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sabato 3 agosto 2019

DolceRoma. Totale porcheria

Finché i recensori di professione continueranno (chissà, magari per compensi?) a pompare il marchio di una sciagura colossale come Fausto Brizzi, nel cinema italiano non cambierà mai nulla.




Già il fatto che due come Fausto Brizzi e Luca Barbareschi avessero unito le forze (il primo col soggetto, il secondo da protagonista) mi metteva i brividi. Il risultato è anche peggiore delle più disastrose attese.
Ne esce fuori un pastrocchio senza senso, una vera e propria porcata che vorrebbe unire vari generi e invece finisce per ridicolizzarli tutti.

Non si sa davvero da dove cominciare. Anzi sì: dalla solita immancabile noiosissima voce fuori campo onnipresente. Se in Italia venisse tassato l'uso della voce fuori campo, il 90% del cinema non verrebbe più prodotto. Solite frasi banalissime, per introdurre un personaggio poverissimo come quello di Lorenzo Richelmy, che sembra recitare per tutto il film sotto effetto di sedativi.

Il tutto per lasciare spazio a un insopportabile (persino più del solito, ed è un record mondiale) Luca Barbareschi, lasciato libero di esporre tutto il proprio estro e nemmeno capace di rendere credibile un personaggio che dovrebbe essere odioso (cosa che dovrebbe venirgli naturale). Forse si sente di essere l'Al Pacino italiano, forse glielo fanno credere, il risultato è disarmante.

Che è sto film? Il nulla. Scritto con i piedi, inizia come un Boris senza idee (ah, la denuncia al sistema dello spettacolo fatta da chi in quel sistema di sguazza allegramente da decenni, quanta credibilità). Procede inserendo dei camorristi scartati dalla peggiore puntata di Gomorra. Ci innesta un kitsch orripilante (ridicola la scena con la Gerini che esce nuda dalla vasca di miele, buttata lì per mostrare culi e tette gratuitamente come un po' per tutto il film: preferivo molto più le commedie trash anni '70 che almeno erano più sincere in questo). Ci regala dei poliziotti abbigliati come neanche nei film del Monnezza. Il tutto con la solita regia "finto-gggiovane", con un montaggio che però di botto si dimentica di legare diverse scene, provocando salti degni di filmini amatoriali.

Per arrivare al peggio del peggio. Il finale pseudo-thriller. Dove i nostri amabili sceneggiatori si inventano di quelle cavolate impresentabili e improbabili per i finti colpi di scena, finendo per toccare il ridicolo con venti e passa minuti tragicomici.
Non solo, in tutto ciò c'è una tecnica da Serie Z. Nell'era dello splatter, il sangue è credibile come neanche nelle serie tv Disney. Per non parlare degli effetti digitali, superati da almeno 40 anni. Le fiamme in particolare sembrano uscite da Totò All'Inferno.

E tutto ciò ancora viene rencensito positivamente da alcuni recensori professionisti. Continuiamo così, facciamoci del male.

La pseudo-novità del cinema italiano meriterebbe unicamente la definizione che Fantozzi diede della Corazzata Potemkin. E forse anche quella è generosa.
Perché si tratta di uno dei peggiori film che io abbia mai visto. E dire che di film brutti ne ho visti.

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