Playoff di Championship: una finale splendida regala ai Jacks la promozione in Premier League, ma i Royals riescono a render loro la vita molto dura non mollando mai
In questa fine di Maggio, Wembley regala agli appassionati una finale dal sapore epico: la finale della Champions League? No, la finale dei playoff della Championship. La rinominata “partita più ricca del mondo” regala 90 minuti unici e indimenticabili, non soltanto per i vincitori e i propri tifosi, ma anche e soprattutto per gli appassionati neutrali: la chiusura ufficiale della stagione professionistica inglese arriva davvero in termini sensazionali. E’ il tripudio dello Swansea City, che torna nella massima serie inglese per la prima volta dal 1983 e che riesce a tagliare quel traguardo tanto inseguito da anni dai rivali del Cardiff City (rendendo ulteriormente più dolce la conquista): quello di diventare la prima squadra gallese a giocare nella Premier League. La promozione arriva però con grande fatica, creata da un Reading dal grandissimo cuore, sensazionale per capacità di non mollare mai: un po’ puniti dagli episodi, i Royals erano tornati all’intervallo sotto di tre reti, ma non hanno mai perso lo spirito e hanno saputo riaprire la partita, riuscendo a ridare vigore ai propri tifosi e soprattutto di perdere sì ma a testa altissima. In poche parole, a Wembley abbiamo visto tutte quelle caratteristiche che ci portano ad amare così tanto il calcio inglese. Ritmo infuocato, intensità, atmosfera, match sempre vibranti e vivaci: e anche bel gioco, magari in questo match non sempre di stampo puramente british visto che lo Swansea City punta moltissimo su un palleggio quasi alla spagnola, un tipo di gioco però spesso molto godibile anche per i puristi del british football. I Jacks ottengono questo splendido traguardo, dimostrando di aver cambiato di molto la mentalità rispetto alla stagione con Paulo Sousa in panchina. Innanzitutto, già solo per il fatto che questa promozione arrivi in un match in cui gli Swans hanno segnato quattro gol: cosa mai successa in tutta la scorsa stagione (considerando tutte le competizioni). Soprattutto, arriva grazie ad una caratteristica mai esistita nella corsa stagione, ovvero la praticità. Lo scorso anno lo Swansea City era evolutissimo in palleggio e in fase difensiva, ma per trovare il gol c’era sempre una fatica estrema, tanto da finire il campionato con la miseria di 40 gol segnati (in 46 partite), peggior attacco della Championship e vera chiave del mancato accesso ai playoff: non è un caso che in queste pagine lo si era etichettato lo “Swansegnamai”. Quest’anno le cose non sono state perfette, perché c’è stata ancora qualche partita in cui i Jacks hanno segnato meno di quanto avrebbero potuto e dovuto, ma ha chiuso la regular season con un totale di 69 reti segnati (ottavo attacco del campionato): 29 in più della scorsa stagione, tutt’altra vita. Il tutto non minando più di tanto la solidità difensiva: la difesa è rimasta statisticamente la seconda migliore della Championship (alle spalle solo della squadra campione, il Newcastle lo scorso anno, il QPR in questo), passando ai 37 gol subiti l’anno scorso ai 42 subiti in questa regular season. Non solo, una squadra che lo scorso anno era troppo spesso letargica, quest’anno ottiene la promozione con un’estrema praticità: infatti, in questa finale i quattro gol segnati sono arrivati negli unici quattro tiri in porta del match. Grande merito di questo cambio di tendenza va dato assolutamente al manager Brendan Rodgers: il suo arrivo in estate aveva causato mille perplessità, tanto che molti pensavano ad uno sgonfiamento dei Jacks, ad una stagione più difficile. Tutt’altro, Rodgers è riuscito a mettersi alle spalle l’esperienza negativa al Watford e i disastri combinati proprio al Reading, rilanciando non solo il club, ma anche la sua carriera: adesso (a meno di scossoni improbabili) sarà un manager di Premier League e con pienissimo merito. Un anno fa nessuno ci avrebbe messo la firma, ma il 38enne s’è guadagnato tutto il credito nel modo migliore possibile: con il lavoro sul campo. E’ stato bravo a mantenere il gioco mirato molto sul palleggio, ma soprattutto a renderlo più efficace, più incisivo: lo scorso anno con Paulo Sousa in panchina i Jacks diventavano spesso stucchevoli, tanto che si poteva malignare di come questa fosse una squadra da “calcio senza porte”, adesso non si può più affermare questo e l’evoluzione è tutta dovuta al cambio di manager. Oltretutto, Rodgers ha completato il lavoro piazzando pochi ma importanti acquisti, soprattutto quello di Scott Sinclair, talentino offensivo da lui ben conosciuto dai tempi della Squadra Riserve e dell’Academy del Chelsea ma che in prima squadra sembrava proprio non riuscire ad imporsi (lo scorso anno era stato assolutamente fallimentare al Wigan): per lui Rodgers aveva speso la cifra importante (per le capacità del club) di un milione di pounds, ne viene ripagato con interessi da usuraio (ovviamente parlando in modo ironico) visto che Sinclair realizza un hat-trick decisivo nel match con in palio non solo la promozione, ma anche un “bottino” di 90 milioni di pounds. Il manager che la scorsa stagione sbagliava tutto al Reading, adesso ha azzeccato tutto (o quasi) allo Swansea City, passando dall’essere (giustamente) sbeffeggiato all’essere (giustamente) totalmente osannato: lo sport è bello proprio perché è tutto meno che una scienza. C’è stato anche un pizzico di fortuna nel cammino dei Jacks in questi playoff, con i legni che hanno salvato più volte De Vries in momenti topici: dopo i tre colpiti dal Nottingham Forest nel ritorno della semifinale, c’è anche quello colpito da Jem Karacan a negare ai Royals il gol del clamoroso 3-3, per una rimonta nel primo quarto d’ora che sarebbe stata folle. Esce deluso ma a testa alta il Reading, che nella ripresa ha sperato di poter imitare l’impresa del Liverpool del 2005, nella finale di Champions League ad Istanbul: è stato davvero fantastico lo spirito messo in campo dalla squadra di Brian McDermott, mai arresasi nemmeno in circostanze disperate. Come dire, si può anche perdere ma in questo match i Royals volevano metterci comunque tutto quello che avevano, andando anche a riaccendere un match che sembrava finito all’intervallo. La promozione non arriva, ma in questo epico match il Reading ci ha messo parecchio del suo, finendo anzi per farsi preferire spesso a centrocampo: in senso negativo dei Royals, decidono delle sbavature difensive, come la mancanza di disciplina che ha portato a concedere i due rigori decisivi nel match, quello che lo ha aperto e quello che lo ha chiuso definitivamente. Rimane una stagione superba per i Royals, che ad un certo punto nella regular season sembravano non cambiare passo e dover rimanere a metà classifica: invece negli ultimi due mesi c’è stata la grande accelerazione che ha portato al meritato piazzamento playoff e alla conseguente promozione sfiorata. In questi casi poi bisogna esser bravi a cogliere l’aspetto giusto da un verdetto simile: aver perso la finale dei playoff non è la vanificazione di tutto il lavoro svolto nella stagione, ma già è un traguardo esser arrivati a Wembley a giocarsi un match simile.
Il Reading recupera l’ala maliana Jimmy Kebe, che prende il posto di Cummings nell’unica novità di formazione rispetto al ritorno della semifinale contro il Cardiff City. Nessuna novità per lo Swansea City, che deve sempre fare a meno dello squalificato Taylor e che recupera Borini.
Il Reading esce meno dai blocchi e al 2’ ha la prima fiammata del match: De Vries è impreciso nell’uscita sul cross basso di Kebe, ma il rimpallo successivo non favorisce Long. Al 4’ minuto lo Swansea City ha una punizione ghiotta ma Borini calcia molto male e spreca. I Jacks provano a costruire gioco con il solito palleggio, ma in realtà non riescono mai a prendere il controllo del centrocampo, con Britton che è meno determinante rispetto al doppio confronto contro il Nottingham Forest, mentre Allen fatica ancora ad incidere: le uniche fiammate iniziali sono dei Royals, con Long e Kebe che sembrano poter creare molti problemi. Al contrario, è blando l’inizio degli esterni dello Swansea City, specialmente da parte di Dyer, mentre Dobbie fatica ad impattare del match. E’ uno Swansea City contratto ed è una sorpresa, visto che invece in stagione i Jacks avevano quasi sempre espresso il loro meglio proprio nei top match.
Tutte queste sensazioni vengono cancellate di colpo al 21’: attacco insistito che porta al cross di Tate, Khizanishvili sbaglia il tempo dell’intervento e va in ritardo su Dyer che cade in modo abbastanza teatrale. Il contatto c’è ed è calcio di rigore: Sinclair è preciso nello spiazzare Federici ed è il gol dello 0-1, che arriva contro il trend del match.
Allora lo Swansea City si sveglia e si scatena, andando appena un minuto dopo a colpire nuovamente: super giocata di Dobbie che prima controlla sullo stretto e poi si lancia in velocità saltando secco Khizanishvili, cross basso superbo sul quale Federici può solo toccare, sul secondo palo Sinclair è molto lucido e trova lo spiraglio aperto per l’appoggio di piatto che vale il gol dello 0-2. Come successo anche nel match di ritorno contro il Nottingham Forest, è letale l’uno-due dei Jacks: questo ancora più ravvicinato. Dobbie si vede per la prima volta nel match e si propone in una giocata splendida, spaccando da solo la difesa in due. Il Reading era apparso superiore nei primi 20 minuti, ma ora si ritrova sotto di due gol, un po’ come era accaduto anche all’Huddersfield nella finale dei playoff di League One: a differenza dei Terriers, qui sulla carta i Royals hanno però il tempo per provare a tornare in partita. Il Reading prova a reagire immediatamente, ma mostra un deciso nervosismo nei confronti di Phil Dowd, per l’ennesima volta in stagione non convincente nella gestione del match. Lo Swansea City riesce ad allentare il ritmo anche con il solito possesso, ma il Reading continua a provarci e non dispiace ancora a centrocampo, dove riesce a far gioco e lavorare bene in interdizione: davvero buono il lavoro di Karacan, così come la corsa estrema di Leigertwood. Alla lunga però Kebe si spegne: è sempre molto cercato ma è meno brillante nelle sue iniziative, tanto che Tate fa un figurone su di lui.
Al 40’ lo Swansea City va alla fiammata e sembra chiudere il match: Harte è sbilanciato in posizione molto avanzata ed è McAnuff a trovarsi su Dyer, il quale sfugge bene e mette un gran cross basso, Khizanishvili respinge corto, appena dentro l’area c’è libero Dobbie che carica il tiro, trova l’angolino basso sinistro ed è il gol dello 0-3. A centrocampo la partita è alla pari (anzi, si fa preferire il Reading), ma il risultato è nettamente a favore dei Jacks che vedono vicinissima la Premier League. Khizanishvili è colpevole nei primi due gol, ma nel terzo era davvero difficile respingere in modo definitivo su quel cross.
Il Reading non molla nemmeno dopo questo montante subito e al 45’ va vicino al gol: Karacan crossa da destra, Monk sbaglia il piazzamento e va sull’uomo tenuto già da Williams, De Vries rimane a metà con l’uscita e Long rimane libero ma liscia il tiro e l’occasione sfuma. Non precisissimo De Vries in questo match.
La furia del Reading verso l’arbitro continua dopo il fischio finale del primo tempo e per questo vengono espulsi Nigel Gibbs (assistant manager) e il panchinaro Jay Tabb: se c’è un punto negativo nel match, quello è Phil Dowd.
Al 49’ il Reading guadagna l’ottavo corner e trova il gol: batte McAnuff da sinistra, Hunt attacca in anticipo sul primo palo e sfiora il pallone che viene colpito involontariamente da Allen e va diretto verso la porta, De Vries si fa infilare sul primo palo ed è il gol dell’1-3. E’ autogol del centrocampista dello Swansea City: la deviazione di Hunt non era certo diretta verso la porta. Perlomeno, i Royals non meritavano di perdere senza segnare. E’ un inizio di tempo da incubo per Allen, il primo ad affondare nella reazione del Reading. Al 55’ però Dobbie in contropiede si propone in una straordinaria serpentina a saltare tre uomini in area, ma poi sul più bello tira orribilmente largo, mandando addirittura in rimessa laterale. Questo è un giocatore che davvero può fare di tutto, nel bene e nel male. E’ anche il suo ultimo pallone giocato, visto che subito Rodgers fa entrare Pratley. Il Reading continua a provarci mostrando un grande carattere.
E al 57’ tutto è incredibilmente riaperto: corner da sinistra di McAnuff stavolta battuto verso il centro, Monk stacca in anticipo ma fuori tempo, lascia libero Mills che incorna perentoriamente e trova l’angolo alto per il gol del 2-3. Di colpo, tutto torna ad essere in bilico e lo Swansea City va in affanno.
