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sabato 31 ottobre 2009

Il capolavoro di Nigel Pearson: un grande Leicester espugna Loftus Road

Championship: Matty Fryatt è scatenato e fa impazzire la difesa del QPR, regalando alle Foxes una vittoria importantissima



Quello del venerdì sera era l’anticipo della 15a giornata di Championship, ma per qualità tecnica e tattica mostrata in campo poteva essere benissimo un match di Premier League, segno che il fittissimo calendario della Football League non sempre spoglia il torneo dai suoi valori migliori affaticando eccessivamente le squadre e i protagonisti in campo. Il match che va in scena al Loftus Road è parecchio interessante e molto divertente e vede avere la meglio un grandissimo Leicester City, autore di un avvio di stagione davvero molto superiore rispetto alle aspettative e che adesso dopo esser riuscito a vincere in maniera così brillante lo scontro diretto in casa del QPR si candida anche ad un campionato di alto livello, nonostante le Foxes siano neopromosse nella seconda serie del calcio inglese: neopromosse di lusso, ma pur sempre neopromosse. Al Loftus Road va in scena il capolavoro di Nigel Pearson, manager giovane ma molto capace, che dopo qualche esperienza mordi e fuggi (una salvezza in League Two con il Carlisle alle spese dello Scarborough nel 1999, poi alcune esperienze da caretaker e tre mesi al Southampton nel finale della stagione 2007/08, salvando la squadra in un campionato non facile: poi i Saints lo hanno lasciato partire per ingaggiare il pessimo Poortvliet, una scelta che ha dato il là alla retrocessione in League One) ha finalmente trovato l’opportunità per mettere in mostra le proprie qualità manageriali: ingaggiato da Leicester dopo la disastrosa retrocessione (che di fatto in qualche modo lui stesso aveva causato salvando il Southampton) che rischiava di far affondare il club, ha risollevato alla grande le Foxes portandolo ad una grande promozione e adesso ad un campionato fin qui eccezionale in Championship, riuscendo a presentare sempre una squadra estremamente organizzata e in grado di affrontare con lucidità qualsiasi episodio della partita (cosa storicamente non facile da trovare nelle seconde serie inglesi), in grado di essere sempre ben impostata sul piano tattico. Pearson non è un manager che ama concedere molto alla spettacolo (anche se l’anno scorso il Leicester ha avuto l’attacco migliore della League One) ma che per ottenere risultati punta soprattutto su un collettivo solido e compatto, davvero molto difficile da superare: non sono un caso i soli 39 gol subiti lo scorso anno in League One (di gran lunga la miglior difesa, con i Milton Keynes Dons che avevano la seconda miglior difesa del campionato con 47 gol subiti) e i 12 gol concessi da neopromossa nelle prime 15 giornate (solo Newcastle con 9 e Bristol City con 10 reti hanno concesso meno), merito sicuramente degli ottimi difensori a disposizione, ma soprattutto merito di un eccellente assetto tattico impostato dal manager. A Loftus Road contro una squadra in grandissima forma (reduce da tre vittorie consecutive e sempre con quattro gol realizzati) la differenza è stata proprio nella lucidità con cui il Leicester ha saputo affrontare le varie situazioni tattiche con intelligenza, la capacità di saper superare brillantemente le difficoltà create da un QPR molto volitivo: come sempre, le Foxes sono state molto compatte e difficili da aprire in difesa, andando a colpire nei momenti giusti della partita, segno di una squadra che sa difendersi bene ma senza rimanere passiva in difesa. Non è molto spettacolare, ma è un Leicester che grazie alla grande concretezza sta ottenendo risultati enormi, lanciandosi come possibile outsider nella corsa per la promozione: continuando la stagione con questa lucidità tattica nulla è impossibile.

Il QPR scende in campo con una novità di formazione rispetto all’undici che ha battuto il Derby County sabato scorso: Gavin Mahon lascia il posto al mediano Mikele Leigertwood. Il modulo scelto da Magilton è un 4-3-3 con un tridente molto rapido, con Simpson centravanti e Routledge e Taarabt esterni. Il Leicester risponde con il solito 4-4-2 molto solido, presentando due novità di formazione, entrambe sulla fascia sinistra: McGivern lascia il posto a Berner come terzino, mentre l’ala sinistra è N’Guessan al posto di Gallagher.

Nei primi minuti è subito il QPR a prendere in mano il gioco e a fare la partita, provando a giocare un calcio parecchio ragionato con manovra insistita che coinvolge anche i difensori centrali per poi cercare la partenza ficcante con la velocità del tridente: le prime occasioni migliori però capitano a Waghorn e Fryatt, per un attacco del Leicester molto mobile e attivo che permette alle Foxes di affacciarsi subito in avanti. La rapidità delle due punte fa impazzire la difesa del QPR per tutto il match. Il Leicester gioca anche molto bene dal 10’ al 25’ minuto, creando parecchio e andando anche a segno con Waghorn, ma il guardalinee annulla per un fuorigioco millimetrico: le due punte hanno estrema intelligenza e si vede anche nelle segnalazioni di offside, che sono diverse visto che entrambe cercano spesso la profondità ma in tutte le occasioni sono chiamate del tutto al limite del guardalinee e mai di oltre mezzo metro, segno che i due attaccanti del Leicester sanno muoversi non solo per tutto il fronte d’attacco (ci sono momenti in cui i movimenti di Waghorn da posizione più arretrata sono irresistibili), ma sanno anche attaccare la profondità bene. Quando un attaccante non va mai in fuorigioco in maniera nettissima, chiaramente poi ha una maggiore percentuale di successo nell’attacco della profondità eludendo la tattica del fuorigioco avversario, concetto che sia il pungente Fryatt che il vivace Waghorn confermano benissimo. Nella fase centrale il QPR cresce, ma a centrocampo non sempre riesce ad essere brillante, anche per l’ottimo lavoro della seconda linea avversaria, che anche in questo caso gioca in maniera concettualmente molto intelligente: Leigertwood è utilissimo in fase di filtro ma con pallone tra i piedi sbaglia molto e per questo il pressing su di lui è sempre limitato, mentre i mediani del Leicester provano a non far respirare gli altri due interni Faurlin e Buzsaky, limitando il gioco avversario nonostante l’ungherese riesca a smarcarsi con qualche buon movimento. La manovra non funziona però molto, meglio invece le cose vanno quando gli Hoops trovano velocità con il tridente, ma in fin dei conti funziona solo un elemento di questo attacco: Simpson non si accende mai, mentre Routledge dopo un buon inizio si spegne e va in maniera molto altalenante. Taarabt è quello che con più continuità ha lo spunto per creare spazio con i dribbling, ma troppo spesso è egoista nelle sue iniziative. E’ una partita viva e divertente, davvero ben giocata.

Verso la mezz’ora Magilton cambia modulo e passa al 4-4-2, con Buzsaky ala sinistra e Taarabt seconda punta, tentativo di far entrare il nazionale marocchino maggiormente nel vivo del gioco, obiettivo che riesce visto che proprio così ha lo spunto vincente al 33’: Taarabt riceve in posizione di trequartista, gli avversari si staccano per evitare la sua solita straordinaria partenza in dribbling e allora lui verticalizza cercando Simpson in area, arriva la chiusura ma sul pallone vagante si inserisce proprio Taarabt, non lo ferma nessuno e il suo piatto destro è perfetto verso l’angolino basso per la rete dell’1-0. Quarta rete in campionato per il marocchino, con una delle sue solite giocate di qualità.

Il Leicester però risponde subito al 37’: Waghorn protegge un ottimo pallone col corpo sulla sinistra dell’area e tocca di prima per N’Guessan largo sulla fascia, il francese punta Ramage da fermo e crossa benissimo col destro, Fryatt prende il tempo alla difesa e incorna perentoriamente in rete piedi per terra lasciando Cerny fermo per l’1-1. Grande realizzazione per il 23enne: botta e risposta tra le due squadre, che mandano a segno i due elementi più vivi e pericolosi, per un pareggio che all’intervallo appare giusto. Sono due gli spunti di N’Guessan nel primo tempo: il primo porta al gol annullato di Waghorn, il secondo al gol buono di Fryatt, non proprio malaccio.

La differenza decisiva nella partita la fa l’inizio di ripresa, visto che si vede un grande Leicester, che alza l’aggressività a centrocampo recuperando subito palla (miriadi i palloni recuperati da un eccellente Wellens) e ripartendo subito molto bene, con le due punte che continuano a dare molto fastidio alla difesa avversaria e appaiono instancabili, creando anche parecchio. A Waghorn manca solo la finalizzazione, ma le sue sponde e i suoi movimenti sono importantissimi, così come i suoi ottimi dialoghi con Fryatt che punge sempre in maniera mirabile. Sarebbe davvero un peccato per le Foxes non quantificare questo grande inizio di ripresa con un gol.

Al 60’ però l’occasione ce l’ha il QPR, che prova a muovere più velocemente il pallone: Simpson prova a saltare Hobbs che è solido e lo chiude, arriva Buzsaky che cerca subito il tiro dal limite a piazzare verso l’angolo destro ma manda fuori di poco.

Il raddoppio meritato del Leicester arriva al 64’, anche se in circostanze bizzarre: Cerny batte rimessa dal fondo cercando l’orrendo tocco per Ramage, le punte del Leicester sono sempre molto sveglie e Fryatt intercetta per andarsene a campo aperto verso l’area e punite il portiere con il freddo piatto destro che vale l’1-2. Arriva su un errore orribile del portiere, ma questo è un gol figlio della superiorità delle Foxes. E’ una doppietta meritatissima per Fryatt, che sale a quota 9 centri in campionato e gioca una partita meravigliosa, per giunta sotto gli occhi di Fabio Capello, che guarda il match al fianco di Briatore: questo è un attaccante di alta categoria e sicuramente meriterebbe la Premier League. Chissà che Capello dopo averlo visto così bene all’opera non sorprenda tutti e lo convochi per una delle prossime amichevoli.

La difesa del QPR fatica tantissimo contro le punte avversarie ma Magilton sbilancia comunque la squadra, togliendo al 67’ Ramage per inserire Vine, che fa la seconda punta con Taarabt ala sinistra, Buzsaky mediano e Leigertwood terzino destro: è più un 4-2-4 che un 4-4-2, che lascia un po’ scollati i reparti. Gli Hoops però reagiscono d’orgoglio, mettendo per qualche minuto alle corde gli avversari e creando un assalto che vale anche con un test difficilissimo per la difesa del Leicester: test superato pienamente, perché le Foxes trovano le contromisure su Taarabt e nelle ripresa non gli fanno toccare palla e appaiono sempre in grado di poter superare qualsiasi pericolo. Ottima davvero la difesa, soprattutto il solito Jack Hobbs, giovane difensore centrale di grande qualità che Benitez ha lasciato partire con troppa facilità dal Liverpool: con questo manager i giovani hanno spazio solo se sono spagnoli, anche se sono bravi come Hobbs. Viene da sorridere a pensare che adesso il Liverpool ha in difesa Kyrgiakos, quando probabilmente Hobbs già adesso è più forte e poteva garantire un potenziale futuro del tutto diverso. Il Leicester tiene bene e quando si porta nella trequarti avversaria riesce a far scorrere bene il tempo e a creare qualcosa, con gli Hoops che in questa situazione fanno fatica ad uscire per riportarsi in avanti. Davvero un Leicester che legge la partita alla grande. Loftus Road si spazientisce e si rende protagonista anche di atteggiamenti pessimi: Weale rimane a terra dopo un taglio al sopracciglio (parecchio sanguinante) causato da uno scontro con Simpson e sono davvero bruttissimi i “boo” dei tifosi di casa riferiti al portiere, davvero poco sportivi e poco inglesi.

Gli assalti del QPR portano solo all’occasione dell’85’: Routledge sulla destra punta Wellens, che mette il corpo davanti e viene tirato via dall’avversario, incredibilmente il guardalinee dice che il fallo è del mediano del Leicester e l’arbitro dà il vantaggio con Routledge che può puntare il fondo in area di rigore, crossa basso e intelligentemente all’indietro tagliando fuori Weale ma Buzsaky colpisce malissimo e manda alto, con solo due difensori davanti a provare a salvare la porta.

