Champions League: Gunners impalpabili, mai pericolosi e con un Adebayor con la testa ad un’altra squadra ma Red Devils che non chiudono il doppio confronto
Dimostrazione di superiorità decisamente netta ma risultato finale non altrettanto ampio che costringerà il Manchester United a dover stare attento anche nel match di ritorno tra sei giorni: anche il secondo match di andata delle semifinali di Champions League delude ampiamente le attese, ma questo perché di grande squadre in campo ce n’era solo una, quella di Ferguson, al cospetto di un Arsenal comprimario di bassa qualità, capace di raggiungere in inutilità e lentezza di manovra il Barcellona di martedì sera. La partita è stata decisamente dominata in tutto e per tutto dai Red Devils, superiori ampiamente sul piano tecnico e anche capaci di usufruire di una tattica decisamente migliore, con Ferguson che ha offuscato i pochi potenziali pericoli, su tutti Walcott imbrigliato in una serie di raddoppi sempre efficaci. Eppure sembra strano il dover parlare di un match concluso appena per 1-0 e che quindi sulla carta tiene aperto il discorso anche per il match di ritorno, anche se in sei giorni è difficile pensare ad improbabili cataclismi che possano ribaltare una differenza così ampia e così netta. Anche perché le poche volte in cui ha potuto prendere in mano il gioco, la squadra di Wenger non ha mai dato la sensazione di avere armi per impensierire la difesa del Manchester United, limitata da una difesa stucchevole e dalla presenza di qualche elemento in giornata davvero opaca: i Gunners hanno dato quello che potevano, ovvero il sacrificio per non subire un passivo più pesante, corsa e voglia di lottare contro un avversario più forte. Tutti hanno dimostrato queste qualità tranne uno, l’elemento che ricopriva forse il ruolo più importante, quello di unica punta, ovvero quell’Emmanuel Adebayor che per prepararsi ad un match così importante ha pensato bene di parlare di un’altra squadra facendo capire che ha il fascino irresistibile (paragonando il Milan ad una bella donna come Beyonce), discorsi non da persona centrata sull’obiettivo e che poi hanno avuto il perfetto rispecchio in campo, perché il togolese in campo è stato solamente immobile a guardarsi lo spettacolo, un atteggiamento intollerabile, in particolare in un match così importante per la stagione del club che ancora gli paga un lauto ingaggio (aumentato esponenzialmente in estate a suon di ricatti): il togolese è la prima mela marcia che Wenger deve tagliare per preparare la prossima stagione e presentarsi con un attaccante che possa svolgere al meglio il ruolo di unica punta, magari con le attitudini di lotta di un Drogba. Non è un caso che per le statistiche della Uefa tra i 22 titolari, soltanto i due portieri hanno percorso meno campo di Adebayor, ma è solo una conferma di quanto ampiamente visto. Nonostante un match abbastanza dominato, alla fine a decidere è stato un calcio piazzato, sfruttato in pieno dall’elemento che meno ti aspetteresti come unico realizzatore nella due giorni di Champions League, ovvero John O’Shea, appena al suo 15esimo gol da professionista ma già in passato decisivo in match chiave della stagione, anche se solitamente in campionato. Oltretutto, l’irlandese sembra avere un conto in sospeso con l’Arsenal e con Manuel Almunia, visto che passò quasi alla storia l’1 Febbraio del 2005 il suo incredibile e spettacolare pallonetto che mise il sigillo ad una vittoria per 4-2 ad Highbury, match che fece perdere il posto allo spagnolo dopo una prestazione allucinante (con Lehmann che tornò titolare, per poi diventare decisivo nella vittoria della FA Cup). Non succederà lo stesso dopo questa semifinale, perché è anche merito di Almunia (e demerito di qualche imprecisione dei Red Devils) se un match del genere è finito con un margine così stretto e se il Manchester United dovrà ancora lottare per la qualificazione all’Emirates Stadium, quando invece avrebbe dovuto chiudere i conti già ad Old Trafford.
Il Manchester United scende in campo un 4-2-3-1 abbastanza simile sul piano concettuale a quello provato una settimana fa contro il Portsmouth, con Anderson a fare il trequartista alle spalle di Tevez e con Rooney e Cristiano Ronaldo a partire larghi. In panchina scivolano i vari Berbatov, Park Ji-Sung e Giggs, in attesa di scendere in campo per la sua 800esima presenza con i Red Devils. L’Arsenal scende in campo con il solito 4-2-3-1 con qualche novità come l’innesto di Diaby sulla sinistra, mentre proprio come visto domenica scorsa è Nasri a fare il regista con Fabregas trequartista.
I padroni di casa iniziano con enorme aggressività e mettono subito in chiaro le cose dopo appena due minuti: su lancio lungo per Cristiano Ronaldo, Fletcher è intelligentissimo a gettarsi immediatamente nello spazio per ricevere e andare al cross, sul secondo palo Rooney colpisce di testa andando a creare una carambola con Sagna che a sua volta porta ad un pallonetto con traiettoria velenosissima su cui ci vuole un grande intervento di Almunia per deviare in corner.
E’ a centrocampo che parte il dominio iniziale del Manchester United, con l’Arsenal sempre in ritardo e in totale balia dell’avversario, senza riuscire mai a portare il pallone in avanti. I Red Devils giocano il solito grande calcio che riesce sempre a creare uno spazio importante sulle corsie, attaccate sempre con grande velocità da terzini ed esterni per una serie continua di cross pericolosissimi su cui però spesso manca la precisione da parte di chi riceve, Tevez soprattutto ma anche Cristiano Ronaldo quando si accentra, tanto che l’Arsenal più volte si riesce a salvare da grandi azioni. Buonissimo il primo tempo di Anderson per quantità e qualità (meno esaltante la ripresa, quando infatti Ferguson lo sostituisce), ma il vero capolavoro lo compie Fletcher, che macina chilometri e chilometri e fa davvero di tutto in campo, recupera palloni e spinge come uno stantuffo.
Dopo tanti cross non sfruttati, i Red Devils tornano pericolosi al 17’: manovra centrale con Tevez che dal limite dell’area riesce benissimo ad allargare sulla destra per il libero O’Shea, il cross basso è ancora per Tevez che calcia da posizione ravvicinata con grande libertà ma Almunia compie un grande riflesso e respinge.
Sul corner successivo però il pallone finisce sul secondo palo dove Carrick va a controllare, portarsi sul fondo e crossare basso, la deviazione di un giocatore dell’Arsenal diventa un appoggio per O’Shea che è libero per trovare la conclusione di destro e mandare di precisione sotto la traversa e realizzare la rete dell’1-0. Secondo gol stagionale dell’irlandese, secondo gol in una semifinale, anche se questo è decisamente più importante perché l’altro fu in Carling Cup contro il Derby County.
Il Manchester United punge molto sulla destra dove però, nonostante la scarsa protezione dello stranito Diaby e un inizio di gara scioccante, è sorprendente la prestazione di Kieran Gibbs, che in avanti mette in mezzo gli unici due cross decenti di tutto il primo tempo (e di tutta la partita) e che dietro non si fa mai saltare da Cristiano Ronaldo, che davvero trova vita durissima contro l’inglese nonostante il dominio dei compagni di squadra. Di fatto, l’unico errore del 19enne è quello al 29’ minuto quando lascia troppo spazio al cross di Tevez, in area si avventa Cristiano Ronaldo per incornare da distanza ravvicinata ma non lo fa brillantemente e Almunia può ancora respingere.
Nell’ultimo quarto d’ora del primo tempo l’Arsenal prende un po’di campo, ma lo fa con una manovra stuccosamente lenta che non affonda mai: Nasri è spento e a tratti si trova a partire da posizione eccessivamente arretrata (anche dietro Song), Fabregas tocca tanti palloni ma non dà mai uno spunto interessante e su questo influisce sia la grande difesa del Manchester United, sia l’oscena prestazione di Adebayor, che rimane sempre fermo, non si fa mai vedere dai compagni e i pochi palloni che riesce a toccare li sbaglia in maniera imbarazzante, forse perché troppo concentrato su Beyonce. Non arrivano nemmeno gli spunti in velocità di Theo Walcott, anche perché il nazionale inglese spesso se la deve vedere con Wayne Rooney, che si sacrifica tantissimo per raddoppiare costantemente sull’avversario: oltretutto, il gioco dell’Arsenal è eccessivamente lento per far saltare questo meccanismo dei Red Devils che funziona benissimo.
Anche in avvio di ripresa è l’Arsenal a continuare a manovrare maggiormente ma i risultati non cambiano e la difesa del Manchester United non ha problemi a chiudere su Adebayor: colui che doveva essere un elemento importante (visto che l’Arsenal s’era prefisso l’obiettivo di realizzare i gol in trasferta) sta in campo a camminare e la scusa dei pochi palloni serviti non regge, visto che i Gunners nella trequarti avversaria ci ha giocato. Male ma ci ha giocato.
Il Manchester United in questa fase non ha convinto, ma Ferguson cambia tutto il finale di gara con il doppio cambio del 67’ minuto, quando escono Tevez e Anderson per l’ingresso di Berbatov e Giggs, il quale tocca la presenza numero 800 con i Red Devils tra l’ovazione di tutto l’Old Trafford: il mago gallese cambia la partita in meglio, andando a fare l’ala sinistra e deliziare con tanti tocchi di purissima qualità, mentre Berbatov va a fare il trequartista (come sabato scorso contro il Tottenham), Rooney l’ala destra e Cristiano Ronaldo l’unica punta, togliendolo dalla marcatura perfetta di Gibbs.
Il portoghese dà l’unico spunto della sua partita al 69’: brutto pallone perso a centrocampo da Fabregas, lo recupera Cristiano Ronaldo che poi va al tiro dai 30 metri che ha grande traiettoria e sembra diretto all’incrocio dei pali ma va a sbattere sulla traversa.