Al 60’ il Reading va vicinissimo al clamoroso pareggio: palla diagonale e superbo lavoro di Long, trova lo scarico per Karacan che da fuori carica la botta bassa e trova in pieno il palo, sulla respinta Hunt cerca il tap-in con il portiere a terra ma è provvidenziale il salvataggio istintivo di Monk in tackle e i Jacks si salvano con fortuna. Incredibile come sia cambiata la partita, con il Reading che aggredisce molto bene e gioca con una superba foga agonistica: ottimo l’avvio di ripresa di McAnuff, i cui spunti mettono in difficoltà un Rangel non convincente. Soltanto a metà ripresa lo Swansea City riesce a respirare, ma adesso sente la pressione e non è brillante, apparendo in chiara difficoltà a centrocampo: Dyer combina pochissimo nella ripresa e anche Sinclair si vede meno e quindi alla squadra manca anche la possibilità di ripartire. Il Reading in questa fase sembra rifiatare dopo aver tenuto ritmi folli: deciso il calo di Kebe nella ripresa, con il maliano che probabilmente sarebbe stato da sostituire.
Proprio quando i Royals tornano a caricare per l’assalto finale, lo Swansea City all’80’ trova un altro rigore: Griffin non contiene il proprio impeto e combina un pasticcio allungando in modo inspiegabile la gamba, Borini non aspettava altro (da buon italiano) ed è rigore. Sinclair calcia molto bene sulla sinistra, Federici intuisce ma non riesce ad arrivarci per il gol del 2-4, per il suo hat-trick personale. Il Reading non si arrende nemmeno adesso e continua a caricare a testa bassa, ma stavolta il match è davvero chiuso.
Il triplice fischio di Dowd serve per l’ufficialità: lo Swansea City torna in massima serie inglese dopo 28 anni. Due le stagioni dei Jacks nella vecchia First Division, con la promozione che arrivò con una leggenda come John Toshack in panchina il 2 Maggio 1981: un 3-1 in casa del Preston North End, con gol di Tommy Craig, Leighton James e Jeremy Charles. La prima storica stagione in massima serie fu strepitosa, con successi prestigiosi contro Liverpool, Manchester United, Arsenal e Tottenham e un grande sesto posto in panchina, ma l’anno successivo arrivò la retrocessione seguita immediatamente dal crollo in Third Division, che portò alla fine dell’era Toshack (presente anche a Wembley in questo pomeriggio) e ad un lungo declino. Adesso invece riappare all’orizzonte il sole della massima serie: adesso si chiama Premier League, adesso è un calcio molto diverso. Tra le 20 partecipanti ci sarà però anche una gallese capace di giocare un calcio estremamente evoluto: ci sarà lo Swansea City AFC.
Sognava la terza stagione in massima serie anche il Reading, ma dovrà ripartire ancora dalla Championship: i Royals dovranno provare a gestire in modo un po’ più continuo la stagione specialmente nella sua parte iniziale, ma verosimilmente potrebbero essere ottimi protagonisti anche nel prossimo campionato. Con lo spirito visto a Wembley tutto è possibile.
Reading-Swansea City 2-4
Reading (4-4-2): Federici sv – Griffin 5,5 (84’ Robson-Kanu sv) Mills 6 Khizanishvili 5 Harte 5,5 – Kebe 5,5 Karacan 7 Leigertwood 6,5 McAnuff 6,5 – Long 6 Hunt 6 (76’ Church sv)
In panchina: McCarthy, Tabb, Howard, Cummings, Pearce
Manager: Brian McDermott 6,5
Swansea City (4-2-3-1): De Vries 5,5 – Rangel 5 Monk 6,5 Williams 6,5 Tate 7 – Britton 6 (77’ Gower sv) Allen 5,5 (89’ Moore sv) – Dyer 6 Dobbie 6,5 (55’ Pratley 5) Sinclair 7 – Borini 5
In panchina: Ma-Kalambay, Beattie, Serran, Richards
Manager: Brendan Rodgers 6,5
Arbitro: Phil Dowd 5
Gol: 21’ rigore Sinclair (SC), 22’ Sinclair (SC), 40’ Dobbie (SC), 49’ autogol Allen (SC), 57’ Mills (R), 80’ rigore Sinclair (SC)
Ammoniti: Griffin, Khizanishvili, McAnuff (R), Borini, Allen, Gower (SC)
Espulso: 46’ Tabb (R) (dalla panchina)
Alla luce di tutti i verdetti, ecco allora come si presenteranno i quattro campionati professionistici inglesi nella stagione 2011/12:
Premier League:
Arsenal
Aston Villa
Blackburn Rovers
Bolton Wanderers
Chelsea
Everton
Fulham
Liverpool
Manchester City
Manchester United
Newcastle United
Norwich City (2o nella Championship 2010/11)
Queens Park Rangers (vincente della Championship 2010/11)
Stoke City
Sunderland
Swansea City (vincente dei playoff della Championship 2010/11)
Tottenham Hotspur
West Bromwich Albion
Wigan Athletic
Wolverhampton Wanderers
Championship:
Barnsley
Birmingham City (18o nella Premier League 2010/11)
Blackpool (19o nella Premier League 2010/11)
Brighton & Hove Albion (vincente della League One 2010/11)
Bristol City
Burnley
Cardiff City
Coventry City
Crystal Palace
Derby County
Doncaster Rovers
Hull City
Ipswich Town
Leeds United
Leicester City
Middlesbrough
Millwall
Nottingham Forest
Peterborough United (vincente dei playoff della League One 2010/11)
Portsmouth
Reading
Southampton (2o nella League One 2010/11)
Watford
West Ham United (20o nella Premier League 2010/11)
League One:
Bournemouth
Brentford
Bury (2o nella League Two 2010/11)
Carlisle United
Charlton Athletic
Chesterfield (vincente della League Two 2010/11)
Colchester United
Exeter City
Hartlepool United
Huddersfield Town
Leyton Orient
Milton Keynes Dons
Notts County
Oldham Athletic
Preston North End (22o nella Championship 2010/11)
Rochdale
Scunthorpe United (24o nella Championship 2010/11)
Sheffield United (23o nella Championship 2010/11)
Sheffield Wednesday
Stevenage (vincente dei playoff della League Two 2010/11)
Tranmere Rovers
Walsall
Wycombe Wanderers (3o nella League Two 2010/11)
Yeovil Town
League Two:
Accrington Stanley
AFC Wimbledon (vincente dei playoff della Conference 2010/11)
Aldershot Town
Barnet
Bradford City
Bristol Rovers (22o nella League One 2010/11)
Burton Albion
Cheltenham Town
Crawley Town (vincente della Conference 2010/11)
Crewe Alexandra
Dagenham & Redbridge (21o nella League One 2010/11)
Gillingham
Hereford United
Macclesfield Town
Morecambe
Northampton Town
Oxford United
Plymouth Argyle (23o nella League One 2010/11)
Port Vale
Rotherham United
Shrewsbury Town
Southend United
Swindon Town (24o nella League One 2010/11)
Torquay United
lunedì 30 maggio 2011
L’hat-trick di Scott Sinclair rompe il grande cuore del Reading: è tripudio Swansea City
Old Trafford è sempre più casa Ferguson: i Posh si scatenano nel finale e tornano in Championship
Playoff di League One: nel momento in cui il gol dell’Huddersfield sembra nell’aria, il Peterborough segna tre gol in successione e conquista la promozione
Lo sport a volte sa essere incredibilmente beffardo: ad Old Trafford per la finale dei playoff della League One se ne accorge in modo clamoroso l’Huddersfield Town, che vede sfuggire la promozione in uno dei modi più brucianti possibili. Dopo aver giocato marginalmente meglio il primo tempo e in modo sicuramente migliore nella ripresa, il gol dei Terriers sembrava assolutamente nell’aria, sembrava potesse arrivare prima o poi: invece, senza quasi accorgersene la squadra di Lee Clark ha subito tre gol ravvicinati, vedendo sfuggire il traguardo in un modo sicuramente eccessivamente brusco. Oltretutto, questo finale di partita abbastanza scioccante finisce per chiudere la lunghissima serie di 27 risultati utili positivi tra regular season e playoff, serie chiusa nel modo più doloroso possibile, proprio nel momento clou. Nel finale di partita si vede totalmente quello che può fare il Peterborough a questo livello in fase offensiva: i Posh han giocato un match altalenante, girando solo a sprazzi e solo raramente. Appena sbloccato il match però la squadra s’è scatenata e ha creato un risultato con un margine incredibile: chi ha visto questa partita, stenta ancora a credere che possa essere finita per 3-0, per giunta per la squadra che per lunghi tratti era apparsa in difficoltà, ma anche questo è il calcio molto particolare del Peterborough. Parliamo di una squadra con l’attacco capace di tutto, con la difesa insicura e tendente a continue distrazioni che hanno portato a tantissimi gol subiti, salvo poi ottenere due clean sheet nei due match decisivi della stagione, nel ritorno della semifinale dei playoff e proprio nella finale: squadra folle se ce n’è una. Allora Old Trafford si conferma sempre più la casa della famiglia Ferguson: sette giorni fa Sir Alex alzava al cielo il trofeo della Premier League (dopo il match dell’ultima giornata contro il Blackpool, anche se il titolo era già stato vinto la settimana precedente) e sullo stesso terreno di gioco anche il figlio Darren può alzare un trofeo, il trofeo assegnato alla squadra vincente dei playoff. Soprattutto, questo trofeo vuol dire concretamente che Darren Ferguson è riuscito ancora una volta a centrare un traguardo eccellente sulla panchina del Peterborough e l’ha ottenuto curiosamente proprio nella casa del padre. E’ il culmine di un paio di stagioni davvero particolari per il manager 39enne, costretto a subire nel corso della scorsa Championship dal Peterborough un esonero considerato da tutti abbastanza assurdo: di fatto, per tanti quello è il momento in cui i Posh hanno perso tutte le speranze di salvezza. La causa era stata un’incomprensione e una lite con il focoso chairman Darragh MacAnthony, una lite che ha finito per fare male a tutti: al club e al manager. Per Ferguson allora si sono aperte le porte del Preston, decisamente sgonfiatosi dopo aver raggiunto i playoff nella stagione precedente (con Alan Irvine in panchina): al Deepdale però il manager non ha mai saputo imporre la propria mano e ha finito per fare male, tanto che lo scorso Dicembre è arrivato il divorzio con i Lilywhites, divorzio abbastanza inevitabile dopo un pessimo inizio di stagione. Un momento duro per la carriera di Ferguson e tutti a chiedersi se arriverà il modo per vedere rilanciata la carriera da manager. Ebbene, sono passate circa due settimane e il figlio di Sir Alex ha ricevuto la chiamata importante: clamorosamente, proprio quella del Peterborough. Come detto, il divorzio aveva fatto anche al club, che non solo aveva reso inevitabile la retrocessione, ma che in questa League One non riusciva a cambiare passo: grande attacco, ma difesa assolutamente scolapasta, per una squadra capace di regalare risultati quasi sempre molto ricchi di reti (in negativo e in positivo). A questo punto allora diventa fondamentale la mediazione del Director Of Football Barry Fry, altro personaggio molto particolare che è riuscito a ricomporre la frattura tra MacAnthony e Ferguson, portando così al cambio di manager (con l’addio di Gary Johnson, mai capace di convincere del tutto a London Road). Al solito, i ritorni in panchina sono sempre molto difficili da valutare a priori: minestra riscaldata o fuoco che si riaccende? Per i primi mesi, si può affermare che a prevalere è la seconda opzione: Ferguson ha raddrizzato la barca portando il Peterborough costantemente in zona playoff (anche se non riuscendo a puntare per la promozione diretta), riuscendo a rendere un po’ meno disastrosa la difesa (non solida, ma meno peggio di prima), portando la squadra a subire mediamente qualche gol in meno. Il tutto trova il proprio culmine in una particolare finale dei playoff di League One, che alla fine in qualche modo vede il Peterborough trionfare e ottenere la terza promozione negli ultimi quattro anni: Ferguson è arrivato per la prima volta a London Road nel Gennaio 2007, il che vuol dire che ogni stagione che lo ha visto chiudere al timone dei Posh ha portato al cambio di categoria. Molto rimarchevole. Finisce male una stagione per certi versi anche poco fortunata per l’Huddersfield, che ha giocato una grande regular season: provare a dare delle colpe ad una squadra capace di chiudere la regular season con 25 risultati utili consecutivi è davvero difficile. La realtà è che i Terriers si sono trovati a competere contro un Brighton dominante e capolista lanciata dall’inizio alla fine, oltre ad una squadra dal grande nome e costruita decisamente bene come il Southampton: ovvero, si sono trovati a competere contro due ostacoli fin troppo ardui. Il turning point negativo è stato l’8 Marzo, quando il Town ha vinto per 2-1 in casa contro il Rochdale ma perdendo per un gravissimo infortunio l’estrosa ala Anthony Pilkington, sicuramente uno dei migliori in questo campionato: alla fine, Lee Clark ha dovuto chiudere la regular season e giocare i playoff senza il proprio elemento fondamentale. E’ uno dei tanti rammarichi, per una squadra che dovrà allora ripartire nuovamente dalla League One: per il secondo anno consecutivo, l’assalto alla Championship viene spento dai playoff (lo scorso anno fu il Millwall ad estromettere i Terriers nella semifinale dei playoff).