Il Leicester stringe i denti e porta a casa un risultato meritatissimo e importantissimo, perché vincere uno scontro diretto come questo lancia la squadra di Pearson davvero in lotta per le prime posizioni, almeno momentaneamente: questa è una squadra solida e molto forte, con elementi di qualità in avanti che possono pungere in qualsiasi momento e una difesa che concede poco. Sono concetti semplici che assemblati con efficacia e intelligenza lanciano le Foxes nelle zone che contano della classifica, tanto che in questo venerdì sera la classifica vede il Leicester al secondo posto solo per una peggiore differenza reti rispetto al Newcastle capolista: chiaramente, devono ancora giocare tutte le altre squadre, ma questo vuol già dire qualcosina. Il Leicester è pericolo e il prossimo weekend ci sarà un altro scontro interessantissimo, visto che al Walkers Stadium arriverà il West Bromwich Albion.

Primo ko interno stagionale del QPR, squadra che ha grande talento offensivo ma che evidentemente è meno collaudata sul piano tattico di un Leicester solidissimo. E’ un passo falso che deve far riflettere Magilton ma che ci sta in un campionato così lungo e così tirato: sarà importante riprendersi subito e l’occasione arriva martedì sera, visto che si giocherà il recupero interno contro il Crystal Palace.


QPR-Leicester 1-2

QPR (4-3-3): Cerny 4 – Ramage 5 (67’ Vine 5) Stewart 5 (54’ Hall 6) Gorkss 6 Borrowdale 6 – Buzsaky 6 Leigertwood 5,5 Faurlin 5,5 – Routledge 5 Simpson 4,5 Taarabt 6 (86’ Agyemang sv)

In panchina: Heaton, Alberti, Ainsworth, Parker
Manager: Jim Magilton 5,5

Leicester (4-4-2): Weale 6,5 – Neilson 7 Hobbs 7,5 Brown 7 Berner 6,5 – Oakley 6 King 6,5 Wellens 7,5 N’Guessan 6,5 – Fryatt 9 (75’ Gallagher sv) Waghorn 7,5 (91’ McGivern sv)

In panchina: Logan, Morrison, Howard, Dyer, Kermorgant
Manager: Nigel Pearson 8

Arbitro: Jon Moss 6,5

Gol: 33’ Taarabt (QPR), 37’ Fryatt (L), 64’ Fryatt (L)
Ammoniti: Neilson, N’Guessan, Oakley (L)

Migliore in campo: Matt Fryatt (Leicester)


15a giornata Championship:

Venerdì 30 Ottobre:

QPR-Leicester 1-2: 33’ Taarabt (QPR), 37’ Fryatt (L), 64’ Fryatt (L)

Sabato 31 Ottobre:

ore 16.00
Bristol City-Sheffield Wednesday
Coventry-Reading
Doncaster-Blackpool
Ipswich-Derby County
Middlesbrough-Plymouth
Peterborough-Barnsley
Preston-Crystal Palace
Scunthorpe-Swansea City
West Bromwich-Watford

Domenica 1 Novembre:

ore 18.00
Cardiff City-Nottingham Forest

Lunedì 2 Novembre:

ore 20.45
Sheffield United-Newcastle


Classifica Championship (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):


1 Newcastle 27 (14; +12)
2 Leicester 27 (15; +6)
-------------------------------------------------------------------------
3 Cardiff City 26 (14; +15)
4 West Bromwich 25 (14; +11)
5 Middlesbrough 24 (14; +7)
6 Bristol City 24 (14; +4)
-------------------------------------------------------------------------
7 QPR 23 (14; +11)
8 Blackpool 23 (14; +6)
9 Preston 23 (14; +3)
10 Nottingham Forest 23 (14; +3)
11 Watford 21 (14; +1)
12 Swansea City 19 (14; -1)
13 Sheffield United 17 (14; -2)
14 Crystal Palace 17 (13; -2)
15 Coventry 17 (14; -4)
16 Scunthorpe 17 (14; -7)
17 Sheffield Wednesday 16 (14; -1)
18 Doncaster 14 (14; -2)
19 Derby County 14 (14; -8)
20 Barnsley 14 (14; -9)
21 Peterborough 11 (14; -6)
-------------------------------------------------------------------------
22 Reading 10 (14; -12)
23 Plymouth 9 (14; -13)
24 Ipswich 8 (14; -12)


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venerdì 30 ottobre 2009

Il North London derby d'alta classifica accende il weekend

Preview della giornata di Premier League: va in scena Everton-Aston Villa, il match più giocato nella massima serie inglese



Quello della 11a giornata di Premier League sarà un weekend parecchio fitto, visto che insolitamente saranno ben nove i match giocati al sabato, con soltanto il match del St Andrew’s ad essere posticipato la domenica.


Arsenal-Tottenham: A dare il via a questa giornata di campionato sarà uno dei match più sentiti e attesi della stagione, il 162esimo North London derby tra due squadre vicine e rivali storiche: il primo match fu un’amichevole del 19 Novembre del 1887, quando però il Royal Arsenal era ancora situato a Plumstead e doveva quindi ancora trasferirsi nel nord di Londra e fu un match abbandonato a 15 minuti dallo scadere per l’oscurità sul risultato di 2-1 per il Tottenham. La prima sfida ufficiale si giocò in First Division e vide l’Arsenal imporsi per 1-0 nel Dicembre del 1909, ma lo scossone che diede vita alla vera grande rivalità doveva ancora arrivare. Nel 1913 l’Arsenal si trasferì finalmente nel nord di Londra trovando casa ad Highbury, stadio situato ad appena 4 miglia di distanza dal White Hart Lane, diventando così la squadra più “vicina” geograficamente al Tottenham. Sarebbe bastato questo per far nascere col tempo la rivalità, ma a far scattare la vera scintilla ci pensò l’espansione della First Division ad altre due squadre nel 1919, che permise così il ripescaggio di un paio di club: il primo posto andò di diritto al Chelsea, classificato al 19esimo posto nella precedente First Division e prima tra le retrocesse, mentre per l’altro posto il ballottaggio sembrava essere tra il Tottenham 20esimo in First Division e il Barnsley terzo in Second Division e quindi la prima delle non promosse. Invece, i Gunners sfruttarono una serie di “amicizie forti” per ottenere con successo il ripescaggio nonostante fossero arrivati appena al quinto posto in Second Division, salendo così nel massimo campionato inglese proprio ai danni dei cugini. Da lì allora scattò questa enorme rivalità che nel nostri giorni ci permette spesso e volentieri di ammirare match di grande intensità e spettacolo sul campo, tra due squadre che ormai sono abituate a puntare obiettivi importanti ma che sentono in questo derby qualcosa di particolare, qualcosa di diverso dai match normali. E’ un derby che spesso regala gol e spettacolo, anche se questo non è successo nell’ultima sfida, quella giocata a White Hart Lane e finita per 0-0, nonostante gli Spurs giocarono un’ora in superiorità numerica per la stupidissima espulsione di Ebouè, mancando quindi la vittoria in un North London derby di campionato per la 19esima volta consecutiva: è infatti da quasi 10 anni (7 Novembre 1999) che gli Spurs non battono i Gunners in Premier League, da un 2-1 firmato Iversen e Sherwood, con gol della bandiera di Vieira. Da allora quasi una maledizione, con match in cui spesso il Tottenham ha finito per esser beffato anche dalla cattiva sorte, con l’unico successo arrivato due stagioni fa in Carling, un 5-1 che rappresentò un vero trionfò e il pass per la finale di Wembley, probabilmente l’unico match felice della gestione Juande Ramos: peraltro, quello fu il match in cui iniziarono diversi guai nello spogliatoio dell’Arsenal, visto che Adebayor andò a colpire vergognosamente Bendtner con una testata sotto gli occhi di Webb, dando il via ad una serie di litigi che Wenger ha interrotto solo in estate con la sacrosanta cessione del togolese. Non ha portato tre punti ma è ricordato davvero come una vittoria l’ultimo North London derby giocato all’Emirates Stadium, una delle partite più belle e più incredibili della scorsa Premier League: l’Arsenal dominò il match sul piano del gioco e arrivò agli ultimi minuti sul risultato di 4-2 e continuando a sprecare moltissimo sottoporta, ma una dormita di Clichy permise a Jenas di ridare speranza agli Spurs riaprendo un match che poi ebbe il clamoroso sussulto finale con il tap-in di Lennon a battere l’addormentato Almunia e a regalare al Tottenham un 4-4 strepitoso. Quello fu un vero e proprio choc per i Gunners, un vero e proprio trionfo per gli Spurs. Quest’anno il North London derby sarà anche un match di alta classifica, visto che le due squadre si affrontano occupando due dei primi quattro posti in classifica, situazione che non si ripete da tempo immemorabile: ciò avviene nonostante lo scorso weekend per le due squadre non sia stato esaltante, visto che l’Arsenal ha gettato via un match vinto (again?) contro il West Ham in maniera beffarda, mentre il Tottenham s’è visto battere a domicilio da uno Stoke City estremamente combattivo. Entrambe però si sono risvegliate in settimana in Carling Cup e potrebbero anche ritrovarsi ai quarti di finale (il sorteggio si effettuerà proprio pochi minuti prima del match). L’Arsenal vuole tornare ad inseguire i primi posti dopo la frenata brusca di domenica scorsa e potrebbe riaffidarsi allo stesso undici sceso in campo ad Upton Park, anche se ci sono un paio di ballottaggi da risolvere. Il primo riguarda il ruolo di ala destra, dove Ebouè non convince per nulla: l’ivoriano è favorito, ma Wenger potrebbe pensare ad affidarsi ad un attaccante vero come Bendtner, match winner nel derby dell’Emirates Stadium di due stagioni fa (entrò e dopo 10 secondi andò a segnare). Dubbi anche in porta, dove Mannone è reduce da un errore e potrebbe essere non confermato nel ballottaggio con Almunia, uno che con gli errori ha una certa familiarità. Torna indisponibile invece l’altro portiere Fabianski, che ha giocato contro il Liverpool ma ha accusato un problema alla coscia che lo terrà fuori per tre settimane. Si va verso la conferma del centrocampo a tre, con Diaby ancora in campo nonostante prestazioni sempre pessime: Nasri è in recupero e presto gli strapperà la maglia, ma non è ancora pronto per giocare da titolare questo match. Anche il Tottenham affronta questo breve viaggio verso l’Emirates Stadium con un paio di dubbi di formazione: anche Redknapp deve decidere chi giocherà da ala destra, visto che Lennon è in serio dubbio per un problema alla caviglia accusato contro lo Stoke City dopo un contrasto con Whelan. Potrebbe allora essere ripescato a sorpresa David Bentley, che ormai viveva ai margini della prima squadra dopo una stagione pessima e che sembrava destinato unicamente ad attendere la cessione a Gennaio ma che ha ritrovato il campo in Carling Cup, ha giocato bene e potrebbe avere questa importantissima chance, per giunta contro la sua ex squadra: lo scorso anno nel già citato 4-4 fu lui a sbloccare i conti con un tiro da casa sua che smascherò i riflessi da pollo di Almunia. Dubbio anche al centro della difesa, dove sono in tre a contendersi una maglia: King spera di recuperare dal suo problema muscolare ed è favorito su Woodgate (anche lui sulla via del recupero dopo un infortunio al capo) e Dawson. per affiancare Bassong, francese che gli Spurs hanno acquistato dal Newcastle superando proprio la concorrenza dei Gunners. Dovrebbe recuperare anche Peter Crouch, reduce da qualche acciacco: con Defoe squalificato e Pavlyuchenko in crisi d’identità, è impossibile rinunciare all’ex Liverpool in avanti.
Arsenal (4-3-3): Almunia; Sagna, Gallas, Vermaelen, Clichy; Fabregas, Song, Diaby; Ebouè, Van Persie, Arshavin
Tottenham (4-4-2): Gomes; Corluka, King, Bassong, Assou-Ekotto; Bentley, Huddlestone, Palacios, Kranjcar; Crouch, Keane