Il finale di gara mostra nuovamente la differenza tra le due squadre, con il Manchester United a sciorinare una grande manovra grazie anche alla qualità dei due neo entrati Giggs e Berbatov ma che ancora una volta non riesce a concretizzare come dovrebbe per crearsi un margine più ampio, mentre l’Arsenal timidamente bussa in avanti per cercare il gol in trasferta ma non farebbe male a nessuna difesa del mondo, figurarsi contro una coppia centrale affiatatissima come quella formata da Ferdinand e Vidic.
All’88’ però arriva una brutta notizia per i Red Devils: Ferdinand si fa male dopo esser stato travolto da Van der Sar e viene sostituito da Evans, andando anche in ospedale per controllare il danno subito alla costola.
Il Manchester United fa allora un passo avanti verso la seconda finale di Champions League consecutiva ma avrebbe potuto portare a casa una vittoria decisamente più larga e arrivare all’Emirates Stadium con ancora maggiore tranquillità: adesso i Red Devils dovranno temere una reazione dell’Arsenal, che però a questo punto per quanto visto in questo match di andata sembra improbabile. La squadra di Ferguson prima tornerà in campo sabato pomeriggio per affrontare il Middlesbrough e mantenere un ampio margine sul secondo posto nella lotta per il titolo.
Se gli ultimi tempi erano stati particolarmente brillanti, questo match rappresenta un pesante ridimensionamento per l’Arsenal, non tanto per il risultato e per l’aver subito una grande squadra come il Manchester United, quanto soprattutto per l’incapacità di creare un minimo pericolo nell’area di rigore avversaria, un’incapacità non accettabile per una squadra che arriva a giocare le semifinali di Champions League. La rimonta nel match di martedì prossimo sembra improbabile, ma perlomeno Wenger potrà far rifiatare qualche elemento importante nel prossimo match contro il Portsmouth.
Manchester United-Arsenal 1-0
Manchester United (4-2-3-1): Van der Sar sv – O’Shea 7 Ferdinand 7 (87’ Evans sv) Vidic 7 Evra 6,5 – Fletcher 8 Carrick 6 – Cristiano Ronaldo 5 Anderson 6,5 (66’ Giggs 6,5) Rooney 7 – Tevez 5,5 (66’ Berbatov 6)
In panchina: Foster, Park Ji-Sung, Scholes, Rafael Da Silva
Manager: Alex Ferguson 6,5
Arsenal (4-2-3-1): Almunia 7 – Sagna 6 Tourè 6,5 Silvestre 7 Gibbs 7 – Nasri 5 Song 6 – Walcott 5 (70’ Bendtner 5,5) Fabregas 5 Diaby 4,5 – Adebayor 1 (82’ Eduardo sv)
In panchina: Fabianski, Denilson, Ramsey, Djourou, Ebouè
Manager: Arsene Wenger 5
Arbitro: Claus Bo Larsen (Danimarca) 7
Gol: 18’ O’Shea
Ammonito: Tevez (MU)
Questi sono i risultati dei match di andata delle semifinali di Champions League:
Martedì 28 Aprile:
Barcellona-Chelsea 0-0
Mercoledì 29 Aprile:
Manchester United-Arsenal 1-0: 18’ O’Shea
Questo è il programma dei match di ritorno delle semifinali di Champions League:
Martedì 5 Maggio:
ore 20.45
Arsenal-Manchester United (and. 0-1)
Mercoledì 6 Maggio:
ore 20.45
Chelsea-Barcellona (and. 0-0)
Questo è il programma della prossima giornata di Premier League:
Sabato 2 Maggio:
ore 13.45
Middlesbrough-Manchester United
ore 16.00
Chelsea-Fulham
Manchester City-Blackburn
Portsmouth-Arsenal
Stoke City-West Ham
Tottenham-West Bromwich
Wigan-Bolton
Domenica 3 Maggio:
ore 14.30
Liverpool-Newcastle
ore 17.00
Sunderland-Everton
Lunedì 4 Maggio:
ore 21.00
Aston Villa-Hull City
giovedì 30 aprile 2009
Il Manchester United demolisce l’Arsenal sul piano tattico e tecnico ma non nel risultato
mercoledì 29 aprile 2009
Hiddink vuole lo 0-0 e lo ottiene: il Chelsea si gioca tutto a Stamford Bridge
Champions League: la manovra del Barcellona annoia stagnandosi sulla difesa ad oltranza dei Blues e lo 0-0 rispecchia fedelmente quanto (non) visto al Camp Nou
Piaccia o meno, Hiddink lo 0-0 voleva e lo 0-0 ha ottenuto: il posto per la finale di Champions League si giocherà tutto a Stamford Bridge, per la difesa ad oltranza del Chelsea e per la qualità mancata al Barcellona per aprire la squadra avversaria. Qualità e intensità sono le due componenti chiave che con la loro assenza spiegano questo pareggio bruttissimo sorto al Camp Nou: da che calcio è calcio, chi opera una partita puramente difensiva non può mai avere meglio di un attacco se quest’ultimo ha qualità e questo evidentemente è mancato per tutta la serata alla squadra di Guardiola, forse perché guardando per bene quella dei Blues non è stata una difesa cieca dell’area di rigore, ma Hiddink è riuscito soprattutto a offuscare del tutto le fonti di gioco dei Blaugrana, tanto che nonostante un attacco continuo dal primo all’ultimo minuto gli spagnoli non hanno creato neppure lo straccio di un’occasione derivante da quel gioco tanto apprezzato nella Liga, dove evidentemente la qualità è più bassa e le squadre difendono peggio del Chelsea (nonostante ai Blues mancassero due titolari come Ricardo Carvalho e Ashley Cole e un terzo titolare come Bosingwa fosse stato schierato fuori ruolo). Oltretutto, puoi avere la manovra pulita che vuoi, ma solo con il ricamo sterile non si ottengono grandi cose e non si crea neppure questo spettacolo tanto pubblicizzato dai giornali spagnoli se a mancare è la componente chiave del calcio, ovvero l’intensità: il Barcellona ha giocato senza alcuna intensità e a ritmi blandissimi e in questo modo la manovra pulita può anche esser bella da guardare, ma dopo una decina di minuti finisce per annoiare terribile, quasi come se al festival di Woodstock avessero messo solo i lenti di Casadei. Allora il Barcellona spettacolo regala solo sbadigli e scarsissimi sussulti, creando appena un paio di occasioni e anche in modo casuale, in 90 minuti che scivolano proprio come sognava Hiddink, tanto che alla fine il Chelsea merita pienamente lo 0-0 ottenuto. Certo, il calcio va giocato e le difese ad oltranza non possono mai avere il giudizio positivo di chi guarda la partita, rispetto magari ad una squadra che oltre a difendersi bene tenta di tanto in tanto di farsi viva in avanti, ma alla fin fine se è questo quello che voleva Hiddink bisogna anche dargli atto di averlo ottenuto, pur sottolineando che non è questo il calcio che si vorrebbe vedere anche in trasferte sulla carta così dure: l’olandese avrà avuto i suoi buoni motivi per scherzare così col fuoco e finora la prima metà del lavoro è riuscita, adesso bisogna battere il Barcellona a Stamford. Evidentemente, però, Hiddink è convinto che la missione sia possibile per aver cercato così smaccatamente lo 0-0 al Camp Nou e in effetti le incertezze mostrate qua e là dalla difesa dei Blaugrana (che oltretutto sarà abbastanza in difficoltà per qualche assenza importante) hanno mostrato che con un atteggiamento più positivo rispetto a quello visto in questa serata, il Chelsea ha tutte le possibilità per avere la meglio nel match di ritorno. Alla fin fine, se come in questa serata lo spettacolo è il grande assenze non è solo colpa della squadra che si difende a pieno organico, ma anche di quella che non è capace ad attaccare efficacemente e a creare decenti occasioni da rete e questo non è certo solo merito della pur buona difesa dei Blues, ma anche grande demerito del Barcellona. I precedenti di Hiddink al Camp Nou contro i Blaugrana non facevano certo ben sperare, perché le sue squadre avevano sempre subito tre gol (perdendo sempre 3-0 o 3-1), ma questa volta la storia è stata diversa.
Il Barcellona scende in campo con il solito 4-3-3 che però propone una sorprendente novità di formazione, perché Guardiola decide di lasciare in panchina il capitano Charles Puyol e puntare su Gerard Piquè (già disastroso al Manchester United) e Marquez al centro della difesa. In attacco torna il solito tridente con Messi, Eto’o e Henry, quest’ultimo lasciato in panchina nell’ultima partita contro il Valencia, con Iniesta che arretra a fare l’interno di centrocampo. Una novità di formazione anche per il Chelsea, visto che al posto dell’atteso Kalou come ala destra, Hiddink schiera Obi Mikel come interno di centrocampo in un 4-4-1-1 con Lampard trequartista e Essien esterno destro. In difesa è Bosingwa a fare il terzino sinistro in assenza di Ashley Cole.
