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venerdì 2 agosto 2019

Napoletans. Trionfo di imbarazzo


Atroce, imbarazzante, dilettantesco: non è buono neanche per il trash.
Situazioni banalissime, intrighi sceneggiati da incapaci, regia inesistente, battute di livello orrido ("Vedi hombre", "No, vedo benissimo"), scene montate a casaccio.....
Non si salva proprio niente di niente.
La cosa peggiore: le scene tra il giovine e Nina Senicar che sembrano uscire direttamente da una telenovela. Pure mal girata.
Esposizione di corpo femminile degno da carne da macello: molto meglio i filmacci di Serie B alla Lino Banfi e Alvaro Vitali, dove almeno sapevi che l'unico obiettivo era quello.

Una pallottola spuntata. Capolavoro di comicità





Drebin accusato per "molestie sessuali ad una statua in marmo": solo questo passaggio può descrivere la genialità assoluta di questo meraviglioso film.
Mi dico sempre: "La perfezione non esiste, prima o poi ci sarà una gag di questo film in cui non riderò all'ennesima visione". Niente, avrò visto milioni di volte e non c'è una gag una che non mi faccia morire come la prima volta, quando lo vidi da bambino ed ero ben più ingenuo di ora.
A vedere certe boiate del cinema demenziale americano attuale (con le solite scontatissime volgarità e battute di stampo sessuale sbattute ovunque: che magari qualcuna potrebbe far ridere ogni tanto, ma fare solo e soltanto questo stufa immediatamente) viene tenerezza: perchè nemmeno gli americani riescono più a fare film comici di questo tipo? Ok, magari raggiungere il livello di Una Pallottola Spuntata è impossibile, ma almeno raggiungere livelli accettabili (non so, penso a "Palle in Canna" che già era un buonissimo film di genere). Perchè hanno buttato via in questo modo un insegnamento simile?
Da enorme appassionato di sport americani e enorme appassionato di baseball, poi la partita di baseball tra i Seattle Mariners e i California Angels (ora Los Angeles Angels) è una perla assoluta: incredibile come un film di questo genere sia riuscito a ritrarre una partita di baseball con un realismo (forse qui la presenza di qualche giocatore e arbitro vero ha aiutato) che film "seri" si sognano. Anche in questo si capisce la qualità del prodotto, la qualità infallibile dei ZAZ: che erano un po' gli Elio e le Storie Tese del cinema americano, ovvero gente che sapeva fare cinema in maniera sublime e che si divertiva a farlo in maniera comica/demenziale.
Non a caso, anche seguendo giornalmente le partite di MLB, sia dai commenti che dai social network capita spesso che quella scena venga citata ancora adesso, ancora a così tanti anni di distanza.
Meravigliosi gli ZAZ, che hanno trovato nel mitico Leslie Nielsen il loro interprete perfetto: uno capace di dire boiate allucinanti con un'espressione imperturbabile, rendendotela ancora più comica di come sarebbe stata di suo. Vedere la sua espressione drammatica nel dire cose tipo "Oh by the way, I faked every orgasm" è impagabile.
PERFETTO.