Everton-Aston Villa: Al Goodison Park va in scena la 189esima sfida di campionato tra Everton e Aston Villa, un match storico per il massimo campionato inglese visto che è la più giocata della storia della massima divisione: l’equilibrio regna sovrano, visto che i Villans vantano 71 vittorie contro le 70 dei Toffees, numeri che lasciano capire come raramente la sfida tra queste due squadre sia facile da pronosticare. Oltretutto, negli anni recenti le sfide tra Everton e Aston Villa hanno portato a match pazzeschi, di enorme bellezza: basti pensare al match dello scorso anno del Goodison Park, match giocato a ritmi folli dall’inizio alla fine con un epilogo clamoroso. L’Everton aveva giocato tutto il match in rincorsa e dopo una prestazione arrembante era riuscito a trovare il meritato 2-2 con Lescott al 93’ minuto con tre minuti di recupero assegnati, ma subito dopo il calcio d’avvio un errore dei Toffees ha lanciato Ashley Young solo davanti ad Howard per realizzare il gol dell’incredibile 3-2 per i Villans, in uno dei match più belli dell’intera stagione. Moyes spera in un finale diverso, anche perché il suo Everton ha già avuto parecchi guai in questo inizio di stagione, trovandosi ora parecchio attardato rispetto alle zone alte di classifica: a mancare finora è la continuità, soprattutto perché Moyes ogni volta deve fare i salti mortali per fare la formazione, visto l’enorme numero di infortuni con cui deve lottare. L’Aston Villa invece tutto sommato è riuscito a schierare spesso un undici titolare simile (soprattutto dopo aver dato una sistemata alla difesa con i nuovi acquisti) e anche per questo ha avuto un inizio di stagione buono sul piano dei risultati, anche se lo è stato decisamente meno sul piano del gioco, con la squadra che paga le prestazioni altalenanti dei due elementi chiave, con Agbonlahor che ha già segnato parecchio ma che sbaglia altrettanto se non di più, mentre Ashley Young è incappato in un 2009 davvero nero. Oltretutto, si fa sentire l’assenza di un regista e forse la cessione di Gareth Barry andava rimpiazzata meglio in sede di mercato. O’Neill però conosce bene le qualità caratteriali della propria squadra e si affida anche a queste per questa trasferta, che arriva qualche giorno dopo la soffertissima qualificazione ai quarti di finale di Carling Cup, arrivata anche grazie a quattro penalty parati da Brad Guzan (uno nel corso del match, tre nella sequenza dei rigori). L’americano però continuerà per questa stagione a partire alle spalle del connazionale Friedel, che contro l’Everton giocherà la 200esima partita consecutiva in Premier League senza mai saltare una giornata di campionato con la sua squadra, un record spaventoso che la dice tutta sulla sua continuità. Non può vantare questo record un altro ex Blackburn come Warnock, che allo Stadium Of Light s’è fatto male alla caviglia e molto probabilmente non giocherà al Goodison Park: pronto a sostituirlo Shorey, con Luke Young in alternativa. Reduci da contusioni anche Heskey e Reo-Coker, che però dovrebbero recuperare per un posto in panchina. L’Everton spera di limare l’emergenza in difesa con i probabili recuperi di Yobo e Baines, entrambi assenti contro il Bolton: con il rientro del nigeriano al centro, si apre un ballottaggio a tre per il ruolo di terzino destro, con Neill che al suo esordio in campionato con i Toffees ha giocato molto bene domenica scorsa e potrebbe anche esser preferito a Hibbert e Heitinga, il quale è anche in ballottaggio con Rodwell in mediana. L’Everton dovrebbe giocare con il 4-4-2 con Cahill ancora largo sulla destra: in avanti, sembra certa la presenza di un Saha in ottima forma in questo inizio di stagione, mentre Yakubu e Jo si giocano il posto di seconda punta.
Everton (4-4-2): Howard; Neill, Yobo, Distin, Baines; Cahill, Fellaini, Rodwell, Gosling; Saha, Yakubu
Aston Villa (4-4-2): Friedel; Cuellar, Collins, Dunne, Shorey; Milner, Petrov, Sidwell, Ashley Young; Carew, Agbonlahor

Bolton-Chelsea: Reduce da tre vittorie nette e convincenti (due 4-0 e un 5-0 interni), il Chelsea torna a testare la propria competitività in trasferta, visto che negli ultimi due match di campionato lontano da Stamford Bridge i Blues ne sono usciti abbastanza con le ossa rotte, con le due sconfitte consecutive contro Wigan e Aston Villa. In entrambi i casi, il Chelsea è riuscito poi a riprendersi immediatamente la vetta della classifica rifacendosi in casa, ma Ancelotti sa bene che per viaggiare al primo posto ha bisogno di buoni risultati in trasferta e quindi vuole guidare la sua squadra alla vittoria al Reebok Stadium. Come il Blackburn la scorsa settimana, curiosamente i Blues si ritrovano davanti una squadra in difficoltà fisica, visto che anche lo spogliatoio del Bolton sembra esser stato colpito dal virus dell’influenza suina, anche se probabilmente in misura minore rispetto ai Rovers. Megson però non vuole cercare scuse e chiede ai suoi una prestazione diversa rispetto a quella di mercoledì sera, quando i Trotters furono battuti in Carling Cup proprio dal Chelsea a Stamford Bridge: il manager non ha cercato giustificazioni per la sua squadra, ma anzi ha puntato il dito sull’incapacità dei suoi di interrompere la continua manovra dei Blues. Per questo, per il match del Reebok Stadium vuole una squadra più aggressiva e capace di imporre ritmi più alti, per mettere in difficoltà gli avversari. Nonostante qualche giocatore che non sta bene, Megson dovrebbe avere a disposizione quasi tutti gli elementi importanti e dovrebbe confermare l’undici che domenica scorsa ha battuto l’Everton, con questo 4-1-4-1 molto dinamico che permette buone alternative di gioco. Kevin Davies dovrebbe fare l’unica punta, anche se Klasnic punta alla sua prima da titolare in campionato, lui che ha realizzato il gol vittoria contro i Toffees. Torna a disposizione anche Elmander, ma per lui al massimo ci sarà panchina, anche perché finora è stato pessimo e non è un caso che la squadra abbia cominciato a giocare a calcio appena lui è mancato. Il Chelsea affronta questa trasferta con qualche problemino in difesa, visto che sia Ivanovic che Ashley Cole sono in serio dubbio: il serbo potrebbe lasciare spazio a Belletti per un colpo subito mercoledì sera, mentre l’inglese è ancora alle prese con un problema al ginocchio ma Ancelotti spera di recuperarlo in tempo, anche a costo di fargli stringere i denti, anche perché su quella corsia non ci sono riserve particolarmente adatte, specialmente con Zhirkov che continua a stare sempre in infermeria (anche per lui problema al ginocchio). Ancora out anche Bosingwa, così come non ci sarà in panchina Hilario per un colpo subito mercoledì sera: il vice di Cech sarà Turnbull. In avanti Drogba sarà affiancato dal grande ex di giornata Anelka, mentre c’è un ballottaggio nel ruolo di trequartista: Joe Cole ha giocato da titolare le ultime due partite e potrebbe tirare il fiato per dare spazio a Deco.
Bolton (4-1-4-1): Jaaskelainen; Ricketts, Cahill, Knight, Samuel; Muamba; Lee Chung-Yong, Gardner, Cohen, Taylor; Kevin Davies
Chelsea (4-3-1-2): Cech; Belletti, Ricardo Carvalho, Terry, Ashley Cole; Ballack, Essien, Lampard; Deco; Drogba, Anelka

Fulham-Liverpool: La vittoria ottenuta contro i rivali del Manchester United ha sollevato un po’ di pressioni sulla panchina di Rafa Benitez, ma a differenza dell’anno scorso non possono bastare i successi su “nemici” per giustificare la stagione del Liverpool, soprattutto in un campionato così compatto nelle prime posizioni, soprattutto dopo aver già subito quattro sconfitte in questa Premier League. Allora non sono in pochi a guardare ancora il bicchiere mezzo vuoto e ad evidenziare che i Reds hanno subito cinque ko nelle ultime sei uscite ufficiali, ad evidenziare che la vittoria di domenica scorsa è una gioia immensa perché è sempre così nei big match (soprattutto in quelli contro il Manchester United) ma che cambierebbe poco attorno a Benitez qualora su quei tre punti non si iniziasse a costruire qualcosa di più solido rispetto a quanto visto nei primi mesi stagionali. Allora quella del Craven Cottage è una trasferta chiave, contro un Fulham che l’anno scorso ha creato parecchi problemi alle Big Four tra le mura amiche: Arsenal e Manchester United uscirono con le ossa rotte dal Craven Cottage, il Chelsea con appena un punticino, con solo il Liverpool capace ad uscirne con i tre punti, anche se soltanto con un gol in pieno recupero (però dopo un primo tempo del tutto dominato). Quest’anno però le cose sono andate abbastanza diversamente per l’undici di Hodgson contro le grandi, visto che sia Chelsea che Arsenal sono riusciti ad espugnare il Craven Cottage: va detto però che se i Blues non hanno avuto problemi, i Gunners hanno dovuto ringraziare un enorme Vito Mannone, autore di parate clamorose. E’ un Fulham che in questo inizio stagione sta pagando qualche assenza importante, ma che comunque si sta prendendo belle soddisfazioni, come la grande prestazione mostrata al City Of Manchester Stadium, dove i Cottagers hanno ottenuto un 2-2 nonostante due gol di svantaggio e quasi portavano a casa anche i tre punti. Sullo 0-0, inoltre, in avvio di ripresa Bobby Zamora ne ha combinata una della sue, mangiandosi un gol fatto a porta spalancata da due passi: l’ex West Ham però probabilmente ha provato a dimenticare questo erroraccio con uno dei suoi passatempi preferiti, ovvero andando a pescare insieme al suo amico John Terry. Zamora giocherà ancora in avanti al fianco di Kamara, nel 4-4-2 che dovrebbe vedere un solo cambio di formazione rispetto a domenica scorsa, con Konchesky che dovrebbe recuperare dal problema al ginocchio e prendere il posto di Kelly. Ancora out elementi fondamentali come Davies, Murphy ed Etuhu: tutti e tre però sperano di esser disponibili per la trasferta di Roma di giovedì prossimo. Sempre incerte le condizioni di Andrew Johnson, sicuramente out per questo match: lunedì si saprà di più sull’attuale entità del suo problema all’inguine. Non è un weekend felice per i Johnson: per l’ennesima volta nelle ultime stagioni, il Liverpool ha un suo giocatore soffrire per una ricaduta di un precedente infortunio e stavolta tocca a Glen Johnson. Inizia ad essere un problema l’abitudine di Benitez di far giocare elementi acciaccati e aggravarne le condizioni. Con Kelly infortunato, quello del terzino destro diventa un problema: potrebbe esser schierato Carragher in questo ruolo (con Skrtel centrale), con Degen in alternativa, per quella che sarebbe la sua seconda presenza in Premier League (alla sua seconda stagione). A proposito di ricadute, rischia di essere grave quella subita da Gerrard contro il Lione: il capitano dei Reds è ancora in infermeria ma soprattutto rischia di doversi operare per fermare il fastidio all’inguine. Dovrebbe esser confermato allora il 4-4-1-1, con Kuyt trequartista e Fabio Aurelio ala sinistra. In avanti dovrebbe recuperare Fernando Torres, in leggero dubbio per i soliti problemi fisici.
Fulham (4-4-2): Schwarzer; Pantsil, Hughes, Hangeland, Konchesky; Duff, Greening, Baird, Dempsey; Zamora, Kamara
Liverpool (4-4-1-1): Reina; Carragher, Skrtel, Agger, Insua; Benayoun, Mascherano, Lucas Leiva, Fabio Aurelio; Kuyt; Fernando Torres