Il Chelsea ha chiaramente un piano di partita piuttosto difensivo, ma nel primo quarto d’ora dà l’impressione (o l’illusione) di voler tenere anche all’erta la non impenetrabile difesa del Barcellona anche per impedire agli spagnoli di prendere continuità di manovra con facilità. In realtà, questa continuità viene trovata dall’undici di Guardiola per due terzi del primo tempo e per quasi tutta la ripresa e ciò trasforma la seconda metà di primo tempo in quell’assedio che andava evitato dai Blues. Dal 20’ in poi per una ventina di minuti il Chelsea non sembra riuscire a fare due tocchi consecutivi perché tende sempre a buttare palla con lanci lunghi, ma i tentativi del Barcellona sono velleitari, con pochi cross dal fondo che sono ben coperti dalla difesa dei Blues e con tanti tiri da lontano che non fanno paura a Cech, anche perché il lavoro difensivo del centrocampo del Chelsea è eccezionale e tutti i tiri finiscono per essere forzati e velleitari. Quella del Chelsea non è solo protezione dell’area di rigore, perché il vero grande lavoro è quello effettuato dal centrocampo, la cui pressione è tesa a non far giocare con libertà i due registi Xavi e soprattutto Iniesta (il vero elemento chiave dell’undici di Guardiola) e in questo modo l’azione spesso parte dai difensori centrali, con Piquè che non è mai granché preciso e lo stesso Marquez che sorprende per qualche imprecisione di troppo. Oltretutto, l’atteggiamento del Barcellona è del tutto sbagliato perché oltre a fare una manovra pulita ma mai intensa e pungente, la squadra di Guardiola sembra anche fare eccessiva attenzione alle decisioni dell’arbitro, un atteggiamento poco simpatico e poco sportivo di pubblico e squadra, che vista l’incapacità di avere la meglio sulla fisicità dei Blues forse vorrebbe far espellere tutta la squadra avversario: Daniel Alves è particolarmente esagitato con le sue sceneggiate da teatrante della peggior specie, ma l’arbitro Stark dirige molto bene il match (a parte qualche errore qua e là che ci può anche stare) e dopo 35 minuti di proteste ad ogni contatto veniale decide di ammonire Yaya Tourè.
Il pallone lo tiene il Barcellona, ma l’unica vera occasione del primo tempo è creata dal Chelsea: al 39’ è pazzesco l’errore di Marquez, che va molle nel retropassaggio di prima e lancia verso la porta Drogba che a campo aperto non trova un grande angolo ma anzi spara addosso a Victor Valdes, poi sulla respinta l’ivoriano cerca uno strano gioco ma portiere e difesa riescono a chiudere in corner. Sarebbe stato un gran colpo trovare il gol in una fase del genere del match.
L’occasione di Drogba crea un finale di tempo un po’ più intenso, con il Chelsea che esce dalla propria metà campo ma con Henry che spreca una grande occasione creatasi dopo l’ennesimo buco del primo tempo di Ivanovic, andando a tentennare malamente in area di rigore.
L’inizio di ripresa è scioccante per il Barcellona: prima c’è la paura per Henry dopo un contrasto aereo con Alex, poi Marquez si fa male al ginocchio da solo mentre impostava l’azione, un infortunio strano quanto grave che probabilmente costerà il resto della stagione al messicano. Al suo posto entra capitan Puyol.
Il secondo tempo se possibile è ancora più brutto perché il Barcellona è nervoso e non propone più la manovra pulita ma noiosa del primo tempo, mentre il Chelsea non si fa più vedere in avanti, tanto che Drogba si rende più utile nel proteggere la propria aerea di rigore sui calci piazzati. La chiave della partita è l’aver limitato le giocate di Andreas Iniesta, il cui dna sembra del tutto diverso rispetto a quello della squadra: mentre tutti (l’anonimo Xavi in primis) puntano a ricamare e ricamare un gioco sonnolento, Iniesta infatti cerca l’illuminazione e la giocata, spesso con la verticalizzazione importante che non sempre riesce ma che perlomeno mostra qualcosa di più efficace rispetto al resto della squadra. Molto poco vivo è l’altro elemento importante della squadra, ovvero Leo Messi, davvero appisolato e mai incisivo. Il Chelsea chiude sempre bene gli spazi, facendo cerchio su una coppia di centrali difensivi che regge molto bene, con Terry a tratti gladiatorio e con un Alex che limita i suoi soliti errori e alla fine riesce ad essere positivo. La prestazione di Ivanovic nella ripresa migliora, mentre nonostante la disabitudine evidente a giocare sulla sinistra Bosingwa riesce a cavarsela. Il migliore però è un Ballack mai visto così in forma in Inghilterra, capace di giocare benissimo sul piano fisico e di battagliare in modo davvero caparbio. Le uniche coperture che mancano di tanto in tanto sono quelle di Malouda sulle sovrapposizioni di Daniel Alves, ma il sovraeccitato brasiliano è concentrato sulle sceneggiate e non ne approfitta quasi mai.
Al 69’ arriva finalmente la prima occasione per il Barcellona, ma alla faccia del gioco tanto pubblicato questa arriva con un’azione unicamente individuale: grande spunto da pantera di Samuel Eto’o sulla trequarti con tunnel a Terry e scatto profondo, Alex prova a seguirlo come può ma il camerunense si ferma con una finta e lo mette a sedere alla grande per poi rovinare tutto con una conclusione davvero brutta che Cech può salvare con i piedi.
Al 71’ Hiddink passa ad un 4-5-1 ancora più coperto, togliendo un anonimo Lampard (evidentemente, non era la partita adatta a lui) per inserire Belletti, l’ex di giornata che fa l’esterno destro a centrocampo con Essien interno sinistro.
Al 74’ Stark ammonisce Puyol per un tackle sconsiderato e stupido su Essien a centrocampo, un ammonizione pesante perché il capitano dei Blaugrana era diffidato: la sua squalifica e l’infortunio di Marquez lascia il solo Caceres come prima alternativa possibile per il match di ritorno, non certo la prima scelta visto che l’uruguaiano non è stato portato nemmeno in panchina per questo match. Oltretutto, due minuti dopo Puyol rischia anche il rosso per un altro tackle folle, stavolta su Malouda.
Al 91’ la difesa del Chelsea si distrae per la prima volta con Alex che è assente ingiustificato in area di rigore e, sul cross di Daniel Alves, Terry non riesce a trovare la giusta marcatura sul subentrato Bojan che può incornare da due passi ma si mangia tutto mandando alto e salvando il Chelsea.
I Blues rischiano grosso in questa occasione, ma alla fine di una partita bruttissima il risultato e giustissimo e questo Barcellona non meritava di certo il vantaggio di un gol da difendere poi a Stamford Bridge. Si giocherà tutto allora nel match di ritorno di mercoledì prossimo, dove Hiddink però dovrà proporre un atteggiamento del tutto diverso per sfruttare una chance che comunque si fa piuttosto ghiotta per arrivare alla seconda finale consecutiva. Il Chelsea tornerà in campo sabato prossimo in casa contro il Fulham, ma non è difficile pensare che la testa sarà alla nuova sfida con i Blaugrana.
Barcellona-Chelsea 0-0
Barcellona (4-3-3): Victor Valdes 6 – Daniel Alves 4 Marquez 5 (52’ Puyol 5) Piquè 5 Abidal 6 – Xavi 4,5 Tourè 5,5 Iniesta 6,5 – Messi 4,5 Eto’o 6 (82’ Bojan 4) Henry 5 (87’ Hleb 5)
In panchina: Jorquera, Gudjohnsen, Keita, Sylvinho
Manager: Josep Guardiola 4
Chelsea (4-4-1-1): Cech 6,5 – Ivanovic 6 Alex 6,5 Terry 7 Bosingwa 6 – Essien 6,5 Ballack 8 (95’ Anelka sv) Obi Mikel 6 Malouda 5 – Lampard 5 (71’ Belletti 6) – Drogba 6
In panchina: Hilario, Di Santo, Kalou, Mancienne, Stoch
Manager: Guus Hiddink 6
Arbitro: Wolfgang Stark (Germania) 7
Ammoniti: Tourè, Puyol (B), Alex, Ballack (C)
Questi sono i risultati dei match di andata delle semifinali di Champions League:
Martedì 28 Aprile:
Barcellona-Chelsea 0-0
Mercoledì 29 Aprile:
ore 20.45
Manchester United-Arsenal
martedì 28 aprile 2009
Il Preston rovina la festa promozione del Birmingham City e regala un’ultima giornata palpitante
Review del weekend della Football League: festeggiano la promozione il Peterborough e il Brentford, mentre due scontri diretti delineeranno i playoff in League One e League Two
I risultati della 45a giornata di Championship regalano un ultimo weekend ancora più palpitante di quanto fosse lecito prevedere, perché oltre alla lotta per evitare l’ultimo posto che vale la retrocessione, sono ancora apertissime le lotte per il secondo posto e il sesto posto, validi rispettivamente per la promozione diretta e per l’ultimo posto playoff. La sconfitta nel Monday Night sembrava aver spento le speranze di secondo posto dello Sheffield United, che però ha deciso giustamente di non mollare anzitempo e di giocare con grandissima volontà il match interno contro lo Swansea City, anche per portare pressione al Birmingham City che avrebbe giocato un paio di ore dopo il fischio di inizio del match del Bramall Lane. Allora le Blades giocano all’assalto e lo fanno pure bene, dominando il match e creando tutte le più importanti occasioni da rete, nonostante qualche manovra stilisticamente buona dello Swansea City. I padroni di casa però mostrano anche qualche segnale di nervosismo, soprattutto nelle reiterate proteste del manager Kevin Blackwell che gli costano l’espulsione, con il 50enne infuriato per un’ammonizione comminata a Kilgallon e soprattutto su due chiamate molto al limite del guardalinee che hanno fermato due grandi occasioni per Henderson e per lo scatenato Ward (che aveva segnato in bello stile), ma in entrambi i casi si tratta di questioni di centimetri e l’eventuale errore può essere giustificato. Subito dopo però Monk stende in area di rigore Quinn e l’arbitro Styles assegna il giusto calcio di rigore che Cotterill realizza con precisione, portando in vantaggio lo Sheffield United. Nella ripresa le Blades continuano a creare le migliori occasioni da rete per chiudere il match, ma non ci riescono perché davanti si trovano un De Vries spettacolare, bravissimo soprattutto nel respingere una cannonata ravvicinata di Chris Morgan in una mischia nata dopo un corner. Le prodezze dell’olandese però non tolgono i tre punti ai padroni di casa, mentre lo Swansea City vede spegnarsi definitivamente le speranze di playoff, che sarebbero stati la ciliegina sulla torta di una stagione eccellente e andata già al di là di ogni rosea previsione.