La mafia uccide solo d'estate. La leggerezza vincente


Su questo film ho cambiato idea diverse volte prima ancora di vederlo.
Conoscevo poco il personaggio di Pif (e onestamente visto a "Le Iene" in tv non mi entusiasmava granchè) e appena ho visto i media iniziare a parlare di questo film mi son chiesto: "Ma perchè questo qui ora sta a parlare di mafia?!".
Invece dalle recensioni lette sul web e dai commenti di amici ho iniziato ad incuriosirmi. Fino alla visione del film, che mi ha stupito in maniera enorme.
E soprattutto in maniera positiva.
Visto lo stato del cinema italiano degli ultimi 25 anni, il miglior complimento che si può fare a questo film è: "Non sembra un film italiano".
Non lo sembra per il modo con cui si riesce a parlare di un argomento pesantissimo e delicatissimo come la mafia e riuscire a farlo con leggerezza: non è un film per nulla pesante, ma allo stesso tempo non è un film sprezzante! E' un film che fa sorridere, fa anche ridere in certi passaggi, ma non perchè crea macchiette: semplicemente perchè è ben fatto nella sua leggerezza.
Leggerezza che non cela un messaggio di fondo comunque importante, comunque bello.
Leggerezza che si vede in tutta la prima parte recitata di fatto dai bambini: e anche in questo non sembra un film italiano, perchè resta una prima parte molto forte, molto ben riuscita (azzeccatissimo e molto simpatico anche il personaggio di Claudio Gioè).
L'idea potrebbe sembrare ingenua per certi versi, ma il film è molto riuscito e molto ben fatto e regge molto bene anche nella parte in cui subentra l'adulto Pif (pur con una Cristiana Capotondi appena sufficiente, che però non rovina il quadro).
Non mancano le gag riuscite, il tormentone ("La Sicilia ha bisogno dell'Europa, l'Europa ha bisogno della Sicilia") non infadisce ma è intelligente.
In generale, a me questo film è piaciuto moltissimo: molto più di quanto mi sarei immaginato.
Non vedevo un film italiano così riuscito da tantissimo tempo. Per questo ripeto: non sembra un film italiano.
Bravo Pif, davvero. Mi pento di aver dubitato del tuo progetto.

Un fantastico via vai. E un declino poco fantastico




Dovevano fare un film con solo scene al ristorante: sarebbe stato molto meglio. Quelle due scene (più spezzoncino nel finale) sono le uniche divertenti in tutto il film.
In realtà non si parte neanche malaccio: a parte la solita tristezza della voce fuori campo, l'introduzione non è così male, almeno è sufficiente. Una ventina di minuti e regge...
Poi vedi l'inutilità della scena con il pur buono Alessandro Benvenuti (perchè?!), vedi la scena in cui i ragazzotti selezionano il co-inquilino manco fossero giuria di X-Factor (e da qui capisci che le idee sono già finiti), vedi che si vorrebbe parlare dei giovani moderni coi pregiudizi sui siciliani da anni '50 (a Catania son così i genitori nel 2014? Non lo sono più neanche al mio paese che è più arretrato di Catania!)... E si entra nella melassa pura dopo una mezz'oretta. Con un opacissimo Ceccherini (che perlomeno non fa i disastri de "La mia mamma suona il rock"), con un imbarazzante Panariello a fare da contorno.
Se il film è pura melassa, il finale non so nemmeno cosa sia: roba da vietare ai diabetici per tutto lo zucchero che c'è (non anticipo nulla, ma in particolare il finale con Panariello è roba da multare gli sceneggiatori)... Corredato il tutto con la canzonetta finale che dice "La risata di mia figlia è una bomba di farfalle". AIUTOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO.

Operazione vacanze. Jerry Calà senza odore di sinistra (e senza odore di cinema)


Poi ci si chiede perchè il cinema italiano è in crisi.
Il peggio si ha (dopo una serie di marchi del "Grana Padano" piazzati qua e là) alla pupazzata sul mangiare, 30 secondi solo di spottone al formaggio italico. Della serie:
Calà: "Mangiate il Grana"
Salvi: "Riempitevi le mano col Grana Padano"
Cala: "Che dà energia e non ingrassa".
Il resto è più o meno sul quel livello. Battute trashissime in serie, per un film di delirante bruttezza.
Un must per gli amanti del trash: non del livello dello storico "Chicken Park", ma anche qui siam messi molto bene (o "male" che dir si voglia).
Il peggio lo dà sempre Jerry Calà, nei suoi mille travestimenti: le Sorelle Tricolore (con Salvi e Ceccherini) che cantano "Fatti in là" per il fetore, il finto brasiliano ("eu brasileiro puru puru puru"), "Jerry Allen" (ovvero la barba a richiamare il Woody Allen di "Bananas"), la fellatio della piovra (con espressività allucinante del nostro), il dialogo con Ceccherini a richiamare i loro film precedenti, tutto all'insegna del pecoreccio puramente trash.
Il livello delle attrici femminili? "Io me sento già sciarostone!!!" (sciarostone = Sharon Stone). Talmente basso che Valeria Marini è la meno peggio: il che è tutto dire.