Birmingham City-Manchester City: Il Manchester City arriva al St Andrew’s obbligato a portare a casa i tre punti per allontanare le prime nubi che si sono avvistate al City Of Manchester Stadium, in particolare domenica scorsa dove una prestazione parecchio insoddisfacente ha portato ad un pareggio interno contro il Fulham, in cui la squadra di Hughes ha sprecato due gol di vantaggio e ha chiuso rischiando tantissimo, visto che s’era sbilanciata a cercare la vittoria ma poi ha dovuto ringraziare un paio di volte Given, i cui interventi hanno salvato almeno il pareggio. Il tutto però tra l’insoddisfazione per i tifosi, che al fischio finale dell’arbitro ha “booato” la squadra per la prima volta in stagione, mostrando un primo segnale di impazienza, uno dei rischi che si corrono alzando immediatamente così al vertice l’asticella delle ambizioni: tutto ciò per buona pace del solito intelligentissimo Adebayor, che pensava che al mondo solo quelli dell’Arsenal arrivano a fischiare i propri giocatori o a manifestare l’insoddisfazione in caso di risultati negativi (ma d’altronde chiedere un ragionamento intelligente al togolese è come chiedere una vita di castità a Cicciolina). I Citizens andranno a sfidare una squadra che conosce bene le insoddisfazioni dei tifosi, visto che il pubblico del Birmingham City ha più volte espresso il proprio disaccordo sulle tattiche estremamente difensive di McLeish che hanno portato la squadra soltanto a praticare il non calcio: lo scozzese però sabato scorso ha affrontato il Sunderland con coraggio schierando addirittura due punte (per lui già questo è un modulo estremo), dando ragione ai tifosi che vorrebbero una squadra più attiva in fase di non possesso visto che è arrivato un buon successo per 2-1. Difficile però che McLeish confermi il 4-4-2 contro il Manchester City: più probabile il rientro di Carsley in mediana al posto di Jerome, con Benitez lasciato ancora al ruolo di unica punta, nonostante non sia certo la sua posizione ideale soprattutto per caratteristiche fisiche (Benitez invece è stato formidabile contro il Sunderland da seconda punta): nel frattempo Marcus Bent è andato in prestito al Middlesbrough. A centrocampo continuano i problemi per Fahey, che non riesce proprio a superare il fastidio al piede. In difesa dovrebbe tornare a disposizione Gregory Vignal, ma McLeish dovrebbe continuare a schierare Ridgewell come terzino sinistro, ruolo in cui era stato utilizzato inizialmente solo per una situazione di emergenza. Novità tra i pali, dove ci sarà l’esordio in campionato di Maik Taylor: questo perché Joe Hart è naturalmente di proprietà dei Citizens e non può giocare contro la “sua” squadra. E’ un match importantissimo per McLeish, che si gioca in queste settimane la propria panchina: il cambio di proprietà potrebbe anche portare un cambio in panchina. Già si fa il nome di Gerard Houllier, anche perché coinvolti nel recente takeover sono stati Christian Karembeu e Steve McManaman, ovvero casualmente due elementi che conoscono bene il francese per aver giocato alle sue dipendenze. Nel Manchester City il dubbio principale di formazione riguarda come sempre Martin Petrov, esterno che ha giocato tre volte da titolare e in queste occasioni ha sempre segnato ma che comunque fa fatica a convincere Hughes: Petrov è in ballottaggio con Wright-Phillips, con Bellamy a fare l’ala sinistra. Kolo Tourè continua a soffrire sul piano fisico (cosa che gli succede da un paio di stagioni) ma dovrebbe recuperare in tempo per affiancare Lescott, in una difesa che ha mostrato parecchie incertezze in questo inizio di stagione. Ballottaggio in mediana, dove Ireland spera di tornare titolare, ma dove De Jong continua ad apparire favorito visto che garantisce maggiore equilibrio secondo Hughes.
Birmingham City (4-5-1): Maik Taylor; Carr, Roger Johnson, Dann, Ridgewell; Larsson, Carsley, Ferguson, Bowyer, McFadden; Benitez
Manchester City (4-4-2): Given; Zabaleta, Tourè, Lescott, Bridge; Wright-Phillips, De Jong, Barry, Bellamy; Adebayor, Tevez

Manchester United-Blackburn: Il Blackburn affronta la trasferta di Old Trafford non sapendo ancora se il più grosso problema al momento risulta la fragilità mostrata in trasferta contro le Big Four o è la condizione di salute di molti dei giocatori e dei membri dello staff, visto il virus dell’influenza suina che ha colpito in parecchi elementi all’interno dello spogliatoio: per Allardyce allora non è momento migliore per affrontare in fila le trasferta contro Chelsea e Manchester United, ma il manager dei Rovers non vuole sentire scuse e vuole una prestazione di buon livello dai suoi sul campo dei campioni d’Inghilterra. C’è però da dare una sistematina alla difesa visto che nelle ultime due trasferte contro Arsenal e Chelsea sono stati incassati ben 11 gol. Il Manchester United ospita i Rovers con la volontà di dimenticare il brutto ko subito domenica scorsa contro il Liverpool, brutto soprattutto perché i Red Devils di fatto non hanno giocato i primi 70 minuti, mostrando un atteggiamento tattico per una volta non all’altezza, oltretutto contro una squadra arrivata a quel match in enorme difficoltà. Ferguson vuole la risposta forte dai suoi ma deve fare i conti con parecchi infortuni, soprattutto in difesa dove rischia di dover fare a meno della coppia centrale titolare: sia Ferdinand che Vidic accusano problemi al polpaccio e a preoccupare Ferguson sono soprattutto le condizioni del serbo, che verrà nelle prossime ore visitato da uno specialista per capire la reale entità del problema. In questo modo, lo scozzese potrebbe trovarsi costretto a confermare Jonathan Evans e Wes Brown, ovvero la coppia centrale che ha sofferto abbastanza contro il Barnsley in Carling Cup. Nel match contro i Tykes c’è stato l’esordio del talentino Obertan, che secondo qualcuno potrebbe esser confermato da titolare anche contro i Rovers, ma verosimilmente saranno Valencia e Nani a giocare sulle corsie, con Giggs alle prese con una contusione e probabilmente out. Fuori per squalifica anche Gary Neville, mentre Welbeck s’è fatto male al ginocchio ad Oakwell, in un match in cui stava giocando bene. Ad Oakwell c’è stato un lampo del vero Owen, autore davvero di un gran gol e l’ex Liverpool potrebbe avvantaggiarsene per guadagnare una maglia da titolare a discapito di un Berbatov particolarmente molle ad Anfield. Sam Allardyce arriva ad Old Trafford sognando di compiere un double sui Ferguson nel giro di pochi giorni: il Blackburn è infatti reduce dal 5-2 inflitto in Carling Cup al Peterborough, squadra diretta da Darren Ferguson, il figlio di Sir Alex. C’è però da fare un po’ la conta tra chi è disponibile e chi è bloccato da questa influenza suina: nella seconda categoria dovrebbe appartenere Jason Roberts, che in giornata non è riuscito ad allenarsi. In avanti dovrebbe tornare allora Franco Di Santo. Samba sembra sulla via del recupero ma non dovrebbe giocare, mentre Allardyce spera che Dunn sia del tutto recuperato per giocare dal primo minuto. Continuano i problemi al polpaccio di Chimbonda e al suo posto dovrebbe giocare ancora Olsson.
Manchester United (4-4-2): Van der Sar; O’Shea, Wes Brown, Jonathan Evans, Evra; Valencia, Carrick, Anderson, Nani; Owen, Rooney
Blackburn (4-2-3-1): Robinson; Jacobsen, Nelsen, Givet, Olsson; Andrews, N’Zonzi; Diouf, Dunn, Pedersen; Di Santo

Sunderland-West Ham: Gianfranco Zola spera che la rimonta ottenuta contro l’Arsenal nella scorsa settimana possa aver dato la scossa ad una squadra che ha iniziato davvero male questa stagione, mostrando qualche segnale di vivacità offensiva ma anche una certa fragilità e inconsistenza, caratteristiche che hanno portato al deludentissimo penultimo posto in classifica. Gli Hammers devono tornare in pista il prima possibile e devono assolutamente centrare quanto prima la loro seconda vittoria in questo campionato, dopo quella ottenuta alla prima giornata di campionato contro il Wolverhampton: da allora sono arrivati solo tre pareggi e ben cinque sconfitte. Allo Stadium Of Light però c’è da far visita ad un Sunderland che vuole rispondere dopo la prova abbastanza molle esibita al St Andrew’s sabato scorso, che è costato il ko: Bruce temeva già prima del match un calo di tensione della squadra dopo un grande momento positivo, calo di tensione che è effettivamente arrivato e che va archiviato immediatamente per poter continuare questo eccellente inizio di stagione, che ha visto i Black Cats abitare meritatamente in posizioni parecchio nobili di classifica. Il punto di forza della squadra è l’attacco, anche se non si direbbe dopo aver visto il match di martedì sera contro l’Aston Villa in Carling Cup, match in cui i Black Cats sono stati assolutamente imprecisi sottoporta (orribile soprattutto il gol mangiato in maniera imbarazzante da Richardson al 120’), non riuscendo a sbloccare il match nemmeno dal dischetto (errore di Jones) e finendo a giocarsi la qualificazione proprio ai calci di rigore, dove però Guzan ha parato tre dei quattro tentativi del Sunderland: è un’eliminazione amara per Bruce, che era convinto di poter sorprendere tutti in questa coppa e di poter cercare l’exploit. Bruce ora vuole la quinta vittoria interna consecutiva in campionato ma rischia di dover fare a meno del bomber Darren Bent, che ha saltato il match di martedì sera per un problema al ginocchio: l’ex Tottenham sta provando a rientrare in allenamento e le possibilità di un suo rientro appaiono superiori al 50%, anche perché pure la riserva Campbell appare acciaccato. Problemi anche a centrocampo, dove Henderson dovrebbe continuare in mediana al posto dell’infortunato Cattermole, anche perché Zenden non è convocato per infortunio. Richardson dovrebbe continuare a fare il terzino sinistro, mentre sulla destra Bardsley spera di recuperare dal problema alla spalla, con Da Silva che rimane in stand-by per rimpiazzarlo. In dubbio anche McCartney, mentre Mensah è sicuramente out: al centro dela difesa giocherà sicuramente Anton Ferdinand, ex non amatissimo. Il West Ham dovrebbe giocare ancora con il 4-4-2, nonostante contro l’Arsenal la rimonta sia arrivata con un 4-3-1-2, con Diamanti alle spalle delle due punte: l’italiano era partito dalla panchina contro i Gunners ma sembra certo il suo ritorno da titolare, giocando da seconda punta al fianco di Cole. Un cambio è obbligato in mediana, con Parker che per la seconda volta nelle ultime tre partite è squalificato e dovrebbe lasciar spazio a Kovac. In difesa potrebbe esser confermato Spector, preferito ancora a Faubert. Rimangono out Dyer, Boa Morte e Ashton, ormai abbonati all’infermeria.
Sunderland (4-4-2): Gordon; Bardsley, Turner, Ferdinand, Richardson; Malbranque, Henderson, Cana, Reid; Jones, Bent
West Ham (4-4-2): Green; Spector, Tomkins, Upson, Ilunga; Behrami, Noble, Kovac, Collison; Cole, Diamanti