Allora i risultati dei match giocati alle 16.00 rendono accesissimo il posticipo del St Andrews, anche perché sia per il Birmingham City sia per il Preston la vittoria diventava obbligatoria per i rispettivi obiettivi, con i Brummies che avevano bisogno dei tre punti per conquistare la matematica certezza della promozione in Premier League, mentre i Lilywhites per tenere in vita le speranze playoff. Ne nasce allora un match fantastico, dove le due squadre hanno lasciato a casa ogni possibile tatticismo per provare a vincere, regalando 90 minuti con un gran turbinio di emozioni, tra occasioni da rete, qualche mischia, invasioni di campo poco gradite, errori dell’arbitro e grandi gol. Il primo tempo vede il Birmingham City avere maggiore possesso del centrocampo ed attaccare con maggiore continuità, ma di fatto gli episodi più importanti avvengono nella metà campo offensiva del Preston, che va vicino al vantaggio in modo anche un po’ fortunoso con il cross di Mellor che non viene deviato da nessuno e che quasi sorprende Maik Taylor andando però ad incocciare sul palo, sulla respinta Sedgwick ha la chance per cercare la porta sguarnita ma incredibilmente manda largo. Incredibili anche gli errori dell’arbitro Dowd, che prima non vede un pestone goffo di Jaidi su Mellor in area di rigore e poi non concede un rigore ancora più evidente al Preston per intervento a braccio altissimo di Queudrue, che avrebbe rischiato anche il secondo cartellino giallo. La ripresa però inizia nel migliore dei modi per il Birmingham City, che vede la promozione grazie ad un gran pallone messe dentro dalla destra dal mancino delicatissimo di McFadden, Sedgwick si perde in area il taglio di Fahey che trova così lo spazio per colpire da distanza ravvicinata e realizzare quello che sembra il gol promozione. La partita si innervosisce e al 60’ Bowyer scambia il match di calcio per una rissa da bar, andando ad aggredire in modo del tutto fuori luogo Lee Williamson a centrocampo e tentando in tutti i modi di colpirlo anche da terra: in modo un po’ troppo “politico” Dowd estrae il cartellino rosso ad entrambi, ma probabilmente l’unico che meritava l’espulsione era il mediano dei Brummies, tra l’altro non nuovo a questi atteggiamenti: incredibile come il Birmingham City abbia pure il coraggio di presentare ricorso per questa espulsione, uno scherzo di una società che non ha bisogno di queste cose per dimostrarsi poco seria. I sogni playoff del Preston sembrano lontanissimi, ma la squadra di Irvine ha il grande merito di non mollare e trova il pareggio con una gran conclusione da fuori di Paul McKenna, capitano e bandiera del club che proprio in questo pomeriggio è diventato il giocatore più presente nella storia dei Lilywhites, superando anche Tom Finney. Il Birmingham City reagisce e adesso crea le migliori occasioni in un match sempre molto aperto, sprecando una grossissima chance da pochi passi con Cameron Jerome, che dall’area piccola riesce a mandare alto un pallone da appoggiare comodo in rete. La punizione arriva all’89’ minuto e il Preston trova il gol ancora in grande stile: Ross Wallace calcia in maniera quasi telecomandata una punizione da poco meno di 25 metri, lasciando di sasso Maik Taylor e colpendo la parte interna del palo per poi infilarsi in rete, per un gol bellissimo quanto importantissimo. Il mancino ex Sunderland poi toglie la maglietta per esultare e subisce il secondo giallo, ma in 9 uomini il Preston riesce a difendere una vittoria fondamentale e ha ancora speranze per recuperare i due punti di svantaggio sul sesto posto. Si complica tantissimo invece il cammino del Birmingham City, che è rimasto con un punto di vantaggio sullo Sheffield United e domenica prossima dovrà assolutamente vincere un match complicatissimo come quello in casa del Reading, mentre le Blades andranno a far visita al Crystal Palace di Neil Warnock, che per 8 stagioni è stato proprio manager dello Sheffield United, squadra per cui ha sempre tifato.
L’ultima giornata di campionato però apre uno scenario incredibile, perché la lotta per il secondo posto non vede più in corsa soltanto Birmingham City e Sheffield United, ma sorprendentemente dopo la crisi che sembrava infinita è tornato in piena corsa anche il Reading, che con la vittoria nel Monday Night contro il Norwich vede nuovamente la possibilità di ottenere la promozione diretta: i Royals, infatti, adesso sono a tre punti dal Birmingham City, che però deve giocare proprio al Madejski Stadium dove rischia davvero grosso di perdere il secondo posto. Di questa sfida potrebbe approfittarne lo Sheffield United, a questo punto forse favorito per il secondo posto visto che ha da affrontare un impegno meno ostico, ma adesso le probabilità di promozione del Reading non sono più così basse, visto che la squadra di Coppell dovrebbe battere il Birmingham City e sperare che le Blades non passino a Selhurst Park, anche perché i Royals hanno una differenza reti ampiamente migliore rispetto alle due avversarie dirette. Si crea così un’ultima giornata tutta da gustare e che potrebbe vedere grandi colpi di scena e grandi partite, grazie anche a questo successo importantissimo ottenuto da Reading a Carrow Road con la doppietta di Shane Long. Il ko interno però sembra anche il tramonto delle speranze di salvezza del Norwich, rimasto a -3 dal Barnsley e con le probabilità di sorpasso ridotte al lumicino: i Canaries devono vincere in casa del Charlton (e questo non è impossibile) ma devono sperare in una caduta del Barnsley in casa del Plymouth.
Il Nottingham Forest arriva a Bloomfield Road per ottenere la vittoria e quindi la salvezza senza dover aspettare il risultato del Monday Night ma contro il Blackpool non riesce ad andare oltre all’1-1 nonostante Blackstock sblocchi il match con una bella spaccata su cross da sinistra di Cohen. I Reds giocano bene ma un bel diagonale rasoterra dell’ex di giornata Ormerod riesce a rimettere in partita i Tangerines, che poi resistono negli ultimi 20 minuti anche in 10 uomini per l’espulsione di Evatt (che atterra un Garner lanciato a rete, anche se il fallo non era così evidente) e ottengono quel punticino che vale la salvezza matematica.
Finisce malissimo una settimana nerissima per il Southampton, che vede confermata sul campo una retrocessione in League One che era ormai annunciata anche per la sentenza della Football League che aveva penalizzato i Saints di 10 punti per i gravi problemi economici: secondo un cavillo della sanzione, però, questi punti sarebbero stati applicati in questa stagione solo qualora la squadra di Wotte avesse ottenuto sul campo la salvezza, altrimenti avrebbero iniziato la loro prima stagione in terza serie dal 1960 a questa parte proprio partendo dalla scomoda situazione di -10 punti, come in effetti sarà l’anno prossimo a meno di un improbabile successo dell’appello portato avanti dalla società. Il 2-2 contro il Burnley costa quindi la retrocessione sul campo, per un risultato che non accontenta neanche i Clarets, che non riescono ad ottenere la certezza della qualificazione ai playoff. La partita inizia bene per i Saints, perché il tiro di Wright-Phillips trova una fortunosa deviazione di un difensore e scavalca Jensen per la rete che sblocca il match, ma proprio “The Beast” Jensen è decisivo nel tenere in partita il Burnley con alcuni grandi interventi su Gillett e Wright-Phillips che si erano presentati a tu per tu con il danese. Un po’ contro l’inerzia del match, il Burnley trova il pareggio grazie ad un rigore conquistato da Paterson e realizzato dall’esperto Gary Alexander, ma all’intervallo il Southampton è di nuovo in vantaggio grazie al tap-in di McGoldrick, dopo che Jensen era stato ancora superbo su una conclusione ravvicinata di Euell. Al 60’ i Saints hanno la grande occasione per chiudere il match e continuare quindi a sperare almeno nella salvezza sul campo ma McGoldrick calcia malissimo un rigore che Euell si era guadagnato con una percussione fermata fallosamente da Williams e permette a Jensen di continuare ad essere l’eroe di giornata con l’ennesima parata. Il colpo è durissimo per i padroni di casa e il finale di gara è favorevole al Burnley, che prima trova il pareggio con la punizione di Blake che viene girata in rete dal difensore centrale Carlisle, mentre un buco difensivo apre un’autostrada per Jay Rodriguez che però solo davanti a Davis non ha la freddezza necessaria e calcia malissimo, mancando il gol che avrebbe portato già adesso ai playoff i Clarets, che domenica prossima avranno bisogno della vittoria contro il Bristol City. Retrocede amaramente il Southampton, che con questa situazione societaria dovrà affrontare una stagione in League One tutta in salita.
Per la seconda partita consecutiva, il Barnsley vede negata una vittoria fondamentale e probabilmente meritata nei minuti finali e questi due pareggi beffardi lasciano i Tykes in serio pericolo nella lotta per non retrocedere, visto che le maggiori speranze di salvezza del Norwich passano proprio dal possibile sorpasso alla squadra di Davey. Il Wolverhampton gioca in maniera abbastanza mediocre ad Oakwell e va meritatamente in svantaggio quando Macken ribadisce in rete una respinta di Hennessey dopo una conclusione dello stesso 31enne, ma i Wolves volevano il pareggio per poter vincere matematicamente il campionato (anche se poi con la sconfitta del Birmingham City il primo posto sarebbe stato comunque matematico) e lo trovano dopo una grande iniziativa di Jarvis che viene concretizzata dal giovane Reid. Per il Wolverhampton allora la festa è completa, mentre il Barnsley avrà quasi sicuramente bisogno di un risultato positivo in casa del Plymouth.
Partita bruttina a Pride Park, nella quale però il Derby County ottiene la matematica salvezza e si evita patemi finali dopo la serie di tre sconfitte consecutive, ottenendo i tre punti contro il Charlton già retrocesso. La squadra di Clough in realtà fa fatica a creare occasioni da rete, ma trova la vittoria grazie ad un colpo di testa chirurgico e preciso di Rob Hulse che risolve una mischia nata dopo un corner.