Goon: storia di un enforcer



Tra i pochi film sportivi che (da grande amante di sport quale sono) ho gradito.
Il film prende spunto da varie storie vere (diverse "fight" sono citazioni di fatti reali, alcuni "rivali" del protagonista sono davvero ex giocatori) e le miscela in modo caparbio, portandoci nell'ottica meno comune: il protagonista non è un'eroe, un campione, qualcuno da imitare, bensì un enforcer, ovvero il giocatore (solitamente di quarta linea nelle squadre NHL: ce n'è ancora qualcuno in giro a livello professionistico)  che deve rispondere al gioco violento e sporco degli avversari difendendo i propri compagni in modo altrettanto sporco, creando le classiche risse ("fight").
Seann William Scott (specialista in personaggi rozzi e stupidotti) è pure molto adeguato nelle vesti del protagonista e il film riesce a coinvolgere, descrivendo bene un lato poco conosciuto da chi non segue a fondo uno sport spettacolare ma estremamente ruvido come l'ice hockey.

mercoledì 20 febbraio 2019

Il nuovo triello di Clint: contro internet e lesbiche!



Una cosa non si può negare al mondo del web e dei critici cinematografici: la capacità di vedere messaggi occulti in tutto. Anche in Achille Lauro e la sua tremenda Rolls Royce.

Allora, perché non vedere messaggi occulti anche in un film come "Il Corriere - The Mule", possibilmente ultima apparizione da attore di una leggenda come Clint Eastwood, peraltro sorprendentemente in forma a discapito dell'età avanzata. Il vecchio Clint sa ancora reggere lo schermo, ma il film? Analizziamo alcuni particolari.

Senza farsi di LSD e viaggiare di fantasia per vedere in un film qualcosa che non esiste, il disastro della sceneggiatura (di Nick Schenk, uno che non scrive nemmeno così tanto ma evidentemente in questo caso non aveva voglia di fare nulla e ha lasciato a Eastwood una sceneggiatura che trasuda svogliatezza) si vede subito dall'inizio, intanto nello spostare la fase temporale della storia reale di Leo Sharp dagli anni '80 a circa trent'anni dopo, senza evitare le trappole dell'incoerenza. Insomma, all'inizio vediamo come il fioraio (o orticultore per esser precisi) chiuda per pignoramento: a chi diamo la colpa? Boccata di qualunquismo da bar: "ha stato l'internette!!". Ma sì, alla grande! Quanti fiorai sono stati rovinati da internet, dalle nuove tecnologie, dalla gente che sta a guardare sempre lo smartphone (virus qualunquista che in una scena di colpo senza motivo colpisce anche Bradley Cooper, che però poi più avanti finisce per essere uno di quelli con gli occhi fissi sullo smartphone)? Loro e i beccamorti sono in effetti i mestieri più devastati da internet, con i panettieri e gli operatori ecologici appena più indietro.

