Sordi rappresenta perfettamente l'Italia dei furbetti e dei voltagabbana, in un film con una satira ancora clamorosamente attuale.
Voto: 8
Sordi rappresenta perfettamente l'Italia dei furbetti e dei voltagabbana, in un film con una satira ancora clamorosamente attuale.
Voto: 8
Nella sua follia, ne esce un film che non ha certo le pretese e la profondità dei suoi illustri predecessori, ma che riesce nel proprio obiettivo: ovvero quello di un intrattenimento anche un po' "usa e getta", ma intrattenimento che funziona. Merito anche di una regia di Derrick Borte abbastanza professionale, buona nel riprendere sia le scene violente che quelle di inseguimento, in grado di dare un ritmo più che adeguato al film. Ne esce fuori allora un thriller in grado di creare "ansia" allo spettatore, nel senso di accerchiamento che finisce per colpire la protagonista. Non mancano certo esagerazioni, ma il giochino funziona bene anche perché Russell Crowe (pur imbolsito fisicamente) si conferma essere attore di rango, non unicamente abile nell'azione ma in grado di rendere piuttosto credibile il proprio personaggio.
Apprezzabile favoletta formativa, in cui non c'è nulla di realmente originale, ma è ottimo il voler raccontare una storia senza strafare. Il film è interessante dall'inizio alla fine e funziona il gioco a due tra Carpenzano e Accorsi.
Il film evita accelerazioni e picchi particolari (anche se non manca qualche scena godibile: molto divertente quella di Accorsi alla guida della Lamborghini), mostrando anche qui una volontà di raccontare una storia senza andare a strafare in maniera forzata, portando a un centinaio di minuti in cui l'interesse resta costante. Può non essere un capolavoro, ma probabilmente non mirava nemmeno a esserlo. Però è un film decisamente interessante che si fa apprezzare, soprattutto pensando alla media del grigio panorama cinematografico italiano.
Voto: 7+
Visivamente non si esce dal centralino del Pronto Intervento della polizia danese. L'azione è sentita e mai vista. L'impatto però è straordinario, per un thriller di rara intensità.
Voto: 9
Se un grande Castellitto e una bella fotografia creano interesse, ci pensano una scrittura banale e approssimativa e un Richelmy ancora una volta insopportabile a rovinare tutto, per quello che resta un thriller d'atmosfera pesantemente incompiuto.
A spiccare completamente in questo film è anche la pochezza recitativa, visibile in particolare in Lorenzo Richelmy, un totale oggetto misterioso che ci viene appioppato non si sa perché in diversi film: da DolceRoma in poi (in cui sembrava schizzato sempre allo stesso modo in ogni scena del film) mi lascia un pesante senso di inadeguatezza e fastidio, tanto che è sulla buona strada per diventare l'attore più detestato dal sottoscritto, pronto a togliere lo scettro a Riccardo Scamarcio. Richelmy rende odioso il suo dj con il solito senso di esagerazione che finisce per urtare continuamente lo spettatore. E davvero risulta imbarazzante la differenza di stile e di qualità attoriale tra costui e Castellitto.
In questo caso male male anche Anna Foglietta, non aiutata da una sceneggiatura che le ricalca un personaggio abbastanza ridicolo, che deve stare sul set sempre in abito da sera e che nonostante la carica elevata (è lei a comando delle operazioni per la polizia) non conosce cosa sia un VoIP, salvo poi tirare fuori così dal nulla intuizioni che girano le indagini: appunto, il senso di approssimazione che il film lascia allo spettatore per la sua scrittura davvero incoerente. Il personaggio della Foglietta più che agire va a reagire, subendo continuamente gli eventi della vicenda.
A creare un senso di frustrazione anche il finale, che prima ha dei monologhi fin troppo dilungati, in cui peraltro il pessimo Richelmy strascica le parole risultando persino poco comprensibile (tanto mica è il momento in cui si dovrebbe capire tutto del film! Levatemelo da davanti gli occhi per favore questo cane!), per poi avere una risoluzione troppo affrettata, incapace di avere un impatto minimo sul piano della tensione e dell'intensità.
Insomma, con una maggiore competenza attorno a Castellitto e a questo bell'impatto visivo si poteva e doveva creare qualcosa di molto più forte. Invece qua tutto sembra appena accennato, compresa la sterile critica sociale con il web che viene attirato dall'interesse e con la Radio che sembra interessata solo ad attirare il maggior numero di ascoltatori: e visto che parliamo di Radio 105, capace di "regalarci" feccia devastante come il terribile Zoo, non mi sorprenderei che in una situazione reale del genere quei simpaticoni si comportassero esattamente in questo modo.
Voto: 4-
Io e il comandante Schettino gli unici tasselli mancanti per un grandissimo Festival
E' chiaro: gli italiani possono vivere nel lockdown, ma non possono vivere senza Festival di Sanremo. E come fare per il pubblico? Si va a porte chiuse, quando già non possiamo vedere di persona le grandi giocate di calciatori immensi come Gagliardini? Ma no, l'idea è brillantissima: il Festival di Sanremo su una nave da crociera! Una Love Boat, con tanta musica demmerda!
Cosa manca allora per un Sanremo Love Boat di grande successo? Intanto Schettino a comandare la nave, direi.
Ma anche una sigla efficace. E questa, caro Amadeus, te la canto io! Ho già pronto il testo! Se la sigla italiana di Love Boat fu nientemeno che "Profumo di mare" di Little Tony, basta ritoccare un filo il testo e abbiamo la sigla perfetta per il Sanremo Love Boat!!
Che non può che essere un: 1