Stoke City-Wolverhampton: Dopo un promettente avvio di stagione, il Wolverhampton è incappato in una serie di prestazioni in cui a dominare è stata la voglia ma anche la confusione e in cui i risultati sono venuti a mancare, lasciando i Wolves ancorati nella zona bassa di classifica: McCarthy ha bisogno di qualche risultato che possa dare uno scossone positivo alla stagione e ottenerlo al Britannia Stadium non sarà certo facile, visto che giocare in casa dello Stoke City è sempre parecchio complicato per l’estrema fisicità espressa dall’undici di Tony Pulis, che peraltro è reduce da un grande successo al White Hart Lane che fa decisamente morale, oltre ad avere lanciato i Potters ad un eccellente nono posto. Lo Stoke City allora vuole ricoprire un ruolo di squadra fastidiosa da affrontare per tutti e mantenere per tutta la stagione una posizione tranquilla di classifica, decisamente raggiungibile qualora il rendimento interno tornasse ad esser simile a quello della scorsa stagione: finora al Britannia Stadium sono arrivate tre vittorie ma anche due sconfitte, pur se ottenute contro Chelsea e Manchester United quindi in qualche modo giustificabili. I Potters sono reduci dalla disastrosa trasferta del Fratton Park in Carling Cup, dove una squadra di seconde linee è affondata con un netto 4-0: non è stato l’unico problema, visto che nel viaggio di ritorno la squadra è incappata in una disavventura aerea, con qualche momento di panico che ha costretto il pilota ad un atterraggio di emergenza. Per fortuna oltre ai momenti di paura non s’è andati e Pulis ha minimizzato l’accaduto, dichiarando che ciò non influirà sulla prestazione del weekend. I Potters dovranno fare ancora a meno di Robert Huth, difensore centrale acquistato in estate dal Middlesbrough e che Pulis ha utilizzato sempre da terzino destro: il tedesco sconterà la terza partita di squalifica dopo il brutto colpo rifilato ad Upson del West Ham e al suo posto giocherà ancora Wilkinson. Tra i pali Simonsen dovrebbe tornare in panchina, con Sorensen tornato disponibile dopo l’influenza. Continuano a non convincere le condizioni fisiche di Lawrence e allora Pulis potrebbe confermare il centrocampo che ha giocato contro il Tottenham, con Delap schierato ala destra. In avanti Tuncay preme per la sua prima maglia da titolare in campionato contro i Potters, ma Beattie e Fuller vanno per una riconferma: in panchina potrebbe esserci posto per la prima volta per Mamady Sidibe, che in settimana in Carling Cup ha giocato qualche minuto dopo l’infortunio al ginocchio subito il Marzo scorso. Il Wolverhampton ha bisogno di punti per evitare l’ingresso in zona retrocessione e McCarthy dovrebbe puntare sulla continuità, confermando quindi la formazione scesa in campo contro l’Aston Villa, con Doyle e Ebanks-Blake a guidare l’attacco, nonostante l’ex Plymouth appaia ancora in ritardo di condizione: Ebanks-Blake però s’è sbloccato dal dischetto e McCarthy spera che il gol ritrovato possa dare il vero via alla sua stagione. Torna a disposizione Maierhofer dopo la squalifica ma dovrebbe soltanto andare in panchina. Torna a disposizione anche Mancienne, tenuto fuori nelle ultime due partite per una presunta influenza, ma che aveva iniziato il campionato in modo disastroso e quindi per un po’ dovrà partire alle spalle della coppia centrale Craddock e Berra, che non è esaltante in termini di dinamicità ma che perlomeno non ha combinato i disastri del giovane di proprietà del Chelsea.
Stoke City (4-4-2): Sorensen; Wilkinson, Shawcross, Abdoulaye Faye, Collins; Delap, Diao, Whitehead, Etherington; Beattie, Fuller
Wolverhampton (4-4-2): Hennessey; Zubar, Craddock, Berra, Elokobi; Edwards, Henry, Castillo, Kightly; Ebanks-Blake, Doyle

Burnley-Hull City: Il match di sabato scorso contro il Wigan ha mostrato al Burnley che la vita in Premier League è dura anche tra le mura amiche e ha costretto l’undici di Coyle al primo passo falso interno, dopo le quattro vittorie ottenute nei primi quattro impegni al Turf Moor: una serie di infortuni pesanti ha lasciato i Clarets privi di alcuni uomini importanti, ma la squadra punta ad approfittare nel secondo match casalingo consecutivo per rilanciarsi immediatamente ed evitare l’inizio di un possibile ridimensionamento. L’occasione è ghiotta, visto che al Turf Moor arriva una squadra totalmente allo sbando come l’Hull City, reduce dall’orribile prestazione mostrata nello 0-0 interno contro il Portsmouth e da una settimana quanto mai complicata, che a portato a tante voci sul futuro della società. Lo chairman Paul Duffen ha deciso allora di lasciare il proprio posto anche a causa della pressione dovuta ai pessimi risultati, addio che potrebbe portare presto ad un cambio in panchina, visto che è opinione comune che la permanenza di Phil Brown come manager sarebbe stata garantita fino a quando Duffen sarebbe rimasto al suo posto e questo addio toglie a Brown un vero e proprio parafulmine. In realtà, per come sono andate avanti le cose in settimana, è già una sorpresa che Phil Brown sia ancora in panchina a Turf Moor, visto che sono state tantissime le voci che volevano un suo addio immediato, tanto che persino i bookmakers avevano sospeso le scommesse riguardo al prossimo (e al primo) manager di Premier League che avrebbe perso la panchina: il 50enne ha organizzato una conferenza stampa giovedì all’ora di pranzo e tutti si attendevano le sue dimissioni, ma in realtà Brown ha finito per confermare di voler rimanere, dichiarando anche che la squadra è totalmente al suo seguito. Visti i litigi presenti nello spogliatoio e le scelleratezze tattiche, questa appare una dichiarazione di facciata e la prossima settimana potrebbe accadere ancora molto altro, con Curbishley e Southgate che appaiono già in predicato di trattare con il club per tentare una disperata salvezza: i conti economici della società infatti subirebbero un pessimo crollo in caso di retrocessione che potrebbe portare il club vicino anche alla sparizione. E’ triste vedere che ancora nel calcio moderno non ci siano regole in grado di evitare che le squadre “nuove” che appaiono nelle zone alte di classifica possano rischiare in questo modo un buco enorme sul piano economico, che le porta poi automaticamente ad un deciso rinculo all’indietro. Per la trasferta di Turf Moor, l’Hull City dovrà fare a meno di Boaz Myhill, che ha subito un infortunio ai legamenti nel finale del match contro il Portsmouth e dovrebbe star fermo per un paio di settimane: al suo posto giocherà allora Duke, che lo scorso anno giocò anche da titolare per un paio di mesi. E’ impossibile prevedere la formazione e l’assetto tattico dei Tigers visto che Brown rivolta sempre il proprio undici come un calzino, mostrando anche una certa confusione: sembra però impossibile vedere Bullard per la prima volta da titolare, visto che il centrocampista ha un problema alla coscia e non s’è allenato in settimana. Zayatte dovrebbe tornare al centro della difesa, anche se Olofinjana potrebbe perdere il posto che aveva riconquistato nello scorso weekend, probabilmente in favore di Boateng. Altidore dovrebbe tornare in panchina dopo la punizione subita sabato scorso per un suo ritardo. Il Burnley vuole ribaltare la tradizione recente negli scontri diretti contro l’Hull City (tre sconfitte consecutive contro i Tigers senza riuscire ad andare a segno) e potrebbe farlo con qualche cambio di formazione: dopo le brutte prestazioni del centrocampo nelle ultime due partite, Coyle deve decidere se continuare con il 4-2-3-1 con Bikey in mediana o se passare ad un 4-4-2 con Nugent e Fletcher in avanti e l’arretramento di Elliott in mediana. Chris Eagles punta ad una conferma nel ruolo di ala destra. In porta sono tanti i dubbi per Brian Jensen, il cui infortunio alla caviglia però è meno serio del temuto, tanto che Coyle spera di recuperarlo già per questo match, con Diego Penny comunque pronto a prenderne il posto. In dubbio anche Jordan, alle prese con un problema alla coscia.
Burnley (4-2-3-1): Diego Penny; Mears, Carlisle, Caldwell, Jordan; Bikey, Alexander; Eagles, Elliott, Blake; Fletcher
Hull City (4-4-1-1): Duke; McShane, Zayatte, Gardner, Dawson; Mendy, Marney, Boateng, Hunt; Geovanni; Vennegoor Of Hesselink

Portsmouth-Wigan: Al Fratton Park si affrontano due squadre reduci da una settimana parecchio tribolata, ma se ciò è ormai un’abitudine (cattiva) per il Portsmouth, in qualche modo è una novità per il Wigan, squadra attorno alla quale regna solitamente grande tranquillità. Tranquillità scalfita però da qualche giornale spagnolo, che ha pubblicato un’intervista in cui Martinez accusava in maniera abbastanza pesante Alex Ferguson di essere a capo di una cerchia che vedrebbe anche Steve Bruce e Sam Allardyce e che prenderebbe di mira Rafa Benitez, un’intervista davvero triste e con poco fondamento: Martinez ha dichiarato di non aver mai detto queste cose e ha scritto personalmente ai manager coinvolti per spiegare l’accaduto e parrebbe essere una delle solite montature di cui sono pieni i giornali sportivi spagnoli, montatura che avrebbe voluto difendere l’indifendibile Benitez (a quelle latitudini funziona così). C’è da sperare che si riguardi davvero di una montatura, altrimenti la credibilità di Martinez calerebbe d’un colpo, anche perché quanto uscito e letto è parecchio insensato (soprattutto, la presenza di Allardyce in questo elenco è davvero strana, dato che non risulta nemmeno un particolare feeling tra lui e Ferguson, quando in Premier League e in Inghilterra sono parecchi i manager che hanno giocato con lo scozzese). Non solo questo, perché in settimana è diventata di dominio pubblicato una brutta storia che riguarda Marlon King, accusato di violenze ai danni di una donna: il giamaicano è una testa calda e non è nuovo a comportamenti orribili, ma quanto dichiarato dai testimoni è quanto meno curioso visto che King si sarebbe atteggiato nei confronti di questa 20enne convinto che il suo “io sono un milionario, non sai chi sono io” potesse essere convincente, per poi allungare le mani in modo gratuito e anche violento. Ciò ha portato ad una sacrosanta condanna a 18 mesi, con conseguente sacrosanto licenziamento in tronco da parte del Wigan: King ha avuto tante opportunità per cambiare questo suo caratteraccio, ma ormai appare davvero irrecuperabile. I guai del Portsmouth sono invece puramente sportivi e societari, visto che alcune irregolarità e mancati pagamenti negli acquisti di Glen Johnson dal Chelsea e di Lassana Diarra dall’Arsenal hanno portato la Premier League a punire il club con un embargo dal mercato per tempo indeterminato. E’ l’ennesimo guaio, per una società che davvero ormai appare allo sbando. I Pompeys proveranno in maniera disperata a salvarsi in campionato, ma continuano ad essere parecchi i dubbi riguardo il manager Paul Hart, che però sorprendentemente è stato cercato dal Reading in caso di esonero di Brendan Rodgers. Il Portsmouth è l’unica squadra del calcio professionistico inglese a non aver ancora ottenuto punti davanti ai propri tifosi e proverà a dar seguito alla bella vittoria ottenuta in settimana contro lo Stoke City in Carling Cup. Hart dovrebbe confermare lo stesso undici che ha pareggiato in casa dell’Hull City, con Dindane ancora schierato in avanti al fianco di Tommy Smith, anche se Frederic Piquionne spera di riconquistare un posto da titolare dopo la doppietta rifilata allo Stoke City. Il Portsmouth aspetta ancora il rientro di Hreidarsson e allora Ben Haim dovrebbe giocare ancora da terzino sinistro, nonostante Belhadj punti a riconquistare un posto da titolare. Sempre fuori ancora Bouba Diop, che però potrebbe tornare per la prossima giornata, mentre giocherà dal primo minuto l’ex di giornata Brown. I Pompeys hanno bisogno di tenere alta la concentrazione nel primo tempo, visto che il 73% dei gol subiti in campionato sono arrivati proprio nel corso della prima frazione, la percentuale più alta della Premier League. Curiosamente però il Portsmouth affronta una squadra che ha la percentuale più alta per quanto riguarda i gol subiti nel secondo tempo, visto che l’82% delle reti subite dal Wigan sono arrivati nella ripresa. Martinez deve fare i conti con il problema del terzino sinistro, visto che Figueroa s’è fatto male al ginocchio nella trasferta contro il Burnley e starà fuori per sette settimane: con Edman ancora indisponibile, lo spagnolo rimane senza terzini sinistri e il quel ruolo dovrebbe essere utilizzato nuovamente N’Zogbia, che ritorna quindi nella posizione che ha ricoperto spesso al Newcastle (sempre con cattivi risultati). Il suo arretramento comporta anche il possibile ritorno da titolare di Jordi Gomez, la cui presenza potrebbe trasformare il modulo in un 4-2-3-1, anche se lo spagnolo potrebbe anche fare l’interno in un 4-3-3 (modulo utilizzato da Martinez nelle ultime partite): ciò potrebbe avvenire in caso di assenza di Scharner, che accusa un problema muscolare e potrebbe lasciare il suo posto a Jason Koumas. Un vero e proprio rimescolamento che però non coinvolgerà Scotland e Rodallega, grandi protagonisti nel successo del Turf Moor. Ancora dubbi per Kirkland, che soffre di un problema al dito ma che comunque dovrebbe ancora stringere i denti.
Portsmouth (4-3-1-2): James; Finnan, Kaboul, Wilson, Ben Haim; Yebda, Mokoena, Brown; Boateng; Dindane, Smith
Wigan (4-3-3): Kirkland; Melchiot, Bramble, Boyce, N’Zogbia; Jordi Gomez, Thomas, Diamè; Koumas, Scotland, Rodallega