Da qui il fast forward sul tema tecnologico è d'obbligo, perché dopo che il film (ripeto, ambientato in età attuale, non negli anni '80 come la storia reale) si sciacqua continuamente la bocca contro le nuove tecnologie con stoccate profonde quanto quelle del babbione alcolizzato che trovi al bar sotto casa, di colpo la sceneggiatura si dimentica che queste esistono e regala un'assurdità epica. I super-cattivissimi del cartello messicano, quelli tostissimi capaci di uccidere il loro boss a sangue freddo, gente dalla crudeltà infinita con cui non puoi certo scherzare, cosa fanno? Lasciano 300 e passa chilogrammi di cocaina per l'ammontare di 12 milioni di dollari a un 90enne senza nemmeno sforzarsi a mettere un GPS da due soldi nell'auto di costui e tracciarne continuamente la posizione? Ma come?! Che cattivi sono, ma neanche nei film di Franco e Ciccio esistevano cattivi così acefali! Davvero bisognerebbe credere a una baggianata simile? Davvero si considera così stupido lo spettatore che deve accettare a occhi chiusi una scemenza del genere? Posso capire che a un regista che va per la novantina non possa venire in mente questo particolare, ma chi ha scritto questo film non può avere una lacuna simile, è dilettantesco.
Baggianate del genere portano a un colpo fenomenale: riescono a rendere per nulla realistica quella che sarebbe una storia vera. Capolavoro!

Insomma, la sceneggiatura sembra abbozzata alla bell'e meglio, un po' come avrebbero fatto i meravigliosi Valerio Aprea, Massimo De Lorenzo e Andrea Sartoretti quando interpretavano gli sceneggiatori nella serie tv Boris. E dopo un'ora di solito tran tran, con una decina di viaggi da punto A a punto B tutti uguali, per scappare dalla monotonia si arriva anche a cinque minuti di altissimo cinema stile vanziniano (omaggio occulto?) nella villa di Andy Garcia, come se lo sceneggiatore avesse iniziato a riflettere tra sé e sé realizzando che qua serviva un colpo di coda, serviva qualcosa. Come fece Aprea in Boris: cosa possiamo far fare a Eastwood, è già un'ora che fa gli stessi viaggi noiosi. "Ragazzi, ho un'idea! Facciamolo scopare, così de botto, senza senso!" GENIO!

I messaggi, il politicamente scorretto nel film? Magari ci fossero. A meno che vi basti un epiteto razzista a un nero o un fantasioso "prego lesbiche" (sala in visibilio a questa battuta, neanche fosse la barzelletta più divertente del mondo dei Monty Python). Anzi, a qualcuno questo esaltante "prego lesbiche" è bastato per vedere un attacco nientemeno che al femminismo alla Thelma & Louise! A parte che son passati quasi trent'anni dal film Thelma & Louise, Eastwood ha fatto decine di film nel frattempo e ci penserebbe ora a mandare questa frecciatina, che vive a scoppio ritardato o ha una differita degna dello streaming di Dazn? La verità è che nemmeno nell'anticamera del cervello è passata al regista una cosa simile, è unicamente un tentativo flebile di rendere spregevole il personaggio di Earl Stone, tentativo peraltro anche questo abbozzato malamente.
I presunti messaggi? Ok, li vedete pure nei testi dei trapper, perché non inventarseli anche in un film di (presunto) livello superiore? Il guaio è proprio questo, che (indipendentemente dall'essere d'accordo o meno alle visioni politiche note di Eastwood) il film è talmente piatto che non ha nessun messaggio dentro, è una storia raccontata male, ci vuole davvero una fantasia enorme per vederci qualcosa. O ci vuole la malafede nel voler estorcere un film a proprio piacimento per vederci dentro quei messaggi desiderati dalla propria mente (come appunto quella sparata su Thelma & Louise, non a caso tirata fuori da uno che nel proprio lessico usa il fastidiosissimo termine "buonista").

Altra delusione nella colonna sonora: nella ripetitività dei viaggi di Eastwood, leggendo delle tante canzoni canticchiate, mi sarei aspettato di trovare qualche chicca country da andare a cercare una volta tornato a casa, invece non si va oltre alle solite "I've Been Everywhere" o "On The Road Again". Insomma, avrei potuto farla benissimo io la colonna sonora a questo film. Peccato solo che Clint non abbia messo una canzone italiana ogni tre canticchiate, sarebbe stato divertente vederlo intonare "Nostalgia nostalgia canaglia, che ti prende proprio quando non vuoi".