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venerdì 2 agosto 2019

Quo vado? Una virata che non sembra attinente alle qualità comiche di Zalone

Si abbandona un po' la linea dei precedenti film di Zalone per tentare una strada più da commedia classica. Zalone però non diverte come in precedenza e azzecca meno battute. La stessa presa in giro ai costumi italiani incide solo in parte. Non pessimo, ma neanche riuscito. 




Dopo tre film sostanzialmente simili concettualmente e con risultati alterni (divertenti "Cado dalle Nubi" e "Sole a Catinelle", più spento "Che Bella Giornata"), in "Quo Vado?" si segue una strada un po" diversa, non per forza riuscita però.


Qui la sceneggiatura dà meno spazio agli equilibrismi linguistici di Zalone, si tenta molto meno la via della risata facile e sguaiata che ha reso famoso il protagonista. Si tenta la strada più classica della commedia all'italiana, ma se si gioca sul classico Zalone non è paragonabile ai mostri sacri del passato. Apparentemente, questo genere di film meno si sposa con le caratteristiche di Checco, che si trova ad azzeccare meno battute.

La stessa presa in giro del malcostume italiano non è così incisiva e cattiva, per quanto abbia un paio di momenti buoni. Si finisce quindi in un campo più sterile, a metà tra la commedia classica all'italiana e i filmettini da due soldi del cinema italiano attuale (per quanto qui almeno ci si evita il moralismo spiccio).

I precedenti film di Zalone partivano coi fuochi d'artificio, qui invece si capisce subito che qualcosa non va dal fatto che non c'è una partenza a razzo: conseguentemente il film non prende quota.

Non sono un "fan" di Zalone, anzi l'ho "ripescato" di recente dopo essermi rifiutato per anni di vedere i suoi film, ma sostanzialmente preferisco quando il comico fa il suo solito personaggio, i suoi giochi linguistici (qui ricordo solo un riuscito "buonanotte ai senatori") e le risposte spiazzanti, tutte cose che mancano in questo film. Si raggiunge la "linea Zalone" solo in parte con la canzone "La Prima Repubblica" in cui il nostro fa il verso ad Adriano Celentano.

Parte puramente di contorno per Lino Banfi.

Quattro film della premiata ditta Nunziante-Zalone: ai miei occhi riusciti (per quanto non di livello eccelso, ma a loro modo divertenti) i film "dispari", non bene i film "pari". Si rifaranno col prossimo? Lo scopriremo solo vivendo.

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