L’Huddersfield torna al modulo ad una punta utilizzato molto spesso lontano dal Galpharm Stadium, con Afobe unico attaccante e Arfield alle sue spalle, a prendere il posto di Rhodes per l’unica novità di formazione rispetto al ritorno della semifinale contro il Bournemouth. Nessuna novità di formazione invece per il Peterborough, che conferma di partenza il 4-3-1-2 con Boyd alle spalle di Mackail-Smith e Tomlin. Charlie Lee torna dalla squalifica, ma è Grant Basey a giocare da terzino sinistro.
E’ subito gran battaglia in campo e al 5’ c’è la grossa chance per i Posh: l’azione parte dalla palla persa da Hunt a centrocampo, Tomlin è eccellente di prima a prolungare per Mackail-Smith che si incunea centralmente e si presenta davanti al portiere, il tiro è toccato leggermente dal tackle in recupero di Kay e il pallone finisce sul palo esterno. Grande chance per ottenere il fondamentale early goal. E’ un ottimo inizio per il Peterborough, che prende in mano il gioco con Boyd a menare le danze: i Posh propongono alcune solite azioni di ottima fattura, questo trend positivo dura molto poco. L’Huddersfield invece si trova a rincorrere inizialmente, ma si scuote al 19’ col primo squillo in mischia nata da rimessa laterale ma sull’incornata di Clarke è semplice la parata di Jones: primo segno di fatica per la difesa del Peterborough, con Zakuani in particolare che tentenna continuamente, mentre Ryan Bennett è decisamente più sicuro e sbaglia meno. Allora adesso è l’Huddersfield a crescere, andando prima a rompere il ritmo avversario, poi a fare la partita: al solito, Kilbane svolge un lavoro un po’ più oscuro e di equilibrio, mentre a Peltier è chiesta una grande corsa e il 24enne svolge bene il proprio compito ed esce bene alla distanza. Manca però lo spunto offensivo: Arfield si vede pochissimo, Ward nel primo tempo non riesce ad entrare in partita e Afobe rimane sempre abbastanza isolato, oltre ad essere di suo abbastanza pasticcione. Qualcuno parla per la punta frutto dell’Academy dell’Arsenal addirittura di un futuro da “top team”: in realtà, non sembra avere la potenzialità necessaria per andare così lontano (anzi, probabilmente proprio questo è il suo livello). Il Peterborough ora fatica, con Boyd che si spegne col passare dei minuti e il centrocampo che non appare ben inquadrato: eccellente il lavoro di McCann come perno basso, ma i due interni Wesolowski e soprattutto Rowe non hanno proprio impatto. Bene i due terzini: Little spinge bene nel primo tempo (più timido nella ripresa), mentre Basey appare molto difficile da superare. I Posh hanno un trend decisamente in calando in questo primo tempo. E’ un primo tempo decisamente molto battuto, ma mancano le occasioni. Arriva qualcosa nel recupero: nel primo minuto la mischia dopo un corner crea una chance per Afobe, ma da posizione centralmente si gira non inquadrando la porta anche in modo grossolano. Nel quarto minuto di recupero un’azione a percussione del Peterborough crea una chance per Mackail-Smith, che cerca il tiro con l’esterno ma non inquadra la porta.
E’ ancora buono l’inizio di tempo del Peterborough che al 51’ è pericoloso con la punizione di McCann: la palla è alta di poco con Ian Bennett sulla traiettoria, ma questa è in qualche modo un’avvisaglia. Questa volta però la supremazia dei Posh dura molto meno, perché è immediata la reazione dell’Huddersfield che a quel punto inizia a comandare in modo anche parecchio netto a centrocampo: il secondo tempo è meno equilibrato.
Al 59’ il pallone è lanciato sulla destra, bravissimo Ward a prendere il tempo e sfuggire in velocità a Basey, ci sono tre compagni in area ma invece di andare all’assist ma il 19enne di proprietà del Bolton rientra sul sinistro e spara cercando l’incrocio lontano ma il pallone impatta sulla traversa. Soluzione egoistica che stava per diventare decisiva e gran fiammata di Ward, decisamente cresciuto nella ripresa. E’ un momento ottimo per i Terriers, che hanno gran ritmo e ottima pressione e per diversi minuti il Peterborough non riesce ad uscire. Adesso gli esterni dell’Huddersfield creano parecchio, ma Afobe continua a pasticciare e il Town non punge.
Al 4’ un problema agli adduttori costringe Basey a lasciare il campo e al suo posto entra Charlie Lee: non un impatto fortunato per il terzino, che nei primi due minuti finisce per beccarsi un giallo (giusto) e anche un colpo alla testa, tanto per ricevere il benvenuto. E’ un secondo tempo molto difficile per Mackail-Smith: la squadra è costretta ad abbassare il proprio baricentro e per lui i servizi sono minimi. Tomlin (attaccante di equilibrio) già non riusciva ad appoggiare con continuità nel primo tempo e in questa ripresa di fatto funge solo da centrocampista aggiunto. Anche Boyd abbassa molto la posizione, ma Wesolowski e Rowe continuano a non trovare una grande posizione in campo. Solo all’altezza del 75’ i Posh riescono ad uscire, guadagnando qualche punizione.
Soprattutto è decisiva quella defilata sulla destra del 78’: McCann batte teso dentro, Rowe a centro-area spizza di testa cambiando la traiettoria in modo velenoso e beffando Ian Bennett per il gol dello 0-1, che arriva contro il trend del match. Incredibile anche che a segnarlo sia Tommy Rowe, che fino a quel momento era stato il peggiore in campo.
Addirittura i Posh trovano anche l’uno-due all’80’: Boyd lavora palla sulla sinistra e riesce a mettere in area per Mackail-Smith, destro deviato in modo beffardo da Kay che si infila nell’angolo lontano non dando scampo a Ian Bennett per il gol dello 0-2. Non manca il gol del bomber dei Posh, ma è un verdetto molto amaro per l’Huddersfield, il cui gol sembrava nell’area.
A rendere più pesante il passivo e più bruciante il verdetto all’85’ c’è il terzo gol: altra punizione dal limite decentrata sulla destra (più accentrata della precedente), McCann calcia benissimo scavalcando la barriera e trovando a giro l’angolo vicino, è un’ottima conclusione e Ian Bennett ancora non può far nulla per evitare il gol dello 0-3. Gol realizzato dal migliore in campo nel match: senza dubbi. Ha sofferto tantissimo per gran parte della ripresa, ma appena s’è acceso il Peterborough è stato terrificante. Adesso addirittura si aprono delle praterie per dilagare, ma il risultato non cambio.
Molto bello al fischio finale dell’arbitro l’abbraccio tra i due manager: gesto bellissimo al termine di una partita così importante e così combattuta. Lee Clark per altro continua con gesti di fair-play, andando poi a stringere la mano a tutti i giocatori avversari che stavano festeggiando: sconfitto sì, ma da gran signore. E’ però il Peterborough ad inserire il proprio nome tra le 24 partecipanti alla Championship 2011/12, un ritorno immediato dopo la retrocessione della scorsa stagione: l’anno scorso i Posh pasticciarono parecchio nella gestione del campionato e i tifosi sperano che quegli errori possano valere anche da insegnamento.
Deve rimanere invece tra le 24 della League One 2011/12 l’Huddersfield, che paga decisamente la scarsa incisività offensiva: la mole di gioco è stata buona (specialmente nella ripresa), ma sono state troppo poche le occasioni create. Adesso c’è solo da rimboccarsi le maniche e tentare il nuovo assalto alla promozione: di certo, anche la prossima League One potrebbe essere non semplice, con le due squadre di Sheffield e il Charlton in cerca di riscatto, con il possibile innesto delle solite sorprese (come è stato di fatto anche il Brighton, dominante in questo campionato ma che in pochi davano tra le promosse).
Huddersfield-Peterborough 0-3
Huddersfield (4-2-3-1): Ian Bennett 6 – Hunt 6,5 Kay 6,5 Clarke 6 Naysmith 6 – Peltier 6,5 Kilbane 6 – Ward 6 (79’ Cadamarteri sv) Arfield 5 (81’ Alan Lee sv) Roberts 6 – Afobe 4,5 (81’ Rhodes sv)
In panchina: Colgan, McCombe, Gudjonsson, Novak
Manager: Lee Clark 6
Peterborough (4-3-1-2): Jones 6 – Little 6,5 Ryan Bennett 6,5 Zakuani 5,5 Basey 6,5 (64’ Charlie Lee 6) – Wesolowski 5 McCann 7,5 Rowe 6 (84’ Whelpdale sv) – Boyd 6 – Mackail-Smith 6,5 Tomlin 5,5 (92’ Ball sv)
In panchina: Richardson, Langmead, Mendez-Laing, Newell
Manager: Darren Ferguson 6
Arbitro: Steve Tanner 6
Gol: 78’ Rowe, 80’ Mackail-Smith, 85’ McCann
Ammoniti: Peltier, Hunt, Kay (H), Tomlin, Charlie Lee (P)
Migliore in campo: Grant McCann (Peterborough)
domenica 29 maggio 2011
John Mousinho è lo Special One: il guizzo del centrocampista porta lo Stevenage alla promozione
Playoff di League Two: il Torquay non punge in avanti a parte la traversa di Robinson e allora vince la concretezza del Boro, alla seconda promozione consecutiva
Non sarà probabilmente la squadra capace di esprimere il calcio più stiloso e bello da vedere in tutta la Football League, ma la storia della stagione nel calcio professionistico inglese è assolutamente quella rappresentata dallo Stevenage, capace di compiere una vera e propria impresa: non c’è altro modo di descrivere il risultato ottenuto, che va ben oltre al traguardo (già molto rimarchevole) del double-up (centrato anche dal Norwich City, promosso in Premier League). Questo successo contro il Torquay United nella finale dei playoff di League Two è il completamento di quattro anni fantastici per lo Stevenage, partendo infatti dal 2007, quando il club iniziò di fatto il proprio ciclo andando a vincere il 12 Maggio l’FA Trophy (trofeo nazionale per le squadre semi-professionistiche), superando in finale il Kidderminster e con una grande rimonta: sotto di due gol per la doppietta di James Constable, il Boro riuscì a ribaltare tutto con le reti di Mitchell Cole, Craig Dobson e Steve Morison (ora al Millwall), divenendo di fatto la prima squadra a vincere una finale ufficiale nel nuovo Wembley. Il trionfo arrivò con Mark Stimson in panchina, ma il manager poi lasciò l’Ottobre successivo per approdare in Football League alla guida del Gillingham. Ad assumere la guida della squadra fu Peter Taylor, il quale però non riuscì a portare lo Stevenage ai playoff in Conference e si dimise a fine stagione. A quel punto, dopo un anno di fatto perso, a riaccendere il fuoco nel ciclo dello Stevenage è stato il ritorno di Graham Westley, il quale tanto per non farsi mancare nulla portò il club a vincere nuovamente l’FA Trophy (battendo in finale lo York City per 2-0, con gol del solito Steve Morison e di Lee Boylan) e portandolo al traguardo dei playoff, persi però in semifinale contro il Cambridge United. Il passo successivo è stato compiuto nella stagione 2009/10, quando dopo una stagione splendida lo Stevenage è riuscito ad ottenere finalmente la prima promozione nel calcio professionistico inglese, andando a vincere la Conference: in realtà, il Boro aveva già vinto una volta questo campionato nella stagione 1995/96, ma la propria iscrizione alla Football League venne bocciata per insufficienti strutture (le facilities) dello stadio, una mancata iscrizione della quale si agevolò (corsi e ricorsi storici) proprio il Torquay United, proprio la squadra battuta nella finale di questi playoff di League Two ad Old Trafford. I Gulls finirono ultimi quella stagione in quarta serie, ma evitarono per questo motivo la retrocessione. Stavolta per non ci son state facilities che tengano e lo Stevenage ha potuto giocare la propria prima stagione in League Two, impattando molto bene con il campionato e installandosi tranquillamente nelle zone di metà classifica, prendendo anche diverse soddisfazioni, come anche la vittoria per 3-1 sul Newcastle nel terzo turno di FA Cup, prestazione incoronata come la migliore della stagione ai Football League Awards. Sembrava dovesse essere questa la dimensione del Boro, che invece ha avuto una grande impennata in là nella stagione, ottenendo il sesto posto e conseguentemente la qualificazione ai playoff. Sarebbe stata già così un’annata prodigiosa per un club alla prima esperienza in Football League, ma il meglio doveva ancora avvenire: dopo essersi sbarazzato senza troppi problemi dell’Accrington Stanley in semifinale, la vittoria proprio sul Torquay United vale una fantastica promozione in League One. Quella League Two tanto sognata per anni è allora abbandonata dopo appena una stagione e nel migliore dei modi: al secondo anno da professionista il Boro giocherà già in terza serie, traguardo incredibile. Come detto inizialmente, lo Stevenage non è la squadra dal gioco più frizzante tra quelle del campionato, anzi di tanto in tanto pratica un gioco abbastanza rozzo, ma è una squadra molto organizzata e soprattutto molto concreta: raramente diverte, ma spesso trova il modo di vincere le partite, storia vista in tutte e tre i match affrontati in questi playoff. Non è stata certo una finale indimenticabile, anzi è stata una finale bruttina per lunghi tratti, non di grande livello tecnico. Un match decisamente bloccato risolto da uno spunto personale, dal gran gol di John Mousinho, il vero Special One per il Boro: il suo gol vuol dire League One. Per il resto c’è stato poco, pochi tiri, poche occasioni. Il Torquay lascia Old Trafford deluso, ma rimane una stagione decisamente buona anche per i Gulls, che (va ricordato) la loro promozione dalla Conference l’hanno ottenuta solo due anni fa: Paul Buckle s’era posto l’obiettivo dei playoff ed è riuscito a centrarlo, nonostante una stagione con qualche periodo no di troppo. In semifinale i Gulls erano riusciti ad eliminare lo Shrewsbury, ovvero la squadra ampiamente più quotata tra le quattro qualificate, ma in finale non sono riusciti proprio ad esprimersi: stesso discorso che si era fatto anche per l’Accrington Stanley, segno che evidentemente è una qualità dello Stevenage quella di far giocare male i propri avversari. Nella ripresa il Torquay è riuscito a portare una buona pressione, ma è mancata decisamente l’incisività negli ultimi metri: diverse buone azioni finalizzate male. L’unica vera chance è capitata al più brillante tra gli elementi offensivi, ma la traversa ha negato il gol a Jake Robinson.
