
Voto: 9
sabato 2 gennaio 2021
Il talento del Calabrone: Castellitto v Richelmy, un duello improbo
Se un grande Castellitto e una bella fotografia creano interesse, ci pensano una scrittura banale e approssimativa e un Richelmy ancora una volta insopportabile a rovinare tutto, per quello che resta un thriller d'atmosfera pesantemente incompiuto.
A spiccare completamente in questo film è anche la pochezza recitativa, visibile in particolare in Lorenzo Richelmy, un totale oggetto misterioso che ci viene appioppato non si sa perché in diversi film: da DolceRoma in poi (in cui sembrava schizzato sempre allo stesso modo in ogni scena del film) mi lascia un pesante senso di inadeguatezza e fastidio, tanto che è sulla buona strada per diventare l'attore più detestato dal sottoscritto, pronto a togliere lo scettro a Riccardo Scamarcio. Richelmy rende odioso il suo dj con il solito senso di esagerazione che finisce per urtare continuamente lo spettatore. E davvero risulta imbarazzante la differenza di stile e di qualità attoriale tra costui e Castellitto.
In questo caso male male anche Anna Foglietta, non aiutata da una sceneggiatura che le ricalca un personaggio abbastanza ridicolo, che deve stare sul set sempre in abito da sera e che nonostante la carica elevata (è lei a comando delle operazioni per la polizia) non conosce cosa sia un VoIP, salvo poi tirare fuori così dal nulla intuizioni che girano le indagini: appunto, il senso di approssimazione che il film lascia allo spettatore per la sua scrittura davvero incoerente. Il personaggio della Foglietta più che agire va a reagire, subendo continuamente gli eventi della vicenda.
A creare un senso di frustrazione anche il finale, che prima ha dei monologhi fin troppo dilungati, in cui peraltro il pessimo Richelmy strascica le parole risultando persino poco comprensibile (tanto mica è il momento in cui si dovrebbe capire tutto del film! Levatemelo da davanti gli occhi per favore questo cane!), per poi avere una risoluzione troppo affrettata, incapace di avere un impatto minimo sul piano della tensione e dell'intensità.
Insomma, con una maggiore competenza attorno a Castellitto e a questo bell'impatto visivo si poteva e doveva creare qualcosa di molto più forte. Invece qua tutto sembra appena accennato, compresa la sterile critica sociale con il web che viene attirato dall'interesse e con la Radio che sembra interessata solo ad attirare il maggior numero di ascoltatori: e visto che parliamo di Radio 105, capace di "regalarci" feccia devastante come il terribile Zoo, non mi sorprenderei che in una situazione reale del genere quei simpaticoni si comportassero esattamente in questo modo.
Voto: 4-






