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venerdì 29 maggio 2020

A proposito di omicidi...: Peter Falk fa il verso ad Humphrey Bogart

Uno strepitoso Peter Falk impreziosisce un film pieno di dialoghi assurdi, per una riuscita parodia del genere noir.


Nel lungo elenco di film ingiustamente dimenticati che andrebbero ripescati (se non dalle cieche tv che pur avendo canali dedicati ai "classici" si dimenticano film di buon livello, perlomeno dai singoli appassionati) c'è assolutamente A proposito di omicidi..., gustosissima (ma rispettosissima) parodia dei noir, con un occhio di riguardo in particolare ad Humphrey Bogart.
Una parodia in cui più dell'aspetto visivo (anche se alcune gag visive ci sono, vedi il modo in cui muoiono tutti i personaggi, che porta il protagonista a dire "ma non muore nessuno normalmente in questa storia?") conta la scrittura, con dialoghi pieni di assurdità e trovate umoristiche, quasi sempre sottili per un film che riesce a farti ridere fortemente di pancia pur restando una parodia dai toni molto più bassi di quanto ci hanno abituato gli americani: c'è poco di greve in questo film, tutto è mirato a punta di fioretto.

Protagonista strabordante è Peter Falk, che dopo le primissime scene sostanzialmente non esce più dallo schermo e lo buca con una classe strepitosa. Investigatore privato dalla fortissima etica (per lui un conto era andare a letto con la moglie del socio quando era vivo, ma una volta che questi era morto sarebbe stato di cattivo gusto!), sorprendente rubacuori (anche qui è chiara la parodia a Bogart, con la differenza che il fascino del buon Falk non è esattamente comparabile) tanto da trovarsi a un certo punto a doversi districare con una donna in ogni stanza della sua casa, in una delle scene più gustose del film. Tutto funziona anche e soprattutto perché funziona meravigliosamente la scelta di Falk come protagonista, per la capacità di reggere la scena e soprattutto per il modo con cui riesce a dire una caterva di fesserie mantenendo un'espressione facciale serissima, per certi versi paragonabile in questo a quanto avrebbe fatto qualche anno dopo Leslie Nielsen: anzi, vedendo la sua interpretazione in questo film, verrebbe da pensare che se non avesse avuto successo meritato con uno strepitoso personaggio come quello del tenente Colombo (dove pure la dose di ironia non mancava di certo), Peter Falk avrebbe potuto avere una folgorante "seconda parte di carriera" anche in film simili a questo proprio un po' come Leslie Nielsen esplose nelle parodie demenziali grazie all'intuizione degli ZAZ. Basti soltanto vedere l'espressione impassibile del suo viso quando la moglie del suo socio versa le generi di questo nel water, quando deve dire la strepitosa battuta "non serve piangere sui mariti versati" per convincersene.

E' Falk a fare il film, ma si trova affiancato in modo ottimo da tutto il cast, su cui spicca secondo me soprattutto la sempre meravigliosa Madeline Kahn, che non a caso era considerata da Mel Brooks come la donna più talentuosa del cinema americano. I suoi dialoghi con Falk sono i più divertenti del film, con Madeline che nel corso del film finisce addirittura per usare nientemeno che 16 nomi!

A proposito di nomi, sono tanti quelli che spuntano nel film per infittire la trama noir, ma il film scorre talmente bene che tutto ciò non appesantisce la visione né infastidisce, anzi l'arrivo di nuovi personaggi porta spesso a volentieri a scene parecchio divertenti, segno di una scrittura molto solida in tutti i sensi.

Voto: 8

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