Si salva anche il Watford, che alla Ricoh Arena mostra la perfetta fotografia degli alti e bassi della stagione. Le Hornets, infatti, regalano il primo tempo al Coventry, che passa in vantaggio con l’incursione in area di Freddie Eastwood, servito da un bel colpo di tacco di Morrison. La punizione magnifica di Simpson regala agli Sky Blues il raddoppio in avvio di ripresa, ma a questo punto esce il lato migliore del Watford che prima ritorna in partita con Tommy Smith, bravo a raccogliere la respinta di Westwood dopo un rigore che lui stesso aveva sbagliato, e subito dopo trova il pareggio con l’incornata perentoria di Rasiak su corner da destra di McAnuff. La squadra di Rodgers non si accontenta e trova una bella vittoria con Priskin, che da distanza ravvicinata risolve un’altra mischia e regala i tre punti ai londinesi.
E’ subito importante l’impatto di Roy Keane all’esordio sulla panchina dell’Ipswich, visto che i Tractor Boys confermano un momento piuttosto strano del Cardiff City e vanno addirittura ad imporsi per 3-0, in quello che è anche l’ultimo match di stagione regolare giocato al Ninian Park, visto che l’anno prossimo i Bluebirds giocheranno nel nuovo impianto. La squadra di Jones non è ancora certa dei playoff (avrà bisogno di un punto in casa dello Sheffield Wednesday) e come sabato scorso vede McCormack sbagliare un calcio di rigore, con lo scozzese che stavolta si fa ipnotizzare da Richard Wright. Inizia qui il gran pomeriggio dell’Ipswich, che vede uno scatenato Jon Stead, che era stato ceduto da Keane ai tempi del Sunderland ma che stavolta vuole convincere l’irlandese, prima scatenandosi nell’incursione che regala l’assist a Pablo Counago, poi con il buon lavoro in area e lo scarico per il destro radente di Norris e infine con il tap-in vincente dopo che la bella punizione di Ivan Campo s’era stampata sul palo. Chi ben comincia…
Match tipico da fine stagione quello ad Ashton Gate, con due squadre senza particolari obiettivi ma che hanno comunque giocato una discreta partita, finita con un 1-1 abbastanza giusto. A sbloccare il match è il Bristol City con Lee Johnson che concretizza una bella azione palla a terra, ma lo Sheffield Wednesday trova il pareggio nei minuti finali con la precisa punizione di Porter.
Il sogno del Doncaster di finire la sua prima stagione a questi livelli nella prima metà di classifica sembra molto vicino ad avverarsi, grazie anche al 2-0 inflitto al Crystal Palace dopo una bella prestazione, che ha fatto sì che i Rovers potessero congedarsi nel migliore dei modi dai propri tifosi. Giornata da ricordare anche per Dean Shield, che con il sinistro da posizione ravvicinata realizza il suo primo gol in Championship, mentre il raddoppio è firmato da Hayter con un destro di prima intenzione.
Finisce a reti inviolate invece a Loftus Road, dove il Plymouth cercava la vittoria per rendere matematica la propria salvezza senza dover attendere il risultato del Monday Night ma nonostante le tante occasioni non riesce a battere un QPR abbastanza svogliato.
In League One si risolve la lotta per il secondo posto perché il Peterborough dopo aver messo in pericolo la propria posizione (soprattutto dopo la sconfitta contro il Millwall) può già festeggiare la seconda promozione consecutiva e l’approdo in seconda serie per la prima volta dal 1993/94, grazie ad un lavoro fantastico portato avanti da Darren Ferguson, che evidentemente nei propri geni ha il dna giusto visto che anche lui come il padre Alex ottiene grandi risultati in panchina. A firmare il gol promozione sul campo del Colchester è il 22enne Charlie Lee, ma a permettere la festa dei Posh è soprattutto il Walsall, che davvero a sorpresa va ad imporsi sul campo dei Milton Keynes Dons, in un match in cui tra l’altro l’unico tiro in porta dei Saddlers è stato quello vincente di Ibehre: non è la prima caduta sorprendente dei Dons, squadra abbastanza imprevedibile che però adesso potrà dire la sua nei playoff.
Nella lotta per non retrocedere, si mette malissimo per il Crewe Alexandra, che dopo aver sognato una brillante rimonta è poi tornato ad annaspare e adesso è a -3 dal ventesimo posto ad una partita dalla fine: probabilmente decisiva è la rocambolesca sconfitta per 4-3 sul campo dello Stockport nell’anticipo di venerdì sera che ha reso quasi impossibile la salvezza dei Railwaymen. Chi vede la salvezza è il Northampton, che dopo aver vinto il match contro l’Hereford ha bisogno di appena un punto con anche un match da recuperare, questo perché la differenza reti dei Cobblers è decisamente migliore rispetto alle avversarie dirette: la gran botta da fuori di Crowe può esser considerata il gol salvezza. Rischia grosso invece il Carlisle, che sul campo del Cheltenham passa in vantaggio con una grande punizione di Ian Harte ma poi si complica la vita rimanendo in nove uomini, l’ultima espulsione per un dubbio fallo di mano di Michael Bridges nel tentativo di effettuare un salvataggio sulla linea che regala a Diallo la possibilità di realizzare dal dischetto l’1-1 finale: il pareggio non evita la retrocessione matematica del Cheltenham, mentre i Cumbrians sono appesi davvero ad un filo. Salvezza matematica per lo Swindon dopo il sofferto 2-1 contro il Bristol Rovers, mentre è importante il pareggio del Brighton sul campo dell’Huddersfield, con i Seagulls che rimangono a +2 sulla zona retrocessione e sarebbero salvi con una vittoria sullo Stockport all’ultima giornata.
Rimane tutto in bilico nella lotta per il sesto posto, perché lo Scunthorpe riesce soltanto a sfiorare la vittoria sul campo di un Leicester già certo del primo posto ma non certo intenzionato a farsi rovinare la festa poco prima di alzare il trofeo per il vincitore del campionato e così rimangono vivissime le speranze playoff del Tranmere, che riesce ad evitare la sconfitta interna contro lo Yeovil: i Rovers adesso devono andare a vincere proprio sul campo dello Scunthorpe per garantirsi la qualificazione ai playoff, a meno di una improbabile caduta interna degli Irons nel recupero contro il Cheltenham.
Verdetti importanti anche il League Two, dove è matematico il ritorno del Brentford in terza serie, per giunta avendo già vinto il campionato ad una giornata dal termine. Le Bees temevano la trasferta contro il Darlington ma la strada va subito in discesa quando dopo appena 2 minuti una gomitata di White viene punita con il cartellino rosso e lascia gli ospiti in superiorità numerica. La squadra di Andy Scott ne approfitta benissimo grazie a due piazzati nel primo tempo che trovano le realizzazioni di Bennett e Clarke, il quale nella ripresa trova anche il terzo gol con una bella azione individuale. Il gol della bandiera di Abbott non rovina certo la festa e la stagione ottima del Brentford trova il sacrosanto premio della promozione.
Il primo posto delle Bees è matematico anche per il contemporaneo pareggio del Wycombe, che rischia grosso sul campo del Port Vale ma poi riesce a portare a casa un punto che mantiene comoda la posizione dei Chairboys, a cui domenica prossima basterà un pareggio in casa contro il Notts County per essere promosso anche perché rallentano pure le avversarie dirette: l’Exeter City aveva la grande occasione per mettere quasi al sicuro la seconda promozione consecutiva ma Stuart Drummond rovina la festa e permette al Morecambe di uscire dal St James Park con un punto in tasca, mentre il Bury non va oltre allo 0-0 nella difficile trasferta contro il Gillingham. I Grecians ora hanno un punto di vantaggio ma una trasferta non semplice contro il Rotherham, mentre il Bury dovrebbe avere vita più facile in casa contro l’Accrington Stanley.
Come in League One, la lotta per l’ultimo posto playoff sarà decisa da un pesantissimo scontro diretto tra le due contendenti, in un vero e proprio spareggio: lo Shrewsbury, infatti, non va oltre allo 0-0 interno contro il Lincoln e adesso per garantirsi la post-season deve assolutamente trovare la terza vittoria esterna in campionato in casa del Dag & Red che conferma il suo ottimo stato di forma andando a vincere per 3-0 in casa del Notts County e appare abbastanza favorito.
In fondo alla classifica i giochi sono ormai fatti: in Conference andrà il Chester City, che doveva vincere in casa dell’Aldershot per mantenere in vista le speranze di salvezza ma che invece viene frenato su un 2-2 che sa di sentenza definitiva, anche perché se è vero che i punti di distacco dal Grimsby (sconfitto in casa del Bournemouth) sono tre e quindi ancora un margine recuperabile, è anche vero che il Chester City ha una pessima differenza reti che rende impossibile qualsiasi speranza, a meno di cataclismi improbabili.
