_______________________________________________

_______________________________________________

sabato 3 agosto 2019

Un piccolo favore. Il finale grottesco che rovina tutto.

Il film regge bene per 90 minuti, ma la virata grottesca del finale è grossolana e lo rovina del tutto.




Per parlare di un film del genere non si può che partire per forza di cose dal finale, precisamente dall'ultima mezz'ora, quella che segna completamente il giudizio.
Si era arrivati fin lì anche discretamente bene, soprattutto grazie a una Anna Kendrick deliziosa e convincente. Quando ti sembra che da buon thriller stia arrivando il crescendo di tensione, sostanzialmente al momento della "telefonata", ti accorgi che ciò non arriva. Anzi ti trovi di fronte al preludio di un cambio di scenario improvviso, con il film che di colpo ("così de botto" direbbero gli sceneggiatori di "Boris") vira sul grottesco: il che potrebbe anche essere un'idea interessante se il tutto non avenisse in modo grossolano, con i personaggi che diventano delle macchiette. Insomma, più che un finale di thriller sembra di assistere al finale di una parodia (sconclusionato alla "Fatal Instinct"). Non si capisce cosa abbia in testa il regista (e con lui gli sceneggiatori), se non che il tentativo di voler essere per forza originali fa deragliare il film, lo ridicolizza malamente.

Peccato davvero perché per un'ora e mezza si assiste a un thriller onesto, anche ben girato, con apparentemente una buona caratterizzazione dei personaggi, alcuni dialoghi di buon impatto, riuscendo a intrigarti non poco. Il finale però ti spiazza, ti fa uscire dalla sala con la sensazione di non sapere cosa si è visto, perché lo si è visto. Capisco l'idea di voler stupire con qualcosa di diverso, ma se il "diverso" è questo tanto vale restare sul vecchio classico del genere.

Persino il personaggio di Anna Kendrick (su cui si poggiava tutto il film) nel finale sembra perdere di indentità: lei ci mette l'anima e riesce a rendersi molto simpatica prima nel tentativo goffo di farsi amica la perfettina Blake Lively, poi nel ficcare il naso nei misteri, per certi versi (nella differenza di trama e con un carattere decisamente più solare e meno piagnucoloso) un po' alla Emily Blunt ne "La ragazza del treno". Lei soprattutto (ma anche il detective con il suo sarcasmo nero) mette anche del colore a un film che nei primi 90 minuti strizza anche l'occhio alla black comedy, riuscendo fin lì a risultare piacevole. Nel finale però si esagera davvero e i "colpi di scena" appaiono forzati (se non proprio stupidi).

Poteva magari essere anche un'idea decente, ma andava sviluppata in modo diverso: qui tutto sembra essere raffazzonato.

Non ho letto il libro da cui il film è tratto e sarei curioso di vedere come sulla carta viene affrontata la risoluzione finale, ma la sensazione è che si sia voluto forzare la mano per stupire: riuscendoci sì, ma non in positivo.

Nessun commento:

Posta un commento