11a giornata Premier League:

Sabato 31 Ottobre:

ore 13.45
Arsenal-Tottenham

ore 16.00
Bolton-Chelsea
Burnley-Hull City
Everton-Aston Villa
Fulham-Liverpool
Portsmouth-Wigan
Stoke City-Wolverhampton
Sunderland-West Ham

ore 18.30
Manchester United-Blackburn

Domenica 1 Novembre:

ore 17.00
Birmingham City-Manchester City


Classifica Premier League (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):

1 Chelsea 24 (10; +16)
-----------------------------------------------------------------------------
2 Manchester United 22 (10; +10)
3 Arsenal 19 (9; +16)
-----------------------------------------------------------------------------
4 Tottenham 19 (10; +7)
-----------------------------------------------------------------------------
5 Liverpool 18 (10; +11)
-----------------------------------------------------------------------------
6 Manchester City 18 (9; +7)
7 Aston Villa 17 (9; +5)
8 Sunderland 16 (10; +3)
9 Stoke City 15 (10; -2)
10 Wigan 13 (10; -5)
11 Burnley 12 (10; -12)
12 Bolton 11 (9; -1)
13 Fulham 11 (9; -2)
14 Everton 11 (9; -3)
15 Birmingham City 10 (10; -4)
16 Blackburn 10 (9; -11)
17 Wolverhampton 9 (10; -7)
-----------------------------------------------------------------------------
18 Hull City 8 (10; -14)
19 West Ham 6 (9; -4)
20 Portsmouth 4 (10; -10)


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giovedì 29 ottobre 2009

Il Nottingham Forest prova a mantenere l’imbattibilità esterna sul campo del Cardiff City

Preview del weekend della Football League: lo Sheffield United ospita il Newcastle per uscire dalla crisi, mentre il QPR ospita il Leicester in un match di alta classifica



La 15a giornata di Championship per le squadre di vertice per provare a stabilizzare un po’ la loro classifica, dopo i tanti ribaltoni delle ultime giornate che hanno avuto anche come risultato quello di ricompattare il gruppo. Il weekend sarà fondamentale soprattutto per il Cardiff City, che nell’ultima giornata è riuscito a tornare in zona promozione e vuole continuare il momento propizio, ospitando però una delle squadre più in forma del momento come il Nottingham Forest. I Reds sono reduci dall’1-1 in casa del Crystal Palace che è costato qualche posizione in classifica (proprio per il numero di squadre compatte nel giro di pochi punti) e anche tante polemiche, con Billy Davies che s’è lamentato dell’approccio eccessivamente aggressivo delle Eagles e che ha ricevuto come risposta un attacco pepatissimo dal solito Neil Warnock, che senza giri di parole gli ha intimato di stare zitto, con la solita classe che lo contraddistingue. Questo pareggio arriva però dopo una serie di cinque vittorie consecutive che ha lanciato il Nottingham Forest nei pressi delle zone che contano in classifica, mostrando che questa squadra ha la qualità per puntare ad un posto playoff: Davies vuole allora confermare questa indicazione in una trasferta così complessa, contro un Cardiff City reduce da quattro vittorie nelle ultime cinque partite (curiosamente, anche l’undici di Jones s’è fermato solo nell’1-1 contro il Crystal Palace e naturalmente alla fine di quel match non sono mancate le polemiche, per i presunti insulti razzisti subiti dal gallese Chopra). Sarà un match difficile per entrambe le squadre: giocare al Cardiff City Stadium non è semplice soprattutto perché l’attacco dei Bluebirds si scatena totalmente davanti ai propri tifosi avendo già realizzato ben 16 gol nelle prime 7 uscite interne (miglior attacco in casa alla pari del QPR, per la squadra che detiene anche il record stagionale di miglior attacco con ben 30 centri). Dall’altra parte però c’è un Nottingham Forest davvero difficile da superare, avendo subito appena 5 reti in trasferta (miglior difesa esterna alla pari dello Swansea City), una solidità che permette alla squadra di Davies si essere l’unica ancora imbattuta in campo esterno in Championship: riuscire a rimanere imbattuti anche dopo questa dura trasferta permetterebbe al Forest di dare anche un bel segnale di compattezza alle avversarie dirette.

Match importantissimo anche il Monday Night del Bramall Lane, visto che si affrontano due squadre reduci da una settimana particolarmente difficoltosa. I guai dello Sheffield United dipendono dalle prestazioni recenti, visto che un calo di forma ha evidenziato i limiti di brillantezza del gioco di Blackwell, che quindi senza un’adeguata condizione fisica non riesce a rendere: aggiungendo a questo dato una serie di imbarazzanti errori difensivi (clamorosi quelli di sabato scorso contro il Cardiff City), si capisce come le Blades si siano del tutto inceppate, non vincendo più dal derby contro lo Sheffield Wednesday visto che hanno ottenuto appena due punti nelle successive sei partite (con tre sconfitte consecutive). Lo Sheffield United è che così precipitato in classifica, uscendo dalla zona playoff e anche ritrovandosi nella seconda metà di classifica. L’undici di Blackwell cerca il riscatto ma affronterà il Newcastle, reduce dall’aver riconquistato il primo posto in classifica dopo il soffertissimo successo interno contro il Doncaster, ma anche reduce da una settimana particolare: se la notizia dell’ingaggio a tempo pieno di Chris Hughton (che quindi è stato confermato come manager, lui che era arrivato fin qui come caretaker) può apparire positiva, lo è decisamente meno per i tifosi la volontà di Mike Ashley di non vendere più il club dopo l’estenuante e ridicolo tira e molla creato da lui stesso. Oltretutto, Ashley ha annunciato un piano per vendere i diritti del nome dello stadio: in caso di successo di questo progetto, il St James’ Park prenderebbe il nome di uno sponsor, il tutto per l’agitazione dei tifosi che non hanno esitato a farsi sentire.

Molto interessante anche l’anticipo del venerdì, che vede in campo due delle squadre più in forma del momento, ma anche due squadre con filosofie di gioco parecchio opposte. Il QPR ha guadagnato posizioni su posizioni in classifica soprattutto grazie ad un attacco scoppiettante ed un gioco particolarmente offensivo, che ha permesso agli Hoops di conquistare il settimo posto in classifica con solo un punto dalla zona playoff (ma con un match da recuperare). In zona playoff c’è invece il Leicester dopo la vittoria nell’ultimo Monday Night, vittoria arrivata grazie ad una grande solidità difensiva e al grande cinismo in avanti, ovvero le qualità del calcio semplice ed efficace voluto da Nigel Pearson: le Foxes si candidano ad un ruolo da mina vagante nella zona alta di classifica e proveranno a difendere il proprio posto playoff dall’assalto dei londinesi.

Il West Bromwich deve riscattarsi dopo gli stenti recenti e punta a tornare in zona promozione e sarà impegnato nel match tra due delle squadre dal gioco più brillante e frizzante del campionato, visto che al The Hawthorns arriva un Watford fragilino in difesa ma pieno di talento in fase offensiva. Favoriti i Baggies, ma attenzione all’undici di Mackay che poche settimane fa s’è imposto al Riverside Stadium, per uno di quei ko che hanno portato Southgate all’esonero al Middlesbrough: il Boro adesso ha Gordon Strachan in panchina e il suo esordio sarà sulla carta soft (anche se in Football League anche le partite “soft” possono regalare sorprese), contro il Plymouth penultimo in classifica. Il Bristol City prova a far valere la legge dell’Ashton Gate e difendere il quinto posto cercando i tre punti contro lo Sheffield Wednesday.

Nella zona bassa di classifica, il Derby County è incappato in un periodo del tutto negativo e continua a fare grandissima fatica in trasferta, ma Clough spera in un cambio di passo andando a far visita a Portman Road, contro un Ipswich sempre ultimo in classifica e sempre alla ricerca della prima vittoria in campionato. Match molto importante al London Road, dove il Peterborough cerca di allontanarsi dalla zona bassissima di classifica puntando alla seconda vittoria consecutiva nello scontro diretto contro il Barnsley, sfida tra due squadre reduci anche da buone prestazioni in Carling Cup contro squadre di Premier League, per due eliminazioni davvero onorevoli. Un po’ a sorpresa, Brendan Rodgers è ancora in sella al Reading e prova a salvare la propria panchina nella trasferta contro l’altalenante Coventry.

Nella 15a giornata di League One il match clou si gioca al New Den, match nel quale potrebbero cambiare diversi equilibri nella zona alta di classifica. Il Millwall è tornato a correre e a segnare molto dopo un inizio di stagione particolarmente duro ed è reduce dalla grande vittoria interna contro il Leeds: i Lions in casa non hanno mai perso finora e cercano i tre punti per attaccare la zona playoff, distante al momento appena un punticino. Al New Den arriverà il Colchester, che continua il suo campionato da alta classifica e che nello scorso weekend si è riavvicinato al secondo posto del Charlton e quindi alla zona promozione: gli U’s hanno iniziato la stagione un po’ a riflettori spenti, ma grazie ad un gioco efficace e alle qualità offensive sono riusciti a stabilizzarsi nelle zone alte di classifica, avendo ormai una tale dose di confidenza e tranquillità che permette all’undici di Boothroyd di ottenere il risultato positivo anche in giornate meno brillanti, come successo nello scorso weekend. Di fatto allora questo è uno scontro diretto per la zona alta di classifica e si ci aspetta grande equilibrio in campo.

Altro scontro di alta classifica è quello del Denbigh Road, dove il Bristol Rovers arriva obbligato a risolvere questo periodo nerissimo: i Pirates sono reduci da quattro sconfitte consecutive che hanno decisamente abbassato al momento le ambizioni di una squadra che invece aveva sorpreso tutti ad inizio stagione. Il manager Trollope però rimane ottimista e crede che questo periodo possa far comprendere alla squadra quali sono i suoi limiti attuali da migliorare, soprattutto in fase difensiva visto che sono davvero troppi i 13 gol subiti nelle ultime quattro partite (in particolare, nei due match di alta classifica sono stati subiti 5 gol dal Norwich e 4 dal Leeds). Decisamente meno spumeggianti e arcigni sono i Milton Keynes Dons, che continuano la loro rincorsa alla zona promozione ma sono reduci dal ko subito in casa del Southampton, che ha bloccato una serie di tre vittorie consecutive.