E’ ufficiale il nome della prima squadra ad essere promossa dalla Conference (o Blue Square Premier, come ribattezzata anche per ragioni di sponsor) alla League Two e alla fine di un incredibile finale di stagione a festeggiare il primo accesso tra i professionisti è il Burton Albion, che deve ringraziare i grandi risultati ottenuti ad inizio stagione con Nigel Clough in panchina (prima che il manager passasse al Derby County) perché poi i Brewers hanno rallentato pesantemente col passare del tempo, fino a crollare nella fase finale. Il Burton Albion ha anche perso nell’ultima giornata (in cui aveva bisogno di un punto per festeggiare) in casa di un Torquay che aveva bisogno di punti per entrare in zona playoff, ma in contemporanea il Cambridge United veniva fermato sullo 0-0 sul proprio campo dall’Altrincham e in questo modo ha visto sfumare le possibilità di promozione diretta: incredibile quanto successo all’Abbey Stadium, perché i Robins ormai non avevano nessun obiettivo da raggiungere ma hanno dimostrato (se ce ne fosse ancora il bisogno) che in Inghilterra tutte le partite vanno giocate e che nessuno regala niente a nessuno, andando così ad impedire la promozione del Cambridge United. La seconda promozione sarà assegnata dai playoff, che vedrà impegnate le squadre arrivate dal secondo al quinto posto e quindi, in ordine, Cambridge United, Histon, Torquay United e Stevenage Borough. Da segnalare però anche quanto successo nella Conference South, che è stata vinta nientemeno che dall’AFC Wimbledon, ovvero la squadra che è stata fondata per seguire le orme del vecchio Wimbledon FC, che invece dopo il trasferimento da Wimbledon a Milton Keynes è confluito proprio nei Milton Keynes Dons: tifosi e club dell’AFC Wimbledon si considerano però i veri eredi del Wimbledon FC (riconoscendo ai Milton Keynes Dons solo lo status di società a sé, anche abbastanza a ragione) e vogliono riportare in alto questo nome storico per il calcio inglese e i progressi sono davvero importanti, visto che questa è la seconda promozione consecutiva.
Chiusura d’obbligo per i “Teams of the Year” eletti dalla PFA (ovvero proprio dagli stessi calciatori) per le tre divisioni della Football League. Sono sempre delle formazioni piuttosto interessanti, che riescono in parte a seguire fedelmente quanto visto del corso della stagione, ma anche qualche volta a regalare qualche nomination sorprendente.
Il “Team of the Year” della Championship comprende giocatori di ben sei squadre diverse, ma nessuno ad esempio del Birmingham City che è attualmente al secondo posto in classifica. Non sorprende la presenza di ben tre giocatori del Wolverhampton, ovvero il difensore centrale Richard Stearman, il miglior assistman della lega Michael Kightly e il capocannoniere Sylvan Ebanks-Blake, mentre altre squadre che possono vantare più di una nomination sono le due gallesi Cardiff City e Swansea City ma anche sorprendentemente il Coventry, che piazza il fortissimo terzino sinistro Daniel Fox e anche il portiere Keiren Westwood.
Anche in League One è ben rappresentata la squadra che ha vinto il campionato, ovvero il Leicester, che nell’undici migliore della stagione porta ben tre nomi, il difensore centrale Jack Hobbs appena acquistato definitivamente dal Liverpool (era arrivato in prestito), il centrocampista Matt Oakley e il bomber (e già miglior calciatore della stagione) Matty Fryatt. Due nomination per l’Oldham, che però non è riuscito a conquistare un posto ai playoff, lo stesso numero dei Milton Keynes Dons, mentre in attacco al fianco di Fryatt è sacrosanta la nomination di Rickie Lambert del Bristol Rovers, il capocannoniere del campionato con 28 gol.
In League Two invece sorprende l’assenza totale di calciatori del Brentford nella squadra dell’anno, nonostante le Bees abbiano appena vinto il campionato. La squadra maggiormente rappresentata è il Wycombe, con ben tre nomi, quelli del portiere Scott Shearer, del difensore centrale David McCracken e del centrocampista Tommy Doherty. Ben rappresentato è anche lo Shrewsbury, che rischia di non entrare nel giro dei playoff ma che ha due nomination nella formazione dell’anno.
Queste allora sono le tre formazioni dell’anno elette in Football League:
Championship Team of the Year:
Keiren Westwood (Coventry);
Kyle Naughton (Sheffield United), Roger Johnson (Cardiff City), Richard Stearman (Wolverhampton), Daniel Fox (Coventry);
Michael Kightly (Wolverhampton), Stephen Hunt (Reading), Joe Ledley (Cardiff City), Jordi Gomez (Swansea City);
Sylvan Ebanks-Blake (Wolves), Jason Scotland (Swansea City)
League One Team of the Year:
Joe Murphy (Scunthorpe);
Neal Eardley (Oldham), Jack Hobbs (Leicester), Sean O'Hanlon (Milton Keynes Dons), Dean Lewington (Milton Keynes Dons);
Fabian Delph (Leeds), Matt Oakley (Leicester), Chris Taylor (Oldham), George Boyd (Peterborough);
Rickie Lambert (Bristol Rovers), Matt Fryatt (Leicester)
League Two Team of the Year:
Scott Shearer (Wycombe);
Neil Austin (Darlington), Simon King (Gillingham), David McCracken (Wycombe), Tom Kennedy (Rochdale);
Omar Daley (Bradford), Dany N'Guessan (Lincoln), Ben Davies (Shrewsbury), Tommy Doherty (Wycombe);
Andy Bishop (Bury), Grant Holt (Shrewsbury)
Questo è il quadro di quanto accaduto nel weekend della Football League:
45a giornata Championship:
Sabato 25 Aprile:
Barnsley-Wolverhampton 1-1: 58’ Macken (B), 84’ Reid (W)
Birmingham City-Preston 1-2: 57’ Fahey (BC), 69’ McKenna (P), 89’ Wallace (P)
Blackpool-Nottingham Forest 1-1: 9’ Blackstock (NF), 30’ Ormerod (B)
Bristol City-Sheffield Wednesday 1-1: 25’ Lee Johnson (BC), 88’ Potter (SW)
Cardiff City-Ipswich 0-3: 34’ Counago, 51’ Norris, 90’ Stead
Coventry-Watford 2-3: 10’ Eastwood (C), 54’ Simpson (C), 58’ Smith (W), 61’ Rasiak (W), 74’ Priskin (W)
Derby County-Charlton 1-0: 70’ Hulse
Doncaster-Crystal Palace 2-0: 45’+1 Shiels, 75’ Hayter
QPR-Plymouth 0-0
Sheffield United-Swansea City 1-0: 37’ rigore Cotterill
Southampton-Burnley 2-2: 11’ Wright-Phillips (S), 32’ rigore Alexander (B), 44’ McGoldrick (S), 67’ Carlisle (B)
Lunedì 27 Aprile:
Norwich-Reading 0-2: 68’ Long, 78’ Long
Classifica Championship (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):
1 Wolverhampton 87 (45; +27)
2 Birmingham City 80 (45; +16)
--------------------------------------------------------------------------
3 Sheffield United 79 (45; +25)
4 Reading 77 (45; +33)
5 Cardiff City 74 (45; +13)
6 Burnley 73 (45; +8)
--------------------------------------------------------------------------
7 Preston 71 (45; +11)
8 Swansea City 68 (45; +14)
9 Ipswich 63 (45; +8)
10 Bristol City 61 (45; +4)
11 QPR 61 (45; -1)
12 Sheffield Wednesday 58 (45; -8)
13 Doncaster 58 (45; -10)
14 Crystal Palace 56 (45; -3)
15 Watford 55 (45; -6)
16 Derby County 54 (45; -10)
17 Coventry 54 (45; -10)
18 Blackpool 53 (45; -12)
19 Plymouth 51 (45; -12)
20 Nottingham Forest 50 (45; -17)
21 Barnsley 49 (45; -14)
--------------------------------------------------------------------------
22 Norwich 46 (45; -11)
23 Southampton 45 (45; -21)
24 Charlton 36 (45; -24)
Ultima giornata Championship:
Domenica 3 Maggio:
ore 14.15
Burnley-Bristol City
Charlton-Norwich
Crystal Palace-Sheffield United
Ipswich-Coventry
Nottingham Forest-Southampton
Plymouth-Barnsley
Preston-QPR
Reading-Birmingham City
Sheffield Wednesday-Cardiff City
Swansea City-Blackpool
Watford-Derby County
Wolverhampton-Doncaster
Risultati 45a giornata League One:
Venerdì 24 Aprile:
Leicester-Scunthorpe 2-2: 16’ Morrison (L), 57’ Hayes (S), 66’ rigore McCann (S), 77’ Morrison (L)
Stockport-Crewe Alexandra 4-3: 13’ Vincent (S), 24’ Jones (CA), 49’ O’Grady (S), 65’ Johnson (S), 80’ Lawrence (CA), 82’ Johnson (S), 91’ McManus (CA)
Sabato 25 Aprile:
Cheltenham-Carlisle 1-1: 19’ Harte (Ca), 82’ rigore Diallo (Ch)
Colchester-Peterborough 0-1: 40’ Lee
Hartlepool-Leeds 0-1: 60’ Beckford
Huddersfield-Brighton 2-2: 16’ Booth (H), 38’ Andrew (B), 57’ Collins (H), 66’ Owusu (B)
Millwall-Leyton Orient 2-1: 47’ Church (LO), 70’ Alexander (M), 87’ Alexander (M)
Milton Keynes Dons-Walsall 0-1: 61’ Ibehre
Northampton-Hereford 2-1: 29’ Holt (N), 51’ Williams (H), 69’ Crowe (N)
Oldham-Southend 1-1: 51’ rigore Eardley (O), 60’ Barnard (S)
Swindon-Bristol Rovers 2-1: 4’ Cox (S), 21’ Duffy (BR), 81’ Cox (S)
Tranmere-Yeovil 1-1: 67’ Obika (Y), 78’ Kay (T)
Classifica League One (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):
1 Leicester 93 (45; +42)
2 Peterborough 88 (45; +24)
--------------------------------------------------------------------------
3 Millwall 82 (45; +12)
4 Milton Keynes Dons 81 (44; +34)
5 Leeds 81 (45; +25)
6 Tranmere 73 (45; +13)
--------------------------------------------------------------------------
7 Scunthorpe 72 (44; +16)