Lo Stevenage propone una novità rispetto all’undici che ha vinto in casa dell’Accrington Stanley ed è il rientro del fondamentale John Mousinho dalla squalifica: è Darren Murphy a scivolare in panchina. Il Torquay riesce a recuperare l’acciaccato Robinson e allora conferma lo stesso undici che ha pareggiato in casa dello Shrewsbury nel ritorno della semifinale dei playoff.
L’inizio è molto equilibrato, con le due squadre molto attente e che propongono uno spunto per parte nei primi otto minuti. Più continuo in questo primo tempo lo Stevenage, che riesce a sfruttare un po’ meglio le corsie, anche se poi alla lunga né Wilson a destra né Long a sinistra si rendono protagonisti di una prestazione irresistibile. Il match è decisamente bloccato e c’è poco lavoro per i due portieri. Col passare dei minuti inizia ad entrare in partita Jake Robinson: sicuramente suoi gli unici guizzi interessanti nel primo tempo del Torquay, in particolare con un paio di spunti pericolosi che costringono la difesa a rinvii affannosi. Le due squadre sono abbastanza tese e non riescono a giocare, proponendo anche di tanto in tanto errori tecnici decisamente evitabili. A confermare la poca qualità vista in campo, gli interni di centrocampo delle due squadre si vedono molto poco, saltati dai lanci lunghi o bypassati da azioni partite direttamente dalle corsie, senza però grande imprevedibilità. Provano a far qualcosa i due centravanti delle due squadre: Darius Charles da una parte e Chris Zebroski dall’altra sgomitano contro i difensori avversari, ma fanno anche loro molta fatica. La prima chance del match arriva solo al 37’ con un cross da destra dopo un corner, proprio Charles schiaccia il colpo di testa e la palla termina alta non di molto dopo il rimbalzo a terra.
John Mousinho si vede poco in questo primo tempo, ma quando si vede al 41’ spacca in due la partita con una grande giocata: Charles spalle alla porta appoggia per il centrocampista 25enne, il quale avanza in corsa e al limite scarica una rasoiata imprendibile verso l’angolo lontano, trovando in grande stile il gol dell’1-0. Serviva un episodio o una grande giocata per aprire questa partita, arriva una grande giocata e la trova l’elemento sicuramente più qualitativo dello Stevenage, un elemento che sa bene come si ottengono le promozioni dalla League Two dopo quella ottenuta due stagioni fa con il Wycombe.
Il Torquay prova a rispondere subito: al 43’ un corner da sinistra viene incornato perentoriamente da Branston ma con il portiere fermo il pallone esce di pochissimo rispetto al palo destro. In questo finale di primo tempo sono parecchie le sbavature di Bostwick al centro della difesa dello Stevenage: per fortuna di Westley, il 23enne si riprende nella ripresa.
La ripresa inizia con il Torquay che ci mette grande foga, trovando anche una buona chance: un buon pallone di O’Kane libera Kee sulla sinistra, ma il tiro sul primo palo non è irresistibile e Day respinge di piede. E’ un inizio vigoroso quello dei Gulls, che mette in grossa difficoltà lo Stevenage: molto buono soprattutto l’apporto di O’Kane, che cresce e inizia a prende in mano le operazioni. Tomlin però deve entrare più in partita e si vede poco: peraltro, Buckle sposta il 28enne nella posizione di ala, invertendolo con Kee.
Le Stevenage fa fatica ed è costretto anche a due cambi in avvio di ripresa: il primo è tattico, al 62’ è per l’infortunio agli adduttori di Reid, sostituito da Harrison, il cui impatto nel match è molto buono e permette alla squadra di rifiatare e di spezzettare la pressione avversaria. La difesa del Boro continua ad esser impegnata, ma non concede grosse occasioni. Al 69’ però il Torquay si distende bene, Tomlin assiste Robinson ma ancora una volta un tiro dei Gulls sul primo palo non è granché e Day para. Il Torquay dovrebbe essere più preciso nel capitalizzare la propria pressione, ma in realtà fa fatica a pungere negli ultimi metri. Lo Stevenage ormai punta a coprirsi e si vede raramente in avanti: per qualche minuto il jolly Charles passa a fare il difensore centrale in un 5-4-1, fino a quando viene sostituito da un attaccante come Beardsley.
In tutto il secondo tempo di pressione, il Torquay fatica a creare occasioni vere. La chance della vita capita al 76’: lancio lungo a cercare Kee, Henry respinge di testa ma il pallone diventa buono per Robinson che va al destro potente e con grande effetto con direzione centrale che supera Day ma colpisce la parte alta della traversa. Era questa l’occasione che avrebbe potuto cambiare la storia del match. E’ infatti poco lucido il finale di partita del Torquay e lo Stevenage riesce a far scorrere i minuti senza dover soffrire. I Gulls non riescono a portare quindi un vero e proprio assalto finale, ma a 40 secondi hanno una mezza chance che il subentrato Stevens non sfrutta pasticciando un paio di volte.
Lo Stevenage può festeggiare la propria grande impresa: l’ultima squadra ad aver compiuto il doppio salto di categoria dalla Conference alla League One era stato l’Exeter City tra 2008 e 2009. E’ chiaro però che questo del Boro ha un sapore addirittura maggiore, pensando che questo è il primo anno tra i professionisti del club: altro che transizione nel calcio della Football League, qui è arrivato il colpaccio. E alla fine continuando con questo progetto e con questo spirito di gioco, anche in terza serie lo Stevenage sarebbe un avversario molto scomodo da affrontare, visto che riesce ad essere molto ostico. Di certo, per ora Westley e la squadra possono godersi una festa splendida: in questo sabato davvero per lo Stevenage il bellissimo Old Trafford è stato lo stadio dei sogni, anzi “The Theatre Of Dreams”. Chapeau.
Si chiude con la sconfitta all’ultimissimo atto la stagione del Torquay, autore di una partita un po’ sottotono: alla fine è stato comunque un match deciso da un solo episodio, che non è andato dalla parte dei Gulls. Rimane una stagione ottima, con la squadra partita con l’obiettivo molto ambizioso dei playoff: obiettivo centrato. L’importante sarà non farsi prendere dallo scoramento per la promozione sfuggita per così poco: è stata una grande occasione, ma programmando con lucidità questa squadra potrebbe anche crearsene altre.
Stevenage-Torquay 1-0
Stevenage (4-4-2): Day 6,5 – Henry 6 Bostwick 6 Roberts 6,5 Laird 6,5 – Wilson 5 Mousinho 6,5 Byrom 5 (57’ Murphy 6) Long 6 – Charles 5,5 (85’ Beardsley sv) Reid 5,5 (62’ Harrison 6,5)
In panchina: Welch, Ashton, May, Winn
Manager: Graham Westley 6,5
Torquay (4-4-2): Bevan 6 – Mansell 6,5 Robertson 6,5 Branston 6 Nicholson 6 (83’ Rowe-Turner sv) – Kee 6 O’Kane 6,5 Lathrope 5,5 (79’ Oastler sv) Robinson 6,5 – Zebroski 5,5 Tomlin 5
In panchina: Potter, Ellis, Macklin, Halpin
Manager: Paul Buckle 5,5
Arbitro: Darren Deadman 6,5
Gol: 41’ Mousinho
Ammoniti: Mousinho, Harrison (S), Zebroski, Oastler (T)
Migliore in campo: John Mousinho (Stevenage)
Wembley non sorride ai Red Devils: sono i Blaugrana ad alzare la coppa
Champions League: come a Roma, il Manchester United parte bene ma si spegne subito e nuovamente non riesce a trovare risposte al Barcellona
Barcellona-Manchester United 3-1: Alla fine, come previsto da tempo, vincono i Prescelti. Meritando eccome nella finale di Champions League, anche se per arrivarci si è avuto bisogno di decisioni fin troppo chiare e lampanti, vedi le tanto chiacchierate espulsioni di Van Persie e Pepe: quando nasceva un momento di difficoltà, la strada veniva (ri)messa in discesa. Ovviamente il Barcellona è molto forte e chi dice l’opposto non conosce il calcio, ma sarebbe bello vederlo vincere in Europa anche da solo, senza bisogno di decisioni fin troppo controverse: nel 2006, nel 2009 e nel 2011 è accaduto questo, fermo restando che negli atti conclusivi le due finali contro il Manchester United sono stati singolarmente verdetti limpidi (verrebbe da dire: chiaro, non ce n’è stato il bisogno). I Red Devils vengono allora sconfitti nuovamente all’ultimo atto e nuovamente dal Barcellona, al termine di una finale abbastanza simile per svolgimento: gli inglesi sono partiti forte, ma per tutto il resto della partita non hanno saputo trovare armi per affrontare e difendersi da una squadra più forte. Film della finale di Roma, stesso film per questa finale di Wembley. La squadra di Ferguson ha davvero poco da rimproverarsi, perché anche in questo caso tutti ce l’hanno messa assolutamente tutta: semplicemente bisognerebbe trovare delle nuove armi per competere contro il Barcellona nella partita secca, armi tecniche o tattiche. Oppure sperando che finisca un’era in casa Barcellona, ma evidentemente club come il Manchester United devono guardare solo in casa propria e non certo a ciò che succede da altre parti. Di certo, se le cose dovessero rimanere così, anche nel caso ci fosse una terza finale tra Blaugrana e Red Devils, al 90% avrebbe lo stesso verdetto (tralasciando ogni veleno). Rimane una grande stagione per il Manchester United: semplicemente però questo non era il miglior Manchester United che abbiamo visto negli ultimi 20 anni e lo si è sempre detto, quindi sarebbe stato davvero complicato vedere i Red Devils proprio quest’anno sulla vetta d’Europa. Ferguson schiera in campo l’undici ampiamente previsto, ma regala una novità incredibile in panchina, dove Owen viene preferito a Berbatov: secondo i rumours, il bulgaro è andato via e non ha seguito nemmeno la partita. Aria di addio? Il Manchester United inizia con foga e sembra poter prendere l’iniziativa. Dura però 10 minuti: tutto il resto del match è comandato (con vertici maggiori e minori) dal palleggio del Barcellona, con il solito Xavi dominante a centrocampo. Il difetto degli spagnoli è che l’attacco spreca un tantino troppo nel primo tempo: il tridente però trova il modo di riscattarsi, visto che tutti e tre gli attaccanti vanno poi a segno. Chance importante sprecata da Pedro, mentre poi un tiro di Villa esce di poco rispetto al palo. Il Manchester United è in grossa difficoltà a centrocampo, con Carrick in balia degli avversari e Valencia che non riesce proprio ad entrare la partita. La difesa tutto sommato regge bene, ma la pressione è troppo continua per non poter subire gol: e arriva su una delle solite verticalizzazioni di Xavi, a trovare Pedro che infila sul primo palo. Brutto però il piazzamento di Van der Sar, che non protegge il suo angolo e permette all’avversario la finalizzazione meno complicata. Sembra lo stesso film di due anni fa, ma qui c’è una variazione: la reazione di carattere dello United. Arriva il pareggio e anche molto bello: Rooney combina con un compagno, poi in area combina anche con Giggs e scarica la conclusione imparabile per Victor Valdes trovando l’1-1. In diretta e dai primi replay sembrerebbe esserci un fuorigioco di Giggs: a ben vedere, forse (forse) una gamba di Abidal rimane dietro e rende del tutto al limite la posizione del gallese. Decisione molto marginale, difficile da pescare. Invece di un cambio di passo del Manchester United, la ripresa finisce per acuire le differenze tra le due squadre. Il Barcellona carica fino a quando segna: Messi trova la conclusione a sorpresa dal limite, il pallone basso sorprende Van der Sar ed è il 2-1. Anche qui non bene l’olandese, piazzato eccessivamente sulla propria destra: piazzamento brutto, tanto che il pallone alla fine entra poco più che a tre quarti della porta, non perfettamente angolato. Non proprio l’addio da ricordare per un grande portiere come Edwin Van der Sar. Il Manchester United non riesce a reagire e Hernandez combina pochissimo. Rimane superiore il Barcellona, Van der Sar reagisce in parte con un paio di buone parate, ma il terzo gol appare inevitabile: e lo è. David Villa è velocissimo nel controllare e sparare dal limite pescando l’incrocio dei pali e il 3-1. Il resto è solo attesa del fischio finale, per la festa del Barcellona: oggettivamente meritata in questa serata. Il cammino è un po’ meno limpido, ma probabilmente la colpa è da dare più alle varie Federazioni, alla Uefa: il Barcellona ha bisogno davvero di quegli aiuti nei momenti di difficoltà, di quelle espulsioni di Van Persie e Pepe? Nel 2009 il discorso è diverso, perché senza Ovrebo in finale sarebbe andato il Chelsea, ma in questo caso? Sarebbe stato curioso vedere come il Barcellona avrebbe reagito a quelle difficoltà: e probabilmente ce l’avrebbe anche fatta da solo. Per cui, per favore: che la Uefa la smetta con questo trattamento di favore, che faccia decidere solo il campo. Tanto quando non ce n’è di bisogno, si finisce per vedere partite come quelle di stasera, dove davvero nessuno può dire che nei 90 minuti il Barcellona meritasse la vittoria. Per quanto riguarda il Manchester United, le finali le perdono solo chi ci arriva: tante squadre in giro per l’Europa avrebbero messo la firma per esser lì a giocarsi l’ultimo atto e questo va ricordato, anche se ovviamente perdere due finali di Champions League in tre anni (e dallo stesso avversario) è parecchio bruciante. Ma quasi sempre perdere la finale è un esito negativo di un cammino positivo: ebbene, in questo caso il cammino europeo dei Red Devils è stato positivo. Onore quindi anche al Manchester United, uscito sconfitto ma più che a testa alta: questo è lo sport e nello sport si vince e si perde.
