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sabato 3 agosto 2019

La prima pietra. Arriveranno tempi migliori

Si va per Guzzantone e si esce devastati da una straordinaria Serra Yilmaz. E non solo: il film ha ritmi altissimi ed è estremamente intelligente, diverte e fa pensare. Promosso.




Chi rompe paga?
Nella scuola del preside Ottaviani in cui la recita (anzi, il musical) natalizia conta più della carta igienica (e ogni riferimento non è casuale) non è tutto così semplice e il gesto del piccolo Samir Hatab (anzi, Samir Mohammed Alì Sayyid Salim Abdullah Hatab) scatena un pomeriggio infernale per lo stesso preside, incapace di ricomporre i cocci (e non solo metaforicamente).

Ne esce una rarità: un film italiano che ti fa uscire dalla sala convinto di aver speso bene il prezzo del biglietto. E dire che l'inizio lasciava qualche dubbio: già, un film dalla durata ristretta (77 minuti) con titoli di testa che lasciano spazio a oltre due minuti di "Tu scendi dalle stelle"? Allora, viene da pensare lì per lì, vuol dire che qui dentro non c'è nulla.

Invece no, basta pazientare e soprattutto l'arrivo di una devastante, impagabile ed estremamente cinica Serra Yilmaz (straordinaria, la vera perla del film) fa alzare il ritmo e fa capire che in realtà la durata ristretta ci evita lungaggini e scene inutili.
Il film è un mix di impostazione teatrale con un po' di "Carnage" francese, reimpastato con salsa di attualità (il multiculturalismo della scuola pubblica) e soprattutto lasciando da parte ogni dose di buonismo (parolaccia che odio). Proprio l'impostazione teatrale è alla fine la forza del film, probabilmente una "idea" che dovrebbe essere utilizzata più spesso dallo scialbo cinema italiano attuale: botta e risposta ben centrati e immediati, ritmi alle stelle e poco spazio per frivolezze.

Il film così non annacqua le idee iniziali, anzi resta un concentrato forte che viene sostanzialmente ben interpretato da tutti.
Detto della straordinaria Serra Yilmaz, imperturbabile e divertentissima nella sua estrema serietà, non trovo nessuna voce stonata nel coro. Corrado Guzzanti è il motivo principale per cui sono andato a vedere il film e non delude: costretto a salire e scendere le scale della scuola una decina di volte per tenere sotto controllo la situazione, il grande comico non deve neppure gigioneggiare troppo per essere convincente, anzi è una colonna (importante, ma non travolgente) in un ottimo impianto corale. L'unico momento in cui toglie un attimo la scena a tutti è la strepitosa scena del bue.
Bene anche Valerio Aprea, che sembra quasi ispirarsi ai calciatori nel suo accentuare ogni male corporeo, un pugile non poi così capacissimo di accusare i colpi.

Si toccano argomenti delicati e lo si fa con estrema intelligenza, riuscendo a far ridere (a tratti anche parecchio) senza per questo abbassare il livello di impegno, anzi sbattendoci in faccia nel finale quanto meschina possa essere la nostra società (da ricordare la frase di chiusura letta da Pannofino come voce fuori campo). Già, il finale in sè merità mezza stellina in più: altro che lieto fine e classico taralluci e vino, qua Rolando Ravello ci rifila uno schiaffo (o un buffetto, dipende dalla parte chiamata in causa per certi versi) definitivo.

Quando le idee ci sono, quando non si ricorre a mezzucci da due soldi per "acchiappare" il pubblico di bocca buona, quando si tira dritti col proprio intento, anche il cinema italiano può regalarci un film soddisfacente. Questo lo è.

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