8 Southend 68 (45; -5)
9 Huddersfield 67 (45; -3)
10 Oldham 62 (45; =)
11 Walsall 61 (45; -4)
12 Bristol Rovers 60 (45; +15)
13 Stockport 60 (45; +3)
14 Colchester 60 (45; -2)
15 Leyton Orient 55 (45; -12)
16 Swindon 52 (45; -3)
17 Yeovil 51 (45; -23)
18 Hartlepool 50 (45; -10)
19 Northampton 49 (44; =)
20 Brighton 49 (45; -16)
--------------------------------------------------------------------------
21 Carlisle 47 (45; -15)
22 Crewe Alexandra 46 (45; -20)
23 Cheltenham 39 (44; -35)
24 Hereford 34 (45; -36)
Recupero 31a giornata League One:
Martedì 28 Aprile:
ore 20.30
Scunthorpe-Cheltenham
Recupero 35a giornata League One:
Martedì 28 Aprile:
ore 20.45
Northampton-Milton Keynes Dons
Ultima giornata League One:
Sabato 2 Maggio:
ore 16.00
Brighton-Stockport
Bristol Rovers-Hartlepool
Carlisle-Millwall
Crewe Alexandra-Leicester
Hereford-Milton Keynes Dons
Leeds-Northampton
Leyton Orient-Huddersfield
Peterborough-Swindon
Scunthorpe-Tranmere
Southend-Cheltenham
Walsall-Oldham
Yeovil-Colchester
Risultati 45a giornata League Two:
Sabato 25 Aprile:
Accrington Stanley-Chesterfield 1-0: 50’ Grant
Aldershot-Chester City 2-2: 2’ rigore Lowe (CC), 14’ Hudson (A), 56’ Hudson (A), 63’ Ellans (CC)
Bournemouth-Grimsby 2-1: 41’ Jarman (G), 47’ Feeney (B), 80’ Fletcher (B)
Bradford-Rotherham 3-0: 12’ Thorne, 32’ Thorne, 73’ Jones
Darlington-Brentford 1-3: 35’ Bennett (B), 43’ Clarke (B), 54’ Clarke (B), 59’ Abbott (D)
Exeter City-Morecambe 2-2: 9’ Drummond (M), 49’ Moxey (EC), 53’ Harley (EC), 79’ Drummond (M)
Gillingham-Bury 0-0
Luton Town-Rochdale 1-1: 33’ rigore Craddock (LT), 56’ Rundle (R)
Macclesfield-Barnet 2-1: 2’ Brown (M), 54’ Adomah (B), 82’ Dennis (M)
Notts County-Dag & Red 0-3: 34’ Saunders, 44’ Ritchie, 88’ Ritchie
Port Vale-Wycombe 1-1: 61’ Collins (PV), 80’ Sawyer (W)
Shrewsbury-Lincoln City 0-0
Classifica League Two (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):
1 Brentford 82 (45; +27)
2 Wycombe 78 (45; +22)
3 Exeter City 76 (45; +14)
--------------------------------------------------------------------------
4 Bury 75 (45; +19)
5 Gillingham 72 (45; +2)
6 Rochdale 70 (45; +12)
7 Dag & Red 68 (45; +25)
--------------------------------------------------------------------------
8 Shrewsbury 66 (45; +16)
9 Bradford 64 (45; +9)
10 Chesterfield 63 (45; +7)
11 Morecambe 63 (45; +1)
12 Darlington 59 (45; +16)
13 Lincoln City 59 (45; +3)
14 Rotherham 58 (45; +15)
15 Aldershot 51 (45; -23)
16 Accrington Stanley 50 (45; -16)
17 Barnet 48 (45; -17)
18 Macclesfield 46 (45; -32)
19 Port Vale 45 (45; -23)
20 Notts County 44 (45; -21)
21 Bournemouth 43 (45; +4)
22 Grimsby 40 (45; -18)
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23 Chester City 37 (45; -37)
24 Luton Town 26 (45; -5)
Ultima giornata League Two:
Sabato 2 Maggio:
ore 16.00
Barnet-Port Vale
Brentford-Luton Town
Bury-Accrington Stanley
Chester City-Darlington
Chesterfield-Bradford
Dag & Red-Shrewsbury
Grimsby-Macclesfield
Lincoln City-Aldershot
Morecambe-Bournemouth
Rochdale-Gillingham
Rotherham-Exeter City
Wycombe-Notts County
Lo 0-0 contro il Portsmouth suona come una condanna per il Newcastle
I Magpies non sanno più vincere, mostrano grossi problemi di gioco e sotto il piano psicologico e adesso sono ad un passo dalla retrocessione
Le immagini tristi viste alla fine del Monday Night sono quelle di una squadra e di una tifoseria coscienti di ritrovarsi vicino al baratro di una retrocessione a questo punto piuttosto difficile da evitare, in particolare dopo che il Newcastle ha perso la grande chance di rilanciarsi e poter perlomeno sperare in questo finale di stagione in questo brutto 0-0 interno contro un Portsmouth altrettanto brutto ma che almeno in casa è riuscito a portarsi a casa uno stock di punti che gli garantirà la permanenza in Premier League. E’ stata una serata tristissima per il popolo della Toon Army, che inizialmente ha dato tutto per creare un’atmosfera caldissima e spingere la propria squadra e il proprio amatissimo manager nonostante in stagione abbia dovuto sopportare un po’ di tutto, ma che poi non ha potuto evitare una grossissima delusione dopo aver visto un Newcastle totalmente spento (e anche imbarazzante) nei minuti finali, lasciando il St James’ Park a testa bassa come tutti i calciatori, consapevoli che adesso i Magpies sono con un piede e mezzo in Championship, soluzione logica per una squadra che vive troppo nel passato e per spiegare ciò basta fare un elenco dei protagonisti in campo, che probabilmente cinque anni fa avrebbero composto un gruppo di altissimo livello: Alan Smith è stato un attaccante amatissimo dai tifosi di Leeds e Manchester United per la sua carica agonistica e il continuo movimento offensivo, Nicky Butt è stato un ottimo mediano nel Manchester United, Damien Duff è stato uno dei migliori (se non il migliore quando vestiva la maglia del Blackburn) esterni della Premier League, Michael Owen è stato un attaccante delizioso capace di diventare un vero crack di mercato, Mark Viduka è stato un centravanti di altissimo livello nel Leeds. Purtroppo però questo in molti casi non si rispecchia in nessun modo nelle prestazioni recenti e allora il Newcastle finisce per avere poche armi per battere gli avversari e nonostante questi nomi di spicco è la squadra che ha ottenuto il minor numero di vittorie in Premier League, meno ancora del West Bromwich ultimo in classifica: i tre punti di svantaggio dall’Hull City non sono impossibili da recuperare, ma proprio questo bassissimo numero di vittorie ottenute fin qui non fa ben sperare. Se la passa meglio il Portsmouth, che però anche al St James’ Park ha mostrato di esser diventato pressoché inguardabile in trasferta da quando Paul Hart è diventato il manager dei Pompeys, visto che la squadra gioca le partite esterne sempre in modo rinunciatario e anche quando (come nel finale di questa partita) avrebbe pure le possibilità di portare a casa i tre punti finisce per non trovarci neanche e per accontentarsi di uno 0-0 quando i invece i tre punti avrebbero garantito una salvezza quasi assicurata: non si capisce proprio che mentalità abbia Paul Hart nel vedere il calcio, ma di certo si capisce che questa è una mentalità del tutto perdente e che i Pompeys avranno bisogno di un manager migliore e più attuale di questo 55enne più brillante una volta portata a casa questa salvezza, perché altrimenti giocando una stagione intera in questo modo si rischia grossissimo di retrocedere.
Il Newcastle scende in campo come previsto con Martins, Viduka e Owen tutti insieme da titolari, con l’ultimo che funge da trequartista nel 4-3-1-2 come lo utilizzava Keegan, in un modulo piuttosto offensivo vista la presenza a centrocampo di Duff e di Smith. In difesa la novità è il ritorno da titolare di Coloccini, che Shearer aveva tagliato. Il Portsmouth recupera in tempo Nugent e scende in campo con lo stesso 4-5-1 visto contro il Manchester United nel recupero di mercoledì scorso, con Pennant rimasto in panchina e Belhadj confermato a centrocampo.
Il Portsmouth si schiaccia molto in difesa e punta a non concedere spazi ad un Newcastle che non sempre riesce ad essere intenso come dovrebbe e come avrebbe bisogno per ottenere questo risultato fondamentale. Dal quarto d’ora gli ospiti capiscono che possono guadagnare un po’ di campo ma lo fanno sempre in modo troppo rinunciatario, tenendo un maggiore possesso di palla ma senza mai cercare nulla di particolare che possa mettere in difficoltà, limitandosi a manovrare e lasciando isolatissimo Crouch in attacco: Nugent sulla destra non si vede quasi mai, i tre interni di centrocampo hanno attitudini difensive e non danno alcuna brillantezza al gioco e Belhadj a centrocampo è assolutamente dannoso, lui che sarebbe solo un terzino ma che incredibilmente continua ad essere utilizzato come ala. In questo modo i Pompeys dimostrano di non avere idee, in un primo tempo caotico in cui il Newcastle si fa preferire perché almeno ci prova con determinazione, anche se con poco raziocinio.
Al 28’ minuto Shearer è costretto ad operare un cambio per lo stiramento alla coscia di Josè Enrique, che viene rimpiazzato da Guthrie, che va a fare l’interno sinistro a centrocampo con Duff terzino sinistro, ruolo in cui paradossalmente in questo momento si esprime meglio visto che non ha più la brillantezza offensiva dei bei tempi.
L’impatto di Guthrie è positivo, perché nell’ultima fase del primo tempo il Newcastle torna a guadagnare metri, ma spinge unicamente con foga, non riuscendo a ragionare né a giocare con qualche buona misura nella spinta, misura trovata solo in un paio di occasioni all’altezza della mezz’ora. Arrivano i primi veri pericoli creati dai Magpies, ma Martins spreca la più grande occasione con un tiraccio bruttissimo.