Importante il posticipo domenicale, dove si affrontano Oldham e Huddersfield, due squadre che inseguono la zona playoff: particolarmente buono il momento dei Terriers, in risalita dopo un periodo di crisi anche se ancora sono parecchio balbettanti in trasferta. Il Leeds ha mostrato nel recupero infrasettimanale di non aver accusato il colpo della prima sconfitta in campionato subita sabato scorso e vogliono continuare il proprio allungo in vetta alla classifica ospitando lo Yeovil, squadra che ha subito appena 8 gol nelle prime sette trasferta (anche se ne ha segnati appena cinque). Reduce dall’aver vinto appena una delle ultime cinque partite, il Charlton è obbligato a vincere per mantenere il secondo posto e lo deve fare in casa del Carlisle, sempre invischiato nella lotta per non retrocedere che appare già parecchio attiva e che vede lo Stockport appena fuori dalla zona retrocessione: il County è chiamato ad una mini-impresa, visto che ospiterà il Norwich, decisamente la squadra che gioca il calcio migliore della League One, come confermato anche dai tanti gol realizzati.

Wycombe-Walsall rappresenta già un match chiave per i Chairboys per non staccarsi dal gruppo nella zona bassa di classifica, problema che non avrà di certo un Southampton in continua risalita e che cerca la quinta vittoria consecutiva in casa del Leyton Orient: in caso di vittoria e di risultati favorevoli dagli altri campi, i Saints potrebbero finalmente ritrovarsi fuori dalla zona retrocessione alla fine di questo weekend. Chi rimarrà in zona retrocessione al 100% è il Tranmere, che non ha fretta nel nominare il nuovo manager a tempo pieno ma che ha fretta per risollevare una situazione complicatissima e cerca i tre punti in casa contro lo Swindon: il match sarà preceduto da una parata di ex giocatori dei Rovers per celebrare il 125esimo anniversario dalla nascita del club.

La 15a giornata di League Two è di fatto un importantissimo banco di prova per il Bournemouth, che ha l’occasione di testare le sue ambizioni di vertice, di mostrare al campionato se davvero è squadra da primo posto: il banco di prova arriva nello scontro diretto contro il Rochdale, squadre che occupa il terzo posto e che quindi è in zona promozione ma che è reduce dal sorprendente ko interno contro l’Accrington Stanley che ha permesso alle inseguitrici di avvicinarsi sensibilmente. Il Dale ha quindi bisogno di punti e possibilmente di vincere per rimanere tra le prime tre in classifica, ma il Bournemouth in casa è stato quasi irresistibile, vincendo sei dei primi sette match interni. I Cherries avevano avuto un momento difficile ad inizio del mese, ma con due vittorie consecutive è tornato in pista e ha staccato nuovamente le prime inseguitrici, ma ora cerca il successo contro il Rochdale per lanciare la sua candidatura anche a lungo termine nella lotta per la promozione.

Altro big match d’alta classifica è quello del Meadow Lane, dove arriva lo Shrewsbury per cercare un po’ di continuità in campo esterno. Gli Shrews però dovranno limitare la voglia del Notts County di entrare finalmente in zona promozione, visto che dopo l’addio di McParland i Magpies sono apparsi in ripresa e soprattutto un po’ più efficaci in fase difensiva (due clean sheet consecutivi, anche grazie all’eccellente Kasper Schmeichel). Sarà anche l’occasione di per l’esordio in panchina di Hans Backe, svedese che un po’ a sorpresa alla fine ha superato la numerosa concorrenza per diventare il nuovo manager dei Magpies: il 57enne ha un passato alla guida di numerosissime squadre scandinave (oltre agli austriaci del Salisburgo e i greci del Panathinaikos), reduce non casualmente da due esperienze da vice di Sven Goran Eriksson (ora direttore tecnico del Notts County) al Manchester City e nel Messico. Di fatto, la sensazione è che Backe possa essere il braccio di Eriksson in campo (o meglio, in panchina).

Proveranno ad approfittare di questi scontri diretti le avversarie dirette, soprattutto il Dag & Red che è reduce dal pareggio stentato (e soffertissimo) contro il Macclesfield ma che vuole continuare ad essere la squadra dal miglior rendimento casalingo del campionato (sei vittorie e un pareggio nelle sette partite) affrontando il Port Vale. Al Don Valley Stadium si affrontano due squadre entrate in difficoltà dopo l’addio dei propri manager: il Rotherham è rimasto nelle posizioni alte di classifica nonostante l’addio di Mark Robins, ma con la bandiera Ronnie Moore in panchina non ha ancora trovato la giusta continuità di risultati e la giusta efficacia di gioco, finendo così per uscire dalla zona promozione. Peggiori le cose in casa Aldershot, che dopo l’addio di Waddock è caduto in due preoccupanti sconfitte consecutive e affronta questa trasferta per evitare una pesante involuzione.

E’ tornato a viaggiare bene il Barnet, tornato in zona playoff dopo aver travolto il Darlington ma che adesso affronta la trasferta la trasferta del Saltergate, dove il Chesterfield ha vinto sei dei sette match interni giocati fin qui, un rendimento che ha portato gli Spireites all’ottavo posto in classifica e ai piedi della zona playoff. Nella zona bassa di classifica, il Torquay ospita il Northampton cercando una vittoria che manca da 11 partite: dopo la vittoria sul Burton Albion del 18 Agosto, i Gulls sono incappati in sei ko consecutiva e ora i cinque pareggi consecutivi. Ad esser crollato in zona retrocessione è il Grimsby che è ancora alla ricerca del nuovo manager (in panchina andrà il caretaker Neil Woods) e che ospiterà l’Accrington Stanley, squadra che in campo sta facendo benissimo ma che continua a soffrire sul piano finanziario: la società ha avuto una settimana extra per trovare i fondi per sostenere i 308mila pounds di tasse ancora non pagate e dovrebbero farcela a sostenere questa spesa, riuscendo così a salvare momentaneamente il club da ogni problema conseguente.


15a giornata Championship:

Venerdì 30 Ottobre:

ore 20.45
QPR-Leicester

Sabato 31 Ottobre:

ore 16.00
Bristol City-Sheffield Wednesday
Coventry-Reading
Doncaster-Blackpool
Ipswich-Derby County
Middlesbrough-Plymouth
Peterborough-Barnsley
Preston-Crystal Palace
Scunthorpe-Swansea City
West Bromwich-Watford

Domenica 1 Novembre:

ore 18.00
Cardiff City-Nottingham Forest

Lunedì 2 Novembre:

ore 20.45
Sheffield United-Newcastle


Classifica Championship (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):


1 Newcastle 27 (14; +12)
2 Cardiff City 26 (14; +15)
-------------------------------------------------------------------------
3 West Bromwich 25 (14; +11)
4 Middlesbrough 24 (14; +7)
5 Leicester 24 (14; +5)
6 Bristol City 24 (14; +4)
-------------------------------------------------------------------------
7 QPR 23 (13; +12)
8 Blackpool 23 (14; +6)
9 Preston 23 (14; +3)
10 Nottingham Forest 23 (14; +3)
11 Watford 21 (14; +1)
12 Swansea City 19 (14; -1)
13 Sheffield United 17 (14; -2)
14 Crystal Palace 17 (13; -2)
15 Coventry 17 (14; -4)
16 Scunthorpe 17 (14; -7)
17 Sheffield Wednesday 16 (14; -1)
18 Doncaster 14 (14; -2)
19 Derby County 14 (14; -8)
20 Barnsley 14 (14; -9)
21 Peterborough 11 (14; -6)
-------------------------------------------------------------------------
22 Reading 10 (14; -12)
23 Plymouth 9 (14; -13)
24 Ipswich 8 (14; -12)


15a giornata League One:

Venerdì 30 Ottobre:

ore 20.45
Southend-Gillingham

Sabato 31 Ottobre:

ore 16.00
Brighton-Hartlepool
Carlisle-Charlton
Exeter City-Brentford
Leeds-Yeovil
Leyton Orient-Southampton
Milton Keynes Dons-Bristol Rovers
Millwall-Colchester
Stockport-Norwich
Tranmere-Swindon
Wycombe-Walsall

Domenica 1 Novembre:

ore 15.00
Oldham-Huddersfield


Classifica League One (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):

1 Leeds 33 (14; +17)
2 Charlton 29 (14; +11)
-------------------------------------------------------------------------
3 Colchester 28 (14; +14)
4 Milton Keynes Dons 26 (14; +4)
5 Norwich 22 (14; +6)
6 Bristol Rovers 22 (14; -2)
-------------------------------------------------------------------------
7 Huddersfield 21 (14; +12)
8 Millwall 21 (14; +9)
9 Oldham 20 (14; -1)
10 Hartlepool 19 (14; +1)
11 Swindon 19 (14; -4)
12 Yeovil 18 (14; +2)
13 Southend 17 (14; +1)
14 Walsall 17 (14; -2)
15 Brentford 17 (14; -2)
16 Gillingham 15 (14; -3)
17 Leyton Orient 15 (14; -11)
18 Carlisle 14 (14; -5)
19 Exeter City 14 (14; -9)
20 Stockport 14 (14; -9)
-------------------------------------------------------------------------
21 Brighton 13 (14; -9)
22 Southampton 11 (14; +7)
23 Tranmere 10 (14; -18)
24 Wycombe 8 (14; -9)


15a giornata League Two:

Venerdì 30 Ottobre:

ore 20.45
Grimsby-Accrington Stanley

Sabato 31 Ottobre:

ore 16.00
Bournemouth-Rochdale
Burton Albion-Bury
Cheltenham-Crewe Alexandra
Chesterfield-Barnet
Dag & Red-Port Vale
Hereford-Darlington
Macclesfield-Bradford
Morecambe-Lincoln City
Notts County-Shrewsbury
Rotherham-Aldershot
Torquay-Northampton


Classifica League Two (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):

1 Bournemouth 31 (14; +11)
2 Dag & Red 28 (14; +11)
3 Rochdale 26 (14; +10)
-------------------------------------------------------------------------
4 Notts County 25 (14; +19)
5 Rotherham 25 (14; +7)
6 Barnet 24 (14; +7)
7 Shrewsbury 24 (14; +6)
-------------------------------------------------------------------------
8 Chesterfield 23 (14; +2)
9 Bury 23 (14; -1)
10 Aldershot 21 (14; +6)
11 Burton Albion 21 (14; +1)
12 Bradford 20 (14; -1)
13 Port Vale 19 (14; +2)
14 Accrington Stanley 19 (14; -1)
15 Northampton 18 (14; -1)
16 Macclesfield 17 (14; -6)
17 Lincoln City 16 (14; -8)
18 Crewe Alexandra 15 (14; -4)
19 Hereford 15 (14; -4)
20 Cheltenham 15 (14; -7)
21 Morecambe 12 (14; -9)
22 Torquay 11 (14; -6)
-------------------------------------------------------------------------
23 Grimsby 10 (14; -16)
24 Darlington 5 (14; -18)


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All’Emirates Stadium vince la qualità: vince l’Arsenal

Carling Cup, il Liverpool impegna i Gunners ma non basta: i ragazzini di Wenger accedono ai quarti di finale



I baby dell’Arsenal valgono sul piano tecnico più delle seconde linee del Liverpool: that’s a fact Rafa. Il titolo viene scontato dopo i bei 90 minuti ammirati all’Emirates Stadium per il quarto turno di Carling Cup, una lettura della partita che viene naturale fare dopo aver visto la bellezza del calcio proposta dai Gunners e che giustamente in queste ore anche i media inglesi cominciano a fare, in particolare il Times che è uscito con una bell’analisi sul fatto. Va specificato che per questa serata Arsene Wenger non ha proposto la solita squadra con soli ragazzini che ormai ci eravamo abituati a vedere nelle ultime stagioni (l’anno passato la formazione superava appena i 19 anni di età media, mentre nel terzo turno contro il West Bromwich l’età media era sotto i 20 anni nonostante l’innesto di Senderos e Silvestre al centro della difesa) ma ha visto qualche “grandicello” in più del solito, per testare le condizioni di Bendtner e Eduardo dopo i recenti infortuni e per dare minuti agonistici a Fabianski e Nasri che finora non avevano mai visto il campo, ma comunque questo non ha tolto spazio ai talentini covati sempre molto bene da Liam Brady, creando di fatto un mix di baby e (attuali) seconde linee: il dato però rimane importante, visto che Benitez ha utilizzato una formazione di sole seconde linee più tre titolari (Skrtel, Insua e Kuyt), più alcuni elementi ben pagati al momento dell’acquisto (riferimento agli 11,5 milioni di pounds spesi per Ryan Babel). Ebbene, il campo ha dimostrato che sul piano tecnico e qualitativo tra le due squadre c’è una differenza davvero evidente, con lo spettacolo mostrato dall’Arsenal che ha davvero fatto brillare gli occhi, con un calcio sempre qualitativo, sempre palla a terra, sempre con combinazioni eleganti che a tratti diventavano ubriacanti. Il Liverpool non fa certo una cattiva figura, anzi regge parecchio bene, ma lo fa soprattutto grazie alle qualità fisiche mentre sul piano qualitativo era evidente la differente lucidità e brillantezza delle avanzate dei Reds, che davvero sfiguravano al paragone con gli avversari: questo è un fatto e su questo Benitez deve riflettere, perché un undici zeppo di ragazzini è stato qualitativamente migliore delle riserve del Liverpool, il che dice che la qualità dei ragazzini è importante (e questo lo si sapeva già), ma anche che queste riserve dei Reds non sempre sono all’altezza. Alla fine la qualificazione dell’Arsenal è più che meritata, dopo aver divertito un Emirates Stadium stracolmo (per un match di Carling Cup gli oltre 60 mila posti erano tutti occupati dai tifosi di casa e da quelli ospiti: in serata si giocava un turno infrasettimanale di un campionato straniero e non si vedeva lo stesso spettacolo) con un calcio delizioso: vedere giocare questi ragazzini è davvero uno spettacolo.

