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venerdì 15 maggio 2020

Melinda e Melinda: lo Sliding Doors alleniano

Nell'esercizio di stile di Woody Allen, la cosa più interessante risulta essere l'interpretazione convincente di Will Ferrell.


In Melinda e Melinda il cinema alleniano incontra Sliding Doors.
Il pretesto della cena con coinvolti due autori, uno drammatico e uno di commedie, ci porta a due visioni differenti della medesima storia e in quello che sostanzialmente è un mero esercizio di stile per Woody Allen.

La parte drammatica ci porta a una riproposizione di una situazione per certi versi già vista in Interiors e in Settembre (quando però l'esercizio di stile alleniano era influenzato dal cinema di Ingmar Bergman), con l'incerta protagonista coinvolta in un turbinio derivato da relazioni instabili. Una parte scritta col solito tatto autoriale di Allen, anche se un filo sotto tono nei contenuti e nell'interesse. In questa parte drammatica spicca un volto che di lì a qualche anno diventerà popolare al pubblico televisivo, ovvero quello di Jonny Lee Miller, che qui vediamo fin troppo misurato (tanto da essere spento) ma che sarebbe diventato interprete di personaggi dal tono stravagante, vedi l'antagonista principale di una stagione di Dexter e soprattutto per lo Sherlock Holmes "newyorchese" di Elementary.

Diventa più interessante invece la parte da commedia, non solo per un ritmo più alto ma anche per come proprio lo stesso personaggio che in tono drammatico è interpretato da Miller finisce per avere un volto diverso e più brillante, ovvero quello di Will Ferrell, che risulta parecchio divertente e mostra di essere parecchio portato nel ruolo. Nei film in cui Woody Allen non appare da attore, molto spesso il problema è stato quello di trovare un protagonista maschile all'altezza, cosa che peraltro nei film puntati a essere brillanti e divertenti è riuscita in pieno soltanto una volta, con Larry David (peraltro più autore che attore vero egli stesso) in Basta che funzioni: ebbene, vedere Ferrell in questa forma, riuscendo anche a riproporre in modo credibile certi tentennamenti tipici della recitazione di Allen, a posteriori fa un po' rimpiangere il fatto che l'ex comico del Saturday Night Live non abbia più collaborato con l'autore newyorchese. Il pensiero mi va sempre all'ultimo Allen arrivato al cinema, quello di Un giorno di pioggia a New York, quando le battute tipiche alleniane risultavano decisamente poco credibili espresse dalla bocca dell'imberbe Timothée Chalamet: ebbene, qui lo stesso tipo di battuta non solo appare credibile detta da Ferrell, ma risulta parecchio gustosa, lasciando pensare come egli avrebbe avuto in sé le potenzialità per essere un valido alter ego alleniano. Perlomeno, sarebbe stato interessante vederlo protagonista vero (qui la protagonista in entrambi gli episodi è Radha Mitchell nelle due versioni di Melinda) in un film di Woody Allen. D'altronde Will Ferrell, che ha spesso interpretato film comici di livello altalenante (questo 2004 sarebbe stato per lui anche l'anno di Anchorman, il Ferrell Movie probabilmente più riuscito), ci ha anche dimostrato di poter essere un eccellente attore in un ruolo serio e drammatico come quello in Vero come la finzione, per cui ha in sé una certa duttilità e avrebbe avuto potenzialità interessanti anche in un ruolo brillante alleniano.
Incide poco invece un altro volto noto specialmente a livello televisivo, ovvero quello di Steve Carell, che interpreta l'amico di Ferrell e appare in sostanza in sole due scene: lui sì a distanza di un decennio avrebbe avuto un ruolo abbastanza importante in un film di Woody Allen, ovvero in Café Society (che se vogliamo è un altro film alleniano con protagonista imberbe sbagliato, in quel caso Jesse Eisenberg).

In sintesi, Melinda e Melinda non è certo un film di spicco nella filmografia di Woody Allen, ma risulta scorrevole e per certi versi piacevole, anche per la capacità in sede di regia di saper tenere separate le due situazioni drammatiche e di commedia in maniera semplice e chiara, senza creare confusione tra i due generi e senza scombussolare lo spettatore.

Voto: 6,5

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