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sabato 9 maggio 2020

Angie Tribeca: il ritorno del demenziale all'americana

Parodia scatenata, per una serie capace di risultare estremamente divertente per le prime tre stagioni


Ideata dalla folle mente di Steve Carell (peraltro è suo l'urlo che si sente nella sigla nelle prime due stagioni) e dalla moglie Nancy, la serie Angie Tribeca ha il chiaro obiettivo di riportare alle sacre origini il genere del demenziale all'americana, devastato da ondate di volgarità fini a sé stesse da almeno un decennio a questa parte.
Come stile e tipo di comicità, Angie Tribeca riporta alla mente la gloriosa Police Squad! (uscita in Italia come "Quelli della Pallottola Spuntata" e che di fatto ha preceduto la meravigliosa trilogia di Frank Drebin) portando sulla durata breve delle puntate una trama che è puro pretesto per mettere in mostra una serie di gag a ripetizione, molte delle quali puntando a delle assurdità a livello visivo (con azioni anche surreali) proprio nello stile che fece grandi gli ZAZ.
Si entra quindi in un mondo assurdo, in cui anche un cono per il gelato diventa una devastante arma letale, in cui ogni dettaglio (vedi il lavoro della vittima di turno) diventa pretesto per qualche scemenza. Certo, la classe degli ZAZ è irraggiungibile, ma l'obiettivo in sé per sé è centrato, la serie Angie Tribeca parte con una prima stagione di altissimo livello con una serie di puntate capaci di farti ridere a crepapelle per 20 minuti senza una minima pausa, con alcuni tormentoni come il poliziotto che puntualmente vomita a ogni scena del crimine, persino quando sono al museo e sono davanti a un quadro rubato. O che dire del cane poliziotto Hoffmann, che agisce esattamente come un poliziotto, tanto che viene messo pure alla guida dell'auto di pattuglia.

La Angie Tribeca del titolo è interpretata da Rashida Jones, già vista in Parks and Recreation e che (pur restando distante dalla qualità comica di Leslie Nielsen in Police Squad!) regge parecchio bene il ruolo, affiancata fin dalla prima puntata (dove appare anche Lisa Kudrow, la Phoebe Buffay di Friends) da una serie di guest star più o meno famose per noi in Italia, tutte però con un loro senso e spesso con una certa dose di autoironia che si sposa bene con i vari episodi. La più presente e incisiva tra queste è la sempre meravigliosa Heather Graham, che aveva già dimostrato nel secondo Austin Powers di saperci stare in ruoli comici demenziali.

La prima stagione tocca livelli di comicità parecchio alti, la seconda ha un leggero calo ma in sostanza resta su buoni livelli e la terza ha una impennata che porta il tono vicino a quello della prima stagione. Dopo queste tre stagioni però agli autori è saltata in mente un'idea simile a quella vista nella serie animata Archer, ovvero quella di abbandonare il plot poliziesco iniziale per cambiare ambientazioni con la scusa dell'unità delle forze speciali: e proprio come era successo anche in Archer, questa decisione appare piuttosto rivedibile, con la quarta stagione che resta discreta nella prima metà, per poi avere una seconda metà spenta e al di sotto della sufficienza. In parecchi anche negli Stati Uniti non hanno compreso questa scelta, tanto che persino la TBS (che ha creduto in questa serie tanto che era arrivata a proporre una maratona di 25 ore con le puntate della prima stagione a inizio 2016, una decisione che negli Stati Uniti non si era mai vista prima di allora) ha deciso di chiudere la serie. Un vero peccato, perché quello che avevamo visto nelle 30 puntate delle prime tre stagioni era parecchio promettente, ma la quarta stagione è stato un vero suicidio da parte degli autori.

Il giudizio generale però resta positivo, per una serie che ci dimostra che forse il ritorno alla vera comicità demenziale-surreale è possibile, che il genere non è ancora morto del tutto.

Voto: 8

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