Migliore in campo: Xavi Hernandez (Barcellona)
Finale Champions League a Wembley:
Sabato 28 Maggio:
Barcellona-Manchester United 3-1: 27’ Pedro (B), 34’ Rooney (MU), 54’ Messi (B), 69’ Villa (B)
Barcellona-Manchester United 3-1
Barcellona (4-3-3): Victor Valdez 6 – Daniel Alves 6 (88’ Puyol sv) Mascherano 6,5 Piquè 5,5 Abidal 6 – Xavi 7,5 Sergi Busquets 7 Iniesta 7 – David Villa 6,5 (86’ Keita sv) Messi 6,5 Pedro 6,5 (92’ Afellay sv)
In panchina: Oier Olazabal, Bojan, Adriano, Thiago Alcantara
Coach: Josep Guardiola 6,5
Manchester United (4-2-3-1): Van der Sar 5 – Fabio Da Silva 6 (69’ Nani sv) Ferdinand 6,5 Vidic 6,5 Evra 6 – Carrick 5 (77’ Scholes sv) Giggs 6 – Valencia 5 Rooney 6 Park Ji-Sung 5,5 – Hernandez 4
In panchina: Kuszczak, Owen, Anderson, Smalling, Fletcher
Manager: Alex Ferguson 5,5
Arbitro: Viktor Kassai (Ungheria) 6
Gol: 27’ Pedro (B), 34’ Rooney (MU), 54’ Messi (B), 69’ Villa (B)
Ammoniti: Daniel Alves, Victor Valdes (B), Carrick, Valencia (MU)
Migliore in campo: Xavi Hernandez (Barcellona)
lunedì 23 maggio 2011
Il Wolverhampton si affida al last minute e sale in extremis sul volo per la prossima Premier League
Le altre partite dell’ultima giornata di Premier League: Roman Pavlyuchenko manda il Birmingham City in Championship e gli Spurs in Europa League, mentre anche il Wigan festeggia la salvezza
Wolverhampton-Blackburn 2-3: Come avevamo scritto la scorsa settimana, questa domenica di passione di Premier League per le cinque squadre coinvolte nella lotta per la salvezza non si è giocato tanto sulla tattica o sulle qualità logiche e razionali, ma tutto sul cuore, sulle energie: anche sulla fortuna. E soprattutto, sui risultati degli altri campi. Un susseguirsi di emozioni e di brividi davvero incredibile, difficile da spiegare con le sole parole su un blog. La cosa migliore da fare è cercare gli highlights montati in maniera splendida dalla BBC per Match Of The Day, con le quattro partite coinvolte nella lotta per la salvezza unite tutte insieme in un montaggio di quasi 40 minuti, ovviamente seguendo la cronologia dei vari eventi: spiega perfettamente quasi come la diretta la follia e le emozioni degli eventi. Anzi, in un certo modo è emozionante anche a vederlo, con tutti quei salti incredibili di classifica. Sì, perché delle cinque squadre coinvolte nella lotta per evitare due posti in Championship, quattro di queste nel corso delle due ore sono state tutte dentro e fuori la zona retrocessione, a seconda degli eventi: soltanto il Blackburn s’è tirato fuori dalle danze (per sua fortuna) evitandosi tanti patimenti, grazie ad un primo tempo eccellente che ha tranquillizzato i Rovers, che li ha portati alla salvezza. Davvero pazzesca invece la miriade di eventi che ha visto coinvolto il Wolverhampton, la cui salvezza è probabilmente l’evento più incredibile a livello emozionale di questa stagione: sì,m perché i Wolves avevano toppato clamorosamente la partita dell’anno, giocando un primo tempo pessimo e ritrovandosi soltanto a sperare delle buone notizie dagli altri campi. Anzi no, c’era da migliorare assolutamente la differenza reti, specialmente visto quanto stava succedendo a White Hart Lane. Ebbene, a quattro minuti dalla fine della propria partita, la squadra di McCarthy languiva in zona retrocessione: il gol all’87’ di Stephen Hunt è quello che vale la salvezza drammatica. Guardando la classifica e i risultati a giochi fatti, si penserebbe che una sconfitta con qualsiasi risultato avrebbe portato alla salvezza i Wolves, salvati quindi dai risultati degli altri campi, ma così non è: il gol di Hunt ha permesso il sorpasso al Birmingham City per il maggior numero di gol segnati e questo ovviamente ha costretto i Brummies al tutto per tutto al White Hart Lane, un attacco finale disperato che ha causato il gol subito. Per cui, la sconfitta del Birmingham City è legata a stretto filo proprio a quel gol di Hunt: perché questo non è stato un pomeriggio normale. Allora le due squadre che si son trovate di fronte al Molineux festeggiano entrambe la salvezza, ma sono i Wolves ad essersela scampata proprio bella. La squadra di McCarthy s’era inguaiata toppando malamente il match chiave, situazione peraltro non nuova in questa stagione, visto che il Wolverhampton ha sempre fatto una grande fatica negli scontri diretti, mentre al contrario al Molineux è riuscito a battere le prime tre in classifica. Stagione particolare, in cui troppo spesso è stata la concentrazione difensiva a lasciare al palo i Wolves: situazione che va migliorata la prossima stagione, magari senza puntare ad un flop clamoroso come Mancienne, ancora una volta totalmente disastroso in questo pomeriggio. Ne esce bene il Blackburn, che dall’esonero di Allardyce ha fatto una fatica immane, salvo poi convincere molto nelle ultime due partite: un successo anche per Steve Kean, che in questi 180 minuti ha dimostrato di non entrare nelle cronache soltanto per esser pescato dalla Polizia alla guida in stato d’ebbrezza (assurdo), ma di riuscire ad avere perlomeno capacità motivazionali. Secondo il 43enne, il primo tempo del Molineux rappresenta i migliori 45 minuti giocati dal Blackburn in questa stagione: ci può stare. I Rovers confermano l’undici che ha pareggiato contro il Manchester United, mentre il Wolverhampton risponde riproponendo nell’undici titolare Jarvis al posto di Guedioura. In questo match fondamentale il Blackburn ha il vantaggio di una migliore differenza reti, ma i Wolves il vantaggio del fattore campo: molto sulla carta però, perché al Molineux a prendere il possesso del campo è proprio la squadra ospite, guidata in modo eccellente in mediana da N’Zonzi e da Jermaine Jones, autore di un finale di stagione molto buono. Il Wolverhampton ha più possesso, ma il Blackburn lo fa girare molto meglio ed è più efficace: Emerton taglia centralmente e lancia sulla destra dell’area, Hoilett lavora palla e tocca dietro per Michel Salgado, tiro-cross basso che Roberts istintivamente va a toccare a centro area e il pallone finisce per battere Hennessey per il gol dello 0-1. Il gol nasce anche da un pallone perso malissimo da Mancienne: tremendo. Il Wolverhampton fa totale fatica, specialmente a centrocampo: le due ali non sono coinvolte e corrono a vuoto, così c’è la costante ricerca del lancio lungo, che spesso si perde nel nulla anche perché dall’altra parte c’è una torre splendida come Samba, autore di un altro match di livello assoluto. I Wolves giocano malissimo e il Blackburn punisce giustamente: punizione da centrocampo di Robinson battuta lunghissima, Craddock respinge e Emerton dal limite dell’area trova una splendida coordinazione con il destro e manda il pallone a mezz’altezza all’angolino, per il gran gol dello 0-2. Primo tempo davvero ottimo dell’australiano. Già sarebbe un primo tempo pessimo per il Wolverhampton, ma poco prima dell’intervallo arriva anche il terzo gol: in difesa manca misteriosamente Mancienne su un lancio spizzato da Roberts che accende Hoilett, difesa in affanno e il 20enne ne salta due per poi concludere imparabilmente e firmare lo 0-3. Il Blackburn è sostanzialmente salvo, il Wolverhampton nei guai e booato dai propri tifosi all’intervallo. McCarthy scarica la propria furia sulla squadra, che entra in campo senza Mancienne e con un volto diverso, più determinato. Certo, spesso non c’è la dovuta lucidità, ma la squadra si getta all’attacco sapendo che anche la differenza reti potrebbe avere un’importanza chiave. Il Blackburn cala rispetto al primo tempo, ma bussa in avanti un paio di volte e continua ad impaurire i Wolves. I padroni di casa ritrovano speranza su palla ferma: punizione dal limite, c’è la doppia soluzione del tiro diretto o del cross nel mucchio, dal quale però si stacca O’Hara per ricevere l’assist di Hunt e calciare basso all’angolino per il gol dell’1-3. Schema studiato a tavolino che viene utile nel momento giusto. Con il Blackpool che è sotto ad Old Trafford, per il Wolverhampton c’è a lungo la momentanea salvezza nonostante il ko, ma da White Hart Lane arriva la notizia del pareggio del Birmingham City. Sono momenti assolutamente disperati per i Wolves, che si gettano in avanti cercando il tutto per tutto, perché i Brummies in questo momento sono davanti in classifica per un gol di differenza reti: un gol dei Wolves ribalterebbe tutto. I minuti passano, ma all’87’ si riaccende la luce e pure grazie ad una perla: punizione battuta lunga da Hennessey e spizzata da Fletcher, sulla destra dell’area Hunt mette giù e velocissimo con il sinistro crea una traiettoria disegnata splendidamente verso l’angolo lontano, per il gran gol del 2-3. I Wolves a questo punto aspettano notizie da White Hart Lane: la notizia è che arriva un gol ma è del Tottenham. E’ allora la salvezza, può partire l’invasione di campo e la doccia di champagne: i tifosi accolgono questo risultato quasi come un miracolo e per quanto successo in questo pomeriggio lo è. Il Wolverhampton chiude il campionato al 17esimo posto, alla fine con un punto sulla zona retrocessione. Un po’ più su il Blackburn, 15esimo: lontanissimo dal decimo posto che lo scorso anno arrivò con Allardyce (checché ne pensino i pessimi proprietari).
