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sabato 3 agosto 2019

Achille Tarallo. Tragico, provinciale

Seguite un consiglio da un amico: evitate questo film come la peste.




E' un vero mistero come questi prodotti vedano la luce a livello nazionale, quando sono prodotti dedicati a un pubblico meramente provinciale, o al massimo regionale.
E' un film che non ha senso vedere, sono due ore di noia buttate via per qualcosa di terrificante.

Per certi versi, per malinconia di fondo e incapacità di intraprendere una vera direzione, questo film può ricordare Se sei così ti dico sì, al netto però del sex appeal (e della sorprendente familiarità col ruolo) che Belen Rodriguez dimostrava nel film con Solfrizzi protagonista. Qui invece ci appioppano uno dei nudi (per giunta integrale) più brutti della storia del cinema italiano, al pari con quello sconcertante di Vernia in Mai Stati Uniti. Aiuto.

In realtà il protagonista non è nemmeno un artista, è un conducente di bus che canta ai matrimoni, eppure ci articolano su una storia che davvero è difficile da seguire per totale mancanza di interesse. Per un film lento, assurdamente prolungato (quasi due ore di sta melma!), senza verve e senza gag. Per giunta girato in modo dilettantesco, con un sonoro pessimo che non permette di cogliere un 30% dei dialoghi (quando già è difficile coglierne alcuni per l'uso continuo del dialetto).

L'unica curiosità nel film era la presenza di Tony Tammaro, uno degli ultimi cantanti demenziali-comici nella scena italiana, capace (specialmente nei primi tempi) di picchi devastanti. In realtà il buon Tony ha un ruolo infelice, non è aiutato dalla sceneggiatura e non è nemmeno a proprio agio con il mezzo cinematografico.

Così come Ascanio Celestini in una pellicola di questo livello appare un pesce fuor d'acqua e non può dare nessuno sfogo alla propria creatività.

Il film allora è tutto sulle spalle di Biagio Izzo, onnipresente e unico protagonista. E già questo fa capire il motivo del fallimento della pellicola. Izzo non prova nemmeno a far ridere (cosa che peraltro non riesce a fare dal dopoguerra), vorrebbe dimostrare in questo film di essere attore serio, quasi un po' come alcuni sprazzi dell'ultimo Totò. Il paragone ovviamente non esiste e Izzo ci regala una prestazione tragica.
Il suo personaggio non è caratterizzato minimamente e davvero non si capisce che tipo di strada vorrebbe seguire una sceneggiatura inesistente.

Tremende le vignette con il cane, ancora più atroce il finale.

Possibilmente, il film più brutto di tutto il 2018.

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