L’Arsenal scende in campo con il solito 4-3-3, che vede in mediana il 18enne Craig Eastmond, al suo esordio in prima squadra. Il tridente è formato da Bendtner e Merida sulle corsie e Eduardo in zona centrale. Il Liverpool risponde con il 4-2-3-1 che vede Kuyt, Voronin e Babel alle spalle di N’Gog. Mediana giovane, con Spearing che affianca un Plessis che viene riproposto per la prima volta in un match ufficiale dopo quasi un anno, dopo la presenza fallimentare da titolare in casa del Tottenham, il match che costò lo scorso anno l’eliminazione dalla Carling Cup: da allora, il promettente francese è entrato in piena crisi.

L’Arsenal prende subito in mano le operazioni a centrocampo, ma la prima occasione da rete è per il Liverpool: azione veloce e verticalizzazione di Voronin per N’Gog che dal vertice destro dell’area col tacco serve per il taglio di Degen, il quale punta al centro con Senderos saltato ma il suo tiro incrociato è davvero pessimo e la palla termina larga. Partita sufficiente dello svizzero, che mostra qualche buona cosa alternata a sciocchezze imbarazzanti. Discreto il primo tempo di N’Gog, che si fa vivo puntando sempre sul centro-destra, anche se poi sparisce totalmente dal campo nel secondo tempo (tornando così ai suoi soliti livelli).

I Gunners comandano a centrocampo e mostrano un vero e proprio campionario di grandi azioni, tra cui un triangolo stretto tra Bendtner ed Eduardo (sprecato poi dal danese che cercava Ramsey per un gol perfetto quando avrebbe dovuto tirare) davvero di qualità enorme. Molto bravo Eastmond, che piazzato davanti alla difesa recupera un buon numero di palloni e soprattutto mostra un grande trattamento della sfera anche in condizioni non semplici. Proprio il lavoro del 18enne è importante al 19’ nell’azione che sblocca il match: l’Arsenal perde palla dopo una rimessa laterale, Eastmond aggredisce il lento Plessis e la recupera, Merida al limite non ci pensa un attimo e calcia in maniera straordinaria con il sinistro colpendo il palo interno e trovando poi la rete dell’1-0. Grandissimo tiro e prima rete ufficiale con l’Arsenal per il talentino spagnolo, reduce da un Mondiale Under 20 giocando alla grande nonostante i risultati della sua Spagna (che ormai fallisce puntualmente ogni torneo giovanile).

Dopo il gol l’Arsenal abbassa la posizione e non esce per qualche minuto, venendo beffato al 26’: lancio lungo e sponda di testa di Babel per Insua che a sorpresa cerca il tiro dalla distanza, la conclusione è centrale ma scende tutta ad un tratto con una traiettoria velenosa che vale l’1-1. Primo gol per il club anche per l’argentino, davvero un altro gran gol. Fabianski appare incolpevole, visto che la traiettoria del pallone è stranissima e ci voleva un balzo disumano per raggiungere la sfera, nonostante fosse centrale: il polacco era avanzato di qualche passo, ma nel calcio moderno un portiere non può stare attaccato alla linea di porta ma deve stare un po’ avanti, per cui se l’avversario ha la bravura per scavalcarlo c’è soltanto da fargli gli applausi. E’ l’unico momento in cui Fabianski ha delle giustificazioni, perché per il resto soffre moltissimo, in particolare con i piedi.

Il Liverpool cerca delle ripartenze con azioni dirette e creano qualche chance perché la linea difensiva dei padroni di casa non è certo la più solida possibile, ma le cose più belle sono create dai padroni di casa, che sono troppo belli per segnare in mischia paurosa al 43’: corner da sinistra, Diego Cavalieri manca la presa in modo ridicolo, Silvestre, Eduardo e Bendtner non riescono a tirare a porta sguarnita e si crea una mischia paurosa alimentata poi da una sponda di Senderos ma Bendtner da ottima posizione gira centralmente e il portiere blocca. Il danese completa così un primo tempo disastroso primo tempo, ma questo Arsenal è troppo bello per segnare così, non è nel suo stile. E’ davvero evidente la differenza di qualità a centrocampo, dove è importante il lavoro di Nasri: il francese in realtà gioca ancora ad alti e bassi perché non è in condizione ideale, ma ha delle aperture e delle idee illuminanti. Oltretutto, questo è il suo ruolo del futuro ed è lì che Wenger lo vorrà utilizzare, creando una coppia di interni di qualità infinita con Fabregas, una coppia che deve soltanto trovare i giusti meccanismi in fase difensiva per essere attuabile sempre (anche se l’impegno dei due offre decisamente più copertura rispetto ad un Diaby attuale che non ci prova neanche a coprire). Nel frattempo, Nasri fa le prove tecniche affiancando Ramsey, vero dominatore a centrocampo: il gallese gioca una partita enorme, risultando sempre vivace, sempre pronto a muoversi per tutto il campo, sempre pronto a combinare sullo stretto con i compagni e regalare tocchi di qualità. Ramsey è il talento del futuro, ma forse meriterebbe maggiore spazio anche adesso: a parte un paio di ingenuità, il suo lavoro è sensazionale, anche in fase difensiva visto che si impegna molto e non disdegna il tackle.

L’Arsenal arriva all’intervallo solo con un risultato che non descrive quanto di buono fatto nel primo tempo, risultato che viene sistemato al 50’: Eastmond riprende un passaggio sbagliato e apre sulla sinistra per il solito Merida che punta l’uomo e tocca al centro, Ramsey e Bendtner si trovano troppo vicini in area ma dopo il tocco del gallese il danese riesce a sfuggire ai difensori e sfonda la porta da posizione ravvicinata, per una belle realizzazione che vale il 2-1. Bendtner si riscatta così, dopo un primo tempo criticato da tutti pesantemente. Criticabile qui anche la difesa di Kyrgiakos, mollissimo a centro area.

Il Liverpool prova ancora a pareggiare immediatamente: al 55’ i Reds ripartono e trovano spazio sulla destra, Voronin e Degen provano a fare l’Arsenal con una serie di scambi corti di prima finché in area l’ucraino tenta il destro incrociato e basso che esce largo di poco.

I Reds provano a rispondere, ma l’Arsenal continua a fare bene a centrocampo e crea altre grandi occasioni: potrebbe arrivare il terzo gol se Eduardo non giocasse con eccessiva leziosità questo match. E’ vero che i Gunners usano questa competizione come vetrina per fare spettacolo, ma l’attaccante centrale dovrebbe essere più concreto: a proposito di spettacolo, l’Arsenal gioca con tranquillità massima e alle volte è fin troppo tranquillo, visto che prova ad uscire dalla difesa sempre palla al piede con combinazioni e con passaggi, senza mai voler buttare il pallone, scelta che in situazioni parecchie complicate vicino all’area di rigore, finendo anche per perdere palla. Questo si può fare in un match approcciato in questo modo, non certo in campionato. Dopo un primo tempo un po’ timido, l’intervallo serve per svegliare Kerrea Gilbert, che nella ripresa domina il sempre pessimo Babel intervenendo sempre in tackle e di fatto non lasciandogli toccare il pallone: chissà che questa prestazione non possa rilanciare la sua carriera all’Arsenal, visto che come vice Sagna l’ivoriano Ebouè convince sempre meno.

Al 74’ Benitez cambia assetto, togliendo lo sparito N’Gog per inserire Benayoun, che fa l’ala sinistra con Babel centravanti. Subito dopo entra anche Aquilani, alla sua prima ufficiale con il club. Il Liverpool fa bene il lavoro di pressione quando alza il pressing nella trequarti avversaria per poi ripartire o fa bene quando riesce a trovare azioni veloci, ma per il resto combina davvero pochino in avanti per pareggiare, anche quando negli ultimi 20 minuti l’Arsenal sembra calare sul piano fisico. I Reds creano problemi alla difesa avversaria (anche se la difesa dell’Arsenal ha problemi di suo solo per lo schierare il pessimo Senderos), ma faticano davvero a creare occasioni vere, sprecando sempre male quelle potenziali: nel finale sono diversi gli affondi e le mischie create, ma manca sempre qualcosa.

Anche per questa incapacità di colpire realmente negli ultimi metri, la vittoria dell’Arsenal è del tutto meritata e allora Wenger può festeggiare nel migliore dei modi la sua 750esima ufficiale sulla panchina dei londinesi: il ruolino dell’alsaziano non è certo malaccio, con 437 vittorie, 177 pareggi e 136 sconfitte, con anche 1373 gol segnati (media di 1,83 a partita) e 683 subiti. Soprattutto arriva la qualificazione ai quarti di finale di Carling Cup, obiettivo che ormai i Gunners raggiungono abitualmente nonostante schierino spesso e volentieri formazioni di ragazzini. Adesso però la mente torna immediatamente al campionato, visto che sabato prossimo andrà in scena il sentitissimo North London derby contro il Tottenham.

Il Liverpool esce sconfitto nonostante la voglia mostrata ed arriva il quinto ko nelle ultime sei partite ufficiali: i Reds non ottengono un risultato utile in trasferta proprio dal terzo turno di Carling Cup, quando vinsero in casa del Leeds. La squadra di Benitez ha mostrato di tenerci alla competizione, ma anche qualche limite di qualità e concretezza. Adesso c’è da preparare una trasferta non semplice come quella contro il Fulham.


Arsenal-Liverpool 2-1

Arsenal (4-3-3): Fabianski 5,5 – Gilbert 7 Senderos 5 Silvestre 6,5 Gibbs 6 – Ramsey 8 Eastmond 7 (75’ Randall sv) Nasri 6,5 – Bendtner 5,5 (76’ Watt 6,5) Eduardo 5,5 Merida 7 (87’ Coquelin sv)

In panchina: Szczesny, Bartley, Frimpong, Sunu
Manager: Arsene Wenger 7

Liverpool (4-2-3-1): Diego Cavalieri 5 – Degen 6 (88’ Eccleston sv) Skrtel 6 Kyrgiakos 5 Insua 6,5 – Spearing 6 Plessis 5 (76’ Aquilani sv) – Kuyt 6,5 Voronin 4,5 Babel 4 – N’Gog 5,5 (74’ Benayoun 5)

In panchina: Reina, Darby, Dossena, Ayala
Manager: Rafa Benitez 5,5

Arbitro: Alan Wiley 7

Gol: 19’ Merida (A), 26’ Insua (L), 50’ Bendtner (A)
Ammonito: nessuno

Migliore in campo: Aaron Ramsey (Arsenal)


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