Migliore in campo: Christopher Samba (Blackburn)
Tottenham-Birmingham City 2-1: Alla fine, in Premier League giocando un calcio pessimo non è detto che arrivi per forza terzo in classifica: puoi arrivare anche terzultimo. E’ questo che succede al Birmingham City, la grande sconfitta degli ultimissimi minuti della Premier League: salvo in prossimità dei minuti di recupero, retrocesso dopo gli scossoni in extremis. Segno anche di una fortuna girata drammaticamente. S’è tanto detto del calcio eccessivamente speculativo di Alex McLeish, che spesso ha fatto le proprie fortune grazie ad una difesa molto solida e ben organizzata ma in fase offensiva a qualcosa di più casuale, spesso fortunoso. Tutto ad un certo punto è girato vorticosamente e si può trovare anche il turning point, che è 12 settimane fa: al punto alto della vittoria della Carling Cup, in una finale vinta in modo decisamente fortunoso. Da quel momento in poi, pochissime cose sono girate allo stesso modo per i Brummies, che si sono afflosciati malamente, hanno anche iniziato ad avere una catena sconosciuta di infortuni e sono crollati fino a retrocedere. Una delle chiavi è l’infortunio di Scott Dann (proprio in Carling Cup, ma nell’andata della semifinale contro il West Ham), che ha finito per colpire duramente la difesa: a Roger Johnson è mancata una vera e propria spalla. Ridgewell è alla lunga calato e riportato nel suo ruolo di centrale sorprendentemente ha fatto parecchio male, Jiranek è stato spesso un disastro, Curtis Davies anche peggio (le poche volte in cui è stato schierato), mentre Foster ha piazzato qua e là delle incertezze: se la difesa non ha tenuto più come l’anno scorso, l’attacco è apparso impalpabile e del tutto inaffidabile, segnando la miseria di 37 reti. I per giunta poco affidabili (ma comunque decisivi nella finale di Carling Cup) Zigic e Martins di fatto non hanno più visto il campo, lasciando Cameron Jerome solo a sé stesso (e non parliamo certo di un bomber). Il tutto con il contorno di una squadra senza gioco, senza alcuna qualità, portata a cercare unicamente l’episodio: e gli episodi non sono più stati fortunati da quella finale di Carling Cup in poi. In tutto ciò ci si mette spesso e volentieri anche Alex McLeish, di tanto in tanto incomprensibile per le tattiche utilizzate: anche a White Hart Lane c’è stato molto a desiderare. Sorride in parte invece il Tottenham, che alla fine è riuscito ad ottenere la sempre importante qualificazione europea, anche se non più per la Champions League: sarà Europa League, non la competizione più amata da Redknapp (in tal senso molto italiano nello snobbare questa coppa), il quale ha già annunciato che in questo torneo non utilizzerà le prime linee, bensì i giovani. Ah beh. Gli Spurs si schierano con il 4-4-2, con Rose confermato da terzino sinistro, Crouch e Defoe in attacco in assenza di Van der Vaart. Il Birmingham City ripesca Davies al centro della difesa e si schiera con un 4-5-1, con Beausejour ala sinistra e Jerome unica punta. La scelta di McLeish è di giocarsela tutta in difesa: i Brummies puntano solo a rompere il gioco avversario, non facendosi mai vedere in avanti, un atteggiamento negativo non certo nuovo per WikiLeish. Per giunta, chi dovrebbe appoggiare Jerome finisce per giocare malissimo: Larsson sbaglia di tutto, Beausejour non è nemmeno notato in campo. I Brummies riescono però a coprire e concedere poco, con Davies che riesce ad annullare Crouch sul gioco aereo e gioca un ottimo match: fino a quando Crouch è costretto ad uscire per infortunio. Come spesso capitato in questa stagione il Tottenham fa fatica ad aprire delle squadre molto chiuse e non riesce a creare occasioni: c’è qualche spunto a centrocampo, o anche dalla zona dei terzini con Rose che impressiona ancora molto, ma l’attacco è del tutto asfittico. Serve qualche giocata brillante e arriva in avvio di ripresa: il tocco di Rose arriva fortunosamente a Pavlyuchenko, che a quel punto da fuori scaglia un tiro a giro strepitoso che finisce laddove Foster non può neanche pensare ad arrivare per il gol dell’1-0. Terrore russo per WikiLeish. La risposta dei Brummies a lungo è nulla: anzi a centrocampo il Tottenham inizia a mostrare la differenza di classe, con Lennon, Sandro (molto positivo nel secondo tempo) e Modric che regalano ottime giocate. I risultati sono contrati al Birmingham City e allora c’è bisogno di pareggiare la partita: i Brummies ci provano, ma sempre in modo confusionario e casuale. Non ci sono grossi pericoli per la porta di Cudicini, ma al 79’ i Brummies sembrano imboccare la via della salvezza: corner respinto, il primo tiro di Fahey è murato, il secondo di Gardner è però irresistibile e termina nell’angolino basso per il gol dell’1-1. Per qualche minuto è il gol della salvezza e allora WikiLeish cosa ordina? Indietro tutta, tutti in difesa. Peccato che il Wolverhampton vada a segnare il gol del 2-3 e torni davanti in classifica per i gol segnati (d’oh!). Allora il Birmingham City deve ributtarsi in avanti, creando solo un paio di mischie. Con la squadra tutta sbilanciata in avanti, Pavlyuchenko sigilla la retrocessione: il russo avanza e scarica una gran botta sotto la traversa, per il gol del 2-1. Per l’ex Spartak Mosca è un campionato che si chiude in qualche modo in doppia cifra: tanti gol incredibili (come questi due), ma anche gol facili mangiati. Difficile da capire. Di certo, questi due gol sono una condanna pesante per il Birmingham City, che crolla in Championship due anni dopo la promozione: seconda retrocessione in quattro anni di gestione McLeish e ci sarà anche un perché. Campionato chiuso al 18esimo posto, mentre il Tottenham perde una posizione rispetto all’anno scorso e chiude quinto, alla fine con un buon vantaggio di sicurezza sul Liverpool.
Migliore in campo: Roman Pavlyuchenko (Tottenham)
Stoke City-Wigan 0-1: Il Great Escape riesce: il Wigan giocherà per il settimo anno consecutivo e rimane l’unica squadra ad aver giocato in massima serie a non esser mai retrocessa da questa. Sicuramente più significativo il primo dato, perché questo è un club molto giovane, che spesso ha saputo costruirsi stagioni tranquille spendendo poco e vendendo molto (specialmente con Bruce, che ha portato due plusvalenze clamorose per Wilson Palacios e Antonio Valencia), ma che in due occasioni ha rischiato grossissimo la retrocessione: al secondo anno, con quello scontro diretto da vincere assolutamente all’ultima giornata a Bramall Lane e vinto tra mille sofferenze, causando la retrocessione dello Sheffield United di Neil Warnock, e ovviamente quest’anno con un altro match assolutamente da vincere all’ultima giornata per poi sperare negli altri risultati. I tasselli sono scalati nel modo giusto e alla fine il Wigan è riuscito ad ottenere la salvezza, traguardo che sembrava insperato fino ad un paio di settimane fa. Grossomodo, per 36 partite i Latics sembravano una squadra che non aveva capito di essere in lotta per la salvezza, con Roberto Martinez che aveva impostato un gioco un po’ troppo lezioso e poco incisivo, che troppo spesso mancava di determinazione. Nelle ultime due partite invece il Wigan ha tirato fuori degli attributi che in tanti non gli attribuivano, andando alla grande rimonta in casa contro il West Ham (la partita del destino) e poi a questo successo con grande fatica al Britannia Stadium: è un match in cui i Latics non hanno brillato per nulla, anzi hanno barcollato per l’intero primo tempo, ma la determinazione e la voglia di farcela ha avuto la meglio e i Latics hanno ottenuto una salvezza improbabile. In questo scatto finale c’è anche del merito di Martinez, capace di motivare la squadra e di tirare fuori quella determinazione che troppe volte non s’era vista: considerando che lo spagnolo rimarrà quasi sicuramente (il proprietario Dave Whelan stravede per lui), bisognerà capire se riuscirà a trarre insegnamento da ciò e operare un gioco del genere anche per tutto l’arco della stagione (e non solo alla fine). In tal caso, potrebbe aprirsi una nuova prospettiva di carriera per lui anche a questi livelli: altrimenti, l’anno prossimo a Maggio si ritroverebbe ancora allo stesso punto. A segnare il gol della salvezza è Hugo Rodallega, anche lui riportato a livelli di determinazione un po’ smarriti nelle ultime settimane: negli ultimi match il colombiano aveva cominciato a fare le bizze e sembrava quasi con la testa altrove, ma all’ultima partita è proprio lui a diventare l’eroe, facendo dimenticare tutto (o quasi). Martinez opta per schierare Rodallega sulla corsia, con Sammon unica punta (schierato al posto di Cleverley). Lo Stoke City ritrova le ali Pennant e Etherington, così come Delap in mediana e Jones in avanti. Nel primo tempo c’è solo una squadra in campo: ottimo impatto e grande voglia per i Potters, che vogliono chiudere la stagione (molto positiva) con un bell’acuto davanti ai propri tifosi e si gettano in avanti, creando mille problemi in area di rigore per i Latics: in particolare, le rimesse di Delap vedono Al Habsi spesso in imbarazzo in uscita, anche se il portiere dell’Oman poi se la cava tra i pali. In qualche caso se la cava con un aiuto dei compagni: una rimessa laterale vede il portiere in difficoltà, Jones pesca il guizzo in mischia ma sulla linea è Boyce a salvare d’istinto in mischia. Intervento fondamentale. I Potters mancano di un filo di brillantezza: Etherington è lontano dal proprio meglio, Pennant si vede di più ma stavolta non è decisivo. Il Wigan barcolla, fatica, ma resiste, grazie ad un Gary Caldwell davvero ottimo: lo scozzese guida la difesa da vero capitano, anche perché i Potters puntano molto proprio sul suo pezzo forte, ovvero il gioco aereo. Decisamente meno bene (e non è una novità) al suo fianco Alcaraz. La squadra non si vede mai in avanti: Sammon si impegna ma non impatta, N’Zogbia nel primo tempo latita totalmente. Serve l’intervallo per svegliare il Wigan e nella ripresa esce una squadra diverso: i Latics non sono irresistibili, ma capiscono che il match va vinto e si spingono in avanti. Cresce N’Zogbia, Watson lavora duro a centrocampo, Diamè sfrutta bene le proprie lunghe leve. Ci vuole uno spunto e arriva al 78’: fuga di Figueroa sulla sinistra, cross dentro e incornata perfetta di Rodallega a non lasciare scampo a Begovic per il gol dello 0-1. A questo punto Pulis non ci sta e chiede una reazione ai suoi, che schiacciano all’indietro il Wigan e costringono di nuovo gli ospiti a faticare. Si crea qualche mischia ma la grande occasione è su punizione: Glenn Whelan va ad una traiettoria non angolatissima ma Al Habsi non sembra esserci e il pallone va alto di pochissimo. Sospiro di sollievo per il suo omonimo Dave Whelan e per tutti i tifosi del Wigan: anche l’anno prossimo al DW Stadium ci sarà il calcio di Premier League. Arriva un 16esimo posto che premia soprattutto la qualità di qualche singolo da centrocampo in su: non sarà facile però mantenere i pezzi pregiati. Dietro invece c’è tanto da ristrutturare. Lo Stoke City non centra un piazzamento nella prima metà di classifica e chiude l’anno al 13esimo posto: rimane una stagione ottima, per quanto fatto in Coppa e per non esser mai stato nella lotta per la salvezza (a parte una partenza faticata).
Migliore in campo: Gary Caldwell (Wigan)
Aston Villa-Liverpool 1-0: Con i tifosi che sembrano più avere la testa altrove (ovvero ai risultati che coinvolgono i rivali del Birmingham City), l’Aston Villa chiude la stagione con un discreto successo sul Liverpool, sancendo definitivamente la mancata qualificazione europea del Liverpool per la prima volta dal 1999: il rammarico è per le due sconfitte che hanno chiuso il campionato, ma evidentemente la causa va cercata nei primi quattro mesi, assolutamente disastrosi per i Reds. E’ un match di fine stagione e allora c’è persino spazio per Joe Cole sulla sinistra in un 4-2-3-1 con Suarez unica punta e Carroll fuori dai 18. L’Aston Villa conferma l’undici che ha battuto l’Arsenal. Il primo tempo è poco fluido, molto spezzettato e davvero spento: le due squadre non danno qualità e il ritmo è bassissimo. Un primo tempo noiosissimo acceso da un gesto tecnico eccellente: cross da destra di Walker che scorre sul secondo palo, arriva a Downing che controlla e da angolo difficilissimo riesce a far secco Reina con una grande conclusione sotto la traversa, per il gol dell’1-0. La ripresa è un po’ più vivace. Il Liverpool prende in mano le operazioni a centrocampo, ma fatica molto a pungere: Suarez crea la migliore chance (gran parata di Friedel su Raul Meireles) ma gioca parecchio male, anche se giocare con Joe Cole toglie già in partenza la possibilità di essere il peggiore in campo. Davvero inquietante l’ex Chelsea, autore di una stagione assolutamente ridicola: un ex calciatore. Con il Liverpool che fa gioco,è l’Aston Villa che dà maggiori sensazioni di poter segnare, ma alla fin fine Ashley Young è molto impreciso e Bent non nella migliore delle giornate. Finisce comunque con un successo per i Villans, che chiude il campionato con due vittorie su Arsenal e Liverpool: c’è di peggio. Soprattutto, dopo una stagione tribolatissima, l’Aston Villa chiude al nono posto, quindi nella prima metà di classifica. Solo sesto posto per il Liverpool, che comunque migliora di una posizione il traguardo della scorsa stagione, in quella che era l’ultima (da dimenticare) stagione di Benitez.
