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mercoledì 18 novembre 2020

Instant Family: buon esempio di cinema familiare

Film leggero ma ben più legato alla realtà rispetto alle abitudini del cinema familiarista, che ha un grande punto di forza nel lotto molto riuscito di personaggi secondari.


Considerando quanto sdolcinata e leziosa sappia essere Hollywood con il suo cinema proto-familiare (e soprattutto spiccatamente pro-familiarista), questo Instant Family risulta essere una bella sorpresa. Certo, non mancano quei momenti un po' esagerati per far commuovere l'americano medio di bocca buona che magari ipocritamente getta la lacrimuccia su una storiella simile e poi con gli occhi foderati di prosciutto appoggia i deliri trumpisti squallidi (ma sappiamo bene quanto sia contorta e fasulla certa parte di società americana), ma tutto ciò viene inserito in una sceneggiatura un po' più ispirata del solito (specialmente rispetto alla media di genere) e soprattutto ci propone una situazione familiare che può apparire romanzata ma che appare ben più vicina alla realtà rispetto alle abitudini.

Il quadro è talmente funzionale che persino Mark Wahlberg (attore solitamente detestato dal sottoscritto) si rispecchia e si ritrova bene nella parte, molto ben affiancato dalla sempre deliziosa Rose Byrne (capace di caratterizzare il ruolo della madre affidataria in modo ben più complesso del solito, con alcune negatività che la rendono più umana e meno cinematografica), in un film che forse eccede leggermente nella durata (si sfiorano le due ore) ma che riesce a evitare cadute stucchevoli grazie a tutti gli attori di contorno, bravissimi un po' tutti a spezzare il ritmo. Viene da pensare alla simpaticissima Tig Notaro (vista e apprezzatissima nella serie One Mississippi) che insieme a Octavia Spencer dà sostegno alle famiglie affidatarie riuscendo a a ritagliarsi lo spazio per alcune buone gag qua e là, specialmente quando si ritrovano a parlare di quella madre single che ha come obiettivo quello di ottenere l'adozione di una futura star dello sport, ritrovandosi ovviamente tra le mani un campioncino di basket... di 1.58, bianco e rossiccio. Deliziosa anche la figura della nonna materna di Margo Martindale, per una serie di volti e personaggi che permettono allo spettatore di seguire col sorriso la vicenda.

In parte retorici, ma in generale ben descritti e molto sentiti i contrasti e le situazioni nuove che la coppia protagonista deve affrontare ritrovandosi in casa di colpo questi tre ragazzini, per una serie di momenti un po' altalenanti ma descritti discretamente.

Nel suo genere, un film abbastanza riuscito.

Voto: 7

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