Il Newcastle passa poi da un eccesso all’altro, visto che la troppa fretta del primo tempo si trasforma in una eccessiva lentezza nella ripresa, che rende molto difficile il guadagnare metri in campo e allo stesso modo porta una manovra di bassa qualità. Oltretutto, il movimento senza palla dei Magpies è pressoché nullo, soprattutto da parte delle tre punte: Martins dà l’impressione di essere quello che si dà maggiormente da fare, ma sbaglia tantissimo e non conclude mai nulla, mentre Owen è davvero troppo fermo e si vede pochissimo. Le cose sono messe maluccio se il meno peggio dell’attacco è Mark Viduka, che regala sì i pochi tocchi di qualità della squadra ma ha anche la mobilità dell’ex calciatore: il problema è che Shearer non ha altro in squadra e deve trovare il miracolo con quello che si ritrova.
Il miracolo può arrivare al 63’ quando Viduka da terra riesce a contendere palla a Campbell e Distin e servire Owen sul buco creatosi centralmente, ma l’ex Liverpool solo davanti al portiere calcia sui piedi di James e sbaglia tutto davvero in malo modo. E’ un errore imperdonabile questo per un giocatore come Owen. Questa è anche l’ultima azione che coinvolge Viduka, sostituito da Carroll: nonostante l’australiano non sia sé stesso ormai da un paio di stagioni (per essere buoni con un giocatore che è stato straordinario ai tempi di Leeds), la differenza si vede tutta.
I Magpies non riescono infatti a rendere più pericolosi nella successiva mezz’ora e l’ingresso di Jonas non fa che preannunciare un finale di gara raccapricciante, con l’argentino che sarebbe già da cacciare dal campo dopo i primi tre tocchi di palla del tutto mortificanti: un cross sbagliato in modo ridicolo (questo gioca titolare nell’Argentina e in una stagione in Inghilterra avrà azzeccato uno o due cross in totale), un passaggio perfetto per Mullins (che gioca nel Portsmouth), un anticipo subito in modo ridicolo perché Jonas aspettava che il pallone arrivasse magicamente sui suoi piedi. Davvero una tristezza vederlo giocare. Il pubblico borbotta anche per i tanti passaggi sbagliati da Guthrie nella ripresa e ha anche ragione, visto che l’ex Bolton delude le promesse sorte dopo un buon impatto con il match.
Oltretutto, gli ultimi 10 minuti sono un disastro per il Newcastle, che rischia di capitolare all’82’: corner da sinistra battuto esterno da Pennant, Hughes colpisce di testa in modo piuttosto prevedibile ma difensori e Harper rimangono fermi e la palla sbatte sul palo.
E’ un blackout impressionante quello del Newcastle, che non solo non riesce più a portarsi in avanti (nonostante l’ingresso dell’inutile Jonas) ma che si ferma totalmente e non riesce più a chiudere gli spazi, chiudendo il match in modo tragico. Il Portsmouth potrebbe e dovrebbe anche cercare la vittoria ma come sempre in trasferta è troppo rinunciatario e incredibilmente non affonda per accontentarsi di questo 0-0, un atteggiamento davvero non da squadra vincente.
Finisce allora con uno 0-0 che porta il Portsmouth a +7 dalla zona retrocessione, ma Hart non ha capito che il match poteva anche vincerlo con quel finale di gara terribile dei padroni di casa, per portare a casa tre punti che avrebbero garantito la salvezza. Adesso invece i Pompeys sono costretti a mantenere un rendimento interno discreto per non rischiare, anche se la prossima giornata dovranno ospitare l’Arsenal, che però potrebbe anche lasciare a riposo qualche titolare visto che non ha grandi esigenze di classifica e visto che questo match arriva in mezzo ai due match di Champions League contro il Manchester United.
La situazione del Newcastle si fa davvero nerissima, visto che senza vincere è davvero difficile ottenere la salvezza: il match contro il Portsmouth era visto un po’ come un ultimo treno da raccogliere, ma questo è stato perso anche malamente. Adesso i Magpies sono per giunta impegnati nella difficilissima trasferta contro il Liverpool e rischiano di vedere allontanarsi ulteriormente la zona salvezza, nonostante per loro fortuna l’Hull City quartultimo in classifica sia in situazione ancora più disastrosa.
Newcastle-Portsmouth 0-0
Newcastle (4-3-1-2): Harper 6 – Baye 6 Coloccini 6 Bassong 5,5 Josè Enrique 6 (28’ Guthrie 5) – Smith 6,5 Butt 6 (71’ Jonas 3) Duff 6,5 – Owen 3 – Viduka 6 (64’ Carroll 5) Martins 4
In panchina: Krul, Barton, Lovenkrands, Edgar
Manager: Alan Shearer 5,5
Portsmouth (4-5-1): James 5,5 – Johnson 6 Campbell 6,5 Distin 7 Hreidarsson 6,5 – Nugent 5 (65’ Pennant 5,5) Mullins 5,5 Davis 5 Hughes 5,5 Belhadj 4 – Crouch 5,5
In panchina: Begovic, Pamarot, Utaka, Cranie, Kanu, Basinas
Manager: Paul Hart 4,5
Arbitro: Mike Riley 6,5
Ammoniti: Bassong, Carroll (N), Hreidarsson, Johnson (P)
Risultati 34a giornata Premier League:
Sabato 25 Aprile:
Bolton-Aston Villa 1-1: 43’ Ashley Young (AV), 60’ Cohen (B)
Everton-Manchester City 1-2: 35’ Robinho (MC), 54’ Ireland (MC), 94’ Gosling (E)
Fulham-Stoke City 1-0: 29’ Nevland
Hull City-Liverpool 1-3: 45’ Xabi Alonso (L), 63’ Kuyt (L), 72’ Geovanni (HC), 89’ Kuyt (L)
Manchester United-Tottenham 5-2: 29’ Bent (T), 32’ Modric (T), 57’ rigore Cristiano Ronaldo (MU), 67’ Rooney (MU), 68’ Cristiano Ronaldo (MU), 71’ Rooney (MU), 79’ Berbatov (MU)
West Bromwich-Sunderland 3-0: 40’ Olsson, 58’ Brunt, 88’ Menseguez
West Ham-Chelsea 0-1: 55’ Kalou
Domenica 26 Aprile:
Arsenal-Middlesbrough 2-0: 26’ Fabregas, 67’ Fabregas
Blackburn-Wigan 2-0: 45’+1 McCarthy, 60’ Nelsen
Lunedì 27 Aprile:
Newcastle-Portsmouth 0-0
Classifica Premier League (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):
1 Manchester United 77 (33; +38)
------------------------------------------------------------------------
2 Liverpool 74 (34; +40)
3 Chelsea 71 (34; +36)
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4 Arsenal 65 (34; +28)
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5 Aston Villa 55 (34; +6)
6 Everton 53 (34; +12)
7 Fulham 47 (34; +6)
------------------------------------------------------------------------
8 West Ham 45 (34; =)
9 Manchester City 44 (34; +8)
10 Tottenham 44 (34; =)
11 Wigan 41 (33; -7)
12 Stoke City 39 (34; -16)
13 Bolton 38 (34; -11)
14 Portsmouth 38 (34; -15)
15 Blackburn 37 (34; -18)
16 Sunderland 35 (34; -15)
17 Hull City 34 (34; -22)
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18 Newcastle 31 (34; -16)
19 Middlesbrough 31 (34; -24)
20 West Bromwich 28 (34; -30)
Queste sono le formazioni con i migliori ed i peggiori della settimana:
TOP 11 (4-4-2):
Paul Robinson (Blackburn);
John Pantsil (Fulham), Jonas Olsson (West Bromwich), Sylvain Distin (Portsmouth), Kieran Gibbs (Arsenal);
Chris Brunt (West Bromwich), Cesc Fabregas (Arsenal), Stephen Ireland (Manchester City), Robinho de Souza (Manchester City);
Dimitar Berbatov (Manchester United), Wayne Rooney (Manchester United)
Manager: Alex Ferguson (Manchester United)
FLOP 11 (4-4-2):
Heurelho Gomes (Tottenham);
Rafael Da Silva (Manchester United), Joseph Yobo (Everton), Ledley King (Tottenham), Nadir Belhadj (Portsmouth);
Luis Nani (Manchester United), Jermaine Jenas (Tottenham), Lucas Leiva (Liverpool), Craig Fagan (Hull City);
Caleb Folan (Hull City), Michael Owen (Newcastle)
Manager: Phil Brown (Hull City)
Intanto la PFA (ovvero i calciatori stessi) ha assegnato i propri premi annuali, premiando Ryan Giggs del Manchester United come miglior giocatore dell’anno e Ashley Young dell’Aston Villa come miglior giovane dell’anno. Questo è anche l’undici dell’anno eletto dalla stessa PFA:
Edwin Van der Sar (Manchester United);
Glen Johnson (Portsmouth), Rio Ferdinand (Manchester United), Nemanja Vidic (Manchester United), Patrick Evra (Manchester United);
Cristiano Ronaldo (Manchester United), Steven Gerrard (Liverpool), Ryan Giggs (Manchester United), Ashley Young (Aston Villa);
Fernando Torres (Liverpool), Nicolas Anelka (Chelsea)
Martedì e mercoledì sera si giocheranno i match di andata delle semifinali di Champions League:
Martedì 28 Aprile:
ore 20.45
Barcellona-Chelsea
Mercoledì 29 Aprile:
ore 20.45
Manchester United-Arsenal
Questo è il programma della prossima giornata di Premier League:
Sabato 2 Maggio:
ore 13.45
Middlesbrough-Manchester United
ore 16.00
Chelsea-Fulham
Manchester City-Blackburn
Portsmouth-Arsenal
Stoke City-West Ham
Tottenham-West Bromwich
Wigan-Bolton
Domenica 3 Maggio:
ore 14.30
Liverpool-Newcastle
ore 17.00
Sunderland-Everton
Lunedì 4 Maggio:
ore 21.00
Aston Villa-Hull City