Migliore in campo: James Collins (Aston Villa)
Bolton-Manchester City 0-2: Il Manchester City ottiene la vittoria che serviva e chiude la stagione al terzo posto: certo, molto del “merito” è del solito crollo assurdo dell’Arsenal di fine stagione, ma in ogni caso è un piazzamento che vale la qualificazione ai gironi di Champions League. Al solito è un “low-key match”, ma siamo abituati ormai (purtroppo) a dover fare questa considerazione: non è una notizia. Il Bolton chiude una stagione ottima con la macchia di cinque sconfitte consecutive, che hanno fatto seguito di fatto al crollo in semifinale di FA Cup (a parte il successo sul solito Arsenal inguardabile): la squadra non ha saputo attutire quella botta e ha chiuso il campionato in un modo non esaltante. I Trotters ripropongono Elmander come interno di centrocampo: per lo svedese è il match dell’addio, visto che è ormai quasi ufficiale il suo passaggio al Galatasaray a parametro zero. Un addio anche per il Manchester City riguardante Tevez, che in settimana ha rilasciato delle dichiarazioni abbastanza chiare: lui lì non ci vuole stare. Il Bolton fa la partita, ma non con grande brillantezza, cozzando sempre sulla solita fitta difesa avversaria. I grandi problemi arrivano dal centrocampo, dove la coppia mediana Elmander-Gardner appare assolutamente improbabile e non all’altezza. Nell’ultimo quarto d’ora del primo tempo è il Manchester City a prendere in mano il gioco: cross inaspettato di Boyata da destra, è un cioccolatino per Barry che riesce però da due passi a non centrare la porta e mandare sulla traversa. Il vantaggio arriva in modo fortunoso (ma va?): corner da sinistra, Kompany stacca ma manca l’incornata e allora il pallone sbatte sul volto di Lescott e termina incredibilmente in rete per lo 0-1. Il Bolton da quel momento non propone più nulla: c’è equilibrio perché il Manchester City non è una squadra che fa gioco (non è nella mentalità: qui credono di poter vincere il prossimo anno il titolo, ma come qualcuno sta facendo notare le squadre che vogliono vincere il titolo in Inghilterra giocano un altro calcio, non affrontano parte della partita con difese estreme. Ergo, bisogna cambiare il manager se l’obiettivo è quello: altrimenti bisogna sperare nei crolli delle avversarie per guadagnare posizioni in classifica. Fact), ma di fatto i Trotters non danno mai la sensazione di poter pareggiare. Arriva anzi il gol del raddoppio del City, su un’imprecisione difensiva: il cross basso di Barry è bucato male da Cahill, che manca l’intervento in anticipo su Dzeko, il bosniaco si ritrova lì il pallone e gira in rete per lo 0-2. Per il Bolton c’è solo il tempo di rendere più amaro il pomeriggio: intervento scellerato di Sturridge su Dzeko e rosso diretto per l’ex di giornata. Ci sono le proteste, ma questo è un intervento chiaramente sopra la linea della palla e il rosso ci sta. Il Bolton alla fine chiude il campionato al 14esimo posto, stessa posizione dell’anno scorso: ovviamente il tutto dipende da questo crollo imprevisto, ma è una posizione davvero troppo bassa per una squadra che ha viaggiato sempre nella prima metà di classifica.
Migliore in campo: David Silva (Manchester City)
Fulham-Arsenal 2-2: Si chiude con una striscia abbastanza inquietante di appena due vittorie nelle ultime 12 partite il campionato dell’Arsenal e con una prestazione che si abbina perfettamente a quelle recenti: tanto possesso, poca concretezza. E in un certo senso, anche una discreta svogliatezza dimostrata dalla squadra per lunga parte del primo tempo: ennesimo segnale di tante cose che vanno storte. Discreta la prestazione del Fulham, che ha sognato anche di chiudere con un successo di prestigio sui cugini dell’Arsenal e che continua a sperare nella qualificazione europea tramite il fair-play. Nell’ultimo aggiornamento della classifica del fair-play, i Cottagers erano la prima squadra tra le non qualificate in Europa, con un margine piccolo di vantaggio sul Blackpool: l’aggiornamento risale alla fine della 35a giornata, ma da quel momento i Cottagers hanno messo in fila due partite con cinque ammonizioni a botta e in quest’ultima giornata hanno subito il loro primo (ed evidentemente ultimo) cartellino rosso del campionato, complicando un po’ la loro situazione. Va ricordato però che quello dei cartellini è però solo uno dei quattro campi considerati per questa classifica e allora tutto può sempre cambiare: bisognerà solo attendere venerdì, quando sarà stilata la classifica definitiva. Mark Hughes presenta una novità rispetto all’undici che ha battuto il Birmingham City, con il giovane Briggs che fa il terzino sinistro al posto di Salcido, il quale sembra destinato a lasciare Londra anche a causa di un furto subito a casa nel corso degli ultimi mesi. Confermato l’ex di giornata Senderos al centro della difesa (con Aaron Hughes terzino destro) e Greening nel ruolo di ala. L’Arsenal risponde facendo fuori Walcott e Arshavin, schierando Ramsey ala destra e Chamakh in avanti: neanche stavolta Wenger torna al 4-4-2, perché Van Persie parte da dietro in un 4-2-3-1. I Gunners appaiono molto spenti e anche svogliati e allora è il Fulham a far girare palla nei primi minuti, distendendosi bene: ancora buona la partita di Greening sulla corsia. Il gol del vantaggio non è casuale: appoggio in profondità di Dempsey per Zamora che ha grande spazio sulla destra, cross basso per l’arrivo di Sidwell il quale si fa trovare pronto all’appuntamento con il gol alla sua ex squadra. Gran partita per l’interno di centrocampo. Zamora è in gioco per il pessimo piazzamento di Djourou, autore di un pomeriggio da incubo (il nuovo) a stare appresso ad Andrew Johnson: improbabile. L’Arsenal però trova subito il pareggio: Diaby scambia stretto con Chamakh e apre di prima bene liberando Van Persie, il quale è freddo con il sinistro radente e firma l’1-1, andando a segno per il nono match esterno consecutivo di Premier League (un record che viene prolungato). Dietro l’Arsenal è da brividi: da una rimessa laterale Zamora trova una buona sponda per l’incursione di Murphy, riesce a saltare Szczesny ed entra quasi in porta con il pallone ma è fondamentale il salvataggio di Vermaelen sostanzialmente sulla linea. Nella ripresa l’Arsenal fa più la partita, ma oltre al solito enorme possesso non c’è moltissimo da mostrare: è buona la punizione di Nasri a superare la barriera, ma Schwarzer compie un ottimo intervento a salvare. Partita anonima del francese: potrebbe anche essere la sua ultima con l’Arsenal qualora non vengano risolti i problemi contrattuali (contratto in scadenza nel 2012: senza il prolungamento, va via). Il Fulham non rimane a guardare: buona manovra dei Cottagers a distendersi, Greening mette dentro un cross di qualità verso l’area piccola e Zamora fa valere la propria supremazia fisica per incornare in rete per il 2-1. L’Arsenal continua ad apparire molto spento, ma Gera combina una fesseria: disimpegno difensivo complicato e intervento a piedi uniti inutile dell’ungherese su Vermaelen che porta l’arbitro ad estrarre il cartellino rosso. Gera andrà via a fine stagione e questo non è un grande biglietto d’addio, specialmente per un club che spera nella qualificazione europea grazie al fair-play. La superiorità numerica non è certo sfruttata in modo esaltante dai Gunners, fino all’89’: lancio di Vermaelen che accende la velocità del subentrato Walcott, entrato in area va al destro radente incrociato che tocca il palo interno e finisce in rete per il 2-2. I Gunners evitano almeno la sconfitta, ma chiudono la Premier League con un quarto posto davvero brutto, in una stagione che dovrebbe aver segnato la fine di un progetto tanto chiacchierato ma soprattutto tanto romanzato: con i giovani non si vince? Più che altro, senza determinazione e senza attributi non si vince: anzi, si finisce anche dietro al Manchester City (squadre che l’Arsenal ha travolto per 3-0 in trasferta per poi dominare totalmente in casa, non andando però oltre allo 0-0). Ottavo posto per il Fulham, che chiude una stagione iniziata maluccio ma finita in modo molto positivo: c’è da attendere venerdì per quella qualificazione in Europa League.
Migliore in campo: Steve Sidwell (Fulham)
Everton-Chelsea 1-0: La notizia è che poche ore dopo il fischio finale del match è arrivato l’esonero di Carlo Ancelotti, il quale è stato informato circa un’ora dopo (un po’ il trattamento riservato dal West Ham a Grant domenica scorsa): quindi non c’è una notizia. Era abbastanza risaputo da mesi di come il destino fosse questo, con la società che aveva iniziato a fare terra bruciata attorno al manager: poi Ancelotti stesso ci ha messo del suo non portando mai quel gioco di qualità promesso così tanto nel corso della prima estate, soprattutto non aggiornando schemi e nomi di una squadra ormai mediamente datata. Il double della prima stagione rappresenta un traguardo indimenticabile, ma era troppo chiaro a tutti che la squadra avesse le ruote sgonfie e che quell’acuto fosse destinato ad essere estemporaneo: appena in questa stagione sono arrivate le prime sbandate, la squadra non c’è rimessa più in sesto, giocando di fatto (escludendo le primissime giornate) sempre un calcio totalmente mediocre. Una notizia nuova però c’è: secondo i vari rumours, il Chelsea sta puntando su Guus Hiddink ma non come manager, bensì come direttore tecnico. Il tutto per aprire le porte all’arrivo di Marco Van Basten in veste di manager: secondo voci ben informate, l’annuncio dovrebbe arrivare ad inizio Giugno, quando Hiddink lascerà la Nazionale della Turchia. Intanto, l’era Ancelotti si chiude con un’altra pessima stagione, contro un Everton che spesso e volentieri ha dato fastidio al manager italiano: i Toffees hanno ottenuto lo scorso anno quattro punti contro i Blues, stesso traguardo di quest’anno con anche in mezzo una qualificazione in FA Cup, ottenuta ai rigori. Si chiude con un risultato di prestigio la stagione dell’Everton, abbastanza schizofrenica: solita partenza a rilento, seguita alla solita accelerazione (anche se quest’anno la squadra di Moyes s’è fatta attendere più del solito). I Toffees ripropongono Rodwell e Beckford nell’undici titolare, mentre il Chelsea schiera un 4-3-3 con McEachran che torna in panchina, dove rimane ancora David Luiz, bocciato severamente dopo la partita di Old Trafford: Drogba invece resta a Londra infortunato. Il possesso del Chelsea è (come spesso) spento e senza idee, con l’Everton che tiene bene il campo e si fa preferire a centrocampo, per gli spunti di Osman e la qualità mostrata da Rodwell, autore di un eccellente match. Le chance del primo tempo arrivano tutte dall’Everton: corner da destra, Jagielka si libera e incorna ma manda sulla parte alta della traversa. I Toffees meriterebbero anche un rigore: Alex interviene in ritardo su Osman che era fuggito via, ma l’arbitro ignora il contatto. C’è poco da ignorare invece in avvio di ripresa, con Coleman che decide di chiudere la sua splendida stagione andando ad impazzire: appena ammonito, l’irlandese va ad un intervento insensato in ritardo su Obi Mikel ed è sacrosanto il secondo giallo. In 10 uomini il Chelsea fa tanto possesso, ma è tutto tremendamente mediocre: solo Anelka prova a dare un po’ di vivacità. Al solito, Fernando Torres gioca un match nullo: tremendo. Per vedere una chance c’è bisogno di un’avanzata di John Terry: scambia con Cole e dal limite va alla gran fucilata bassa che si stampa sul palo. Allora è l’Everton ad ottenere la meritata vittoria, nonostante l’inferiorità numerica. Il modo con cui arriva il gol è stupefacente: corner per il Chelsea respinto e Beckford che parte da solo dal limite della propria area, a centrocampo salta Cole, poi vince il rimpallo con Paulo Ferreira e va via puntando la porta, davanti a Cech va al colpo morbido che il ceco può solo toccare ma non salvare, il pallone termine in rete per lo strepitoso gol dell’1-0. Gol fantastico di Beckford, che per giunta in precedenza s’era mangiato malamente due chance, la prima tirando da ottima posizione mandando in fallo laterale, la seconda sparando addosso a Cech: e poi va a segnare un gol del genere. Per il resto del match, il Chelsea non propone nulla. I Blues chiudono al secondo posto, ma addirittura a pari punti con il Manchester City: stagione davvero mediocre. I tifosi di casa cantano il classico “sacked in the morning” nei confronti di Ancelotti: si sbagliavano, sacked ben prima della mattina. Settimo posto invece per l’Everton, che al solito rimpiange l’inizio di stagione troppo lento: alla fine però questa è una squadra che termina sempre nella prima metà di classifica.
Migliore in campo: Jack Rodwell (Everton)
Newcastle-West Bromwich 3-3: Quando era sulla panchina del Liverpool, St James’ Park fu lo stadio della famosa (e delirante) sfregatura di faccia di puro nervosismo di Roy Hodgson, passata alla leggenda: il 63enne chiude la stagione proprio a St James’ Park e lo fa rischiando una sconfitta pesante va vedendo il suo West Bromwich reagire in modo eccellente e ottenere una grande rimonta. St James’ Park però è un posto strano quest’anno: non solo sfregature di facce clamorose, ma anche rimonte pazzesche. Se contro l’Arsenal il Newcastle l’aveva effettuata (da 0-4 a 4-4), stavolta la subisce (da 3-0 a 3-3), pagando dei cali di concentrazione in difesa. I Magpies schierano ancora Ferguson come ala sinistra e ritrovano a sorpresa Guthrie in mediana. Il West Bromwich risponde dando spazio a Tchoyi e Fortunè. E’ una partita vivace, con entrambe le squadre che vogliono chiudere bene: c’è un buon gioco e difese abbastanza allegre. Per gran parte del match, quella del WBA è abbastanza comica: corner da sinistra, i Baggies sciupano tutte le chances per respingere e in qualche modo il pallone rimane in area, Lovenkrands riesce a rigiocarlo in area piccola per Steven Taylor che gira bene in rete e realizza il suo terzo gol nelle ultime tre partite. Forse andrebbe utilizzato da attaccante. Buona la partita di Barton al centro del campo, ma il Newcastle sfrutta soprattutto le imprecisione avversarie: un rinvio di Brunt sbatte addosso a Lovenkrands e finisce per accendere Shola Ameobi, dribbla l’uscita di Carson ma si defila eccessivamente e sul suo tentativo trova il salvataggio di Meite. Post-it per Hodgson: è il caso di comprare un portiere. Lancio verticale, Meite colpisce di testa ma male e alza un campanile, Shola Ameobi contende il pallone e fa sponda aerea per Lovenkrands che va al tiro potente ma centrale, Carson respinge con una mano ma di fatto manda il pallone all’indietro, capisce che è diretto verso la porta ma inspiegabilmente si inginocchia e lo riprende quando è marginalmente oltre la linea di porta, per il gol del 2-0: intervento del tutto disastroso. Il WBA ha il merito di non uscire ma dalla partita: tocco in diagonale di Mulumbu che trova Fortunè, tiro incrociato che supera Krul ma è decisivo il salvataggio d’istinto di Steven Taylor sulla linea. Le speranze di rimonta dei Baggies sembrano sfumare definitivamente in avvio di ripresa: spazio per Josè Enrique e cross dentro, Olsson interviene del tutto scoordinato e manda alla spalle di Carson per il gol del 3-0. Da quella parte il WBA balla per tutto il pomeriggio: Reid soffre il vivacissimo Ferguson, il quale però deve migliorare sullo scarico. Sale in cattedra però Somen Tchoyi: lancio di Reid che trova la difesa fermissima, il camerunense è solo davanti al portiere e lucido nella conclusione per il 3-1. La partita è allora riaperta al 71’: cross di Reid spizzato da Olsson che finisce sul secondo palo per Tchoyi, mette giù, finta su Coloccini e destro vincente per il 3-2. Al 90’ il camerunense riesce a completare l’hat-trick: gran cross da sinistra di Olsson e incornata in tuffo di Tchoyi per il definitivo 3-3. Pomeriggio strano per Olsson: autogol assurdo ma anche due assist. E’ un gol che non fa certo felici i tifosi del Newcastle: questo pareggio permette ai rivali Sunderland di operare il sorpasso e chiudere davanti in classifica. I Magpies chiudono comunque con un buon 12esimo posto: adesso però c’è da investire per l’attacco. Addirittura undicesimo posto per il West Bromwich: fase centrale di stagione da dimenticare, ma le fasi iniziali e finali sono davvero molto soddisfacenti.
Migliore in campo: Somen Tchoyi (West Bromwich)
West Ham-Sunderland 0-3: Alla fine, in modo del tutto tribolato e con mille problemi negli ultimi mesi, il Sunderland centra l’obiettivo stagionale: un piazzamento nella prima metà di classifica. Con il 3-0 comodo di Upton Park arriva infatti il decimo posto in classifica, piazzamento che alla fine i Black Cats meritano per quanto fatto a lungo nella stagione, anche se bisogna crescere ed evitare quegli infiniti passaggi a vuoto. Ad Upton Park il Sunderland trova un West Ham del tutto depresso e demoralizzato e il match si trasforma in una facile seduta di allenamento. Kevin Keen (caretaker manager dopo l’esonero di Grant) lascia fuori Ba, scosso in settimana dagli insulti idioti razzisti subiti nel corso della cena di fine stagione da un tifoso (se così si può chiamare): che si critichino i giocatori per l’operato è un conto, ma gli insulti a sfondo razzista sono soltanto da mentecatti. Il Sunderland risponde ritrovando a sorpresa Gyan in avanti. Il West Ham è spento a centrocampo, con Boa Morte ancora una volta inesistente. Il Sunderland prende in mano il gioco in un primo tempo blando e passa in vantaggio: cross di El Mohamady, incornata di Zenden che scavalca l’immobile Green e si spegne in rete per lo 0-1. E’ l’ultima partita dell’olandese con la maglia del Sunderland, bagnata da una buonissima prestazione e dal gol. Nella ripresa il match si vivacizza, ma il West Ham non riesce a pungere in avanti e anzi subisce. Sessegnon avanza indisturbato fino al limite e carica un destro basso eccellente verso l’angolino per lo 0-2. Il nazionale beninese è apparso nelle ultime partite più concreto di quanto visto nelle prime apparizioni in Premier League e soprattutto in Ligue 1: chissà, magari è in crescita. Per il Sunderland nel finale c’è anche il gol di Riveros: cross da destra di Henderson che trova a centro area il paraguaiano pronto per infilare Green. Il pareggio del West Bromwich regala anche la gioia del sorpasso sui cugini del Newcastle e soprattutto il decimo posto. Il West Ham chiude invece con il mesto ultimo posto in classifica.
Migliore in campo: Boudewijn Zenden (Sunderland)
Risultati ultima giornata Premier League:
Domenica 22 Maggio:
Aston Villa-Liverpool 1-0: 33’ Downing
Bolton-Manchester City 0-2: 43’ Lescott, 62’ Dzeko
Everton-Chelsea 1-0: 74’ Beckford
Fulham-Arsenal 2-2: 26’ Sidwell (F), 29’ Van Persie (A), 57’ Zamora (F), 89’ Walcott (A)
Manchester United-Blackpool 4-2: 21’ Park Ji-Sung (MU), 40’ Adam (B), 57’ Taylor-Fletcher (B), 62’ Anderson (MU), 74’ autogol Evatt (B), 81’ Owen (MU)
Newcastle-West Bromwich 3-3: 16’ Steven Taylor (N), 39’ Lovenkrands (N), 47’ autogol Olsson (WB), 62’ Tchoyi (WB), 71’ Tchoyi (WB), 90’ Tchoyi (WB)
Stoke City-Wigan 0-1: 78’ Rodallega
Tottenham-Birmingham City 2-1: 49’ Pavlyuchenko (T), 79’ Gardner (BC), 93’ Pavlyuchenko (T)
West Ham-Sunderland 0-3: 17’ Zenden, 51’ Sessegnon, 93’ Riveros
Wolverhampton-Blackburn 2-3: 22’ Roberts (B), 38’ Emerton (B), 45’+1 Hoilett (B), 73’ O’Hara (W), 87’ Hunt (W)
Classifica finale Premier League (posizione, squadra, punti, partite giocate, differenza reti):
C Manchester United 80 (38; +41)
--------------------------------------------------------------------------------
CL Chelsea 71 (38; +36)
CL Manchester City 71 (38; +27)
--------------------------------------------------------------------------------
CL Arsenal 68 (38; +29)
--------------------------------------------------------------------------------
EL Tottenham 62 (38; +9)
--------------------------------------------------------------------------------
6 Liverpool 58 (38; +15)
7 Everton 54 (38; +6)
8 Fulham 49 (38; +6)
9 Aston Villa 48 (38; -11)
10 Sunderland 47 (38; -11)
11 West Bromwich 47 (38; -15)
12 Newcastle 46 (38; ¬-1)
EL Stoke City 46 (38; -2)
14 Bolton 46 (38; -4)
15 Blackburn 43 (38; -13)
16 Wigan 42 (38; -21)
17 Wolverhampton 40 (38; -20)
--------------------------------------------------------------------------------
R* Birmingham City 39 (38; -21)
R Blackpool 39 (38; -23)
R West Ham 33 (38; -27)
*: Benché retrocesso, il Birmingham City giocherà la prossima edizione della Europa League, avendo vinto la Carling Cup
N.B: all’Inghilterra spetta un quarto posto in Europa League grazie al fair-play: sarà assegnato (appunto) dalla classifica del fair-play, che verrà ufficializzata venerdì prossimo.
TOP 11 (4-4-2):
Brad Friedel (Aston Villa);
Brett Emerton (Blackburn), Christopher Samba (Blackburn), Phil Jagielka (Everton), Danny Rose (Tottenham);
Stephen Hunt (Wolverhampton), Jack Rodwell (Everton), Steve Sidwell (Fulham), Somen Tchoyi (West Bromwich);
Bobby Zamora (Fulham), Roman Pavlyuchenko (Tottenham)
Manager: Steve Kean (Blackburn)
FLOP 11 (a.k.a. Doppio Audio, where are you?) (3-4-2-1):
Scott Carson (West Bromwich);
Johan Djourou (Arsenal), Michael Mancienne (Wolverhampton), Ian Evatt (Blackpool);
Sebastian Larsson (Birmingham City), John Obi Mikel (Chelsea), Luis Boa Morte (West Ham), Jean Beausejour (Birmingham City);
Zoltan Gera (Fulham), Joe Cole (Liverpool);
Fernando Torres (Chelsea)
Manager: Alex McLeish (Birmingham City)
Dopo 37 giornate di selezione (esclusa la 18a giornata, quando furono giocate poche partite), ecco allora le formazioni basate sul numero di presente nelle varie Top 11 e Flop 11 settimanali: ovviamente da ricordare sempre il fatto che queste formazioni non vanno considerate indicative a livello assoluto, ma più a livello ludico, anche per il fatto che finiscono per premiare (o punire) i picchi più che il rendimento costante:
TOP 11 STAGIONALE (4-4-2):
Brad Friedel (Aston Villa);
Seamus Coleman (Everton), Titus Bramble (Sunderland), Brede Hangeland (Fulham), Josè Enrique (Newcastle);
Jerome Thomas (West Bromwich), Scott Parker (West Ham), Charlie Adam (Blackpool), Matthew Etherington (Stoke City);
Didier Drogba (Chelsea), Peter Odemwingie (West Bromwich)
Manager: Kenny Dalglish (Liverpool)
In panchina: Robert Green (West Ham), Nemanja Vidic (Manchester United), Christopher Samba (Blackburn), Matthew Etherington (Stoke City), Youssuf Mulumbu (West Bromwich), Dirk Kuyt (Liverpool), Carlos Tevez (Manchester City)
FLOP 11 STAGIONALE (4-4-2):
Manuel Almunia (Arsenal);
Gonzalo Jara (West Bromwich), Laurent Koscielny (Arsenal), Antolin Alcaraz (Wigan), Aleksandar Kolarov (Manchester City);
Ramires Santos (Chelsea), Lucas Leiva (Liverpool), Abou Diaby (Arsenal), Joe Cole (Liverpool);
Fernando Torres (Liverpool/Chelsea), Robbie Keane (Tottenham/West Ham)
Manager: Alex McLeish (Birmingham City)
In panchina: Scott Carson (West Bromwich), Craig Cathcart (Blackpool), Johan Djourou (Arsenal), Andrey Arshavin (Arsenal), Alexander Hleb (Birmingham City), Mario Balotelli (Manchester City), Jermain Defoe (Tottenham)
Classifica cannonieri Premier League:
21 reti: Dimitar Berbatov (Manchester United), Carlos Tevez (Manchester City)
18 reti: Robin Van Persie (Arsenal)
17 reti: Darren Bent (Sunderland/Aston Villa)
15 reti: Peter Odemwingie (West Bromwich)
13 reti: Dudley Campbell (Blackpool), Andrew Carroll (Newcastle/Liverpool), Javier Hernandez (Manchester United), Dirk Kuyt (Liverpool), Florent Malouda (Chelsea), Rafael Van der Vaart (Tottenham)
12 reti: Clint Dempsey (Fulham), Didier Drogba (Chelsea), Kevin Nolan (Newcastle), Charlie Adam (Blackpool)
11 reti: Wayne Rooney (Manchester United)
10 reti: Johan Elmander (Bolton), Steven Fletcher (Wolverhampton), Asamoah Gyan (Sunderland), Salomon Kalou, Frank Lampard (Chelsea), Maxi Rodriguez (Liverpool), Samir Nasri (Arsenal), Fernando Torres (Liverpool/Chelsea), Roman Pavlyuchenko (Tottenham)
Classifica assistman Premier League:
18 assist: Luis Nani (Manchester United)
15 assist: Didier Drogba (Chelsea)
14 assist: Francesc Fabregas (Arsenal)
11 assist: Andrey Arshavin (Arsenal), Leighton Baines (Everton), Chris Brunt (West Bromwich), Wayne Rooney (Manchester United), Ashley Young (Aston Villa)
9 assist: Charlie Adam (Blackpool), Joey Barton (Newcastle), Peter Crouch (Tottenham), Stewart Downing (Aston Villa), Peter Odemwingie (West Bromwich), David Silva (Manchester City), Rafael Van der Vaart (Tottenham)
Finale Champions League a Wembley:
Sabato 28 Maggio:
ore 20.45
Barcellona-Manchester United
Finale playoff Championship a Wembley:
Lunedì 30 Maggio:
ore 16.00
Reading-Swansea City
Finale playoff League One a Old Trafford:
Domenica 29 Maggio:
ore 16.00
Huddersfield-Peterborough
Finale playoff League Two a Old Trafford:
Sabato 28 Maggio:
ore 16.00
Stevenage-Torquay


